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a cura di Franco Forte
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Delos Cyberzine e Urania presentano Cybescopio, il vostro osservatorio sul mondo della scienza e della tecnologia.
di Franco Forte
Scienza e fantascienza, realtà e fantasia. Stiamo parlando di piani diversi di valutazione, oppure di iperboli contorte che a volte si confondono, si mischiano, diventano l'una parte dell'altra? Difficile rispondere con cognizione di causa, anche perché più spesso di quanto si crede i fatti che ci circondano tendono a sconfinare nell'improbabile, e l'impossibile, neppure tanto velatamente, si tramuta in esperienza diretta.
Così Cyberscopio vuole puntare il dito proprio su queste intersezioni: non per scovare la retta via, bensì per dimostrare che scienza e fantascienza, realtà e fantasia, a volte possono essere gli uni sinonimi degli altri.
Caro H.G. Wells, forse è fatta
Nella comunità scientifica internazionale si torna a parlare di macchina del tempo e della possibilità matematica, ovvero teorica, di realizzare una delle più suggestive invenzioni della fs.
Apparentemente, il concetto di viaggio attraverso il tempo è più semplice di quello che si crede. Nessuna legge della fisica può rinnegare la possibilità di poter fare un salto all'indietro nel tempo, e a partire da Einstein (la cui teoria sulla relatività generale suggerisce che sarebbero possibili un buon numero di ipotetiche macchine del tempo) i matematici, i fisici e gli astronomi hanno provato a dare le loro interpretazioni di questa intrigante faccenda.
La macchina del tempo più plausibile e reale (per quanto assai difficile da utilizzare), sarebbe il cosiddetto wormhole, ovvero un paio di buchi neri collegati da un tunnel che consenta agevoli spostamenti attraverso il tempo e lo spazio.
Ma per restare con i piedi per terra (o meglio, sulla Terra), noi fantascientifici
conosciamo perfettamente i problemi connessi con i viaggi nel tempo, ovvero i paradossi che ne possono scaturire se si interferisce con il corso della storia (come ad esempio la scomparsa di mamma, papà, o peggio ancora la fidanzata, magari proprio mentre ci si sta be', divertendo in orizzontale) e gli scienziati ne sono consapevoli (perché guarda caso molti di loro leggono fs). Eppure loro credono anche che sia possibile trovare una risposta matematica a questi paradossi, individuare dei principi di natura che ne stabiliscano le cause e quindi individuino possibili rimedi.
Il primo a scoprire e documentare uno di questi principi è stato un certo Igor Novikov, scienziato russo dell'Istituto Lebedev di Mosca, nel 1989 (proprio mentre il muro crollava, esatto. Il che ci fa capire quanto siano state ferventi di lavoro le menti sovietiche in quel periodo. Che volessero utilizzare la macchina del tempo per aggirare in qualche modo l'impasse della guerra fredda?).
Il principio di Novikov è stato chiamato principio dell'ultima azione, e a quanto pare era sotto gli occhi di tutti da secoli. Per azione s'intende in questo caso una misura sia dell'energia necessaria per compiere una traversata del tunnel tra buchi neri, che del tempo impiegato. Ma per capirci qualcosa facciamo un esempio più semplice e alla portata di tutti (me per primo, che scienziato non sono). Immaginate una palla da biliardo che entra in buca e che emerge, nel passato, sempre dalla stessa buca. In molti casi la palla potrà uscire senza incidenti in un tempo precedente, ma la legge dei paradossi ci dice che i guai arrivano quando la palla che esce si scontra con quella che deve entrare, impedendo l'ingresso nel tunnel e dunque tutto il procedimento.
Il principio di Novikov afferma che quando una palla viene lanciata da una finestra, essa seguirà una traiettoria data dai valori minimi di azione. Nel caso della luce, questo si traduce nel principio del minor tempo,
ovvero la luce troverà sempre la via più breve per andare da un punto A a un punto B (nell'aria sarà una linea retta). Ma se la fonte A è nell'aria e la destinazione B si trova in un blocco di vetro (in cui la luce viaggia più lentamente che nell'aria), la geometria dello spostamento sarà differente: ci sarà una traiettoria angolata per cui tutte le rotte possibili non saranno necessariamente anche le più brevi.
Adesso alzi la mano chi ha capito. Tutti? Perfetto, possiamo continuare. Applicando il caso della rifrazione della luce alla nostra palla da biliardo, sostiene Novikov, il principio sarà applicabile alle traiettorie del cerchio temporale dell'andata e del ritorno della palla nel tunnel dei buchi neri. Il che coinvolge il calcolo dei diversi tempi e delle diverse energie necessari alle molteplici traiettorie (lo so, sta diventando difficile da seguire, ma vi giuro che il discorso non è poi così contorto. Stringete i denti e andate avanti), in modo da poterle determinare.
Attraverso un tour de force matematico, Novikov ha dimostrato che solo i cerchi temporali senza paradosso (in cui le palle non si scontrano) soddisfano il principio della minima azione. Lo scienziato russo sostiene anche che applicando il principio al contrario, tutte le rotte verso il passato che la natura consente possono essere percorse. Come dire, signore e signori, che si viaggerebbe nel tempo senza ostacoli e senza rischiare paradossi.
Questo risultato sorprendente rimuove l'ultima obiezione teoretica possibile alla
macchina del tempo (a parte la faccenduola del riuscire a trovare due buchi neri
con le caratteristiche di cui sopra, abbastanza vicini da poterli raggiungere in
metrò). Comunque, fedelissimi di Wells, non disperate. Uno dopo l'altro tutti i piccoli passi verso la realizzazione della mitica Time Machine li stiamo facendo.
Generazione mutante
Ricordate I trasfigurati di John Wyndham, quello splendido romanzo sugli effetti delle mutazioni genetiche? Nella fs si potrebbero citare innumerevoli casi di denuncia, scenari, ipotesi più o meno suggestive di questo genere. Del resto, le bombe su Hiroshima e Nagasaki e il clima della guerra fredda negli anni 60-70 hanno favorito il proliferare delle storie sul dopobomba e sugli effetti delle radiazioni. Ma la catastrofe di Chernobyl, dopo che l'argomento aveva un po' perso d'interesse, ha riportato alla ribalta il problema
delle radiazioni e dei loro possibili effetti. Questo soprattutto dopo che sono venuti alla luce i risultati di alcuni interessanti studi.
In nove topolini trovati in un'area compresa entro un cerchio dal diametro di 30 chilometri attorno a Chernobyl, sono state verificate ben 46 mutazioni di un solo gene. Quando gli scienziati che si stanno occupando della faccenda hanno preso in esame 10 topi al di fuori della zona rossa,
hanno trovato solo quattro mutazioni nello stesso tipo di gene. Questa differenza
è troppo ampia ed evidente per passare inosservata, e gli scienziati si sono dichiarati estremamente sorpresi (e naturalmente eccitati per la bella fetta di torta scientifica su cui hanno potuto mettere le mani). Anche perché passare dagli effetti delle radiazioni sui topi a quelli sugli esseri umani è un passo estremamente breve.
Del resto, da tempo gli scienziati stanno cercando di desumere una mappa delle possibili mutazioni della genetica degli esseri umani provocate dalle bombe del '45, e queste sorprendenti informazioni che arrivano da Chernobyl potranno essere estremamente utili per meglio definire il quadro.
Infatti, se si considera che i nostri topolini irradiati hanno un regime di mutazione 40 volte superiore al normale, questo dovrebbe essere sufficiente a provocare mutazioni evidenti nella struttura
generale dei roditori da una generazione all'altra, ovvero offrendo rapidamente allo sguardo i possibili effetti e cambiamenti.
Per quanto riguarda gli esseri umani, una generazione non è un tempo così lungo da non poter presto lasciar comprendere se esiste un parallelismo con quanto accaduto ai topi di campagna di Chernobyl.
Il disastro è abbastanza recente, ma gli anni passano e i bambini crescono, magari qualcuno con delle anomalie che non sempre si riesce a cogliere a prima vista, proprio come i ragazzini de I trasfigurati, ve lo ricordate, vero?, e se non è così andate a recuperare su qualche bancarella
quel libro e dategli un'occhiata.
Chissà, magari domani o dopodomani potrebbe esservi utile essere informati sull'aspetto di esseri umani mutanti quegli stessi che vivevano in un'area molto vicina a Chernobyl e di cui naturalmente non si è più saputo nulla.
Il presente testo può essere letto in linea o
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Il testo è però di proprietà dell'autore e non
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