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Pachi' - Intervista di L. Pachi' e R. Quaglia - Guida multimediale - INTERVISTA CON VITTORIO CURTONI di L. Pachi' - 70 ANNI DI FANTASCIENZA - JUMANJI CINEMATOGRAFIA SELVAGGIA di L. Masali - MANUALE PER L'ASPIRANTE SCRITTORE di F. Grasso - PIU' A NORD DEL FUTURO di A. De Ceglie ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- ROBERT SHECKLEY: UN PROFILO a cura di L. Pachi' ---------------------------------------------------------------------------- Per noi di Delos intervistare Sheckley ha rappresentato una tappa davvero importante nel nostro percorso amatoriale. Se non ci foste stati voi lettori, cosi' numerosi, non sarebbe neppure mai accaduto. Ma questo e' il bello di Internet: la grande rete esiste, e' una realta' tangibile, e fin quando potremo cercheremo di esistere anche noi con puntualita' e con il meglio del panorama internazionale della science-fiction. Su Robert Sheckley pensiamo sia il caso di soffermarci un po' di piu' per presentarvelo in tutta la sua poliedricita'. Primo perche' si tratta di uno dei nostri autori preferiti, secondo perche' non facendo parte delle nuove leve nate con il cyberpunk (vedi i vari Gibson, Sterling, Rucker) vorremmo essere sicuri di farvelo apprezzare fino in fondo. Robert Sheckley e' una figura geniale che nell'ambito della fantascienza letteraria ha dato moltissimo al genere paradossale e satirico, a partire dalle sue molteplici storie apparse nel periodo della Social SF sulla rivista americana Galaxy. Nel saggio Le Frontiere dell'Ignoto (Saggi Nord, 1977), Vittorio Curtoni - che intervisto sempre su questo numero - lo mette in luce come uno tra i migliori nomi nuovi degli anni '50. Robert Sheckley mostra capacita' inventive uniche ed una causticita' ineguagliabile. Sheckley appare un uomo schivo e sufficientemente misterioso, e dietro questa sua immagine sono in molti a riconoscere in lui il maestro del paradosso nella Science Fiction letteraria. Tra i commenti piu' rilevanti ricordo quello di Sergio Solmi che considera il suo tipico "gusto delle situazioni morali" come una delle cose migliori in assoluto nel panorama della SF, giustificando cosi' pienamente anche le sue graffianti bordate di beffarda eccentricita' che diluiscono ma non offuscano le sue effusioni di piu' risentita ironia (La Grande Enciclopedia di fantascienza, Volume 11. Ed. Del Drago, 1982). Sheckley nasce a New York nel 1928 da genitori russi e, dopo aver conseguito la laurea, si dedica alla letteratura fantascientifica a partire dal 1952, quattro anni dopo il suo ritorno dalla guerra di Corea. In lui e' riscontrabile quella disperazione naturale, forse gia' evidente in autori come Harrison, Bester e, piu' tardi, Ballard, Dish e Spinrand. Il suo debutto avviene sulla rivista Imagination con il racconto "Final Examination" e poco piu' tardi diviene ospite fisso di Galaxy. essendo la sua produzione fertilissima adotta svariati pseudonimi: Finn 'O Donnevan, Phillis Barbee e Ned Lang. Galaxy, diretta in quegli anni dal recentemente scomparso Horace Gold, ospita il Nostro assieme ad altri grandi come Alfred Bester e Frederick Pohl, in quanto il filone della "social science fiction" e' in un momento particolarmente favorevole. Sheckley fara' delle apparizioni anche su The Magazine of Fantasy and SF, ma in maniera molto sporadica. Ancora oggi Robert Sheckley ricorda con calore i bei momenti in cui Horace Gold richiedeva continuamente sue storie da pubblicare. Nei romanzi di Sheckley e' implicita una aggressiva critica del costume americano nonche' delle tendenze razziste. La disperazione viene mischiata all'apprezzamento per il sesso, all'amore per gli altri popoli e ad un humor spesso tagliente che spinge alla riflessione. Ma proviamo ad analizzare alcune delle sue produzioni: In "A Ticket to Tranai" (Un Biglietto per Tranai) si immagina un'indipendente rivoluzione sessuale. L'eroe si ribella al sistema che prevede la sospensione dell'animazione delle mogli, di estrema inutilita' al marito, tranne che per qualche ora alla settimana, come vuole la regola. L'impresa "Amore S.p.A." di "Pilgrimage to Earth" (Pellegrinaggio alla Terra) fornisce, invece, belle donne appositamente condizionate per innamorarsi autenticamente di un cliente qualsiasi. Queste sensazioni esasperate, che esagerano gli aspetti del quotidiano, vengono elaborate concretamente da Sheckley e sono spesso presenti nella sua produzione. Puo' accadere che l'umorismo appaia talvolta come interesse primario, senza pero' fare perdere di valore la trama fantascientifica. E' il caso di "The Lifeboat Mutinity" (Salvataggio Pericoloso) e "One Man's Poison" (Ricompensa Adeguata). Nel primo caso l'intelligenza meccanica di una scialuppa e' stata progettata per i bisogni di una razza rettiliana estinta, e quando due uomini si fingono morti la scialuppa li espelle in mare, non prima pero' di aver letto loro il servizio funebre cosmico. Nel secondo caso, sempre due uomini, simili ai precedenti, vengono a trovarsi affamati in un magazzino extraterrestre dove vi e' del cibo, vi sono delle sostanze velenose e una cosa chiamata Trasporto del Super Cliente. Tra queste alternative, i due si apprestano a mangiare il Trasporto del Super Cliente, l'unica cibaglia ingurgitabile in quello strano supermercato. A proposito di questo racconto Kingsley Amis scrive nel suo saggio del 1962 Nuove Mappe per l'Inferno (Ed. Bompiani) il seguente commento: "Meglio di qualunque altro, questo esempio di fantascienza di idea pura serve come prova, in quanto gli esperti del genere gradiranno immediatamente la sua ingegnosita' ed eleganza, mentre coloro il cui studio e' soltanto limitato si dorranno di non essere illuminati e di vedersi presentati degli pseudo-problemi anziche' dei problemi". Nell'antologia A.A.A Asso vi sono delle chicche stupende: nel racconto Fantasma Quinto incontriamo Ferngraaum che si presenta cosi': "Vede, io faccio il mediatore di beni immobiliari. Sa com'e', compra un pianeta, vendine un altro, ne cavi da vivere...". La chiave lassiana e' un altro racconto spassosissimo dove incontriamo il paradossale Produttore Gratuito Meldgiano. Lo humor di Sheckley rasenta la perfezione inventiva, producendo vere e proprie sciccherie letterarie. Ottimo l'esempio del Robot-postino che, essendo programmato solo per la funzione di porta lettere, non salva il cercatore morente nel deserto a cui consegna una lettera d'auguri per il suo compleanno, ed inoltre non accetta da esso la sua disperata missiva con richiesta d'aiuto perche' sprovvista di francobollo. Nel 1974 John Carpenter ha realizzato uno dei suoi film meno conosciuti dal grande pubblico intitolato Dark Star. In questo bellissimo film ci sono atmosfere e personaggi che ricordano perfettamente quelli rappresentati narrativamente da Robert Sheckley. L'alieno a forma di palla e la bomba parlante sono solo due questi. Nel nostro paese Mondadori ha pubblicato nel 1979 una raccolta di storie a fumetti realizzata da Bonvi e dal cantautore Guccini intitolata Storie dallo spazio profondo, gia' iniziate nel lontano '69. Anche in questo caso gli autori hanno pescato a piene mani dalle idee e dai personaggi shekleiani come dice lo stesso Guccini nell'introduzione: "... Bonvi ne approfitto' saccheggindo bassamente alcun fra i piu' grandi scrittori d FS Quelle storie sno una vera e propria antologia del furto... anche fonte di querele se qualcuno me le attribuisce." Il critico Sam Lundwall (SF: What it's All About) scrive di Scheckley quanto segue: "Egli eleva le sue fantasticherie ai bizzarri universi di Franz Kafka e Boris Vian. Perche' sotto il suo humor assurdo egli e' mortalmente serio. ha qualcosa da dire, un'idea, un concetto, ed usa l'assurdita' per presentarlo al lettore". Un'altro bell'esempio riguarda il racconto Scacco Matto dove Sheckley riesce a rendere caotico il gioco di riflessione e concentrazione per eccellenza. Due flotte, rappresentanti il Bianco ed il Nero, sono una contro l'altra. I CCP, sofisticati calcolatori determinano la posizione svantaggiosa di una delle due flotte. Si crea cosi' una situazione d'attesa determinata dal fatto che la flotta in svantaggio non attacca in quanto verrebbe sicuramente sconfitta, mentre la flotta in vantaggio, per paura di svolgere qualche manovra errata, non si arrischia. Ci si viene a trovare cosi' in una situazione allucinante per chi sa di aver perso e la follia imperversa col passare dei giorni. Sara' proprio questa follia che fara' agire l'equipaggio in modo improvviso, scoordinato, sorprendendo la spietata logica del CCP avversario, che verra' beffato sconfitto dal "caos". In questo racconto, come ha avuto modo di constatare il critico Renato Giovannoli, Sheckley manifesta ancora una volta la convinzione che un calcolo strategico basato sulla massimizzazione degli utili conduca di fatto all'incapacita' di agire. Vi e' poi da aggiungere che la SF non e' mai stata tanto banale ed elementare di quando abbia tentato di accostarsi al sesso. Solo la Social SF ci presenta qualche lavoro ben fatto, e solo pochi riescono a non cadere nel sentimentaloide. Tra questi figura ovviamente Robert Sheckley che ci fornisce due ottimi esempi con il gia' citato "Pilgrimage to Earth" e con "Grey Flannel Armor" (L'Armatura di Flanella Grigia). Un gioiello a parte di speculazione fantastica e' "The Seventh Victim" (La Settima Vittima), che nel 1965 ispirera' il film di Elio Petri La Decima Vittima. Riallacciandosi a quanto afferma il critico Lundwall, di piu' recente produzione vi e' il racconto "Can You Feel Anything When I do This?" (Il Dottor Zombie e i suoi Piccoli Amici Pelosi) nel quale Sheckley costruisce una storia dove il confine tra creazione di forme di vita, dietro esperimenti di un pazzo scienziato, e le ragioni intrinseche per le quali ognuno ha diritto di vivere, senza diritto assoluto e senza riserve, porta a comprendere la folle psicologia del personaggio principale. "Ci sara' bene qualcun'altro, al mondo, a pensarla come me. Chiedo a lui di riprendere la lotta, di diventare un guerriero contro il suo stesso genere, di opporsi agli altri individui come si opporrebbe a un incedio devastatore...." Sempre di produzioni recenti, nella sua antologia Ritorno nell'Universo, Sheckley si presenta con sfaccettature diverse rispetto al suo modo di narrare del passato. Sembra quasi che il racconto che scrive sia una cornice alla sua cultura generale, una cornice dove gli e' permesso di spaziare e di scrivere di personaggi storici importanti ed epoche passate. "The Resurrection Machine" (Dispositivo Resurrezione) parla di simulacri addirittura tirando in ballo Marco Tullio Cicerone e le sue teorie anti Epicuree sostenitrici dell'esistenza di dei nello spazio con sembianze umane, anche se prive di corpo, nonche' Michail Bakunin, padre dell'anarchia dei tempi moderni. In "Death Freaks" (Ghiribizzi di Morte) si modella un Inferno nel quale le persone arrivano aprendovi gli occhi, attese da un cosiddetto Impresario, successivamente muoiono all'interno dell'Inferno stesso e si risvegliano ancora attese dall'Impresario in un loop senza fine. In questo racconto del 1988, Sheckley presenta in questa ambientazione svariati personaggi che hanno fatto la storia, da De Sade a Leopold von Sacher-Masoch, da Poe a Victor Hugo e via dicendo: Baudelaire, Mallarme', Rimbaud, Gaudi, Piranesi, Miro', Debussy, Dumas, Balzac, Flaubert, Montaigne ecc... Come ai vecchi tempi in questo racconto si possono ritrovate battute classiche sheckleyane del tipo: "Dove sono? All'Inferno? Sia ringraziato il cielo, credevo di trovarmi a Jersey City!". Oppure, durante un ennesimo risveglio dinnanzi all'Impresario un solo commento: "Devo ammettere che la camera mortuaria e' molto piu' in ordine dell'ultima volta..." Di genere ben piu' classico va segnalato anche il racconto "Khasara". Qui risalta un ottimo dialogo iniziale tra Brodsky, soldato semplice dal Q.I. pari a quello dei geni ed il suo Comandante, nonche' il rapporto che si instaura tra Brodsky ed il Tenente Muckerjee durante la missione verso Khasara, un bizzarro pianeta che vogliono diventi parte dell'Alleanza. Su questo mondo il Signore del Pianeta, sorteggiato ad intervalli regolari deve vedersela con i nuovi arrivati proprio l'ultimo giorno che ricopre la carica. Lo spirito del racconto e' riassumibile in questo passaggio: - Priorita' assoluta - dichiaro' - Liberate la linea. Attese finche' la rete di trasmissione non fu completamente sgombra prima di formulare il suo annuncio. - Nave aliena in avvicinamento nel nostro spazio aereo. Si prega di comunicarlo a chiunque non sia interfacciato in questo momento con la rete di trasmissioni biologica. Da questo momento e' attivato il sistema di Difesa A. - Si giro' verso Denton. - Questo dovrebbe bastare. - Non le sembra importante dire chi e'? - osservo' il Primo Ministro. - L'avevo completamente dimenticato - Aftenby afferro' di nuovo il ramo. - E' il vostro Signore che parla. Aftenby. Il governatore del pianeta, come forse ricorderete. Debitamente eletto dal Sorteggio dello scorso anno. Un'ultima citazione da questa antologia la merita "Klaxon". Qui Sheckley scrive nei panni della protagonista che riesce a fare da interprete con un popolo di scarafaggi ed aiutare i propri superiori della Flotta a condurre una trattativa con questo particolarissimo gruppo alieno. L'antologia Ritorno nell'Universo viene introdotta come l'opera del Nostro in cui si mescolano in modo brillante e corrosivo science fiction e fantasie alla "Sheckley". In svariati modi di proporsi, dal racconto a tesi al paradosso surreale, egli rimane saldamente in testa all'ipotetica classifica di chi sa scrivere con misura, aggressive, pungenti e fulminanti storie fuori dai consueti stereotipi della fantascienza piu' tradizionale. Il suo periodo piu' produttivo rimane pero' quello iniziale che lo ha visto lavorare specialmente per Horace Gold. Successivamente non solo limitera' la sua produzione quasi a zero, ma girando il mondo (negli anni sessanta) concedera' alle sue idee nuovi e opposti punti di vista. Infatti nei suoi romanzi Mindswap (Scambio Mentale) e Dimension of Miracles (Il Difficile Ritorno del Signor Carmody), senz'altro uno dei piu' spassosi romanzi da lui scritto, Sheckley elimina completamente l'idea, o meglio l'illusione che l'uomo possa controllare in qualche modo il suo destino: tutti i mondi sono uguali e tutti i mondi non valgono nulla. E' proprio questa la conclusione a cui Robert Sheckley mira e che ideologicamente ci presenta un personaggio della letteratura americana affascinante, che l'appassionato di fantascienza deve per forza conoscere ed apprezzare. Ai nostri lettori che vogliono avvicinarsi a Sheckley (pubblicato in Italia da Mondadori) consiglio caldamente di leggere almeno l'antologia A.A.A. Asso, Il difficile ritorno del signor Carmody, Scambio mentale e Opzioni. ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- ROBERT SHECKLEY: INTERVISTA di Luigi Pachi' e Roberto Quaglia ---------------------------------------------------------------------------- Proseguono le interviste di Delos: in questo numero vi portiamo sul vassoio telematico il mio autore preferito da innumerevoli anni: Robert Sheckley. Devo confessarvi che ricevere il mail di Robert, che inizia con queste parole "Dear Luigi, Here are some answers to the questions you sent me for the interview", ha suscitato in me una forte emozione che ne' Gibson ne' altri autori intervistati lo scorso anno mi avevano dato. Ma suppongo che questo dipenda proprio dal fatto che Sheckley, per me, e' sempre stato un mito! Onore al merito anche a Roberto Quaglia, il nostro collaboratore di Genova che gira per le Convention di fantascienza di tutta Europa. Questa intervista e' stata possibile proprio grazie al fatto che Roberto consosceva l'indirizzo telematico di Sheckley. Di Roberto Quaglia troverete lungo questa intervista anche alcune altre domande alle quali Sheckley ci ha risposto brillantemente dimostrando tutta la sua verve e il suo inconfondibile umorismo. Luigi Pachi' Delos: Robert, tu sei molto famoso per la lunga militanza su una delle migliori riviste di fantascienza di tutti i tempi: Galaxy. Cosa ricordi di piu' al riguardo della tua vita e del modo in cui scrivevi fantascienza in quel periodo rispetto alla fantascienza di oggi? Robert Sheckley: La vita sembrava molto piu' semplice in quei giorni. H.L. Gold mi chiedeva un numero sempre maggiore di racconti da produrre. La fantascienza, a quei tempi, pareva appartenere a un club. Oggi la Science Fiction si e' gonfiata in produzioni costosissime dove le persone del cinema definiscono il genere e il resto di noi cerca di sbattersi per i rimanenti pochi dollari. Era davvero molto meglio ai vecchi tempi. Ma, naturalmente, ogni cosa era migliore ai vecchi tempi. Eccetto le donne. Loro sono meglio adesso... a parte qualcuna. Delos: Perche' hai scelto di scrivere romanzi di fantascienza paradossale e umoristica? E' stato principalmente perche' ti eri accorto di una mancanza di storie di SF basate su questa particolate tematica, o furono altre ragioni? Sheckley: Per nessuna ragione mi sono mai messo a considerare mancanze particolari nel campo della SF. E' un'idea troppo lontana da me. Mi sono messo a scrivere quello che mi veniva: umorismo, paradosso e satira, i tre cavalieri della mia apocalisse personale. Delos: Ed ora una domanda che ho gia' posto a Douglas. Qual e', secondo te, la differenza principale tra i tuoi romanzi paradossali e la produzione di Douglas Adams? Sheckley: Doug Adams riesce a tirar fuori molto di piu' dai suoi libri che non io dai miei. Questa e' la differenza pricipale. Lui e' anche piu' grosso di me... Potrebbe contare come differenza. Delos: Dopo molti racconti da te pubblicati durante gli anni cinquanta, hai iniziato a girare per il mondo scrivendo sempre meno. "Dimension of Miracles" (Il difficile ritorno del signor Carmody, Mondadori), per esempio, e' apparso dopo ben sette anni dal tuo ultimo libro. Questo romanzo e' ancora uno tra i miei preferiti e mi chiedo se ti e' servito tutto quel tempo in quanto scrivere fantascienza del tuo genere preferito non e' per nulla semplice (fantascienza speculativa/ "sproof") o perche', invece, ti sei accorto improvvisamente che viaggiare attorno al mondo e' piu' eccitante che scrivere romanzi. Sheckley: Ho scoperto che viaggiare attorno al mondo era una grande alternativa allo scrivere. E quando hai una certa eta', gli scadenti alberghi dei posti esotici hanno un loro fascino. Cosi' e' stato anche per il resto della mia vita, rifiutando di tornare a sedermi tranquillamente per proseguire a scrivere libri. Delos: Il saggista Brian Aldiss ha comparato i tuoi lavori a quelli di Lewis Carrol, Voltaire e Swift, mentre Sam Lundwall trova i tuoi bizzarri universi simili a quelli di Franz Kafka e Boris Vian. Come ti senti veramente, davanti a questi commenti? Sheckley: Mi piace e tendo a credere ad ogni saggista che mi compara a qualsiasi personaggio famoso e non piu' in vita. Delos: Credi che Film come Spaceballs di Mel Brooks o il serial TV inglese Red Dwarf, aiutino la massa ad avvicinarsi di piu' alla SF in senso lato? Sheckley: Non ho visto nessuno dei due. L' avvicinarsi al genere fantascientifico e' comunque un argomento al di la' della mia conoscenza. Preferisco non venire coinvolto. Delos: Riesci a trovare una o piu' ragioni che ti hanno spinto a scrivere di fantascienza invece che di altri generi (oltre al giallo, di cui hai in realta' gia' scritto negli anni '60)? Sheckley: Come dice Cab Calloway: "Non e' qualcosa se non ha 'swing'". La fantascienza aveva quel qualcosa in piu', quel particolare "swing", ed io l'ho preso al volo a meraviglia. Delos: "Laxian Key" (La chiave Lassiana), "Milk Rum" (Trappola per topi) e "Ghost V" (Fantasma V) sono, per quel che mi riguarda, i tuoi tre migliori racconti. Hai mai pensato di scrivere nuove storie relative all'agenzia AAA Asso? Sheckley: Si', l'ho considerato di tanto in tanto, ma ho desistito per colpa della triste condizione del mercaro delle short story, oltre alla sensazione personale che e' meglio lasciare riposare il cane che dorme. Delos: Il tuo romanzo "Mindswap" (Scambio mentale, Mondadori) e' dedicato a Paul Kwitney. Mi puoi dire qualcosa in piu' di lui? Sheckley: Paul Kwitney era mio cognato molte mogli fa... Vorrei chiedere a chiunque possieda quel libro con quella particolare dedica di strapparla. Non siamo piu' amici da tempo. Se mai lo siamo stati. Delos: Tu sei popolare anche tra i tanti lettori di "Playboy" (nota per i nostri lettori di Delos: non andate a ricontrollare i paginoni centrali dei vostri 1000 numeri; non ci sono foto di Robert Sheckley nudo!) Perche' hai deciso di apparire su "Playboy": pagano bene? Pagano in natura? Per avere una scusa a guardare dentro la rivista senza essere rimproverato? Per cambiare pubblico? Sheckley: Playboy pagava circa dieci volte meglio che il migliore dei mercati fantascientifici. Serve aggiungere altro? Delos: Qual e' il personaggio da te creato che preferisci maggiormente? Sheckley: Suppongo che sia Marvin Flynn. Il suo e' il solo nome che ricordo al momento. Delos: Mi puoi dire quali sono i tuoi autori di libri preferiti (per favore cerca di evitare te stesso e tutti i tuoi pseudonimi usati negli Anni Cinquanta)? Sheckley: Molti dei miei autori preferiti sono morti: mi vengono alla mente Italo Calvino, Henry Kuttner, John Collier, Ted Sturgeon, Edgar Rice Burroughs... I miei altri autori preferiti non hanno ancora iniziato a pubblicare. Delos: Quali sono i tuoi progetti principali per il futuro? Ci possiamo aspettare altri diverenti romanzi dalla tua creativita'? Spero proprio di si. Sheckley: Il primo progetto principale per il futuro, come lo e' stato in passato, e' quello di cavarmela. Devo finire a breve due nuovi romanzi di fantascienza. Non chiedermi pero' cosa penso di essi. Non lo so mai fino a quando qualche figura paterna me lo dice. E ora qualche domanda addizionale di Roberto Quaglia... Delos: Quali sono le migliori domande che ricordi di avere udito nella tua vita, supposto che ve ne siano di buone? Sheckley: Mi piace la domanda che chiede: "Cosa sta accadendo nella tua testa in questo momento?" Non mi sono mai trovato pero' a rispondere a una domanda come questa. Delos: Quali sono le migliori domande che ti e' capitato di porre all'universo, o a qualcun'altro, supponendo che ci sia qualcun'altro, supponendo che ci sia un'universo? E qual e' la tua ultima domanda, che senti di star ponendo ora? Sheckley: La migliore domanda e' stata: "Perche' c'e' il porpora?". Un'altra buona e': "Perche' senti quest'obbligo nel porre domande?" Delos: Cosa noti in particolare nell'esistenza? Sheckley: Esistenza! Strano, non l'ho mai notata. E' qualcosa tipo un Jello rosa? O e' qualcosa che ha inventato Jean-Paul Sartre tra i caffe di Deux Magots? Delos: Di chi e' la convenienza che qualcosa sembri accadere? Sheckley: E' convenienza di tutti noi, figlio mio. Se non accadesse nulla Dio si sentirebbe molto solo lassu', con tutte le sue Congetture. Delos: Parlaci del tuo feeling con la musica. Ma cos'e' in effetti la musica? O piuttosto, se e' troppo difficile, che cosa non e'. Sheckley: La mia teoria sulla musica e' che Debussy avrebbe dovuto vivere fino a 112 anni e scrivere almeno dieci volte di piu' di quello che ha fatto. Delos: Quale definizione di realta' preferisci, o piuttosto, quale disapprovi meno? Sheckley: La realta' e' cosa viene fuori alla fine della giornata dal mio computer. Delos: Bene, e questo ci porta ad una Domanda Classica: come definiresti al meglio la Fantascienza? Sheckley: La fantascienza e' cosa viene fuori alla fine della giornata dal mio computer. Delos: Perche' ci sono luoghi diversi, se non ci sono distanze? Fosti tu a porre questa domanda nella tua short story "Ask a foolish question"(Formulate una domanda - Galassia n. 19 - Ndt) Sheckley: Sono felice che mi chiediate questo. Mentre rimugino apertamente su questa venatura, vi chiedo di scusarmi. Delos: Come mai ogni risposta e' contenuta nei termini di un problema piu' ampio? Sheckley: Perche' il primo giorno Dio disse: "Siano le generalizzazioni", e cosi' e' sempre stato da allora. Delos: Perche' c'e' qualcosa, invece che esserci nulla? Sheckley: Non c'e' qualcosa: C'e' solo il nulla mascherato da qualcosa che assomiglia a Gerard Depardieu: Questo e' il significato reale di cyberspazio. Bene! Non e' stato poi difficile come immaginavo. Ho finito tutte le risposte e ho ancora tempo per plogosticare con rimprovero in maniera fimale. Non lo fareste anche voi? Traduzione di Luigi Pachi' ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- ROBERT SHECKLEY: BIBLIOGRAFIA MULTIMEDIALE ---------------------------------------------------------------------------- Bibliografia essenziale Time Killer [1958] Ammazzare il tempo Galaxy 7, Due Mondi 1958 The 10th Victim [1965] La decima vittima Bompiani 1965 The Status Civilization Mondadori (Urania), [1960] Gli orrori di Omega 1961 Mondadori (in Mindswap [1966] Scambio mentale Pianeta Sheckley), 1976 Untouched by Human Hands Mai toccato da mani [1954, 1967] [C] umane Mondadori (Urania) Immortality, Inc. [1958, 1959] Journey Beyond Tomorrow Mondadori (Urania, [1962] [aka "The Journey of I testimoni di Joenes Classici Urania), Joenes"] 1963 Mondadori (Urania, Dimension of Miracles [1968] Il difficile ritorno Classici Urania), del signor Carmody 1969 Can You Feel Anything When I Mondadori (Urania), Do This? [1971] [C] Giardiniere di uomini 1971 Options [1975] Opzioni Mondadori (Urania), 1976 The Robot Who Looked Like Me Il robot che sembrava Mondadori (Urania), [1978] [C] me 1979 Crompton Divided o The Il matrimonio Alchemical Marriage of alchimistico di Mondadori (Urania) Alistar Crompton [1978] Alistair Crompton 1978 The Wonderful World of Robert Mondadori (Urania), Sheckley [1979] [C] Fantasma Cinque 1981 Dramocles: An Intergalactic Mondadori (Urania) Soap Opera [1983] Dramocles 1984 [C] Pianeta Sheckley Mondadori (Omnibus), 1976 Siti Web su Robert Sheckley Robert Sheckley Homepage Two Point Something Home page di Robert Sheckley, mantenuta da Roberto Quaglia. Linkoping Science Fiction Archive: Sheckley, Robert Scheda bio-bibliografica. The Utilizer Film tratto dal racconto di Sheckley "Something for Nothing": scheda sul film e su Sheckley. Film Freejack Diretto da Geoff Murphy, 1992, con Emilio Estevez Le Prix du Danger (Il prezzo del pericolo) Diretto da Yves Boisset, Francia 1982 Condorman Diretto da Charles Jarrott, 1981 La decima vittima Diretto da Elio Petri, Italia 1965, con Ursula Andress e Marcello Mastroianni ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- INTERVISTA CON VITTORIO CURTONI a cura di L. Pachi' ---------------------------------------------------------------------------- Con questo numero iniziamo una serie di interviste con i personaggi che hanno fatto la storia della fantascienza in Italia. E cominciamo con Vittorio Curtoni, che con Galassia prima, e con Robot e Aliens poi, a partire dagli Anni Settanta ha dato un fortissimo impulso di rinnovamento al panorama editoriale italiano. di Luigi Pachi' foto di Giuseppe Festino Delos: Caro Vittorio, prendo al volo l'opportunita' per farti alcune domande per Delos. Se alcune di esse non ti piacciono evita di rispondere. Se non rispondi a nessuna di esse, allora scrivi tu le domande, che le risposte le preparo io... insomma, vedi tu che fare. L'importante e' partecipare. Curtoni: Ma sei matto? Questa qui non e' un'intervista. E' un terzo grado! Come mai non mi hai chiesto anche la mia taglia di reggipetto? Vabbe'... Non so quanti anni impieghero' a rispondere, e comunque TE LO SEI VOLUTO TU!!! Delos: Ipotizziamo di essere un secolo piu' avanti nel tempo e che la fantascienza italiana di questi ultimi trent'anni venga "scoperta" per la prima volta dai crititici internazionali e da quelli nazionali. Tu sei un famoso saggista che deve scrivere un'introduzione su Vittorio Curtoni, un personaggio che pare abbia partecipato alla storia della SF lungo lo stivale. Cosa scriveresti di lui? Curtoni: Io lo conoscevo bene. Delos: A quale eta' hai iniziato a leggere science-fiction e perche' sei rimasto affascinato da questo tipo di letteratura? Curtoni: A nove anni. Merito (o demerito, as you like) di mio padre, che e' stato uno dei primi lettori di "Urania" e mi ha fatto trovare in casa parecchi numeri della rivista. La cosa che mi ha affascinato di piu' sono state le copertine di Caesar: bellissime! Le guardavo e sognavo... Forse ai ragazzi di oggi sara' un po' difficile non dico capire, ma immaginare che nel 1958 i mezzi di evasione disponibili, al di la' dei libri, erano pochissimi: non c'era la televisione quarantotto ore su ventiquattro, non c'era il computer, non c'era il carrozzone degli effetti speciali cinematografici. Io oltrettutto vivevo in uno sperduto paesello di montagna dove, a parte mucche, galline e prati, non c'era niente di niente. Il fascino iniziale della sf per me e' stato questo: l'evasione assoluta. Il mostro invasore, il pianeta alieno, il volo nello spazio. Mi piaceva tutto, indiscriminatamente. Quanto amerei poter ripetere oggi quel miracolo! Delos: Il tuo saggio sulla fantascienza pubblicato anni fa dall'editrice Nord e' una tesi che si fa leggere con scorrevolezza. Visto che si tratta di una tua passione, e' stato facile anche scriverla o e' il risultato di grossi sacrifici e ricerche? Curtoni: Scriverla non e' stato difficile; lunghissimo e' stato il lavoro preparatorio, perche' mi sono dovuto rileggere (e talora leggere per la prima volta) tutto il materiale che ho citato. Mesi e mesi di letture. Il resto, debbo dire, e' venuto quasi da se'. Per quanto possa valere quel libro, e' ovvio. Delos: Quando hai cominciato a pensare che la fantascienza sarebbe diventata parte del tuo lavoro di curatore, traduttore, scrittore e saggista? Curtoni: Da sempre. Adolescente, decisi che avrei fatto questo mestiere; e purtroppo, per usare una mia frase che molto amo, il mio sogno si e' avverato. Delos: Cosa ricordi di piu' della tua permanenza come curatore della rivista Galassia (La Tribuna editore)? Curtoni: A parte il fatto che avevo vent'anni, e questo di per se' e' gia' un bellissimo ricordo, ho la sensazione di una liberta' totale che in venticinque anni e passa di attivita' si e' ripetuta solo con "Robot". Il dottor Mario Vitali, proprietario della casa editrice, poneva un unico limite all'opera di Gianni (Montanari) e mia: l'entita' della cifra da sborsare per i diritti. In parole povere, non avrebbe pagato nemmeno mille lire in piu' della sua tariffa standard. La cosa pero' non e' mai stata un problema; ci avra' fermati diciamo una o due volte su cento, non di piu'. E gli unici concorrenti seri erano Fruttero & Lucentini con "Urania", ma loro del tipo di autori che pubblicavamo noi non si interessavano, quindi... Un periodo straordinario, per me. Anche il solo fatto di pubblicare autori italiani era la realizzazione di un sogno che covavo da anni; e nemmeno a questo l'editore faceva obiezioni. I guai sono cominciati quando e' nata l'Editrice Nord (Gianfranco, birichino!). Da un lato la Nord aveva un eccellente, ottimo editor come Riccardo Valla (il migliore che si sia mai visto in Italia, a mio modesto ma sincerissimo giudizio); dall'altro, il buon Viviani ha alzato le tariffe dei diritti d'autore, e noi siamo rimasti indietro. Per carita', ha fatto benissimo: tutte le volte che ci incontriamo gli rinnovo i miei complimenti per la sua sagacia di editore, e io non sono uso a raccontare balle. Pero' per noi e' stata una mazzata ferale! Delos: Robot ha rappresentato per molti appassionati una tappa storica. E' vero che l'idea della struttura della rivista Robot e' stata partorita in macchina durante un viaggio tra te e l'editore Armenia? Curtoni: Verissimo. Era l'autunno del '75, ottobre o novembre, non ricordo di preciso. Armenia e io andammo in auto a un incontro con Piero Cassoli, medico e parapsicologo bolognese, all'epoca direttore di un mensile di Armenia, "ESP". Io lavoravo come redattore da Armenia dal marzo di quell'anno. Appena usciti da Milano, sull'autostrada per Bologna, Armenia (che ovviamente conosceva i miei trascorsi a "Galassia") mi chiese: "Senta, Vittorio, se lei dovesse fare una rivista di fantascienza oggi, come la farebbe?" Io continuai a parlare per tutto il tragitto di andata, e pure al ritorno la mattina dopo. Evidentemente devo essere stato convincente... L'idea della struttura generale di "Robot" era, per me, una sorta di fusione tra esperienze precedenti di altri editori (come "Futuro", "Gamma", "Oltre il Cielo") e mie, soprattutto quella del "Bollettino dello SFBC". L'apoteosi di cio' che per me era il concetto di "rivista di fantascienza". Armenia mi diede carta bianca, e il resto lo sapete. Delos: Fu abbastanza facile costituire la redazione? Li conoscevi gia' personalmente tutti attreverso il fandom? E i collaboratori stranieri? Curtoni: Costruire la redazione e' stato un processo graduale, un po' lento e difficoltoso all'inizio, poi sempre piu' facile. Nei mesi di preparazione della rivista ho contattato molti dei miei vecchi amici che sapevo specialisti in un campo o nell'altro (ad esempio Giovanni Mongini per il cinema e Franco Fossati per i fumetti); ho conosciuto il celebre duo (pianistico?) Caimmi & Nicolazzini, che mi ha dato una mano essenziale per l'organizzazione della struttura globale; e molto sono stato anche aiutato da Gian Paolo Cossato, amico d'antica data, che in pratica mi ha fatto da indirizzario vivente per l'estero (Gian Paolo era tornato da poco dall'Inghilterra, dove aveva vissuto per anni, e conosceva tutti). Quando poi la rivista e' decollata, in Italia si sono fatte vive orde di persone, diverse delle quali sono entrate a fare parte del cast; e in quanto all'estero, debbo dire che bastava inviare qualche numero della rivista anche agli autori piu' famosi per ottenere reazioni entusiaste... Si vede che non era poi tanto male. Credo. Delos: Remo Guerrini, parecchi anni piu' tardi direttore di Focus, scateno' sulle pagine di Robot la famosa polemica su fantascienza e politica, e la testata inizio' ad avere problemi di vendita. E' andata veramente cosi' come tramanda la leggenda, oppure sono stati altri eventi a far chiudere la rivista? Curtoni: Questo lo hanno detto e ripetuto in molti, ma io non l'ho mai creduto. Debbo dire che la celebre "polemica politica" ha scatenato vampate incandescenti, ed e' degenerata troppo (per colpa mia, anche se non esclusivamente) in questioni personali: oggi senza dubbio sarei pronto a dire di nuovo cose analoghe, ma in altra maniera. Lo ammetto, e me ne dolgo. Tuttavia, per quanto mi risulta, anche gli avversari piu' accaniti hanno continuato a comperare "Robot", se non altro per la curiosita' di vedere quali nuovi insulti i miei collaboratori e io avessimo escogitato... L'emorragia di lettori non e' venuta da li'. Considerate un illustre precedente, "Gamma" di Valentino de Carlo: era un'eccellente rivista, e di certo non ha mai portato avanti polemiche come la nostra; ha cambiato formato piu' di una volta, ma nell'arco di pochi anni e' stata costretta a chiudere. Come noi. Secondo me, i motivi essenziali sono due. In primo luogo, il pubblico italiano nutre una spiccata predilezione per i romanzi; pochi amano i racconti, e un numero ancora piu' scarso di lettori (il classico zoccolo duro) si appassiona all'informazione. Secondariamente, come ha appurato diversi anni fa un sondaggio della Mondadori, all'interno del pubblico della sf si verifica un ricambio generazionale ogni cinque/sei anni; e in quei cinque/sei anni c'e' una perdita continua di acquirenti, gente che si stufa dopo qualche numero e smette di comperare. E la rivista affonda. Persino Mondadori, con iniziative come "Star Trek" o "La rivista di Asimov" ha dovuto arrendersi. Figuriamoci un piccolo editore. Il dato ironico e' che "Robot" chiuse vendendo sulle 7/8.000 copie (il tetto minimo necessario all'editore era di 10.000 copie), e oggi con vendite di quel calibro una rivista potrebbe tranquillamente sopravvivere... Delos: Tra i movimenti culturali degli anni '80 che si aggiravano nell'ambito fantascientifico, "Ambigua Utopia" ha lasciato sicuramente un segno piu' di tanti altri. Come ricordi le manifestazioni e le presenze atipiche (esempio l'Eurocon di Stresa nel 1980) di questo gruppo italiano? Curtoni: Non ero a Stresa nell'80. Sorry. Di Ambigua Utopia ricordo un convegno al teatro "Ciak" di Milano e un raduno di due o tre giorni nella zona dei Navigli milanesi: un cancan folkloristico un po' incasinato, ma divertente. A.U. era una diretta filiazione dello spirito del '68 (come, per certi versi, anche "Robot", suppongo, almeno nella persona del suo direttore), e oggi queste cose sono solo beati ricordi per gente della mia generazione che ha avuto un certo tipo di esperienza culturale e politica. Tristissimo, ma e' cosi'. Okay, preferisco non pensarci. La cosa piu' concreta che Ambigua Utopia abbia lasciato, per quanto ne so, oltre all'omonima rivista (ma quanti la conoscono?), e' il volume "Nei labirinti della fantascienza", edito da Feltrinelli, una sorta di catalogo della fantascienza ragionato in base a un preciso metro ideologico. A me piace, e ogni tanto me lo vado a rivedere. Con la stessa amarezza che provo quando riascolto la musica della West Coast degli anni Settanta: qualcosa che sarebbe potuto essere, e non e' stato. Bella fregatura. Delos: Che cos'e' secondo te l'elemento principale che blocca la crescita di pubblico nel settore della fantascienza? In Italia le riviste di SF, sia esse delle pulp magazine che ipotetiche testate su carta patinata a colori come la recente testata inglese SFX, sono destinate per sempre a morire dopo pochi numeri? Curtoni: Vedi sopra: la risposta al fattore politico nelle sorti di "Robot". Si', sono convinto che quello della vita a breve termine sia un destino ferale che incombe sulle riviste di sf. Almeno qui in Italia. L'unica soluzione sarebbe un mecenate miliardario disposto ad andare avanti in perdita, ma dove lo trovi? Delos: Quale futuro aspetta la versione italiana della Isaac Asimov SF Magazine e il trimestrale Analog Fantascienza della Phoenix di Bologna? Curtoni: Ehm, ehm... Le ultime notizie ricevute via telefono da Brolli non sono propriamente entusiasmanti. Daniele & soci hanno un coraggio da leoni, ma a volte il coraggio non e' sufficiente. Il vil denaro, you know... Posso solo fare i miei piu' fervidi auguri. Sarebbe una tragedia se anche la Phoenix dovesse chiudere bottega. Spero con tutto il cuore che non accada. Delos: Passiamo alle traduzioni. Esiste qualche autore che trovi troppo complesso tradurre? Hai sempre tradotto romanzi la cui trama o autore ti affascinavo, o ti e' capitato qualche volta di lavorare su un testo ostico dalle poche emozioni? Curtoni: Ragazzi, dal 1970 a oggi ho tradotto qualcosa come trecento o quattrocento libri! Vi pare possibile che non ci fossero schifezze nel mazzo? Ma a quintali! A tonnellate! Fondamentalmente, il traduttore subisce: quel che passa l'editore va comunque bene, perche' significa lavoro. A volte mi vedo come uno spalatore di merda... Be', non esageriamo. Ho tradotto anche cose molto belle. Ogni tanto. Debbo dire, ahime', facendo due veloci calcoli, piu' spesso al di fuori della sf che no... L'autore ideale da tradurre, per me, e' quello che scrive cose interessanti, divertenti, geniali senza farti impazzire con la sintassi o col vocabolario. Philip Dick e Kurt Vonnegut sono i miei archetipi preferiti. Poi ci sono gli autori molto in gamba che pero' richiedono tutto un lavoro di fino, ti portano via il doppio del tempo, ma alla fine ti regalano un senso di appagamento che poche altre cose della vita sanno darti. Due esempi di questa categoria potrebbero essere Bob Shaw (che ha una sintassi da capogiro) e la buonanima di James Tiptree Jr., o Alice Sheldon che dir si voglia. Poi ci sono quelli che scrivono schifezze innominabili, facilissime da tradurre, ma la noia! Certe volte mi sono addormentato sul computer (o, anni fa, sulla macchina per scrivere)... In tanti anni di onorata carriera, mi e' successo una sola volta di dare forfait: il libro era "Core" di Paul Preuss. Se non erro, non e' ancora uscito in Italia. Non dico che sia brutto: dico solo che e' un romanzo di fantageologia, e io di geologia so niente! Ho tradotto cento cartelle e mi sono fermato. Che vergogna! Delos: Tra i tuoi autori preferiti chi citeresti tra quelli della vecchia e quelli della nuova (cyberpunk/post-cyberpunk) generazione? In un tuo recente intervento sulla IASFM sparavi abbastanza a zero sulla nuova fantascienza. Era una provocazione indirizzata al buon Brolli o ne sei davvero convinto? Curtoni: Ma per carita'! Sparare a zero su Daniele? E' un carissimo amico. Lo stimo in maniera radicale. Ci mancherebbe. No, era una mia sincera opinione. Ho provato piu' volte a leggere i cyberpunk, ma non li reggo! L'ultimo autore "giovane" gradevole e interessante che io ricordi e' Lucius Shepard. Ah, e ovviamente il grande James Morrow (my friend Jim), che pero' col cyberpunk non ha nulla a che fare. I miei scrittori preferiti restano Dick, Vonnegut, Ballard, Sturgeon, Sheckley, Disch, Zelazny, Lafferty, Malzberg, Tenn. Piu' o meno. All'interno della fantascienza, s'intende. L'autore che prediligo in assoluto e' Salinger. O forse Boll. O forse Calvino. Fate voi. Delos: Pensi sia giusto etichettare la narrativa? In altre parole, ritieni sia meglio un Clifford D. Simak su uno scaffale anonimo con tanti altri testi, o lo preferisci nell'area dedicata ai libri di fantascienza? Curtoni: Per ragioni tattiche, di lavoro, ho suddiviso in zone specifiche le molte (troppe, stando a mia moglie) librerie di casa mia. Sicche' nel mio studio, oltre a una marea di dizionari, enciclopedie e affini, si trovano solo fantascienza, horror e fantastico in genere, mentre tutto il resto e' sparso nelle altre stanze. In base a un ordine ragionato nei limiti del possibile. Ma a priori non faccio alcuna distinzione: potrei mettere Simak vicino a Freud, Dick accanto a Ce'line, e poi sta a vedere chi ci guadagnerebbe... Al diavolo le etichette! Io stesso sono marchiato da questa etichetta di specialista della fantascienza, una specie di lettera scarlatta che mi porto addosso da sempre, e quanto vorrei scrollarla via! Delos: Hai una classifica personale del materiale narrativo da te pubblicato? Quale storia di tua produzione consiglieresti di leggere ai nostri lettori di Delos e quale, a distanza di tempo, sconsiglieresti caldamente? Curtoni: Sconsiglierei caldamente i miei racconti apparsi parecchi anni fa su "Perry Rhodan": fondi di magazzino che passavo indiscriminatamente ad Antonio Bellomi, onnivoro curatore dell'edizione italiana. Penso che il mio racconto di fantascienza piu' riuscito in assoluto sia "La luce", che infatti e' stato anche inserito in un'antologia per le scuole. Poi consiglierei "La volpe stupita", "Le consultazioni" e "Dal rabbino". E una storia di spettri che amo davvero molto, "Vento dal mare". Pero', come diceva il poeta, ah! Trovarli, trovarli, questi racconti... Delos: Le autostrate informatiche stanno aiutando a crescere la fantascienza? Non ti sembra che la stretta cerchia del fandom Italiano fatto dai soliti appassionati stia allargando i suoi confini, facendo finalmente confluire molti nuovi interessati? Curtoni: Francamente, non lo so. Attendo di vedere come procederanno le cose. Dopo il mio entusiasmo iniziale per le BBS, a lungo andare mi sono reso conto che i nomi che giravano in Sf.Ita (l'area Fidonet riservata alla sf) erano piu' o meno sempre gli stessi, e ho anche constatato che di persone con orizzonti culturali non terribilmente ristretti non ce ne sono poi molte. Insomma, se stiamo ancora a messaggi del tipo: "Tu quanti romanzi di Asimov hai letto?", oppure (thread recente): "Ma alla fine, in UBIK chi e' morto davvero e chi non e' morto?", be'... Vediamo cosa fara' Internet. Delle enormi potenzialita' della Web mondiale sono assolutamente convinto; quel che non so, oggi come oggi, e' se queste potenzialita' serviranno in particolare a dare una mano alla fantascienza. Delos: Chi ti frequenta personalmente, o virtualmente sui BBS italiani, gia' conosce la tua posizione a proposito di serial TV come Star Trek. La domanda, in questo contesto, e' forzata: non credi che la TV, mediante gli episodi di spettacoli fantascientifici dai buoni effetti speciali e da una sufficiente caratterizzazione dei personaggi (es. Star Trek, X-Files, ecc.), permetta alla SF di giungere nelle case di tanti potenziali lettori? Curtoni: Chiariamo: non e' che io ce l'abbia coi telefilm sf o fantastici in genere. "Star Trek" e "X-Files" non mi piacciono, ma ad esempio adoro i vecchi "Ai confini della realta'" e "Zaffiro e Acciaio", tanto per citare le prime due serie che mi vengono alla mente. Posto questo: no, non credo che TV o cinema possano fare alcunche' per avvicinare gli spettatori alla sf scritta. E' dimostrabile dati alla mano. Mi ero cullato anch'io in questa illusione quando usci' "Guerre stellari", che all'editoria italiana non servi' proprio a niente. Per fare un caso concreto, guarda quante volte si e' tentato di pubblicare materiale scritto di "Star Trek", e guarda che fine hanno fatto questi tentativi. Sara' usare categorie ormai vecchiotte, ma io sono piu' che convinto che cinema e televisione offrano una comoda, rilassante fruizione passiva, mentre il libro richiede fruizione attiva. E oggi la passivita' va forte... Un solo dato: negli ultimi vent'anni, la fantascienza ha invaso da ogni lato gli schermi domestici e pubblici. Nello stesso arco di tempo, "Urania" si e' ridotta a circa un terzo delle vendite. Allora? Non dovrebbe essere accaduto il contrario? La gente puo' anche abituarsi ai luoghi comuni della sf visiva, magari affollare i cinematografi, ma poi in edicola o in libreria non ci va. Non piu' di quanto ci andasse prima. Tanto, scusa, se possono VEDERE tutto gia' bell'e fatto, chi glielo fa fare di sforzarsi a leggere? Curtoni: Recentemente ho intervistato Sheckley il quale rimpiangeva l'era di H. Gold (Galaxy) e accennava che all'estero il mercato dei racconti e' molto scarso e che le idee della fantascienza di oggi sono principalmente nelle mani dei produttori cinematografici che detengono il potere e i soldi. Ti senti di avvallare questa visione, neanche troppo poco apocalittica, di quel grande genio che e' Robert Sheckley? Curtoni: Concordo al duemila per mille. Per me i migliori periodi della sf sono proprio gli anni di "Galaxy" (sf sociologica) e gli anni Settanta (New Wave con annessi e connessi). Il resto, come diceva il poeta, e' silenzio. Salvo rari sprazzi. Delos: In tanti anni di attivita' hai avuto a che fare con moltissimi personaggi fantascientifici, chi ricordi meglio e perche'? Curtoni: Nell'ambiente italiano ho conosciuto praticamente tutti, almeno fino a una certa data. La mia memoria e' selettiva: tendo a ricordare meglio le persone alle quali, col tempo, mi ha legato (e mi lega tuttora) un saldo rapporto di amicizia. Cito qualche nome in ordine sparso: Antonio Bellomi, Marzio Tosello, Giuseppe Festino, Vittorio Catani, Eugenio Ragone, Renato Pestriniero, Valerio Evangelisti, Marco Pensante. Questi sono tutti carissimi, fraterni amici, anche se magari con qualcuno di loro mi vedo ogni quattro anni. Non importa: ci ritroviamo, ed e' come riprendere una conversazione interrotta il giorno prima. Fantastico. Quello che purtroppo non riesco MAI a dimenticare e' Franco Forte... Un'altra persona che mi era molto cara (stranamente, perche' in genere l'ho sentita giudicare una bisbetica insopportabile) era Andreina Negretti. Abbiamo filato d'amore e d'accordo che era un piacere. Forse perche' nutrivamo le stesse identiche idee politiche? E' terribile pensare che sia morta... Ah, un'altra signora molto cara era Anna Rinonapoli: anche lei non c'e' piu', e anche lei era deliziosa. Evito di fare nomi (immaginatevi pure chi volete voi; probabilmente colpirete nel segno), ma le maggiori delusioni le ho avute da scrittori che ritenevo, avendo letto cio' che avevano pubblicato, di una certa pasta, e invece erano l'esatto contrario. Lo so che non bisognerebbe mai fare confusione tra l'opera e l'artista che la crea, ma insomma, a tutto c'e' un limite! In generale, se posso allargarmi un attimo, vorrei dire che tanto gli autori americani e inglesi si sono sempre dimostrati cordiali, disponibili, alla mano con me (con due sole eccezioni: Ellison e Malzberg), altrettanto ho incontrato spesso fra gli autori italiani una sicumera impressionante. Il primo coglione che abbia pubblicato tre racconti sulla "Gazzetta di Cappaccio Rocca d'Aspide" ti guarda dall'alto in basso; e se magari suggerisci, in quanto editor, qualche modifica a un suo racconto, ti risponde che sei un boia, un nazista, e che comunque il racconto in questione e' talmente perfetto che togliere una sola virgola sarebbe un delitto di lesa maesta'... Si', mi e' successo anche questo, e non una sola volta. Posso dire dove dovrebbero andare? Lo dico? Delos: La corsa al futuro prosegue senza sosta. Non ti sembra pero' che sempre piu' ricorrentemente la realta' superi la fantascienza, lasciando al palo i suoi estimatori? Dovremmo leggere di fantascienza solo apprezzandone le sue doti speculative, o vi e' ancora spazio per l'immaginazione. Dopo tutto Einstein diceva che l'immaginazione e' piu' importante della conoscenza. Cosa ne pensi? Curtoni: Sono convinto che la realta' oggi superi abbondantemente l'immaginazione. Sono anche convinto che questo concreto dato di fatto castri spessissimo quel tipo di autori che vivono di anticipazione scientifico/tecnologica. Corollario: cavoli loro. Prendete autori come Dick, Sturgeon, Ballard. Quanto se ne fregano della verisimiglianza scientifica. Dick ti inventa una macchina per il teletrasporto, e tanti saluti. Della macchina in se' gli importa nulla; a lui interessa vedere cosa accadra', grazie a questa macchina fittizia, su una colonia di Proxima Centauri. Quella che e' in crisi e' la hard sf, e purtroppo oggi molti la praticano, o tentano di praticarla. Ripensiamo alla grande stagione "umanista" degli anni Settanta: Delany, Zelazny, Malzberg, Lafferty, eccetera. Sono invecchiati? No. Perche' non si mettevano a fare a gara con la realta' scientifica. Se ne sbattevano. Parlavano di uomini, non di ritrovati tecnologici. Tutto qui. Molto semplice. Delos: Per concludere, su cosa stai lavorando in questo momento? Curtoni: Ho consegnato da poco in Mondadori il nuovo volume dei racconti di Dick ("Le presenze invisibili" III). Adesso sto traducendo un romanzo assai singolare e stimolante di James P. Blaylock, "The Paper Grail", che uscira' (mi si dice a settembre) negli "Squali" di Bompiani. Mi pare ottimo. Per una volta non spalero' merda... Delos: Ti vedremo mai a capo di una nuova rivista italiana di SF? Curtoni: Ne dubito fortemente. Di certo io non ho piu' l'entusiasmo di un tempo; poi i miei anni (quasi 47 al momento) sono quelli che sono; e infine, ma secondo te chi cavolo potrebbe pensare oggi di fare una nuova rivista di sf? Se hai sotto mano un editore disponibile, fammi un fischio! Delos: Grazie per aver reso ancora piu' interessante con la tua presenza Delos Science Fiction. Curtoni: Ma prego. Lo ho vinto o no il titolo di Mister Logorrea 1996? ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- 70 ANNI DI FANTASCIENZA ---------------------------------------------------------------------------- Una sintetica cronologia della storia della fantascienza dalla sua nascita ufficiale a oggi, dal punto di vista di Delos Come leggere i colori (per chi usa Netscape 2.0): in Rosso gli avvenimenti americani, in Verde gli italiani, in Blu inglesi e altro. 1926 Hugo Gernsback fonda Amazing Stories E' la prima rivista di fantascienza, e la sua uscita (aprile 1926) e' considerata l'inizio della fantascienza moderna. 1930 Nasce la rivista Astounding Stores Su questa rivista nascera' la fantascienza degli anni d'oro. Per molti anni restera' la rivista piu' venduta, finche' negli Anni Settanta cambiera' nome in Analog. 1936 Esce Things to come di George Pal (Vita futura) Film considerato da molti uno dei migliori film di fantascienza di tutti i tempi. H.G. Wells collaboro' alla sceneggiatura. 1937 John Wood Campbell viene nominato direttore di Astounding Campbell avrebbe portato nella fantascienza il rigore scientifico e l'embione della speculazione sociologica, forgiando i grandi scrittori dell'Eta' d'Oro. 1939 Isaac Asimov esordisce con Marooned off Vesta su Amazing Pochi mesi dopo sarebbe uscito Trends su Astounding, la rivista che avrebbe pubblicato tutti i migliori lavori di Asimov. 1939 A New York si tiene la prima Convention Mondiale E' una tradizione che, col l'eccezione degli anni della Guerra, continua ancora oggi. 1941 Asimov pubblica su Astounding Reason, la sua prima storia sui robot Insieme a John Campbell, Asimov formula per la prima volta le tre leggi della robotica. 1942 Asimov inizia a pubblicare su Astounding il ciclo di Foundation Uno dei piu' amati cicli della fantascienza, riunito in tre volumi ai quali Asimov, molti piu' tardi, ne aggiunse diversi altri di minore fascino. 1949 Boom delle riviste di fantascienza In pochi anni nascono piu' di cinquanta nuove riviste, molte delle quali chiudono dopo pochi numeri. 1949 Nasce la rivista Magazine of Fantasy and Science Fiction Una delle riviste piu' interessanti, sulle pagine della quali esordiranno molti grandi autori. 1950 Horace Gold fonda Galaxy La rivista che avrebbe visto l'esordio di Sheckley, Pohl, e che avrebbe dominato l'era della sf sociologica. 1951 Esordisce Philip K. Dick Uno dei piu' grandi autori della fantascienza, autore tra l'altro del libro Cacciatore di androidi dal quale fu tratto Blade Runner. 1952 Esordisce Robert Sheckley Uno degli autori piu' brillanti e piu' amati anche in Italia. 1952 Nasce Scienza Fantastica E' la prima rivista italiana di fantascienza, ma pubblica solo sette numeri. 1952 Nasce Urania Rivista Pubblica 14 numeri, affiancata ben presto dall'altra testata "I romanzi di Urania" che esiste ancora oggi. 1953 Viene assegnato il primo Premio Hugo (L'uomo disintegrato, A. Bester) Il Premio Hugo, assegnato durante le convention mondiali, viene assegnato per votazione popolare, ed e' il massimo riconoscimento del settore. 1954 Nasce la rivista di I romanzi di Urania Non e' la prima rivista di fantascienza italiana (che fu Scienza Fantastica, 1952), ma oggi e' la piu' longeva. 1956 Esce Il pianeta proibito Uno dei migliori film di fantascienza d'ogni tempo, ispirato alla Tempesta di mezza estate di Shakespeare. 1957 Nasce I romanzi del Cosmo Edita da Ponzoni, pubblica 202 numeri fino al 1967. 1957 Nasce Oltre il cielo Rivista di missilistica e fantascienza, vedra' l'esordio di molti grandi autori italiani. 1957 Nasce Galaxy edizione italiana Pubblicata dall'editore La Tribuna di Piacenza, pubblica 72 numeri. 1959 Robert Heinlein pubblica Fanteria dello Spazio Uno dei libri piu' famosi della fantascienza, a causa del quali molti giudicarono Heinlein uno scrittore di destra. 1959 Sergio Solmi e Carlo Fruttero pubblicano Le meraviglie del possibile Per la prima volta in Italia la fantascienza viene trattata come letteratura. 1960 Rod Serling crea la serie TV Ai confini della realta' Mitica serie televisiva, episodi di mezz'ora in bianco e nero, che negli Anni Ottanta venne ripresa da Steven Spielberg. 1960 Esordisce Lino Aldani Col racconto Dove sono i vostri kumar? su "Oltre il cielo". Diverra' uno dei migliori autori italiani. 1961 Robert Heinlein pubblica Straniero in terra straniera Libro che divenne il manifesto della cultura hippy, a causa del quali molti giudicarono Heinlein uno scrittore di sinistra. 1961 In Germania nasce la serie Perry Rhodan Anticipando alcuni temi di Star Trek, Perry Rhodan creo' in Germania un proprio seguito di appassionati, simili agli attuali trekkers. 1961 Nasce Galassia dell'editore La Tribuna Sotto la direzione di Ugo Malaguti prima, e di Curtoni e Montanari poi, sara' l'anti-Urania per eccellenza, pubblicando gli autori delle tendenze piu' innovative. 1962 Inizio della New Wave Una nuova generazione di scrittori, soprattutto inglesi (Ballard, Moorcock, Aldiss) porta nella fantascienza la sperimentazione stilistica e l'analisi psicologica. 1963 Philip K. Dick pubblica La svastica sul sole Il capolavoro di Dick, ambientato in un mondo alternativo nel quale l'Asse ha vinto la seconda guerra mondiale. 1963 Nasce Futuria Fantasia, la prima fanzine italiana Curata da Luigi Cozzi, futuro regista (noto anche come Lewis Coates). 1965 Frank Herbert pubblica Dune Primo capitolo di un ciclo di sei romanzi, fra i piu' originali e famosi. 1966 La NBC inizia a trasmettere Star Trek La serie televisiva di fantascienza piu' seguita, forse la serie piu' seguita in assoluto. Vengono prodotte tre stagioni, poi la NBC decide di chiuderla. 1966 Viene assegnato il primo Premio Nebula (Dune, F. Herbert) Premio assegnato dall'Associazione degli scrittori Americani di Fantascienza. 1967 Harlan Ellison pubblica Dangerous Visions E' il manifesto della New Wave americana, della fantascienza di rottura, di innovazione stilistica. 1967 Ugo Malaguti fonda la casa editrice Libra Sullo stile del club del libro, con vendite solo per abbonamento e ordine postale, la Libra porta in Italia molti capolavori, da Simak a Van Vogt. 1968 John Brunner pubblica Tutti a Zanzibar Il capolavoro dello scrittore inglese, scritto in molti stili diversi, sul tema della sovrappopolazione. 1969 Sbarco sulla luna dell'Apollo 11 I sogni della fantascienza diventano realta'. 1969 Esce 2001 Odissea nello Spazio Col film di Kubrick la fantascienza cinematografica ritorna alla dignita' artistica, ma soprattutto inizia una nuova era di fantascienza basata sugli effetti speciali. 1970 Nasce l'Editrice Nord Diventera' il maggiore editore specializzato italiano, portando in Italia tutti i piu' grandi capolavori americani. Il primo direttore editoriale e' Riccardo Valla. 1970 L'editore Fanucci di Roma inizia a pubblicare fantascienza De Turris e Fusco curano le ottime collane Futuro e Orizzonti. Oggi torna alla ribalta sotto la gestione di Sergio Fanucci. 1974 Ursula K. LeGuin pubblica I reietti dell'altro pianeta Libro che diventera' il manifesto degli anarchici, descrive un pianeta sul quale vige un'anarchia reale e funzionante. 1975 Nasce The Time Machine Curata da Franco Stocco e Mauro Gaffo, e' una delle migliori fanzine italiane. Pubblica 50 numeri fino al 1984. 1976 Vittorio Curtoni fonda la rivista Robot Forse la migliore rivista italiana, sulle sue pagine vedono la luce anche in Italia gli autori della new wave e delle ultime tendenze americane. 1977 Esce Guerre Stellari Con questo film George Lucas da' il via all'era degli effetti speciali e porta al cinema di fantascienza i maggiori incassi. 1977 Lino Aldani pubblica Quando le radici E' uno dei migliori romanzi italiani di fantascienza, sulla cultura degli zingari. 1978 Esce l'edizione italiana della Isaac Asimov SF Magazine E' di Mondadori la prima di ben cinque incarnazioni, l'ultima delle quali, edita dalla Phoenix e curata da Daniele Brolli, esce tutt'ora. 1979 Esce Alien E' il secondo film di Ridley Scott, e da' una svolta al cinema di fantascienza. 1981 Esce I predatori dell'arca perduta Dopo Lo squalo e Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo Steven Spielberg conferma il suo tocco magico. 1981 Il futuro gruppo Delos pubblica le sue prime fanzine Sono L'Altro Spazio e La Spada Spezzata 1982 Muore Philip K. Dick 1982 Esce Blade Runner Ancora Ridley Scott imprime una svolta, che influenzera' la nascita del genere cyberpunk. 1984 William Gibson pubblica Neuromante Con questo romanzo nasce ufficialmente la corrente cyberpunk, teorizzata da Bruce Sterling e Rudy Rucker. 1985 Esce Ritorno al futuro Con James Cameron, Paul Verhoven, George Miller, Joe Dante, Robert Zemeckis e' uno dei migliori esponenti di una nuova generazione di registi "fantastici". 1986 La Spada Spezzata vince il Premio Italia e il Premio Europa come miglior rivista amatoriale E' una delle riviste amatoriali dal cui nucleo nascera' anni dopo Delos Science Fiction, ed e' stata la prima rivista amtoriale italiana a essere realizzata in desktop publishing (fin dal 1984). 1987 UPN inizia a trasmettere Star Trek: The Next Generation Torna sul piccolo schermo Star Trek: e' l'inizio di un nuovo boom del fenomeno Trek che portera' anni dopo alla nascita di altre due serie, Deep Space Nine e Voyager. 1992 Muore Isaac Asimov 1993 Fox Network inizia a trasmettere X-Files E' il sintomo di un fenomeno che caratterizza gli ultimi anni: la commistione di generi, fra thriller, giallo, horror e fantascienza. 1993 Esce Jurassic Park Steven Spielberg dirige uno dei primi film nei quali l'animazione computerizzata raggiunge il realismo fotografico. 1994 Con l'episodio All Good Things, Star Trek: The Next Generation viene mandata in pensione. L'ultimo episodio di questa serie batte tutti i record di ascolto per le reti syndication, arrivando a totalizzare una media Nielsen migliore di quella dei piu' seguiti programmi dei network nazionali. L'anno dopo All Good Things vince il Premio Hugo. 1994 Nasce Delos Science Fiction La prima rivista italiana di fantascienza diffusa via Internet. 1995 Nasce Delos Cyberspazio e dintorni La trasmissione radiofonica in onda ogni giovedi' su Radio Atlanta, Milano FM 91.450. 1996 Nasce SFX Cinema L'edizione italiana della rivista inglese SFX. ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- JUMANJI: CINEMATOGRAFIA SELVAGGIA di Luca Masali ---------------------------------------------------------------------------- Nel nuovo film con Robin Williams la computergrafica fa passi da [Image] gigante. Anzi, da elefante. Con Imagina '96, finalmente il 3D entra nel cinema! Il filo conduttore dell'edizione appena conclusa della famosissima kermesse monegasca e' stato sicuramente il cinema. Non si tratta di una novita' assoluta. Jurassic Park ci aveva gia' abituato alle mirabilie della modellazione e animazione 3D applicata alla settima arte. Tuttavia se una rondine non fa primavera, a maggior ragione una sola pellicola, per quanto estremamente significativa, non fa tendenza. Questa volta gli scettici devono ricredersi. Il cinema moderno, proprio nell'anno del suo centenario, mette finalmente in pensione i manichini e le macchine da scena in cartapesta, per abbracciare con convinzione la computergrafica spinta. Magari non saremo alla nascita dell'Ottava Arte, ma quello che e' certo e' che da oggi in poi il cinema non puo' piu' fare a meno dei maghi della modellazione 3D. Una delle pellicole piu' interessanti sul piano tecnologico e artistico e' Jumanji, i cui effetti speciali sono stati prodotti da ILM (Industrial Light & Magic, gli stessi creatori degli effetti di Jurassic park). La storia e' intrigante: un ragazzino con qualche problema in famiglia trova un gioco in scatola magico, Jumanji appunto, che da' vita ad una giungla selvaggia con tanto di liane carnivore, animali feroci e sabbie mobili ogni volta che il giocatore lancia il dado. A volte lo sfortunato giocatore viene fatto prigioniero da un tornado dispettoso, che lo trattiene per un tempo indeterminato... Anche molti anni, come scoprira' il primo malcapitato giocatore. La tempesta puo' eventualmente cessare a seconda della pazienza e solidarieta' degli altri giocatori: solo una particolare combinazione di dadi liberera' il prigioniero. La storia originale, firmata da Chris van Allsburg e' stata rivisitata per il cinema dal regista Joe Johnston, che ha voluto come interprete principale in carne ed ossa Robin Williams. La riscrittura della sceneggiatura ha reso necessario un ampio spettro di effetti speciali, realizzati interamente al computer. In tutto la ILM ha creato 140 spezzoni in computergrafica, tra cui un centinaio contenenti animali ricreati al computer. Si tratta di animali fotorealistici ma con caratteristiche di forma e dimensioni ritoccate per esigenze di drammaticita': pipistrelli, zanzare giganti, leoni, rinoceronti, zebre, elefanti, una dozzina di scimmie, pellicani, ragnacci orrendi e molti altri ancora. La sfida, pienamente riuscita, era quella di creare gli animali piu' realistici mai sintetizzati da un computer. Per questo ambizioso obiettivo bisognava superare quello che fino a ieri era il vero grande limite della computergrafica: sviluppare pellicce sintetiche di grande realismo. Tutti gli animali sintetici sono stati creati seguendo la stessa procedura. Durante la fase di preproduzione, gli scultori hanno creato il modello reale della creatura in posizione neutra. I modelli sono soprattutto serviti a convincere i committenti, che si trovavano piu' a loro agio con le sculture fisiche che non con i modelli virtuali generati dal computer. Poi, una volta ottenuta l'approvazione finale, i modelli sono stati scannerizzati con uno scanner 3D Cyberware. I modelli cosi' ottenuti sono stati 'passati' ai computer Silicon Graphics per il rendering a diverse risoluzioni. L'acquisizione e' stata studiata in maniera da non perdere dettagli importanti, e i modelli sono stati rimaneggiati per inserire le cinematiche inverse che consentono di creare articolazioni realistiche. Ai modelli cosi' creati sono state aggiunte delle texture maps (in pratica delle fotografie digitalizzate) utilizzando un paint tridimensionale appositamente sviluppato per la ILM. In questa fase intermedia della creazione dei modelli, le diverse mappature di studio sono state confrontate con le immagini di animali veri. A questo punto le creature in computergrafica si presentavano come gusci vuoti, e si sono create le ossature interne (chaining) per definire i gradi di liberta' e i vincoli del movimento e le relative deformazioni della pelle (skinning). Questi passaggi, cruciali per il realismo del risultato finale, possono essere visti come la rappresentazione astratta dei muscoli e del grasso della creatura. Per questa fase delicata e' stato utilizzato software proprietario, riciclando in gran parte il codice gia' sviluppato per il precedente Jurassic Park. I modelli fin qui ottenuti erano di un realismo stupefacente, ma mancava qualcosa di fondamentale: Tutte le creature erano nude come vermi! I primi esperimenti di creare textures con pellicce realistiche si rivelarono un clamoroso buco nell'acqua. Tuttavia non esisteva alcun programma commerciale di computergrafica in grado di simulare correttamente il pelo a qualita' cinematografica. I primi esperimenti di creazione particellare del pelo misero in luce che un programma completo avrebbe richiesto la generazione di decine di migliaia di singoli peli, ognuno dei quali doveva proiettare ombre su se stesso e sui peli vicini. Bisognava poi applicare a ogni pelo l'anti aliasing (una tecnica di rendering che consente di ammorbidire i contorni degli oggetti piccoli, in modo da eliminare o almeno ridurre gli artefatti di visualizzazione) e il motion blur, ovvero la "sfocatura" ottica che si nota quando un oggetto si muove rispetto alla macchina da presa. I tecnici della ILM si resero conto che queste specifice (decine di migliaia di peli con motion blur ed antialiasing) avrebbero richiesto tempi di calcolo assolutamente non accettabili per la produzione del film. Si preferi' quindi investire una montagna di dollari nello sviluppo per creare dal nulla un programma specifico per i peli, con i relativi strumenti di animazione e visualizzazione. Si creo' quindi un programma in grado di combinare la tecnica della texture, cioe' la fotografia digitale della pelliccia "appiccicata" al modello 3D, con la generazione di peli. Il programme e' in grado di "leggere" la texture per capire da solo la densita' di peli richiesti in ogni punto della pelliccia. Per capirci, dove la texture e' piu' scura ci vogliono meno peli, dove e' piu' chiara ce ne vogliono tanti. Il software fa quindi "cresere" da solo i peli richiesti, con poche correzioni da parte dell'operatore. Lo stesso programma, collegato in modo intelligente con la deformazione della pelle, e' in grado di muovere automaticamente i peli nella direzione naturale. Per i peli critici, come la criniera del leone nelle scene in cui appare in primo piano, si e' comunque dovuto ricorrere all'animazione manuale dei ciuffi di pelo. Dopo aver sudato sette camicie per creare i modelli e il pelo, l'animazione delle parti e' stata tutto sommato la parte meno impegnativa. Per l'animazione delle facce (pardon, dei musi!) e' stato utilizzato un programma proprietario, ereditato dalla produzione di Casper, che si avvaleva anche di sculture realizzate apposta per creare una libreria di espressioni-tipo. Per le scene in cui la mandria impazzita scorrazza per le vie della pacifica cittadina americana si e' riutilizzato in continuo il ciclo base della corsa dell'elefante, del rinoceronte e della zebra animato completamente a mano. La coreografia del galoppo e' il risultato del tracciamento automatico delle traiettorie di ogni singola creatura, con qualche intervento manuale. Un'ultima curiosita', riguardo all'elefante che distrugge la macchina (la sequenza da cui e' tratto il fotogramma allegato). L'auto e' vera, e anche la sua distruzione, che si e' ottenuta attraverso un meccanismo interno di cavi d'acciaio che ne collassano la struttura. L'elefante digitale e' stato aggiunto dopo, con la consueta tecnica del rotoscoping. In ultimo le considerazioni di Christian Rouet, Computer Graphics Software & Technology Group Manager della ILM: "Lavorare a Jumanji e' stata un'avventura irripetibile e memorabile. La diversita' e sofisticatezza degli effetti, lo studio dettagliato di animali nel loro ambiente, il loro comportamento e anatomia, le sfide artistiche e tecniche che hanno impegnato le persone coinvolte nel progetto ci hanno resi fieri del nostro lavoro." ---------------------------------------------------------------------------- [VIEWS] ******************************************************************** ---------------------------------------------------------------------------- Manuale per a cura di l'aspirante scrittore Francesco Grasso QUARTA PARTE - I CRITICI, LE RECENSIONI, LA PROMOZIONE ---------------------------------------------------------------------------- ...tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul mondo dell'editoria e non avete mai osato chiedere... Un vecchio adagio, diffuso nel mondo dell'opera classica, recita cosi': "Chi conosce la musica la compone, chi la conosce meno la suona, chi non la conosce affatto fa il critico". Nell'ambiente letterario vige la stessa regola: almeno, cosi' la pensa la maggioranza degli scrittori. Ezra Pound diceva: "Non prestate alcuna attenzione alla critica degli uomini che non hanno, loro stessi, scritto un'opera notevole". Eppure, anche tra i critici c'e' chi sa fare il proprio mestiere. Il quale mestiere, bisogna rendersene conto, comporta purtroppo una dose cospicua di cattiveria, cui corrisponde una ancor maggiore di odio in ritorno. Del resto le recensioni sono necessarie, a maggior ragione se sono sincere, prive di ipocrisie e di peli sulla lingua. Per i narratori che non hanno la fortuna di finire in televisione (non tutti sono baciati da Santo Maurizio Costanzo Show, come detto nel primo capitolo di questo manuale), la recensione e' uno dei mezzi piu' efficaci per presentare al pubblico le proprie opere. I possibili lettori, questo e' chiaro, recepiscono con piu' attenzione le recensioni piuttosto che le promozioni letterarie delle Case Editrici, che quantomeno sono poco obiettive. Una via di mezzo e' rappresentata dalle prefazioni, ovvero dal giudizio/analisi che un critico (o il curatore della Casa Editrice, o un altro scrittore) allega in testa all'opera pubblicata. Si tende in generale a sottovalutare l'importanza della prefazione, eppure non di rado questa influisce in modo determinante sul successo o sul fallimento del libro. E' notevole come a volte neppure chi scrive la prefazione si renda conto del potere che egli esercita sull'opera. In queste occasioni, invariabilmente, questo sconsiderato commettera' disastri: parlera' in termini talmente sciatti o noiosi dell'opera da scoraggiarne la lettura, divaghera' su altri temi riuscendo a distogliere l'attenzione, addirittura confessera' la propria disistima per lo stile o il genere trattato dall'autore (memorabile, a questo proposito, la prefazione dell'editore a un romanzo di fantascienza di Vittorio Catani, che esordisce con un glaciale "Non amiamo la fantascienza..."). L'autore esordiente in genere prova emozioni contrastanti verso i critici. Da un lato, agogna che costoro si occupino del suo lavoro, anche massacrandolo, perche', in accordo con Oscar Wilde: "Ne parlino bene, ne parlino male, l'importante e' che se ne parli". Dall'altro, soffrono indicibilmente nel vedersi maltrattati. Ogni piccola critica e' un insulto personale: l'autore che finalmente e' riuscito a pubblicare e' gelosissimo delle proprie opere, e' legato loro come un padre alle proprie figlie. Quelle piccole parole, che si e' sentito crescere dentro, una ad una, che ha modellato come un bonsai, che ha messo sulla carta con cura, come fossero tessere di un mosaico, adesso vengono derise, travisate, additate con riprovazione... Lui questo non puo' sopportarlo. Eppure anche le stroncature servono, fanno parte del gioco: devono essere tollerate, accettate, in qualche modo digerite, per assimilarle e trarne nutrimento, come il grano cresce dal letame. Non con passivita', naturalmente. Il consiglio di questo manuale e' di reagire. Rispondete ai vostri detrattori, ribattete colpo su colpo. Una bella polemica con i critici e' un tonificante ideale per qualunque sindrome depressiva. Purche' rimaniate nei limiti della correttezza, permettetevi anche voi qualche piccola cattiveria, qualche frecciata sarcastica, piu' di una bordata velenosa. Lettere, fax, telefonate: mostratevi attenti a cio' che scrivono sul vostro lavoro, mostratevi sensibili, li sensibilizzerete a loro volta. E chissa', in futuro potrebbero trattarvi diversamente... E se il critico parla bene dei vostri lavori? E' una ragione in piu' per contattarlo. Non tralasciate mai di ringraziare qualcuno per complimenti ricevuti: oltre ad essere buona norma di galateo, e' un investimento che da sempre buoni dividendi. Come nel caso delle "firme famose", anche in questo caso vale la regola dello scambio epistolare. I critici sono per natura grafomani, quindi non esitate a spedir loro lunghe lettere: quasi certamente riceverete risposte interessanti, notizie utili, suggerimenti di cui far tesoro. E' altresi' una buona esperienza sottoporre a critici letterari (quelli disposti a farlo, ovviamente) le opere non ancora pubblicate, pregandoli di formulare un giudizio, anche impietoso, sulle stesse. Cosi' facendo, l'autore potra' forse rischiare l'infarto, ma avra' occasione di osservare il proprio lavoro da una differente angolazione, e di trarre da quest'osservazione ottimi insegnamenti. Certo, dovra' mettere da parte gelosie, preconcetti, sindromi di onnipotenza: il gioco, dopotutto, vale la candela. Un consiglio che ci si permette di dare e' quello di inviare copie omaggio delle proprie opere, non appena pubblicate, a tutti i critici che si conoscono, accompagnandole da lettere in cui vi dite ansiosi di conoscere il loro giudizio professionale su quanto scritto. Questo compito, facendo parte della normale routine di promozione, dovrebbe spettare per definizione alla Casa Editrice, ma e' meglio non coltivare troppe illusioni a riguardo: dal gradino degli editori "distratti" in su sulla Scala Gutenberg, tutti tendono a trascurare se non a dimenticare. E poi, l'omaggio dell'autore ha un significato diverso da quello dell'editore: mentre il secondo e' dichiaratamente formale, il primo puo' rappresentare una cortesia sincera, e per questo e' di gran lunga piu' apprezzata. Il bravo scrittore deve saper essere anche un buon diplomatico. Cos'altro puo' fare un autore per promuovere le proprie opere? Stimolare la grande Casa Editrice in genere e' inutile: notoriamente e' difficile smuovere gli elefanti. Viceversa, coordinare incontri, presentazioni e conferenze con un piccolo editore e' abbastanza semplice. Un interessante esperimento, poi, e' quello della "pubblica lettura", condotto con successo, ad esempio, da autori come Alessandro Baricco, e tentato tempo fa in televisione da Corrado Augias, nel suo "Babele". L'autore, invitato in una biblioteca, in un locale, in una libreria, legge brani della sua opera ed affronta in tempo reale il giudizio del pubblico. Molti aspiranti autori, ne sono sicuro, a questa prospettiva impallidiranno, altri storceranno il naso, altri ancora rifiuteranno persino di prendere in considerazione l'idea. "Vogliamo essere scrittori" penseranno "Non certo oratori, o intrattenitori di serate mondane". Ma il messaggio di questo manuale, che a questo punto dovrebbe essere piu' che chiaro, e' il seguente: il lavoro del narratore non termina affatto dopo aver scritto la parola "Fine"; al contrario, proprio allora comincia la parte piu' difficile. Ultimo argomento per il breviario per l'aspirante scrittore, la stesura di un contratto di pubblicazione: nella prossima (e conclusiva) puntata si analizzeranno le principali voci del contratto standard, si fara' luce sul come e sul perche' dei termini, si discutera' delle clausole piu' oscure, e soprattutto si puntualizzera' cosa l'autore puo' chiedere, cosa deve chiedere, e cosa non puo' assolutamente fare a meno di chiedere. Alla prossima. ---------------------------------------------------------------------------- [SCRIPT] ******************************************************************* ---------------------------------------------------------------------------- PIU' A NORD DEL FUTURO racconto di Angelo De Ceglie ---------------------------------------------------------------------------- La bufera di neve colse Juergen mentre si trovava a circa cinquecento metri dall'igloo termico. Vi diresse la motoslitta, sfidando i venti del tempo che soffiavano dal Nord scivolando sul suolo ghiacciato col motore che rombava e ansava. Di fianco alla cupola trasparente sostava gia' una versione cingolata grande oltre il doppio della sua slitta. Juergen fece calare le zanche d'ancoraggio e scese dall'abitacolo Si avvicino' alle pareti ricurve agitando le braccia. Lentamente, la figura all'interno fece un cenno con la mano. Juergen si infilo' nel cunicolo d'ingresso. La porta interna si apri' un attimo dopo che si fu richiusa quella esterna. Juergen entro. Freddo e vento della Zona rimasero fuori. L'igloo aveva un diametro di circa quattro metri. Seduta sul suolo di plastica dietro alcuni strumentl stava una donna vestita di scuro, dal viso affilato, gli occhi e i capell neri, lo sguardo profondo e penetrante. Juergen si raddrizzo' scuotenadosi la neve dalla tuta molecolare. Fece scivolare all'indietro il cappuccio imbottito, levo' gli occhiali da montagna dalle lenti incrostate di cristalli di ghiaccio. Prese a sfilarsi i guanti pesanti, fissando attraverso le lucide pareti trasparenti il turbinare della neve. Sorrise. -- molto intimo, qui. Senza una parola, la donna sollevo' una mano a sfiorare un pulsante. L'emisfero cristallino parve impercettibilmente velarsi. -- perspex polarizzato, -- disse lei. -- Se voglio, posso opacizzare completamente le pareti per l'esterno. Juergen scrollo' lievemente le spalle. Infilo' i guanti in una tasca della tuta. -- Posso sedermi? -- chiese. La donna annui' col capo. Juergen si lascio' scivolare al suolo incrociando le gambe. Lei spense lo schermo video del suo computer e prese a osservarlo in silenzio. Rimasero coci' alcuni minuti, come impacciati. Fuori, il vento soffiava e sibilava. -- Vieni da piu' a sud dello zero? -- chiese infine lei. Lui parve riscuotersi. -- Come ? -- Vieni dal passato, voglio dire? -- Si' -- Un altro -- mormoro' lei. Reclino' la schiena all'indietro contro la spalliera di un basso bizzarro sedile. -- Da quale anno? -- Da poco prima del 2200. -- Appena piu' a sud del presente -- disse lei. Si raddrizzo' nuovamente. -- Di certo saprai che per convenzione si e' stabilito che il presente corrisponda alla temperatura zero gradi centigradi. Juergen annui' col capo. -- Si', -- disse, -- lo sapevo. Lei torno' a piegarsi all'indietro. Lo fisso' dritto negli occhi. -- Qual'e' il tuo nome? -- Mi chiamo Juergen. -- Vieni dalla vecchia Germania, allora? Juergen annui' ancora. -- Il mio name e' Katya, -- disse la donna. -- Io provengo invece dal freddo. La mia epoca dista oltre quattrocento anni dalla tua, nel futuro reale. -- Fece una breve pausa. -- Sono una scienziata. Ho il compito di studiare la Zona. Juergen si fece piu' attento. Non parlo', attendendo che lei proseguisse. -- Juergen, -- disse Katya, -- dove sei diretto? Lui sospiro' sordamente. Fece un gesto vago con la mano. -- A Nord, -- disse. -- Tu vuoi vedere il futuro. -- Era un'affermazione, piu' che una domanda. -- Cosa stai cercando? Juergen allargo' le braccia e scrollo' il capo. -- Non chiedermi questo, Katya. Non chiedermelo. Non lo so, nemmeno io stesso so cosa sto cercando. -- Perche' lo fai, dunque? Juergen sorrise lievemente. -- Cos'e' che mi spinge? Non credo di essere in .grado di identificarlo. Lei si volse per un istante verso la tormenta, all'esterno. -- Da quanti giorni sei nella Zona? -- Da circa una settimana. -- Hai incontrato qualcuno che andasse verso Sud? -- No. -- Io, -- disse Katya, -- mi trovo nella Zona di Transizione da oltre un mese di tempo oggettivo. la terza volta che ci vengo, eppure non riesco ancora ad abituarmi all'assenza completa dei cicli di luce. Quest'abbagliante alba continua, immutabile, e' sconvolgente. -- Torno' a fissare Juergen. -- In questi periodi ho incrociato solamente due uomini che andavano a Sud. La gran parte di coloro che entrano nella Zona e' diretta a Nord, came te. Vanno verso ii futuro. E tutti rispondono pressoche' nell'identico modo alle mie domande. Juergen allargo' le labbra in una smorfia come divertita. -- Ci assomigliamo tutti, vedi? Probabilmente il passato, per noi, non riveste lo stesso fascino. Si sposto' sulle gamoe e regolo' sulla posizione neutra la temperatura della tuta molecolare. Cominciava ad avere troppo caldo, li' dentro. La tempesta, fuori, andava scemando. Per un attimo, provo' a raffigurarsi mentalmente le centinaia di esseri come lui persi tra i ghiacci nel reticolo delle Torri di Trasferimento, in balia dei possenti venti del tempo. si riscosse. Distolse lo sguardo dalle pareti ricurve. Torno' a fissare Katya. -- Parlami della Zona, -- le disse. -- Tu la conosci molto bene, ormai. Descrivimela. Lei torno' a posare le mani in grembo. -- La Zona? Non c'e' molto da dire, in effetti. Credo che tu abbia gia' visto pressoche' tutto cio' che c'e da vedere. La Zona non possiede poli magnetici. Nord e Sud non sono che termini usati per convenzione. La temperatura scende andando al Nord e sale invece andando al Sud. Qui al Nord c'e' sempre vento, e le bufere di neve sono continue, seppur molto brevi. Le Torri appaiono disposte in apparenza a caso, ma mi sto convincendo che siano state collocate invece in base a uno schema ben preciso. Fece una pausa. Tiro' un profondo respiro. -- Prosegui, -- disse Juergen. -- Ti ascolto. -- Due cose probabilmente non conosci. Il rapporto tra spazio e tempo oggettivo, nella Zona, non e' costante. Varia allontanandosi dallo zero. Il grafico della curva rappresenta un'iperbole asintotica. -- Non capisco, -- disse Juergen arricciando gli occhi. -- Cosa vuoi dire? -- Procedendo verso Nord, la distanza da percorrere a parita' di tempo oggettivo aumenta progressivamente, mentre in proporzione la temperatura cala sempre piu' lentamente. L'opposto accade andando verso Sud. Gli anni del tempo reale si fanno sempre piu' vicini, e parallelamente la temperatura sale sempre piu' in fretta. Juergen scosse il capo. Si passo' una mano sulla barba, pensoso. Provo' a immaginare l'inferno bruciato che doveva essere la Zone di Transizione duemila anni a sud dello Zero, cosi' alieno rispetto al panorama glaciale che lo circondava in quel momento -- Qual'e' l'altra cosa? -- domando'. -- La Zona sta scivolando lentamente verso Sud, -- disse Katya. -- Se tu rimanessi fermo in questo punto, fra trent'anni ti troveresti in un clima temperato. La Zona andava a sud, penso' Juergen. Il tempo si muoveva. Secoli e millenni sarebbero finiti per essere consumati, disseccati, riarsi -- Katya, -- disse, -- chi ha costruito la Zona? Ora fu lei a sorridere, per la prima volta. -- Questa e' una domanda che tu non puoi fare a me. La Zona esiste, tutto qui. Il soffio del vento si era pressoche' placato. D'improvviso, negli strati alti dell'atmosfera, si scateno' una tempesta radioattiva. Lunghe striature multicolori si inseguirono per alcuni minuti, illuminando i ghiacci di smeraldo, di carminio, di cobalto, riverberando nell'igloo. Essi rimasero a parlare ancora una ventina di minuti, raccontando di se', delle proprie epoche. Poi Juergen si sollevo'. Il cielo, o cio' che appariva come tale, era tornato a essere prefettamente limpido. -- Devo andare, ora, -- disse. -- In quale anno farai la prima tappa? -- chiese Katya. Juergen mosse le mani intorno. -- Non lo so. Quando saro' stanco di stare qui, penso. O quando iniziera' a mancarmi qualcosa dell'equipaggiamento. Torno' a infilarsi i guanti. Anche Katya si alzo', indosso una tuta a sua volta. Uscirono sulla neve, nella violenta luminescenza della Zona. In quell'attimo, tra le cime di due Torri distanti fra loro non meno di cinquanta chilometri, ci fu un'immane scarica elettrostatica. Forse in quel momento qualcuno era entrato nella Zona. Juergen, allora, non pote' fare a meno di pensare alle migliaia e migliaia di Torri di Trasferimento e a quell'unica Torre alta quattro chilcmetri posta nel deserto dei Gobi, sulla Terra del tempo reale. Ti ringrazio dell'ospitalita', -- disse a Katya, -- delle informazioni. Lei scosse il capo. -- Ti auguro di proseguire bene il viaggio. Juergen sali' nell'abitacolo della motoslitta. Fisso' attraverso il finestrino l'orizzonte terribilmente piatto della Zona. La', lontana duemila chilometri come due milioni, stava la sottile linea retta di una catena di montagne che delimitava, o forse no, la Zona. Non ne avrebbe conosciuto mai il significato. Ritiro' le zanche e mise in moto. Fece un cenno di saluto a Katya con la mano, si avvio'. Lei rimase a osservarlo finche' il veicolo non si fu perso tra i ghiacci e i riflessi. Quindi rientro' nell'igloo. Dentro, resto' immobile alcuni minuti, ripensando a quell'uomo sperduto tra le rigide ere innevate. E lo vide diretto tenacemente verso il freddo profondo, la' verso il gelo dei tempi, piu' a nord del futuro. La Spada Spezzata 13, 1985. 3o classificato Premio Fredric Brown 1984. ---------------------------------------------------------------------------- I presenti testi possono essere letti in linea o scaricati, e possono essere diffusi per via telematica senza limitazioni. I testi sono di proprieta' degli autori e non possono essere utilizzati per scopi commerciali, pubblicati su riviste commerciali o inseriti in CD-Rom, senza previa autorizzazione. ----------------------------------------------------------------------------