######### ############ #### ##### ########### ########### ############# #### ########### ############# ############ ############# #### ############### ############## #### #### #### #### ##### ##### ##### #### #### ############# #### #### #### ############ #### #### ############# #### #### #### ############ #### #### #### ##### ##### ##### ##### ############ ############# ############ ############### ############## ########### ############# ############ ########## ############# ######### ############ ########### ##### ########### ---------------------------------------------------------------------------- S C I E N C E F I C T I O N C Y B E R Z I N E ---------------------------------------------------------------------------- M A G A Z I N E Delos Science Fiction 17 / Giugno 1996 ---------------------------------------------------------------------------- Visitate la versione WWW di Delos su Internet a http://www.mclink.it/n/delos contenente anche racconti, collegamenti ipertestuali con altri siti e altro. ---------------------------------------------------------------------------- Usate un font monospazio (Courier) per leggere e stampare Delos vers. testo. ---------------------------------------------------------------------------- In questo numero: - I CREATORI DI BLADE RUNNER a cura di Monica Dapiaggi - I SEGRETI DI BLADE RUNNER - INTERVISTA CON ROBERT J. SAWYER di Luigi Pachi' - URANIA CAMBIA VOLTO di Franco Forte - INTERVISTA CON SILVIO CANAVESE di Francesco Grasso - LEONARDO racconto di Francesco Pomponio ---------------------------------------------------------------------------- **************************************************************************** [VIEWS] i creatori di BLADE RUNNER ---------------------------------------------------------------------------- Nessuno meglio dell'autore puo' descrivere le idee, le difficolta', le soddisfazioni che stanno dietro la propria opera. Nel caso di Blade Runner, il film culto da molti giudicato il miglior film di fantascienza (e non?) di tutti i tempi, gli autori che lo hanno reso tale sono senza dubbio almeno quattro persone: Ridley Scott, il regista, Harrison Ford, l'attore, Douglas Trumbull, curatore degli effetti speciali, e Philip K. Dick, autore del romanzo dal quale fu tratto il film. A cura di Monica Dapiaggi Interviste tratte dal The Blade Runner Official Magazine ---------------------------------------------------------------------------- Una cosa e' certa: guardando Blade Runner non si puo' restare indifferenti. Vari fattori competono a rendere questo film cosi' incredibilmente reale: l'atmosfera della citta', l'interpretazione perfetta di Harrison Ford, gli effetti speciali, la cura per i particolari e, naturalmente, la trama intrigante. Tra le persone che hanno visto questo film, non ne ho mai sentita nessuna dire di essersi annoiata. Anche se, come e' capitato a me la prima volta che ho visto il film, si e' in un momento di particolare tristezza, non si puo' guardare il film senza assorbire un po' di quella magica atmosfera. Blade Runner non e' un film di fantascienza realistico, e' un film REALE, un film che descrive la realta' che magari ci troveremo a vivere tra qualche anno. Cio' che piu' colpisce lo spettatore e' quell'essere trascinato in un mondo diverso dal proprio, del quale pero' si sente partecipe; infatti cio' che vede sullo schermo non e' poi cosi' diverso da cio' che egli stesso si aspetta dal proprio mondo in un prossimo futuro. Cosa ha reso cosi' magica l'atmosfera che si respira guardando Blade Runner? Philip K. Dick, l'autore di Do androids dream of electric sheep? (Cacciatori di Androidi, Editrice Nord), il romanzo da cui e' tratta la sceneggiatura di Blade Runner, ha cosi' spiegato il suo punto di vista. "Tutto cio' che posso dire e' che il mondo in Blade Runner e' il luogo dove io effettivamente vivo. Cioe' dove penso di essere. Questo mondo e' il mondo dove ogni persona del pubblico vivra'. Non sara' il mio mondo privato. E' un mondo dove ogni persona che entrera' nel cinema e si siedera' e guardera' il film verra' catturata; e il mondo e' cosi' coinvolgente, cosi' profondamente coinvolgente che sara' molto difficile per le persone uscirne e tornare alla normalita'. Non appena il film comincia, lo spettatore viene istantaneamente trasportato dal suo mondo a quel mondo e sente veramente di essere parte di quel mondo. Penso che la cosa piu' eccitante sia che si tratti di un mondo vivibile. Un mondo dove la gente effettivamente vive. Non e' una colonia spaziale igienicamente sterile, che sembra un modello visto all'istituto Smithsoniano. No, e' un mondo dove la gente vive. E le automobili usano gas e sono sporche e c'e' una pioggerellina sporca e lo smog. E' terribilmente convincente quando lo guardi. Tutti sembrano avere qualche affare da sbrigare. Tutti sono indaffarati in qualcosa. Questo e' cio' che effetivamente si vede in una vera metropoli. Ti chiedi in continuazione chi siano queste persone, cosa stiano facendo, che tipo di vita vivano. Diventi terribilmente curioso a proposito delle vita stupendamente complessa di questa metropoli. Cosa c'e' dietro quelle porte chiuse? Cosa succede dietro quelle finestre illuminate? Ti lasciano dare un'occhiata, ma non ti raccontano mai la storia completa." Ridley Scott si impegno' molto per dare al film quell'impronta di realta' cosi' coinvolgente per lo spettatore; la citta' di Blade Runner potrebbe sembrare una delle grandi citta' americane di oggi, nelle quali "passeggiando attraverso le loro parti appena costruite, si vede sporcizia ed edifici sempre piu' grandi". Il regista non e' caduto in un errore molto comune tra i cineasti di fantascienza, mostrare persone vestite e acconciate in modo futuristico: "La moda non cambiera' cosi' drasticamente in quaranta anni. Penso che esista sempre un terribile errore in cui cadono sistematicamente i registi, la sindrome delle chiusure lampo diagonali e dei capelli argentati. Quando giri una storia ambientata nel futuro, a meno che tu non debba parlare di avvenimenti che accadranno tra 100, 200, 300 anni, non vedrai mai un cambiamento cosi' drastico. Sicuramente non in quaranta anni." La trama del film, come tutti sanno, si basa sulla caccia ai replicanti da parte del detective Rick Deckard (interpretato da un grandissimo Harrison Ford). Ma cosa sono i replicanti? "Un replicante e' essenzialmente un essere umano" - sostiene Scott - "una coltura di carne, molto avanzata e altamente perfetta. Questa e' la dicotomia che rende peculiare l'intera storia. Il compito del detective e' quello di essere una specie di poliziotto, ma anche uno sterminatore, se necessario. Il suo lavoro e' quello di dare la caccia ai replicanti che trovano la strada per arrivare nella citta'. Essi non hanno alcun diritto di essere li', perche' i replicanti sono stati costruiti originariamente per situazioni particolari, applicazioni militari, industriali, lavoro nelle miniere. Essi rappresentano una specie di generazione di seconda classe, creata per ambienti inospitali o lavori pericolosi o semplicemente noiosi. Potrebbe arrivare il momento in cui, mentre mandiamo un astronauta nello spazio profondo, sappendo che non tornera' indietro, vorremo mandare un replicante al suo posto." Ma i replicanti pensano? A cosa pensano? Hanno un'anima? Hanno coscienza di se' e degli altri esseri viventi? "Il test di Voight-Kampff e' probabilmente il test oggettivamente piu' valido mai pensato - ha detto Philip Dick - poiche' testa qualcosa che va al di la' dell'intelligenza, ma che resta comunque una forma di intelligenza. Si tratta di una sorta di intelligenza 'superiore', cioe' dell'interesse verso gli altri esseri viventi. Cio' che il test chiede effettivamente ai replicanti di dimostrare e' il rispetto delle altre forme di vita. I replicanti hanno diritto allo stesso rispetto, ma soltanto se dimostrano di averne essi stessi. Lo scopo della storia e' quello di mostrare che, nel suo lavoro di cacciatore di replicanti, Deckard diventa progressivamente de-umanizzato. Nello stesso tempo, il pubblico si rende conto che i replicanti diventano sempre piu' umani. Alla fine, Deckard deve chiedersi cosa stia facendo e quale sia la differenza essenziale tra lui e loro. E, per procedere ancora di un passo, chi e' lui se non c'e' alcuna reale differenza?" Il fascino del film e' dovuto, oltre che alla particolare atmosfera che lo pervade e alla storia appassionante, anche alla scelta azzeccata del cast e alla bravura degli attori nel calarsi nei rispettivi personaggi. "Vedere Rutger Hauer come Batty" - ha detto l'autore - "mi ha spaventato a morte, perche' era esattamente come io avevo dipinto Batty, ed aveva anche qualcosa in piu'. Avrei potuto scegliere Sean Young tra centinaia di donne, per interpretare la parte di Rachel. Sean ha l'aspetto giusto." Ma il personaggio che ha piu' colpito Dick e' stato Deckard. "Ovviamente Harrison Ford e' piu' simile alla mia idea di Rick Deckard di quanto io potessi mai immaginare. Voglio dire che e' assolutamente incredibile. E' stato addirittura qualcosa di soprannaturale quando ho guardato per la prima volta delle foto di Harrison Ford tratte dal film. Ho pensato: 'Questo personaggio, Deckard, esiste veramente'. C'e' stato un momento in cui non esisteva, ma adesso esiste. Egli e', in larga parte, risultato della bravura di Harrison Ford. E ora c'e', in qualche strano modo, un genuino, autentico, reale Deckard. Alcuni amici che hanno guardato le stesse foto, dopo aver letto il romanzo, mi dissero: 'Ti rendi conto che, se tu non avessi scritto quel libro, Harrison Ford non avrebbe mai indossato quella cravatta e quel vestito?'. Io risposi: 'E' vero. Ma cio' che e' ancora piu' eccitante e' che, se Harrison Ford non avesse mai interpretato quel ruolo, Deckard non sarebbe mai stato una persona reale.' Ford irradia un alone di tremenda realta' quando lo guardi. E vederlo come un personaggio creato da me e' per me un'esperienza incredibile, quasi soprannaturale." La cura per i particolari si vede anche nella preparazione dei personaggi da parte del regista e degli attori: "Prima del film" - ha raccontato Scott - "ho passato un po' di tempo con gli attori, per cercare una dimensione per i loro personaggi. Dopo un certo periodo di discussioni, l'attore comincia a capire se cio' che lui sente va d'accordo con quello che io voglio, e comincia a formare il personaggio sulla strada giusta. E' quasi come una scultura. Cominci a costruire gradatamente il personaggio man mano che vai avanti. Trovo anche molto utile scrivere una biografia di ciascun personaggio - serve a dare la direzione giusta all'attore. Ho passato molto tempo a spiegare a Rutger e Brion come i replicanti fossero stati originariamente costruiti e quali doveri avessero. E' stato quasi come dare loro una storia di come la scienza avesse raggiunto quella particolare applicazione, per quali usi fossero stati pensati, e come fossero diventati una generazione di seconda classe. Gli attori hanno cominciato a capire e a fare domande. Non appena riesci ad ottenere che un attore faccia domande, sai che stai andando da qualche parte." "Alla fine, e' l'attore che deve fare la sua parte e farla rientrare nel contesto del film" - ha detto Harrison Ford - "Cosi', mentre il lavoro del regista e' incredibilmente complicato e difficile, per l'attore ci sono sempre elementi non risolti - come ad esempio se il personaggio debba portare il suo fucile in una certa posizione oppure in un'altra. Questi possono essere dei semplici dettagli, ma possono venire decisi soltanto quando qualcuno possiede un forte feeling per le cose e riesce a formarsi un punto di vista. Il personaggio Deckard alla fine ci riesce e comincia a formarsi un punto di vista sulle cose che lo circondano." Il rendere Deckard un personaggio dotato di una forte realta' e' stato in gran parte lavoro di Harrison Ford, anche per quanto riguarda i particolari che possono sembrare insignificanti. In particolare, Harrison Ford ha deciso quale look dovesse avere il suo personaggio per essere ricordato: "Il taglio di capelli e' stato una mia idea. Ridley aveva pensato che il personaggio dovesse portare un ampio cappello di feltro, prima di vedere "I predatori dell'arca perduta". Era importante per me non avere sempre lo stesso cappello in un film dopo l'altro. Non volevo trasportare il bagaglio di un progetto in un altro. Quindi il cappello e' stato eliminato. Ridly voleva pero' qualcosa per dare un aspetto particolare al personaggio e io volevo qualcosa di semplice. Cosi' mi sono fatto quel taglio di capelli, pensando che avrebbe dato al personaggio una certa definizione, un suo particolare look." ---------------------------------------------------------------------------- Holden: So you look down and see a tortoise. It's crawling toward you... Leon: A tortoise. What's that? Holden: Know what a turtle is? Leon: Of course. Leon: Of course. Holden: Same thing. Leon: I never seen a turtle. But I understand what you mean. Holden: You reach down and flip the tortoise over on its back, Leon. Leon: You make up these questions, Mr. Holden, or do they write 'em down for you? Holden: The tortoise lays on its back, its belly baking in the hot sun, beating its legs trying to turn itself over. But it can't. Not with out your help. But you're not helping. Leon: Whatya means, I'm not helping? Holden: I mean you're not helping! Why is that, Leon? They're just questions, Leon. In answer to your query, they're written down for me. It's a test designed to provoke an emotional response. Shall we continue? Describe in single words. Only the good things that come to your mind. About your mother. Leon: My mother... I'll tell you about my mother. ---------------------------------------------------------------------------- Il senso di realta' del film e' dato anche da un'estrema cura nello studiare gli effetti speciali, complicati dalla presenza, nella citta' di luci e colori e ombre di cui non si poteva non tenere conto: "In un film come Star Trek o Guerre Stellari - racconto' il curatore degli effetti speciali, Douglas Trumbull - "ci sono veicoli spaziali che volano nello spazio e non interagiscono con niente. Non ci sono riflessi sulla superficie del veicolo e nessuna particolare complessita' nel gioco di luci. L'illuminazione di modellini come quelli e' abbastanza semplice. Ma quando si ha a che fare con un modellino che interagisce con un ambiente vero oppure con un ambiente fatto anch'esso di modellini, la cosa diventa molto complicata. Per esempio, i veicoli in Blade Runner hanno un sacco di luci e queste luci devono riflettersi sui palazzi in miniatura. Se i palazzi hanno anch'essi delle luci, esse devono riflettersi sui modellini dei veicoli. E, inoltre, essi vengono filmati in due tempi diversi. E' veramente cruciale pensare esattamente a come far funzionare tutto il sistema di luci interagenti. E' difficile fotografare modellini spaziali che abbiano degli elementi di grigio e di pioggia a fare interferenza ottica. Fumo, sporco e fuoco sono tutti elementi aggiunti. E, tradizionalmente, acqua e fuoco sono i maggiori problemi per gli esperti in effetti speciali, in quanto e' molto difficile ottenerli alla giusta scala. Se cio' non viene fatto nel modo giusto, gli occhi lo notano immediatamente. E' stato fatto molto lavoro nell'ottenere effetti di pioggia su larga scala. Per esempio, quando si vedono filmati di modellini e c'e' la pioggia che scende nel fotogramma o pioggia in distanza, quella pioggia e' stata filmata di notte, dove non c'e' nient'altro. E' solo pioggia senza nient'altro e quella pioggia viene sovrapposta al modellino otticamente. E' stato necessario utilizzare molti piu' livelli ottici che per un normale effetto nello spazio o per un "Incontro ravvicinato". Quindi, si e' trattato di fare delle notevoli migliorie agli effetti utilizzati in precedenza. Lo scopo era di fare in modo che i veicoli, le azioni dal vivo, la pioggia, gli effetti di luce, i cartelloni pubblicitari, le luci intermittenti, i neon, e i movimenti della telecamera fossero sincronizzati. Questi sono stati gli effetti ottici piu' complicati che siano mai stati realizzati.Ci sono piu' elementi in ogni fotogramma, piu' cose che si muovono in ogni fotogramma, piu' tecniche diverse in ogni fotogramma. Siamo veramente fieri di questi effetti. Si tratta di alcuni tra i migliori effetti che io abbia mai visto." Anche Harrison Ford ha raccontato la sua esperienza di attore alle prese con gli effetti speciali: "Abbiamo realizzato cose molto complicate. La scena in cui Batty compare nell'appartamento di Pris dopo che io sono stato colpito da lei e' un esempio. Cio' che Ridley voleva dal personaggio di Rutger Hauer era una dimostrazione delle sue incredibili abilita' proprio all'inizio del film." Harrison Ford continua dicendo: "La prima cosa che Ridley voleva dimostrare era la sua velocita', cosi' ha pensato ad un filmato in cui io arrivavo alla porta dell'appartamento, cercando un posto dove nascondermi e sorprenderlo. La telecamera era sopra la mia spalla e poteva registrare che il mio fucile si stava alzando e stava puntando su Rutger. Rutger entra nell'inquadratura, proiettando un'ombra che io vedo, ma non e' abbastanza vicino perche' io possa sparargli. Quando finalmente e' sufficientemente vicino, lo vedo e gli sparo. Ma egli si muove cosi' velocemente che non puo' essere colpito. Secondo le procedure standard, cio' sarebbe stato effettuato portando un attore nell'inquadratura, tagliando, portando l'attore fuori e sparando dove prima c'era l'attore. Cio' potrebbe convincere che egli era li' quando e' stato sparato il colpo. Ridley ha fatto qualcosa di piu' complesso, molto piu' difficile e certamente molto piu' convincente. Ha filmato Rutger ad una certa velocita', ha cambiato la velocita' della telecamera e l'ha fatto uscire dall'inquadratura ad un'altra velocita', molto piu' bassa, e cio' l'ha fatto sembrare molto piu' veloce, e effettivamente lo era." Cosa c'e', quindi, di cosi' speciale in un film come Blade Runner? Dai brani di intervista riportati sembra che sia un grande film, con una grande trama, con dei grandi attori, un grande regista e degli ottimi effetti speciali. Eppure tutto questo non basta a fare di Blade Runner il mito che e' effettivamente diventato. Allora qual e' il trucco per far diventare un grande film un mito? La risposta non e' facile, anche se credo si possa intuire leggendo tra le righe delle interviste. Come dire: il trucco c'e', ma non si vede. In un normale buon film, lo spettatore viene reso partecipe delle vicende dei protagonisti, mentre in Blade Runner lo spettatore "e'" il protagonista: che di voi non si e' sentito cosi' guardando Rutger Hauer durante la scena finale del film? ---------------------------------------------------------------------------- I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhauser gate. All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die. -- (Roy Batty) ---------------------------------------------------------------------------- **************************************************************************** [VIEWS] i segreti di BLADE RUNNER ---------------------------------------------------------------------------- Sul film Blade Runner, per la sua complessita', sia di trama che di messaggio, si potrebbe parlare veramente moltissimo. In questa pagina segnaliamo alcune curiosita', alcuni errori tecnici e dettagli di produzione, e vi introduciamo alla grande domanda: Deckard e' un replicante? Tratto dal Blade Runner FAQ a cura di Murray Chapman, traduzione italiana tratta da Terminus ---------------------------------------------------------------------------- Da dove viene il titolo? Blade Runner e' tratto dal romanzo di Philip K. Dick Do Androids Dream of Electric Sheep? (In italiano Cacciatore di Androidi, Editrice Nord, Cosmo Oro, n. 78), ma il titolo del film proviene da una storia di Alan E. Nourse (che trattava di persone che vendevano strumenti medici a dottori fuorilegge), i cui diritti, solo per il titolo, furono acquistati da Ridley Scott nel 1979. La questione del finale La fine del film venne modificata dalla produzione. Scott voleva concludere il film con la scena di Rachael e Deckard che entrano in ascensore, ma lo studio decise che il film necessitava di un finale piu' "felice", meno ambiguo. Le panoramiche aeree usate nella versione cinematografica del 1982 furono riprese dal film di Stanley Kubrik Shining (nel quale, per pura coincidenza, recitava Joe Turkel, il Tyrrel di Blade Runner). Nel settembre del 1992 la Warner Bros. ha prodotto e commercializzato la versione"integrale" di Blade Runner, chiamata The director's cut, dalla quale sono stati eliminati sia la voce narrante fuori campo che il lieto fine. Qual e' il significato dell'unicorno? Quando Rachael e Deckard lasciano l'appartamento di Deckard alla fine del film, lei urta contro un origami a forma di unicorno. L'unicorno e' l'ultima di una serie di figure origami che Gaff usa per provocare/prendere in giro Deckard. Nell'ufficio di Bryant, quando Deckard insiste nel dire che lui si e' ritirato, Gaff costruisce una gallina: "Hai paura di farlo". Piu' avanti costruisce un uomo con un'erezione: "sei attratto da lei". E, alla fine, l'unicorno: "stai sognando, puoi fuggire via con lei con lei ma lei non vivra'" (praticamente la stessa cosa che gli dice sul tetto). Un'interpretazione e' che l'unicorno fosse semplicemente un messaggio per Deckard, come a dirgli "So che hai Rachael, ma la lascero' vivere". Un'altra interpretazione (basata sulla sceneggiatura) e' che l'unicorno sia il simbolo di una sfida lanciata da Gaff, che dara' loro la caccia. L'unicorno e' stato per lungo tempo il simbolo della verginita' e della purezza (essendo bianco), la qual cosa coincide con lo stato di Rachael. La leggenda vuole che soltanto una vergine potesse catturare un unicorno. Gli unicorni sono estinti e Gaff potrebbe aver pensato lo stesso di Rachael, visto che anch'ella ha una durata di vita limitata. Altri possibili significati per l'unicorno - Rachael e' (e sempre sara') un replicante fra gli esseri umani e sara' differente da loro, come un unicorno in mezzo ai cavalli, a causa della sua breve vita. (Nel finale della prima versione, Deckard dice che lei invece non aveva una data di termine, che era un esperimento). - L'urtare di Rachael contro l'origami a forma di unicorno simboleggia la sua fuga dalla Tyrrel corporation, la quale la cerchera' solo in quanto replicante. Deckard pero' si innamora di lei come se si trattasse di un esser umano e cosi' facendo, rende umana anche lei. - L'unicorno di stagnola e' una cosa costruita, frutto della perizia dell'uomo, bello, luccicante e fragile ma allo stesso tempo costruito con un rifiuto. Esso viene facilmente distrutto. Ancora, esso e' in forma di animale, sebbene mitologico, e nel futuro ipotizzato in Blade Runner, le bestie della terra e i volatili del cielo sono destinati all'estinzione, eccetto che nella forma replicante". [Fonte: Rebecca Warner in Retrofitting Bladerunner]. La versione Director' cut contiene, comunque, una scena che non e' presente nella versione originale. E' la sequenza di un sogno, che mostra Deckard che sogna un unicorno bianco. Si potrebbe pensare a questo punto che Gaff sapesse che Deckard aveva sognato l'unicorno. Se Gaff sapeva cio' che Deckard sognava si potrebbe a questo punto affermare che Deckard sia un replicante egli stesso e che Gaff sapeva che egli avrebbe sognato l'unicorno allo stesso modo in cui Deckard sapeva del ragno fuori della finestra di Rachael. Qual e' il significato degli scacchi? La partita a scacchi fra Tyrell e Sebastian riproduce la conclusione di una vera partita giocata nel 1851 a Londra fra Anderssen e Kieseritzky. Tale partita E' considerata una delle piu' brillanti mai giocate, ed e' universalmente conosciuta come "The Immortal Game" (la partita immortale). The immortal game, in notazione algebrica era cosi': Anderssen - Kieseritzky (London 1851): 1 e4 e5 2 f4 exf4 3 Bc4 Qh4+ 4 Kf1 b5 5 Bxb5 Nf6 6 Nf3 Qh6 7 d3 Nh5 8 Nh4 Qg5 9 Nf5 c6 10 Rg1 cxb5 11 g4 Nf6 12 h4 Qg6 13 h5 Qg5 14 Qf3 Ng8 15 Bxf4 Qf6 16 Nc3 Bc5 17 Nd5 Qxb2 18 Bd6 Qxa1+ 19 Ke2 Bxg1 20 e5 Na6 21 Nxg7+ Kd8 22 Qf6+ Nf6 23 Be7 Scacco Matto. Le scacchiere nel film non sono allestite esattamente come avrebbero dovuto essere nell'immortal game, e la disposizione dei pezzi sulla scacchiera di Sebastian non corrisponde a quella sulla scacchiera di Tyrell. Il concetto di immortalita' contiene ovvie associazioni nel confronto a distanza fra Tyrell e Batty. Su un livello, la partita a scacchi rappresenta la lotta dei replicanti contro gli umani: gli umani considerano i replicanti come pedine, da rimuovere una per una. Gli individui replicanti (pedoni) cercano di divenire immortali (una regina). Su di un altro livello, il gioco fra Tyrell e Sebastian rappresenta la caccia, l'inseguimento che Batty sta eseguendo nei confronti di Tyrell. Tyrell commette un errore fatale nella partita a scacchi ed una altro errore fatale nel provare a ragionare con Batty. Il replicante scomparso Bryant dice a Deckard che c'erano sei replicanti, tre uomini, tre donne. Ovviamente, Roy e Leon sono due degli uomini e Pris e Zhora due delle donne. Bryant dice anche che uno di loro e' rimasto folgorato mentre cercava di entrare nel complesso della Tyrell, ma non ne specifica il sesso. Questo lascia fuori un replicante, o maschio o femmina. E' stato ipotizzato che Deckard fosse il sesto replicante, ma ci sono prove evidenti che negano questa ipotesi. In una delle versioni iniziali dello script "Mary" era il quinto replicante, e "Hodge" il sesto. Nella Workprint l'errore venne corretto e fu registrato che "due sono rimasti folgorati" ma poi nella versione ufficiale si pasticcio' nuovamente. Blade Runner e Alien Quando Gaff preleva Deckard, la sequenza di lancio sul computer e' la stessa usata da Scott in "Alien", quando il modulo di salvataggio si stacca dalla nave madre. Anche il display in bianco e nero della macchina per il test VK e' stato usato in Alien come display da muro. Quando Deckard entra nel suo appartamento, alla fine, il mormorio in sottofondo e' esattamente lo stesso di alcune parti del film "Alien". Le sigarette fumate in BR sono dello stesso color giallo di quelle che si vedono in "Alien". Da notare che tanto "Alien" quanto BR contengono "persone atrificiali" e che in entrambi i film c'e' ambiguita' su chi sia davvero umano. La differenza e' che Ash e' un robot con strutture meccaniche all'interno. Il Premio Hugo Blade Runner vinse il premio Hugo quale miglior spettacolo nel 1983 (battendo E.T). In un referendum eseguito fra i membri della convention della World Science fiction del 1992, Blade Runner e' stato considerato al terzo posto fra i migliori film di SF di tutti i tempi (dopo Guerre Stellari e 2001: Odissea nello spazio). ---------------------------------------------------------------------------- Errori tecnici * I sottotitoli norvegesi al film traducono la frase "Sushi... la mia ex moglie mi chiamava cosi'... pesce freddo" con "Sushi, mia moglie, mi chiamava pesce freddo" (!) * I sottotitoli in svedese cambiano il nome di Batty in "Beatty", modificano il numero della licenza di guida da 260354 a 26354 e (nella versione Director's Cut) cambiano "C-Beams" [raggi C] con "seabeams" [raggi di mare?!] * La versione cinematografica doppiata in tedesco cambia la parola "hardcopy" (della macchina Esper) in "solid copy", ma in Director's Cut, diventa "printout". * La traduzione italiana cambia i "raggi C" in "raggi B". "Skin-jobs" e' diventato "leatherworks" (lavori in pelle). * Tutte e due le versioni del film tradotte in spagnolo riportano "i bastioni di Orione" come "le spiagge di Orione" * La versione in video in danese traduce "off-world" come "sotterranee". * Nella primissima inquadratura di Batty, vediamo la sua mano che si stringe a pugno. Se guardate attentamente l'attimo in cui gira la mano appena prima che l'inquadratura cambi, potrete vedere il chiodo che spunta dal dorso della mano (nel laserdisc Criterion CAV: frames C-07 37124 e 37125). In realta' lui non infilera' il chiodo se non piu' tardi, nel film. * Ancora, nella stessa scena, benche' Roy si suppone debba esser solo (in una cabina telefonica) potete notare la mano di qualcuno sulla sua spalla. Si tratta di una scena successiva, con Tyrell, ribaltata a specchio. * Durante il test VK, Leon dice "My mother... let me tell you about my mother", ma quando Deckard ricorda mentre ritorna al suo appartamento, la voce di Leon dice "I'll tell you about my mother!" (nella versione italiana questa differenza non si evidenzia). Questo e' probabilmente uno scherzo di Scott, che gioca con la memoria del pubblico allo stesso modo in cui Tyrell scherza con quella di Deckard. * Il tatuaggio del serpente di Zhora appare solo dopo che la macchina Esper ha finito di zoomare, e quando esce fuori l'hard copy, la faccia di Zhora e' ad un angolo diverso da quella sullo schermo. * Quando la donna cambogiana mette la squama di serpente nel microscopio elettronico, non la tira fuori dalla bustina di plastica. Avremmo dovuto vedere quindi l'immagine di una busta di plastica! Il numero di serie che da' a Deckard non e' lo stesso di quello che si legge nell'immagine. Per di piu', l'immagine non e' quella di una squama di serpente, bensi' quella di una foglia femmina di marijuana! * Quando Deckard si reca da Ben Hassan (il venditore di serpenti), i movimenti delle labbra non corrispondono al dialogo. Sebbene nella preview di Denver/Dallas fosse corretto, il dialogo fu considerato insoddisfacente per altre ragioni. La non corrispondenza labbra/testo fu quindi un compromesso. * Nella scena in cui Zhora, colpita, cade attraverso le vetrine, lo stuntman non assomiglia per niente all'attrice, le ferite scompaiono e ricompaiono e per di piu' indossa stivali col tacco basso invece di quelli col tacco alto che si era infilata nel camerino. Il suono dei proiettili che la colpiscono non corrisponde a quanto si vede sullo schermo; ancora, e' possibile notare che in mano stringe la pompetta ed il tubicino per la sacca di sangue cosmetico che indossa. * Quando Leon lancia Deckard sul parabrezza della macchina, il parabrezza e' gia' rotto. Non e' detto pero' che si tratti di un vero "errore", in questo caso. * In tutte le versioni del film, la sequenza degli eventi e' la seguente: Deckard uccide Zhora e poi compra una bottiglia di Tsing Tao. Gaff lo conduce da Bryant. Deckard poi si accorge di Rachael e cerca di rintracciarla ma viene picchiato da Leon. Quando la sceneggiatura includeva Mary (un altro replicante), la sequenza degli eventi era invece cosi' prevista: Deckard uccide Zhora e si accorge che Rachael ha osservato la scena. Insegue allora Rachael, ma viene fermato e picchiato da Leon. Dopo che Rachael ha ucciso Leon, Deckard compra una bottiglia di Tsing Tao e avverte Rachael con un'occhiata che Gaff si sta avvicinando. Gaff lo conduce da Bryant, che gli dice che ce ne sono ancora quattro da far fuori (Roy, Pris, Mary e Rachael). Quando Mary venne eliminata dalla sceneggiatura, sorse un problema: Bryant avrebbe dovuto dire che ne rimanevano solo tre da far fuori (Roy, Pris e Rachael). Invece di rigirare la scena, la spostarono prima della morte di Leon (insieme alla scena in cui compra la bottiglia di Tsing Tao), cosi' che i quattro ancora da far fuori sarebbero stati Roy, Pris, Leon (e non Mary) e Rachael. La cosa funziono' quasi alla perfezione, se non fosse che in questo modo vi sono un paio di incogruenze: 1. Quando Deckard parla con Bryant, mostra ferite derivanti dal suo combattimento con Leon, benche' il combattimento non sia ancora avvenuto. 2. Visto che ha comprato la bottiglia prima del combattimento con Leon, essa dovrebbe esserci anche mentre lui insegue Rachael e mentre lotta con Leon (ma ovviamente non e' cosi'). La bottiglia riappare misteriosamente quando Deckard fa ritorno al suo appartamento. * Quando Pris esce dall'ascensore di Sebastian, i suoi capelli sono asciutti, ma quando e' dentro il suo appartamento, sono nuovamente bagnati. * I cavi di sostegno sono visibili ogni qual volta vien fatta una ripresa ravvicinata dello spinner che galleggia sopra le strade cittadine. Il cavo e' ben visibile quando Gaff parte con Deckard all'inizio del film. C'e' una ripresa ravvicinata dello spinner che decolla nella pioggia ed e' ben visibile la linea nel punto in cui si collega ad un parafango. Piu' avanti, quando la polizia sorvola Deckard che se ne sta seduto nella sua auto a farsi gli affari suoi, si puo' vedere il cavo, guardando molto attentamente. * Il makeup da orsetto lavatore di Pris cambia tre volte, leggermente. * Il makeup di Rachael cambia durante la scena d'amore. * Si scorge una ferita sul corpo di Pris prima che venga colpita. * Durante il duello fra Deckard e Batty, dopo che Deckard ha avuto indietro la sua pistola e si svincola, e' possibile notare le ombre del cameraman, dell'aiuto cameraman e della stessa cinecamera sul muro. * Mentre Batty tiene sollevato Deckard per il braccio, la camicia di Deckard e' fuori dai pantaloni. Quando invece e' tratto in salvo, la camicia e' a posto. ---------------------------------------------------------------------------- La grande discussione: Deckard e' un replicante? Questa domanda e' stata fonte di molti dibattiti fra i fan di BR. Le varie versioni del film danno credito a questa ipotesi in varia misura. Si potrebbe sostenere che nella versione cinematografica del 1982 Deckard non era un replicante, mentre nella versione Director's cut lo e'. Non esiste comunque una risposta definitiva: lo stesso Ridley Scott ha ammesso che, nonostante avesse concepito il finale in maniera ambigua, aveva intenzionalmente introdotto segnali sufficienti a far intendere che Deckard fosse un replicante. Indizi a favore dell'ipotesi Deckard-Replicante * Tanto Ridley Scott che Harrison Ford dissero che Deckard era supposto essere un replicante. Nel numero di Ottobre 1992 del Detail Magazine, Ford dice: "Blade Runner non e' uno dei miei film preferiti. Mi azzuffavo con Ridley. Il problema piu' grosso fu alla fine, lui voleva che il pubblico scoprisse che Deckard era un replicante. Io mi opposi a tale proposta perche' sentivo che il pubblico aveva bisogno di qualcuno per cui parteggiare". * La sceneggiatura finale conteneva una frase della voce fuori campo nella quale Deckard diceva "Lo seppi quella notte, sul tetto. Eravamo fratelli, Roy Batty ed io!" * Gaff sapeva che Deckard aveva sognato un unicorno, percio' Gaff sapeva che genere di sogni erano stati impiantati dentro Deckard (solo nella versione Director's Cut). * I replicanti hanno un debole per le fotografie, perche' esse costituiscono un legame col loro passato inesistente. l'appartamento di Deckard e' zeppo di foto, e nessuna di esse e' recente o a colori. Nonostante i suoi ricordi, Rachael ha bisogno di una foto come cuscino emotivo. Allo stesso modo Deckard avrebbe bisogno di foto, a dispetto dei suoi implanti di ricordi. Rachael suona il piano, e Deckard possiede un piano, nel suo appartamento. * Gaff dice a Deckard: "Hai fatto un lavoro da uomo, signore". Precedenti sceneggiature prevedevano che poi aggiungesse "ma sei sicuro di essere un uomo? E' difficile essere certi di chi sia chi, da queste parti." * Soltanto un replicante potrebbe sopravvivere alle botte che prende Deckard, e poi rimanere appeso al cornicione con due dita rotte. * L'ammonizione di Bryant "se non sei un poliziotto, non hai peso" potrebbe essere un allusione al fatto che Deckard sarebbe stato creato soltanto per mansioni di polizia. * Gli occhi di Deckard luccicano (giallo-arancio) quando dice a Rachael che lui non le avrebbe dato la caccia "ma qualcun altro si'". Deckard pero' e' alle spalle di Rachael ed e' fuori fuoco. * Roy conosceva il nome di Deckard, benche' nessuno gliel'avesse detto. Qualcuno ha ipotizzato che Deckard poteva aver avuto un ruolo nella ribellione dei replicanti sulla colonia extra mondo ma che era stato catturato dalla polizia ed usato per dar la caccia agli altri. In questo caso, Bryant allora include Deckard fra i cinque replicanti fuggiti. * La polizia non rischierebbe un umano per dar la caccia a quattro potenti replicanti, soprattutto visto che i replicanti erano progettati per lavori pericolosi. D'altro canto Deckard deve essere convinto di essere umano oppure non accetterebbe di dar la caccia ad altri replicanti. * Sembra che Gaff segua Deckard ovunque - si trova sulla scena di ogni eliminazione quasi immediatamente. Gaff e' sempre con Deckard, quando c'e' in giro il capo. Cio' suggerisce che Gaff sia in realta' il vero Blade Runner, e che Deckard sia solo un "tool" di cui si serve per i lavori sporchi. Indizi contro l'ipotesi Deckard-Replicante * Uno dei punti fondamentali del film e' quello in cui viene mostrato a Deckard (l'uomo comune) il valore della vita. "Com'e' vivere nel terrore?" Se tutti i personaggi fossero replicanti, il contrasto fra umani e replicanti sarebbe perduto. * Rachael aveva il sogno dell'unicorno inserito nella memoria e quindi il flash di Deckard (nella versione Director's cut) e' dovuto al fatto che lui ha visionato l'innesto di memoria. Allo stesso modo Gaff potrebbe aver visionato gli innesti di Rachael insieme a Deckard, alla Tyrell Corp. * E' plausibile che un replicante uccida altri replicanti? Perche' mai la polizia dovrebbe aver fiducia in lui? * Se si ammette che Deckard sia un replicante, cio' significa che vi e' una cospirazione fra la polizia e Tyrell. * I replicanti erano fuorilegge sulla Terra e pare improbabile che un replicante possa aver avuto una ex moglie. * Se Deckard fosse un replicante progettato per essere un Blade Runner, che motivo avrebbe avuto la polizia di implantargli dei ricordi sgradevoli del proprio lavoro? Non sarebbe stato piu' efficiente se fosse stato progettato fedele e contento del proprio lavoro? * Nel romanzo di Dick, Deckard non e' un replicante, benche' venga sottoposto al test, ad un certo punto, proprio per esserne sicuri. ---------------------------------------------------------------------------- **************************************************************************** [VIEWS] intervista con Robert J. Sawyer ---------------------------------------------------------------------------- Robert J. Sawyer e' l'autore del romanzo "Killer On-Line", al quale lo scorso aprile e' stato assegnato il Premio Nebula. Delos e' andata alla scoperta di questo nuovo, promettente autore. Luigi Pachi'. Delos: Abbiamo appena saputo che il mese scorso hai vinto il premio Nebula con il romanzo The Terminal Experiment, pubblicato in maggio dall'Editrice Nord col titolo Killer On-Line. Cosa si prova a vincere un premio cosi' importante? Te lo aspettavi? Sawyer: Senza dubbio, vincere il Nebula e' stata la cosa piu' importante che mi sia accaduta dal punto di vista professionale. E' stata davvero una sorpresa. Era la prima volta che entravo nelle nomination, e normalmente un autore entra in finale piu' volte prima di riuscire a vincere. Inoltre questo premio viene assegnato dall'Associazione degli Scrittori di Fantascienza e Fantasy d'America, e io non sono americano, ma canadese, e il libro e' ambientato in Canada. Mi aspettavo qualche tipo di pregiudizio verso il libro. Il libro e' stato pubblicato direttamente come tascabile - di solito i rilegati sono favoriti, ed e' stato l'unico a non essere inviato in gran quantita' ai membri della SFWA per cercare voti. Quando ho aperto la busta e ho letto il mio nome sull'invito al banchetto della premiazione, e' stato un colpo. Delos: Secondo la tua opinione, qual'e' stato l'ingrediente segreto del tuo romanzo che ti ha consentito di vincere il premio? Sawyer: Il grande scrittore americano William Faulkner una volta ha detto: il cuore umano in conflitto con se' stesso e' l'unico argomento sul quale valga la pena scrivere. Apparentemente la fantascienza sembra andare contro questa idea, pero'. Spesso tratta di tecnologia, o aspetti curiosi della scienza, ma raramente di qualcosa di umano. Killer On-Line e' un vero romanzo umano, e in senso letterario parla proprio del cuore umano, dell'anima, in conflitto con se' stesso. Il personaggio principale del romanzo si confronta con un'intelligenza artificiale che non e' altro che una simulazione della sua fin troppo imperfetta anima umana. Senza togliere nulla agli altri romanzi in finale al premio Nebula, penso che il mio fosse quello che trattava i temi piu' universali. La SFWA associa scrittori di ogni genere, letterari, avventurosi, di fantasy e di fantascienza classica. Il tema del mio libro sembra abbia fatto presa trasversalmente un po' su tutti. Delos: Potresti spiegare ai nostri lettori l'ambientazione della storia di Killer On-Line? Sawyer: Si svolge a Toronto, in Canada, nell'anno 2011... appena quindi anni nel futuro. Toronto e' la piu' grande citta' del Canada, molto moderna, molto pulita, etnicamente diversificata. Mi e' sempre sembrata un'ottima ambientazione per un romanzo di fantascienza, ma soltanto un paio di volte in passato e' stata usata a questo scopo. Il mio mondo del 2011 e' poco piu' avanzato di quello attuale. Non ci sono auto volanti o il teletrasporto. Ma c'e' una presenza molto piu' massiccia di computer nella vita di tutti i giorni. Una delle parti piu' terrificanti del romanzo riguarda la casa "intelligente" di una dei personaggi, una casa nella quale ogni lampada e ogni porta e ogni rubinetto sono controllati dal computer, che li rivolta contro di lei. Delos: Quale dei tuoi personaggi ti piace di piu', e perche'? Sawyer: Il mio personaggio preferito e' Sarkar Muhammed. Sarkar e' un amico di vecchia data del protagonista, Peter Hobson. Ha solide convinzioni morali - come molti musulmani - ma non e' un reazionario senza spessore, come spesso i musulmani sono descritti dai media. E' piuttosto un tipo divertente, fa un sacco di battute, e' brillante. E' stato molto divertente descriverlo. Delos: Quando hai cominciato a leggere, e poi a scrivere, fantascienza? Sawyer: Ho cominciato a leggere fantascienza quando avevo circa dieci anni. I miei genitori erano entrambi accademici, e mi hanno sempre incoraggiato a leggere. Quando mio padre scopri' che guardavo programmi di fantascienza alla televisione, invece di scoraggiarmi usci' e mi compro' qualche buon libro di sf. Lui non leggeva fantascienza, ma conosceva il nome di Isaac Asimov dai suoi libri scientifici, ed ecco perche' me lo fece conoscere. Cominciai a scrivere fantascienza molto giovane, e provai a vendere il mio primo racconto quando avevo solo diciannove anni. Delos: Quali sono le ragioni per cui scrivi fantascienza invece di altri generi? Sawyer: Ho scelto di scrivere fantascienza per diverse ragioni. Prima di tutto perche' mi piace leggerla. In secondo luogo, ero molto interessato alla scienza, e lo sono tuttora. Terzo, perche' la strada per una carriera di successo nella fantascienza mi e' sempre stata molto chiara: scrivi buoni racconti, li vendi, scrivi un romanzo, trovi un agente che lo rappresenti sulla base della fama che ti sei costruito con i racconti, e cosi' via. In altre branche della narrativa e' molto piu' difficile sfondare, anche se hai talento, mentre nella fantascienza la via e' aperta. Sembrava una meta raggiungibile, e questo per me era importante, visto che sono sempre stato molto pragmatico. Delos: Fantascienza classica, new age, cyberpunk: come classificheresti te stesso? In altre parole, senti piu' vicina alla tua la fantascienza scritta, per esempio, da Fred Pohl, James Ballard o William Gibson? Sawyer: Mi considero un autore dell'eta' d'oro aggiornato agli anni Novanta. Amo molto il sense of wonder e le idee stimolanti. Il mio autore preferito e' Arthur C. Clarke, e qualcuno una volta ha detto che io scrivo come Clarke, ma con una migliore caratterizzazione dei personaggi. Questa e' una definizione del mio lavoro che mi piace molto. Delos: Quali sono i tuoi romanzi e autori preferiti, oltre a Clarke? Sawyer: Per quanto riguarda la fantascienza i miei romanzi preferiti sono La porta dell'infinito di Frederick Pohl e Le fontane del paradiso di Arthur C. Clarke. Sono anche un grande appassionato dei racconti di Larry Niven. Al di fuori del genere, il mio romanzo preferito e' To Kill a Mockingbird di Harper Lee. Delos: Che riviste di fantascienza leggevi in passato, e quali leggi oggi? Trovi che siano cambiate? Sawyer: Ho sempre apprezzato le tra grandi riviste americane di fantascienza, Analog, la Isaac Asimov's e Fantasy and Science Fiction. Sono uno scrittore di fantascienza "hard", quindi Analog e' sempre stata la mia preferita; e' anche la rivista che e' cambiata di meno nelle ultime decadi. Il suo editor, Stanley Schmidt, sa esattamente cosa vogliono i suoi lettori, e riesce a darglielo tutti i mesi. Il piu' grande cambiamento nella rivista di Isaac Asimov, secondo me, e' una tendenza a pubblicare lavori con pochissimo contenuto fantascientifico. Non sono molto contento di questo fatto: ci sono molte opportunita' per la letteratura mainstream e cosi' poche per la fantascienza. Preferirei trovare vera fantascienza in ogni racconto. Delos: Gli alberi sono sempre di meno. Pensi che il futuro delle riviste sia su internet? Sawyer: Sospetto che l'editoria elettronica finira' per prevalere, ma non cosi' presto come molti futurologi pensano. Le riviste e i libri su carta hanno tutti i vantaggi sulle versioni elettroniche: sebbene milioni di persone siano connesse a internet, per ognuna di esse ce ne sono almeno mille che non lo sono. L'editoria in rete ha molti vantaggi per l'editore - maggiore visibilita', costi di distribuzione ridotti - ma non moltissimi per il lettore, e, nel mercato librario, e' il lettore che conta, alla fine. Delos: Cosa ne pensi dei cittadini di internet e della ciberautostrada nella societa' quotidiana? Quali evoluzioni prevedi? Sawyer: Internet ha raggiunto un punto di svolta cruciale. Tutti coloro che volevano esserci - che ne traevano beneficio immediato - ora ci sono. Ma molti, molti di piu' non sono collegati, che la considerano una moda, una mania, una perdita di tempo. Queste persone devono essere convinte a entrare in rete, e questo potrebbe essere difficile. Credo che il grande mutamento che vedremo sara' un allontanamento dall'interattivita' - come i newsgroup di Usenet - verso un semplice sistema di ricerca di informazioni senza contatto umano, come avviene col world wide web. Ironicamente, questo probabilmente portera' un gran numero di persone su internet, alla lunga. Molta gente viene bruciata molto rapidamente nei newsgroup a causa della durezza incredibile di alcuni partecipanti. Gli esseri umani non sono abituati a comunicare con brevi frammenti di testo sullo schermo di un computer; interpretiamo tutto cio' che e' scritto molto piu' seriamente di quanto intendesse l'autore. Finche' non troveremo il modo di rapportarci in questo modo, internet continuera' ad avere un muro che la terra' lontata da moltissima gente. Delos: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? C'e' qualche libro in arrivo? Sawyer: Ho tre libri finiti e pronti a uscire. Starplex e' un romanzo di hard sf ambientato in un lontano futuro, e uscira' in volume negli Stati Uniti in ottobre, dopo essere apparso a puntate su Analog. Frameshift e' un romanzo molto simile a Killer On-Line, ambientato nella nostra epoca e che affronta i problemi morali posti dall'ingegneria genetica. Infine, c'e' Illegal Alien, un vero e proprio processo con un avvocato difensore extraterrestre. Mi sto dando molto da fare, e mi godo ogni minuto. Delos: Grazie per la collaborazione, Robert, e auguri per altri grandi successi. ---------------------------------------------------------------------------- Il presente testo puo' essere letto in linea o scaricato, e puo' essere diffuso per via telematica senza limitazioni. Il testo e' pero' di proprieta' dell'autore e non puo' essere utilizzato per scopi commerciali, pubblicato su riviste commerciali o inserito in CD-Rom, senza la previa autorizzazione dell'autore. ---------------------------------------------------------------------------- **************************************************************************** [VIEWS] Urania cambia volto a cura di Franco Forte ---------------------------------------------------------------------------- Dopo tanti anni, le storiche collane di Mondadori "Urania", "Il giallo" e "Segretissimo" cambiano faccia. Ma e' una mutazione che va ben al di la' del puro aspetto grafico, e che lascia ben sperare per il settore della narrativa di genere. I Gialli Mondadori nascono nel 1929, Urania nel 1952, Segretissimo negli anni settanta. Chi piu' chi meno con diversi restiling, queste collane da edicola della Mondadori hanno segnato la storia della narrativa di genere in Italia. Con l'approdo di Stefano Magagnoli alla direzione di queste collane, ben presto alcuni cambiamenti decisivi hanno fatto sentire il loro peso nel panorama editoriale nostrano, sconvolgendo talvolta i criteri della comune editoria. Penso ai Miti Mondadori, che si sono subito piazzati in testa alla classifica dei libri piu' venduti in Italia, proponendo titoli forti in un'edizione economica dal forte impatto grafico e dal prezzo contenuto. Un'idea non certo nuova, visto che in America i paperback di questa concezione esistono da mezzo secolo, ma comunque un atto di coraggio da parte della Mondadori premiato con l'appoggio e l'entusiasmo del pubblico. A questo successo non poteva che seguire un autentico terremoto nelle collane economiche del gruppo, e le prime a farne le spese (o forse sarebbe meglio dire a beneficiarne) sono state proprio quelle storiche come i Gialli, Urania e Segretissimo. A partire da giugno 1996, infatti, queste collane subiranno un netto e radicale cambiamento. Pur mantenendo la linea editoriale nei contenuti (a parte Segretissimo, che dopo il termine della guerra fredda risente di un naturale calo d'interesse, e dovra' quindi cercare nuovi percorsi), il rinnovamento grafico sara' radicale e di notevole impatto. Il formato diventera' quello dei Miti, il prezzo di 5.900 lire, e le copertine cambieranno in modo radicale, adeguandosi alle nuove esigenze del pubblico sempre piu' influenzato dalla cultura a immagini della televisione e del cinema (senza dimenticare il computer). Il Giallo avra' una doppia copertina con la parte superiore di notevole impatto e quella inferiore con il vecchio cerchio contenente l'illustrazione che caratterizzava la precedente versione; Urania manterra' solo il nome della testata, peraltro con un logo diverso, molto piu' moderno ed efficace, cosi' come Segretissimo, e tutte le collane saranno impreziosite dai titoli e dai nomi degli autori in rilievo e con immagini a piena pagina. dai nomi degli autori in rilievo e con immagini a piena pagina. Ma altri cambiamenti altrettanto importanti sono alle porte. "Al principio di ogni mese" ci spiega Stefano Magagnoli, "usciranno in edicola contemporaneamente i due numeri di ogni collana che staranno fuori per tutti i canonici trenta giorni. Uno di questi titoli, il piu' rappresentativo, verra' distribuito anche il libreria, e per far questo abbiamo deciso di alzare le tirature fino a raggiungere le centomila copie per ogni titolo. Uno sforzo non indifferente che la Mondadori ha deciso di fare perche' crede in queste collane e nelle potenzialita' della narrativa popolare, che se proposta nel giusto modo e lanciata sul mercato con forza, ha la possibilita' di imporsi all'attenzione del pubblico. Per questo usciremo con copertine tutte in rilievo, per i gialli doppie copertine, prezzo popolarissimo, mezzo miliardo di pubblicita' televisiva e radiofonica, e il lancio ufficiale al Mystfest di Cattolica. Si tratta di un vero e proprio evento, nel senso che per la prima volta queste collane entreranno in libreria con uno spessore e una forza derivati non solo dai contenuti bensi' dalla loro intera concezione editoriale. Io credo infatti che per il livello dei contenuti dei libri che pubblichiamo il pubblico sia notevolmente ridotto. Non stiamo facendo arrivare il nostro prodotto al pubblico potenziale, bensi' solo a una ristretta parte di esso. Per questo il canale dell'edicola e' a nostro avviso limitativo per le possibilita' che il giallo e la fantascienza potrebbero avere. Non si capisce perche', ad esempio, nel cinema, nel fumetto, nella sensibilita' comune, nell'immaginario, la fantascienza cresca e sia in costante aumento nel gradimento del pubblico, mentre invece nel canale edicola vi sia una flessione leggera ma costante delle vendite che abbiamo registrato con regolarita' negli ultimi quindici anni. Nel rispetto della tradizione e del mantenimento del senso intrinseco di queste collane, quello che doveva cambiare era la concezione editoriale dei nostri prodotti. Abbiamo voluto continuare la tradizione dei gialli e di Urania, e per primi si sono battuti per questo proprio Leonardo Mondadori e Gianarturo Ferrari, che con un'operazione da vecchia editoria hanno voluto operare un sostanziale cambiamento senza rinunciare alla filosofia che ha generato e mantenuto per tanto tempo queste collane nelle edicole di tutta Italia, cercando di capire quale potrebbe essere il nostro nuovo pubblico per conquistarlo con nuovi e diversissimi filoni senza rinunciare a quanto gia' fornito fino ad oggi." Un'operazione complessa, dunque, che si presenta in modo innovativo dando uno scossone non indifferente all'editoria di genere, che fino a oggi sembrava fossilizzata in uno stanco scorrere di titoli e di numeri di collane senza un vero interesse da parte del grande pubblico. Operazione coraggiosa che non manchera' di dare i suoi frutti, anche perche' chi non ha coraggio difficilmente potra' essere premiato. E Magagnoli e i suoi collaboratori in Mondadori sembrano avere grandi riserve di fantasia, coraggio e spirito d'iniziativa. Si ringrazia Franco Clun per la ripresa delle copertine. Articolo apparso originariamente sul quotidiano "L'Avvenire" ---------------------------------------------------------------------------- Il presente testo puo' essere letto in linea o scaricato, e puo' essere diffuso per via telematica senza limitazioni. Il testo e' pero' di proprieta' dell'autore e non puo' essere utilizzato per scopi commerciali, pubblicato su riviste commerciali o inserito in CD-Rom, senza la previa autorizzazione dell'autore. ---------------------------------------------------------------------------- **************************************************************************** [VIEWS] intervista con Silvio Canavese ---------------------------------------------------------------------------- Silvio Canavese e' il direttore della "Keltia", una Casa Editrice di Aosta specializzata in opere fantasy e di fantascienza. Poiche', parallelamente ai consigli per gli aspiranti scrittori, Delos sta dando la parola ai principali editori del settore, abbiamo deciso di intervistarlo telefonicamente. Francesco Grasso. Delos: Buonasera, dottor Canavese. Innanzitutto, da cosa nasce il nome della vostra Casa Editrice? E' piuttosto insolito, no? Canavese "Keltia", ovvero il mondo dei celti... Il nome e' d'obbligo, data l'origine della Casa Editrice. La Keltia e' stata fondata da un circolo di cultori dell'antica civilta' celtica: noi soci del club ci interessavamo delle tradizioni di questo popolo, degli influssi che la loro cultura ha avuto e continua ad avere sul nostro folklore; facevamo studi sulla monetazione celtica, sulla musica, sugli antichi canti, sulle armi, la religione ecc. Delos: E come avvenne il passaggio alla fantasy ed alla fantascienza? Canavese: I membri di questo circolo, questo gruppo di amici con l'infatuazione per i celti, erano (o meglio sono) anche soci della World SF. Fu dunque quasi automatico unire le due passioni e tentare l'esperienza dell'editoria, con particolare attenzione ai temi del fantastico, dell'immaginario, della leggenda. Delos: Quando si compi' questa "nascita"? Canavese: Abbiamo fondato la Casa Editrice nel 1991, ma il primo volume venne alla luce nell'Aprile dell'anno successivo. Delos: Attualmente cosa avete in catalogo? Canavese: Ogni nostra collana prende il nome da una specie arborea: questo perche' gli alberi, le foreste, avevano un ruolo importante nella religiosita' celtica... Abbiamo i Calicanti, collana di fantascienza; i Cedri, collana di poesia e letteratura romantica; i Ginepri, collana di poesie d'autore; le Querce, collana di storia e saggistica; gli Ailanti, collana di narrativa "mainstream"; gli Eucalipti, collana di quaderni d'arte e calendari, tutti illustrati da Eta Musciad con grande cura e dovizia di particolari: ad esempio, nel calendario dei celti ogni oggetto disegnato e' realmente esistente in qualche museo. Delos: Questa cura delle illustrazioni vi caratterizza: basti pensare alle copertine dei vostri volumi... Canavese: Proprio cosi'. E questo e' particolarmente vero per le collane Calicanti d'Oro e Ginepri d'Oro, che raccolgono volumi numerati, a tiratura limitata (1000 per i Calicanti, 200 per i Ginepri), pensati proprio come opere d'arte, uniche, per collezionisti ed amatori. Delos: Quali sono i progetti della Keltia nel prossimo futuro? Canavese: Innanzi tutto un annuncio: quest'anno, per la prima volta, parteciperemo al Salone del Libro di Torino, in Maggio. E' un'occasione importante per farci conoscere, e ci teniamo molto. Per quanto riguarda le opere in cantiere, abbiamo intenzione di offrire maggiore spazio agli autori italiani: a breve e' prevista l'uscita di alcune antologie di racconti nella collana Calicanti. Delos: Questo ci fa piacere: dunque non siete tra quelli che pensano che la fantascienza italiana abbia poco mercato... Canavese: Lo sta acquistando adesso. In passato, e' vero, l'autore italiano era tranquillamente ignorato dai lettori di SF. Ma i colpevoli di questo stato di cose non erano certo le Case Editrici: al contrario, venivano spesso pubblicate opere penose, molto al di sotto della narrativa anglosassone, opere che hanno abbassato il credito del genere. Oggi, viceversa, sono spuntati autori nuovi, molto bravi, le cui capacita' non sono affatto inferiori a quelle degli scrittori americani... Ce ne rendiamo conto dai racconti finalisti del Premio Courmayeur, che ogni anno raccogliamo in antologia: si tratta di racconti di alto livello, veramente ben fatti... Quest'anno, poi, al premio hanno partecipato ben 220 racconti, poco piu' della meta' di genere fantasy-horror, il resto fantascienza. Delos: Cosi' tanti? E' confortante, no? Canavese: Confortante per il Premio, certo, ma terribile per noi che dobbiamo leggerli tutti. Abbiamo dovuto posticipare la scadenza per i risultati. Delos: A proposito, come funziona esattamente il meccanismo del premio? Qui su Delos abbiamo puntato l'attenzione sui concorsi letterari, ai lettori potrebbe interessare... Canavese: Esiste una pre-giuria, composta dai membri dello Space O club di Aosta, che legge tutti i racconti, e li vota secondo uno schema preciso: di ogni racconto vengono giudicati originalita' dell'idea, ambientazione, personaggi, stile e storia nell'insieme; ad ognuna di queste voci viene assegnato un voto che puo' andare da uno a dieci. Alla fine, i migliori venti racconti passano in finale, dove vengono esaminati da una seconda giuria, composta da critici, scrittori, editori. Quest'anno, ad esempio, fanno parte della giuria Luce d'Eramo, Curtoni, Viviani e Pestriniero. Un gruppo di tutto rispetto, no? Delos: Cambiando argomento... Quanti sono i collaboratori fissi della Keltia? Canavese: Siamo in 14, quelli del gruppo "storico". La maggior parte di noi comunque ha un altro lavoro, e si occupa della Casa Editrice nel tempo libero, nei fine settimana, qualcuno a volte anche la notte (io per esempio). Non siamo tanti, ma riusciamo a star dietro a tutti i nostri impegni con buona volonta' ed inventiva: ad esempio Eta Musciad, la nostra responsabile artistica, usa la sede della Keltia per dipingere le sue illustrazioni, e cosi' puo' occuparsi delle telefonate almeno per meta' giornata. Delos: Cosa ne pensate di Intenet? Avete intenzione di aprire un vostro sito, come hanno fatto la Fanucci e la Nord? O, almeno, di dotarvi di un indirizzo di E-mail? Canavese: La cosa mi tenta, ma non abbiamo molto tempo a disposizione, almeno a breve termine. Tra l'altro, prima di impegnarci su questo fronte, sarei curioso di conoscere i ritorni commerciali di un'operazione del genere. Ad esempio, vorrei sapere se alla Fanucci, dopo lo "sbarco" su Internet, sono aumentati gli ordini d'acquisto. Anche noi, come loro, vendiamo soprattutto per corrispondenza. Delos: Su Delos stiamo pubblicando, a puntate, un "Manuale dell'aspirante autore", una sorta di vademecum denso di suggerimenti per gli scrittori esordienti. Tu, come editore, che consigli daresti a un autore principiante? Canavese: Soprattutto, gli consiglierei massima disponibilita' a revisioni delle proprie opere: non si ostini a ritenere il proprio lavoro perfetto, accetti le critiche, le usi per migliorarsi. Solo cosi' potra' crescere, acquistare esperienza, diventare uno scrittore piu' completo. Delos: Bene. Credo sia tutto. Grazie per il tuo tempo, ed auguri alla Keltia. Canavese: Auguri a Delos. ---------------------------------------------------------------------------- Il presente testo puo' essere letto in linea o scaricato, e puo' essere diffuso per via telematica senza limitazioni. Il testo e' pero' di proprieta' dell'autore e non puo' essere utilizzato per scopi commerciali, pubblicato su riviste commerciali o inserito in CD-Rom, senza la previa autorizzazione dell'autore. ---------------------------------------------------------------------------- **************************************************************************** [SCRIPT] Leonardo di Francesco Pomponio ---------------------------------------------------------------------------- Il sole scendeva rosso dietro le montagne lontane. L'uomo si volse verso i fuochi che venivano ravvivati per la notte dalle donne. Fra poco sarebbe tornato nella sua calda e accogliente caverna e avrebbe mangiato con gusto la carne della quale gli giungeva l'odore, poi avrebbe atteso che tutti dormissero per uscire sulla soglia ad aspettare il giorno successivo e controllare che nulla di male accadesse alla sua gente. E gettare ogni tanto della legna nel fuoco. Dai monti veniva un vento fresco che portava con se' l'odore della neve. Presto sarebbe scesa dalle cime lontane e un freddo mattino i cacciatori avrebbero potuto seguire senza sforzo le orme della selvaggina fra le piante del bosco. Gli uomini stavano tornando dalla caccia e sorridevano contenti alle grida dei ragazzini che correvano loro incontro. Era stata una buona giornata, nessuno era rimasto ferito e avevano ucciso un grosso animale. I ragazzi presero i pezzi di carne dalle loro mani e li portarono verso le madri in attesa davanti ai fuochi che i loro uomini facessero un cenno. L'uomo sedeva in una radura, non lontano dal villaggio e, da quando non poteva piu' muoversi con le sue gambe passava tutto il giorno a guardare il cielo, gli alberi e gli uccelli e a parlare con se' stesso senza muovere la bocca e senza versi. Aveva scoperto che si divertiva a far girare le immagini dentro la sua testa o dovunque fosse che giravano. A lui pareva che fosse dietro gli occhi, sotto i capelli, ma avrebbe potuto essere anche da qualche altra parte del suo corpo, che ormai serviva solo per consumare il cibo, sempre scarso, che gli altri uomini riuscivano a portare dalla caccia. Fu dopo quel giorno in cui venne ferito alla schiena, mentre insieme agli altri cercava a colpi di pietra di ammazzare un animale dalla pelle dura, che si ritrovo' ad essere un peso per la sua gente. E un peso lo era davvero per gli uomini che al mattino lo trasportavano a braccia verso il suo boschetto e lo mettevano a sedere in quello spiazzo, da dove poteva vedere le caverne e la via che i nemici avrebbero dovuto percorrere se avvessero voluto assalirli. Di solito gli invalidi venivano abbandonati a morire perche' nessun villaggio poteva permettersi di mantenere chi non era in grado di procurarsi il cibo per sopravvivere e le pelli per coprirsi d'inverno. E cosi' avrebbe dovuto essere per lui, e l'uomo lo avrebbe accettato perche' quella era la regola, pure se vivere era la cosa che gli piaceva di piu'. Invece, sia per il fatto che non aveva ne' donna ne' figli, sia perche' a causa di questo aveva sempre regalato agli altri il cibo che riusciva a procurarsi e che non poteva consumare da solo, il villaggio aveva deciso che era venuto il momento di restituire a quell'uomo cio' che egli aveva dato nel corso della sua vita attiva. Cosi' era rimasto a giocare con i bambini e a guardare di notte i buchi luminosi che riempivano il cielo e la grande luce bianca che lo attraversava volando da una nuvola all'altra. La sera, dopo che gli uomini lo avevano ricondotto nella sua caverna e avevano mangiato con lui, dopo che le donne avevano messo i bambini a dormire e si erano accovacciate stanche vicino a loro, quando i fuochi ardevano colmi di brace e le ombre della notte si aggiravano per i boschi silenziosi, allora egli sedeva fra gli altri uomini e raccontava a quei volti affaticati le storie che avevano per tutto il giorno girato dentro la sua testa, dietro gli occhi e sotto i capelli. Narrava di cacciatori dei tempi passati, quando gli animali erano numerosi e la neve non scendeva mai a ricoprire i sentieri delle pianure. Quando bastava allungare le mani per afferrare gli uccelli e i pesci saltavano sulla riva dai fiumi che scorrevano rumorosi e il gelo non aveva catturato l'acqua sotto di se'. Raccontava, e piu' raccontava piu' storie aveva da raccontare, e la sorgente dentro la sua testa non si esauriva mai. Una volta racconto' di uomini che lottavano a colpi di pietra contro la loro futura cena, e gli venne in mente che avrebbero potuto usare un grosso ramo appuntito per ucciderla, come quelli che usavano per cuocerla. Nessuno ci aveva pensato prima perche' nessuno sapeva ancora pensare, non ne avevano il tempo, e lui stava impa rando solo adesso che non doveva piu' lottare per il cibo. Pero' qualcuno il giorno dopo si ricordo' di provare il metodo che egli aveva raccontato e si accorse che funzionava. E cosi' non fu piu' necessario avvicinarsi troppo alle belve per poterle uccidere e da quel giorno furono sempre di meno gli uomini che venivano feriti, e il cibo giunse piu' abbondante nel villaggio. Due uomini robusti vennero verso di lui e lo salutarono con un cenno del capo, parlavano poco e a fatica, solo se era necessario per avvertirsi di un pericolo, ma anche in quel caso un grido era piu' efficace. E la fame e il freddo non avevano bisogno di parole per essere spiegati, li conoscevano tutti. Il vento muoveva le foglie sui rami piu' alti e odore di carne arrostita veniva a solleticare il naso e ad agitare lo stomaco. I due lo sollevarono insieme e, senza sforzo apparente, lo traspor tarono davanti al fuoco dove stava il suo posto, che nessuno osava occupare. Sempre gli davano da scegliere il pezzo migliore e sempre lui sceglieva quello meno pregiato, con la scusa che non si muoveva e quindi aveva poca fame, ma in effetti pensava che fosse piu' giusto e piu' utile per il villaggio nutrire meglio i cacciatori che dovevano provvedere alla sopravvivenza di tutti. Ma gli altri non capivano i motivi del suo comportamento e davvero credevano che egli non avesse fame. Aveva buon gioco con quelle menti piu' semplici della sua. E tutto era cominciato quando era stato costretto all'immobilita'. Fu allora che presero a formarsi le prime immagini dentro di lui, cose che egli non aveva mai visto ne' vissute, che nascevano da sole e formavano storie e oggetti che non esistevano in quella parte di mondo. Sedeva tutto il giorno sotto un albero e quando c'era un po' di sole si trascinava verso i raggi cercando di riscaldare le sue gambe sempre fredde, ma il sole appariva di rado ormai e il fuoco non riusciva a ridare loro il calore dei tempi in cui correva con gli altri cacciatori, con la sacca delle pietre che gli batteva sulla schiena. Passarono le stagioni ed era sempre inverno. Ormai nessuno ricordava quasi piu' una giornata di sole. I suoi capelli avevano preso il colore della neve che ricopriva la terra. La sua vita era ormai alla fine, l'uomo lo sapeva e avrebbe voluto poterla finire fra gli alberi che lo avevano visto nascere e che gli avevano fatto compagnia nei giorni passati. Quando andava a caccia per se' e per la sua gente, e quando le sue gambe si erano poi fermate, e immagini che non esistevano erano entrate nella sua testa. Ma quegli alberi erano morti prima di lui. Eppure sembrava che nessuno potesse distruggerli, si innalzavano verso le nuvole e gli uccelli volavano da un ramo all'altro. Ma una mattina la neve cadde per rimanere e gli alberi morirono. Poi morirono gli uccelli. Cadevano dai rami uno dopo l'altro e sfidando il freddo gli uomini correvano a raccoglierli. E fu una fortuna perche' altrimenti non avrebbero avuto da mangiare. Ma fu l'ultima. Morti gli uccelli e morti gli alberi gli altri animali fuggirono e allora anche gli uomini dovettero abbandonare quelle comode e calde caverne dove erano vissuti per tanti anni e dove egli aveva imparato a cacciare, e dove aveva trovato il coraggio di raccogliere un ramo bruciato e portarlo da suo padre. Ancora ricordava quando il vecchio gliel'aveva strappato e buttato su altri rami secchi e il fuoco era divampato di nuovo. Allora egli aveva raccolto altri rami e aveva acceso un fuoco piu' piccolo vicino alla sua caverna, e gli altri ragazzini si erano avvicinati per scaldarsi. Fu lui a portare per primo il fuoco sotto una sporgenza della roccia e ad accorgersi che cosi' la pioggia non riusciva a spegnerlo. E poi tutti presero a fare la stessa cosa, e suo padre comincio' a lasciarlo stare quando la sera lo vedeva con gli occhi fissi nel buio, dove puntini luminosi formavano figure nella sua testa di bambino. Ne erano passati di anni da allora. E adesso sedeva, come al solito, davanti ad un fuoco acceso dentro la caverna, come egli aveva suggerito di fare dopo essersi accorto che in alto c'era un buco dal quale si vedeva il cielo. Ma non era la sua vecchia caverna. Dalla soglia vedeva il chiarore della luna riflettersi sulla neve, che ormai gli aveva fatto dimenticare il colore dell'erba. Appoggiato con la schiena alla parete faticava a prendere sonno e passava le ore ad osservare gli uomini che russavano avvolti nelle pelli, per difendersi dal gelo che da tanto tempo ormai li inseguiva. I pochi bambini rimasti dormivano stretti alle donne, vicino ad un fuoco piu' piccolo che egli non poteva alimentare perche' era troppo lontano per le sue gambe. Il tempo passava e la notte si faceva piu' scura. La luna tramonto' e da fuori giunse soltanto il buio, a mescolarsi con quello di dentro. Egli rovistava nella brace e correva dietro alle immagini che si agitavano nella sua testa, ormai lo sapeva che stavano li', e non si meravigliava piu' che fossero cosi' numerose e colorate. I suoi occhi guardavano fissi nel fuoco e si muovevano solo per cercare altra legna da aggiungere. Lontano, nella notte silenziosa, qualche animale gridava, forse di freddo o di fame. Non aveva piu' voglia di scappare dal gelo e dalla neve. Pensava che presto avrebbero ricoperto tutto il mondo e che quindi fosse inutile continuare a fuggire. E non voleva pesare su quei pochi che restavano della sua gente un giorno felice. Il cibo ormai diventava sempre piu' scarso ed era difficile traspor tare i grossi animali che venivano uccisi, quando ancora se ne trovavano. Eppure uno di loro avrebbe potuto nutrire per molto tempo la sua tribu', ma essi dovevano fuggire verso il caldo e non potevano fermarsi. Cosi' prendevano tutti le parti che potevano trasportare e ripartivano. Ah, se avessero potuto portare con se' le pelli che ora cominciavano a scarseggiare, ma era difficile camminare nella neve carichi di cose. Eppure portare gli animali uccisi sarebbe stata la loro salvezza, forse. Erano anni che l'immagine di un grosso animale ucciso girava nella sua testa, e il grosso animale seguiva la sua tribu', ed essi quando avevano fame ne staccavano una parte e la gettavano sul fuoco. E l'animale con un pezzo di meno li seguiva fino alla prossima sosta, quando gli uomini ne staccavano ancora. Ma gli animali morti non si muovono, figurarsi poi se camminano, e quelli vivi non hanno piacere che si stacchino loro dei pezzi per metterli nel fuoco. Cosi' gli diceva la sua testa ed egli un po' si meravigliava che avesse ragione. Ma intanto era piacevole cercare una soluzione al problema della sua gente. Egli sedeva davanti al fuoco e pensava, anche se non sapeva che si chiamasse cosi' quello che stava facendo. Sedeva, e con gli occhi chiusi vedeva immagini che nessuno aveva ancora visto. E volo' con uomini uguali a lui su grandi uccelli luminosi, poi corse lungo sentieri coperti di neve, lui che da anni non muoveva le gambe. E con lui correva altra gente, e nessuno si stancava mai. Poi attraverso' una grande acqua, senza bagnarsi i piedi. Alla fine riapri' gli occhi e si ricordo' di dove era vissuto finora "Devo trovarla dentro questa caverna la soluzione. Il resto sono soltanto figure nella mia testa. Non si avvereranno mai, mentre invece adesso abbiamo bisogno di poter portare le nostre cose con noi." Parlo' a voce alta, e si spavento' accorgendosi di parlare con se' stesso. Il fuoco vicino alle donne si andava spegnendo. Avrebbe dovuto gettarvi un po' di legna, per questo cerco' la forza di trascinarsi fin la'. E fu mentre si avvicinava alla brace ormai fioca che si trovo' sopra alcuni rami posati per terra. Si accorse di potersi muovere con meno fatica se scivolava sui legni che rotolavano. Rimase per immobile per un momento, poi provo' ancora a muoversi. Si', funzionava, poteva muoversi per piccoli tratti senza doversi trascinare, e se poteva farlo lui perche non avrebbe potuto farlo un animale, per quanto pesante? Per diverso tempo riflette' su quello che aveva nella testa, poi con uno sforzo disegno' sopra una parete di roccia la descrizione di quello che aveva immaginato. E mentre disegnava dimentico' di ravvivare il fuoco. Non era venuto bene il disegno, che nella sua mente era perfino colorato. Pero' gli uomini della tribu' erano abituati a vedere le sue immagini e avrebbero potuto capire come funzionava il sistema. Infine, per non correre rischi sistemo' anche dei pezzi di legno uno vicino all'altro posandovi sopra una pietra. "Ecco, io ho trovato quello che ho potuto, adesso tocca agli altri continuare." Disse guardando la sua opera. Chiunque avrebbe capito. Contento di aver fatto un'ultima cosa per le persone che gli volevano bene, si addormento' stanco, proprio mentre la notte finiva e le stelle si spegnevano una dopo l'altra. Piu' tardi uno dei ragazzini si sveglio' tremante di freddo. La luce entrava dall'apertura della caverna e dal buco in alto dal quale di solito usciva il fumo, ma il fuoco stava per spegnersi e non sarebbe stato facile procurarsene di nuovo. Questo lo sapevano anche i bambini. Il ragazzo si precipito' verso i pezzi di legno che il vecchio aveva sistemati sotto la pietra per spiegare la sua scoperta e li poso' nella cenere ancora calda, poi comincio' a soffiare per far tornare la fiamma. Nell'agitazione nessuno noto' che il vecchio dormiva e neanche si accorsero che non erano solo le sue gambe ad essere fredde ormai. Fuori, la neve aveva ripreso a cadere, in quell'inverno che sarebbe durato piu' di quelle persone che lo guardavano spaurite da dentro una caverna fredda. ---------------------------------------------------------------------------- Il presente testo puo' essere letto in linea o scaricato, e puo' essere diffuso per via telematica senza limitazioni. Il testo e' pero' di proprieta' dell'autore e non puo' essere utilizzato per scopi commerciali, pubblicato su riviste commerciali o inserito in CD-Rom, senza la previa autorizzazione dell'autore. ----------------------------------------------------------------------------