racconto di Luca Masali
L'autore vincitore del Premio Urania 1996

Io che cosa ci guadagno?


Uno dei grandi problemi che fanno lambiccare il cervello agli scienziati di tutto il mondo è la questione della Massa Mancante dell'Universo. Le più eleganti teorie cosmologiche dimostrano che ci dovrebbe essere molta più massa di quello che in effetti c'é. Dove diavolo si è cacciata tutta questa roba che manca?

Un altro problemino, all'apparenza molto più banale, è questo: Quando prendere l'appuntamento col proprio dentista?

Se avrai la pazienza di leggere le righe che seguono, scoprirai dove si è cacciata la massa mancante dell'universo e perché non dovresti prendere appuntamenti dopo Giovedì della settimana prossima.

La nostra storia si svolge in un passato terribilmente remoto, talmente remoto che, se avesse ragione chi pensa che il tempo sia un cerchio, sarebbe quasi un leggero futuro.

Anche il luogo del dramma è lontanissimo da noi. Anzi, a pensarci meglio è lontanissimo e basta. L'universo ha una forma strana, secondo i filosofi di Rigel. Per i pochissimi lettori che non sapessero come sono fatti i filosofi di Rigel ricordiamo che sono grossi vermi rosa fucsia che vivono nel fango nutritizio del settimo pianeta dell'omonima stella. I Filosofi non hanno molto da fare tutto il giorno. Dato che sono nutriti automaticamente dal loro fango non devono lavorare. Dato che sono asessuati non vengono scocciati da mogli, fidanzate e suocere. Dato che non si muovono non conoscono lo sport. Dato che non hanno un governo, non parlano di politica. Dato che sono ciechi e sordi, oltre che muti, non hanno nessuna forma d'arte, nemmeno la televisione... E visto che vivono in media un miliardo di anni, e non hanno nemici naturali grazie al loro sapore orrendo, hanno un sacco di tempo libero. L'unica cosa che gli resta da fare è filosofare. I Filosofi non sono molto più intelligenti di un cane barboncino, ma con tutto quel tempo a disposizione e nessuna distrazione sono lo stesso riusciti a capire gran parte di quello che c'è da capire dell'universo. Sanno che ci sono ventisette dimensioni, e che la forma del cosmo è più o meno quella di un sacco di patate senza fine. Senza fine, ma non senza inizio: l'universo ha un punto d'inizio, che coincide con la stellina solitaria nota come Ribaldonia.

Gli abitanti di Ribaldonia sono fieri di questo primato. Hanno anche cercato di sfruttare turisticamente questa condizione di Prima Stella dell'Universo, ma con scarsa fortuna. E'una questione di punti di vista: se i depliant turistici di Ribaldonia invitano a visitare la Prima Stella, tutti gli altri abitanti dell'universo civile obiettano che dal loro punti di osservazione Ribaldonia è solo l'ultima stella del Cosmo. E' lontana, squallida e per nulla interessante. Ribaldonia non ha gli Smurf di Cassiopea, nè gli Oceani Musicali di Sirio, nè i famosi tramonti di Giano, con i suoi trentacinque soli accordati su diverse lunghezze d'onda cromatiche, e nemmeno il famoso Vino Buono qualità Esportazione di Cygni, il miglior vino bianco dell'universo conosciuto. La massima espressione artistica di Ribaldonia è il Palazzo del Supremo Imperatore della Galassia, che assomiglia ad un babà alla crema dai colori nauseabondi. Tra l'altro i popoli civili sghignazzano senza ritegno sentendo parlare di Supremo Imperatore della Galassia, visto che la dinastia dei Ribaldoni regna solo su un piccolo pianetino che gira intorno a una stellina senza fascino e non fa parte di nessunissima galassia. L'unica altra stella nei paraggi è Polemos, abitata da una raffinata popolazione di Giraffe Booleane, creature strambe. La loro unica occupazione è cercare di stabilire se in questo preciso momento sono Vere o False, facendosi domandine idiote tipo «Cara amica Giraffa Booleana, se in questo momento tu fossi Vera, mi crederesti se ti dicessi che sono Falsa?» E via così.

Il Supremo Imperatore della Galassia, Sua Altezza Illimitata Ribaldino XXXIII, ha il chiodo fisso di conquistare Polemos, convinto com'é che se annettesse il vicino, avrebbe davvero conquistato tutta la sua galassia. A chi gli ribatte che due sole stelle non fanno una galassia, per quanto sfigatella, il Supremo Imperatore risponde piccato: «E chi lo dice? Una mucca sola forse non fa una mandria, ma due mucche certamente si!» Questo argomento la dice lunga sul livello culturale della dinastia dei Ribaldoni, ma d'altra parte nessuno è mai riuscito a far cambiare idea ad un Ribaldone, razza testarda fino al paradosso.

In quel giorno di primavera Sua Altezza Illimitata Ribaldino XXXIII stava per passare alla storia come Colui che Conquistò Polemos. Il Supremo imperatore si grattò pensosamente la testa, mentre il Primo Inventore gli mostrava l'Arma Finale. «Ecco, Maestà Imperiale. Dopo millesettecento anni di lavoro, sono fiero di presentare La Macchina Logica Che Tutto Sa. Noi la chiamiamo La Malochetusa.» L'imperatore rimase a bocca aperta. In effetti La Macchina Logica Che Tutto Sa sembrava una caffettiera di proporzioni bibliche, dotata com'era di un milione di circuiti logici a vapore.

Ribaldino XXXIII era un uomo pratico. Si avvicinò al mostro sbuffante, cercò di prendere un'aria imponente protendendo la mascella quadrata e chiese con voce stentorea: «O Malochetusa, o Macchina Sapiente, sai tu come posso io distruggere per l'eternità il bieco Polemos?» La macchina sembrò impazzire. Gli enormi stantuffi lanciarono sbuffi di vapore bollente, molti quadranti scattarono a fondo corsa, il Primo Inventore diventò bianco come un lenzuolo per la tensione e alla fine la Malochetusa sputò un quadratino di cartoncino perforato.
L'imperatore lo prese con reverenza, e lesse con aria grave la Risposta: «Certo che lo so. Ma se te lo dico, io che cosa ci guadagno?»
I cortigiani ridacchiarono stupidamente. I Cortigiani di Ribaldonia ridacchiano sempre stupidamente quando qualcuno sta per fare una fine orribile, e il Primo Inventore non aveva dubbi su chi sarebbe stato il prossimo a fare una fine orribile. Si gettò quindi ai piedi del Supremo Imperatore, e argomentò più o meno così «O Supremo Figlio del Cosmo! O Imperatore della Prima Galassia! Questa risposta, lo convengo, sembra irriverente verso la Tua persona, ma ti supplico, considera la grande saggezza che vi è racchiusa! La Malochetusa è invero una macchina prodigiosa. Noi scienziati abbiamo sempre teorizzato che l'intelligenza artificiale comincia proprio quando una macchina si chiede Io Che Cosa Ci Guadagno?».
l Primo Inventore lanciò uno sguardo furtivo al Supremo Imperatore, che convocò il Ragioniere Capo e, per non perdere altro tempo, anche il boia.
Il monarca chiese con tono mellifuo al Ragioniere Capo: «Quanto è costata al Tesoro Regio questo fumante ammasso di latta?»
Il Ragioniere, che si aspettava la domanda, rispose pronto «Millesettecento miliardi e cinquecento ventisei milioni e settecentocinquantatré Fiorini Ribaldonici, mio signore.»
L'Imperatore ordinò al boia «Allora date a questo sciagurato incompetente millesettecento miliardi e cinquecento ventisei milioni e settecentocinquantatré scudisciate.»
Il boia, nonostante l'esperienza, impallidì. «Ma signore, nessuno può sopravvivere a cotante scudisciate!» Il boia trascinò in catene lo sventurato che implorò la Malochetusa «Ti prego, Macchina Logica Che tutto Sa! Ti darò tutto quello che vuoi!»
La Malochetusa sputò con disprezzo un altro rettangolino di cartone, e un cortigiano lo raccolse per sbeffeggiare lo sfortunato inventore «La tua macchinetta ti manda a dire che tu non hai nulla che la possa minimamente interessare.»
Quando il boia e il Primo Inventore sparirono dalla circolazione, l'Imperatore ordinò ai cortigiani «Riunite tutti i saggi, e scoprite cosa vuole questa caffettiera asmatica per dirci quello che sa. Non mi scocciate più finché non avrete eseguito i miei ordini.»

I cortigiani fecero del loro meglio. Tacciamo per carità umana i patetici tentativi dei Saggi, le risposte della Malochetusa e soprattutto le orribili punizioni per i continui fallimenti.

Alla fine venne ammesso al Cimento anche il garzone delle stalle. Questo evento non è dovuto ad un particolare spirito democratico della Corte, ma piuttosto alla mancanza di altri aspiranti più qualificati. I Ribaldoni saranno fanatici, ma non sono mica tutti grulli. Imparano abbastanza in fretta dall'esperienza altrui.

Il Garzone era un sedicenne un pò stupidello, col volto lentigginoso e l'animo buono. Attraversò l'enorme Salone con il cappello in mano e lo sguardo basso, intimorito dai Cortigiani che ridacchiarono stupidamente appena lo videro arrivare. In un angolino, il boia si strinse nelle spalle e cominciò di buona lena ad arroventare i ferri.

Il Garzone si schiarì la voce, e alzò lo sguardo verso il pannello di ferro della Malochetusa. La macchina ammiccò con le sue lucine colorate, cosa che diede un filo di coraggio al bravo giovane. Il Garzone cominciò: «Malochetusa, se tu ci aiuti a vincere i nostri nemici, metteremo fine alla guerra, e finalmente ci sarà la PACE!» (i Ribaldoni hanno uno strano concetto di pace, a quanto pare. Per loro la pace è quello che si ottiene quando non ci sono più nemici vivi. E' evidente che sono una razza molto diversa da noi.)

Il boia scosse la testa, e soffiò con convinzione sulle tenaglie arroventate, sorridendo di soddisfazione professionale quando vide il bel colore bianco del metallo. Ma la Malochetusa sbuffò, ronzò, fischiò e sputò un cartoncino rosso. Un cortigiano lo raccolse, e lesse al Garzone (che non sapeva leggere): «Quindi quello che mi offri è la pace?»
Il giovane sorrise, e annuì con convinzione. La macchina restò un attimo soprappensiero, poi sputò un cartoncino d'oro. Il cartoncino diceva: «Accetto la tua offerta. Sia chiamato l'Imperatore della Galassia!» Per dieci giorni e dieci notti ci fu una festa come non se ne erano mai viste a Ribaldonia. Il Garzone venne nominato Vice Imperatore della Galassia, e gli scienziati lavorarono giorno e notte per costruire la Macchina Bellica Suprema. Era un potentissimo generatore di Antimateria Blu, la più terribile forma di antimateria conosciuta. L'Antimateria Blu è in grado di divorare la materia normale, trasformandola a sua volta in antimateria blu. Quando finalmente Macchina Bellica Suprema venne finita, gli scienziati la montarono vicino al trono, e L'Imperatore in persona schiacciò il tasto colorato. Istantaneamente l'imperatore sparì, divorato dall'Antimateria Blu. Sparirono i cortigiani, sparì il boia, sparì il Palazzo Imperiale, sparì il piccolo mondo di Ribaldonia... Ma non sparì la Malochetusa, che rimase in orbita intorno alla sua squallida stellina. La Malochetusa aveva imbrogliato i Ribaldoni? No, perbacco! Subito dopo sparì Polemos, con le sue Giraffe Booleane, che in quell'istante ebbero la più grande gioia collettiva della loro vita: In uno stesso momento erano state tutte, indiscutibilmente False.

Il fatto è che la Malochetusa era certamente una macchina sapiente, ma un pò superficiale. Aveva confuso il grande valore della Pace Universale, quello propostole dal Garzone, con il suo privatissimo concetto di stare in pace. E che cosa può garantire a una Macchina Logica Che Tutto Sa di poter stare finalmente in pace, se non la scomparsa di quelle noiose intelligenzine organiche, tutte prese dai loro problemi insignificanti?

Rimasta da sola a orbitare per l'eternità nel Grande Nulla, finalmente la Malochetusa poté dedicarsi all'unica, vera occupazione degna di una Macchina Logica Che Tutto Sa: Pensare a se stessa pensante.

Sembrerebbe una storia a lieto fine, almeno per la Malochetusa. Ma bisogna aggiungere che l'Antimateria Blu è una peste. Non c'è modo di fermarla, e infatti da quel lontano giorno di primavera ad oggi si è mangiata una grande fetta di Universo. Ecco la risposta alla domanda degli scienziati terrestri su dov'è finita la Massa Mancante dell'Universo: se l'è mangiata tutta l'Antimateria Blu.

Prima o poi l'Antimateria Blu si mangerà anche la nostra Terra. Ma non c'è da preoccuparsi, c'é ancora un sacco di tempo. L' Antimateria Blu non distruggerà la Terra prima di Giovedì della settimana prossima, più o meno alle cinque e mezza.

Ecco perché non dovresti prendere appuntamenti dopo Giovedì della settimana prossima.