Delos 21: James Morrow di Vittorio Curtoni

INTERVISTA CON

JAMES MORROW


Fuori dagli schemi, fuori dalle etichette, fuori dalle logiche di mercato, James Morrow si sta facendo conoscere anche in Italia con romanzo "L'ultimo viaggio di Dio", pubblicato da Il Saggiatore, tradotto da Vittorio Curtoni. Che lo ha intervistato per Delos.

James Morrow è alto, magro, molto giovanile (anche se è della classe 1947). E' uno di quelli che mangiano e non ingrassano. Come lo invidio. Ci siamo incontrati un anno fa nella mia città, Piacenza, perché lui voleva conoscere il suo traduttore italiano, dopo le sperticate lodi che gli avevo inviato per Towing Jehovah. Grande giornata. Grandi mangiate.

Si è parlato un po' di tutto. Del mercato editoriale americano, ovviamente; e così ho scoperto che la situazione negli States non è poi molto diversa da quella italiana: se hai un buon agente letterario, vendi; se non lo hai... E la vituperata "sindrome di Stephen King" ha colpito senza pietà: romanzi lunghi, terribilmente lunghi, espansi ai limiti delle possibilità umane. Se un autore vuole conservare la propria integrità, il che di certo sta a cuore a James, deve scegliere un editore non troppo grosso, non troppo commerciale. Pena un editing talmente pesante da stravolgere il senso dei libri.

Morrow non si è piegato. Da anni scrive ciò che vuole e, cosa più importante, pubblica ciò che vuole. Per nostra fortuna.

James Morrow, come altri nomi che mi verrebbero alla mente (primo fra tutti Jonathan Carroll), è rimasto per anni ignoto all'editoria italiana, mentre in America il suo successo cresceva. Sempre più spesso le leggi del mercato impongono la scelta del best-seller a colpo sicuro (che poi magari in Italia si rivela un colossale flop, ma questo è un altro discorso), e non di rado questo stato di cose porta a trascurare autori di ottima levatura. Ma, ripeto, tutto il mondo è paese, e nemmeno negli Stati Uniti le cose vanno poi molto meglio.

James, come Vonnegut, è uno scrittore che dei luoghi comuni della fantascienza si serve per intrecciare suggestive allegorie a sfondo morale, sempre intrise di umorismo e di grottesco. Se ancora non lo conoscete, potete rimediare con L'ultimo viaggio di Dio: sarà uno dei viaggi più divertenti e più fertili di riflessioni della vostra vita letteraria.

Delos: Come hai iniziato la tua carriera di scrittore?

James Morrow: Non c'è mai stato un momento in cui io non abbia prodotto fiction in una forma o nell'altra: racconti, fumetti, opere teatrali, sceneggiature cinematografiche. Ho ancora in archivio un breve manoscritto intitolato The Story Of The Dog Family ("La storia della famiglia dei cani"), imperniato su un gruppo di cani parlanti, che ho scritto quando avevo sette anni. Ho dettato il testo a mia madre e lei ha fedelmente trascritto ogni parola con la sua vecchia macchina per scrivere portatile.

Al primo anno delle superiori, il mio amico George e io abbiamo cominciato a girare brevi film horror e di fantascienza con una cinepresa a 8 millimetri. Alcuni titoli: The Monster Maker ("Il creatore di mostri")... The Futurians ("I Futuriani")... Cagliostro The Sorcerer ("Cagliostro lo stregone"). Erano molto primitivi, ma i ragazzini dei dintorni erano disposti a pagare dieci cents per vederli, il che ha tenuto in attività il nostro club di registi dilettanti sino alla fine delle scuole superiori.

Dopo avere conseguito un diploma in Creative Writing presso l'University of Pennsylvania, mi sono laureato alla Harvard Graduate School of Education, ottenendo l'abilitazione all'insegnamento (laurea in Studi Visuali), e ho cominciato a guadagnarmi da vivere come "specialista dei media" presso diverse scuole pubbliche del Massachusetts. E un giorno, mentre mi recavo al lavoro in automobile, mi sono trovato posseduto dall'idea per una storia di fantascienza: un'utopia libera dall'aggressività, una condizione idilliaca permessa da un singolare tipo di intervento tecnologico. (I cittadini si collegano direttamente ai televisori, il che permette loro di visualizzare, e quindi sfogare, le più violente fantasie.) Ero un obiettore militante alla guerra del Vietnam e volevo dipingere il pacifismo come una visione del mondo robusta, rigorosa, e creativa; la mia risposta a quei buoni a nulla di Eloi di La Macchina Del Tempo di Wells. Il risultato è stato il mio primo romanzo, The Wine Of Violence ("Il vino della violenza").

Delos: Qual è il romanzo che preferisci nella tua produzione, e perché?

James Morrow: Il mio terzo romanzo, il grottesco basato sulla guerra nucleare che si intitola This Is The Way The World Ends (Così finisce il mondo), è caro al mio cuore per diversi motivi. Esprime il mio amore per mia figlia, Kathy. E' anche il libro che mi ha permesso di capire come uscire dai consueti tropi della fantascienza (è che semplicemente l'estrapolazione tecnologica e la costruzione di mondi non mi interessano troppo) ed esplorare idee che erano più personali e autobiografiche.

Tengo in particolare considerazione This Is The Way The World Ends perché non perde mai di vista l'orrore. La maggioranza dei romanzi sulla guerra nucleare, compreso il troppo sopravvalutato (a mio giudizio) A Canticle For Leibowitz (Un cantico per Leibowitz) di Walter Miller Jr., non parla a nome delle vittime; celebra i superstiti. Ursula K. Le Guin dice che buona parte della fiction sul post-olocausto è in realtà un tipo di pornografia. Sono d'accordo con lei.

Delos: Il tema di Dio è spesso presente in ciò che scrivi. Sei un credente, un uomo in cerca della verità, o cosa?

James Morrow: Mi descrivo spesso come un "pellegrino sconcertato". Non escludo la possibilità di un "Essere Supremo", però, rispetto a ogni concetto di Dio che ho incontrato sinora, sono ateo. Non esiste alcuna prova che sull'universo regni uno spirito benigno. Anzi, a mio modo di vedere, la nuda realtà del male depone pesantemente contro l'esistenza di una Divinità onnipotente, benevola. Potrebbe esistere un "altro" tipo di Divinità, una Divinità dualistica, con un lato oscuro, ma io spero di no. Abbiamo già abbastanza guai.

Io credo nell'universo. Credo nel mistero (ma non nel misticismo). Credo nelle verità provvisorie sulla natura che la scienza ci ha svelato. Però non mi sono mai imbattuto in un unico frammento di "verità rivelata" che a mio giudizio godesse del privilegio di essere corretto.

Delos: In Only Begotten Daughter (Nel nome della figlia) hai detto che Dio potrebbe essere una spugna. Qual era il senso di questa affermazione?

James Morrow: Intendevo dire che potrebbe essere utile concepire Dio non come un'entità ma come un'azione; non come un sostantivo ma come un verbo. Nel finale di Only Begotten Daughter la spugna ha un comportamento molto affettuoso: salva la vita di Julie, lava le sue ferite, la consola. Amanda la Spugna occupa un gradino basso, ma fa quello che può. Si comporta bene. Se la cava. Ergo, è Dio.

E poi volevo anche fare una parodia di film hollywoodiani fasulli come The Robe (La Tunica) e The Silver Chalice (Il calice d'argento), con trame che sono bric-a-brac recuperato dai Vangeli. Mi sembrava che praticamente tutti gli oggetti presenti nella vita di Gesù avessero già svolto un loro ruolo drammatico, tranne uno. La spugna. Così ho usato quella.

Delos: In Towing Jehovah (L'ultimo viaggio di Dio) hai scelto due toni differenti, il drammatico e il grottesco, usandoli l'uno in alternativa all'altro. Come e perché?

James Morrow: Non riesco a immaginare di scrivere un libro che non contenga una componente grottesca o esagerata. Lo humor, per me, non equivale alla mancanza di serietà. Ogni discussione realmente seria sulla realtà e l'universo dovrebbe, penso, essere piuttosto divertente. Probabilmente è per questo che non vado molto d'accordo col cristianesimo ufficiale. E' una religione priva d'umorismo. I religiosi non capiscono l'umorismo.

Delos: Ti consideri uno scrittore popolare?

James Morrow: No.

Delos: Pensi che Towing Jehovah potrebbe diventare un best-seller internazionale?

James Morrow: Tutto è possibile. Kurt Vonnegut è un autore eccentrico e irriverente, ma ha trovato un grande pubblico internazionale.

Di recente ho condotto un'intervista telefonica con un giornalista che lavora per la Radio Vaticana, e temo abbia avuto l'impressione che Towing Jehovah trasmetta un "messaggio spirituale" che non era nelle mie intenzioni mentre scrivevo il libro. Quindi non vorrei raggiungere il rango di best-seller se questo significasse un fraintendimento del mio messaggio, messaggio che è questo: il Dio della tradizione religiosa occidentale è capriccioso nella migliore delle ipotesi e malevolo nella peggiore, e tutti quanti stiamo meglio senza Lui. Ora, se la gente vorrà concepire e adorare un "altro" tipo di Dio, a me andrebbe benissimo. Non dovranno nemmeno consultarmi prima.

Delos: Qual è il tuo rapporto con la fantascienza?

James Morrow: La fantascienza mi ha dato una casa, una voce, una tribuna, e di questo le sarò sempre grato. This Is The Way The World Ends è stato inizialmente pubblicato come romanzo mainstream, e ha fatto la fine del topo. La fantascienza è corsa al soccorso: una edizione dello Science Fiction Book Club, una ristampa a grande tiratura della Ace Books, la nomination al Premio Nebula.

Non mi vedo tanto come qualcuno che scrive fantascienza, quanto come qualcuno che "usa" la fantascienza. Mi piace utilizzare i grandi topoi della sf (i robot, i viaggi nel tempo, l'utopia, le tecnologie ipotetiche) sfruttandoli per i miei fini satirici e filosofici. Però di rado mi servo dell'estrapolazione fine a se stessa. Le possibilità in sé e per sé mi annoiano.

Mi piace andare alle conventions. Le tavole rotonde sulla fantascienza, dico io, sono tra le poche occasioni nelle quali si possono trattare ampiamente interrogativi enormi. Esiste un Dio? Perché siamo qui? Cos'è la realtà? Questo non si può fare in chiesa. Non si può fare in politica o nei mass media. Non si può fare nella narrativa rispettabile. Di certo non si può fare nel mondo accademico. (Dove bisogna avere le credenziali del caso prima che ti permettano di indulgere alla speculazione filosofica.) Però si può fare alla Philcon, alla Lunacon, all'Armadillo Con, e in tutte le altre bizzarre riunioni fantascientifiche.

Delos: Towing Jehovah è il primo volume di una trilogia. Cosa mi dici degli altri?

James Morrow: A rischio di sembrare esagerato, oso dire che secondo me la mia Trilogia della Divinità ha alcune cose in comune con Dante: una Commedia profana a fronte della sua Divina Commedia. I tre volumi sono legati tematicamente, però ognuno racconta una storia completa in se stessa e presenta personaggi diversi. In Blameless in Abbadon (All'inferno senza colpa) il corpo di Dio viene dissotterrato da un terremoto. Mentre Towing Jehovah presenta un Essere Supremo "morto", nel seguito Egli è semplicemente in coma. Il protagonista è Martin Candle, un magistrato della Pennsylvania che esercita nella città di Abbadon ("Inferno" in ebraico) e decide di trascinare Dio davanti alla Corte Mondiale dell'Aja accusandolo di crimini contro l'umanità. Fondamentalmente, è una riscrittura sotto spoglie moderne del Libro di Giobbe; un'indagine nel mistero delle sofferenze umane presentata come un dramma da tribunale.

Al momento, The Eternal Footman (Il Fante Eterno) esiste solo sotto forma di appunti sparsi, ma ritengo che affronterà un interrogativo che in Towing Jehovah ho solo sfiorato: come sarebbe una realtà post-teistica? Penso di ritrarre un mondo straziato da dolore e disperazione, un mondo nel quale nessuno può più negare l'imminenza dell'oblio perenne; la gente ha perso l'illusione dell'immortalità offerta dalla religione. Nel libro, i personaggi saranno perseguitati dai loro incubi personali. Il titolo è tratto da Love Song of J. Alfred Prufrock (Canto D'amore Di J. Alfred Prufrock) di T. S. Eliot, dove l'Eterno Fante è un messaggero della Morte.

Delos: Sei davvero un vecchio lupo di mare?

James Morrow: In gioventù ho trascorso molto tempo in mare, nel New Jersey, su imbarcazioni di proprietà di diversi zii e amici di famiglia. Però buona parte del materiale nautico di Towing Jehovah viene dalle mie ricerche, non dall'esperienza. Ritengo che uno scrittore dovrebbe essere capace di ritrarre in modo convincente "ogni" mondo. Un romanziere maschio dovrebbe saper descrivere in maniera convincente il punto di vista di una donna che partorisce. Si tratta solo di fare ricerche, intervistare esperti, e scrivere senza commettere errori. Il che ci porta a...

Delos: Cos'è più importante, l'ispirazione iniziale o le capacità e l'esperienza dello scrittore?

James Morrow: Per me, uno degli aspetti più sconcertanti dell'ambiente attuale della fantascienza è lo scarsissimo interesse dedicato al fenomeno dell'arte. Se un marziano partecipasse a una convention e ascoltasse le tavole rotonde non arriverebbe mai a capire che il romanzo è, fra le altre cose, anche una forma d'arte.

Non so esattamente se questo sia un bene o un male. Lo sa Dio se la mancanza di pretenziosità della fantascienza non è una ventata d'aria fresca. Praticamente nessuno degli autori di sf coltiva di se stesso l'immagine romantica dell'artista tormentato e incompreso; non esistono affatto il narcisismo e la pretenziosità riscontrabili, diciamo, nei corsi universitari di cinematografia e scrittura creativa, nell'ambiente artistico delle avanguardie, o nel teatro sperimentale.

Quella che mi turba è l'estetica aggressivamente "anti"-arte che di tanto in tanto emerge nel campo della fantascienza. Heinlein la praticava con particolare indulgenza; consigliava agli aspiranti autori di non riscrivere se non su ordine di un editor. Anche Asimov era piuttosto sprezzante; si faceva un punto d'onore di non riscrivere mai nulla. Poi c'è la famosa difesa della sf di Theodore Sturgeon: il novanta per cento di "tutto" è spazzatura, non solo della fantascienza. Un'osservazione acuta, ma completamente fuori luogo. Più di recente, Orson Scott Card e Mercedes Lackey hanno dato il via alle loro personali crociate anti-arte.

Da quanto ho osservato, buona parte degli scrittori di fantascienza non sanno cosa sia l'arte, non lo vogliono sapere, e non sono affatto interessati a produrla. Esistono notevoli eccezioni. Harlan Ellison sa cosa sia l'arte. Lo sanno Tom Dish, Michael Bishop, Lucius Shepard, Norman Spinrad, Karen Joy Fowler, Ursula K. Le Guin, e una manciata di altri autori. Ma nuotano tutti controcorrente.

Quindi, ovviamente, la mia risposta è che le capacità artistiche sono lo strumento più prezioso di un autore. Buone capacità servono da ispirazione a se stesse.

Delos: Quale regista preferiresti per una versione cinematografica dei tuoi libri?

James Morrow: Stanley Kubrick.

Sono anche un grande fan di Orson Welles, però la sua carriera è notevolmente declinata dopo la sua morte.

Terry Gilliam potrebbe trarre un film davvero interessante da Towing Jehovah.

Delos: L'estate scorsa sei stato in Italia. Cosa ti ha colpito di più?

James Morrow: Sono stato commosso dalle generosità e "joie de vivre" (non conosco l'equivalente nell'idioma italiano) delle persone che ho incontrato: la scrittrice Laura Grimaldi; il mio editore Marco Tropea; il mio traduttore, Vittorio Curtoni, e sua moglie, Lucia.

Mi ha commosso anche la miriade di splendide opere d'arte. La mia visita alla Cappella Sistina restaurata quasi certamente si tradurrà in una scena chiave di The Eternal Footman.

Ma più di tutto mi ha colpito... il gelato!