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recensioni

recensione di Franco Forte
Per quanto negli Stati Uniti, sua patria naturale, il cyberpunk si sia diluito fino quasi a scomparire, come corrente letteraria underground e di denuncia di alcuni scenari d'integrazione tra uomo e macchina che, a partire da "Neuromante" di William Gibson, sempre più sono andati miscelandosi alle reali pulsioni di questo ultimo scorcio del ventesimo secolo, in Italia l'influenza di questa corrente di pensiero è ancora molto viva e appariscente, e dopo le ultime stoccate ricevute da film quali "Nirvana" di Salvatores o l'antologia cyberpunk tutta italiana uscita col titolo omonimo per Stampa Alternativa, era diventata sempre più tangibile l'esigenza di mettere ordine e chiarezza critica a questo fenomeno che ha toccato tutte le più diverse sfaccettature della cultura contemporanea.
A porre rimedio a questa lacuna ci hanno pensato Antonio Caronia, laureato in matematica e da sempre studioso dei percorsi più avveniristici della letteratura dell'immaginario, editorialista della rivista d'avanguardia "Virtual" e critico assai conosciuto nell'ambiente del fantastico italiano (che proprio nel cofanetto "Cyberpunk" di Stampa Alternativa aveva gettato le basi per un lavoro di indagine più organico su questa paraletteratura), e Domenico Gallo, laureato in fisica, redattore della rivista "Alphaville", autore nella raccolta "Cyberpunk" del racconto "Carcinoma tango", che più di altri è riuscito a sintetizzare nelle sue pagine tutte le potenzialità e le prerogative del genere cyberpunk.
Due esperti, dunque, molto attenti al rapporto tra scienza, tecnologia, società e letteratura dell'immaginario.
"Houdini e Faust" diventa un'ottima occasione per fare il punto sul cyberpunk a più di dieci anni dalla sua nascita ufficiale, a condensare in un organigramma critico i diversi scenari in cui ha allungato le sue metastasi, le influenze che ha avuto sulla letteratura, sul cinema e sulla musica, a focalizzare l'attenzione sui temi più importanti toccati dagli autori che si sono cimentati (o meglio si sono fatti travolgere) da questo nuovo genere: la trasformazione del corpo e la contaminazione tra natura e tecnologia, il ciberspazio in tutte le sue forme e componenti, il riciclo urbano e sociale che atteggiamento in grado di legare saldamente l'utilizzo delle tecnologie alla coscienza dei limiti.
Il cyberpunk, si comprende leggendo questo libro, si è sì tuffato nei mille rigagnoli in cui si è stemperata la cultura hi-tech di fine millennio, ma è anche più vivo che mai, seppure mistificato sotto spoglie diverse che toccano le molteplici realtà della società contemporanea.
RUDY RUCKER, LUCE BIANCA
recensione di Franco Forte
"Luce Bianca farà ricredere chi ha pensato che dopo Lewis Carrol nessun altro avrebbe saputo mescolare matematica e letteratura in un unico racconto meraviglioso 'Luce bianca' è 'L'Alice nel paese delle meraviglie' del ventesimo secolo". Così recita la quarta di copertina di questo libro, e seppure esagerando forse un po' con i paragoni (ormai gli scrittori americani, nell'immaginario della critica moderna, riescono a coniugare il ventesimo secolo con qualunque cosa. Aspetto soltanto una "Divina Commedia" splatter-cyberpunk e un "Guerra e pace" dalle parti di Manhattan) dice il vero. Da una parte perché Rudy Rucker, uno dei più arcigni esponenti dell'ormai defunto movimento cyberpunk, vincitore per due volte del Philip K. Dick Award per il miglior romanzo di fantascienza (guarda caso con due titoli come "Software" e "Wetware", per non parlare del prossimo, che si intitola "Freeware" e che certo farà bene nel PKD Memorial), è nella vita reale un matematico (come Lewis Carrol), un divulgatore di talento (soprattutto di teorie matematiche e cyberpunkiane) e un discreto narratore (non a livello di Lewis Carrol).
E quanto "Luce bianca" sia coinvolto con i temi della matematica, del viaggio e dei luoghi stranieri ce lo conferma il fatto che il romanzo è stato scritto nel 1980 mentre Rudy Rucker si trovava ospite del Matematisches Institut dell'università di Heidelberg per insegnare logica alla verde età di tretaquattro anni.
E così quando Felix Rayman, a sua volta giovane insegnante di matematica, piomba nel sonno durante i suoi pisolini pomeridiani, la sua anima o spirito immateriale balza alla vita autonoma e sfreccia in un universo folle e alternativo alla ricerca della luce bianca, guidato nell'impresa da un alter ego del buon vecchio Satana, e dovendo sbrogliare problemini non indifferenti di logica, fisica e matematica.
Ma il mondo arcano e fumoso in cui lo spedisce Rucker, Cimön, dotato di due facce (Fronte e Retro) e nessuna rotondità, costeggiato di strani alberghi, crepacci, biblioteche, discariche, deserti e cimiteri, è anche il luogo su cui l'alter ego di Cristo e il fantasma di una giovane defunta riescono a convincere l'anima di Felix ad abbandonare una volta per sempre il suo scomodo involucro fisico e ad addentrarsi in un'avventura che di cyberpunk ha poco, di fantascienza anche, di fantasy, surreale e gotico qualche ingrediente, e in definitiva è un bell'esempio di quello che è stato chiamato scientific-romance. Per quanto possa rendere giustizia a un romanzo come "Luce bianca", e per come, volendo, potrebbe essere facilmente etichettanto anche il leggermente più solido e ben scritto "Alice nel paese delle meraviglie".

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