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a cura della Redazione



recensioni





STEPHEN BAXTER, L'INCOGNITA TEMPO

recensione di Franco Forte

Recente vincitore del Philip K. Dick Award come miglior romanzo di fantascienza dell'anno, questo "The time ship" di Stephen Baxter è un libro curioso e importante. Importante perché si tratta del seguito ufficiale (ovvero pensato, scritto e pubblicato con il beneplacido degli eredi di H. G. Wells) del famoso "La macchina del tempo" del grande autore inglese. Curioso perché s'inserisce nella moda fiorita di recente di far riscrivere da autori con analoghe affinità i seguiti di romanzi importanti nella storia della letteratura fantastica. E' di questi giorni, infatti, l'uscita presso Sonzogno di un altro seguito illustre, ovvero "Blade Runner2", ideale proseguimento di "Cacciatore d'androidi" di Philip K. Dick da cui Ridley Scott ha tratto il film "Blade Runner", diventato ormai un cult movie del cinema.
Il romanzo di Baxter riprende personaggi, atmosfere e situazioni del libro di Wells imbastendo una storia nuova e veloce, che si fa leggere con piacere e riesce con una certa fedeltà a ricostruire non dico il linguaggio di fine ottocento, ma almeno quell'atmosfera vittoriana che era caratteristica del capolavoro dello scrittore inglese e di tutte le opere di quel periodo.
Ma il lavoro di Baxter è interessante anche per un altro motivo. Autore di sei romanzi di fantascienza e laureato in ingegneria acustica, prima di affrontare la stesura di "Incognita tempo", che parte là dove terminava il romanzo di Wells, ovvero con la scomparsa del protagonista per un nuovo viaggio nel tempo dal quale non ha più fatto ritorno, ha provato a studiare e riesaminare le teorie scientifiche utilizzate da Wells alla luce delle conoscenze della scienza attuale. Anzi, è andato ancora più in là, riuscendo a estrapolare una delle tante teorie sul viaggio nel tempo su cui si accapigliano gli scienziati d'oggi (la teoria di Goedel, compagno di lavoro e di studi di Einstein a Princeton), quella che più poteva avere punti di contatto con il romanzo di Wells, e ha rimesso in movimento il viaggiatore del tempo mandandolo allo sbaraglio nel mondo dei Morlock e degli Eloi, le due razze estreme in cui secondo H. G. Wells si evolverà l'umanità, una propensa verso il disinteresse e l'ascetismo e l'altra lavoratrice, abbruttita e pragmatica.
Un libro divertente e ben fatto, eppure, come dice lo stesso Baxter, ""La macchina del tempo" ha avuto numerosi tentativi di imitazione (anche da parte mia!) ma nessuno è stato in grado di superarla".


ANTONIO PIRAS, SETTE OSSI DI RANA

recensione di Franco Forte

Ho conosciuto Antonio Piras quando, nel 1995, s'impose con il suo bellissimo racconto Status Judicandi alla prima edizione del premio Alien, della cui giuria faccio parte. Da allora, ogni sua nuova opera è sempre stata per me una sorpresa e una delizia, perché la scrittura intensa ed evocativa di Antonio Piras, il suo amore viscerale per la parola scritta, la sua precisione nell'impostazione delle trame e nella ricerca del dettaglio, nonché le atmosfere esotiche che sempre è riuscito a ricreare con sorprendente originalità e diversificazione, hanno avuto il potere di avvinghiarmi alle sue storie, di catturare la mia attenzione con i sussurri languidi della sirena letteratura che in questo autore, ancora alle prime armi ma ormai più che "sapiente" nell'utilizzo della scrittura, è una creatura esperta e dalla voce estremamente suadente.
Quando ho avuto tra le mani il suo primo libro, questa antologia di otto racconti praticamente tutti inediti, ho provato una sorta di deja vu intellettuale, la sensazione di essermi imbattuto in qualcosa che certamente prima o poi avrebbe dovuto avvenire, la consapevolezza che la qualità premia sempre un autore, anche se intrappolato nelle maglie acerrime dell'anonimato.
E certamente il cammino di Antonio Piras non finisce qui, perché da poco, mi ha confidato, ha terminato la stesura di un romanzo, e dopo che vi avrà lavorato sopra con la consueta pazienza e puntigliosità (nonché il sapiente utilizzo del frustino dell'autocritica che ben gli conosco) proverà a presentarlo a qualche editore di rilievo.
Non voglio essere profetico, e neppure scaramantico, così incrocio le braccia e attendo. Con impazienza, certo, ma sicuro che ancora una volta lo sguardo attento dell'editoria italiana non si lascerà sfuggire un autore in erba destinato a raggiungere ben presto ottimi traguardi.
A partire, naturalmente, dai racconti di Sette ossi di rana.


STRANI ATTRATTORI

recensione di Franco Ricciardiello

Ecco finalmente l'edizione italiana di Semiotext(e) SF, mitica antologia della nuova fantascienza (sebbene non così radicale come pretende il sottotitolo). Curata da Fabio Gadducci e Mirko Tavosanis, presenta autori come J.G.Ballard, B.Sterling, J.Shirley, R.Rucker, W.Gibson, P.Di Filippo, R.Kadrey, L.Shiner, W.Burroughs, M.Laidlaw e P.J.Farmer, insieme a una quantità di altri, e senza contare che non pochi racconti sono stati lasciati fuori dall'edizione italiana per mancanza di spazio. Il materiale originale era stato raccolto grazie a un annuncio che invitava gli autori di SF americani e inglesi a inviare i racconti respinti per censura dagli editori, a causa della durezza dello stile o degli argomenti trattati.
Il risultato, ci permettiamo di dire, è una raccolta con alti e bassi: innanzitutto, stanti le premesse, non riusciamo a capire cosa ci facciano Vediamo le cose diversamente di Sterling o Il parassita mentale del cappellone hippy di Gibson, che difficilmente possono aver incontrato la censura anche in paesi puritani come il mondo anglosassone.
Ben migliore figura fa La mastoplastica accrescitiva di Jane Fonda di James G. Ballard, durissimo nella sua premessa, la semplice trascrizione di una operazione plastica in cui al sostantivo "paziente" è stato sostituito il nome Jane Fonda: "Con la signorina Fonda sdraiata a faccia in giù, furono tacciati due segni ellittici per le incisioni, uno sulla natica destra e uno sulla sinistra. I segni procedevano verso l'alto e l'esterno rispetto all'apertura vaginale; ciascuna ellisse misurava cinque centimetri di larghezza e diciotto di lunghezza. Le incisioni furono praticate lungo questi segni fino alla fascia muscolare profonda del grande gluteo. A questo punto fu rimosso un ampio cuneo di pelle accompagnato dal grasso sottostante, con perdita di sangue relativamente ridotta." Fra le cose migliori ricordiamo il femminista Cielo ardente di Rachel Pollack; Estasi nello spazio di Rudy Rucker, completamente fuori da qualsiasi tentativo di classificazione, assurdo e visionario; Addio alle grazie di Michael Blumlein, il cui tema ricorda certi racconti radicali di Ballard tratti da La mostra delle atrocità; S.Francesco dà un bacio d'addio al suo asino di P.J.Farmer; Visitate Port Watson, attribuito come Anonimo ma ascrivibile a Bruce Sterling.


GABRIELE FRASCA, LA SCIMMIA DI DIO

recensione di Franco Ricciardiello

Sorprendente questo saggio del napoletano Gabriele Frasca, collaboratore di Radio Rai e traduttore di A scanner darkly di P.K.Dick presso Cronopio (uscito nel 1992 con il titolo Un oscuro scrutare, mentre la precedente edizione italiana tradotta da Valerio Fissore e Sandro Pergameno era uscita nel 1979 per l'Editrice Nord con il titolo Scrutare nel buio).
Frasca si propone di indagare quelle che definisce "emozioni culturali": "Le "emozioni culturali" che sono alla base di questo lavoro, tutte diffusamente striate di chiazze psicotiche, sono sostanzialmente tre. [...] La prima ruota intorno all'idea che il Terzo Reich sia sopravvissuto alla fine della guerra, la seconda inocula il sospetto che la guerra stessa non sia mai finita, la terza "annuncia" che i corpi di tutti gli esseri umani sono stati sottratti." (pag. 8). Gli agganci con la science-fiction sono evidentissimi, tanto che tutta la prima parte del saggio, intitolata "La scimmia di Dio", si occupa di analizzare il romanzo La svastica sul sole di P.K.Dick che, come noto, è ambientato in un presente alternativo in cui l'Asse e il Giappone hanno vinto la guerra, spartendosi il territorio degli U.S.A..
Il titolo del libro è tratto sempre da Dick, che nel saggio How to build a Universe that doesn't fall apart two days later del 1978 parla di un Dio maligno che, in contrapposizione al creatore dell'Universo, forgia "imitazioni inautentiche della creazione" che si sovrappongono alla realtà. Si tratta di un'idea che Dick trae dal Medioevo, quando il Demonio era chiamato anche "la scimmia di Dio", e che è alla base dell'ultima parte della sua produzione letteraria (in special modo dalla cosiddetta "Trilogia di Valis"). Frasca rintraccia paralleli dell'"emozione culturale" della sopravvivenza del nazismo nell'opera del gruppo pop The Residents e in modo particolare nel loro LP The Third Reich'n'roll. Il trattino d'unione fra questa prima "emozione culturale" è la seconda, analizzata nel capitolo intitolato "La sostanza traumatica del mondo", è fornita dalla contrapposizione fra una veicolazione dell'informazione di tipo occidentale, alfabetica, lineare, e un altra di tipo acustico, simultanea, che Marshall McLuhan ha definito "informazione genetica". A sancire la progressiva sconfitta dell'informazione non-genetica è la diffusione mondiale dei mass media elettrici, a partire dalla radio che già negli anni '30 era stata usata da Goebbels, ministro della propaganda del Reich, come cassa di risonanza per la voce di Adolf Hitler: nei roghi di libri a Berlino del 1933, l'autore vede la dissoluzione "nel modo traumatico che sarebbe stato proprio della guerra imminente, [del] monopolio "alfabetico" (lineare, prospettico, astratto, dialettico) dell'informazione non genetica". [Pag. 45].
La diffusione della radio e della televisione, i media elettrici, significa la continuazione della guerra di propaganda di Joseph Paul Goebbels (la cui fazione, detta per inciso, è quella che vince la lotta per il potere alla successione di Hitler in La svastica sul sole). La terza parte, "Per speculum in ænigmate", trae il titolo da un passo di San Paolo che ha ispirato anche Dick: l'inglese through a glass darkly da cui è tratto A scanner darkly sta a significare una prospettiva di visione concentrata sulla realtà fenomenica che è pur sempre quella falsificata dalla scimmia di Dio. La terza "emozione culturale" è quella dei body snatchers, dei corpi svuotati dagli invasori dello spazio che si sostituiscono ai legittimi proprietari terrestri. Frasca analizza le tre versioni del film hollywoodiano (scadente, detto per inciso), richiamando quasi a ogni pagina Dick e McLuhan, T.W.Adorno e Stelarc.