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il festival di trieste (tomo secondo)

Non sappiamo se Delos sia entrato nella storia della fantascienza italiana, ma sicuramente la storia della fantascienza italiana è entrata in Delos. Vittorio Curtoni, già direttore delle mitiche riviste Robot e Aliens - e comunque un bel po' mitico già di suo - ha accettato di portare sulle nostre pagine una collezione di gustosi aneddoti del fandom e dell'editoria italiana. Ah, per sua volontà, il sottotitolo di questa rubrica è "i farneticanti ricordi del vecchio Vic". Almeno sapete cosa aspettarvi...
Dai primi anni Settanta in poi tornai spesso a Trieste come rispettabile
rappresentante e corrispondente di vere riviste, non più semplici fanzines.
Sicché nessuno ebbe più da ridire sulla mia presenza: se ero lì per
Galassia, o Robot, o La rivista di Isaac Asimov, andava bene. La
conseguenza più immediata fu che l'organizzazione prese ad alloggiarmi in
ottimi hotel (per molti anni, il Jolly di Trieste), e io smisi di spendere
di tasca mia. Se vi pare poco... Più di una volta sono anche stato ospite,
conferenziere e affini, con l'apice nel 1980, quando fui ospite d'onore
della FantastiCon 2 in compagnia di Riccardo Valla e David Compton. Wow!
Da timido ragazzino di provincia a guest of honor. Son queste le cose che
danno succo alla vita.
Di nuovo, un grande caleidoscopio di nomi, persone, situazioni: Danilo
Arona, Riccardo Valla, Karel Thole, Giovanni Mongini, Gianni Montanari,
Antonio Bellomi, Giuseppe Lippi, Renato Pestriniero, Gustavo Gasparini,
Gianpaolo Cossato, Gianluigi Missiaja, Alfredo Castelli, Mauro Gallis, Piero
Zanotto, Sandro Pergameno. E chi se li ricorda tutti? Impossibile. Trieste
era, ogni anno, un luogo di ritrovo tra vecchi amici, una zona franca dove
liberarsi dagli affanni del vivere quotidiano. Una delle più care costanti
è sempre stata la presenza di Sandro Sandrelli, col quale, tutte le volte
che ci si è incontrati, ho sempre stabilito un feeling particolare: abbiamo
molto in comune (l'amore per l'uso creativo delle parolacce, ad esempio).
Sandro e io, a Trieste, abbiamo costituito un gruppo di pronto intervento
gastro-enologico di raffinate capacità. Per molti anni, la cena finale del
festival è consistita in un buffet un po' caldo e un po' freddo, ma
nell'insieme una roba da dare i brividi. Un branco di assatanati che non
vedevano l'ora di togliere il cibo da sotto i denti degli altri per riempire
il proprio stomaco. Noi due non ci siamo mai lasciati fregare: dopo avere
occupato posizioni tatticamente esatte ai tavoli meglio disposti rispetto ai
cibi e alle bevande, scattavamo come fulmini ai primi segni di movimento
altrui. Sandro rastrellava per entrambi antipasti, primi e secondi; io,
seguendo un'antica vocazione, facevo incetta di bottiglie di vino. Le
sbornie che ci siamo presi in compagnia a fine festival! (E non soltanto noi
due, s'intende; i caduti sul campo dell'alcol festivaliero sono legione.) E
il mattino dopo, impavidi, tutti e due in piedi per il viaggio di ritorno a
casa. Certo Sandro vive a Venezia, e se l'è sempre cavata con un modesto
tragitto; però il tragico non era il viaggio in sé, era l'alzata. Che
tempra, il Sandrelli. Un uomo di quelli che non se ne fanno più.
A proposito di sbronze, un evento epico si verificò nel 1970. Quell'anno,
per eccesso di originalità, la direzione del festival pensò di offrire il
buffet freddo su un battello, uno yacht, o qualcosa del genere. Insomma
un'imbarcazione a motore di buona stazza. Si doveva, in teoria, fare un bel
giretto turistico sulle tranquille acque dell'Adriatico, cenare, e rientrare
alle ore piccole. Grande goduria. Che però incontrò alcuni intoppi. Per
cominciare, di cenare non ci fu verso, perché o erano insufficienti le
cibarie predisposte, oppure c'era in circolazione gente troppo affamata,
comunque il nostro gruppetto non riuscì ad azzannare proprio niente. Dico
niente. Stomaco vuoto. E vabbé, eravamo l'ultima ruota del carro. Quel che
ricordo è che riuscimmo a trafugare un paio di bottiglie di whisky e ci
rifugiammo sottocoperta, in una deliziosa cabina dove metodicamente,
scientificamente, procedemmo a sbronzarci. Chi c'era? Ero troppo sbronzo per
ricordare... Sono certo di Mauro Gallis e Gianfranco Battisti, ma al di là
di questi due nomi non vado. Mi perdonino gli altri compagni di quella
gloriosa impresa.
Il fato volle che dopo un'oretta o giù di lì cominciò a piovere a
dirotto. Il mare diventò piuttosto agitato. Si sobbalzava che era un
piacere. Noialtri sotto, pieni di whisky, ce la passavamo alla grande; sul
ponte era tutto un macello di gente che vomitava! Registi, attori,
scrittori, notabili triestini, un carnaio umano impegnato a rigettare a
fiotti. E noi indifferenti, superiori, pieni di scotch, col cervello
completamente fritto ma lo stomaco in pace con gli elementi. Si rientrò
MOLTO prima del previsto in porto; e la nostra rivincita morale fu
schiacciante. E mi diede la riprova di quel che sospettavo da molti anni:
chi si sbronza non temerà alcun male...
Trieste è stato anche il luogo nel quale, a rate, ho incontrato diverse
personalità della fantascienza internazionale. In maniera più o meno
calorosa. Ciò dipende. Comunque, tutte esperienze notevoli.
Posso sciorinare il mio rosario di nomi di maggiore spicco? Dunque:
incredibile ma vero, Arthur Clarke! (Molto inglese, molto compassato, ma tutto sommato cordiale. Ho ancora tra i miei cimeli, da qualche parte, il suo autografo.) Harry Harrison! (Simpaticissimo.) Donald Wollheim! (Un po' freddino, a dire il vero. Sembrava ritenere Gianpaolo Cossato l'unico interlocutore degno di nota. Si doveva combinare una cena con lui e non se n'è mai fatto niente.) Forrest J Ackerman! (Forrest sembrava un pupazzo da ventriloquo nelle mani della moglie. Almeno, questa è l'impressione che ho avuto io.) Walter Ernsting! (Grande tedesco. Un po' reazionario in quanto a idee, ma di una comunicatività rara. Gli feci, in compagnia di Sandro Pergameno e grazie ai buoni uffici di Antonio Bellomi, un'intervista che doveva uscire su "Robot" e che invece non è mai uscita. Perché? Boh.) Brian Aldiss! No, scusate, Brian l'ho conosciuto a Palermo. E' tutta un'altra storia.
Oltre a registi, attori, attrici, sceneggiatori eccetera dei quali oggi non
ho il più vago ricordo, il mio miglior incontro umano a Trieste con un
autore che ammiravo è stato quello con David Guy Compton. Come ho detto all'inizio, lui e Riccardo Valla e io siamo stati gli ospiti d'onore della FantastiCon 2. Compton era stato invitato soprattutto perché quell'anno era in concorso La morte in diretta di Tavernier, tratto dal romanzo di David L'occhio insonne. Abbiamo convissuto per una settimana, e quanto l'ho
amato! Timido, tutt'altro che pretenzioso; per la maggior parte del tempo
non ha fatto altro che cantarmi le lodi di altri autori, e vorrete ammettere
che questo è raro, per lo meno in Italia. In particolare ricordo che mi
raccontò cose bellissime di Walter Tevis, che era suo amico personale.
Inoltre, Compton aveva una caratteristica preziosissima per uno come me,
abituato sì a leggere la lingua inglese tutti i giorni ma assai impacciato
quando la sente pronunciare con il consueto stile a raffica di mitraglietta
degli anglofoni: COMPTON E' ASSOLUTAMENTE BALBUZIENTE! Come riuscivo a
comunicare con lui non mi è mai riuscito con nessun altro anglofono...
Chiudo questi ricordi triestini su una nota di folklore indigeno che a me
pare divertente. Proprio nell'80, una sera io ero stanco morto. Stavamo nel
bar del Jolly Hotel a chiacchierare. Avevo appena presentato a Compton una
BELLISSIMA! (non scherzo; era una donna di una bellezza straordinaria)
giornalista della televisione jugoslava (all'epoca esisteva ancora la
Jugoslavia). Il giorno dopo, Compton mi ringraziò per la lunga intervista
che questa sirena gli aveva fatto sul suo libro e sul film di Tavernier
(che, en passant, com'era prevedibile vinse il festival).
Comunque, eravamo tutti un po' spompati. Sarà stato a metà festival, e a
quel punto lo spompaggio era di rito. Nessuno se l'era sentita di salire
fino al castello di San Giusto per le proiezioni serali. Dopo le chiacchiere
con Compton, con Valla e con Cozzi, io mi congedai e andai a dormire. Il
mattino dopo, a colazione, Riccardo (Valla) mi disse: "Hai fatto male ad
andare a letto così presto! Sapessi quante ne abbiamo dette sul tuo conto
Luigi (Cozzi) e io..."
Oh, me lo posso immaginare! :)
Ciao da Vic
 
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