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Emiliano Farinella



Apprendiamo da poche ore dell'incredibile intervista rilasciata da Clarke al Mirror (un giornale scandalistico) in cui confessa di essere un pedofilo, e subito leggiamo sull'Indipendent la smentita e si grida al complotto politico. Ogni giornale si affanna in questo momento a proclamare la sua presunta verità, noi ci affanniamo a cercare il nostro presunto Clarke. E per far questo non possiamo far a meno di chiederci chi sia A.C.Clarke...

Già, chi è Arthur Charles Clarke?

Fino a ieri non avrei avuto dubbi. Senza esitazione avrei tirato fuori i suoi maggiori capolavori credendo con ciò di dare una chiara e precisa idea di Clarke. Sì... avrei dato una chiara e precisa descrizione di quello che era stato capace di esprimere Clarke. Di fronte a La Sentinella, Le Fontane del Paradiso, Incontro con Rama o Le guide del Tramonto, ogni animo anche solo blandamente razionale e con un briciolo sensibilità non può far a meno di essere percorso da profondi brividi e un impulso irrefrenabile a guardarsi intorno a cercare le leggi che questo mondo lo reggono.

Adesso scopriamo che l'inglesissimo Arthur Charles Clarke, archetipo vivente dello scienziato-scrittore, quello stesso che aveva infarcito tutti i suoi romanzi di compassati gentleman, è un pedofilo.

Orrore e sgomento.

Di più: ha dichiarato lui stesso di essere un pedofilo e in ciò non ci trova nulla di male.

Di nuovo: orrore e sgomento.

La prima reazione è il rifiuto della notizia, no, non è vero, non può esser vero; subito dopo iniziamo ad arrampicarci sugli specchi, vediamo se è possibile mettere la cosa in modo dignitoso per rendere di nuovo presentabile il nome del nostro vecchio buon Clarke.

Siamo abituati a leggere fantascienza. Siamo abituati a essere razionali, o perlomeno ci sforziamo di assumere questo atteggiamento ogni volta che ci è possibile.

Nel tanto straparlare di Internet e realtà virtuali ce ne siamo stati qui buoni buoni con un vago sorrisino sulle labbra dicendoci che noi di queste cose qui ne masticavamo già dall'84.

Shock da futuro? Tsk, robetta a cui noi non siamo di certo soggetti.

Il mondo sente dire che hanno clonato una capra e va a cercare sul vocabolario la parola "clonazione", mentre noi ci chiediamo con malcelata soddisfazione da quanti "decenni" discutessimo di questa problematica, arrivando infine a raggiungere un atteggiamento razionale ed equilibrato che ci porta a cercare e trovare i possibili e molteplici vantaggi della clonazione umana (vedete anche l'articolo I vantaggi della clonazione umana (Delos 25) di Roberto Quaglia).

Le nonne di ogni landa inorridiscono di fronte alla pedofilia e noi... be', pure. Né Philip José Farmer con la sua spinta porno science fiction, né qualunque altro autore si sia preso la briga di parlare in maniera orrida e blasfema di sesso e tutte quelle cose lì è mai riuscito a sgomentarci a sufficienza da poter alleviare adesso questo opprimente senso di orrore e sgomento.

Abbiamo letto molta fantascienza che parla di sesso (per il sesso nel cyberpunk potete dare un'occhiata all'articolo Giorni di nera oppressione (Delos 30)). Fantascienza che parla di sesso in modo fantascientifico e provocante. Abbiamo letto Ballard e non ci stupiamo più dinanzi all'angosciosa attrazione sensuale di macchine in movimento e di schianti violenti, scintille e sangue che eccitano e invitano a vivere, correre e rischiare la vita. Abbiamo visto Cronenberg, e conosciamo il valore sensuale che può assumere anche l'orrido. Blade Runner, come tanta altra fantascienza, è zeppo di esseri artificiali costruiti appositamente come oggetti di piacere e trasgressione, e Jeter ci ha abituati a puttane con tutte le mutilazioni e deformazione che sia possibile immaginare. A costo che qualcun altro venga pagato per immaginarle sufficientemente perverse e deformi al posto nostro.

Ma adesso, stragulp, c'è qualcosa di nuovo. Qualcosa a cui non eravamo assolutamente preparati. Non soltanto si mette in gioco uno dei nostri vati luminari, ma per di più il punto di fuoco si ritrova sul piano umano, e qui ci scopriamo improvvisamente eguali agli altri.

Qui non si sta mettendo in discussione il rapporto di tutti gli esseri umani col sesso, con la comunicazione, o col mondo intero. Non si sta mettendo in discussione una delle cose di cui noi eravamo ampiamente preparati a discutere. Non si sta parlando di una posizione di fondo, siamo ben lontani da quei massimi sistemi che, in fondo, stanno dietro a molta di quella buona fantascienza di cui andiamo fieri (da Adams a Clarke, passando sia per Pratchett che per Dick).

Qui si sta parlando solo del rapporto con la vita e col sesso (e non col mondo o con la natura tutta!) di uno di noi. Di uno dei più grandi tra noi!

Orrore e sgomento.

Possiamo porci la domanda di rito, possiamo provare a chiederci anche in questo caso se si possa ritenere deprecabile tout court un particolare atteggiamento sessuale. E la risposta è sempre quella, la risposta è la stessa che ci rende accettabile e, in linea teorica, non ci fa battere ciglio dinanzi a una Terra tutta popolata da omosessuali immaginata da Joe Haldeman in Guerra Eterna, o il mondo di Ys, immaginato da Jack Vance in Il Re Stellare, in cui tutte le unioni avvengono tra fratelli e l'incesto è la forma più comune e meglio accettata di rapporto sessuale; la risposta è che la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri, e non è accettabile che la nostra volontà trovi appagamento calpestando o deformando quella altrui, anche se l'altrui consenso viene sottilmente estorto. Ed è per questo che, pur con tutta la fantascienza e tutti i diversi modi di concepire il sesso che abbiamo incontrato, dinanzi alla pedofilia proviamo un enorme orrore e sgomento.

Se l'ipotesi di pedofilia fosse confermata il signor Arthur Charles Clarke indubbiamente non sarebbe più lo stesso per nessuno di noi. Probabilmente è presto per saltare a una conclusione. Adesso sono spuntate dal nulla presunte vittime che accusano "l'adescatore", alle WorldCon - si inizia a dire solo adesso - dei particolari gusti di Clarke si vociferava da tempo, e chi è stato a casa sua adesso inizia a raccontare che non era una cosa di cui facesse segreto.

Ma i dubbi sono tanti: l'infittirsi improvviso d'accuse e l'isteria collettiva con cui trattiamo il problema della pedofilia; lo Sri Lanka in cui vive Clarke non è certo il più felice paradiso sessuale, c'è miseria, è vero, ma c'è anche la fustigazione per chi pratica l'omosessualità; e inoltre Clarke ha smentito tutto accusando che con questo attacco si voglia indirettamente colpire la famiglia reale a cui è vicino. In ultimo c'è da dire che essere attratti sessualmente da bambini non fa affatto automaticamente di un uomo un criminale, si tratta solo di un uomo con delle turbe che può tenere sotto controllo e curare, è quando lascia che queste tensioni diventino attive che si trasforma in un mostro.

Nonostante i dubbi e l'incertezza siamo costretti a mettere in discussione quell'idea che avevamo del gentile signore inglese, sempre corretto e garbato. Dobbiamo chiederci da cosa effettivamente ci fossimo fatti quest'idea, e se quei dati siano ora in qualche modo mutati.

Il Clarke che conosciamo noi, il Clarke che credevamo di conoscere ha qualche legame con quel signore che si gode la vita nel sudest asiatico?

Be', indubbiamente sì, ma a un livello tale che la sua condotta di vita non possa in ogni caso turbare la magnifica opera che nei suoi lunghi anni di attività letteraria è riuscito a creare.

I presunti problemi di Clarke nel gestire i suoi rapporti con gli altri esseri umani e la sua sessualità non implicano che si debba rimettere in discussione il suo modo di rapportarsi con "la natura tutta". Gli ideali di razionalità e scetticismo costruttivo di cui è portatrice la sua fantascienza rimangono inalterati, senza lasciarsi turbare dalle piccolezze e meschinità dell'uomo che ha dato loro forma in quelle opere a noi care.

Rimane a noi da ingoiare l'amaro boccone della consapevolezza, con tutto il costo emotivo che comporta capire e accettare che gli uomini non sono solo le idee che li animano, c'è anche altro sotto, anche se spesso vorremmo seppellirlo.

Nel caso di Clarke questo boccone potrebbe risultare estremamente amaro.

Adesso siamo costretti a chiederci chi sia Clarke e se corrisponda a quell'immagine mentale che ce n'eravamo fatti, ma il problema è nostro che abbiamo creduto che belle idee, commovente razionalità e poesia della natura, potessero trovare espressione solo in un uomo garbato equilibrato e senza macchia.

Invece no, siamo costretti a ricrederci. Ottima e sublime poesia può venir fuori anche dalla più fetida fogna, anche se magari noi preferiamo turarci il naso per non disturbare le orecchie.