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Watchmen

Gli albi dei supereroi appartengono
o no (anche solo in qualità di figlioli scapestrati) alla
grande famiglia del fumetto di fantascienza? Domanda difficile,
dalla risposta pericolosa. Com'è noto, non c'è
mestiere più criticato e triste di quello del classificatore.
E' opinione comune che le vicende degli invincibili "giustizieri in costume"
della DC Comics e quelle dei "supereroi con superproblemi"
della Marvel (nonché dei personaggi delle testate minori) attingano
più linfa all'albero del Fantasy che alle radici
della foresta SF. Superpoteri attribuiti con sovrana spensieratezza,
capacità più che umane arrogate con giustificazioni
risibili, contaminazioni dalla mitologia greca e celtica, costumi
sgargianti e esibizioni di vigore fisico non vanno granché
d'accordo con le idee e le convenzioni proprie del nostro
genere letterario favorito. Il concetto stesso dell'eroe,
dell'uomo forte, libero e bello che piomba dal cielo a
risolvere a suon di pugni tutti i problemi richiama assai più
il genere fiabesco e le storie di cappa e spada che la narrativa
fantascientifica.
Esistono, ovviamente, delle eccezioni
significative. La saga di Marvel 2099, ad esempio (prossimamente
sotto il riflettore di Fantasia&Nuvole); l'immenso
Batman, il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank
Miller. E soprattutto lo straordinario, cinico, angosciante,
coinvolgente Watchmen di Moore e Gibbons.
Nella lunga sequenza di aggettivi,
badate bene, è assente sia il termine "realistico"
che il vocabolo "fantascientifico". Non è
un caso. Le classificazioni possono essere un esercizio utile,
a volte. Ma quel che conta davvero, nel fumetto come in ogni altro
campo, in fondo è la qualità.
la storia
Quis custodiet ipsos custodes? dicevano gli antichi. Who watches the Watchmen? ci
interroghiamo spesso anche noi, confusi dalle contraddizioni e
dai limiti della nostra annaspante democrazia. Chi giudica i giudici?
Chi guarda i guardiani?
Questa domanda funge da filo conduttore
del fumetto di Moore e Gibbons, legando tra loro le storie pubbliche
e private di un gruppo di giustizieri in costume, eroi di un mondo
alternativo in cui gli Stati Uniti hanno vinto la guerra in Vietnam,
un'ucronia ove il caso Watergate non è mai scoppiato
e Nixon è stato rieletto tre volte, un mondo dove
la guerra fredda ha raggiunto l'apice con l'invasione
russa dell'Afganistan e del Pakistan diventando a quel
punto molto, molto calda.
Qual è stato l'evento
scatenante della variazione temporale? In quale istante il corso
della Storia si è biforcato? La data focale è il
30 Agosto del 1959, e il luogo cruciale è un piccolo laboratorio
di fisica sperimentale situato nel deserto dell'Arizona.
Quel giorno fatale il dottor Jonathan Osterman, per un tragico
errore, viene sottoposto agli effetti di un test sulla struttura
della materia. Apparentemente, il suo corpo viene disintegrato.
In realtà, l'esplosione trasforma il timido e occhialuto
ricercatore in un essere dai poteri quasi divini, battezzato subito
dai media Dottor Manhattan.
"Doc" Manhattan è
in grado di trasmutare la materia col solo pensiero. Conoscendo
la struttura atomica di un elemento, può sintetizzarlo
a suo piacimento. Può inoltre teletrasportarsi e teleportare
altre persone. Come se non bastasse, può dislocarsi (ovvero
essere in più di un luogo contemporaneamente) e rendere
grande a piacere il proprio corpo. Infine (evidentemente quel
giorno i superpoteri erano in svendita) egli gode di un personalissimo
senso del tempo: in pratica una sorta di chiaroveggenza, grazie
alla quale il passato, il presente e il futuro sono nella sua
mente un'unica entità.
Il governo americano intuisce subito
l'immenso potenziale militare del Dottor Manhattan, e ne
fa il pilastro della sua superiorità strategica. Grazie
a "Doc", le sorti della guerra del Vietnam vengono
ribaltate: i vietcong, terrorizzati dalle sue capacità
"divine" si affrettano a deporre le armi; russi e
cinesi, terrorizzati, ingoiano il rospo. Nixon, acclamato come
trionfatore, diventa un presidente più amato e popolare
di Franklin Delano Roosevelt.
Ma l'aver evitato il disastro
del Vietnam non sembra aver giovato all'America. Quella
sanguinosa sconfitta, dopotutto, nel nostro mondo ha lasciato
tracce profonde sulla morale e sul pensiero yankee, costituendo
per molti versi una salutare lezione. Nel mondo di Watchmen, al
contrario, l'America vittoriosa degenera presto in una
nazione cinica e violenta, che non ha mai fatto i conti con la
propria anima oscura, che non ha mai chiarito la propria ambiguità
e i propri (a volte terribili) segreti. L'America di Watchmen
è crudele, paranoica, ipocrita e bugiarda. Il sogno americano
è morto; la criminalità dilaga per le strade; le
metropoli sono campi di battaglia per una nazione che non teme
i nemici stranieri (messi all'angolo dai superpoteri di
"Doc" Manhattan) ma che si strugge in una folle guerra
contro se stessa.
Il sonno della Ragione, è
stato detto, genera mostri. E la sfiducia verso le istituzioni,
il desiderio di farsi giustizia da sé, il naturale bisogno
di sentirsi sicuri, il senso di impotenza e la disillusione partoriscono
giustizieri mascherati, detti appunto i Watchmen, i Guardiani.
Uomini qualunque, che indossano un cappuccio e tentano di salvare
il salvabile in un mondo che sta impazzendo. I loro nomi di battaglia
sono Nite Owl, Rorshach, il Comico, Ozymandias, Hooded Justice,
Dollar Bill, Silk Spectre. La loro storia, dagli anni quaranta
a oggi, ci viene narrata attraverso diari, flashback, articoli
di giornale e frammenti dal libro di memorie Dietro la maschera
che uno di loro (il primo dei due Nite Owl) pubblica da "pensionato".
Dalle vicende dei giustizieri mascherati
scaturiscono agghiaccianti verità. Scopriamo ad esempio
cosa può accadere quando gli eroi impazziscono. Vediamo
alla prova dei fatti come il potere assoluto corrompa assolutamente.
Realizziamo quante porcherie un governo e dei servizi segreti
spregiudicati possano commettere sfruttando docili giustizieri
in costume (nel mondo di Watchmen John Kennedy viene ucciso dal
Comico su ordine di Nixon; i giornalisti che sollevano lo scandalo
Watergate vengono tolti di mezzo nello stesso modo).
Il vertice dell'inquietudine
si raggiunge quando si scopre che uno degli eroi, il geniale Ozymandias,
ha delle idee del tutto personali sul metodo migliore per "salvare
il mondo". Idee che prevedono la distruzione di mezza New
York e il massacro dei suoi abitanti. E allora, non resta che
chiederci, come dicevano i latini: "Quis custodiet ipsos
custodes?"
gli
autori
Alan Moore,
sceneggiatore di Watchmen, inglese, lavora nel campo del fumetto
dal 1980. Tra i suoi lavori meritano una menzione il thriller
V per Vendetta, vincitore del British Eagle Award, la storia
di supereroi Miracleman, e The Swamp Thing, serie
vincitrice del Kirby Comics Industry Award. Moore ha lavorato
anche nel mondo del cinema, scrivendo la sceneggiatura del film
Fashion Beast di Malcom McLaren.
La tecnica narrativa di Moore è
del tutto particolare, e per molti versi formidabile. Egli si
serve di meccanismi cinematografici collaudati, che trovano nel
fumetto un nuovo efficace canale per veicolare emozioni. Da citare,
ad esempio, la trovata di raccontare una stessa scena più
volte attraverso gli occhi di più protagonisti, riuscendo
ogni volta a renderle nuovi significati, trovando ogni volta modo
di rivelare verità insospettate.
Moore, accostandosi in questo al
Miller di Sin City e di Batman, esplora una delle
anime del fumetto, la più oscura. E non vuole o non può
sviscerarla con distacco. Moore calca la mano sulle emozioni,
senza scrupoli e senza ipocrisia: la sua narrativa è una
fusione tra arte e stato mentale elevata a sistema.
L'unico appunto che si può
annotare alla sua tecnica è quella di appesantire la sceneggiatura
con eccessive vicende parallele, e con troppi, davvero troppi
personaggi. Watchmen è un fumetto indicibilmente "denso",
un concentrato narrativo da assorbire gradatamente, con due o
tre riletture, prima di poterlo gustare a fondo.
Citazioni da Bob Dylan, dalla Bibbia,
da Jung, da Giovenale: Watchmen è una girandola di temi,
di riflessioni, di concetti, in cui il lettore può smarrirsi.
Gran parte di questa nuvola di temi si dissolve immediatamente,
come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si
dissolve una sensazione subliminale di coinvolgimento e di disagio,
che è in fondo il senso di tutta l'operazione di Moore.
Dave Gibbons,
disegnatore di Watchmen, lavora dal 1973. Anche lui britannico,
è tra gli autori della serie 2000 AD. Ha lavorato
anche alle strisce di Doctor Who e al remake di alcuni
fumetti famosi come Harlem Heroes, Dan Dare e Rogue
Trooper. Dal 1982 lavora con la casa americana DC Comics,
per cui disegna il personaggio di Lanterna Verde. Ha collaborato
anche con Miller per il capolavoro Batman, il ritorno del Cavaliere
Oscuro.
Gibbons è un disegnatore straordinario.
E' talmente bravo che (e questo è un talento raro) può
a suo piacere sbalordire il lettore con rutilanti trovate visive o rendersi
assolutamente trasparente rispetto allo svolgersi della storia; riesce
a essere estremamente realistico e allo stesso tempo superbamente
astratto. Il suo tocco è levigato e attento, senza nulla
di lezioso o di superficiale; asciutte, prive di fronzoli, le
sue tavole sono abitate soltanto dalla fantasia e dal talento.
Le sue matite, più che comporre una scena, intonano un
coro. Grazie a esse, Watchmen vive e si nutre di disegno.
Ma il talento non è tutto.
Gibbons ha anche una notevole tecnica, e riesce a rendere con
estrema efficacia i meccanismi cinematografici di Moore. Da citare,
a questo proposito, la "dissolvenza" delle inquadrature.
Il meccanismo è il seguente: al cambio di scena, la prima
vignetta della nuova sequenza richiama visivamente l'ultima
della sequenza precedente, pur inquadrando un contesto del tutto
diverso. Esempio: un uomo e una donna si abbracciano; stacco;
nuova sequenza; primo piano della maschera di Rorshach; le macchie
sul suo volto incappuciato ricordano la sagoma dei due amanti
nell'abbraccio.
Un notevole apporto, da non dimenticare,
viene dato dai colori di John Higgins. La potenza evocativa
delle immagini di Gibbons, già notevole, viene esaltata
dall'opera di quest'ultimo, dai suoi effetti di luce, dalla sua
esplorazione delle sfumature del buio, dalle scale cromatiche
usate quasi come armi, dalla sua parossistica liturgia delle tinte
sanguigne.
Watchmen è un fumetto particolare,
un'opera d'arte (non si ha nessuno scrupolo a definirla tale)
dove una geometria di colori e di effetti visivi incapsulano costantemente
la narrazione, ottundendo o esaltando i temi affrontati. Chi non
ha letto Watchmen, credetemi, non ha letto nulla.
curiosità e
spunti
I giustizieri di Watchmen, almeno
all'apparenza, sono una variazione sul tema di alcuni tra
i più noti eroi in costume del fumetto americano. Nite
Owl (il Gufo) è una versione rivista e corretta del
classicissimo Batman, con tanto di mantello, cintura porta-aggeggini
e Bat-cottero (ribattezzato OwlShip). Il Dottor Manhattan
è un'interessante fusione tra il personaggio di
Superman (invulnerabile, invincibile, patriottico) e l'Incredibile
Hulk (superpoteri acquisiti come conseguenza di un esperimento
di fisica nucleare). Rorshach (il nome deriva dalle macchie
omonime, strumento usato in psicanalisi) è una citazione
del Punitore marveliano, compreso il "diario di guerra" e
una schizofrenia tutt'altro che latente.
C'è una differenza
fondamentale: gli eroi in costume di Watchmen sono comunissimi
mortali. Con la sola eccezione del Dottor Manhattan (vero "deus
ex-machina"), le loro capacità si riducono a una
prestanza fisica e un'agilità appena al di sopra
della media. I rutilanti e favolistici superpoteri del mondo Marvel
e DC in Watchmen sono accuratamente evitati. Rorshach, Nite Owl
e gli altri non sono che gente di quartiere con la passione delle
maschere e una gran voglia di far giustizia con le proprie mani.
Altrettando si può dire dell'equilibrio
psicologico e della morale di questi oscuri e tormentati eroi.
Nulla di diverso dalla media dell'umanità: tra i Watchmen
troviamo un alcolizzato, un violento, un paranoico afflitto da
manie di grandezza, uno schizofrenico e persino un omosessuale
(inconcepibile tabù per i classici fumetti di supereroi;
riuscite a immaginarvi un Superman gay?).
Watchmen è un fumetto atipico
sotto tantissimi aspetti. Soprattutto è una storia che,
nel suo rigore militante, non si pone la minima preoccupazione
di dare lezioni, di insegnare qualcosa. Al contrario, la regola
imperante sembra essere che i cattivi vincano e che i buoni (ammesso
che esistano) facciano una pessima fine.
Personificazione di questo pessimismo
cosmico, indubbiamente, il personaggio di Rorshach, un tizio che
va in giro con una maschera dalle forme cangianti che ricordano
le macchie dei test di psicanalisi perché, come dice lui,
"Cercavo una faccia con cui potermi guardare allo specchio".
Rorshach è completamente pazzo,
ma la sua follia è terribilmente comprensibile, nella sua
paranoia è atrocemente facile riconoscersi. In quelle domeniche
silenziose, che ci vedono in solitudine con la nostra nullità,
senza l'alibi del lavoro ad arginare i nostri incubi, chi tra
noi non si è posto le domande che hanno sconvolto la mente
di Rorshach, che lo hanno indotto a scatenare una guerra senza
quartiere né pietà contro i mostri fuori e dentro
di noi?
Leggendo il racconto della vita di
Rorshach, della sua inesorabile caduta verso il fondo dell'abisso,
secondo un percorso di follia e dannazione descritto magistralmente
da Moore, vengono a galla paure ancestrali, che forse neppure
sapevamo di serbare nel nostro intimo. Perché Rorshach
è un simbolo forte, olofrastico. E tra i suoi molti significati,
l'archetipo di un orrore assoluto e totalizzante, che filtra ogni
altra sensazione, che viene direttamente dall'inconscio, che nessuna
razionalità può spiegare.
Onore al merito di Moore. In fondo
il mestiere dello scrittore è proprio questo: far emergere
in superficie quanto gli uomini rimuovono. Lui questo lo fa, e
dannatamente bene.
Cambiando argomento, è interessante
notare come i balloons (le nuvolette parlanti che
danno il nome a questa rubrica) siano in Watchmen "personalizzati",
vale a dire diversi per ogni personaggio. Il Dottor Manhattan,
ad esempio, parla mediante balloons azzurri come la sua pelle.
La trovata ha la sua ragione: la voce di "Doc" non è
quella di un normale essere umano, e il colore è un ottimo
meccanismo per rammentare al lettore tale differenza. Rorshach,
esempio altrettanto valido, ha un tono di voce piatto, gelido:
non spreca parole, se può farne a meno. Il suo eloquio
particolare viene reso mediante un balloon "frastagliato"
immediatamente riconoscibile.
Un appunto riguarda la traduzione.
Che è mediocre, a volte davvero pessima. Non pretendiamo
la perfezione: nessuno mette in dubbio la difficoltà di
rendere in italiano lo slang e la fraseologia (del tutto particolare)
del fumetto anglosassone. Com'è noto, i comics americani
vengono addirittura usati come test per valutare la conoscenza
della lingua inglese: chiunque riesca a ricavare un italiano comprensibile
dal gergo degli autori Marvel o DC ha una preparazione a prova
di bomba.
Tuttavia, possiamo ben chiedere a
un traduttore di rendere sempre allo stesso modo i nomi dei personaggi.
E' accettabile che Hooded Justice, ad esempio, venga
tradotto "Giustizia Incappucciata" o lasciato in inglese
in quanto nome proprio: vedere alternativamente utilizzate le
due possibilità ci disturba alquanto. Stesso discorso per
Big Figure, chiamato in una vignetta "Pezzo Grosso"
e di nuovo "Big Figure" nella successiva. Oltre a
innervosire il lettore, queste sviste di traduzione rendono ancora
più ardua la comprensione di una storia affollata da miriadi
di personaggi, da tre o quattro storie parallele e da flashback
forse troppo frequenti.
Un punto di forza di Watchmen sono
i dialoghi. Alcuni scambi di battute sono davvero memorabili.
Eccone qualche esempio:
All'amante del Dottor Manhattan:
- Laurie, non ti vergogni di andare a letto con una bomba H?
- Lui non e' una bomba H!
- Mia cara, l'unica differenza
è che la bomba H non aveva bisogno di scopare, ogni tanto!
Dal diario di Rorshach:
- La città
è un animale feroce e complicato. Per capirla ne leggo
gli escrementi, gli odori, il movimento dei suoi parassiti. (...)
Ho sentito un pianeta oscuro ruotare sotto i miei piedi. E ho
capito ciò che sanno i gatti, che li fa urlare come bambini
nella notte. Ho guardato il cielo attraverso la nebbia rossa di
sangue e Dio non c'era. Siamo soli quaggiù. Viviamo
le nostre vita in mancanza di meglio da fare. Nati dal nulla,
facciamo figli destinati come noi al nulla.
Ancora dal diario di Rorshach:
- A quell'epoca ero debole nei confronti dei criminali. Ero
molle. Li coccolavo. Li lasciavo vivere.
"Doc" Manhattan a Laurie: - Su... asciugati
gli occhi, perché tu sei la vita, più rara di un quark,
più improbabile di quanto Heisemberg potesse pensare, la
creta in cui più lasciano le proprie impronte le forze
che plasmano ogni cosa.
Rorshach, gelido, ai detenuti con cui è
imprigionato, e che minacciano di fargli la pelle:
- Non capite.
Non sono io a essere rinchiuso con voi. Siete voi
a essere rinchiusi con me.
E con queste rassicuranti parole, pronunciate del supereroe più paranoico di tutti i tempi,
chiudiamo inquietamente questo articolo. Alla prossima.
 
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