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Sf made in Italy: Nirvana e gli altri

Il cinema italiano non ha mai prestato molta attenzione alla fantascienza. Scarsità di mezzi, forse, oppure semplicemente un riflesso del poco successo che questo genere ha sempre riscosso anche nel campo della narrativa. Eppure un certo numero di produzioni ci sono state, alcune anche molto dignitose. Umberto Guidi ne traccia la storia.
Esiste un cinema di fantascienza italiano? La domanda sembra essere tornata di attualità in
seguito all'affermazione di Nirvana,
l'ultimo film di Gabriele Salvatores ambientato
in una megalopoli del 2005, chiamata Agglomerato del Nord. Il regista e autore del film,
benché non gradisca troppo l'assegnazione della sua opera al genere fantascientifico ("Ho
fatto - ha dichiarato - un film psichedelico"), ci propone un universo tipico della science
fiction, con una metropoli multietnica, nuove abitudini, inquietanti proiezioni di tendenze
già in atto nella società moderna e soprattutto una pervasiva tecnologia informatica che è al
centro della narrazione.
Il caso Heusch
La fantascienza made in Italy ha una precisa data di nascita. E' il 1958, quando Paolo
Heusch realizza La morte viene dallo spazio, un dignitoso film che racconta la
minaccia portata al pianeta Terra da una pioggia di asteroidi. Siamo nella seconda metà
degli anni Cinquanta, considerato il periodo aureo della sf, e Heusch (che qualche volta
appare con lo pseudonimo di Richard Benson) si inserisce in un filone di chiara marca
americana. Fotografia e effetti speciali erano del grande Mario Bava. Sono gli anni de
L'invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers, Don Siegel,
1956), Il pianeta proibito (Forbidden Planet, F. McLeod Wilcox, 1956),
Radiazioni BX distruzione uomo (The incredible Shrinking Man, Jack Arnold,
1957), Fluido mortale (The Blob, I. S. Yeaworth Jr., 1958). Heusch apre la
strada a prodotti fantastici italiani, come Caltiki, mostro immortale (Riccardo Freda,
1959), più ispirato agli incubi di Lovecraft che alla fantascienza, Space Men di
Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson, 1960), tentativo di fondazione della "space
opera" all'italiana, e soprattutto Terrore nello spazio di Mario Bava (1965), film ricco
di elementi horror e di suggestioni che saranno riprese molti anni dopo da un film come
Alien di Ridley Scott (1979). Nel film di Bava gli equipaggi di due astronavi capitano
sul pianeta Aura e vengono attaccati da esseri immateriali che si impadroniscono dei loro
corpi; Bava, pur nella ristrettezza di risorse economiche, risolve abilmente il difficile
problema di rappresentare il paesaggio extraterrestre e conferisce al racconto un'atmosfera di
angoscia.
 Margheriti-Dawson
Al di là dell'incursione di Mario Bava, regista ormai pienamente rivalutato ma più
interessato all'horror e al genere gotico, la fantascienza italiana sembra un terreno per
artigiani sbrigativi come Antonio Margheriti, già autore del non disprezzabile Space
Men, ma pronto a inflazionare il genere con filmetti girati in serie. Nel 1965 Margheriti-
Dawson dirige contemporaneamente quattro film di fantascienza: I criminali della
galassia, I diafanoidi vengono da Marte, Il pianeta errante (Missione
pianeta errante) e La morte viene dal pianeta Aytin. Il regista ha dichiarato di
averli girati simultaneamente in 12 settimane e con pochi mezzi, utilizzando le stesse
scenografie e gli stessi attori. Virtuosismo tecnico a parte, sullo schermo sono evidenti i
difetti di tanta frettolosità, anche se fra gli attori compaiono professionisti come Franco
Nero e Lisa Gastoni. I quattro titoli vennero realizzati per il mercato americano e distribuiti
in momenti diversi in Italia.
Tra sci-fi e horror
Gli anni Sessanta segnano un picco quantitativo per la produzione di sf italiana e ci offrono
qualche esempio non disprezzabile. Del 1963 è L'ultimo uomo della terra di Ubaldo
Ragona, tratto dal romanzo I am Legend (Io sono leggenda, Urania) di Richard Matheson e interpretato da
Vincent Price. Uno scienziato è l'unico sopravvissuto ad un'epidemia che trasforma gli esseri
umani in vampiri impauriti dalla luce. Notturno e claustrofobico, il semisconosciuto
film di Ragona è situato all'incrocio con il genere horror e sembra aver ispirato il George
Romero de La notte dei morti viventi (The Night of the Living Dead, 1968).
Ne è stata girata una versione per gli Usa, firmata da Sidney Salkow e nel 1971 Boris Sagal
ha diretto il remake 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man),
interpretato da Charlton Heston.
 Fantascienza d'autore
Il film di Ragona ci conferma come una parte significativa della science fiction italiana si
apparenti al genere gotico. Un'altra fonte di ispirazione è la fantascienza cosiddetta
sociologica; poiché le logiche produttive non consentono budget troppo ricchi, non è di
monster movies, infatti, che si alimenta il genere nostrano. Le battaglie fra gli eserciti
terrestri e i dischi volanti non risultano troppo convincenti quando a dirigere c'è un italiano,
come nel caso de Il pianeta degli uomini spenti del solito Margheriti (1961). Più
consoni alle corde del nostro cinema sono titoli nei quali la fantascienza si mescola alla
critica sociale. E' il caso di tre opere assai diverse ma in qualche modo "contaminate" dalla
commedia come Il disco volante di Tinto Brass (1964), Omicron
di Ugo Gregoretti (1964) e La decima vittima di Elio Petri (1965). Il film di Brass è quello
più lontano dallo zoccolo duro della sci-fi; l'atterraggio di un disco volante in un paesino del
Veneto innesca una satira politica che ricorda da vicino, è stato notato da più parti, Un
marziano a Roma di Ennio Flaiano. I carabinieri interrogano i testimoni, ma tutto verrà
messo a tacere con l'internamento in manicomio dei più onesti. Un Brass "anarchico", non
ancora prigioniero delle sue fissazioni carnali, affida a Alberto Sordi quattro ruoli diversi:
prete, brigadiere dei carabinieri, impiegato e nobile omosessuale.
Più spiccatamente politica la satira di Gregoretti. Omicron è un extraterrestre che si
impossessa del corpo dell'operaio Angelo Trabucco (Renato Salvadori): finirà per
immedesimarsi nel ruolo, dimenticherà la sua missione e morirà incitando gli altri operai
allo sciopero. Accanto alla parodia della fantascienza americana, Gregoretti spinge sul
pedale della satira sociale, criticando col sorriso sulle labbra l'organizzazione capitalistica
del lavoro.
La decima vittima di Petri è tratto da un racconto di Robert Sheckley; alla sceneggiatura
collaborò Ennio Flaiano. Si immagina un mondo futuro nel quale la violenza venga
istituzionalizzata e incanalata nella "grande caccia": chi totalizza dieci vittime riceve un
ricco premio e grandi onori. Sia Marcello Poletti (Marcello Mastroianni) che Caroline
Meredith (Ursula Andress) hanno in carniere nove successi, e la donna dà la caccia
all'uomo, che dovrà difendersi. Film ambizioso, con la produzione di Ponti, vede il regista
inventare una Roma futuribile, con qualche graffio, per certi versi in anticipo sui tempi, nei
confronti dell'invadenza della pubblicità e dei mass media. Il mix fra l'apologo futuristico e
le situazioni della commedia all'italiana risulta ancora oggi gradevole.
Del 1967 è Barbarella, coproduzione italo-francese guidata da Dino de Laurentiis,
con Roger Vadim in cabina di regia. In un trionfo di plastica e pop art, Jane Fonda-Barbarella si muove nel mondo del futuro (siamo nell'anno 40.000), contro lo scienziato
malvagio Durand-Durand. Nel cast anche Marcel Marceau e Ugo Tognazzi. Il soggetto di
questa avventura spaziale di gusto camp è tratto dall'omonimo libro a fumetti di Jean-Claude Forest.
Sessantotto e dintorni
Muovendoci in direzione anni Settanta, la contaminazione fra fantascienza e critica sociale
si fa ancora più evidente. In H2S (1968) di Roberto Faenza, un giovane in rivolta
contro il consumismo capisce che l'unica maniera per liberarsi è far saltare in aria tutto con
una bomba. Qui siamo vicini alle tesi del Movimento studentesco, e nel film si respira
veramente l'aria del '68. N.P. - Il segreto di Silvano Agosti (1971) denuncia un potere
onnipotente che si appropria dell'invenzione di un ingegnere, una macchina in grado di
trasformare i rifiuti in cibo. L'invenzione di Morel di Emidio Greco (1974), tratto
dall'omonimo romanzo di Jorge Bioy Casares, propone una lettura stilisticamente curata
dell'apologo che vede un inventore ideare una macchina capace di riprodurre la realtà, ma al
prezzo della distruzione delle persone la cui vita viene "registrata".
Chiamami eros
Decisamente a cavallo con la commedia erotica e certamente influenzato dallo shock
petrolifero dei primi anni '70 e dalle teorie reichiane è Conviene far bene l'amore di Pasquale Festa Campanile (1975), dove si immagina una civiltà del futuro alle prese con la
penuria energetica. Finché non si scopre il sistema di trarre energia dai rapporti sessuali, e
allora il coito diviene obbligatorio. Persino Ugo Tognazzi, in veste di regista, si cimenta con
la fantasociologia ne I viaggiatori della sera (1979), tratto dal romanzo di
Umberto Simonetta. Siamo in un futuro che non tollera più gli anziani. L'attempato disc jockey Ugo Tognazzi e la moglie femminista Ornella Vanoni hanno ormai compiuto il
cinquantesimo anno di età e così, con la scusa di una crociera, vengono estromessi dalla
società come accade ai loro coetanei.
Arrivano i replicanti
Negli anni Ottanta si assiste all'affievolimento della critica sociale e dell'esplorazione di un
futuro che fa paura. Mestieranti come Margheriti e altri cineasti senza troppe pretese si
dedicano alla realizzazione di cloni di successi americani o comunque di area anglosassone,
girati in maniera svelta e con un occhio ai mercati cinematografici del Terzo mondo. I
modelli sono Guerre stellari di George Lucas (Star Wars, 1977),
Alien (1979), Interceptor di George Miller (Mad Max, 1979), 1997
Fuga da New York di John Carpenter (Escape From New York, 1981),
Terminator di James Cameron (The Terminator, 1984), Robocop di
Paul Verhoeven (1987).
E così vengono sfornati La guerra dei robot di Al Bradley, alias Alfonso Brescia
(1978), Alien 2 sulla Terra di Ciro Ippolito (1980), Contamination di Luigi Cozzi (Lewis Coates) (1980), I guerrieri dell'anno 2072 di Lucio Fulci (1983), Il mondo di Yor di Antonio Margheriti (1983), Urban warriors di Pino Buricchi (1986), Alien degli abissi di Margheriti (1987), Alien killer di Alberto De
Martino (1988), Robowar di Vincent Dawn, alias Bruno Mattei (1989) e altri titoli
sui quali non varrà la pena di insistere.
In questo gruppo di registi dediti alle repliche merita una menzione Luigi Cozzi,
che ha
esordito ventiduenne, nel 1969, con Il tunnel sotto il mondo, interessante saggio di
fantasociologia realizzato con pochissimi mezzi. Nel 1978 Cozzi, che si firma con lo
pseudonimo americaneggiante di Lewis Coates, ha realizzato Starcrash (Scontri stellari oltre la terza dimensione), con la star dei B movies Caroline Munro. Un altro regista specializzato da ricordare è Mario Gariazzo (Roy Garrett), che nel 1978 ha firmato Occhi dalle stelle, un vero e proprio trattato di ufologia, presentato al Festival Internazione del cinema fantastico di Parigi del 1979.
Preistoria e strani incroci
Facendo un salto all'indietro nel tempo dobbiamo chiederci se prima del pionieristico La
morte viene dallo spazio di Heusch, la storia del cinema italiano riservi esempi di film
che si possano in qualche modo ricollegare al filone fantascientifico. La risposta è solo
parzialmente positiva, con la riserva che nessun film prima di Heusch può essere
considerato un lavoro di sf consapevole, depurato da elementi grotteschi, farseschi o
parodistici.
La prima incursione degli italiani nel dominio della space opera risale al 1910, con Un
matrimonio interplanetario di Enrico Novelli. Un terrestre si innamora di una marziana, e le dà appuntamento sulla Luna. Si incontreranno fra dodici mesi, tempo che lui impiegherà
per costruire un vascello spaziale. Nel 1921, ancora in piena era del muto, Andrè Deed diresse L'uomo meccanico, un film recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna; del 1940 è 1000 chilometri al minuto di Mario Mattoli, farsa che cita
ingenuamente Dalla terra alla luna di Jules Verne e vede i due protagonisti
imbarcarsi per sbaglio su un razzo diretto verso Marte. L'astronave non arriva sul pianeta
rosso, ma ritorna sulla terra. Decisamente grottesco più che fantascientifico è invece La macchina ammazzacattivi di Roberto Rossellini (1948), film nel quale i prodigi sembrano essere opera del diavolo, piuttosto che della tecnica.
Parodistico, invece, è Totò nella luna di Steno (1958), dove Pasquale (Totò), un editore di riviste per soli uomini finisce sulla Luna insieme ad una copia perfetta di Achille (Ugo Tognazzi),il fattorino che insidia la figlia dello stesso Pasquale, Sylva Koscina. Qui lo spunto del viaggio spaziale è poco più di un pretesto per una presa in giro dei film di fantascienza americani. Siamo dalle parti, per intenderci, di Gianni e Pinotto in Viaggio al pianeta Venere di Charles Lamont (Abbot and Costello Go to Mars, 1953).
Ancora nel genere della commedia comica, senza troppe pretese, si può citare I
marziani hanno dodici mani, di Castellano e Pipolo (1963). Nel film, interpretato da Paolo Panelli, Franchi e Ingrassia e Carlo Croccolo, i marziani atterrano a Roma e vengono catturati dalla dolce vita.
Di ben altra levatura l'episodio Famiglia felice del film Marcia nuziale di
Marco Ferreri (1965), ambientato in un futuro disumanizzato, che vede il protagonista Ugo Tognazzi accoppiarsi con una bambola di plastica.
Filmografia
I link rimandano alle schede redatte dall'autore sul sito "SF Made in Italy".
- Un matrimonio interplanetario (1910), di Enrico Novelli
- L'uomo meccanico (1921), di Andrè Deed
- 1000 chilometri al minuto (1940), di Mario Mattoli
- La morte viene dallo spazio (1958), di Paolo Heusch
- Caltiki, il mostro immortale (1959), di Riccardo Freda
- Space men (1960), di Antonio Margheriti
- Il pianeta degli uomini spenti (1961), di Antonio Margheriti
- I pianeti contro di noi (1962), di Romano Ferrara
- Omicron (1963), di Ugo Gregoretti
- Il disco volante (1964), di Tinto Brass
- L'ultimo uomo della Terra (1964), di Ubaldo Ragona
- I criminali della galassia (1965), di Antonio Margheriti
- La decima vittima (1965), di Elio Petri
- I diafanoidi vengono da Marte (1965), di Antonio Margheriti
- Il pianeta errante (1965), di Antonio Margheriti
- Terrore nello spazio (1965), di Mario Bava
- 2+5: missione Hydra (1966), di Pietro Francisci
- La morte viene dal pianeta Aytin (1966), di Antonio Margheriti
- Agente spaziale K1 (1966), di Hugo Grimaldi
- Ammutinamento nello spazio (1966), di Hugo Grimaldi
- Dodici donne d'oro (1966), di Gianfranco Parolini
- ...4 ...3 ...2 ...1 ...morte (1967), di Primo Zeglio
- Barbarella (1967), di Roger Vadim
- Devilman story (1967), di Paolo Bianchini
- I fantastici 3 supermen (1967), di Gianfranco Parolini
- La donna, il sesso, il superuomo (1968), di Sergio Spina
- Hypnos - Follia di un massacro (1968), di Paolo Bianchini
- H2S (1968), di Roberto Faenza
- Ecce homo - I sopravvissuti (1969), di Bruno A. Gaburro
- Il tunnel sotto il mondo (1969), di Luigi Cozzi
- L'inafferrabile invincibile mister Invisibile (1970), di Antonio Margheriti
- N.P. Il segreto (1971), di Silvano Agosti
- ...E così divennero i tre supermen del West (1973), di Italo Martinenghi
- L'invenzione di Morel (1973), di Emidio Greco
- La città dell'ultima paura (1975), di Carlo Ausino
- Conviene far bene l'amore (1975), di Pasquale Festa Campanile
- Terminal (1975), di Paolo Breccia
- Prima che il sole tramonti (1976), di Carlo Ausino
- Anno zero - Guerra nello spazio (1977), di Alfonso Brescia
- Yeti il gigante del XX secolo (1977), di Gianfranco Parolini
- La bestia nello spazio (1978), di Alfonso Brescia
- Cosmo 2000 - Battaglie negli spazi stellari (1978), di Alfonso Brescia
- La guerra dei robot (1978), di Alfonso Brescia
- Occhi dalle stelle (1978), di Mario Gariazzo
- Oltre le stelle (1978), di Carlo D'Angelo
- Sette uomini d'oro nello spazio (1978), di Alfonso Brescia
- Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978), di Luigi Cozzi
- Stridulum (1978), di Giulio Paradisi
- L'isola degli uomini pesce (1979), di Sergio Martino
- L'umanoide (1979), di Aldo Lado
- Uragano sulle Bermude (1979), di Tonino Ricci
- I viaggiatori della sera (1979), di Ugo Tognazzi
- Alien 2 sulla Terra (1980), di Ciro Ippolito
- Contamination (1980), di Luigi Cozzi
- Incubo sulla città contaminata (1980), di Umberto Lenzi
- 1990: i guerrieri del Bronx (1982), di Enzo G. Castellari
- 2019: dopo la caduta di New York (1983), di Sergio Martino
- Anno 2020: i gladiatori del futuro (1983), di Aristide Massaccesi
- Endgame - Bronx lotta finale (1983), di Aristide Massaccesi
- Fuga dal Bronx (1983), di Enzo G. Castellari
- Il giustiziere della strada (1983), di Giuliano Carnimeo
- I guerrieri dell'anno 2072 (1983), di Lucio Fulci
- Il mondo di Yor (1983), di Antonio Margheriti
- I nuovi barbari (1983), di Enzo G. Castellari
- I predatori di Atlantide (1983), di Ruggero Deodato
- Rush (1983), di Tonino Ricci
- L'ultimo guerriero (1983), di Romolo Guerrieri
- The brother from space (1984), di Mario Gariazzo
- The end of eternity (1984), di Ernesto Gastaldi
- Rage - Fuoco incrociato (1984), di Tonino Ricci
- Rats, notte di terrore (1984), di Bruno Mattei
- Alien killer - Miami Golem (1986), di Alberto De Martino
- Urban warriors (1986), di Giuseppe Vari
- Vendetta dal futuro - Hands of steel (1986), di Sergio Martino
- Il giustiziere del Bronx - The Bronx Executioner (1987), di Vanio Amici
- Domino (1988), di Ivana Massetti
- Interzone (1988), di Deran Sarafian
- Luci lontane (1988), di Aurelio Chiesa
- Pathos - Segreta inquietudine (1988), di Piccio Raffanini
- Top line (1988), di Nello Rossati
- Alien degli abissi (1989), di Antonio Margheriti
- Cyborg - Il guerriero di acciaio (1989), di Giannetto Rossi
- Robowar (1989), di Bruno Mattei
- Sound (1989), di Biagio Proietti
- Shocking dark (1989), di Bruno Mattei
- Blue Tornado (1990), di Antonio Bido
- Fuga dal paradiso (1990), di Ettore Pasculli
- 17, ovvero l'incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino (1991) di Enrico Caria
- The dream man (1993), di Paolo Marussig
- Navigatori dello spazio (1993), di Camillo Teti
- Nirvana (1996), di Gabriele Salvatores
Ulteriori approfondimenti possono essere trovati sul sito curato da Umberto Guidi SF Made in Italy, www.versilia.toscana.it/sf-italy/

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