di
Ernesto Vegetti

Speciale Ucronia
Il mistero della Scientifinzione


Che cosa sarebbe successo se Scienza Fantastica avesse avuto successo e Monicelli si fosse visto respingere il progetto Urania da Mondadori? Avrebbe avuto successo il termine scientifinzione e fantascienza, lanciato cinque anni più tardi da Galassia Udine, sarebbe stato un'alternativa citata per curiosità. Ecco una "storia alternativa" della fantascienza in Italia.

Ho ritrovato dei vecchi appunti in una rivista del 1958, stranamente non registrata nel mio database.
La rivista porta il nome I Romanzi di Scienza Fantastica ed è il numero 118.
E' un romanzo di Ward Moore, L'ora del Giubileo, la traduzione è di Andreina Negretti, il curatore risulta essere Luigi Naviglio.
Gli appunti sono divisi in due parti:
La prima, copre gli anni fino al 1962 e sembra coeva, l'altra risale agli anni '80, o meglio fa la storia degli anni '80, ma porta la data del 12 aprile 1971.
Sembra un'invenzione, ma ci sono troppi particolari che suonano bene, anche se strani.
Com'è capitata fra le mie mani quest'incredibile rivista?
Il primo appunto è scritto con una penna stilografica, con inchiostro verde, su tre foglietti quadrettati e sembra proprio scritto con la mia calligrafia.
Il secondo appunto sembra stampato con una laser, un anacronismo evidente.
Sul retro a matita, delle annotazioni che sembrano una mancolista:

URA 25,72,144
RSF 8,118
GAL 17
SSO mag 70, ago 77, lug-ago 80

Gli appunti sembrano confermare il contenuto degli appunti; rimane l'anacronismo della laser, che anacronismo non sarebbe, se semplicemente fosse sbagliata la data.
Quindi 12 aprile 1991.
Nel novembre del 1958 mi si erano spezzati gli occhiali, proprio nella parte centrale e nonostante una vistosa fasciatura con cerotto non volevano stare insieme e quindi li portavo in tasca nonostante, come sa bene chi mi conosce, sia praticamente cieco senza di essi.
La mattina era fredda e nebbiosa ed io ero leggermente in ritardo.
Mi ero diretto verso la fermata della corriera di buon passo.
Sul lato della strada in direzione Milano non c'era nessuno, mentre una folla, abbastanza numerosa stazionava dall'altra parte della strada.
Temendo di aver perso la corriera, chiesi ad uno dei passeggeri in attesa, se la corriera per Milano fosse già partita. Questo mi risponde con tono un po' stupito che il tram arrivava a momenti. Io insistetti: "Per Milano?" e lui: "Certo!".
Da quattro anni, a quel che mi risultava, la tratta tranviaria oramai partiva da Rho e arrivava alla Cagnola.
Mentre stavo ribattendo, ecco, arrivare dalla direzione di Legnano, il tram.
Fra che non ci vedevo, che ero un po' fiacco per i postumi di una influenza, presi con filosofia la situazione e mi accinsi a raggiungere Milano.
Incredibilmente il tram arrivava fino in via Paleocapa e quindi scesi praticamente in piazzale Cadorna.
Come al solito, per risparmiare le 30 lire del biglietto, mi accingevo ad andare a scuola a piedi. Facendo le stradine non era troppo faticoso raggiungere Porta Ticinese.
I soldi risparmiati mi servivano per comprare gli Urania che mi mancavano, sulle bancarelle dell'usato (50 lire al pezzo), visto che il convento passava pochi soldi.
La mia bancarella preferita era già aperta e mi avvicinai speranzoso.
Attaccato al tendone che copriva la bancarella pendeva un grande ritratto del Duce con una vistosa banda nera obliqua come fosse un simbolo di lutto; in calce al ritratto due date: 1889-1958.
Rimasi senza fiato; non conoscevo le idee politiche del bancarellista, ma nel '58, anche se non pericoloso come negli anni seguenti, era poco igienico sbandierare di essere fascisti; agli scelbini bastava molto meno per farti passare una notte in guardina (e io ne sapevo qualcosa).
I pendolari scaricati dai treni della Nord uscivano dalla stazione a ondate e a volte la bancarella sembrava una barca in mezzo al fiume.
Nessuno sembrava far caso al ritratto, anzi ogni tanto qualcuno, pochi a dire il vero, alzava il braccio in un saluto romano.
Anche se la cosa mi suonava strana non ero nella condizione giusta per pormi eccessivi problemi.
Lo sguardo mi corse al mucchio dei Romanzi di Urania, ma al suo posto c'erano dei libretti strani, più piccoli del formato solito.
In cima L'ora del Giubileo di Ward Moore, con una copertina indubbiamente di Caesar.
Anniversario fatale del medesimo autore, mi era piaciuto moltissimo.
Prendo il libro, cerco in tasca, allungo 50 lire all'uomo della bancarella (in cinque o sei anni di frequentazione non ho mai saputo il suo nome) e mi sento dire:
"Non hai moneta?". Prendo di tasca gli occhiali per controllare se per caso gli ho passato 1000 lire (improbabile, non sono così ricco) e mentre armeggio con gli occhiali lui mi tende il resto. Intasco le monete e vedo il cartello con la scritta:
Gialli e Scientifinzione 5 lire; Avventure nel lontano Ovest 4 lire.
C'è qualcosa che non va; penso che sia il caso di prendermi un caffè o qualcos'altro.
Entro in stazione passando a fianco dell'edicola. Un titolo mi balza all'occhio: "Sua Maestà il Re rende omaggio alla salma del Duce".
Mi appoggio contro il muro e lentamente scivolo giù.
Mi sveglio nel mio letto; mia madre accorre con una tazza fumante. "Cosa t'è successo, Cicetto?; fortuna che c'era lì il signor Silvio che ti ha caricato in macchina e ti ha portato a casa. Te l'avevo detto di stare a casa"
Non ho mai raccontato il fatto a nessuno, non ho mai controllato l'acquisto fatto né verificato che razza di resto mi avesse dato l'uomo della bancarella.
Dopo la morte di mia madre, mia sorella, riordinando libri e documenti mi ha mandato un pacchetto dicendomi: "E' roba tua".
Allora non ci feci caso. Solo ora l'ho aperto.
Buchi nella memoria non mi sembra di averne, ma non posso essere sicuro di non essere stato dall'altra parte almeno un'altra volta.
Comunque riporto gli appunti così come sono. I commenti sono fra parentesi.


MANOSCRITTO

Scienza Fantastica è stata la prima rivista di scientifinzione italiana. Uscita nell'aprile 1952 prendeva a piene mani dalla rivista americana Astounding Stories.
Chiaramente per la Legge di Pari Opportunità (DL 112 del 21 aprile 1948) ampio spazio era riservato agli autori italiani. Da rimarcare sul n 9 il notevole racconto di Sandro Sandrelli, La morte del Duce, dove si ipotizzava che al termine di una guerra civile, il Duce veniva fucilato da dei banditi sul lago di Garda, mentre tentava di raggiungere la frontiera con il Reich, per trovarvi rifugio.
Il racconto, molto realistico, fece molto scalpore. I fascisti boicottarono Scienza Fantastica, che corse il rischio di cessare anzitempo le pubblicazioni. L'intervento di S.E. Mussolini, noto appassionato di fantascienza, fece cessare il can can. La rivista comunque non superò il 14 numero.
Ma nel frattempo era stata lanciata la collana gemella, dedicata ai romanzi e cioè, con scarsa fantasia, I Romanzi di Scienza Fantastica, che portava come sottotitolo: Scientifinzione. Era il dicembre 1953.
Sulla scia del successo di Scienza Fantastica, vediamo proliferare una serie di iniziative.
Urania da Mondadori, ottobre 1952-agosto 1953 (7 numeri) curata da Lino Aldani, giovane professore di matematica. Buono il materiale italiano, modesto quello straniero. Le copertine sono di Caesar (che successivamente illustrerà numerosi numeri de I Romanzi di Scienza Fantastica.
Mondi Nuovi, 1 agosto-15 ottobre 1952, 6 nn.
Mondi Astrali, gennaio-aprile 1955, 4 nn.
Fantascienza, novembre 1954-maggio 1955, 7 nn. Garzanti, noto editore frondista, pubblicò la rivista con solo materiale americano, sostenendo che a legge di Pari Opportunità non si applicava alla rivista, in quanto versione italiana di una rivista americana e che per contratto non poteva aggiungere materiale di alcun tipo.
Condannato in primo grado, la rivista fu chiusa.
L'Appello e la successiva sentenza della Cassazione, posero fine alla vicenda, mandando assolto l'editore. Si era ormai nel 1961 e l'editore non era più interessato. Nel rinnovato clima politico, la legge fu abolita il 1 maggio 1962.
Galassia, gennaio 1954-giugno 1958 nn. 1-12, Casa Editrice Galassia, Udine; nn. 13-51, Ponzoni Editore, Milano.
Curatori: Giorgio Monicelli (1-8); Luigi Naviglio (9-40); Gianni Pilo (41-51)
Meritano di essere citati: Per fermare le tenebre (Lest Darkness Fall, 1941) di L. S. De Camp (38), Il Grande Ritratto, di Dino Buzzati (47). Le copertine sono di Joha e Garonzi.
Le piccole iniziative non si contano e il panorama rimane dominato dai Romanzi di Scienza Fantastica, fino all'uscita di Oltre il Cielo, che oltre a trattare di Missili & Razzi pubblica racconti di autori quasi esclusivamente italiani (alcuni con pseudonimo).
Oltre il cielo ott. 1957-corrente (al gennaio 63, 400 nn.) curata da Cesare Falessi (nn. 1-306) e Gianni Pilo (nn. 307-corrente) presentò gli italiani più famosi (Lino Aldani, Sandro Sandrelli, Luigi Rapuzzi, Omar Salgari, Dino Buzzati) e lanciò numerosi autori (Gianfranco De Turris, Vittorio Curtoni, Luigi Naviglio, Italo Calvino, Ugo Malaguti, Renato Pestriniero, Adalberto Cersosimo, Maurizio Teruggi, Giuseppe Valloggia, solo per citare i più famosi).
Ma torniamo alla rivista principe.
nn. 1-80, Casa Editrice Krator, Roma; nn. 81-185, Casa Editrice Italica, Roma, nn. 186-corrente, Casa Editrice Sansoni, Lucca.
Curatori: Lionello Torossi (1-101), Luigi Naviglio (102-191), Eugenio Montale (191-corrente).
Le copertine sono di Caesar, Jacono e dell'olandese naturalizzato Carlo Tolle.
Da ricordare L'orma del dinosauro, di Italo Calvino (64), Quando ero aborigeno di Luigi Rapuzzi (107), L'ora del Giubileo (Bring the Jubilee, 1953) di Ward Moore (118), L'altra faccia della Luna di Giorgio Napolitano (170).
Con la direzione di Montale arriva l'invasione degli autori tedeschi di serie B.
La fantascienza tedesca può piacere o meno, ma ha attirato alla scientifinzione numerosi giovani e il passaggio ad una cadenza settimanale.
Lo sbarco sulla luna della spedizione italo-tedesca del 29 luglio 1961 scatena un boom di iniziative.
Nell'ottobre del 1961 rinasce Urania, Casa Editrice La Tribuna, Piacenza.
La cura è affidata a Lella Pollini (più nota con lo pseudonimo Bertha Rambellen, Grosse Bertha, per gli amici) affiancata, a partire dal n. 12 dal giovane astro Ugo Malaguti.
Ritorna sulla scena anche Aldani, che in collaborazione con Sebastiano Fusco...

[il manoscritto termina qui]


STAMPATO LASER

Dopo la crisi del '79 che ha visto il trionfo delle repubbliche democratiche, il panorama editoriale, anche a causa della scarsità di carta dovuta all'embargo dei capitalisti americani, il panorama della scientifinzione in Italia è un po' deludente. Urania si trascina stancamente alla guida, ormai decennale del duo De Turris e Fusco, Galassia dopo l'epurazione da parte del Governo del Fronte Popolare di Ugo Malaguti (agli arresti domiciliari a Sasso Marconi) è passata alla guida di Piergiorgio Nicolazzini (affiancato da un Commissario Politico, Luigi Naviglio).
Assenti gli americani (salvo rare eccezioni) gli autori sovietici la fanno da padrone. Del resto è nota l'affermazione del duo Uraniano che un disco volante non può atterrare sul Gianicolo e praticamente gli italiani sono spariti (fanno eccezione i due che pubblicano i loro libri sotto pseudonimo: Ivan Dascnija e Jury Sebastoff).
In questo panorama un po' cupo fa eccezione la rivista Automa, pubblicata a Milano da un piccolo editore, Armenia, e curata da un giovane radicale, Vittorio Curtoni, che ha il merito di proporre gli autori di oltre oceano e di riproporre gli autori italiani.
Il primo numero, uscito nell'aprile del 1979, pubblica un racconto di Gian Filippo Pizzo sullo sbarco sulla Luna, 10 anni prima, da parte degli americani. Il racconto non è eccezionale e non sarebbe ricordato se non fosse stato pubblicato mentre i Sovietici sbarcano effettivamente, per la prima volta, sulla Luna.
Questo fatto curioso lancia la rivista (fino a 60.000 copie al mese, sempre a lottare con il razionamento) che diventa il punto focale di tutti gli appassionale.
Attorno alla redazione si raccolgono molti intellettuali di destra che grazie al prestigio del curatore riescono a trovare uno spazio altrove negato.
Purtroppo, la risposta ad un lettore che lamenta l'eccessivo spostamento a destra, in tono piuttosto brusco da parte del Curtoni, in cui veniva sostenuto che la scientifinzione prescinde dalla politica, e che quello che conta sono le cose che si scrivono, non viene gradito dall'intelighenzia nostrana.
De Turris e Fusco pubblicano sulla terza pagina del Corriere della Sera, il famoso articolo Scientifinzione e politica che sancisce la condanna morale del Curtoni.
Il Comitato per la Cultura sospende l'assegnazione di carta alla rivista. L'ultimo numero, firmato da Alessio Voglino è distribuito in 150.000 esemplari.
Del Curtoni non si hanno notizie. Sembrerebbe che abbia ricevuto una borsa di studio per un corso di specializzazione in lingue ugro-finniche all'Università di Alma Ata. Da quando la Transiberiana non funziona più, sembra sia un lungo viaggio.
Ma passiamo a parlare di Utopia [la parte inferiore del foglio e i tre che seguono sono macchiati dall'umidità e sono praticamente illeggibili.
Si riesce solo a capire che Storie Sorprendenti è l'edizione italiana di Astounding edita a Brissago (Svizzera) dall'Editrice Nord. I curatori sono un tale R. Valle (?) e un tale G. Lippi o Luppi]

Mendrisio, 12 aprile 1971