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Nato come International Festival of Fantasy Films ed evolutosi dal 1997 in International Film Festival of Catalonia per la volontà di Alex Gorina, direttore della manifestazione, e dei suoi collaboratori di dare al festival una programmazione dai più ampi confini, Sitges è probabilmente una delle manifestazioni cinematografiche europee che più di ogni altra ha un particolare occhio di riguardo per la stampa ed i giornalisti. Ogni inviato ha infatti a disposizione un proprio box, farcito quotidianamente dal materiale pubblicitario distribuito dalle compagnie di produzione, computer per il collegamento a Internet e possibilità di richiedere interviste private. Ogni mattina vengono inoltre organizzate le proiezioni per la critica, le conferenze stampa ed i servizi fotografici. Oltre alla sezione ufficiale dedicata al cinema fantastico, ed a quella Gran Angular, con un'ampia carrellata sugli altri generi, la manifestazione Catalana ha dedicato un angolo a parte al cinema di animazione, con la proiezione di oltre 70 cortometraggi (provenienti da tutta Europa, Stati Uniti, Giappone, Russia e perfino Iran e Messico) e due lungometraggi: il giapponese Black Jack, uno psycho-thriller tratto dai fumetti di Osamu Tezuka ed il colossal Antz, produzione animata di Spielberg, Katzenberg e Geffen, riuniti nella DreamWorks SKG, i cui personaggi, una società di formiche, hanno le voci di attori del calibro di: Woody Allen, Dan Aykroyd, Gene Hackman, Sylvester Stallone e Sharon Stone. Z-4195 (Z per gli amici) è una formica operaio in una colonia di milioni, depresso per il senso di inutilità della sua esistenza, in una comunità in cui tutti ubbidiscono ciecamente agli ordini e nessuno viene considerato come individuo con una propria personalità e carattere, Z incontra casualmente la principessa Bala e se ne innamora; pur di riuscire a rivederla chiede al suo amico Weaver, una formica soldato, di sostituirsi a lui e casualmente diventa un eroe, salvando il formicaio dalle mire dittatoriali del Generale Mandibola.
"E' stato difficile avere la collaborazione di Woody Allen e degli altri attori?" "Avevamo scelto Woody fin dall'inizio, anche se non eravamo sicuri che avrebbe accettato", mi risponde Eric Darnell, "poi Jeffrey Katzenberg lo ha incontrato a New York e gli ha proposto la parte e lui ha accettato, in seguito è stato abbastanza facile reclutare anche gli altri attori".
Continua Eric: "non abbiamo mai avuto da parte di Spielberg o Katzenberg alcun tipo di pressione per cambiare la storia o terminare prima. Penso che siamo riusciti a fare un film per tutti, ma sicuramente con momenti diversi per gli adulti ed i bambini che rideranno e si divertiranno durante scene differenti; ritengo che il nostro film sia diverso da quelli della Disney ed uno degli obbiettivi della Dreamworks è di realizzare opere che non duplichino semplicemente quanto è già stato fatto, ma innovative". Durante la visione di Antz noto la somiglianza di Z con E.T., "Che tu ci creda o no non è stata una cosa intenzionale, ce ne siamo accorti quando abbiamo mostrato i primi bozzetti a Spielberg e lui ha detto: "ma sembra proprio E.T.! Gli alieni sono generalmente brutti e credimi", sottolinea Eric, "se dai una occhiata ad una macrofotografia di un insetto ti assicuro che è orripilante, dovevamo trasformare l'aspetto di queste piccole e strane creature in qualcosa che potesse far presa sul cuore, che trasmettesse delle emozioni, casualmente abbiamo agito sugli stessi tratti su cui aveva lavorato Spielberg per il suo alieno: un grande viso e grossi occhi espressivi". Prima di salutarli chiedo a Tim Johnson quali sono le differenze tra la "Computer animation" e l'animazione tradizionale: "I primi passi sono gli stessi, infatti durante il primo anno non abbiamo neppure acceso i computers" mi spiega, "pensavamo alla storia, alla sceneggiatura e dalla storia nascevano i primi bozzetti che servivano a descrivere una o più sequenze della pellicola. Il processo cambia leggermente quando si passa all'animazione, ma creativamente rimane lo stesso, è solo la tecnica che cambia quando lavori sul computer. Una delle cose che l'elettronica ti permette è di avere meno personale rispetto all'animazione tradizionale, avevamo 180 persone quando normalmente ne servirebbero almeno il doppio", aggiunge Eric Darnell: "Con la "Computer Animation" siamo stati in grado di completare il film più velocemente impiegando due anni e mezzo quando normalmente ce ne sarebbero voluti almeno quattro, di conseguenza abbiamo anche potutto abbassare i costi. La tecnica dell'animazione al computer è inoltre molto simile a quella "live action" per prospettive e inquadrature", saluto i gentilissimi Tim ed Eric che, nel corso della conferenza stampa hanno omaggiato tutti di autografi e bozzetti con i personaggi della loro opera e torno a dare una occhiata al programma del festival.
Ma l'organizzazione del Festival non si è certo sentita sufficientemente soddisfatta del programma fino a qui elencato e ha reso obsoleto il termine "noia", aggiungendo alle proiezioni: una retrospettiva sul "Mogul" della produzione indipendente Roger Corman, una rassegna dei classici del buon vecchio artigiano della Science Fiction anni '50: Bert I.Gordon (La Vendetta del Ragno Nero; I Giganti Invadono la Terra; Beginning of the end), una su Alain Resnais, sulle pellicole con comune denominatore i concetti di libertà e uguaglianza e ancora: proiezioni dei films messicani anni '60 con protagonisti i campioni di lotta libera Santo e Blue Demon, visioni di poco conosciuti horror inglesi quali: The Ghoul, Devils of Darkness e Il Giardino delle Torture, di "Cult Movies" del calibro de: Il Pianeta delle Scimmie, L'Esorcista e Ultimatum alla Terra e infine: 30 anni di Zombie films, dove l'Italia la fà ancora una volta da padrone con: L'ultimo uomo della Terra, Zombi 2, L'Aldilà, Zeder e Dellamorte Dellamore, nonchè una mostra dei dipinti a tema fantastico di Francesc Alvarez e di alcuni dei pupazzi più belli realizzati per il cinema dal duo britannico Ian Mackinnon e Peter Saunders (Mars Attacks; The Magic Sword: Quest for Camelot, alcune produzioni di Gerry Anderson, ecc.).
gli americani, in particolar modo i negri (il riferimento alla razza ariana ed alle persecuzioni nei confronti degli ebrei è evidente!), vengono turbate da Nico (una seducente Natasha Gregson Wagner, che si era già fatta notare in Buffy, l'ammazzavampiri ed in Another Day in Paradise) una giovane prostituta vampirizzata dal ribelle Dallas (Casper Van Dien) che, lasciando cadaveri in giro per la città, rischia di attirare le indagini della polizia sulle creature della notte. A complicare la situazione arriva da Vienna l'eccentrico Dottor Frederick Van Helsing, il quale assolda un gruppo di strampalati rappers di colore allo scopo di vendicare la vampirizzazione del figlio da parte di Dallas. In una società di vampiri appartenenti alla nobiltà, che alterna la passione per l'arte e l'ascolto di Beethoven alle pratiche sessuali promiscue, con omosessuali e lesbiche a farla da padroni, Richard Elfman (fratello del noto composi tore Danny Elfman, autore tra l'altro della colonna sonora) confeziona un film che, pur rispettando quasi tutte le convenzioni del genere (ma la trasmissione del vampirismo attraverso l'atto sessuale è sicuramente un nuovo elemento da aggiungere alla mitologia degli adepti di Dracula), propone una intelligente variazione di un tema su cui sembrava non si sapesse più inventare niente di nuovo. Incontro Rod Steiger e uno spiritato e alquanto taciturno Richard Elfman dopo la presentazione del film alla stampa e gli chiedo quale è stato il suo approccio al mito dei vampiri e perchè questi si abbandonano ad ogni sorta di nefandezze sessuali: "Il mio film è sostanzialmente una satira della Hollywood odierna, in cui casualmente alcuni dei personaggi sono dei Vampiri. Nonostante questo sia un genere che mi è sempre piaciuto, non mi sento di definire Revenant come un film di vampiri, è più un film di azione, un poliziesco con lotte tra bande rivali, che per puro caso sono creature della notte", poi mi guarda sorridendo e aggiunge: "abbiamo riservato la parte più divertente ai Vampiri, l'idea della vampirizzazione tramite l'atto sessuale era così folle che abbiamo subito deciso di metterla nella pellicola, era divertente, e poi se tu fossi un vampiro come passeresti il tempo per non annoiarti, un pò di depravazione non guasta mai!".
Richard, di cui abbiamo già apprezzato il divertente Shrunken Heads, è già al lavoro sul seguito della pellicola: "stiamo già scrivendo il sequel che si svolgerà a New York, dopo che Los Angeles è ormai nelle mani delle gangs di vampiri americani, il personaggio di Van Helsing assume una personalità più complessa ora che anche lui è un vampiro!".
Venti anni dopo Michael Myers è ancora vivo e rappresenta una minaccia per i giovani studenti della scuola dove Laurie Strode, con lo pseudonimo di Keri Tate, insegna. La pellicola di cui stò parlando è Halloween H20, uno degli horror più attesi della prossima stagione cinematografica, presentato in anteprima europea al festival di Sitges. Il settimo capitolo della saga vede il ritorno della figlia di Tony Curtis e Janet Leigh al genere che la resa famosa ed alla impari lotta contro il fratello omicida. L'intenzione originale dei produttori (Bob e Harvey Weinstein) era quella di riunire ancora una volta la Curtis con Carpenter e Debra Hill, ma il regista di Fuga Da New York, che stava già lavorando a Vampires, ha ritenuto che il suo lavoro non fosse sufficientemente remunerato dalla Dimension Films e ha declinato l'offerta, alla fine il progetto venne affidato a Steve Miner, apprezzato regista di horror (Chi è sepolto in quella Casa; Warlock) e deliziose commedie (Soul Man). Oltre a Laurie Strode, in Halloween H20 ritroviamo Janet Leigh (Norma, la bibliotecaria) e Nancy Stephens (l'infermiera Marion), affiancati da alcuni volti nuovi (per la serie): Adam Arkin, Michelle Williams, il rapper LL Cool J e Josh Hartnett. L'ultima entrata nella saga di Halloween, pur non brillando per originalità, riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo, Steve Miner evita saggiamente di scadere nel "gore" più truculento e per tutto il primo tempo crea la sensazione di un pericolo incombente, in un susseguirsi di situazioni dense di suspense, senza far intervenire The Shape, condisce la pellicola di omaggi al film capostipite della saga e riferimenti al genere e fà evolvere la Curtis, dalla fragile e terrorizzata baby-sitter che avevamo conosciuto 20 anni prima, a novella e risoluta Ripley che, seppur ancora perseguitata dall'incubo di quanto avvenuto due decenni or sono, affronta con determinazione e senza paura il fratello che perseguita lei ed il figlio, decisa ad eliminarlo una volta per tutte.
Christopher Walken è il protagonista di un altra pellicola in competizione a Sitges: New Rose Hotel, che Abel Ferrara ha liberamente tratto da un racconto dello scrittore ciberpunk William Gibson. Ambientato in un futuro che potrebbe essere il presente o, a seconda dei punti di vista, in un presente dalle risonanze futuriste, New Rose Hotel ci mostra una umanità cinica e corrotta, dedita agli eccessi, in un mortale cocktail di droga e sesso; il mondo è governato da grandi Corporazioni Industriali, impegnate in una guerra apparentemente incruenta, dove il dominio della tecnologia assicura la vittoria. Muovendosi all'interno di cupi e angusti locali, in un atmosfera pesante e fumosa che ricorda molto da vicino quella di Blade Runner, due uomini dediti allo spionaggio industriale (Christopher Walken e Willem Dafoe) organizzano la diserzione e il passaggio di un noto scienziato giapponese (Yoshitaka Amano) dalla Maas alla Hosaka Corporation, grazie all'acerba ma sensuale seduzione della ballerina Sandii (Asia Argento).
Abel Ferrara ha fama di essere un regista molto stravagante: "è vero", annuisce Asia, "per esempio quando si gira lui entra dentro la stanza e muove la macchina da presa, fà molto casino, suona la chitarra mentre tu parli, se dici o ti inventi una battuta lui ride e poi si sente, quindi bisogna ridirla, ma ti fà sentire la sua presenza, senti che c'è, quando inventi qualcosa ti fà sentire che l'ha capito, ad alcuni attori magari questo darebbe fastidio ma per mè era il massimo, perchè mi sembrava di lavorare più che con gli attori, con lui e per lui. Ferrara ti costringe a pensare al film 24 ore su 24 e non c'è più differenza fra il film e la realtà, la vita cosiddetta, io ho dei ricordi molto confusi su quale fosse il set, quale la casa di Ferrara, quando parlava della pellicola o quando la giravamo, era tutta una unica cosa". Parlando di registi è inevitabile il confronto con suo padre, Dario Argento: "sono due mondi completamente diversi", sottolinea Asia giocherellando nervosamente con il pacchetto delle sigarette, "non hanno nulla di simile, se non il coraggio di due registi in due paesi diversi, comunque due registi coraggiosi, Ferrara per l'America, mio padre per l'Italia. Mio padre è uno che quando gira ha uno storyboard a cui si attiene molto, con lui non fai mai una scena tutta di seguito, la spezzetta in mille inquadrature e tu te la devi ricordare molto bene, perchè se riprendi il pezzetto dopo e ti sei dimenticato quello prima sei fottuto! Ferrara invece improvvisa e lascia improvvisare gli attori, l'altro giorno ho ritrovato il copione di New Rose Hotel e non c'è una battuta scritta dallo sceneggiatore (Christ Zois, nda) che io ho detto. Con lui si gira fino a chè non finisce la pellicola in magazzino, quindi le scene sono lunghissime... magari ci s'interrompe se uno sbaglia e poi s'inizia di nuovo, senza mai stoppare la macchina da presa, quindi si ha l'impressione che ci sarà sempre qualcosa di vero che lui ruberà da questi momenti". La stampa e la televisione Italiana hanno parlato di una lavorazione molto travagliata tra te e Ferrara, le chiedo, addirittura di una tua misteriosa sparizione..."non è vero", smentisce fermamente l'attrice, "c'è stato qualche problema personale, ma in realtà io sento Ferrara ancora oggi tutti i giorni, lo devo chiamare perchè gli sono molto affezionata. Mi ricordo solo una cosa un po' particolare", mi confessa: "un giorno io dovevo doppiare una cosa a New York, di un altro film che ho fatto, e lui si è un po' arrabbiato e mi ha dato un cazzotto sul naso, ma io faccio boxe, così si è messo paura ed è scappato via!". Una sua collaboratrice viene a chiamarla, Asia è desiderata altrove, in attesa di reincontrarla a Roma le faccio un'ultima domanda: i suoi progetti futuri dopo Il Fantasma dell'Opera, diretto dal padre: "non voglio più fare l'attrice, ora sto preparando un film da regista, prodotto da mio padre, e questo è un grande onore per me, perché è anche una garanzia per fare un film diverso, forse mio padre è l'unica garanzia in Italia per fare un qualcosa di differente", sottolinea Asia, "è una storia che sto scrivendo con due sceneggiatrici e parla di due uomini che tornano dal fronte, durante la guerra, hanno perso la faccia con una bomba, e anche la lingua, la memoria, le dita, quindi non possono esprimersi e c'è una moglie che deve capire chi dei due è suo marito. Quindi una storia un po' cupa, non divertente, però è una storia d'amore!". Mi congedo dalla figlia del maestro dell'Horror Italiano e sono nuovamente pronto a seppellirmi per altre due ore sulle vellutate poltrone de El Retiro, una delle quattro sale principali dove si tiene il Festival, per godermi il delirante "black humour" di The Dentist 2. Poche cose nella nostra vita di tutti i giorni sono così inquietanti come le visite dal dentista, che certamente saranno un poco più spiacievoli e preoccupanti dopo che avrete conosciuto il Dottor Alan Feinstone (Corbin Bernsen), grazie al successo di The Dentist (1996), Brian Yuzna sfrutta ancora l'atavica paura degli odontoiatri, insita in ogniuno di noi, costruendo un sequel all'altezza del suo predecessore, ma sottolineando questa volta l'innato humour nero del personaggio, splendidamente impersonato da Bernsen, qui impegnato anche come produttore associato, e miscelando con maestria i toni della commedia con quelli dell'horror. Questa volta il Dottor Feinstone, grazie ad un bisturi cucitosi nel polpaccio, riesce a fuggire dall'ospedale psichiatrico in cui era stato rinchiuso al termine della pellicola precedente e, sotto il falso nome di Larry Caine, si appresta ad offrire i suoi servigi agli ignari abitanti di Paradise, nel Missouri, ma questa volta sono sulle sue tracce un investigatore privato e la vendicativa e sexy moglie (Linda Hoffman), a cui Feinstone, nel film precedente, aveva mozzato la lingua! Brian Yuzna, dopo la delirante satira di Society, ha ormai dimostrato la sua duplice abilità di produttore e regista, estremamente gentile e disponibile si abbandona ad una lunga chiacchierata con il sottoscritto sul cinema, la mitologia e... Charles Band! Sitges ha modellato il festival direttamente sullo spirito calliente Catalano, con le notti che spesso fagocitano il giorno, per il popolo della notte l'ultima proiezione, sempre stracolma di pubblico, è alla una del mattino e dopo, ovviamente, tutti ad accalcarsi nei numerosi locali notturni che sorgono nella cittadina Spagnola. Ma l'organizzazione del Festival non tralascia neppure il lato più libertino della rassegna e nel porticciolo turistico alle spalle dell'Hotel Melià Gran Sitges la discoteca Otto Zutz viene consacrata come sala da ballo ufficiale del Festival, con feste di presentazione delle pellicole, memorabile quella per Halloween H20, rigorosamente ad invito. La trentunesima edizione del Festival di Sitges si è aperta con Small Soldiers e la presenza di Joe Dante e chiusa con la conferenza stampa di Roger Corman, in mezzo oltre 200 films, tra cui anche Totò che visse due volte, di Ciprì e Maresco, che in Italia ha scandalizzato il Vaticano incontrando non pochi problemi di distribuzione, ed una infinità di cortometraggi e cartoni animati, in una overdose di cinema da lasciare senza fiato anche il cinefilo più incallito. Sitges ha tutti i requisiti per diventare, nel giro di pochi anni, una seconda Cannes, ricca della calda ospitalità Spagnola ma fortunatamente priva del campanilismo e dell'arroganza della spocchiosa cittadina Francese.
Si ringrazia Marina Bertolino per il supporto tecnico e la redazione di Amarcord per la collaborazione. Servizio fotografico di Bruno Boasso.
Indirizzi internet:
Festival di Sitges: www.sitges.com/cinema
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