di Silvio Sosio

Ritorno al Retrofuturo





Retrofuturo è più di un libro di racconti: è un'esperienza, è un tuffo nella storia della fantascienza italiana accompagnata da dodici splendidi racconti.

Trieste 1965. III Festival del Cinema di fantascienza: Curtoni, Carrara, Massimo Pandolfi, Franco Fossati, Berto, Sandrelli, Adalberto Cersosimo (foto: Curtoni)
Diventare famosi per aver diretto due tra le più importanti riviste di fantascienza in Italia, come Galassia e Robot; farsi la fama di eccellente traduttore, senz'altro tra i migliori della letteratura di genere. Ecco come succede che, quando si parla dei migliori scrittori di fantascienza italiani, ci si dimentichi spesso di Vittorio Curtoni. A questa sorta di oblio involontario concorrono anche, certo, il fatto di non scrivere romanzi ma restare sempre sulla breve lunghezza del racconto, sparpagliando così i propri rari lavori su decine di pubblicazioni, molte delle quali introvabili dopo pochi anni, e la scarsa propensione dell'autore a promuovere sé stesso come scrittore. Eppure, Vittorio Curtoni è uno dei migliori scrittori di fantascienza. E volutamente non aggiungo neppure l'aggettivo "italiana".

Qui si impone un piccolo chiarimento personale. Molti sanno che Vittorio è per me un ottimo amico, nonché collaboratore di Delos, quindi è lecito aspettarsi che io parli bene di lui e di ciò che fa e ha fatto. Ma la mia ammirazione per la sua narrativa risale in realtà a molto prima della nostro conoscenza personale. Quando cominciai a leggere Robot, la rivista da lui diretta alla fine degli anni Settanta, leggevo fantascienza da pochi anni; anche per me, come per molti altri, Robot ha rappresentato un salto di qualità nel mio rapporto con la science fiction; il passaggio dalla pura lettura all'interpretazione critica, l'inizio di un profondo interessamento al mondo che ruota attorno a questo genere letterario. Non ho mai fatto mistero dell'importanza che ha avuto Robot per noi e del fatto che l'impostazione di Delos tenda, più o meno inconsciamente, a quel modello.
Fu in quel periodo che comprai e lessi La sindrome lunare e altre storie, la prima antologia personale di Curtoni, uscita nella collana Robot Speciali. Sarà che forse il mio modo di vedere la fantascienza era molto vicino a quello di Vittorio, ma quello fu uno dei libri che più mi piacquero e che mi restarano impressi nella memoria. Ne fui davvero entusiasta. Se dopo qualche anno siamo diventati amici, quindi, è probabilmente dovuto anche all'ammirazione che già avevo per l'autore, non viceversa.

Piacenza 1977. Curtoni (con Nova SF 15-luglio 1971) e Malaguti (con Robot 14-maggio 1977) (foto: Curtoni)
Come dicevo, quando si scrivono soprattutto racconti, e neppure molti per giunta, è difficile arrivare alla ribalta della popolarità, cosa che del resto Curtoni, schivo a queste cose, non tenta neppure. L'uscita di Retrofuturo è importante per questo motivo, perché permette al grande pubblico, quello che non segue fanzine, riviste specializzate e che non spulcia nelle bancarelle in cerca di libri ormai fuori commercio, di scoprire come la fantascienza italiana possa raggiungere livelli davvero elevati. Non è frequente la pubblicazione di antologie personali di autori italiani, soprattutto presso editori di una certa rilevanza, e va dato merito alla ShaKe per avere intrapreso questa sfida che commercialmente può apparire rischiosa, ma che culturalmente è senza dubbio di grande valore.
Tra l'altro, il libro è curato benissimo. Innanzitutto dal punto di vista puramente fisico; i libri della ShaKe sono sempre molto belli, grafica elegante, buona carta, rilegati bene, insomma: oggetti che danno piacere a tenerli in mano. L'opera di editor è stata curata da Sandrone Dazieri, che ha fatto un eccellente lavoro di revisione lavorando gomito a gomito con Vittorio suggerendo, proponendo correzioni e modifiche, incoraggiando; il merito di un libro venuto bene è spesso in gran parte anche dell'editor, e questo è uno di questi casi.

Illustrazione di Giuseppe Festino tratta da Retrofuturo
A rendere questo libro un prodotto estremamente affascinante sono anche le illustrazioni interne di Giuseppe Festino. Chi abbia avuto fra le mani qualche numero di Robot sa quanto le chine di Festino siano uniche: sono pochi gli illustratori che riescono come lui a cogliere lo spirito di un racconto e a fissarlo in un'immagine intensa ed evocativa, che a distanza di anni resta fissata nella memoria.

Lascio a Vincenzo Oliva e a Valerio Evangelisti, nei due pezzi che seguono, la discussione della parte narrativa del volume, e vorrei qui dire due parole sulla parte "saggistica", in parte storica e in parte autobiografica.
Retrofuturo è qualcosa di più di un libro: è un'esperienza. E' un'immersione nella storia della fantascienza italiana vista da uno dei suoi maggiori protagonisti. Il libro contiene un lungo saggio, diviso in tre parti, intitolato La mia love story con la fantascienza. Partendo dagli Anni Cinquanta, Curtoni racconta il suo rapporto con la science fiction, le sue attività, le sue conoscenze con gli altri personaggi. In più ci sono le brevi introduzioni ai racconti, che aggiungono altre annotazioni. Quello che ne viene fuori è una narrazione esplicitamente soggettiva, sempre brillante e divertente (alla Isaac Asimov, per intendersi, anche se Vittorio preferirebbe dire alla Harlan Ellison) che, pur con qualche "buco" temporale, può a buon diritto essere considerato uno dei testi più utili per comprendere il mondo dell'editoria e il fandom italiani, dalle origini ad oggi.
Questo perché Vittorio è passato attraverso tutti i punti cardine di questa storia. Ha iniziato a leggere fantascienza fin da piccolo (è nato a San Pietro in Cerro, in provincia di Piacenza, nel 1949), e ha cominciato a entrare nell'ambiente come semplice appassionato, frequentando il Festival di Trieste, all'epoca la manifestazione più importante per la fantascienza nel nostro paese. Negli anni Sessanta ha vissuto le prime esperienze del fandom, pubblicando insieme a Luigi Naviglio la fanzine Numeri Unici.
La fortuna lo catapultò, alla fine del 1969, a dirigere Galassia, l'alternativa "impegnata" a Urania (all'epoca non esistevano ancora gli editori specializzati). Insieme a Gianni Montanari Curtoni portò su Galassia, e quindi in Italia, tanti autori che rappresentavano la fantascienza di qualità inglese e americana: Dick, Zelazny, Delany, Moorcock, Disch. Qualche anno più tardi passò a lavorare alla Armenia, e di nuovo i vortici della storia si centrarono su di lui: nasceva Robot.
E poi Aliens, La rivista di Asimov, fino ad arrivare ai giorni nostri: il premio Urania (Vittorio è uno dei giurati), alle bbs, a internet e a Delos.

Milano 1978. Un'Ambigua Utopia. Curtoni, Lippi, Festino (foto: Curtoni)
Retrofuturo è stato presentato al pubblico già in due occasioni, a Milano (alla libreria Felitrinelli in Via Manzoni) e a Piacenza (alla libreria Fahrenheit 451). In entrambe le occasioni la folla accorsa è stata numerosissima; a Milano, addirittura, per l'occasione sono state vendute oltre 50 copie, a detta del libraio un vero record. Questo per dimostrare ancora una volta il grande interesse che suscita e merita questo libro, che deve trovare il proprio spazio nella libreria di ogni appassionato di fantascienza.


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