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Anche quest'anno l'Italcon è passata. Vittorio Catani ci racconta come è andata e ne approfitta per fare qualche considerazione su queste manifestazioni sempre così discusse.
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| Luigi Pachì e Silvio Sosio presentano il proprio documentario sui telefilm di fantascienza degli Anni Sessanta |
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San Marino, 29-04/02-05-1999: venticinquesima Italcon ("Fantàsia 1999").
Ufficialmente le convention italiane si numerano a partire dalle riunioni denominate SFIR (Science Fiction Italian Roundabout), che negli anni Settanta si svolgevano a Ferrara e a cui partecipavano appassionati giunti da ogni parte d'Italia. SFIR ce ne furono parecchi, ma in realtà incontri più o meno formali e propagandati si erano già svolti in città del centro-nord fin dai primi anni Sessanta. Ad ogni modo si può dire che l'antesignano delle attuali Con sia stato il Festival del Film di Fantascienza triestino, nato se non erriamo nel '63. Esso continuò per un ventennio, e fu certamente una fucina del primissimo fandom italiano.
La formula delle convention, pur perfezionandosi, si è conservata sostanzialmente inalterata nel corso dei decenni. Lo schema è noto: tre giorni di relazioni ufficiali sui vari temi connessi con la narrativa fantastica; incontri con editori, scrittori, artisti del ramo, i quali fanno il punto sullo stato dell'arte e illustrano i nuovi programmi; tavole rotonde; mostre-mercato di libri, poster, disegni o quant'altro; proiezioni cinematografiche; presenza eventuale di ospiti d'onore (italiani o stranieri) che qualifichino ulteriormente la manifestazione. Collateralmente possono darsi altre iniziative: giochi di ruolo, momenti di espressione artistica (poesie, concerti, esposizioni di pittura), recupero di forme ludiche varie; e così via. Gli organizzatori si adoperano per imprimere a ogni Con il maggior risalto, cercando di coinvolgere cittadinanza e media locali e/o nazionali, specie se l'ospite d'onore è un nome di particolare richiamo.
Uno dei momenti-clou di ogni Con che si rispetti è l'assegnazione di vari premi. Fra questi, il Premio Italia (del cui regolare svolgimento si fa garante la WSFI, cioè la sezione italiana dell'associazione World Science Fiction) riguarda l'attribuzione di riconoscimenti a personaggi, o opere di rilievo, con riferimento ad attività e/o pubblicazioni datesi nell'anno precedente. La cerimonia del Premio Italia avviene nel corso del banchetto conclusivo (di solito il sabato sera).
Nell'ultimo decennio le Italcon si sono alternate fra San Marino e Courmayeur, per il semplice fatto che queste sono state le località che di volta in volta si sono candidate, e che sono state votate dagli iscritti alle convention nel corso delle apposite assemblee.
Perché questa lunga e magari noiosa introduzione?
Premettiamo che secondo il personale parere di chi scrive, la convention sammarinese non può, tecnicamente, definirsi malriuscita. D'altronde non esiste la convention perfetta. L'afflusso è stato quantitativamente medio, se confrontato con altre edizioni; il programma si è rivelato a nostro parere di standard medio-alto; conferenze e interventi (almeno per quanto un partecipante possa seguire non avendo il dono dell'ubiquità) sono apparsi coinvolgenti, grazie anche a relatori non certo di primo pelo.
Ci limiteremo a ricordare, senza pretesa di essere completi (il programma è stato anche diffuso in rete) gli interventi su Dino Buzzati e su Stephen King; il reading di musica e poesia fantastica a cura della Confraternita degli Angeli Caduti; le iniziative nel corso della giornata Tolkieniana; la presentazione di un'antologia inedita di Robert Howard; l'imperdibile relazione-spettacolo dei "nostri" Sosio e Pachì sulla fantascienza televisiva (con chicche da alcuni serial mai apparsi in Italia); la relazione di Giuliano Giachino sulle leggende ladine. Merita menzione anche l'apparato "scenico" messo in moto dall'organizzazione. Perfino il banchetto del sabato sera (che nella maggioranza dei casi si rivela... catastrofico), voluto dal ComOrg in costume medioevale e con intrattenimenti ludici e poetici vari, era adeguatamente e gradevolmente orchestrato.
E tuttavia, sembra ormai incontrovertibile che qualcosa non funzioni più nelle convention.
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| La mostra degli illustratori, che ospitava una splendida personale di Maurizio Manzieri (foto: Manzieri) |
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Molti (è voce che circola non da oggi) si rammaricano, ad esempio, che a San Marino la fantascienza sia solitamente latitante, in favore di fantasy horror e fantastico puro. E se si guarda al programma di quest'anno, si scopre che in effetti di sf (a parte un paio di proposte e la proiezione di qualche film) ne è circolata in dosi deludentemente minime.
D'altro canto, si potrebbe opporre che il tema di questo convegno era più che esplicito, per quanto vasto: Il sogno antico, il sogno eterno. Memoria, mito e fantastico alle soglie del terzo millennio: s'evidenziava una sottolineatura su sogno, mito e fantastico, com'è d'altronde consuetudine nelle riunioni sammarinesi. Tuttavia, per quanto ci riguarda, non risulta che San Marino abbia mai rifiutato iniziative che fossero pura science fiction. Insomma: se pochi avanzano proposte di sf, ci sarebbe da pensare, la faccenda non può certo imputarsi a chi organizza.
Si controbatterà forse che, comunque, i responsabili di una riunione annuale del genere hanno altresì il compito di sollecitare per tempo, e nei limiti del possibile, interventi qualificati che assicurino la varietà e un equilibrio del programma.
Oppure il ComOrg ha tutto il diritto di "indirizzare" la manifestazione nel modo che ritiene più opportuno?
Tuttavia se guardiamo agli appuntamenti di Courmayeur ("Fancon") noteremo che anche qui la sf è solitamente apparsa minoritaria.
Il che peraltro non accadeva nelle convention degli anni Settanta (SFIR), né in quelle degli anni Ottanta, ad esempio le due di Montepulciano e quella di Montegrotto.
E' dunque un processo che, a far mente locale, si rileva non da oggi: un progressiva assenza della sf da manifestazioni a suo tempo volute (può apparire un paradosso) giusto dagli appassionati di sf come loro occasione di incontro.
A questo punto ciascuno è libero di pensarla come crede: cioè che siano i "fantascientisti" a snobbare le attuali riunioni, perché di troppa fantasy hanno le tasche piene; o che siano gli organizzatori a propendere per un genere anziché per l'altro e quindi a premere soprattutto uno dei pedali; o che vi siano defezioni di pubblico che scontano ancora gli esiti di vecchie e aspre contrapposizioni ideologiche. Ancora, può essere che i fan più assidui e combattivi non siano quelli della sf (come un tempo) bensì i seguaci del fantasy-horror-fantastico puro. Ma infine, è semplicemente plausibile che oggi esistano molti più appassionati e lettori di fantasy rispetto a quelli di fantascienza: con le necessarie conseguenze, anche in questi incontri annuali.
E sorge una domanda: quanti sarebbero i partecipanti di una Con programmaticamente di sola sf?
...Domanda retorica.
Ma quali che siano i motivi, siamo solo ad uno degli aspetti del "malessere".
Ciò che è in crisi, forse, è la stessa concezione attuale delle convention. Queste d'altronde, così come appaiono strutturate, hanno la loro bella età (lo scrivevamo più sopra). Che tale "contenitore" non manifesti ormai una certa stanchezza, non si mostri troppo ripetitivo, diremmo "ingessato", per i nuovi tempi?
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| Ann Marston, ospite d'onore, in una sessione di autografi. A sinistra Gianfranco Viviani, a destra Alex Voglino (foto: Manzieri) |
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Eppure se guardiamo a certe fanta-riunioni più specializzate (quelle di Star Trek, o dedicate a Tolkien, che si svolgono periodicamente, benché senza il "marchio" Italcon) scopriamo che il numero dei partecipanti sale vertiginosamente. Che vuol dire? Due (crediamo) le possibili risposte, non necessariamente in antitesi:
1) gli "specializzati" (trekker, tolkieniani o altri) sono gruppi molto compatti, aderiscono a universi immaginativi ben precisi, percepiscono la loro "appartenenza" con maggiore intensità del comune fan;
2) le Italcon sono ormai cariatidi, malate di accademismo, luoghi per superspecialisti, il che scoraggia il neofita o il semplice lettore corrente di fantascienza, cui magari piacerebbe ritrovarsi nella varietà ma anche nella accessibilità.
In merito non va dimenticato che il termine "fantascienza" è ormai divenuto un involucro semanticamente confuso. Cosa accomuna Orwell a Vargo Statten o a Douglas Adams, a parte lo scenario futuribile? Per fantascienza oggi si possono intendere cose assolutamente antitetiche; e al riguardo si vedano le discussioni, a volte anche molto accese, all'interno di quella agorà telematica che per definizione dovrebbe accomunare tutti i suoi iscritti, la mailing list italiana di fantascienza.
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| Un "tipico" momento da Italcon: la chiacchierata al bar. Da sinistra: Maurizio Manzieri, Piergiorgio Nicolazzini, Silvio Sosio, Cristina Pietri, Gianfranco Viviani (foto: Quaglia) |
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La 25.ma Italcon prevedeva in calendario anche una tavola rotonda di operatori del ramo, allo scopo di tentare un bilancio su queste manifestazioni.
Naturalmente nulla c'è di nuovo sotto il sole. Per dirne una, nel 1987 (Montepulciano, XIII Italcon) i convenuti si ritrovarono intorno a un tavolo con lo stesso scopo. (Accadde proprio sotto la spinta di una relazione presentata da Eugenio Ragone e dal sottoscritto e il cui titolo era: "Cosa vogliamo realmente dalle convention?")
La discussione si allargò fino a farne una sorta di "Stati generali" delle Con; e guarda caso erano in esame: i problemi tecnico-organizzativi; il significato e utilità delle Con all'interno e all'esterno del fandom; utilità e modalità di attribuzione dei vari premi. Ne scaturì uno stimolo per pervenire a nuove risoluzioni, a vari livelli.
Ovviamente Montepulciano non fu che una delle varie sedi in cui gli aspetti menzionati sono tornati alla ribalta nel corso degli anni. E ci sembra, se non erriamo, che gli argomenti in dibattito... continuino a essere gli stessi.
Alla recente table ronde sammarinese partecipavano Gianfranco de Turris, Giovanni ("Vanni") Mongini, Renato Pestriniero, Ernesto Vegetti, Gianfranco Viviani: insomma una sorta di "memoria storica" attraverso alcune delle personalità comunque più note, editorialmente, o per ciò che si è scritto, venduto, o comunque attuato, dacché in Italia esistono fantascienza e fantastico. Il sottoscritto era stato a sua volta invitato a sedere in compagnia dei nominativi predetti.
Indubbiamente sarebbe stato utile che molti più operatori del ramo, a tutti i livelli, fossero presenti... Ma si sa che ciò non si è verificato quasi mai.
Polemiche sterili ce ne sono state davvero troppe dacché esistono fandom e sf in Italia. Nondimeno accenni di polemiche sono emersi da alcuni presenti in sala durante il dibattito: badando alla sostanza delle obiezioni e tralasciandone la forma, diremo che esse s'incentravano sulle modalità di svolgimento delle Con tipo San Marino, e sul loro reale grado di rappresentatività rispetto al vasto pubblico dei lettori.
Per quanto ci concerne ribadiamo la nostra convinzione che sia giusto, forse improrogabile, esaminare forme alternative di Italcon: fermo restando peraltro che nessuno, al di là dei generosi proclami di buone intenzioni, può pretendere di possedere formule magiche, salvo verifica; e considerando che un quarto di secolo di esperienze qualcosa ha anche insegnato.
Ad esempio: vogliamo un maggior afflusso di pubblico, un maggior coinvolgimento dei media o di personaggi di spicco che servano da cassa di risonanza? Ok, ma bisogna operare scelte precise, sapendo anche di correre rischi precisi. Cioè anzitutto "reclutare" star (scrittori, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo) che siano provatamente dalla parte della sf e del fantastico: altrimenti si verificheranno crolli paurosi, umilianti e controproducenti come quando si ebbe l'ingenuità di invitare Moravia (Montepulciano, 1986). Si vuol dare spazio ai media, alle tv? Benissimo, ma tramite giornalisti o operatori che siano a loro volta autentici fan. E resta comunque puntuale il rischio che, in sede redazionale o di montaggio o messa in onda, un servizio giornalistico o televisivo venga da altri stravolto (evidenziando solo alcuni aspetti più eclatanti ed esteriori), reso superficiale, se non talora irridente nei confronti di quei folkloristici personaggi che sono gli omini verdi frequentatori dei fantaconvegni (nei quali magari "anche" ci identifichiamo!) L'abbiamo sperimentato ripetutamente in passato sulla nostra pelle; e ci permettiamo di aggiungere che qualcosa del genere (fraintendimento del senso di un'intervista tv) è capitata abbastanza recentemente anche a Valerio Evangelisti (spendiamo un nome notissimo, giusto per mostrare come queste cose non guardino in faccia nessuno). Insomma, sono purtroppo esperienze da mettere in conto.
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| La tavola rotonda sul tema "25 anni di Italcon" |
Per allargare la base desideriamo appaiarci a manifestazioni di grande afflusso
(mostre di fumetti, festival musicali, o altro)? Si può fare, ma sapendo in partenza che la Con, ancora una volta, ne uscirà snaturata. Si tratta di gruppi con interessi sostanzialmente diversi. A parte il fatto che accostare nella testa del pubblico generico fantascienza e (per dire) videogame, non potrà che perpetuare l'equivoco secondo cui noi (e per carità, magari anche gli amici esperti in videogiochi) siamo solo quegli innocui svitati dei raggi laser e delle guerre stellari. Ci piacerebbe sapere quanti potrebbero immaginare che, nel caso, la Con prevede anche approfondite analisi su (ad esempio) Huxley, o Ursula LeGuin. O sarebbe meglio evitarle?
Il fatto è, ci sembra, che finora la sf, anche quando ha proposto i suoi aspetti più marcatamente "culturali", non è mai riuscita ad allargarsi dalle convention fino al grosso pubblico, neanche quando essa veniva sponsorizzata da nomi sulla cresta dell'onda, quali (cito per il passato) il regista Lattuada che presentava il suo ultimo film sf (nella fattispecie Cuore di cane), gli attori Cochi Ponzoni e Luigi Vannucchi (quest'ultimo reduce dal fantasceneggiato tv di successo A come Andromeda), i notissimi scrittori-curatori Fruttero & Lucentini; per non parlare di grossi calibri "interni" quali Sturgeon, Brunner, Aldiss, Sheckley e altri.
Il fenomeno, almeno fino ad oggi, crediamo sia invece avvenuto in modo inverso: non le riunioni di appassionati ma gli effetti più plateali delle nuove tecnologie, un certo fantacinema, certi spot pubblicitari, alcune canzoni, hanno lentamente introdotto nell'immaginario corrente una familiarità con i temi della fantascienza. Che poi questo riesca a tradursi in una crescita di lettori, e quindi di partecipanti ai convegni... è tutto da verificare.
Per i motivi predetti, e sulla base delle trascorse manifestazioni, riteniamo in definitiva che le Con possano essere simpatiche esperienze, certamente migliorabili; che siano il luogo idoneo per contatti, scambi di idee, occasioni, conoscenze proficue (talora anche sentimentali!), chiacchierate-fiume ultratecniche o da caffè (almeno finché la rete non oscurerà questi aspetti...); e che si prestino ottimamente a memorabili "rimpatriate" notturne davanti a una buona tavola o un buon bicchiere (questo grazie a dio la rete non potrà sostituirlo, almeno per un bel po').
Quanto al resto... forse non ci sentiremmo neanche di pretenderlo.
Con l'implicito corollario che ci piacerebbe venire smentiti.
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| Simulazione di combattimento medievale alla cena conclusiva |
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Ultimo argomento: i premi.
A rischio di risultare impopolare, per tutta una serie di motivi chi vi scrive afferma e ribadisce di aver sempre cordialmente detestato i premi, pur avendone collezionato più d'uno.
Peraltro, è chiaro che come sono strutturate (in generale) oggi le cose, i premi appaiono funzionali, e senza di essi verrebbe meno un cardine delle Con.
La verità è che, per quanto si studino meccanismi perfetti di attribuzione, per un motivo o per l'altro questi funzionano a metà, tranne nei rari casi di unanimità di giudizio. E l'ultima edizione ce ne dice qualcosa. Chiarisco: da un punto di vista strettamente tecnico e legale, magari non si può obiettare nulla.
Ma il paradosso è proprio questo.
E allora l'unica cosa da fare, si tratti del premio Italia o dello Strega, è: seppellirlo sotto una risata.
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