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| Vittorio Curtoni Retrofuturo |
Retrofuturo (1999) - ShaKe - Cyberpunkline, pagg. 237, L. 25000 |
Recensione di Emiliano Farinella
L'ultima metà degli anni '90 ha visto un fiorire di antologie italiane di fantascienza, ne sono uscite a tutti i livelli supportate spesso da editori non di genere. Il livello medio di queste antologie era spesso medio alto, e non poteva essere altrimenti per riuscire a diffondere un prodotto nuovo e che partiva penalizzato.
Adesso arriva in libreria quella che mi pare la migliore tra le antologie italiane che sono state proposte ultimamente. Edita dalla Shake, una casa editrice piccola ma agguerrita motivata e soprattutto con un gusto molto fine, è arrivata in libreria Retrofuturo, un'antologia che raccoglie molti dei migliori racconti di fantascienza di Vittorio Curtoni e un lungo saggio diviso in tre parti sulla sua esperienza della fantascienza italiana.
Il saggio presentato da Curtoni, La mia Love Story con la fantascienza, percorre un bel tratto della sua vita in salsa fantascientifica, il che significa ripercorrere la storia della fantascienza italiana dagli anni '60 in poi che in un modo o nell'altro ha legato le sue vicende a quelle di Vittorio Curtoni.
Il saggio è brillante, divertente, estroso e, perché no, anche con un certo gusto per la necrofilia, vengono recuperati alcuni pezzi memorabili e in questa sede vogliamo ricordare almeno il recupero di parte del suo caustico editoriale per l'ultimo numero di Aliens in cui si congeda dal pubblico con un "spettabile pubblico ci hai rotto i coglioni" che è rimasto nella storia.
Attraverso questo saggio ci si fa una buona idea di cosa sia e di cosa sia stata la fantascienza italiana, e soprattutto ci si fa un'idea dell'uomo Curtoni.
Una persona brillante, affabile, e prontissima alla polemica, una di quelle persone che si infiammano subito quando vengono toccate in corde sensibili.
Lo scrittore Curtoni ci riserva invece dei deliziosi racconti. Nel peggiore dei casi si tratta sempre di opere scritte in modo molto brillante e con un linguaggio piacevole, in alcuni casi ci troviamo invece di fronte a racconti veramente deliziosi, dei piccoli gioielli.
Quattro degli undici racconti mi sento in dovere di segnalare con forza: La sindrome Lunare, La volpe stupita, Dal Rabbino e La dignità della volpe.
La Sindrome Lunare e La volpe stupita sono rispettivamente del '76 e del '78, l'uno il seguito ideale dell'altro. Soprattutto La Sindrome Lunare appare un'opera tipica del Curtoni sotto i trent'anni, una fase ben precisa del suo lavoro che poi in futuro prenderà altre strade e si concretizzerà in lavori che con sfumature diverse riescono a risultare egualmente affascinanti.
Quella che è forse una delle sue opere migliori è proprio La dignità della volpe, un'opera in cui ci mette in guardia su alcuni pericoli del presente quando dice: "Il mondo che ci attende tra quarant'anni deve essere rigorosamente identico al nostro. Tornare indietro nel tempo, viaggiare nel passato, per il momento non è possibile; e così, per cambiare il futuro non resta che agire sul presente." È una cosa ben nota ai governi totalitari che modificano la storia sostituendo le pubblicazioni negli archivi con versioni aggiornate in cui scompaiono individui e vengono sostituiti con altri, esattamente come descriveva Orwell nel suo 1984, esattamente come testimonia Carmen del Tapia a proposito delle tecniche dell'Opus Dei per tenere i suoi archivi puliti. È una pratica più frequente di quanto si possa sospettare e sulla quale dovremmo stare molto in guardia. Il passato non è immutabile quanto può sembrare e per modificare il futuro è necessario avere un controllo preciso del presente. Attraverso un'opportuna manipolazione delle condizioni iniziali è possibile dirigere il corso degli eventi, e far sì che il mondo si immetta in un loop stazionario che lasci sempre tutto inalterato, nonostante l'impressione che sia in continuo movimento, lasciando inalterati i centri di potere e continuando ad ammassare in un ciclo continuo ricchezza nella ricchezza e povertà nella povertà.
A volte prende l'angoscia a leggere questo racconto di Vittorio Curtoni. La dignità della volpe pare venuto dritto dal passato e invece ci descrive un possibile futuro che pare già quasi presente.
All'inizio pare tutto estraneo, molto logico e poco commovente, in perfetto parallelismo con quello che sente il protagonista del racconto. In più lui ricorda che all'inizio di questa storia era preso da una sorta di euforia, noi no. L'aria di marcio si sente fin dall'inizio, forse ereditata da quel lontano racconto del 1977 in cui la volpe fece la sua prima comparsa, La volpe stupita.
Poi il quadro inizia a chiudersi in un'assurda fissità da sconcertante déjà vu.
Quel futuro, c'è poco da dire, è identico al nostro presente. Il futuro simulato in cui Rupert (lo scienziato che nel racconto sta facendo degli esperimenti di simulazione elettronica del futuro) manda il protagonista per sondarlo e ispezionarlo è esattamente come lo potremmo immaginare noi.
Non c'è nulla di nuovo, nulla di sostanziale è cambiato, e nulla riesce a cambiare questo futuro simulato.
La fissità di quel quadro, e soprattutto la mancanza di fantasia di quel futuro danno la nausea. Non sembra una simulazione di un futuro realistico, ma la pessima descrizione di un futuro identico al presente di un mediocre scrittore di fantascienza. Nulla di sconvolgente e innovativo è avvenuto in quei quarant'anni che separano il tempo della storia dal futuro sondato con la sonda stocastica. Ci sono televisori da appendere a parete con lo schermo ultrapiatto, e stoviglie di plastica dall'aspetto molto prezioso.
Differenze banali. "Tutto questo è già nell'aria, è appena dietro l'angolo. Chiunque lo può immaginare."
L'obiettivo di chi ha il potere è esattamente questo, mantenere tutto fisso e uguale a se stesso mentre continua a procedere in avanti, mantenere il potere e il controllo.
Impotenza e assoluta mortificazione della volontà di potenza. Di più, stagnazione e puzza di marciume che ti assale. Una condanna a un loop infinito che uomini affliggono ad altri uomini per mantenere intatta la specie, per difendere l'umanità da se stessa, per perpetuare il potere e lo sterminio delle volontà.
È questo il nucleo forte del racconto, ed è la stessa puzza che si sente in molti racconti di Curtoni.
| Carl Sagan Miliardi e Miliardi |
Miliardi e Miliardi. Riflessioni di fine millennio sulla terra e i suoi inquilini - Baldini&Castoldi, pagg. 342, L. 28000 |
Recensione di Emiliano Farinella
Questo è l'ultimo libro di Carl Sagan che potremo mai leggere, e anche solo per questo meriterebbe tutta la nostra attenzione.
Sagan è un uomo che ha creduto nel forte valore della scienza e nella capacità dell'uomo di vincere i suoi peggiori impulsi, questo libro in certi tratti descrive al meglio questi due punti basilari della vita e dell'opera di Sagan.
Il libro è stato ultimato quando Sagan sapeva di essere condannato a morte dalla malattia che lo affliggeva e l'ultimo capitolo è una commovente dichiarazione d'amore nei confronti del valore della vita e della conoscenza.
Il fondamentale valore della conoscenza è uno dei grandi insegnamenti che ci lascia in eredità Sagan, e noi che tanto ci occupiamo di fantascienza non possiamo che coglierlo con una sfumatura particolare perché è proprio su una scommessa sulla nostra capacità di conoscere noi stessi, il mondo e le nostre relazioni con l'universo che si basa quel futuro su cui scommettiamo tanto.
Una fantascienza scevra di curiosità e stimoli a proposito delle regole dell'Universo si perde qualche cosa di importante.
Miliardi e Miliardi sprizza di curiosità e stimoli, e per molti lettori di fantascienza risulterà assolutamente affascinante. Il libro spazia su tematiche molto ampie, e anche se non approfondisce tutto con la stessa dovizia, fornisce sempre utili spunti di riflessione e punti di partenza per successive esplorazioni.
Il libro si apre con una sezione in cui spiega la necessità di una conoscenza quantitativa dell'universo, e, attraverso diversi esempi, mostra quanto possa essere approssimativa e fuorviante una conoscenza solo qualitativa del mondo che ci circonda (anche se è già positivo averne una conoscenza qualitativa, in quanto a volte la controintuitività di certe situazioni dà adito a credenze popolari sbagliate e dal pesante costo sociale).
Saltano fuori presto temi che hanno grande affinità con le usuali necessità fantascientifiche, così nei successivi capitoli si sofferma ad analizzare perché gli uomini si sono evoluti in questo modo e fa qualche riflessione circa le spinte evolutive che potrebbe subire un qualsiasi altro essere vivente in un altra parte dell'Universo.
Da qui a porsi i grandi interrogativi cosmici il passo e breve, e quando si chiede se "è mai esistita una forma di vita su Marte", se "Titano è il laboratorio delle origini della vita" o se "esistono altre forme di vita intelligente" il contatto con interessi tipici della fantascienza è evidente, e questo libro è anche in questi punti che per un appassionato di fantascienza risulta fruttuoso per dare completezza ai suoi interessi e inquadrarli in una chiave di realtà maggiore.
Sagan va avanti spostando la sua attenzione al delicato equilibrio che regge molti ecosistemi, dagli ecosistemi in bocce di vetro venduti per posta all'ecosistema di cui siamo parte qui sulla Terra, e analizza minuziosamente i danni che abbiamo creato finora e le prospettive per il futuro, quanto abbiamo speso in armamenti dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, e quanto poco abbiamo fatto per assicurare uguali probabilità di sopravvivenza a tutti gli esseri umani.
Nelle ultime parti il libro si sfilaccia un po' e gli argomenti affrontati sono davvero tanti, fino ad arrivare all'ultimo capitolo scritto sapendo di essere ormai condannato a morte dalla sua malattia.
Quest'ultimo capitolo contiene una vera e propria dichiarazione d'amore alla vita e al bisogno di conoscere fatta da un uomo che i valori fondamentali e le risposte le ha sempre cercate nell'Universo che lo accoglieva.
Sagan è un uomo che si è adoperato incessantemente per prepararci al prossimo millennio, purtroppo non è vissuto abbastanza per vederlo.
| Robert Silberberg, Gli anni alieni |
The Alien Years - Mondadori - Urania, L. 5900 |
Recensione di Luigi Pachì
Ogni tanto fa bene immergersi nelle atmosfere wellsiane di romanzi che trattano il tema dell'invasione. Soprattutto quando ad occuparsi di questa tematica sono autori che rappresentano una garanzia nel panorama della science-fiction. E' il caso di Robert Silverberg e del suo Gli Anni Alieni, attualmente in edicola e pubblicato da Urania in due parti (la seconda esce a giugno sempre su Urania).
L'umanità è calata nel solito tran tran quotidiano quando improvvisamente arrivano loro: gli alieni. Atterrano in molti paesi del mondo, tra cui la california meridionale dove si lasciano dietro una scia d'incendi difficili da estinguere. L'autore cita molte città, ma &brkbar; per nostra fortuna &brkbar; dell'Italia non si fa menzione. Gli ET dell'astronave in California rapiscono otto persone, poi le rilasciano. Una di queste però non vuole andarsene. E' convinta che queste creature provengano dal pianete Hesteghon, e che, come riportato in un testo tradotto dal greco antico, vengono sulla Terra ogni cinquemila anni. Secondo lei, Cindy, si tratterebbe degli Dei dei Sumeri. Per questo è disposta a lasciare il marito per un viaggio di circa quarant'anni che la porterebbe sul mondo degli extraterrestri.
Nel frattempo cominciano a crearsi spaccature tra chi vede nell'atterraggio di queste astronavi una minaccia e chi invece la speranza di un mondo migliore. Piano piano si delinea una storia che, come dicevo all'inizio, riporta indietro agli anni d'oro della fantascienza e che omaggia al meglio il celeberrimo La guerra dei mondi di H.G. Wells. Non mancherà neppure la tipica famiglia americana, asserragliata nella sua fattoria, disposta a diventare il baluardo di un pianeta che non è affatto disposto ad estinguersi.
Silverberg, con questo recentissimo lavoro del 1998 (The Aliens Years), intreccia una storia che si fa leggere tutto d'un fiato e presenta una nuova epopea agghiacciante: quella degli Anni Alieni.
 
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