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Ecco un'anteprima del nuovo romanzo di Luca Masali "La Perla alla Fine del Mondo", in uscita questo mese su un numero speciale di Urania, di cui parliamo con Luca Masali nell'intervista in questo numero. (Silvio Sosio)
Montecarlo, principato di Monaco, 1924
Ricordatevi di quando vi liberammo
dalle genti del Faraone,
che vi teneva in dura schiavitù!
Un Renault impensierito si mescolò al pubblico che affollava il Casinò.
Un Citroën ancora più preoccupato si rivolse a Monsieur Raoul.
Un altro Grande Corniche, per favore.
Con aria mesta, il piccolo industriale agitava il liquido nel flûte. Con lo sguardo fisso sul liquore forte, mormorò:
In che razza di guaio mi ha messo quel dannato invidioso! Mi sembra di vivere in un romanzo di Verne! Non che la cosa in sé mi spiaccia, tutt'altro. Sono sempre stato un appassionato lettore dei Vojages Extraordinaires, e credo di avere tutta la collezione delle edizioni Magasin d'Education et de Récréation. Ma accidenti, almeno gli eroi di La tour du monde en quatre vingt jours avevano quasi tre mesi di tempo! Io ho solo duecentoquaranta ore Duecentotrentanove, ora che avrò finito il vostro spettacolare cocktail.
- Siete un appassionato di letteratura fantastica, monsieur?
Chiese Raoul. Citroën fissò la superficie cremosa del beverone.
- Verne è stato importantissimo per me, quando ero ragazzo. stato proprio leggendo Vingt mille lieues sous la mer che ho capito che non c'è nulla di più poetico del mistero rivelato dalle scoperte scientifiche e tecniche. Il progresso deve poter organizzare l'universo e cambiare la vita degli uomini Posso avere un altro elisir? Grazie. Per garantirmi una qualche probabilità di successo dovrei partire domattina! Come posso preparare un simile viaggio in poche ore? Non ho la minima possibilità nemmeno di reclutare un equipaggio tecnicamente preparato in così poco tempo!
A quelle parole Raoul lanciò un'occhiata furtiva a Campini, che fece finta di non sentire mentre pasticciava con il lavandino, risciacquando bicchieri perfettamente puliti.
Citroën terminò la bevanda, e si passò la lingua sulle labbra. - Ancora complimenti, mio buon amico! Davvero eccellente.
Socchiuse gli occhi, come concentrato su un pensiero improvviso, poi sorrise accattivante.
- Avete famiglia, Monsieur?
- Non ancora.
- Oh. Quindi non avete legami qui a Montecarlo Sapete, stavo ragionando che la vostra arte potrebbe rendermi meno penosa la traversata.
Raoul per poco non fece cadere la pinza da ghiaccio, e Citroën cercò di tranquillizzarlo.
- Certo non sarebbe una passeggiata, ma i pericoli tutto sommato non sono poi così grandi! Le mie automobili hanno già percorso quelle piste, e probabilmente l'incidente dello Scarabée d'Or è stato per l'appunto un incidente Naturalmente, per la paga lascio decidere a voi. Fatemi una proposta, e mi andrà bene.
Raoul, imbarazzatissimo, riuscì solo a balbettare:
- Grazie, Monsieur, per l'onore che mi fate Ma io non sono tagliato per queste cose! Non posso, mi dispiace.
- Lo immaginavo Ma era lo stesso mio dovere tentare. Per questa impresa ho bisogno di tutto l'aiuto possibile, e per Bacco, il contributo di un buon tonico al momento giusto può essere determinante! Ma vi capisco, amico mio. Io stesso non mi imbarcherei in questa impresa, se non fosse che il buon Louis... Voglio dire Renault, mi ha messo con le spalle al muro. Se doveste tornare sulla vostra decisione, mi troverete al tavolo verde.
Citroën si aggiustò gli occhialini sul naso e tornò a giocare. Sembrava aver dimenticato i suoi guai, e anche la fortuna aveva cominciato a girare: alla prima puntata imbroccò un cheval.
Raoul si asciugò il sudore dalla fronte, e si rivolse a Campini:
- Accidenti! Ti confesso che per poco non gli dicevo di sì!
- Avresti potuto spremergli un bel malloppo.
- Sì, certamente. Ma non è solo per quello. Pensa che meraviglia deve essere l'Africa, il deserto, la selva nera!
- E allora perché non hai accettato?
- Perché? Ma io sono un barman, mica un esploratore! L'avventura mi affascina, certo, ma preferisco leggerla sui libri che trovarmici dentro. Il caldo, le zanzare, la sete, i pericoli tolgono molto fascino alla natura, non trovi?
Campini ridacchiò.
- Non è che sei un paurosone?
- Io pauroso?! Tu, piuttosto! Tu non sei stato pilota di aerei, durante la guerra? L'urlo dei motori, l'odore della benzina, il ferro lubrificato col grasso di balena non sono da sempre il tuo pane quotidiano? Sei tu che dovresti andare da Citroën e parlargli! Il tuo posto non è qui, tanto non imparerai mai a fare il barman. Vai in Africa! Non hai sentito che Citroën sta cercando un compagno di viaggio in gamba?
Campini divenne improvvisamente serio.
- Non ho la vocazione dell'eroe, io. Soprattutto non dell'eroe morto! Ma ti rendi conto che ci sono state già due vittime? E poi vedrai che questa impresa raffazzonata, decisa da due gentiluomini ubriachi attorno a un tavolo verde ora di domani sarà già dimenticata. Figurati se uno con tutti i soldi di Citroën va a rischiare la pelle in Africa solo per tener fede a un patto da ubriaconi! No, caro mio. Smettila di sognare a occhi aperti.
- Non sottovalutare Citroën! certamente un po' strano, ma è anche un uomo di parola. E soprattutto non si tira mai indietro, quando c'è da fare qualche gesto sconsiderato che lui reputa importante. Vedrai che partirà E un uccellino mi dice che su quella macchina ci sarà anche un certo aiuto barman pasticcione di mia conoscenza!
- Può anche darsi che il tuo pazzo francese partirà. Ma da solo, te lo assicuro!
Raoul sorrise misterioso, e dedicò la sua attenzione ai clienti. Campini sentì un brivido freddo corrergli lungo la schiena. Conosceva ormai da tempo il suo superiore, abbastanza da riconoscere quando tramava qualcosa. E aveva la maledetta sensazione che questa volta la trama fosse ai suoi danni.
La sera dell'otto maggio millenovecentoventiquattro non sarebbe stata dimenticata per molti anni al Casinò di Montecarlo. Non tanto per la scommessa tra Citroën e Renault, quanto piuttosto per l'incredibile rimonta dell'industriale parigino alla roulette. Se a mezzanotte perdeva quasi otto milioni di franchi, al momento in cui il croupier annunciava l'ultimo giro, Citroën vinceva oltre dieci milioni. Un applauso salutò gli ultimi saltelli della pallina, e Citroën soddisfatto ritirò la vincita finale. Quello che fece davvero scalpore, e mandò per traverso il cocktail a Renault, fu la mancia inaudita che l'ometto lasciò ai croupier. Una Citroën 5CV ciascuno! Renault, benché stravolto e ubriaco per la serata inconsueta, cercò di far ragionare l'amico rivale, ricordandogli che non doveva far pazzie e che era ora di andare a dormire, se voleva tener fede alla parola data e lanciarsi nella crociera africana. Citroën farfugliò qualcosa tipo:
- Caro Renault, è necessario, per riuscire, considerare in anticipo quello in cui si è sicuri di riuscire!
Prima di crollare per l'alcool e la stanchezza. Benché la frase in sé non volesse dire assolutamente nulla, suonò come un tetro presagio alle orecchie di Renault.
Ovviamente un magnate dell'industria sverso sul pavimento non è una buona pubblicità per un casinò che si rispetti. Una fanciulla simbolicamente vestita con un abitino di paillettes, (a onor del vero le paillettes si vedevano, l'abitino molto meno), la fronte ornata dalla piuma di struzzo di rigore e due occhiaie pesanti ben coperte da un cerone professionale fu la prima a rendersi conto dell'accaduto, e cominciò a strillare:
Un morto! Un morto!
Subito una folla di cilindri, redingote e chiffon svolazzanti circondarono il povero Citroën, che lungi dall'essere morto era sprofondato in un sogno angosciante: camminava per una distesa rovente di sassi, col sole a picco sulla testa. Davanti a lui un asino aveva una borraccia d'acqua legata alla coda. Ogni volta che stava per prendere la borraccia, l'asino saltava in avanti di un paio di metri, e si voltava a guardarlo con aria sghignazzante E accidenti, quell'asino gli era familiare Gli ricordava qualcuno Ma chi? Asino Borraccia
Il direttore del casinò si fece strada nella calca, ululando istericamente:
Lasciatelo respirare! Fate luogo! Oddio, è morto?
Il direttore del casinò aveva le physique du rôle: pingue, con i baffi impomatati all'ultima moda, monocolo, cappello a cilindro, bastone da passeggio, sorriso dolce e paterno, aria rassicurante da babbo natale della réclame e sguardo gelido da assassino psicopatico.
Dio, che disgrazia! Urlò. La voce acuta dell'uomo in qualche modo arrivò al sogno di Citroën. L'asino si voltò e lo apostrofò più o meno così:
- Proprio qui dovevi morire, monsieur? Che ne sarà ora del buon nome del mio casinò? - E con un raglio che sembrava una risata si voltò di scatto, premendo un orecchio peloso contro il petto di Citroën. Il pover'uomo si trovò sbattuto a terra, inchiodato dalla testa dell'asino. La punta dell'orecchio della bestia gli solleticava il naso, e stranamente notò che l'alito sapeva di menta e alcool.
Intanto, nel mondo reale, la fanciullina molto poco vestita stava auscultando il cuore di Citroën. La punta della piuma sulla fascia di raso che le ornava la fronte solleticava il naso dell'industriale. Con una risatina sollevata, sentenziò: - Non è morto, è solo ubriaco marcio!
Il direttore del casinò cercò di strapparla via dal paziente.
- Loulou, che ne vuoi sapere tu? Via, sciò!
La ragazza si alzò di scatto. Con le mani sui fianchi, gli occhi verdi dilatati dalla rabbia e dall'alcool, fissò disgustata il direttore, che inginocchiato vicino a Citroën gli stava riabbottonando il colletto.
- E togliti il costume di scena! Il tuo numero è finito. Non vedi che dai scandalo, vestita così?
Gli ansanti trattennero il fiato quando lei si liberò del vestito, e lo lanciò contro il direttore. La differenza non era poi molta tra il prima e il dopo, ma la cosa sembrò piacevolmente peccaminosa ai gentiluomini presenti, che applaudirono entusiasti, mentre le signore lanciarono gridolini scandalizzati e finsero indignazione, mentre cercavano la posizione migliore per godersi la scena. Vestita solo della fascia con la piuma, le calze di seta e un paio di scarpette col tacco a spillo, Loulou sibilò:
Va meglio così, zuccone? Quello sta meglio di te e di me, ha solo bisogno di un caffè amaro col sale!
Il direttore perse il monocolo, mentre con la bocca spalancata fissava una certa parte dell'anatomia della ragazza.
Loulou, sei ubriaca?! Dio, che schifo, sei sei
- Nuda, vuoi dire? Certo. Ma sarebbe meglio che tu ti degnassi di togliere lo sguardo dalle mie tette e dal mio culo, e ti dedicassi al tuo paziente. Forse se gli porti questo fottuto caffè amaro eviterai che quello si metta a vomitare sui tuoi preziosi tappeti orientali.
Poi si voltò verso il pubblico sempre più folto:
- E voi che diavolo avete da guardare? Lo spettacolo è finito!
Consapevole dell'ammirazione dei presenti, la ragazza se ne andò verso il camerino sfoggiando un portamento da regina. Passando vicino al bancone del bar, schioccò le dita verso Matteo Campini, che era sbigottito come tutti dalla scena, e come gli altri non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
- Sveglia, giovanotto! Non hai sentito? Un caffè caldo, ristretto e col sale per Monsieur Moribondò!
Raoul preparò rapidamente la bevanda, e la affidò a Matteo.
Allo sventurato sfuggì il sorrisetto di trionfo sulle labbra dello chef.
Facendosi largo tra la folla con il cabaret d'argento, Campini giunse fino al cospetto del direttore del Casinò.
L'asino sembrò stancarsi del giochino crudele, e porse con la coda la borraccia a Citroën.
- Bevi, mio povero grullo! Disse la bestia. E ricorda: chi troppo beve si riduce ben presto in miseria!
- Chiudi il becco, somaro! Esclamò Citroën afferrando la borraccia con le due mani.
- Sei solo una bestiaccia molesta e moralista! Ora ho capito chi sei! Tu sei sei
Prese la borraccia e l'avvicinò alla bocca.
Campini gli portò alle labbra la tazzina d'argento col caffè.
Bevve una sorsata.
Campini e il direttore trattennero il fiato.
L'asino raglionazzò sgangherato
Citroën si strozzò col liquido. Urlò: - Louis! Louis! Tu sei Louis! Perché mi avveleni, disgraziato?
Poi dalla stessa bocca uscì un fiotto molto spiacevole, che Campini evitò solo grazie ai suoi riflessi pronti da aviatore. Il mestiere di direttore di Casinò invece è molto più sedentario, e il pover'uomo ne fece le spese. Disgustata, la vittima balzò in piedi e ordinò a Campini di far sdraiare Citroën su uno dei comodissimi canapé della sala giochi.
Vista la piega un po' schifosetta che stavano prendendo gli avvenimenti, visto che Loulou non accennava a tornare per sfoggiare il suo costume adamitico, e soprattutto visto che il morto non era poi così morto, i curiosi se n'andarono alla spicciolata fuori dei piedi. Verso l'alba che cominciava a tingere di rosso la rocca di Monaco Ville e a incendiare il Mediterraneo di quella luce così romantica che sta tanto bene nelle cartoline.
Mentre Campini ricomponeva sul canapé il corpo del russante industriale, il direttore del casinò osservava con aria sospettosa la tazzina. Infilò il lungo naso nella porcellana, e spalancò gli occhi per l'orrore.
- Campini, disgraziato! Che cos'hai messo nel caffè di Monsieur Citroën?!
Campini lanciò uno sguardo verso il bar, e sentì scattare la trappola. Raoul era svanito, lasciando sul bancone una bottiglia di gin aperta!
- Ma io
- Io un corno, disgraziato! Alcool? Tu Tu hai corretto L'emozione era tale che il pover'uomo non riusciva neanche a parlare, ma il suo dito accusatore puntava deciso nella direzione della bottiglia.
Proprio all'acme dello psicodramma tornò a manifestarsi Loulou, questa volta vestita di tutto punto.
- Che succede ancora? Biascicò la ragazza, sbadigliando.
- Ah, giusto te! Bella figura che mi avete fatto fare, tutti e due! Tu, presentarti nuda in quel modo, e questo disgraziato che ha
Preso dall'enormità della cosa, il direttore tirò il fiato prima di berciare:
- Questo assassino ha corretto il caffè di monsieur Citroën! Col GIN!
- Loulou si coprì la bocca con la mano, fissò un Campini dispiaciuto e contrito e scoppiò a ridere di cuore. L'allegria è contagiosa, e Campini si lasciò andare a una risata liberatoria.
Anche il direttore del casinò decise di liberarsi A modo suo.
- Ora basta, disgraziati! Fuori! FUORI TUTTI E DUE! Siete licenziati, capito? LICENZIATI!
L'ira era tale che il direttore afferrò la scopa e scacciò i due in malo modo, sbattendo dietro le loro spalle la pesante porta di legno. Poi afferrò una manciata di franchi, e li buttò sul marciapiede, urlando: La vostra liquidazione, signori! Addio, a mai più rivederci!
L'ilarità lasciò presto il posto allo sconforto. Campini scivolò su una delle panchine dei giardini del Casinò, imitato dalla bella danzatrice.
- E adesso? - Le chiese, senza tuttavia aspettarsi una risposta. Lei storse il nasino all'insù.
- Adesso? Facciamo colazione, direi. Quanto ci ha mollato il vecchio porco?
Campini divise il malloppo. Duemila franchi. - Facciamo mille per uno... Ehi!
Rapida la ragazza afferrò il bottino. La gran parte sparì nella borsetta di seta, salvo due biglietti da cento che allungò a Campini.
- E no, caro mio! La liquidazione è una settimana di lavoro, che a casa mia sono giusto milleotto. Tu quanto prendevi la settimana?
Campini sospirò.
- Duecento.
Lei sorrise. - Allora siamo a posto così. Va bene, vorrà dire che la colazione te la offro io!
- Senti, Loulou...
- Non chiamarmi con quel nome cretino! Mi chiamo Corinne Dufour. Tu puoi chiamarmi Corinne, o al massimo Cory, se proprio vuoi.
Lo prese per mano, e lo trascinò un po' recalcitrante verso uno dei primi bistrot che stavano aprendo, proprio al centro del porto turistico.
Mentre aspettavano café au lait e brioche seduti sulle poltroncine di midollino coperte da cuscini rotondi verdi, le ultime feste si spegnevano sui panfili all'ancora nella tranquilla acqua del porticciolo. Il sole stava sorgendo sul mare, e le barche dei pescatori rientravano a forza di remi, con le lampare spente. Campini non vedeva nulla di tutto questo, perché con aria pensosa non staccava lo sguardo dalla scollatura di Corinne. Lei in compenso si abbuffava di brioche. Stava affrontando la quarta, quando chiuse un po' seccata la camicetta.
- Di' un po', non hai già visto abbastanza stanotte?
- Eh? Oh, già. Scusami, ma non è che stavo proprio guardando Ero pensieroso
Lei si strinse nelle spalle, e si aggiustò la cuffietta sui riccioli.
- In realtà, non m'importa anche se guardi, lo sai? Solo che non mi va di far colazione in silenzio come una vecchia coppia di coniugi. Su con la vita, non vedi che bella giornata?
- Bellissima. Sono stato appena licenziato, ho duecento franchi in tasca e...
- E piantala, accidenti! Se non volevi essere licenziato, perché diavolo hai messo il gin nel caffè di quel tipo?
- Ma io non ho messo niente! stato
La ragazza non lo lasciò finire. Gli infilò in bocca il cornetto della brioche e lo canzonò ridendo.
- Signora maestra, non sono stato io! Lo giuro!
Campini rise anche lui alla battuta. Corinne è davvero una bella figliola, decise.
I dentini bianchissimi di lei trituravano una quantità spaventosa di morbide brioche. Il sole intanto era sorto, e un tepore piacevole cominciava a scaldare l'aria frizzante del mattino. L'ultimo frammento di dolce scese nell'esofago di Corinne, che si ripulì le fauci con un fazzoletto di seta.
Soddisfatta della colazione, si abbandonò contro lo schienale. Prese una sigaretta al mentolo, e aspettò finché a Matteo non venne in mente che era suo dovere di gentiluomo accenderla. Soffiò una nuvoletta di fumo aromatico. Per un attimo si godette il panorama del cielo che incontrava il mare.
- Questa doveva essere la luce di Cezanne. - Mormorò.
- Che? Fece Campini, perplesso.
Lei scosse la testa, e abbozzò un mezzo sorriso.
- La costa azzurra, no?
- Continuo a non capire.
- Oh, non importa
- Perché no? In fondo credo che abbiamo un sacco di tempo libero oggi, o sbaglio?
Con un elegante colpetto lei spense la sigaretta nel posacenere d'argento.
- Intendevo dire Cezanne il pittore Lo sai che sono stati gli impressionisti a dare il nome di Côte d'Azur a questa zona? Per Cezanne, il colore di questa luce è unico al mondo, si può trovare solo qui, in queste prime ore del mattino.
- Ah. Questa è una cosa che interesserebbe a Monsieur Raoul Lui fa il pittore dilettante.
- Vedo che a te invece la pittura non interessa. Oltre che preparare beveroni ai ricconi sfaccendati, cos'altro fai nella vita?
- Sono stato pilota di aerei durante la guerra.
- Oh, molto romantico! Un aviatore? E perché adesso sei ridotto in così miserabili condizioni?
Chiese un po' distrattamente.
- Come sarebbe a dire?
- Lei gli passò dolcemente una mano sul viso.
- Non ti ho mica offeso?
- No, scusami Hai ragione. presto detto: durante la guerra pilotavo i bombardieri austriaci -
- Ah sì? Ma guarda, pensavo che tu fossi italiano.
- No, sono triestino! Prima dell'armistizio la mia città era austriaca. - Comunque sia, alla fine del conflitto mi sono trovato capitano di un esercito che non esisteva più, in una città occupata dal nemico. Io so solo volare, ma quello può farlo anche un'anatra; non c'era posto per me nell'aeronautica italiana perché mi consideravano austriaco, né in quella tedesca perché non si fidavano di un italiano. Insomma, per farla breve, ho finito i pochi scellini della paga, poi ho cercato lavoro in Italia e in Francia. L'unica cosa che ho trovato è stato questo impiego al casinò, perché parlo il tedesco, l'italiano e l'inglese oltre ad aver imparato il francese. E adesso...
Lei lo fermò con un sorriso.
- E adesso non vorrai mica piangerti addosso, vero?
- No, hai ragione. Solo che mi secca essere stato licenziato per una colpa che non ho commesso! Mi hanno incastrato, e non so nemmeno il perché!
Corinne cercò di consolarlo.
- In fondo non credo che tu possa lamentarti più di tanto, mio caro. Hai perso un lavoro schifoso in un posto schifoso Chi è che diceva che la gente come noi ha da perdere solo le sue catene, e un mondo intero da conquistare?
- Marx.
- Bene, chiunque fosse aveva ragione. Dico, non volevi mica buttar via tutta la vita in quel postribolo di lusso?
- No, certo! Ora posso finalmente cominciare la mia brillante carriera di clochard.
Per gentile concessione di Arnoldo Mondadori Editore.
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