Il momento dell'ironia con
Francesco Grasso


Sotto spirito
Un occhiolino al Buon Dottore






Questo mese "Sotto Spirito" inizia, come promesso, una carrellata dissacrante e burlona di "mostri sacri" della SF internazionale. Il primo dei titani della fantascienza a cui la vostra rubrica preferita si permette di strizzare l'occhio è (scelta doverosa e pregna del massimo rispetto) il ciclopico "Buon Dottore" della scuola oltreoceanica, il celeberrimo, grafomane, immenso e (ahinoi) passato all'immortalità Isaac Asimov.

Isaac Asimov è, senza dubbio, il personaggio del mondo letterario/fantascientifico più noto agli addetti e anche (soprattutto) ai non addetti ai lavori. Non è raro imbattersi, durante conversazioni che vadano a cadere sulla narrativa fantastica, nell'istant-expert di turno, in generale un signore di mezza età, quasi sempre di nome Aldo. Costui, sentendo nominare la fantascienza, esibisce invariabilmente un ghigno ortodontico ed esclama: - Ah, Asimov! Ho letto tutti i suoi libri!
A quel punto è inutile rivelare al resto dei presenti la palese assurdità dell'affermazione (com'è noto, neppure lo stesso Asimov era riuscito nella sovrumana impresa di leggere l'intera galassia di testi da lui firmati): il sedicente omnilettore sarà stato accettato dai presenti come "esperto di fantascienza".
Eppure, c'è un lato "forte" della personalità di Asimov che, pur trapelando da molte delle sue opere (e da tutte le sue rutilanti "introduzioni") non è sempre e ovunque conosciuto. Ed è il lato che ci consente con serenità e affetto di strizzare l'occhio al suo ricordo e alla sua narrativa, in definitiva di presentarlo a voi, come ci siamo ripromessi, Sotto Spirito.
Il Buon Dottore - come lo ricorda l'amico e collega Sprague de Camp - era rumoroso, estroverso, volubile, espansivo e impulsivo: non poteva fare a meno di mettersi in mostra, di architettare scherzi e raccontare barzellette. Chi lo incontrava di persona, specie durante le convention della SF americana, veniva letteralmente sopraffatto dalla sua prorompente personalità. Citando Poul Anderson, che lo conobbe proprio a uno di questi eventi: - Mi aspettavo un intellettuale mingherlino: mi trovai davanti un tizio col fisico di un giocatore di football che le sparava grosse, faceva il buffone e correva dietro a tutte le sottane della convention.
Asimov - lo conferma anche Robert Silverberg - raccontava barzellette sconce a voce altissima, improvvisava limerick e gigioneggiava con chiunque gli capitasse a tiro. Da giovane, probabilmente, era il prototipo del nerd.
Aveva un ego grande quanto Giove, - dice di lui Norman Spinrad - ma il garbo di riconoscerlo, e di prendersi in giro da solo quando sentiva di averne bisogno.
Pochi sanno che Asimov scrisse, accanto ai milioni di libri "seri" (di narrativa, di saggistica, di divulgazione scientifica e chi più ne ha più ne metta) anche un provocatorio volume dal titolo Il vecchio sporcaccione voluttuoso (The sensuous dirty old man), sulla cui copertina egli stesso appariva mascherato con un reggipetto.
Quando gli chiesero come mai avesse acconsentito a firmare la novelization di un film mediocre come Viaggio Allucinante, lui rispose: "Avevano promesso di farmi incontrare Rachel Welch. Mi hanno mentito!"
Gli aneddoti di questo genere sono innumerevoli. Ecco perché ci permettiamo di presentarvi il timido raccontino apocrifo (dal titolo che chiaramente occhieggia al dramma teatrale Aspettando Godot) che troverete poche righe più in basso: prendere affettuosamente in giro la fraseologia, i meccanismi narrativi, i personaggi e i tormentoni letterari di Isaac Asimov non è un oltraggio alla sua memoria. Ci piace anzi pensare che, dal luogo dove ora lui si trova (certo molto migliore di questo) il Buon Dottore possa vederci, apprezzare il tentativo, giudicarlo con l'arguzia e l'autoironia che erano sue doti e, perché no, scoppiare in una di quelle tonanti risate di petto per cui tra gli amici era noto e amato.


Aspettando Seldon

(di Isaac Asimov?)

Littoral Compellor strinse sul petto le falde della cappa e affrontò con decisione l'alta scalinata marmorea che conduceva alla Seldon Hall. Il sole di Terminus era appena sorto all'orizzonte. Nonostante il condizionamento del clima planetario, l'alba era gelida, una delle più fredde che il consigliere riuscisse a ricordare.
Sulla soglia dell'edificio, spalle a una colonna e pollici infilati nella fusciacca dai colori vivaci, Liebel Arvadan lo attendeva immobile.
- Buongiorno, sindaco. - lo salutò Compellor, con sussiego - Siete il primo?
- No, consigliere. - replicò l'altro - Siamo già tutti presenti.
Prima di varcare il portone, Compellor lanciò un ultimo sguardo alla città che si stendeva ai piedi della piccola collina. Le schiere degli assedianti erano ancora immobili, ma i carri positronici stavano lentamente dispiegando i dispositivi di puntamento, segno che lo scontro finale era ormai prossimo. Sull'altro fronte, con estrema sorpresa, il consigliere vide che...
- Cosa ne pensate, Compellor? - lo distrasse Arvadan.
Compellor sussultò. - Perché me lo chiedete, sindaco?
- Vedo che siete restio a entrare. Scrupoli dell'ultima ora?
- No, signore. - protestò Compellor.
- Eppure sembrate spaventato.
- Perché dite questo?
- Lo vedete? Siete sulla difensiva.
- E' naturale. Voi mi state accusando.
- Perché pensate che io vi stia accusando?
- Non è così?
- E se lo fosse, come vi farebbe sentire essere sotto accusa?
- Perché mi fate questa domanda, adesso?
- Pensate che non ne abbia il diritto?
- No, ma...
- Volete venire dentro, signori? - intervenne una voce femminile, querula, dall'interno dell'edificio.
- Perché dovremmo venire dentro? - replicarono Compellor e Arvadan, all'unisono.
- Perché siete ricoperti di brina, ad esempio.
Sindaco e consigliere si guardarono a vicenda. Effettivamente l'umidità dell'alba, durante quel lungo scambio di battute, si era loro condensata addosso in minutissimi cristalli. Il viso di Compellor, incorniciato da una folta barba, del tutto fuori moda su Terminus, sembrava una luciscultura prodotta dagli artisti del pianeta Ifnia.
Arvadan scosse le spalle, facendo piovere rugiada. - D'accordo, entriamo.
La sala della Volta del Tempo era deserta. Solo un uomo e una donna erano seduti in prima fila, proprio di fronte al proscenio ove, a intervalli irregolari, appariva l'immagine olografica di Hari Seldon. In quel momento, naturalmente, la Volta era spenta.
Compellor scelse un posto strategicamente equidistante dai due membri di quel "comitato ristretto". Con la coda dell'occhio, vide che Arvadan faceva altrettanto.
Fece correre lo sguardo sul volto dei presenti. La carnagione scura di Arvadan tradiva la sua provenienza dall'arcipelago Flexner; l'espressione torpida di Preem Thoobing suggeriva che il consigliere anziano fosse perduto dietro chissà quali pensieri; il sorriso di Bayta Rufirant non lasciava presagire nulla di buono.
- Tra quanti minuti si aprirà la Volta? - chiese Compellor.
- Minuti? - ripeté la donna con voce querula - No, consigliere: ci vorranno ore, probabilmente. Non possiamo prevedere il momento esatto.
- Volete dire... - Compellor aggrottò la fronte - Dovremo restare qui seduti tutto il giorno, aspettando Seldon?
Ancora sorridendo, Bayta Rufirant inarcò un sopracciglio. - A sentirvi, consigliere, si direbbe che la prospettiva di trascorrere del tempo in nostra compagnia vi disturbi.
- No, signora. - replicò Compellor, badando bene a tralasciare il titolo onorifico della donna, il che costituiva un insulto appena velato - Mi chiedevo soltanto come potremo riempire tutte queste ore vuote.
- Non preoccupatevi, consigliere. - intervenne Arvadan - Vedrete che si troverà qualcosa. Il fatto che non accada assolutamente nulla non è mai stato un problema.
- Che significa? - chiese Bayta Rufirant, sempre più querula.
- Che significa cosa?
- La vostra affermazione. - insistette la donna, con aria inquisitoria - E' oscura. A cosa si riferisce?
Arvadan allargò la sua fusciacca. - Devo veramente spiegarvelo?
- Non è saggio che il sindaco di Terminus nasconda qualcosa ai membri del comitato. - protestò la Rufirant, minacciosa - Potremmo pensare che...
Preem Thoobing balzò in piedi. Per un attimo, nei suoi occhi grigi si accese un lampo di alterigia.
- Insinuate forse che il sindaco Arvadan si trovi sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione? - esclamò. Poi, vedendo che nessuno badava a lui, ripiombò nella poltrona con sguardo torpido.
Arvadan scrollò nuovamente le spalle. - La vostra domanda è legittima, consigliere Rufirant. E' ingiusto nascondere a tutti voi le mie motivazioni. Ho detto ciò che ho detto per questa ragione...
Continuò a lungo. Poi tacque. Un brivido corse tra i presenti.
Compellor fu il primo a riprendersi. - Sindaco Arvadan... - disse.
- Sì?
- Perché ci avete fatto queste rivelazioni?
- Che intendete?
Compellor strinse le labbra. Doveva essere più diretto, meditò.
- Desidero sapere il perché delle vostre strabilianti, incredibili, eccitanti dichiarazioni. Ciò che avete detto, sindaco, è un gigantesco colpo di scena, una sconvolgente novità in mancanza della quale questa riunione sarebbe più soporifera di un film di Bergman interpretato da Marcel Marceau.
- E allora? Non ne siete lieto?
- Personalmente sì. - ammise Compellor - Mi domando soltanto perché trattiate così male i lettori, visto che verso di loro, in realtà, non avete detto assolutamente nulla.
- Non è colpa mia. - si scusò Arvadan - A volte credo che l'autore dei nostri testi sia una carogna malvagia.
- Ma, se lo è... - osservò Compellor, scegliendo con cura le parole - Perché lo avrebbe rivelato, adesso?
Arvadan si erse in tutta la sua statura, incenerendo i presenti con lo sguardo fiero che aveva pesantemente contribuito a farlo giungere alla sua carica. - E voi, perché lo avete chiesto, consigliere? Quali sono stati i motivi che vi hanno indotto a farlo?
Preem Thoobing si agitò sulla sua poltrona. - Insinuate forse che il consigliere Compellor si trovi sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione? - esclamò vigorosamente, per poi addormentarsi contro lo schienale.
Bayta Rufirant incrociò amabilmente le mani sotto il mento. Era la mente più sottile del comitato, e ne era perfettamente consapevole.
- Dunque, signori... ricapitoliamo. Siamo i membri più influenti del Consiglio di Terminus; ci troviamo qui riuniti, come è nostra consuetudine e prerogativa, per assistere a una delle registrazioni segrete di Hari Seldon, che egli predispose separatamente da quelle ufficiali, per poi celarne l'esistenza. Nonostante il grande onore che ci accomuna, diffidiamo l'uno dell'altro, e giustamente, visti gli incalcolabili vantaggi che la visione dei messaggi segreti procurerebbe, se fosse uno solo a goderne... - la donna sorrise - Compellor mi è profondamente ostile, e del resto io lo disistimo come politico e come cittadino della Fondazione; Rufirant dubita della nostra indipendenza mentale, e in fondo anche della sua; il sindaco Arvadan, poi, volutamente inquieta tutti noi con le sue considerazioni ermetiche.
- Cosa ne deducete, signora? - disse freddamente Compellor, tralasciando ancora di rivolgersi a lei con il termine "consigliere".
- Perché pensate che dovrei dedurne qualcosa? - replicò serenamente la donna. - Trarre conclusioni è un'attività che non mi interessa affatto.
- A che pro la vostra analisi, allora?
Bayta Rufirant si versò un generoso bicchiere di Linguester ghiacciato. - Mi piace spaccare il capello in quattro, ecco tutto.
- Mi sembra comprensibile. - approvò Arvadan - Cosa c'è di meglio?
- E perché? - obiettò Compellor.
- Perché cosa?
- Perché ci piace spaccare il capello in quattro? Quali sono le nostre motivazioni?
Thoobing si svegliò di soprassalto. - Insinuate forse che ci troviamo tutti sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione?
Compellor, Arvadan e la Rufirant lo squadrarono freddamente. Un istante dopo, il consigliere anziano si era già riassopito.
Dal corridoio esterno, all'improvviso, giunse un grido acutissimo.
- Sta succedendo qualcosa di drammatico, nell'altra stanza. - commentò Arvadan, colpito.
- Sono d'accordo.
- Non sarebbe il caso di andare a vedere? - propose Compellor.
- Certo che sì.
Nessuno dei membri del comitato si mosse.
- Allora? - protestò Compellor.
- Allora cosa?
- Perché non ci muoviamo?
- Desideri sapere il motivo esatto per cui non intraprendiamo nessuna azione?
- Ecco, a dire il vero desidero sapere perché non facciamo altro che stare seduti e parlare.
- Ma è ovvio. Dobbiamo giungere in fondo alla nostra disquisizione.
- D'accordo. - accondiscese Compellor, frustrato - Ma qual è il senso di tutta questa noiosissima discussione?
- Non ne ho la più pallida idea. - spiegò Arvadan - Il fatto è che lo pagano a parola.
- Chi?
- In che senso, chi?
- Avete detto "lo pagano a parola". Chi viene pagato a parola? E perché?
- Non mi fido di voi. - sibilò Arvadan.
- Insinuate forse che Compellor si trovi... - azzardò Thoobing, nel dormiveglia. Ma tacque subito, fulminato dallo sguardo degli altri tre.
Il sindaco si rivolse a Bayta Rufirant. - Prima che me lo chiediate, non mi fido neanche di voi.
- Lo sapevo. - replicò l'altra.
- E adesso sapete anche che io lo sapevo.
- Sapevo già anche questo.
- Ma non sapevate che io sapevo che voi sapevate.
- E' vero.
- E allora? Come vi fa sentire tutto questo?
All'improvviso, Compellor si alzò con aria di chi ha esaurito ogni briciolo di sopportazione, estrasse un disintegratore positronico e vaporizzò il piede sinistro di Arvadan.
Per un istante non accadde nulla. Poi Arvadan guardò giù, verso il moncherino fumante che una volta era stata un'appendice mobile del suo corpo, e parlò con aria vagamente preoccupata.
- Perché avete compiuto un'azione così riprovevole, Compellor? Quali motivazioni vi hanno spinto?
- E voi, perché glielo domandate? - aggiunse la Rufirant - Che benefici pensate di trarne?
- Arrrrghhh!!! - urlò Compellor, gettandosi contro la finesta, con l'evidente intenzione di sfondarla e di gettarsi nel vuoto.
Ma il vetro positronico resistette vigorosamente all'impatto del corpo del consigliere. Compellor rimbalzò, barcollò, cadde goffamente sul pavimento di eleganti piastrelle Trantoriane.
- Il sole è già alto. - disse, fissando stupefatto il ritaglio di cielo oltre la finestra.
- Naturale. - commentò Bayta Rufirant, calcando il tono sull'ovvietà dell'osservazione. - Stiamo discutendo da più di due ore. Vede, consigliere Compellor, com'è facile riempire i tempi morti?
- ...e le pagine morte? - aggiunse Arvadan.
- Cosa intendete dir... - iniziò la donna. Ma si interruppe all'istante. La Volta si era accesa.
- Svegliate Thoobing! - esclamò Arvadan.
- Per quale motivo dovrei svegliarlo?
- Disobbedite ai miei ordini? E perché? Quali sono le vostre motivazioni?
- Non mi fido di voi.
- Insinuate forse che...
- Oh, state zitti! - tagliò corto Compellor - Ecco Seldon.
La figura del padre della Psicostoria comparve lentamente oltre la soglia olografica della Volta. Hari Seldon, il viso antico solcato dalle rughe, indossava una veste candida, lunga fino alle caviglie, e teneva le mani intrecciate in grembo. Il suo viso era assorto, ma pregno di una serena consapevolezza.
Per un istante, nella sala, nessuno fiatò. I quattro membri del comitato trattenevano il respiro.
Poi, finalmente, Seldon parlò.
...
Compellor e Bayta Rufirant, puntellati al fianco di Arvadan, lo aiutavano a discendere la scalinata marmorea. Il sindaco saltellava maldestramente sull'unico piede che gli era rimasto. Macchie grumose di sangue segnavano vistosamente il suo percorso, ma i tre non vi badavano. Preem Thoobing procedeva qualche passo più indietro, compulsando pensosamente un foglio fitto d'appunti.
- Colleghi consiglieri, non sono d'accordo. - protestò, al termine della verifica.
- Perché dite questo, Thoobing? - replicarono all'unisono gli altri.
- Secondo me Seldon ha detto sette, tredici, venticinque, ottantuno e ottantotto. Non sette, tredici, venticinque, ottantuno e settantotto come affermate voi.
- Eppure noi tre abbiamo afferrato la stessa cosa. - ribatté tranquillamente Arvadan.
Thoobing si inalberò. - Insinuate forse che io mi trovi sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione?
- Non mi permetterei mai, consigliere. - l'assicurò Arvadan - In effetti, credo che voi siate semplicemente un vecchio rincoglionito.
- Ah, volevo ben dire! - commentò Thoobing, soddisfatto.
- Avanti, colleghi consiglieri, non litighiamo come sempre. - intervenne la Rufirant - Il Palio città-campagna termina tra poche ore. Guardate, i carri sono già in piazza.
Dobbiamo correre, o la ricevitoria ci chiuderà in faccia!
Arvadan cominciò a saltellare con più lena.
- Sento che è la volta buona. - disse, ansimando - Quest'anno il supernalotto positronico lo vinciamo noi.
- Lo dite ogni volta. E siamo ancora qui. - sussurrò Compellor, meditabondo - Secondo me questi messaggi segreti di Seldon sono una sola pazzesca.
- Se non ci credete, consigliere Compellor, potete fare a meno di venire alle nostre riunioni. - ribatté la Rufirant, querula.
- Ci sto pensando seriamente. - ammise l'uomo - Per i risultati che otteniamo, potrei affidarmi direttamente ai sogni...
- Sogni? - ripeté Thoobing in tono torpido - Ieri notte ho sognato un tizio con gli occhiali spessi e i basettoni foltissimi che sghignazzava come una faina. Cosa vorrà dire?
- Uhm... - meditò Arvadan - E quali erano le motivazioni che lo spingevano a ridere?
Compellor valutò di spintonare il sindaco e farlo ruzzolare giù per la scalinata. Ma non avrebbe saputo spiegarne le motivazioni.
Stringendo i denti, continuò a sorreggerlo. La strada era ancora lunga.

FINE




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