di
Alessandro Vietti


La forza del Mito, il mito della Forza





Star Wars rappresenta qualcosa di straordinario per un'intera generazione di ragazzi cresciuti nel mito di Luke Skywalker. Per loro Star Wars è molto più di un film. una fetta di vita. Una preziosa collezione di ricordi che, l'uscita dell'Episodio 1 contribuisce a rispolverare. Tra nostalgia e Nutella, un viaggio nella leggenda e nella fantasia di Star Wars, a ventidue anni di distanza da quella 'prima volta'.


Che cosa vuoi che sia, Star Wars?

E' solo un film. It's only a movie! E' stato George Lucas a dirlo. Ma nessuno gli crede. Quasi per sgravarsi di un fardello esagerato, o più probabilmente per smorzare doverosamente i toni enfatizzati ed enfatizzanti dei fans e dei media, Lucas lo ha ripetuto in tutte le interviste che hanno immediatamente preceduto l'uscita di Episode I negli Stati Uniti. Un'uscita costellata da una frenesia senza precedenti, inaudita, quasi messianica. Accampamenti stile Woodstock per settimane di fronte ai cinema. Biglietti spazzati via con larghissimo anticipo. Proiettori esausti che hanno macinato fotogrammi ventiquattr'ore su ventiquattro, per un totale di otto o nove spettacoli al giorno. Manco a dirlo, tutti quanti esauriti. Eccessivo clamore, esagerato entusiasmo, o insensato delirio? Star Wars - Episodio 1: La Minaccia Fantasma è davvero il film più atteso della storia del cinema, come è stato definito da Ciak? Si può realmente pensare a George Lucas come a un Omero moderno, secondo quanto ha azzardato il recente articolo apparso sul settimanale della Stampa, avendo egli creato una vera e propria mitologia che si richiama apertamente ai modelli narrativi dei miti classici? Su una cosa non c'è alcun dubbio. Che ognuno può pensarla come gli pare, avendo comunque la ragione dalla sua parte. Perché Star Wars è, nel contempo, baraccone degli effetti speciali, superficiale e scontato, al servizio del dio-Business, ma anche spettacolo incomparabile che incanta, affascina ed eccita la fantasia di milioni e milioni di persone. Oggi, come vent'anni fa...


[Episodio I]

- Buongiorno,vorrei una spada laser, - dissi mentre finivo di arrampicarmi per i quattro gradini che conducevano al bancone.
Dietro quella specie di trincea di lampadine, fili elettrici e pile di tutte le razze dell'universo, la signora si voltò con un frullino in mano e fece: - Eh? - Poi ripose quell'arnese, inquietante come l'arma di un sabbipode e, accortasi che io la guardavo in un silenzio imbarazzato, riprese: - Che hai detto, ragazzino? - La sua voce era acuta e gracchiante che sembrava quella dell'Imperatore. Ebbi un brivido. Smisi di fissare i suoi capelli come un cespuglio di canapa, e agganciai i occhi alla punta delle mie scarpe da ginnastica sporche di terra. Ero sul punto di abbandonare la missione. - Vorrei una spada laser, - ripetei in un sussurro intimidito, cercando di farmi Forza. Non ero tanto avvezzo ad andare a comprare le cose da solo, al massimo un gelato o un pacchetto di caramelle, sicché ebbi il dubbio di essere entrato nel negozio sbagliato. "Ferramenta, Utensileria, Fai da Te". Venti metri a destra uscendo da casa. Nessuno mi aveva detto niente. Era un mio piano. Mi ero già immaginato la faccia che avrebbe fatto mamma a vedermi entrare con la spada laser accesa. La stessa che fa la Principessa Leia quando vede Darth Vader entrare nella sua cella...
- Una... spada laser? - fece la vecchia padrona guardandosi intorno sugli scaffali per darsi un tono, ma si vedeva che quella lì non sapeva che cos'era una spada laser. Una spada, forse, ma laser... mmmh
- Certo - E mi misi in punta di piedi affinché mi vedesse meglio da dietro il bancone. - Sono un Cavalieri Jedi, io, - aggiunsi infilando la testa nel cappuccio della giacca a vento.
- Davvero? - La donna fece un sorriso sbieco degno di Jabba the Hutt. - E come ti chiami?
- Ales... ehm, Liuc Scaiuolcher!


La Prospettiva Lucas

Star Wars è solo un film. It's only a movie! E' stato George Lucas dirlo. Ma neanche lui ci crede. Rispondendo alle inevitabili critiche seguite alle proiezioni svoltesi a beneficio della stampa e degli addetti ai lavori, che hanno accusato il film di puerilità, il regista americano ha spiazzato un po' tutti, rispondendo candidamente che Star Wars è davvero un film per bambini. Ultimo effetto speciale targato Lucasfilm? Ennesima trovata di un vecchio marpione che conosce tutte le astuzie della comunicazione? Fino ad un certo punto. Perché non c'è dubbio che Star Wars si rivolga quella parte di noi che si lascia affascinare, che si abbandona al sogno, che non si pone censure, che non fa domande, ma che vuole solo partecipare a un viaggio fantastico esclusivamente per il gusto di farlo. Semplicemente perché è uno sballo! Da questo punto di vista Lucas ha ragione. Secondo il regista, chi non si adatta a quest'ottica fanciullesca, è perduto: Star Wars gli sembrerà una cavolata micidiale. Oggi, come vent'anni fa...


[Episodio II]

A quel punto, forse la donna aveva capito di avere di fronte un bambino un po' svitato e, dopo essersi fatta spiegare come diavolo doveva essere fatta una spada laser, riuscì ad affibbiarmi una torcia elettrica. Allora non compresi che mi ero fatto fregare, e che l'anziana signora aveva lo stesso fiuto per gli affari di un Jawa del deserto di Tatooine, anzi ero gasato come se avessi appena mandato in pezzi la Morte Nera. La verità è che fu un dettaglio in particolare a convincermi ad accettare la torcia. In fondo al manico, sul tappo a vite che serviva a chiudere l'alloggiamento delle batterie, c'era impressa in rilievo la figura di un uccello, tipo un falco, e sotto la marca: Millennium. Una garanzia. Non persi tempo ad accenderla. Uh... c'era un problema, il fatto che il fascio non si fermava ad un certo punto come avrebbe dovuto fare, ma proseguiva all'infinito. Obiettai qualcosa a questo proposito, ma la tipa mi rispose che era l'unica spada laser che aveva. Per la serie: o-ti-cucchi-questa-o-ciao. A dirla proprio tutta, fui sorpreso perché era lo stesso, identico difetto che aveva anche quella del mio amico Ben Chenobi. E l'avevo pure preso in giro per questo!
- Non ce l'ha mica con la lama rossa?
- Cosa?!
- Voglio dire, la luce... non ce l'ha per caso rossa? - Nessuno l'aveva di quel colore. Se fossi arrivato sventolando una spada laser rossa, sarei diventato il capo dei Ribelli. Di sicuro lo sarei diventato. E magari forse sarei anche riuscito a conquistare Leia, quella della II C che sta sempre con Ben e non capisco proprio che cosa ci trovi.
- No. Quelle non le teniamo.
Vabbé, non potevo certo lasciarmela scappare. L'importante era averrne una tutta per me e non dover più umiliarmi a chiederne una in prestito.
- Fanno duemilacinquecento lire con le pile -. Rumore di cassa. Alzai un braccio e mollai sul tavolo tutto il contenuto di un porcellino di medie dimensioni che aveva tirato le cuoia a colpi di martello una mezz'ora prima. - Bastano?
Ebbi indietro una manciatina di monetine, di quelle più piccole e leggere. Quelle da dieci lire, insomma.


Tanto tempo fa...

Star Wars è soltanto un film, esattamente come il calcio è soltanto un gioco... E questo potrebbe anche bastare... però, alla luce di quello che s'è detto prima, è facile vedere un'altra caratteristica che Star Wars e il calcio hanno in comune: il fatto che entrambi li si può imparare esclusivamente da bambini. Ed è questo il motivo per cui qui, ora, a poche settimane dall'approdo in Italia del nuovo episodio, ben ventidue anni dopo quella prima avventura, entra obbligatoriamente in ballo qualcos'altro. Qualcosa di più. Qualcosa che coinvolge quell'intera generazione di individui che adesso hanno tra i 28 e i 36 anni circa. Coloro che nel fatidico '77 erano come quelli di cui parla Lucas. Ragazzini. E qulla là, magari era la loro prima volta al cinema, quello da grandi, s'intende, con le persone vere, perché Walt Disney non conta. E, mentre le trascinanti note di John Williams ci portavano lontano... lontano..., passata la prima fuggevole perplessità di fronte a quell'enigmatico e un po' allarmante "Episodio IV" (... aaagh, mi sono perso qualcosa?!!!), niente poté mai più essere come prima...


[Episodio III]

Quando tornai a casa mi accolse papà a braccia conserte, lo sguardo torvo del Grand Moff Tarkin. - Dove sei stato tutto questo tempo?
Invece di provare a inventarmi qualcosa, mi concentrai per cercare di persuaderlo con la Forza, ma dovevo ancora perfezionare la tecnica, e intanto quello incalzava: - Non dovevi andare solo in edicola a comprare Topolino? Cinque minuti al massimo?
- Sei stato fuori venti minuti! - Ci mancava anche mamma, che si era messa a strepitare al cielo mostrando le tonsille come Ciubecca. - Eravamo in pensiero! E poi dov'è il Topolino? E cos'è quella roba lì, che hai in mano?
Mi beccai quattro giornate di squalifica dalla televisione e minestrone come se piovesse, molto peggio di quelle brodaglie che ti rifilano nelle locande di Mos Eisley.
Però a scuola feci la mia bella figura. Dopo esserci infilati di nascosto nella palestra, al buio, duellammo come al solito per tutta la ricreazione, io e Ben, anche se vinceva sempre lui. D'accordo, lui era di quarta ed era il Maestro, però... Mi diceva sempre di chiudere gli occhi, di sentire la Forza che circonda e penetra il mio corpo. E io ci provavo, davvero. Ma non ci riuscivo, e lui mi colpiva sempre ancor prima che riaprissi gli occhi. Accidenti! Ricordo che Leia ci stava a guardare e applaudiva ad ogni colpo. Di Ben s'intende.
Quella volta non sentimmo la campanella e l'istruttore di ginnastica ci beccò. Ci puntò addosso il dito come se fosse un fulminatore, con uno sguardo tondo tondo e le labbra sporgenti. Se fosse stato solo un tantino più verde, sarebbe stato uguale a Greedo. - Non ci siete mica con la testa voi due. Come fate a credere a queste cose? Ma in che galassia vivete?
Fu lui a riaccompagnarci in classe, mentre gli altri ridevano, e noi ci beccavamo cinque poesie da imparare a memoria per il giorno dopo, che poi era il giorno del duello.


Dentro il mito

Star Wars è solo un film, esclusivamente nella misura in cui bisogna andarlo a vedere al cinema. Poi c'è tutto il resto. Quello che risiede nella dimensione stessa dell'evento spettacolare, di qualunque natura esso sia, e senza cui ogni rappresentazione perderebbe gran parte del suo fascino, se non addirittura significato. il meccanismo teatrale che nella tragedia portava al risultato della catarsi, quello per cui ci commuoviamo, che ci sconvolge, ci fa ridere o ci terrorizza davanti a quella che in realtà non è poi altro che una semplice simulazione. Tutti seduti in file ordinate, per un paio d'ore si fissa uno schermo a occhi sgranati, sgranocchiando pop-corn pescato a caso da un bicchierone. E, nel frattempo, ci si identifica, si entra dentro a quelli che stanno là, spiaccicati sul muro o in piedi sul palco. A vederla dall'esterno sembra una roba da manicomio, eppure se funzionava già per i greci, figuriamoci per i Jedi.
E non è poi così difficile che qualcosa ti resti dentro, qualcosa da portare a casa come souvenir e che magari ci resta per anni. O per sempre. Non ti puoi spiegare il perché. A volte è un libro, altre uno sguardo incrociato per un istante nelle vasche del sabato pomeriggio in centro e poi mai più visto. Una canzone. Cose, o persone vere o presunte, che assumono dei significati che vanno oltre. Oltre la ragionevolezza, oltre la consapevolezza, oltre controllo, oltre misura. Che travalicano assolutamente quello che sono in realtà. A cui noi stessi conferiamo una valenza straordinaria per supplire al nostro bisogno di sognare di essere diversi da come siamo, perché la nostra vita non ci piace e non abbiamo la Forza di provare a cambiarla. Perché ci svegliamo tutti i santi giorni alle 7:00 per andare in ufficio. Perché, come recita un vecchio adagio, è sempre tempo d'eroi... Ettore, i Beatles, Lancillotto, Pelé, Che Guevara, Vasco... Luke Skywalker. E se funzionava già per i greci, figuriamoci oggi, o vent'anni fa...


[Episodio IV]

Era stato uno di quinta a lanciarla, la sfida, qualche giorno prima. Era così alto e grosso che avrebbe potuto anche essere mio padre. Dart Vader si faceva chiamare, ma il suo vero nome non me lo ricordo più. Quello che rammento ancora perfettamente è che soffriva d'asma. Ogni tanto tirava fuori un cilindretto da una tasca, se lo ficcava in gola e aspirava forte. Anche se non l'ho mai detto a nessuno prima d'ora, a me faceva una paura boia. Capelli neri, occhi neri, pelle scura, vestiva sempre di nero. Era tutto nero. Secondo me c'aveva pure le mutande nere. E quando attraversava il cortile, sembrava volasse, e tutti si facevano da parte. Anche lui aveva messo gli occhi addosso a Leia, ma Ben non ci stava e allora l'aveva sfidato a colpi di spada laser. In tutta quella storia io dovevo solo allenare il mio amico, e questo non aveva alcun senso, perché il Maestro era sempre stato lui... Ma a dirla proprio tutta, io avevo accettato di farlo perché volevo farmi vedere da Leia.
Il duello era stato fissato per quel pomeriggio, alle sei in punto, nello spiazzo vicino alla rimessa degli autobus. Fu uno di terza, un piccoletto che parlava squittendo come Ciunopiotto, a fare da arbitro. Dopo essersi schierati, i due contendenti si squadrarono per qualche minuto con le loro spade laser accese, puntate verso il cielo minaccioso. Faceva freddo. Trepidante, con quegli enormi paraorecchie rosa che rendevano la sua bellezza un po' ridicola, Leia si era conquistata la prima fila, e non si capiva bene per chi facesse il tifo. Applaudiva sempre e comunque. Il fiato fischiante di Dart Vader condensava in sbuffanti nuvolette di vapore acqueo, mentre Ben, il cappuccio del piumino a circondargli la testa, sembrava sicuro del fatto suo.
Il combattimento ebbe inizio. Luce contro luce. Ciunopiotto segnalava i colpi andati a segno con un breve fischio. Il primo che ne avesse subiti dieci, avrebbe perso. Era talmente buio che, sull'asfalto lucido, s'intuivano solo le due sagome, mentre le spade baluginavano volteggiando attraverso una lieve foschia che le rendeva ancor più solide.
Negli occhi dei due Cavalieri non c'era paura. Eleganti. Fieri. Con quei lunghi fasci splendenti, che non si capiva se fossero essi a giungere fino al cielo, o se fosse il cielo stesso a benedire di luce i due avversari. Dopo una mezz'ora il punteggio raggiunse il nove pari, malgrado una contestazione su un colpo che Ciunopiotto aveva assegnato a favore di Dart Vader, e che in realtà, lo avevano visto tutti, Ben aveva parato.
Io ebbi paura che, come al solito, Ben non ce la facesse. Non era la prima volta che i due si incontravano, e Ben perdeva sempre quando si trattava di Dart Vader. Era una specie di destino. La cosa peggiore era che sentivo che se avesse perso, sarebbe poi toccato a me vendicarlo, e sfidare a mia volta il gigantesco bullo di quinta. E già me la facevo sotto. I due si lanciarono nell'ultimo attacco: fendente, parata, giravolta, schivata, parata, ancora parata. Sembrò durare un'eternità. Non finivano mai. Poi, ad un certo punto, Ben stava mettendo in difficoltà il suo avversario, quando il fascio della sua spada tremolò. A qualcuno del pubblico, Leia forse, sfuggì un'esclamazione di sorpresa che fu subito zittita da un perentorio "ssssst". Dopo qualche secondo, la luce tremolò di nuovo e si affievolì. Infine si spense del tutto. Dart Vader ne approfittò. Era una specie di destino. Ben non si era preoccupato di mettere le batterie nuove alla sua spada laser prima del duello. Di tutte, la cosa più sorprendente fu che Leia si mostrò entusiasta del risultato finale. Roba da pazzi.
Ben si chiamava Roberto e dopo l'esame di quinta non l'ho più visto. Leia non ho mai saputo come si chiamava veramente, di lei ricordo soltanto quegli orribili paraorecchie pelosi che non si levava nemmeno quando andava in bagno.


Una nuova speranza

Quel cinema là adesso non c'è più. Prima c'hanno messo un negozio di vestiti, poi una discoteca. Da un po' di tempo al suo posto c'è finito un supermercato dove ci puoi trovare di tutto, ma gli scaffali con le "spade laser" ancora non li ho trovati. Al posto dello schermo ci sono i surgelati, con i gamberetti e i polpi con la stessa smorfia di Han Solo nella grafite. Ogni tanto mi capita di andarci a comperare e mi viene da soffermarmi vicino al reparto dei tè e dei caffè. "Ecco, io ero seduto proprio qui", penso anche se non ne ho alcuna prova. E' solo una sensazione che mi viene davanti alle confezioni di Ovomaltina... Devo dire che mi ha fatto sempre schifo quella specie di surrogato della cioccolata calda, come quei film tipo "I sette samurai dello spazio". La Nutella è invece tutt'altra cosa. Perché, forse non lo sapete, ma esiste una spiccata somiglianza tra la famigerata crema da spalmare e Star Wars. Intanto per cominciare sono entrambe uniche, a dispetto delle innumerevoli imitazioni. Inoltre, come vi sentireste se, dopo averla gustata e adorata, vi privassero di Nutella per vent'anni, e poi, tutt'un tratto, vi sventolassero sotto il naso un bicchierone da mezzo chilo nuovo di zecca? Clamore, entusiasmo, delirio? Infine, e qui vengono le dolenti note, non si può essere davvero sicuri che avranno lo stesso incomparabile gusto di vent'anni fa. I gusti che cambiano, l'idealizzazione di un'epoca in cui tutto era straordinario, l'abitudine ai surrogati sempre più sofisticati. Forse non farà lo stesso effetto nemmeno ai bambini di oggi, abituati alla Playstation e, ahimé, a Independence Day, ma una possibilità ancora c'è. La speranza che dentro la tradizionale confezione nel bicchiere di vetro, come vent'anni fa, ci sia qualcosa di molto più straordinario rispetto a quello a cui siamo avvezzi. Qualcosa che stravolga completamente tutti i nostri parametri di giudizio. Qualcosa di nuovo. Vent'anni fa, George Lucas ci riuscì. Di sicuro c'è che, stavolta, non sarà così facile.