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Mariano Equizzi è un giovane regista che ha girato un mediometraggio (45 minuti), Syrena, ricco di fermenti cyberpunk e traboccante di amore per la fantascienza. Syrena sta facendo il giro dei circuiti alternativi e dei festival: dopo essere stato proiettato a Milano nell'ambito di una rassegna organizzata dalla Shake Edizioni Underground, in giugno parteciperà al Fantafestival di Roma. Visto che oggi l'universo della serialità televisiva, anche in Italia, è dominato da medici e affini, l'ipotesi più praticabile è quella di una pubblicazione su cd rom, ovviamente con tutto il corredo del caso. Augurandomi che i lettori di Delos abbiano prima o poi il piacere di vederlo, lascio la parola a Mariano per un veloce riassunto della trama del film, prima dell'intervista.
Nel futuro, la Santa Corporazione, una teotecnocrazia, controllerà ogni cosa, si avvarrà di Agenti che condizionerà e decondizionerà a suo piacimento. Il pontefice massimo della Santa Corporazione (Holy Corporation) Hermes Wang è connesso con HCIS (Holy Corp. Info System), che gli narra una vecchia storia: una creatura proveniente da una dimensione parallela si è scagliata nel nostro mondo attraverso un ponte Einstein Rosen. La H.C. chiama quest'essere Syrena, e a causa delle sue caratteristiche distruttive la Santa Corporazione ha predisposto una trappola chiamata la CORONA, un campo elettromagnatico a forze unificate. La Corona tiene intrappolata Syrena: nulla può entrare nel campo elettromagnetico e nulla può uscirne. Il sistema è tenuto operativo 24h su 24h, in eterno, dalla DEVICE, un mainframe superprotetto dal Central Point Anti Virus della H.C.
Il rapporto prosegue con un aggiornamento: un virus cyberspaziale della H.C., chiamato COMA, ha violato le difese del sistema operativo della DEVICE, ha penetrato il suo ICE e ha costruito la sua fortezza cyberspaziale; da lì ha inviato il suo rapporto: spegnerà la CORONA, ma prima di fare questo vuole essere connesso con la coscienza disincarnata del suo Dio Creatore, l'umano Philip Servan.
Hermes Wang ha il compito di sequestrare, ricondizionare e connettere Servan alla follia della sua creatura. Ma COMA non è solo, e Servan cela all'interno della sua coscienza una rivelazione essenziale per COMA...
Delos: Per prima cosa, raccontaci tutto di te. Chi sei, quanti anni hai, dove sei nato, dove vivi, eccetera. Tutte le cose che i fan vogliono sapere delle superstar!
Mariano Equizzi: Molto brevemente: ho 28 anni, sono nato a Palermo e vi ho vissuto fino a 25 anni (e quando posso cerco sempre di starci il maggior tempo possibile). Vivo da tre anni a Roma, dove ho completato nel giugno di quest'anno il corso di produzione cinematografica alla Scuola Nazionale di Cinema.
Ho scelto produzione perché le fiabe preferisco leggermele prima di dormire. Soffro di un principio di concretezza, per cui credo che il cinema sia fatto, oltre che di idee, che possono essere buone o brutte, di ruoli, costi, bon ton, accordi, diritti e doveri molto spesso di tipo finanziario, e senza la conoscenza di queste cose brutali, violente e poco artistiche, la vita all'interno di questo mondo può diventare molto dura.
Lo scorso anno, grazie a Syrena, sono diventato assistente di Michele Soavi, il quale, malgrado non sia uno Sci Fi maker, resta senz'altro il miglior regista di cinema fantastico che abbiamo nel nostro paese. Le mie prime realizzazioni sono di videoarte psichedelica ispirata alle correnti artistiche contemporanee e d'avanguardia, che ritengo essere una fonte di potente ispirazione per l'operatore fantascientifico (mi ispirano più Max Ernst o Burri che Guerre Stellari, e sono un sostenitore dell'equazione arti elettroniche/Sci Fi). Quasi dimenticavo che prima di intraprendere questa strada mi sono laureato in legge.
Delos: La tua passione per la sf ha radici profonde? Mi sembrerebbe di sì. Ti sei innamorato prima del cinema o della narrativa di fantascienza?
Mariano Equizzi: Il mio rapporto con la fantascienza parte dall'esperienza cinematografica. Credo che il primo film di fantascienza che abbia mai visto, avevo 5-6 anni, fosse Il pianeta proibito, oppure Gappa il mostro che minaccia il mondo, non ricordo distintamente. Da allora ho visto di tutto, ma è stato Alien che mi ha completamente stregato e mi ha fatto ammalare della voglia di farlo, il cinema di fantascienza. Cominciai parallelamente ad avere una passione morbosa per gli effetti ottici e la loro pratica realizzativa; la tecnica di realizzazione, talvolta, mi ha interessato più della storia stessa.
L'amore per la narrativa è tutto sommato recente e corrisponde al momento in cui ho iniziato la lavorazione di Syrena: ero e sono spinto dal bisogno di non copiare le cose già fatte. Non ho molta simpatia per i plagiari, e la necessità di una realizzazione originale mi ha portato a maturare la necessità di immergermi dove la fantascienza nasce.
Attualmente ritengo che sia necessaria la creazione di una interfaccia creativa solida e a doppio scorrimento fra chi scrive fantascienza (incluso chi la illustra) e chi la realizza. Non credo che sia il buon cinema di fantascienza a ispirare altro buon cinema di fantascienza; penso che attingere all'immenso bacino creativo della fantascienza scritta e tralasciare volutamente ciò che è stato già portato sullo schermo sia uno dei miei modus operandi.
La mia esperienza con gli effetti speciali e il décor di Syrena, anche se breve e in qualche modo traumatica, mi ha obbligato a una ricerca esterna al cinema, immersa nei mondi letterari e artistici più tradizionali (pittura, cultura, arti elettroniche); il mio obiettivo era portare sullo schermo un po' di originalità.
Delos: Hai girato questo mediometraggio, Syrena. Quando, dove, perché, come?
Mariano Equizzi: Ho iniziato nel dicembre del 1995: provini, piano delle riprese, ricerca delle location, eccetera. Ho completato il girato senza effetti digitali nel gennaio del 1997. Non giravamo ogni giorno (purtroppo...); gli effetti speciali sono stati invece, insieme al montaggio, un tour de force estivo solitario e indimenticabile. Paradossalmente, ogni atto, di circa 8 minuti, lo montavo in 15 minuti, perché era stato girato a shot (all'americana), non a scene, e a inquadrature improvvisate on stage.
Il problema erano gli effetti che, malgrado fossero fusi completamente con la storia e non rabberciati sopra, dovevano essere realizzati e calcolati. Avevo due pc pentium a 166mhz e un Power Pc Apple a 120 mhz che hanno lavorato 24h su 24h per sei mesi, per portare a termine i rendering 2d e 3d pianificati. Alla fine mi sono trovato a masterizzare 110 cd rom di effetti speciali e 60 cd rom di girato digitalizzato per il montaggio sotto Premiere 4.2 su Targa2000 NT. Senza contare i 4 mesi di incubo per la sincronizzazione a basso costo, ma dovreste chiedere direttamente a Paolo Bigazzi, l'autore della colonna sonora (insieme con i Nightmare Lodge ), e degli effetti speciali sonori. Sul fronte del set avevamo due camere hi 8, una Sony e una Canon (il digitale nel 1996 non esisteva), e soprattutto la luce: solo con la luce queste camere possono essere strizzate a dovere. Eravamo attrezzati con più di 20kw, di cui usavamo circa 3kw come minimo a shot; beninteso, niente di professionale: ho usato tutte luci di tipo industriale, come quelle che si vedono nei cantieri o nei campi di calcetto. Le macchine di scena (dolly, crane) le ho costruite partendo dallo smerigliatore e dalla saldatrice ad arco. Poi utilizzavo molto fumo da ripresa. Adoro le luci volumetriche, e per finire mi sono servito anche di una stroboscopica da 1750 Watt tipo quelle dei Rave. Basta levare uno di questi elementi e Syrena non sarebbe lo stesso video. Sul perché l'ho fatto vi sono molte scuole di pensiero. La mia è che volevo dimostrare/rmi la possibilità di realizzare qualcosa di visivamente ipertrofico, curato, complesso, esteticamente originale, e soprattutto a basso costo. Qualcosa che potesse, se non ipnotizzare, almeno confondere, sconcertare; quasi un tentativo di uccidere il cinema industriale, che sembra incapace di sfornare, a costi accettabili, prodotti cinematografici intensi (anche solo dal punto di vista estetico), attraverso un uso selvaggio della tecnologia all'interno di una storia selvaggiamente tecnologica.
Delos: So che il tuo film ha subito traversie di lavorazione, che la sceneggiatura dalla quale eri partito era diversa. Ci vuoi raccontare qualcosa in proposito? Forse doveva essere un film meno cyperpunk di quel che è?
Mariano Equizzi: La prima stesura lo faceva assomigliare a un Moby Dick claustrofobico e gotico-industriale-medievale. Era ambientato tutto in un hangar industriale che aveva tetti altissimi. Qui si rifugiavano alcuni disertori di una guerra futuribile combattuta con l'ausilio di macchine che portavano nella nostra realtà entità feroci e distruttive di mondi paralleli. All'interno di questa installazione militare si trovava proprio una di queste macchine-ponte, da cui usciva Syrena, una bestia di 11 metri, snodata, pesante come l'inferno (resina e rete metallica), che aveva tutte le intenzioni di fare la pelle ai tre poveri disertori. Servan era l'unico non militare a conoscenza del fattaccio, una sorta di mercante di armi tecnologiche abbastanza indurito dal suo mestiere; veniva deportato all'interno dell'installazione per crepare, ovvero per risolvere il problema e riportare nelle sua realtà Syrena. Accadde l'irreparabile: durante una ripresa scaricai, per ottenere l'effetto fotografico voluto, una quantità di fumo chimico mostruosa, così i sessanta condomini che vivevano sopra la nostra testa chiamarono i pompieri, e il sottoscritto stava finendo in gattabuia per procurato allarme... La location tanto affascinante saltò e dovetti riscrivere la storia. In quel periodo leggevo molto, troppo, Gibson, e così è venuta nella nostra realtà la Syrena che potete vedere. Francamente non mi dispiace troppo, perché ho potuto cimentarmi con uno degli arcani che più mi affascina, il rapporto fra dio, creature e creatori; credo che COMA sia un'entità affascinante. La Santa Corporazione poi è nata proprio con questa nuova storia, come sono anche nati i personaggi legati alle inquisizioni e sequestri della Santa Corporazione (Wang, Perry, Kreel); allora non conoscevo la letteratura del grande Valerio Evangelisti, e leggere poi un certo tipo di atmosfere mi ha fatto capire come certe idee siano nell'aria. Penso inoltre che adesso il meccanismo di Syrena non sia troppo lontano da Cuore di Tenebra / Apocalypse Now: COMA l'ho costruito sul modello di Kurtz, e Servan, nel suo viaggio obbligatorio verso la fortezza cyberspaziale di COMA, è un po' simile al CPT Willard. Vi sono molte scene tagliate nel cyberspazio, che avvicinavano il film un po' di più a un road movie digitale, ma stava durando veramente troppo.
Delos: Ci dici quali sono i tuoi autori e i tuoi registi preferiti (non solo di sf, s'intende)? E perché lo sono?
Mariano Equizzi: Parliamo dei miei amori letterari autoctoni. Valerio Evangelisti è senz'altro il più grande ispiratore della mia parte immaginifica più arcana e cosmica; lo metto sull'altare della paura insieme a Lovecraft. Ogni sua pagina sarebbe una pietra miliare nella realizzazione di universi surreali-mitologici. Credo che i suoi libri siano molto più che fantascienza, ma è sotto gli occhi di tutti. Insieme a lui c'è un tale Vittorio Curtoni, ovvero la fantascienza senza effetti speciali, quella che leggi un rigo due volte e ti senti pure cretino, perché qualcosa di impalpabile si nasconde fra un rigo e l'altro; proprio al di fuori del campo visivo preme una verità sconcertante che sarà svelata, forse, solo all'ultimo rigo. Poi nel mio cuore c'è Nicoletta Vallorani, che ha una dote che i due citati sopra non possono esercitare con la sua stessa grazia: riesce, in complessi affreschi cyber-noir, a creare personaggi teneramente umani, fragili e coraggiosi, in balia delle loro debolezze più che della tecnologia. Dall'altro lato della pozzanghera oceanica, o di quella della Manica, sta il solito rosario di intoccabili: Ballard, Dick, Gibson, Clarke, Simmons, Silverberg, ma anche C.A. Smith, e, evidentemente al di fuori della Sci Fi, Lorenz. Mi sento di segnalare a tutti i cinefili-lettori The Hounds of Hell di Laumer: ha sequenze scritte indimenticabili, veramente degne di Linch. Resta posto anche per Nigel Kneal e Joe Haldeman: il suo TBII è un punto di riferimento quando immagino un film Ipcress style. Ne approfitto anche per pubblicizzare un illustratore non gigeresco ma notevole, Wayne Barlowe, autore di una delle raffigurazioni dell'inferno più agghiaccianti che abbia mai visto. Sul versante cinema apprezzo parti di molti registi. In ordine sparso: di J. Cameron la potenza e l'intellegibilità dell'azione (con tutto l'uso delle strobo). Di J. Carpenter i tempi e la capacità di essere l'occhio di dio di fronte all'azione (Distretto 13). Di R. Scott la cura estrema per la fotografia e la capacità di essere il più grande coordinatore di ingegni creativi della storia del cinema (film come Alien e Blade Runner non li fa da solo). Di J. McTiernan l'uso dell'azione nel cinemascope, cinetico, potente; il Guillermin degli anni Novanta. Di Veroheven apprezzo la crudeltà efferata con la quale si accanisce sui personaggi e l'ironia partorita anche nelle situazioni di caos estremo. Di Kubrick tutto, ma soprattutto Il dottor Stranamore e l'indipendenza produttiva. Di David Fincher il direttore della fotografia Darius Kondji e l'occhio per i dettagli. Di David Linch la capacità di rappresentare enti, cose, persone, oltre la soglia della percezione (credo che sarebbe il miglior regista per i tuoi racconti). [HORROR!!! Nota dell'Intervistatore]
Delos: Sei anche tu, come me, un appassionato del cinema americano di sf degli anni Cinquanta? Quali sono i tuoi personali cult?
Mariano Equizzi: Su tutti il sublime Pianeta Proibito, poi la Cosa di Niby, L'esperimento del dottor K, Tarantula, Il mostro della laguna nera, Them! (Assalto alla Terra), Il cittadino dello spazio. Ma il mio cuore palpitò forte per le avventure del dottor Quatermass e per alcuni film della serie del dottor Mabuse. Credo di essere stato condizionato di più dalla fantascienza degli anni Settanta, quella che puzzava di sociologia superficialissima e di apocalissi post atomiche et similari (Soylent Green, Quintet, Rollerball). Mi sono anche accorto, negli ultimi quattro anni, che l'avventura di Syrena mi ha ucciso la voglia di videoregistratore in playback per 12 ore al giorno. Ormai dedico gran parte del mio tempo "libero" alla lettura; i libri di fantascienza sono per me molto più utili di 10-20 film. Più si va avanti con il lavoro, più il tempo si riduce!
Delos: Io sto dicendo da anni che la fantascienza è entrata nell'immaginario collettivo attraverso l'immagine, non attraverso la parola scritta. Dal 2001 di Kubrick in avanti. E dico anche che però c'è stato un notevole imbastardimento delle tematiche fantascientifiche più interessanti, più stuzzicanti, proprio in forza del trionfo degli effetti speciali. Tu che mi dici?
Mariano Equizzi: E' più che esatto, e, tragicamente, le soluzioni tecniche sono state più ispirate dal girato altrui che da una ricerca intelligente, al servizio dell'originalità, sui testi di fantascienza. Alla fine, invece di produrre film con una storia, per la realizzazione della quale erano necessari gli effetti speciali, si sono cominciati a mettere in cantiere cloni, mal realizzati spesso, di film famosi. L'industria cinematografara del nostro paese era leggendaria per questo tipo di operazioni. Negli anni Ottanta il pubblico rispondeva bene soprattutto in videoteca; ricordo il trionfo del fanta horror gore, dei cloni di Guerre Stellari, di Blade Runner. Questo sottobosco ha cresciuto almeno due generazioni di illustratori, scrittori, un vero esercito di drogati dalla sospensione dell'incredulità, schiavi di deliri visivi più o meno originali. Malgrado tutto questo non abbia avuto una alta qualità, ha cullato molti di noi, condizionando il nostro attuale lavoro. Persino la critica cinematografica normale comincia ad apprezzare, idiotamente, il baraccone tecnologico Emmerich style (sic!). Il fatto tragico è che solo 1/180 delle tematiche della fantascienza sono state portate sullo schermo, ed è notevole il risultato di un film come Truman Show che non sembra Sci Fi, invece lo è, e totalizza nel nostro paese più di 16 miliardi di incassi; e nessuno sospetta che sia fantascienza! Forse, paradossalmente, il danno maggiore lo ha fatto Guerre Stellari, che ha illuso il mondo che la fantascienza sia astronavi che combattono come jet e spade laser camelotiane: io vedo l'opera di Lucas come un fantasy tecnologico, più che "semplice" fantascienza. Mancano anche a me storie cnematografiche di Sci Fi allacciate alla fisica quantistica, ai paradossi temporali e del continuum, e magari melange fra queste tematiche e la magia nera o la fantapolitica. Nella fantascienza scritta è stato fatto davvero molto, ma veramente poco di cio' che gli scrittori hanno creato in cinquant'anni è stato portato sullo schermo a beneficio dell'intelligenza e dell'intrattenimento del pubblico. Nel mio piccolo, con Syrena ho cercato di guardare alla letteratura più che al cinema, anche a rischio di sprofondare nell'astrattismo gibsoniano più incomprensibile. Solo ora il grande pubblico sta decretando l'esistenza delle tematiche cyber, proprio quando in letteratura sono quasi definitivamente morte. La cosa che sopporto meno è però la posizione di certi critici che piangono sull'assenza di un cinema tecnologico/fantascientifico nel nostro paese semplicemente perché a farlo non sono i loro amici, ovvero gli amici degli amici.
Delos: Negli anni Sessanta e Settanta, il cinema italiano ha avuto prodigiosi artigiani nel campo del fantastico (horror e fantascienza) come Lamberto Bava, Antonio Margheriti, Riccardo Freda, eccetera. Per non parlare del nostro comune amico Luigi Cozzi. Oggi il panorama mi sembra molto più moscio, e, per quanto mi sforzi, più del Gabriele Salvatores di Nirvana non saprei cosa citare... Qual è, realmente, la situazione del nostro cinema in questo campo? E, soprattutto, tu cosa speri/pensi di fare?
Mariano Equizzi: Mi piace riflettere sul perché questi artigiani non abbiano lasciato garzoni di bottega a proseguire il loro lavoro. Credo che questa assenza sia dovuta principalmente al fatto che il pubblico per più di 5-6 anni non lo puoi prendere in giro, perché è dotato di una straordinaria, innata, capacità di confronto. Malgrado nulla sappia della realizzazione tecnica, il pubblico percepisce il divario qualitativo fra Guerre Stellari e Anno Zero Guerra nello Spazio, ergo, la seconda volta non si smuove da casa.
Rispetto alla mole di cloni prodotti, i film di Sci Fi made in Italy, dotati di un qualche appeal, sono proprio pochi, ed è un rosario piccolo piccolo che viene costantemente sgranato da chi oggi si interroga sull'esistenza di un cinema di fantascienza in Italia stando dietro una scrivania invece di guardarsi intorno.
Credo che, fermo restando il rispetto per i cinefili, il passato del cinema di Sci Fi in Italia, tranne pochi film (La decima vittima, L'ultimo uomo sulla Terra, Contamination, Il pianeta degli uomini spenti), sia meglio dimenticarlo, per un realizzatore. Ma attenzione, non crediate che in trent'anni non siano state portate buone sceneggiature di Sci Fi sulle scrivanie dei produttori Spesso la mano che le ha portate, o le ha scritte, non era quella giusta; ricordiamoci che più un'industria è piccola, più è tendenzialmente chiusa, corporativizzata. Inoltre, i lettori/produttori in questione hanno spesso un rapporto con il fantastico limitato ai grandi blockbuster americani, credono che la fantascienza sia un prodotto pensabile e realizzabile solo da un W.A.S.P. (White Anglosaxon Protestant); al massimo hanno visto Il quinto elemento e ne sono rimasti INCANTATI (per me è RIVOLTANTE). Misurano le loro scelte sulla base di ciò che è stato fatto, non di ciò che si può realizzare, e cadono così nell'errore dei loro padri: ignorare la capacità di confronto del pubblico.
Lo stesso dicasi per l'altro pilastro di una sana industria del cinema fantastico, quella degli effetti speciali. In questo caso il problema è più giovane ma non meno grave: l'industria degli effetti speciali in Italia (derivata dalla pubblicità) è squallidamente basata su demo reel delle macchine che qualcuno ha comprato ma non può sfruttare a pieno e intelligentemente perché non c'è nessuno che scriva cose intelligenti da fare fare a quelle macchine. L'idea "ho il programma con cui hanno fatto Jurassic Park, quindi sono bravo" è più diffusa di quello che si possa credere.
Inoltre, alcuni operatori sono i primi a ritenere non italiana la fantascienza. Secondo loro, non fa parte della nostra cultura, ergo è fuori luogo fare uno Spaghetti Visual Effect Movie! Quando sento una persona che pontifica sulle appartenenze culturali di un paese sento puzza di fascismo culturale.
E permettimi un esempio: ho scoperto dalla sua biografia che Luca Masali aveva una ditta per la realizzazione di effetti speciali. Non mi sono affatto meravigliato: le cose che scrive sono mozzafiato, gli effetti speciali Masali li ha nella penna. E la cosa più bella è che non plagia!!
Quanto a Nirvana, non ne sono uscito entusiasta. Va a sketch, come tutte le sceneggiature scritte in Italia; se è successo qualcosa di interessante è successo all'inizio del film. Il virus che infetta il videogioco era qualcosa che volevo vedere, il resto è veramente triste, dato anche lo sforzo finanziario. I rapporti fra i personaggi sono un richiamo a Fino alla fine del mondo, e quando l'opera prosegue è infettata da una serie di scenette di banalità quasi sublime: la pompa di benzina stile Max Headroom (inutile alla storia), la sfida a braccio di ferro mentale (inutile alla storia), il solito spinello (inutile alla storia ). Sembra che l'irrilevante caratterizzi la messa in scena fantascientifica di chi vuole cimentarsi con questo genere, come se il futuro sia rappresentabile semplicemente attraverso giocattoli tecnologici che nulla hanno a che vedere con la storia.
In questo paese, sembra che voler mettere sullo schermo qualcosa che faccia vibrare il cervello dello spettatore, saturi gli occhi e artigli lo stomaco sia una minaccia alla tranquillità mentale del pubblico, che è molto meno rincoglionito dai Panarielli e Pieraccioni di quanto la Cecchi Gori creda. La fantascienza è vista come un pericoloso Moloch che può turbare la pax famigliare, come se in una famiglia di quattro persone dopo cena vedessero tutti la stessa cosa e ci fosse solo un televisore per casa!
Quello che spero è di avere il privilegio di prendere a calci l'immaginazione del pubblico facendogli scordare 30 minuti di coda nel traffico, 20 minuti di coda al botteghino del multiplex, e dove abbia messo l'automobile all'uscita dal cinema. La presenza della tecnologia da un lato (ormai a basso costo, almeno in fase progettuale) e di autori seri di fantascienza in Italia mi lascia ben sperare.
Ho molti progetti per diversi impegni finanziari. Vorrei portare sullo schermo un adattamento di La sindrome lunare (mi affascinano le realtà parallele della follia), ma il sogno proibito, costosamente proibito, è Cherudek di Valerio Evangelisti, pagina per pagina, rigo per rigo.
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