di
Silvio Sosio


Shake: di classe ma cyberpunk





Raf "Valvola" Scelsi. Foto: Giuseppe Festino.
Con pochi libri ma scelti con molta cura e molto ben confezionati, la ShaKe sta diventando uno degli editori specializzati più interessanti. L'ha creata e la porta avanti un gruppo di ragazzi molto preparati e appassionati. Abbiamo incontrato uno dei fondatori, Raffaele Scelsi - detto "Valvola" - noto fra l'altro per la cura dell'importante volume "No Copyright" che anni fa inaugurò la collana Cyberpunkline e che tutt'ora è un testo fondamentale sull'argomento.

Delos: Per prima cosa, raccontaci un pochino della ShaKe, visto che pubblicate un sacco di libri interessanti ma che forse molti nostri lettori vi conoscono meno dei tradizionali editori specializzati. Com'è nata, quali sono stati e sono gli obiettivi, quale vi sembra che sia la risposta del mercato.

Raf Scelsi: Siamo nati ufficialmente nel 1988, ma il collettivo che poi darà avvio alla S. già esisteva nei primi anni ottanta. Si è conosciuto facendo cose in giro per Milano, nei luoghi di aggregazione di allora e in particolare nella Libreria Calusca. Tra le cose di quegli anni c'è la fondazione del Virus, di una serie di fanzine (Hydra mentale, Fame, Comandino Puré, la partecipazione a Contamin/Azione), l'apertura dello spazio punk nella Calusca, l'occupazione del Teatro di Porta Romana nelll'84, per contestare un ignobile convegno di sociologi di criminalizzazione sul punk. Inoltre la fondazione dell'Helter Skelter, un luogo di produzione di cultura off (cinema, teatro, musica, idee). Inoltre abbiamo tenuto la trasmissione Tensioni Radiozine a Radio Popolare per circa due anni (1985-86) e contemporanemaente abbiamo fondato un gruppo di musica industrial (Hydra mentale) e poi siamo partiti con la rivista Decoder, il cui collettivo ha cominciato a trovarsi già nel 1985. Poi da lì la voglia di fare più regolarmente editoria. Ma un'editoria un po' diversa, non solo nei contenuti, ma anche e soprattutto nella forma: l'uso del multimedia e dei vari supporti mediatici è inscritto nel nostro Dna fin da allora.
Il nostro obiettivo fu fin da subito di diventare l'Adelphi dell'underground, migliorando il rigore delle nostre edizioni e cercando di fare dei prodotti che fossero anche dei begli oggetti da tenere in mano... curati.
Il nostro primo libro è stata l'Antologia cyberpunk, un libro che ha venduto alla fine più di 25.000 copie, un successo mai più eguagliato per la verità. La rivista Decoder ha sempre viaggiato sulle 7000 copie, mentre l'altra editoria viaggia chiaramente su cifre più ridotte. Comunque abbiamo conquistato uno spazio nel panorama italiano, anche se meno di quanto vorremmo. ... siamo megalomani.

Delos: Vuoi parlarci brevemente delle vostre collane?

Raf Scelsi: Col tempo le collane si sono diversificate, in base anche ai nostri interessi e anche alle sollecitazioni che sono arrivate dai ns. collaboratori.
Accanto alla Cyberpunkline, che si occupa di sf (italiana e straniera) e informatica sociale abbiamo altre collane: Black Prometheus, che si occupa di questione afroamericana (tra cui gli scritti di Malcolm X, il libro sulle Pantere nere, il libro di Leroi Jones sul Popolo del blues ecc.), Corpi radicali, incentrata sulla letteratura d'avanguardia e l'erotismo (ormai al decimo titolo), la Collana Underground, che pubblica testi sulla storia delle culture a vario titolo underground (tra cui lo scritto sugli Hell's Angels di Thompson - lo stesso di Paura e delirio a Las Vegas - quello di Philopat sul punk; un bellissimo libro Traveller e raver sulla questione dei nuovi nomadi inglesi e inoltre stiamo completando la trilogia degli Illuminati di Robert Anton Wilson, un cult anche per gli appassionati di sf, ma che ha connotato in maniera decisiva le controculture americane ecc.) Altra collana è Re/search, monografie molto accurate su protagonisti e temi della modernità. Tra questi abbiamo fatto uscire un bellissimo libro su William Burroughs e un altro straordinario su James G. Ballard. Su questo in particolare c'è da raccontarne la storia. Siamo stati da lui a Shepperton per farci dare i suoi testi minori (soprattutto articoli apparsi su giornali e riviste inglesi in questi anni). E tra un bicchierone di whisky e l'altro ci ha accolto magnificamente. E' stata veramente una straordinaria emozione.
E' questo che ci piace di questo lavoro, poter conoscere la gente che abbiamo sempre amato tramite i loro libri.
Inoltre pubblichiamo parecchie altre cose, tra cui parecchi video VHS, riviste (Fikafutura, la rivista cyberfemminista, Psychoattiva, oltre a naturalmente Decoder) Poiché il catologo è nutritio consiglio a chi voglia di richiederlo presso shakeedizioni@iol.it.

Delos: Nel vostro catalogo ci sono molti libri di fantascienza, tra l'altro tutti titoli davvero eccellenti. Qual è il vostro rapporto con questo genere? Siete appassionati di sf, oppure la vedete solo nell'ottica del genere cyberpunk?

Raf Scelsi: Abbiamo sempre letto fs, chi più chi meno. Ma la botta decisiva fu senz'altro l'incrocio con il cyberpunk. Una scossa elettrica, che ci entusiasmò subito, al pari di Ballard, Dick e per certi versi Burroughs, che erano le cose che allora più ci appassionavano.
Poi abbiamo conosciuto anche personalmente gente come Sterling, Gibson, Kadrey, la Cadigan e la cosa è montata ancora di più.

Delos: A proposito di cyberpunk: negli ultimi anni sembra che, almeno come genere lettarario, sia piuttosto in declino. Che ne pensi?

Raf Scelsi: La verità è che il cyberpunk è stato talmente forte da contaminare non solo la sf ma anche la letteratura mainstream, per certi versi. Perdendo necessariamente così alcuni di quei connotati di unicità che aveva in precedenza. Però non mi sembra che sia apparso nulla di così nuovo dopo Stephenson, che a vario titolo può essere considerato un esponente della seconda generazione cyberpunk. Forse la cosa più diversa che ho letto è Greg Egan, ma è troppo presto per definirlo un nuovo genere.

Delos: Ti confesserò una cosa: io ho iniziato a interessarmi di telematica dopo aver letto Giro di vite contro gli hacker, di Bruce Sterling, pubblicato da voi. Visto che ora mi guadagno da vivere facendo il consulente specializzato in internet, forse vi devo una percentuale del mio stipendio! Che ne pensi di quel libro, che personalmente trovo tuttora attualissimo?

Raf Scelsi: Bene, bene... Non chiediamo i soldi. E' sufficiente la menzione. Poi la giro questa cosa agli altri, che sicuramente si gasano. Il fatto di essere utili agli altri con le cose che fai è la più bella ricompensa che si possa avere.
Senza retorica.
Quel libro di Sterling per noi è stato un atto di amore. In quel momento eravamo impegnati nella costruzione di una comunità cyber on line. Era ancora il tempo delle BBS e il libro, uno straordinario report giornalistico (veramente da premio Pulitzer) parlava anche a noi, ai nostri amici e fratelli, della nostra situazione e perché no anche delle nostre paranoie.
Ma bisogna ricordarsi che in quel periodo, nell'era preInternet, le attenzioni per così dire, della polizia erano continue e molto, molto antipatiche. Abbiamo amato quel libro fin da subito!

Delos: Molta parte del vostro catalogo non legato alla fantascienza riguarda tematiche della cultura cyberpunk, come i rapporti fra telematica e diritti, evoluzione del copyright (tema su cui tu stesso hai pubblicato uno dei testi più interessanti, No Copyright), e così via. Com'è l'interesse verso queste tematiche? Sta crescendo insieme con la popolarità dei media telematici, o piuttosto diminuisce?

Raf Scelsi: Cresce, ovviamente, ma spalmandosi verso più vettori di informazione.
L'offerta di info è cresciuta e al contempo si è diversificata. In questo senso il fatto di curare, per Feltrinelli, la collana InterZone, ha permesso anche al mondo accademico, sino allora cieco su questi temi, di aggiornarsi in modo significativo.
Ma su queste questioni siamo ancora all'inizio. Bisogna ancora raggiungere la massa critica...

Delos: In questo numero di Delos parliamo di Nell'anno della signora, romanzo di Carlo Formenti, e qualche numero fa abbiamo parlato di Retrofuturo, l'antologia di Vittorio Curtoni, entrambi volumi editi da voi. Sembrani titoli un po' atipici per le vostre collane, sia perché non sono esattamente cyberpunk, sia perché sono italiani. E' una nuova direzione o sono eventi isolati?

Raf Scelsi: Mah, entrambi i titolo hanno al centro della trama la questione della tecnologia. Certamente ognuno in modo diverso. In Formenti la tecnologia è il perturbante che sconvolge con il suo arrivo la tranquilla vita di una società neomedioevale del futuro, in Curtoni più con delle assonanze di tipo ballardiano.
Da questo punto di vista è vero che non si tratta di cyberpunk, ma in senso ampio delle analogie ce le vedo soprattuto per il modo critico di vedere la tecnologia. Il prossimo romanzo italiano (Roberto Perego, Milano: Linea di confine) che uscirà a settembre avrà degli echi più cyberpunk e pulp. Ormai non c'è più il genere con la elle maiuscola e definita. C'è grande libertà espressiva e di ispirazione. Sugli italiani vogliamo continuare. Quest'anno ne pubblichiamo tre e già un quarto è in cantiere. Quindi ok! Right on!

Delos: La vostra collana Cyberpunkline è arrivata in finale al Premio Italia 1999. Com'è il tuo rapporto, se ne hai uno, con il mondo degli appassionati di fantascienza in Italia?

Raf Scelsi: Conosco qualcuno, ma mi sento più uno della curva, uno di quelli che fa il tifo, che compra gli Urania, la Nord e quant'altro da sempre e che ogni tanto ha avuto il culo di conoscere gli eroi della sua infanzia. Non pretendo molto. Faccio il mio lavoro sperando che piaccia. Ma il mio atteggiamento è veramente quello dell'appassionato.
Soprattutto credo che la fs abbia molto da dire in generale. Dovete sapere, non che sia importante, che mi sono laureato in filosofia e ho sempre visto con preoccupazione il fatto che la filosofia non fosse in grado di raccontare la fine di questo millennio. Per certi versi è afona, non trova le parole, ma nemmeno le categorie, i concetti... Ora, un po' di anni fa mi venne in mente un altro periodo storico, che ha forse alcune analogie con oggi: il passaggio tra Cinque e Seicento. Provate a guardare la scrittura di allora. La filosofia è chiara, scrive con grandi iperbole: Francesco Bacone (Novum Organum), Campanella (La città del sole) Cartesio (Il discorso sul metodo). Ma è soprattutto Galilei che con il Saggiatore, un furbo dialogo costruito su più giorni, riesce a parlare delle nuove teorie cosmologiche, e in cui la scrittura è certi versi di tipo narrativo, un vero e proprio romanzo.
Ora, due libri che mi hanno ricordato il Saggiatore, mutando chiaramente i concetti lo stile le finalità, sono stati Isole nella rete di Sterling e L'era del diamante di Stephenson. Per certi versi alla base di questi due libri (ma non solo) c'è una visione filosofica del futuro. E' in realtà l'unico modo di parlare di futuro, maneggiando concetti importanti, senza aver bisogno di dover dimostrare nulla. Basta convincere e far scattare qualcosa dal punto di vista immaginativo.
Ecco la fantascienza è anche questo. Lunga vita alla fantascienza, perciò.

Ringraziamo Raf "Valvola" Scelsi per la disponibiltà; chi volesse contattarlo direttamente pu˜ scrivere all'indirizzo rafvalvola@iol.it.