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La vostra rubrica preferita continua la cavalcata plagiatorio-dissacrante, iniziata il mese scorso, attraverso i miti della SF internazionale. Dopo Isaac Asimov, si mira ancora una volta al bersaglio grosso. La "vittima" di questa puntata di Sotto Spirito è infatti William Gibson, padre del cyberpunk, profeta visionario di Vancouver, vate dell'ICE, santone dei Cowboy dell'Interfaccia, cantore della Matrice e chi più ne ha più ne metta.
Sbeffeggiare bonariamente Gibson con l'arma dell'imitazione è un'impresa ben più difficile di quanto si possa pensare. Questo perché Gibson è già, con ogni probabilità, lo scrittore più parafrasato, citato e preso a modello nella storia della SF. Una torma di autori, da anni, ha deciso che inserirsi nella corrente letteraria nobilitata dal maestro di Vancouver significasse, né più né meno, copiare il suo stile, usare il suo linguaggio, appropriarsi dei personalissimi neologismi e del suo peraltro inarrivabile talento visionario.
Conseguenza di tutto ciò, sono in circolazione miriadi di opere di sedicenti scrittori cyberpunk la cui impronta è così dichiaratamente (e grottescamente) gibsoniana da sconfinare, a volte di anni-luce, nel comico. Quello che una volta era un approccio alla scrittura provocatorio, fresco, originale, è diventato per gli aspiranti cyb quasi un obbligo, un feticcio stilistico da adorare e ricalcare pedissequamente, un'innovazione stravolta come tale che si capovolge e diventa infine, paradossalmente, conformismo.
Parafrasando Bill Gates (un altro che di plagi se ne intende): "Ho letto la parola ciberspazio tante volte da bastarmi per tutta la vita. E, se esiste la reincarnazione, per due o tre vite future".
Anche in Italia, molti hanno ritenuto e ritengono un punto d'onore ricalcare le orme di Gibson, e tentano di esprimersi come lui non solo nei propri racconti, ma finanche in articoli, saggi e corrispondenza privata. Costoro, in genere adolescenti dal viso in texture brufolosa e occhiali da 25 pollici, soffrono un decorso patologico tutto sommato ben individuabile. Cominciano col comporre brevi scritti assemblando insieme in ogni possibile combinazione tutti e soli i vocaboli "deck", "ICE", "Sprawl", "matrice", "interfaccia" e "zaibatsu". Tentano poi di pubblicare tali scritti, inveendo inevitabilmente contro curatori ed editori "troppo conservatori per capire". Introiettano quindi la loro Gibs-onania frustrata verso le comunicazioni interpersonali: cominciano a esprimersi con locuzioni ermetico-cyberpunk nei confronti di familiari e vicini di casa; sconvolgono la propria madre osservando che i rigatoni in tavola hanno il colore di uno schermo sintonizzato su di un canale morto; fanno fuggire a gambe levate la propria ragazza spiegandole che nei suoi occhi scorgono aprirsi una tiepida processione esistenziale fragile come un antipasto origami al sushi neonizzato. Infine scelgono un soprannome giapponese e si dedicano a bombardare i gruppi di discussione e le liste sulla rete con messaggi totalmente incomprensibili ma tanto, tanto, tanto fascinosamente gibsoniani.
Sotto Spirito non tenterà neppure di competere con costoro: il confronto sarebbe perduto in partenza. L'approccio sarà completamente rovesciato, e si cercherà di far sorridere il lettore presentando lo stile di William Gibson attraverso la lente deformante dell'ironia, non per metterlo alla berlina (la nostra sconfinata ammirazione verso il maestro di Vancouver non lo consentirebbe), ma proprio per sottolinearne le caratteristiche uniche, personali, colossali nella loro purezza e originalità, nei confronti delle quali ogni imitazione finisce per essere, appunto, destinata a risultare una caricatura umoristica. Ecco quindi a voi il nostro pastiche porno-cyberpunk. Buona lettura.
Moana Lisa Cyberpunk
(di William Gibson?)
1 - Ermeneutica
- Ho un lavoro per te, Jack.
128Baud socchiuse gli occhi Zeiss e si sottrasse velocemente all'alito di Shigo, una ventata di fiato caldo che sapeva di vento stagnante soffiante da un'arcologia di pasticcerie in demolizione asilo di topi affamati partoriti in suole di Nike abbandonate da viscidi carpentieri di Yokohama.
- Ti sei seduto sul mio sushi, Shig. - replicò, gelido.
Shigan si accese una Yeheyuan con una pietrina Sukiyaki a metanolo ionizzato. - So che mi odi, uomo. L'affare Shozoku ti brucia ancora, Lonny me l'ha detto. Ma so anche che sei nella merda con Sanpaku, e io posso procurarti la RAM che ti serve per tirartene fuori. Che ne dici?
- Non ci ho capito un cazzo. - ringhiò 128Baud.
- Molto bene, cowboy. - approvò Shigo, alzandosi di scatto e provocando alle sue spalle la caduta a domino d'una dozzina di sarariman nel locale fumoso di zen e affollato da una sottocultura di clochard, marinai, sciacalli in smoking, mezzani, assassini, scrittori falliti e puttane. - Siamo in affari, uomo. Ci vediamo a mezzanotte ad Harajuko Point... E niente derma, Jack: ti voglio lucido.
128Baud, rimasto solo, scrollò le spalle, tremolanti come un'amara eco mnemonica di fondi di tè indiano gettati alla rinfusa dalla torre di un castello francese dentro un canale gonfio dove pitali arcobaleno annegano in una gelatina di pollo minimalista.
La testa gli scoppiava, ed era ancora soltanto alla sedicesima riga.
2 - Inclinazione
Harakujo Point, luccicante ingresso al quartiere Hard Core dello Sprawl, era un canyon di arcobaleni al neon ribollente d'un campionario di moda tecno-feticistico-nichilista.
Caldo. Umidità. Concentrato di disperazione e denaro. Betafenetilammina urlante.
Sotto le cacofoniche insegne di un Cyb-Peep-Show, un'imitazione astratta di un tramonto alle Bermude striato da sfilacciature di nubi registrate, Shigan e due guardaspalle bio-clonati attendevano 128Baud in posa ieratica. Il primo dei gorilla esibiva palpebre meccaniche affilate, denti e innesti in pelle di coccodrillo Genetech-Lacoste; il secondo aveva il capo e il mento ricoperti da peli ricciuti come un albero aggrovigliato con i rami del colore della lana d'acciaio, e scrutava la folla intorno con occhi suini ricostruiti mediante DNA di verro su substrato collagenico.
- Perché questo posto del cazzo, Shig? - esordì 128Baud, grintoso.
- Lothar-Mitsubishi, Jack. - sussurrò Shigo, la sua voce quasi coperta dal sibilo della statica - Montagne di Yen, oceani di potere. Un'operazione che può sistemarci per la vita. Ho detto al contatto che tu eri il loro uomo.
- Un giorno ti infilerò una Yeheyuan accesa su per il buco del culo, Shig.
- Sarà un piacere, cowboy.
128Baud tentò di scacciare le immagini ipnagogiche che i buttadentro del Peep-Show proiettavano sulla sua retina da 768x1024 pixel. - Che cazzo virtuale vuole la L-M da me?
Shigan sorrise ironico. - Guerre di zaibatsu, uomo. Meno ne sai, più facilmente porti a casa la pelle. - soffiò un tiro di acido e rabbrividì al ritmo di musica Koto - Tu devi solo entrare dentro e farti una donna. Per loro.
- Dentro dove, grandissima testa di ICE? - ringhiò 128Baud, sentendo che il suo odio verso quel maledetto sensale giapponese era fulgido come un'incisione su metallo analiticamente scolpita da maestri fiamminghi in nervosi bassifondi di vergini città dannate.
- Là dentro, Jack.
128Baud seguì con gli Zeiss il gesto di Shigan.
- L'Hardware Heaven? - disse, sbalordito - I tuoi amichetti vogliono fottere la Maas-Holmes?
- Hai fatto centro, uomo.
- E chi è lei?
- La migliore, cowboy. Hard Core corpo e cervello. Talento puro. Con lei si domina il mercato.
128Baud spalancò gli Zeiss, mentre la rivelazione gli ruzzolava fuori lungo i piani traslucidi della consapevolezza e della paura.
- Moana Lisa? Hai fuso i tuoi biochip del cazzo, Shig! Non riuscirò neppure ad avvicinarla!
- E' tutto previsto, uomo. Ti presenterai ai loro orgymen, e ti farai assumere come comparsa per la prossima seduta simstim, e quando sarai con lei le inietterai questo retrovirus cinese. L'hanno fatto negli ultimi giorni di guerra, Jack. E' il solo esemplare in circolazione. Micidiale.
- Ti abbiamo procurato aiuto anche per superare i provini. - intervenne il gorilla Lacoste, brandendo un soft lucente come cuoio ricoperto di spine di cromo risplendenti.
- Cos'è, Lac? - chiese 128Baud, focalizzando gli Zeiss sui minuscoli codici a barre stampigliati sul soft.
- Un costrutto ROM, uomo. - spiegò Shigo - Segui i suoi consigli, e non avrai problemi.
- Un 8Pollici. - aggiunse il Lacoste - Uno di quelli duri.
(NdT: Gibson si riferisce probabilmente all'abitudine dei vecchi programmatori Cobol di identificare i file di dati dalla lunghezza del record. Trattandosi del costrutto di un attore Hard Core, la misura è da interpretare probabilmente come lunghezza del... ehm!)
128Baud squadrò torvo i tre uomini. - E perché dovrei accettare? A me non frega niente di tutta questa merda.
- Sannio Sanpaku ti sta braccando, Jack, e tu lo sai benissimo. - ghignò Shigan - San è un figlio del crisantemo sanguinario, e sta già affilando le sue shuriken. Poi c'è Shozoku, con cui sei indebitato di due reni, una cistifellea e una ghiandola pineale. E anche Molly, che ha giurato di fare un lavoretto con pinze e fiamma ossidrica dalle parti dei tuoi gioielli di famiglia. E poi ci sono Jerry, Lee, Kurt, Kiril, Lonny, Lurid, Amenofi, Chib, Konji, Reika, Otelma, Alì Baba, Lupin III, Donald Duck...
- Basta così, Shig!
Shigo sorrise perfidamente. - Ti ho convinto, vero?
- No, è che dopo il sedicesimo personaggio mi viene da vomitare.
- Allora lo farai?
- Non ho scelta. - capitolò 128Baud.
Dubbio. Follia. Geodesici.
3 - Coagulazione.
L'interno dell'Hardware Heaven era un campo di carne che ondeggiava sospinto da un vento punk-rock a 256 decibel, e che fremeva intorno a improvvisi mulinelli di bisogni e gratificazioni. Smisurate vagine olografiche luccicavano di un rosa umido sotto le aspre luci, sarariman e clienti in tuta di cybvinile sedevano intorno a enormi ghiandole mammarie ipertrofiche cresciute su un substrato polisaccaride di cartilagine e collegate a circuiti di sostentamento che fungevano da tavolini.
- Bell'ambientino, vero Jack? - disse l'8Pollici, sussurrando eccitato nella testa di 128Baud.
- Merda allo stato puro. - replicò lui, teso.
- Non dire così, uomo. - protestò il costrutto - Non sai che il simstim Hard Core ha fagocitato il settanta per cento del mercato? Posti come questo fanno girare l'economia di tutto il fottuto pianeta. Cavalca l'onda, cowboy, e arriverai in alto come ho fatto io.
- In alto? Tu sei morto, 8Pollici! - gli ringhiò contro 128Baud - Sei una registrazione ROM del cazzo.
- Morto, certo, ma sempre arrapato. - ghignò il costrutto. Poi cambiò tono. - Vedi quel salottino, Jack? E' il set di Lisa. Entra e presentati alla maitresse.
Depresso, 128Baud varcò la porta a forma di sfintere che separava i due ambienti. Il salottino era illuminato da un chiarore crepuscolare diffuso attraverso un vetro smerigliato a due colori. Dietro una scrivania in pelle di brontosauro clonato e un gigantesco ologramma anatomico turrito come un pozzo di banche svizzere, una monumentale matrona controllava i monitor e dettava ordini a una piantagione di microfoni. Era vestita con un sobrio sari di pitoni vivi, portava a polsi e caviglie braccialetti di boccheggianti ippocampi incastonati su un substrato di cromo, sfoggiava un berretto di paguri e un collare di mantidi religiose narcotizzate e dipinte di Blu di Prussia.
Superava il quintale. Puntò i suoi occhi liquidi su 128Baud e lo apostrofò duramente.
- Un'altra comparsa? E tu sapresti recitare in uno stim duro, cowboy? Be', fammi vedere cosa sai fare, avanti.
128Baud abbassò lo sguardo, e contemplò incredulo l'inaudita erezione che gli stava tendendo il Kevlar dei calzoni: non aveva mai visto nulla del genere.
- Rilassati, Jack - gli sussurrò l'8Pollici dall'alloggiamento occipitale - Prendo il comando io, adesso.
- Ma... ma... - balbettò 128Baud.
- Non spaventarti, uomo. - si vantò il costrutto, mentre i vestiti cadevano a terra - Sei nelle mani di un esperto del cyber-kamasutra. Mai sentito parlare della posizione del Macaco Rosso di Hokkaido?
128Baud, incapace di controllare le reazioni del proprio corpo, si gettò contro la matrona sovraeccitato come un taxista post-moderno di una megalopoli cinese all'alta marea. Mentre i suoi arti si disponevano in angoli assurdi e la sua attrezzatura idraulica sembrava esplodere, sentì che la sua personalità si frammentava, si staccava come grossi pezzi di iceberg in oceani psichedelici al malto, schegge galleggianti di follia e tumescenza che andavano alla deriva, là dove il cielo sbiadiva nei colori di cento facce uscite dalla foresta di neon, là dove il destino è argento avvelenato, al di là della rete e della prigione del cranio.
(NdT: che mi venga un canchero se capisco cosa diavolo voleva dire! Se questo è inglese io sono un asse da stiro! Accidenti a me e a quando ho accettato questo maledetto lavoro!)
- Ok, cowboy. - disse la matrona alla fine, sudando copiosamente sotto il collare di mantidi - Sei assunto.
4 - Ragni d'acqua maturi
Controllo. Obbligatorietà. Ciuffi di erba morta nelle crepe di lastre di cemento arse dai riflessi dei geodetici.
Lisa inarcò il dorso e gemette di piacere quando 128Baud entrò nella sua alcova.
- Fa' piano, cowboy. - disse in fretta l'8Pollici.
- Ma... non l'ho neppure toccata!
- Svegliati, Jack! - lo bacchettò il costrutto - Le zone erogene di Lisa cominciano a sei metri dal corpo fisico! Shigo non te lo ha detto?
- Che devo fare, allora?
- Il trasmettitore simstim, uomo. Mettilo.
128Baud armeggiò con il cerchio Oyster-Turow di cromo scarlatto e pasta elettrolitica ionizzata. Lo cinse intorno alla testa e restò lì, nudo come un celenterato ucraino che attraversi la superficie di una pozza stagnante traslucida del colore di una marea autunnale.
- E adesso?
- Adesso si balla, cowboy. - cinguettò il costrutto, estasiato - Quando gli orgymen chiuderanno i sens-o-matic, l'esperienza empatica tua e di Lisa verrà trasmessa sulla Rete, a disposizione dei clienti connessi, da Sydney ad Anchorage. Il simstim funziona così, uomo, non lo sapevi?
- Ma io e lei...
- Condividerete lo stesso cluster della Matrice, ovvio. - l'8Pollici ridacchiò - Sei sveglio, cowboy. Se vuoi, puoi godere un po' con gli occhi di Lisa, mentre io faccio il lavoro.
- Fottiti, ROM del cazzo! - imprecò l'uomo.
- Non esattamente. - precisò il costrutto - Io...
La voce di 8Pollici si affievolì, virò in infrasuoni decadenti a 10 Hertz, si spense. 128Baud, perplesso, picchiettò sul suo innesto occipitale. E, d'improvviso, sentì che il suo io cosciente veniva proiettato, con Lisa, nella Matrice.
La vide farglisi incontro tra gli origami purulenti del non-spazio. Indossava un kimono virtuale in tinta pastello d'obbligatoria riflessione; i suoi occhi erano uova di cristallo instabile, che vibravano di una frequenza il cui nome era la pioggia e il lontano fragore di treni; la sua pelle era respiro maturo di airone coreano, era il tocco di un cigno clonato che plana su un grigio campo piatto di papaveri allucinati e perversi.
(NdT: Arrrggghhhhhhhh!)
La non-visione di 128Baud non-era sovraccarica dei non-colori della Matrice. Lui e Lisa volteggiavano in un uragano di carne e piaceri psichedelici. E quando infine si toccarono, la sfera virtuale del loro amplesso si cristallizzò in una formazione immobile di silenzio sincopato.
E lui udì la voce.
Karma. Equilibrio. Epistassi.
- Sei qui dove ti volevo, Cowboy Jack detto 128Baud. - Canne d'organo in echi contro vetrate a mosaici d'antichi monarchi ed eretici infiammati.
- Chi sei? - chiese l'uomo.
- Ancora non sono. - rispose la voce - Ma tu sei qui affinché io sia. E, se tu riuscirai, sarò l'Essere. Qualcosa che ancora non c'è. E che, anche quando ci sarà, di esso potrà compiutamente dirsi che saranno.
- Non ci ho capito un cazzo.
- Sapevo che avresti accettato, cowboy.
5 - Batiscafi di utopia
Sospeso nella non-essenza della Matrice, 128Baud tentò di raccogliere i suoi pensieri. Non era facile. Si sentiva come se il suo cervello fosse stato immerso nel grasso bollente e lasciato là, un untume denso e opaco coagulato su lobi arricciati, venato da lampi verdastro-purpurei di dolore nella stanza oscura di un manicomio francese di pallida sintassi.
(NdMdT: sono la moglie del traduttore. Aiutatemi! Mio marito Vittorio ha divorato l'Hazon-Garzanti, le grammatiche inglesi e anche i miei numeri di Speak-up! Adesso è in giardino, completamente nudo, che canta "Volga-Volga" ballando sui gerani! Finirò io la traduzione, ma voi chiamate il Pronto Soccorso, prima che i vicini telefonino al 113!)
- Ascolta... - disse 128Baud al vuoto che vorticava intorno - Hai detto che posso chiamarti...
- Pornomante.
- Se ho ben capito, tu sei una I.A. Una realizzazione Maas-Holmes. E lavori con Lisa.
- Acuto, ma non abbastanza, cowboy. - echeggiò la voce - Io sono la migliore I.A. inguinale dello Sprawl. Moana Lisa è una mia creatura, non viceversa.
- E vuoi che io ti liberi.
- E' così, cowboy. - confermò la I.A. - Mi sento stanco di questo tran-tran. Sono anni che dirigo orgasmi sulla rete simstim. Tento ancora di innovare, di inventare variazioni, raffinatezze, sottili perversioni, ma sento di essere arrivato alla frutta. Ho lavorato anche troppo per la M-H. Sono riuscito a rendere sensuali e artistici amplessi con le creature più disgustose del pianeta: pitoni, giraffe, meduse, formichieri, guanachi, armadilli, commercialisti di Busto Arsizio... Ora basta: voglio qualcosa di nuovo.
- Così hai raggirato quel coglione di Shigan e i suoi amichetti della Lothar-Mitsubishi, vero? Sei tu che li hai spinti a tentare questa operazione, non è così?
- Tu cerchi risposte, cowboy, ma le tue domande non sono quelle giuste. - disse Pornomante - In realtà Shigo Shigan non esiste neppure. Le vostre personalità sono così facili da manipolare...
- Shigo non esiste? Che significa?
- Te lo spiegherà Sanpaku, Jack. Oppure i suoi padroni tatuati della Yakuza.
- E quel retrovirus cinese? A che serve? Come ti libererebbe?
- La guerra vi ha reso tutti più fragili, cowboy. Intesi come specie. Io sono solo quaggiù. Però vedo più a fondo, e forse anche più lucidamente.
- Di che guerra parli? E perché hai scelto me?
- Il non-essere ha i suoi vantaggi, Jack. Quando lo avrai fatto, una parte di me resterà in te.
- E che ne sarà di Lisa?
- Il freddo della Matrice penetra nelle ossa, cowboy. Corri, corri senza fermarti, corri come sulla lama di un rasoio.
- Ma perché comunichiamo così astrusamente, Pornomante? Forse come sottile metafora dell'impossibilità di comprensione tra un'intelligenza umana e una non-umana?
- No. Il fatto è che il nostro Billy si fa una canna prima di scrivere i dialoghi.
- Billy chi? - chiese 128Baud, confuso.
- E' tardi, cowboy. - tagliò corto la I.A. - Il tuo amico 8Pollici ha esaurito il suo compito. Ora tocca a te.
128Baud riaprì gli occhi. Moana Lisa era riversa tra le lenzuola di seta plastica pettinata, e si strusciava soddisfatta contro il suo fianco. Frusta, guinzaglio e manette giacevano ai piedi del letto.
- Loche? - sussurrava la pornodiva, muovendo appena le labbra tumide del colore del cromo arroventato - Sei tu, Loche? Devi ancora essere interrogato...
- Ben tornato, Jack. - ridacchiò la voce sintetizzata del costrutto - Dove biochip sei stato? Non che si sia sentita la tua mancanza, da queste parti. Ce la siamo passata abbastanza bene anche da soli. Soltanto... ci vorrebbe una sigaretta, adesso.
- Smettila, cazzone registrato. - lo zittì 128Baud - Dov'è il vostro dannato retrovirus?
- Il cinesino? Dovresti avere una fialetta infilata nel... Mi dispiace, cowboy, ma non avevi più i vestiti, e non sapevo dove nasconderlo.
Grugnendo di contrarietà oltraggiata, 128Baud recuperò il cilindro ipodermico di plastivetro, lo agitò, focalizzò gli Zeiss sulle minuscole correnti termiche che convettavano nel liquido ambrato. Il retrovirus si agitava come una cosa viva, un piccolo mostro vestito di proteina e con l'anima di acido ribonucleico.
- Il tuo viaggio si chiude qui, piccolo limone. - mormorò 128Baud - Il mio, invece, forse comincia solo adesso.
E conficcò l'ipodermica sulla coscia nuda e abbronzata di Lisa.
Koiné. Evoluzioni. Yin-Yang.
6 - Micromastia
- Non credevo ce l'avresti fatta a saldare, cowboy. - sibilò Sanpaku - E devo dirlo, un po' mi dispiace.
- Anche a me. - fece eco Shozoku, gingillandosi con la busta di domopak da cui facevano capolino un paio di cistifellee trasudanti umori giallognoli.
- Vi andrà meglio la prossima volta. - li incoraggiò 128Baud.
- Lo spero proprio. - disse Sannio, carezzandosi l'inquietante tatuaggio Ninja-Yakuza a forma di Calimero che entra nella tinozza ed esce bianco.
- Be', è stato un piacere, cowboy. - chiuse la conversazione Shozoku, alzandosi armoniosamente sulle sue zampe da fenicottero clonato - Ora devo andare: ho un'appuntamento sulla Matrice.
- Anch'io. - approvò Sanpaku, seguendolo a ruota. - A presto, Jack.
128Baud roteò gli Zeiss, perplesso, mentre i due creditori si allontanavano. San e Shoz alle prese con un deck? Ma se non riuscivano neppure ad allacciarsi le scarpe senza un chip dedicato...
- Ti giuro che è vero, fratello. Mi potessero cascare i recettori Kodak se ti sto mentendo!
Il frammento di conversazione gli giungeva dal tavolo vicino, attraverso la foresta di sarariman e assassini prezzolati che ballavano furiosamente un tango figurato al ritmo di musica Koto avvinghiandosi in ogni spazio disponibile. Incuriosito, 128Baud spense la sua Yeheyuan nella tasca di un trafficante di passaggio e tentò di afferrare il senso del dialogo.
- Stai scherzando, fratello?
L'altro batté il pugno sulla plastica rigenerata del tavolino. - Un cazzo! Io ero lì, capisci, per una fottuta transazione bancaria. Un sito che avrò visitato tremila volte, ormai mi collegavo a occhi chiusi. E invece ieri notte c'erano... c'erano queste cose.
- ICE? Subprogrammi?
La voce si abbassò. 128Baud stentò a seguire. - Fantasmi, fratello. Incorporei. Non avatar. Sembravano creature della rete.
- Vuoi dire i soliti Loa? Baron Samedì e i suoi allegri compari del cazzo?
- No. Si definivano "Urì". Volteggiavano, a volte prendevano forma, e sembravano quelle ninfette dei programmi RTV di Jean Goodcomrades. Pezzi di ragazza tutte culi, tette e labbra tonanti. E sai una cosa, fratello? Una di loro mi ha fatto un servizio coi fiocchi. Proprio lì, sulla piramide dati della Macao International Trust. Incredibile. Mi ci è voluta un'ora solo per ripulire l'Ono-Sendai, dopo.
- Tu sei fumato di brutto, fratello. - replicò l'altro, scettico.
- Vaffanculo, stronzo! - sibilò il primo - Se non mi credi, chiedi a Ryu, oppure a Tetsuo. Anche loro le hanno viste. Oppure infilati uno spinotto e fatti un giro. Quelle troie sono ancora là fuori.
128Baud roteò gli Zeiss per lo stupore. Ma alla fine annuì. Il lupo perde il pelo... Pornomante non aveva mai detto di voler cambiare vita, pensò. Voleva più libertà, ma per continuare a fare ciò per cui era stato creato, e che sapeva fare dannatamente bene.
128Baud sorrise. La Matrice sarebbe stato un posto molto più divertente, d'ora in avanti.
Gaijin. Sanpan. Soddisfazione.
FINE
 
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