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Da questo numero di Delos cambia qualcosa. O forse tutto resta come prima. Di certo, il numero 50 fa una certa impressione, ci costringe a girarci all'indietro e a osservare le tracce che ci siamo lasciati alle spalle. Ma è anche l'occasione per celebrare le nostre impronte nella sabbia, e per quanto riguarda la sezione narrativa che ho l'onore (e l'onere, vi assicuro) di curare, si è pensato di non stare a dannarci troppo l'anima alla ricerca dell'originalità a tutti i costi. Questo n 50 è dedicato a tutti i lettori di Delos da coloro che lo pensano, che lo scrivono, che lo realizzano, e dunque niente di meglio, per restare nel campo delle celebrazioni, che offrire nella rubrica "Script" un paio di racconti scritti da due membri della redazione stessa: Francesco Grasso e il sottoscritto.
Il racconto di Francesco è straordinario. Nato dalle suggestioni dell'autore per un lungo viaggio effettuato in Australia, raccoglie in se stesso tutte le qualità artistiche di questo autore, particolarmente bravo a rappresentare personaggi credibili, scenari esotici (anche quando del tutto normali e metropolitani) e trame entusiasmanti. Non sto cercando di esaltare un amico e un collega di redazione, tutt'altro. Francesco Grasso è uno scrittore apprezzato da molti (il Delos Book che raccoglie una selezione dei suoi racconti è stato scaricato da migliaia di lettori), e io sono felice da un lato di averlo come compagno d'avventura sulla solida barca di Delos, dall'altro di avere la possibilità di pubblicare per primo quello che considero il suo racconto migliore.
Per quanto riguarda il sottoscritto, Fame non è solo quanto di meglio avevo a disposizione tra i miei inediti. In realtà si tratta di un racconto a cui sono particolarmente legato, e che avrebbe dovuto uscire su alcune antologie a grande tiratura, ma che per una serie di arcani accadimenti è rimasto, fino a ora, chiuso nel cassetto virtuale del mio computer. Naturalmente mi fa piacere darlo in pasto ai lettori di Delos, anche se qualcuno potrà storcere il naso (ma come, è il curatore e si autoplubbica?), proprio perché questa operazione mi riporta ai tempi d'oro delle fanzines, a quando tutti ci autopubblicavamo e ci dannavamo l'anima per far conoscere i nostri scritti a quante più persone possibile.
Un modo di fare fantascienza che non ci ha mai abbandonato, a nessuno di noi che componiamo la redazione di Delos, e che sono felice di poter gustare nuovamente in occasione di questo magnifico numero 50.

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