racconto di
Claudio Asciuti

Quando le radici
I classici italiani scelti da Vittorio Catani
Grace Slick vide branchi di lupi correre verso Frisco





San Francisco aspettava nella notte piena di luna pallida il segnale che desse il via alla partenza; quanto ai figli dei fiori nascosti nelle strade dell'alienazione, a loro sarebbe spettata una sola trasformazione per ricondurli all'origine prima d'ogni vicenda, quando soffiava il vento della luna di giada splendente negli occhi di Grace Slick.

Nella lenta degradazione temporale in cui ogni oggetto si dissociava da sé mostrando aspetti incompiuti, l'unico elemento stabilmente esposto ai raggi cosmici risultava essere la fotografia dei Jefferson Starship. Nel mezzo calore della stanza delle metamorfosi ogni oggetto vibrava di luce propria e regrediva, mutava, addolciva le sue forme fino a smussare ogni angolosità: ma la fotografia restava immobile, omphalos di una realtà che non volevi accettare perchè non era tua.

Cerca Atlantide, è dentro di te
vive e respira lì.

Qualcuno stava seduto all'ombra scura degli alberi, nel caldo vento notturno carico di vibrazioni e di sottili aromatici incensi che si scioglievano nel silenzio; ma il parco era vuoto, il parco era notte e solo i lupi nascosti anch'essi a branchi nell'oscurità delle colline californiane, stavano in attesa che qualcuno desse il segnale.

Al bruciare dell'orecchio premuto contro la cornetta corrispondeva il lieve brusio della linea. Non c'era il silenzio, né la notte; soltanto il vuoto aspirava, scuro. Lei non parlava. L'ansito attraverso i fili, il respiro ingigantito dalla cornetta, percuoteva la stanza disfatta. Lei... No, non è lei.
- Perchè in quella fotografia Grace Slick assomiglia a te.

Parlando con i fantasmi c'erano i giorni passati, seduti attorno alla stanza a chiacchierare; le figure del sogno di Frisco e dello Human Be-In; lo stereo acceso, il fumo delle sigarette.
Ma San Francisco immersa nella festa della notte cedeva il passo all'incenso profumato, alle collane; dove il buio restava negli scampoli dell'esistenza, per ciò che si era cercato a lungo dalla creazione fino ad ora, settemila hippy celebravano il rito della vita quando sul palco appena elevato i Jefferson Starship si apprestavano oltre la folla multicolore a cantare gli inni della gente libera.

Lei guardava la lunga serie di cover vivaci gettate alla rinfusa sul tavolo. Lui stava ammucchiando in una pila ordinata i dischi di San Francisco, le fotografie, i libri, gli articoli. Quando ebbe finito, la tavola diventò la stessa Frisco.

- Che vuoi fare gli domandò quando lui cominciò a inondare di benzina il tavolo. Si interruppe a guardarla, sorridendo; ma lei non aveva paura. Accettava semplicemente ciò che stava per accadere, forse credeva che lasciandolo fare sarebbe guarito.
- Tornare a Frisco. Voglio tornare laggiù, a quei tempi, dove sono stato in precedenza; e voglio che tu diventi Grace Slick ed io Paul Kantner. - La colpì al viso con il pugno, lei scivolò indietro e cadde nell'inconscienza.

E ogni acido ti porta più lontano da tutta l'umanità
voi sentite di più
voi vedete lontano
voi sentite i pianeti nel vostro corpo.

Le luci spente erano teschi sogghignanti nel buio, scarne occhiaie corrose, ma quando i settemila hippy accesero le candele e i joint, il parco si illuminò di colpo riverberando. Rivelò l'allucinato scenario dei cavi e dei riflettori, i microfoni e gli strumenti di controllo. Grace si avvicinò al centro del palco salutando la gente con una mano. Le risposte: Om Yni Padme Hum ripetuto all'infinito. Quando il brusio si spense i Jefferson Starship diedero il segnale di partenza, attaccando Run with the wolpack run with the wolpack. Corri con il branco.

Avrebbe dovuto piangere e gridare, sentendo le fiamme bruciarle le carni; ma guardava il fumo che si levava dalla stanza in preda al fuoco, run with the wolpack, lui rideva di fronte a lei, si guardava incendiarsi come un antico bonzo.

E tutto si accese.

Lui era Paul. Lo sapeva. Le sue mani correvano sulla chitarra veloci scivolando sulle corde e ogni suono si ridestava dal precedente, le sue mani erano quelle di Paul, e il suo viso i suoi capelli il suo corpo erano il viso i capelli il corpo di Paul. Di fronte a migliaia di hippy che gridavano nella luce delle candele Paul Kantner suonava la chitarra inneggiando ai lupi: vicino a lui Grace cantava, accompagnandolo.

Ma lui non avrebbe fatto l'errore di Paul; no, avrebbe lasciato le cose come erano prima. Il mondo non sarebbe stato ancora guidato dalla mente, ma sarebbe rimasto stabile, immutabile, un mondo che solo il tempo avrebbe potuto cancellare. La realtà sarebbe ancora esistita, e non sarebbe stata che una.

Quando logica e proporzione
non esistono più
e il cavaliere bianco parla al contrario.

Nell'estasi lunare, nell'incenerimento corporeo, nel suono, mentre all'orgasmo collettivo si sovrapposero i settemila hippy salmodianti in tanti stacchi di realtà, spogliandosi, lanciando in aria i loro vestiti. Certo, una nuova realtà; quando inghiottirono le pillole gridando e saltando... i lupi uscirono dalle colline della California. Lui non capiva. Lui non voleva.

Grace s'avvicinò a Paul: lui gettò la chitarra lontano tra la folla dei lupi che s'infiltrava s'infittiva sempre più tra la gente. Si abbracciarono, poi lei mostrò la pillola bianca alla luna pallida, ai fiori d'aconito, ai branchi di lupi urlanti.
L'inghiottì.

Con me. Con noi. Per l'eternità.

Anche Paul inghiottì, e subito la calda sensazione di vivere quella luna splendente lo avvolse. Guardò i lupi che urlavano sotto il palco, e Grace, Grace con i suoi occhi che brillavano nel vento della luna di giada lo fissava carica d'amore per lui, per tutta l'umanità.

Quando i fiori del giardino sono morti
e la tua mente è piena di vento
non vuoi qualcuno da amare
non hai bisogno di qualcuno da amare.

Fissò le sue mai rattrappirsi in zampe pelose, il suo corpo rimpicciolire, lunghi peli scuri nascere sulla pelle. Le zanne lucenti al lume pallido della luna, ora che le candele erano spente, brillarono. Scivolò a terra, le zampe dure sul palco solido di legno umido nella notte, e si unì al coro delle migliaia di fratelli lupi che urlavano nella notte.
Adesso era uno di loro.

Immagino che tu stia chiamando te stesso Grossa Zanna
osservandoti correre con la muta
muta di licantropi
scintillanti sulle colline
lupa gocciolante
vieni qui, e trovami.

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