racconto di
Riccardo Vigilante


Joyce





Mettiamola così. Il lettore sei tu, idiota, sei tu il detenuto. Io mi chiamo Joyce e sono quello che scrive, per così dire. Le unità didattiche come questa, però, ti servono per uscire da qui. Difficile trovarne una più economica. Quindi non fare lo schizzinoso. Non fare tanto lo schizzinoso alla notizia che qui si parla di letteratura.
Allora, due problemi, uno ciascuno. Il tuo è che sei recidivo. Il mio è che della letteratura del XX secolo non è rimasta traccia. Come la mettiamo? Con i frammenti ufficiali e lo scintillante esercizio dell'abduzione, certo, come altrimenti? I frammenti pubblicati, gli unici per cui gli gnomi del Pentagono danno semaforo verde, sono quelli ricostruiti nella Repubblica popolare cinese per conto della Spielberg Foundation intorno alla metà del XXIII secolo (che ti fotte sapere cosa era la Cina? Una cisti. Okay?)
Ma quale è l'anima di questi testi? Dov'è la dimensione esoterica di queste schegge? Ed io, perchè spreco tempo con te? Le domande fioccano inesorabili, ma lo spazio per la premessa termina qui. Ecco il primo frammento, se dalle tue parti non tira aria di amnistia.

ISMAIL IL VIANDANTE

Chiamatemi Ismail. Qualche anno fa -non importa che vi dica quanti- vi avrei dato lo stesso consiglio.

Per Jeremy Hax - che vi dedica una monografia su Guns for art, periodico delle polizie private di La Paz - "Ismail il viandante" è il primo testo interattivo sperimentato dalla Sendoy alla fine del XX secolo. E' probabile che i rudimentali comandi per agire una trama siano nati proprio qui, spigolando sulle fantasie di un mercante poligamo in viaggio da Antiochia a Taz.
Hax cita la testimonianza di Susumu B., hacker della Sendoy, che annota dei suoi rapporti con Ismail e di un paio di colloqui con la seconda moglie: "occhi incantevoli, come certi pettirossi di Park Avenue" Una copia della relazione di Susumu B., in circolazione clandestina alcuni anni dopo, mostra però qualche aggiunta rilevante: "Una volta lo feci secco: alzai il volume e lo spiaccicai sulla sabbia, no, non morì, ma restò di cattivo umore..." Susumu B. non accenna invece alla causa del suo allontanamento dal lavoro: una storia che inizia un piovoso mattino di febbraio quando gli altri hacker si avvicinano ai terminali e trovano Ismail che decide di non partire, si stringe alle tre mogli residue e denuncia un sequestro interattivo. L'intelligence della Sendoy, perquisendo l'appartamento di B., trovò quella stessa mattina un dizionario nippo-siriano, polvere di mescalina e avanzi di couscous. Dei due amanti non sarà rinvenuta più alcuna traccia.
Per quel che riguarda le altre interpretazioni, se quella di Hax ti scatena qualche fobia testuale, ricorda che la questione è davvero molto intricata, come conferma Ruth Hax: "Metafora dell'interattività primitiva? Rievocazione di un segmento di tradizione berbera da parte di un alcolista anonimo? Oh, orientarsi non è facile, ma se da questo sgorbio è nato il primo testo interattivo, allora io sono Bambi e mio fratello Jeremy è Cinderella!"
Confuso? Il lavoro della critica è come l'elenco degli ex compagni di classe di mia moglie, ragazzo: interminabile. Meglio limitarsi allora a un paio delle ipotesi migliori e allacciare le cinture. E' in arrivo il secondo frammento.

SI

...lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì...

Un certo Harold ha telefonato ieri per Karen. Sul finire ha detto poi di chiamarsi Lucas e di aspettare un segnale "per il problema della punteggiatura". Quando le ho fatto notare la contraddizione lei ha liberato una nuvola di capelli e mi ha puntato dritto: "Lascia perdere, scoiattolino, il ruolo del detective risveglia sempre quella tua fastidiosa emicrania..." E' finita che abbiamo fatto l'amore senza neppure entrare nel simulatore, e dopo poco eravamo entrambi di cattivo umore.
Per il secondo racconto però non ci sono difficoltà interpretative. Il testo è una metafora della razionalità di mercato, in lotta continua contro l'integralismo statale di fine millennio. Qui ho un brano di uno sciamano europeo dell'epoca che descrive in maniera classica la situazione:
"Immaginate di aver fatto un colpo. Ora tenete sotto tiro i vostri due complici e il migliaio di zombie a cui avete portato via tutto. Nessuno sa quante pallottole vi rimangono. Neppure voi. Mentre discutete con i due complici uno degli zombie fa un passo. Lo fulminate tra le pupille e continuate a discutere, non senza una certa proprietà di linguaggio. Nessuno degli zombie si fa più avanti. Restano a marcire con i loro corpi da zombie e non è certo un buon odore quello che si avverte. I vostri complici aspettano di impadronirsi della pistola. Gli zombie vi guardano silenziosi. Il mio consiglio? Dato che siete voi a sganciarmi l'assegno mensile: continuare la discussione con un linguaggio appropriato" (K. Popper).
Se non credi agli sciamani -ma ci sono certe fatine dalle mie parti che convincerebbero il più accanito scientista di sesso maschile- eccoti il secondo brano sul tema. Ricostruzione storica al 100%, idiota: "A fine millennio si stavano avverando le previsioni di quel marxista eterodosso del Tennessee, si, Wallerstein. Le novità erano due: i primi virus autoconsapevoli e, come aveva previsto quel bastardo, un proliferare di vaghe forme di socialismo, abbastanza flessibili da salvaguardare il potere delle vecchie classi dirigenti. "Democrazia", "make up", "sesso orale": il linguaggio politico dell'epoca non ci è ancora chiarissimo." Sono le parole di Roger Byter, top fellow tra i political consultant per l'ultima campagna elettorale di Al Capone. Spero che il brano dell'intervista possa servirti: di sicuro il resto costava troppo. Se poi la storia politica non è il tuo forte (ma molti pensano che è impossibile essere a riguardo più ignoranti dello stesso Byter) e se non hai mai letto "Il mondo salvato dalla Nestlè" di Doris Day, allora non ti resta che dirigerti come una cavia in vacanza sul terzo frammento di questa raccolta.

PAROLE INVISIBILI

...

Per quel che riguarda "Parole invisibili" il dibattito è inesauribile. Ieri ad esempio Bush della Escobar University mi confessava: "questo testo è troppo repellente per essere vero; se è la prova a cui ci sottopone qualche polverosa divinità guatemalteca o un' intelligenza extrasolare non voglio certo farmi trovare impreparato...". Giusto.
Stasera ad esempio Karen è ridotta uno straccio e finisce che lo facciamo senza neppure entrare nel simulatore: strisce viola, scaglie di onice e denti di leopardo, intendo. D'improvviso però perde il controllo del monitor e le sfugge una nuvola di parole incomprensibili, che cerco subito di registrare. Troppo tardi: mi azzera di colpo l'ossigeno e mi paralizza. Poi mi aggancia con una vecchia cinghia elicoidale e rolliamo un po' sulla stessa superficie. Venti parole dopo si infila una tuta mimetica con una borsa zeppa di antivirali rapidi. Le faccio: "in campana, bambina". Risponde in un soffio: "Va tutto bene, Joyce". Allora rimango solo, le rubo qualche spicciolo dal conto e riprendo a lavorare. Mai farsi trovare impreparato. Beccati l'unico frammento epistolare sopravvissuto alla glaciazione postale del XXII, idiota.

LETTERA DA MILL VALLEY

Petunia, ragazza, come butta il Natale a New York?...

Per Karen la lettera è sempre stata un apocrifo, un esercizio di stile riuscito come le mie migliori performances sessuali. Per Isaac Bound invece, il più autorevole critico della Melanesia tedesca, "Lettera da Mill Valley" è "il primo caso in cui nel genere epistolare affiora l' effetto del benzoilene, l'additivo energetico usato dalla Pepsi prima dell'intervento dei mercenari angolani." Per Russo Chang, invece,"la Grande Crisi della Cola alla fine del XX secolo, con i suoi 57 milioni di invalidi, non spiega nulla e Isaac Bound farebbe bene a sbudellarsi prima di aprire quella sua fottuta boccaccia ebrea!" Per Chang la lettera è infatti una delle 127 scritte da A. Huss, odontotecnico boemo affetto da nevrosi da circo, durante la permanenza al Mental Research Institute di Albany, New Jersey. Huss sarebbe poi fuggito con una infermiera brasiliana di nome Pedro che qualche tempo dopo, in un accesso di gelosia, avrebbe distrutto le altre 126 lettere: "una sorta di secondo incendio della biblioteca di Alessandria, gente!."
E poi? Un attimo: sento Karen che entra in casa con qualcuno e lo introduce nel decontaminatore, il video che ronza le generalità e riceve il verde dal controllo. E' ora di andare a conoscere il nuovo amico di Karen, ragazzo, mentre il tuo programma di riabilitazione può aspettare ancora senza marcire completamente.

* * *

Come dire. Sono due anni dalla sera che Karen lo portò a casa. E ora sono accerchiato. Tra poco piomberanno qui e mi faranno fuori: ho poco tempo, poche parole, e non è detto che sia proprio uno svantaggio. Ma è di nuovo febbraio, e nell'aria c'è uno spruzzo del primo polline, un ultrasuono di oboe che solo qualche radar clandestino percepisce. C'è anche un albero, in questo distretto, e se ti avvicini senti il ronzio del virus che abbiamo depositato nella memoria della città: spezzare le catene degli schiavi ai remi della galera, alterare il dna di una taibatsu, se intendi. Oh, non è il momento per la letteratura. Eppure è proprio dalla letteratura che nasce questa storia. Questo breve testo era stato originariamente congegnato per un detenuto adolescente non omologato. Ora invece sarà come un messaggio nella bottiglia. Era nato come introduzione ad improbabili frammenti letterari di fine millennio, uno dei tanti giochi di lobotomia e sottomissione che offrono i programmi educativi, se ricordi bene. Finisce con il vecchio Joyce che scrive di libertà e fughe verticali nella notte.
Ecco le sirene. Sono già qui. Pochi secondi ed entreranno. Non c'è che una sola possibilità per guadagnare un soffio di tempo. Non dirmi che non indovini. L'unica possibilità per guadagnare un soffio di tempo, quando hai il fiato sul collo e la gola serrata, è fermare l'azione e scrivere un racconto. Non il migliore, solo un altro ancora.

ORDINE DEL PRESENTE

Quella sera Karen portò il suo amico a casa e non fu una cena noiosa. Quel tipo era basso, cotto dal sole e con l'aria di chi ha un rospo sullo stomaco. Non aveva torto per il rospo: era Ismail il viandante.
-- Mettiamola così, Joyce: perchè credi che della letteratura di fine millennio siano rimasti questi ridicoli frammenti governativi o come diavolo li chiamate adesso?
-- Perché la crisi del XXII secolo, Ismail, le onde migratorie dei popoli del sud, il collasso della rete...
-- Questa è una versione, ragazzo...ma a viverle da vicino le cose erano diverse, sai, come zombie non stai lì a menartela con il diritto di proprietà o l'estetica rinascimentale...
-- Joyce, -- fece Karen, -- Ismy vuole dire che non tutto è così come sembra e, sai, la letteratura del XX. Beh, forse abbiamo un problema.
-- Noi?
-- Si, Joyce, ora sei diventato una parte del problema...
Ragazzo, non ci crederai, ma quel tizzone d'inferno che avevo davanti giurava di essere un pericolo pubblico numero uno, quello che aveva spaginato la letteratura del XX a partire dal pomeriggio in cui uscì fuori dal testo originario della Sendoy e iniziò a vagare per Downtown alla ricerca della seconda moglie e di Susumu B.
-- Ismy, cosa hai fatto?
-- Beh, ragazzo, volevo farla pagare a quei bastardi della Sendoy, a chiunque nel mondo reale. Non fu difficile introdurmi nella memoria centrale della Sendoy. Immaginavo che di lì a qualche secolo i supporti cartacei sarebbero passati di moda, beh, la crisi del XXII, con la distruzione di ogni testo scritto, mi diede solo una mano..
-- Non ti seguo, Ismy.
-- Joyce, -- interruppe Karen, -- Ismy fece un po' di casino nella memoria centrale della Sendoy. Piazzò chiavi interattive a lunga durata, capaci di liberare i personaggi di ogni testo memorizzato e di lasciarli liberi di vagare per il mondo reale. Poi scommise sulla scomparsa dei supporti cartacei e sull'espansione Sendoy fino al monopolio assoluto. Come dire: ha lasciato che qualche secolo gli passasse sotto il naso e si è accorto di avere vinto la scommessa.
-- E allora?
-- Allora... -- riprese la donna che per anni era stata mia moglie, occhi color del cielo, -- ...allora è successo che un mucchio di tipi strani hanno abbandonato i testi originari e hanno iniziato a gironzolare qui intorno a partire dal XXIII secolo: vecchi ebrei dublinesi curiosi delle donne, cow-boy della consolle dal cuore tenero, agrimensori ossessivi, un clown di Colonia, gangsters malinconici su Staten Islands, un paio di sciatori yankee al caldo di un rifugio svizzero...Non so se rendo l'idea, scoiattolino...
Per me quei due avevano fuso, a quel punto.
-- ...il problema è politico, scoiattolino, i tipi che saltano fuori dai vecchi testi si mimetizzano velocemente con il nuovo ambiente ma ne sono immuni, si creano un passato...a volte parlano del posto da cui provengono...altre volte mandano qualcuno che li sostituisce nel testo originale, ma con un numero insufficiente di istruzioni...E il problema è che sono tipi strani...Non è solo la letteratura di due secoli che si guarda nello specchio e si ritrova completamente diversa, è l'ordine del presente che rischia di andare in pezzi. Finisce che in giro c'è gente che la sa lunga, e nessuno è più sicuro di nulla...
No. Non si può dire che mi stessero chiarendo le idee. Due anni fa avevo un contratto con una casa correzionale e un matrimonio mediamente incomprensibile. Non immaginavo che esistesse un "ordine del presente", nè tantomeno che ci fosse qualche maniera per farlo andare in pezzi. Nessuno lo avrebbe ritenuto utile. Ma quei due lì davanti sembravano decisamente convinti che questo era il modo migliore per guadagnarsi il paradiso. "Ordine del presente" Ne avrei avuto di cose da imparare per i successivi due anni.
-- Ismy, -- feci ad un certo punto per allentare la tensione, -- non eri un mercante ai tempi delle dune di Taz...come sei finito in politica, solo questione di donne?
-- Amore, politica, metafisica...è sempre letteratura, Joyce, è sempre e solo letteratura. -- A quel punto ho abbassato gli occhi. E' l'unica volta che ho parlato di Karen con Ismail.

* * *

Ecco. Il racconto è finito. Loro sono qui. Pochi dubbi, salari alti e un computer di bordo in cui galleggiano schegge del XX. "Non c'è una sola possibilità di farcela," avrei pensato due anni fa, la sera che Karen portò a casa Ismy. Ma ora è diverso. Ragazzo, non c'è tempo per spiegare, ma la lotta di liberazione è così: mescola le carte come una qualsiasi spy story, utilizza mitomani di origine araba, muta un impiegatuccio in una sorta di eroe, spinge Ismail a trasformare una storia di donne in un'insurrezione permanente, lascia intendere che "la vita è adesso" (Angie Lux, prima epistemologa off giustiziata per aver falsificato il Sondaggio di Primavera) E se ti piacciono i finali aperti, ricorda: tra quelli che ora stanno sfondando il muro magnetico per cancellarmi come un errore di ortografia abbiamo infiltrato un paio dei nostri. Spero solo non siano rimasti incantati come mammole al computer di bordo: non tira proprio aria per la letteratura, oggi...

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