L'"industria Borges" in marcia
L'occasione era troppo ghiotta per sfuggire all'industria culturale, in Argentina e nel resto del mondo. Nel corso dell'anno che si è appena concluso, perciò, sono comparse nuove edizioni delle sue opere insieme ad antologie di testi finora dispersi in introvabili riviste, sono stati riesumati scritti giovanili a volte espressamente ripudiati dall'autore, è uscito qualche inedito. C'è stato un gran proliferare di studi critici, e ci hanno addirittura assicurato che la bibliografia su Borges è ormai più estesa di quella di qualsiasi altro scrittore (con l'esclusione di Shakespeare). Sono state pubblicate diverse biografie che hanno fatto storcere il naso o accapponare la pelle ai suoi fan più sfegatati.
(1) Non sono mancate le curiosità, come
Borges. Develaciones, di
Félix Della Paollera, amico intimo dello scrittore e profondo conoscitore della sua opera. In questo libro si sostiene che molti personaggi dei racconti di Borges non erano soltanto prodotti della fantasia. Don Isidro Parodi, per esempio, protagonista di un racconto scritto in collaborazione con l'amico Bioy Casarés sotto lo pseudonimo di H. Bustos Domecq, sarebbe stato nientemeno che il barbiere del quartiere. Quanto a Herbert Ashe, l'ingegnere inglese del celeberrimo racconto
Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, non sarebbe affatto una rappresentazione del padre di Borges Dalla Paolera smentisce su questo punto diversi critici, bensì tale William Foy, un ospite permanente dell'Hotel de Androgué (così si chiamava nella realtà e anche nel racconto) che era davvero ingegnere ferroviario. Della Paolera lo conosceva, ma quando si offerse di presentarlo a Borges, questi non ne volle sapere: "era terrorizzato all'idea di parlare con un suo personaggio".
E' stata annunciata, infine, la pubblicazione delle lettere scritte da Borges ragazzo a un paio di amici, fino a poco tempo fa misteriosamente rinchiuse nella cassaforte di una banca svizzera. Si profila un'immagine piuttosto diversa da quella accreditata dall'agiografia che lo vuole pudibondo, secondo i canoni dell'educazione vittoriana ricevuta dalla nonna, sempre sotto tutela della madre e perdipiù perennemente sfortunato in amore. Da queste lettere emergerebbe invece un Borges assiduo frequentatore di un casinò, che inventava trucchi per vincere e poi si precipitava al casino (questa volta senza accento) per scialacquare quel che era riuscito ad arraffare.
Nemmeno la tv e il cinema sono rimasti con le mani in mano: in aprile sono iniziate le riprese del film
Estela Canto, un amor de Borges, incentrato sulla figura della giovane traduttrice cui lo scrittore dedicò il celebre racconto
L'Aleph, mentre la rete televisiva spagnola Canal + ha mandato in onda un documentario niente affatto convenzionale. E non poteva mancare un'incursione nella multimedialità: lo scrittore argentino
Ricardo Piglia, insieme a Sergio Renán e Guillermo Kutica hanno realizzato un paio di anni fa
La Biblioteca Total, un cd-rom che, oltre a ripercorrere l'opera di Borges, consente di "giocare al bibliotecario" secondo lo schema de
La biblioteca di Babele, uno dei suoi racconti più intriganti. Come è noto, si tratta di un testo che ha offerto innumerevoli spunti per metafore incentrate sulla Rete, in quanto presentava un'anticipazione delle possibilità offerte dall'ipertestualità. (Poco importa, vero?, se sia stato Negroponte o Eco a stabilirlo per primo.)
La biblioteca di Babele racconta infatti di un universo composto da interminabili gallerie che contengono tutti i libri immaginabili... e non si è detto che Internet è una biblioteca virtualmente infinita? Chissà se Borges si sarebbe divertito a navigare in Internet, o se avrebbe provato un senso di angoscia a sfogliare questo
Libro di sabbia con un numero di pagine incalcolabile, dove non si può trovare una prima pagina e nemmeno un'ultima...
In aprile è stata inaugurata alla Biblioteca Marciana di Venezia una mostra itinerante di cimeli (libri, fotografie, oggetti e curiosità varie) che in seguito è approdata anche nelle principali capitali europee, a New York e Buenos Aires. Prevedibilmente strutturata come un labirinto (una delle ricorrenti ossessioni borgesiane), è stata ideata e organizzata sotto la supervisione di
Maria Kodama, che conobbe lo scrittore ancora ragazzina, gli fu vicina negli ultimi anni e finì per diventare la sua seconda moglie poche settimane prima che lui morisse. Dopo di che ha assunto la presidenza della Fondazione Internazionale che gli è stata dedicata, nonché l'impegnativo ruolo di guardiana della sua memoria, non senza suscitare prevedibili contestazioni.
(2)
Nemo propheta in patria
Volete saperne una? Non esiste ancora un'edizione critica dell'opera omnia di Borges in spagnolo. Da tempo un comitato accademico ha ricevuto l'incarico, ma a quanto pare problemi di vil denaro hanno finora impedito l'impresa, che pure è stata portata a termine in Italia più di dieci anni fa e in Francia quest'anno.
E non è l'unica nota dolente. Il quotidiano di Buenos Aires
La Nación, ha rivelato che, nonostante il risalto di cui Borges gode sulla stampa, e nonostante la regolare ripubblicazione delle sue opere (anche in edizioni economiche) e il battage pubblicitario che si scatena in occasione di ogni anniversario, la sorte dei suoi libri continua a rappresentare un enigma: non si vendono granché, non si sono mai venduti al di fuori di una cerchia piuttosto ristretta.
Secondo i dati di un'inchiesta della Gallup realizzata nel mese di ottobre dello scorso anno, soltanto il 32% delle oltre 1500 persone intervistate ha indicato Borges come lo scrittore argentino più importante. Al secondo posto, con il 10% delle preferenze, Ernesto Sabato.
(3) Solo il 38% ha dichiarato di aver letto almeno un libro di Borges. E il 28% non lo conosce affatto. Il sondaggio è stato effettuato sia a Buenos Aires che nel resto del paese, ed è risultato che Borges è più conosciuto fra i giovani, le persone di elevato status economico e gli abitanti della capitale.
Lui, comunque, forse non scherzava affatto quando disse che "la democrazia è un abuso delle statistiche", e non se la sarebbe certo presa per ragioni di botteghino, anche se non nascose mai il piacere che gli dava ricevere apprezzamenti, premie onorificenze.
Ma non ha ricevuto solo lodi. Nel 1946, quando non nascose la sua avversione per il regime peronista, gli venne tolto il modesto incarico di bibliotecario che ricopriva e gli fu assegnato, derisoriamente, quello di ispettore di pollai, che lui peraltro rifiutò subito. In seguito la sorella Norah finì in prigione e la madre agli arresti domiciliari, mentre lui era sorvegliato strettamente. Negli anni Settanta poi si tirò addosso le ire di tutta quanta la sinistra per le sue iniziali dichiarazioni di sostegno a favore della dittatura militare del generale Videla, solo tardivamente corrette, quando si seppe dei crimini di cui si era macchiata.
(4) Così gli rimase appiccicata per un bel pezzo l'etichetta di "scrittore reazionario", sia in patria che in Europa. Per la destra argentina Borges era un regalo inatteso: le faceva comodo un uomo integro, di modeste condizioni economiche, che si metteva a difendere privilegi di cui non godeva come se si trattasse di diritti. Potevano esibirlo come un esempio per i
descamisados, che imparassero da lui a stare al proprio posto. Dal suo punto di vista, si tratta forse soltanto di un altro dei suoi paradossi: proclamarsi sostenitore dell'ordine, cittadino modello, e nello stesso tempo incarnare la figura di uno scrittore che propone l'anarchia cosmica.
Del resto Borges non suscitò antipatie solo per le sue opinioni politiche. Ecco una cartolina ad alto contenuto alcolico di Hemingway spedita dall'Avana in data 13 marzo 1950: "Dear Jorges, my Cuban friend Lino Calvo gave me The Aleph, here in El Floridita, el Catedral del Daiquiri. Sure, dammed good book. They are saying around you are the best writer in Spanish, but you can kiss my ass and you never hit a ball out of the infield in your life. You took LITERATURE too solemnly. You discovered life late. You come down down here and fight for free with an old character like me, who is fifty years old and weighs 209 and thinks you are a shit, Jorges, and would knock you in your ass. HOW DO YOU LIKE IT NOW, GENTLEMEN? Viva El Torre Blanco. Yours sincerely, Papá". L'antipatia del resto, come è noto, era ricambiata e ne fa fede questo mazzolino di fiori per la tomba dello scrittore americano: "Hemingway, che era un po' uno spaccone, finì per uccidersi perché si rese conto di non essere un grande scrittore. Questo, in parte, lo riscatta".
Del resto, a quanto pare, Borges non ha smesso nemmeno da morto di suscitare antipatie. Di recente,
Arturo Pérez Reverte, autore di bestseller che però non sopporta di essere paragonato a Tom Clancy o Ken Follett, ha dichiarato pubblicamente che Borges era un
gilipollas (una traduzione plausibile? testadicazzo) perché avrebbe sempre esaltato la cultura inglese e disprezzato quella spagnola. E per finire, in Rete circolava una mail di un buontempone dal titolo piutosto esplicito: "Odio Borges", che inizia così: "Domani avrebbe compiuto un secolo, se non ci avesse concesso l'unica cortesia della sua vita: quella di morire. Come voi, anch'io lo odio, lo invidio, lo aborrisco..." e via di questo passo. Voi direte: materiale per strizzacervelli, il complesso di castrazione, il parricidio (letterario, nel nostro caso)...
Un premio Nobel post-mortem?
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Sentenze borgesiane |
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Best-seller: ai miei tempi non c'erano best-seller e non potevamo prostituirci. Non c'erano clienti per comprare la nostra prostituzione.
Comunisti: vi sono comunisti che sostengono che essere anticomunista equivale a essere fascista. Ciò è altrettanto incomprensibile quanto affermare che non essere cattolici significherebbe essere mormoni.
Coraggio: mi piacerebbe essere coraggioso. Il mio dentista mi assicura che non lo sono.
Dottrine: quelli che dicono che l'arte non deve diffondere delle dottrine, di solito alludono a dottrine contrarie alle loro.
Genere poliziesco: Io credo che fra tutti i generi quello poliziesco sia forse il più artificiale, perché in effetti i crimini non si risolvono con i ragionamenti, ma con le delazioni.
Governo di militari: un governo di militari dev'essere altrettanto buono o cattivo di un governo di dentisti, di tassisti o di ingegneri.
Nobel: Io sarò sempre il prossimo Nobel. Dev'essere una tradizione scandinava.
Politica: una delle forme della noia.
Tango: ha un'origine infame, e si nota.
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Il direttore della Biblioteca Nacional di Buenos Aires, Oscar Ibarra Mitre, con il beneplacito del governo argentino, ha sollecitato l'Accademia svedese affinché assegni a Borges il premio Nobel per la letteratura post-mortem. Hanno altrettante probabilità di spuntarla quante ne ho io di vincere al Superenalotto, ma tant'è, la querelle intorno alla mancata concessione del Nobel a Borges è una delle accuse ricorrenti che vengono mosse al misterioso Comité che decide dell'assegnazione del premio, tanto da trasformarsi in un vero e proprio tormentone: "A chi hanno dato il Nobel quest'anno? A Pinco Pallino? Ma è uno scandalo! E pensare che non l'hanno dato a Borges!".
Si vocifera che stesse per riceverlo nel 1976: avrebbe dovuto condividerlo con Vicente Alexaindre; per colmo d'ironia nel 1979 vinse il Premio Cervantes,
(5) ma anche questo a metà con il poeta spagnolo Gerardo Diego; stessa sorte per il premio Formentor, nel 1961, che dovette dividere con Samuel Beckett.
Si sostiene che sarebbero state le sue posizioni politiche a pregiudicarlo, in particolare l'accettazione di un'onorificenza da parte del dittatore cileno Pinochet. Può darsi. Del resto, al di là delle dichiarazioni di principio, i criteri di assegnazione del Nobel, così come quelli che presiedono alla formazione della giuria, restano insondabili. Quel che si sa è che si tratta di un marchingegno in apparenza molto democratico, che sollecita segnalazioni da parte di migliaia di associazioni di scrittori in tutto il mondo, ma chi decida la rosa dei papabili, e soprattutto i vincitori, resta un mistero che solo il re di Svezia (gran maestro delle logge di tutti i paesi nordici e scandinavi), e il segretario a vita del Comité da lui nominato, attualmente l'ineffabile
Sture Allen, potrebbero sciogliere. Per noi comuni mortali, gli archivi con i verbali delle discussioni e delle votazioni si aprono soltanto dopo cinquant'anni dall'assegnazione di un premio. Così, qualche archivista del futuro forse potrà darsi la briga d'indagare perché il nome di Borges, presentato ben venti volte, sia sempre stato respinto. Tra l'altro, a quanto si dice, a opporsi all'assegnazione fu il suo stesso traduttore svedese, che in tal modo probabilmente voleva confermare il famoso adagio che vuole i traduttori nient'altro che traditori.
Sta di fatto che di solito vengono presi in considerazione soltanto scrittori molto prolifici, di preferenza autori di romanzi, una forma narrativa, come si sa, aborrita da Borges. E se pure Borges fu autore abbastanza prolifico, la sua produzione consiste per partito preso, beninteso di un numero sterminato di minuscoli frammenti. Mentre il Nobel, per restare in America Latina, è andato ad autori di romanzi poderosi, come il dimenticato guatemalteco
Miguel Angel Asturias nel 1967,
(6) o come
Gabriel García Márquez nel 1982. E ancora: a
Pablo Neruda nel 1971 e a
Octavio Paz nel 1990. Anche di Miguel Angel Asturias ricorreva il centenario della nascita nel 1999, ma ben pochi se ne sono ricordati, alla faccia del Nobel e di due romanzi come
Il signor presidente e
Uomini di mais.
Da noi comunque Borges ha sempre goduto di un'ampia fortuna editoriale: dal 1985 è disponibile l'opera omnia (
Tutte le opere, due volumi dei Meridiani a cura di Domenico Porzio che nel 1996 erano giunte alla VII edizione), e le sue raccolte più significative di racconti,
Finzioni e
L'Aleph, sono state ripubblicate più volte. In Italia, poi, gli hanno tributato giudizi elogiativi scrittori del calibro di
Italo Calvino che attualmente riposa poco lontano, nello stesso cimitero di Ginevra e
Umberto Eco. E forse quei riconoscimenti erano il saldo di un debito. Come scrive Roberto Paoli in un bel libro dedicato appunto ai rapporti di Borges con la cultura e gli scrittori italiani: "Credo che l'influenza esercitata da Borges sulla narrativa italiana degli ultimi venti-venticinque anni sia la più estesa e feconda che sia venuta da uno scrittore straniero. L'impatto di Borges si è inserito nella crisi sempre più profonda di tutto un ordine di indirizzi e di valori (realismo, ideologia, storia, avanguardia) e ha modificato o addirittura sovvertito il quadro (...) Il primo messaggio realmente influente sbarcato dall'America Latina (...) ha fatto presa in Italia e in Europa ribaltando il concetto erroneo che si aveva di quel subcontinente letterario, ritenuto a torto capace di esprimere soltanto scrittori politici o realisti più o meno magici".
(7)
Uno scrittore per adolescenti?
"La grande lezione di Borges sta nella sua grande onestà nel mettere tutto in bella vista senza nascondere nulla. [...] Ogni frase corrisponde a un pensiero onestamente pensato. Ogni frase risulta coniata in modo perfetto, come se fosse scritta in latino. Dovrebbe essere la norma, ma la letteratura è sempre maschera, trucco. Borges, invece, quello che pensava lo diceva nel modo più facile, semplice ed economico possibile. [...] Io sono passato attraverso fasi antiborgesiane quasi violente. In seguito sono tornato a una posizione più ragionevole. Comunque non ho motivi per essere arrabbiato con lui. C'è un fatto che è abbastanza ovvio, ed è che Borges è uno scrittore per la gioventù. In ciò vedo l'influenza anglofila della sua opera, dal momento che la letteratura inglese è destinata ai più giovani. Continuare a adorare Borges durante la mia maturità sarebbe un atto di narcisismo."
Sono parole di
César Aira, uno scrittore argentino molto prolifico che pratica una forma personalissima di letteratura fantastica.
(8) Ci voleva un personaggio eccentrico e sorprendente come lui per parlare senza peli sulla lingua del "mostro sacro" per eccellenza della letteratura argentina. Ma c'è un'altra testimonianza in tal senso: "Borges bisogna cominciare a leggerlo quando si è giovani: quando le verità sono nuove, incluse quelle artistiche. Meglio ancora: bisogna leggerlo nell'adolescenza, che è l'età barocca della vita, armata di antitesi e di iperboli. Allora leggiamo Borges come ascoltando un adulto che ci parla come se fossimo adulti, in una fase della vita in cui l'importante è crescere. Leggere Borges è un bel modo di crescere, di aprirsi alla luce infinita del linguaggio".
(9)
Borges uno scrittore per adolescenti dunque? Ebbene, devo ammetterlo, l'osservazione non mi ha affatto scandalizzato, anzi, mi ha convinto quasi immediatamente. Tant'è che anch'io ho provato una smisurata ammirazione per Borges da ragazzino, ma poi la febbre mi è passata. Ho avuto un ritorno di fiamma quando ho riletto i suoi racconti migliori e alcune poesie nell'originale, perché è impossibile non subire il fascino della sua prosa.
(10)
E non posso non apprezzare in sommo grado il Borges lettore, le sue osservazioni illuminanti su libri e scrittori. Ma troppo spesso ormai mi imbatto in giudizi acritici che ne fanno una sorta di guru del postmoderno in letteratura,
maître à penser coniatore di frasette usa-e-getta buone per i baci perugina. Sì, bisogna riconoscere che anche Borges è stato colpito da quello che Cioran ha definito "il castigo della consacrazione": è un autore troppo spesso citato da chi non lo ha letto, che si presta fin troppo alla facile citazione, "l'autore di culto di coloro che non hanno cultura: l'Omero depovero", come dice Cabrera Infante. E siccome per qualcuno è già diventato nientemeno che "il più grande scrittore del Novecento",
(11) ho deciso: mi impegnerò seriamente a imbrattare un po' di graffiti il monumento dell'Omero della pampa, uno scherzo che a lui, che amava gli scherzi, forse sarebbe piaciuto.
L'altra campana
Borges era modesto, ed è stato un onesto critico della propria opera, salvo contribuire poi in qualche misura difficile dire se per ingenuità o per civetteria alla propria museificazione in vita. Nel 1985 dichiarò in un'intervista al quotidiano
El Clarín: "Non c'è uno scrittore più noioso di me. E' un grosso equivoco quello che la gente mi legga, perché nemmeno a me piace quel che scrivo, e per questo nemmeno io lo leggo". E in un'altra occasione: "Dicono che sono un grande scrittore. Mi fa piacere questa curiosa opinione, ma non la condivido. Domani qualche persona lucida la respingerà facilmente e mi etichetterà come un impostore o un imbroglione, o come entrambe le cose insieme. Non ho coltivato la mia fama, che sarà effimera".
(12) In Italia c'è stato qualcuno che ha voluto accaparrarsi il titolo di "persona lucida" assegnato dal Grande Vecchio in persona a chi l'avesse tacciato d'imbroglione; sul coro quasi unanime degli estimatori, si alzò in tempi ormai lontani la voce dell'autorevole critico Giovanni Raboni, per esprimere nel modo più aspro possibile i motivi del suo dissenso rispetto all'incipiente borgesmania. Vale la pena riportare lunghi stralci di quel vecchio scritto, dato che non è troppo conosciuto, e soprattutto perché, al di là di evidenti eccessi polemici, insinua argomentazioni tutt'altro che peregrine.
Già l'incipit è tutto un programma: "Mi è capitato spesso di pensare che dai futuri studiosi di letteratura il nostro tempo verrà ricordato, con grave e (speriamo) compassionevole stupore, come quello in cui si è potuto credere che Jorge Luis Borges fosse un grande scrittore". Poi, dopo aver evocato il piacere provocato dalla pubblicazione in Italia di racconti come
Pierre Menard, autore del "Chisciotte", o
La biblioteca di Babele, o
La scrittura del Dio, Raboni porta il primo affondo: "Come è potuto succedere che questo formidabile specialista della trovata narrativa si trasformasse a poco a poco (mentre, intanto, la sua produzione si faceva smisurata e ripetitiva e, da ultimo, decisamente insignificante, con racconti che sono copie pateticamente incerte e sbiadite di
Finzioni e centinaia di poesie impettite e soporifere) in un protagonista della letteratura del Novecento, in uno dei maggiori interpreti della coscienza e della sensibilità del nostro tempo e infine, senza mezzi termini, nel più grande scrittore vivente?". E ancora, in un crescendo destinato forse a sorprendere e disturbare gli affezionati lettori di Borges: "dove è cominciata questa gigantesca opera di pompaggio, grazie alla quale un bel palloncino colorato si è trasformato in un pallone aerostatico, in una mongolfiera, in una balena volante?". Urca.
Sorvolando sulle considerazioni che possono aver spinto "l'inconscio collettivo dei letterati europei" a inventarsi il "personaggio Borges", Raboni passa a indagare le cause del suo successo e ne ricava quanto segue: "Le stesse ragioni che fanno dei racconti di Borges dei meccanismi perfetti, semplici, inesorabili (...) fanno sì che essi diano a un grande numero di lettori l'impressione, l'illusione, l'effetto ottico della grandezza. Le semplici, elementari, esibite metafore di Borges il labirinto, lo specchio, il doppio, il libro infinito e via discorrendo sembrano fatte apposta per far assaporare l'ebrezza della complessità e l'euforia dell'altura a chi non è capace di trovarle dove davvero sono: nelle metafore organiche e proliferanti ma nascoste 'dentro' la scrittura e protette dall'umorismo, dalla disperazione, dalla passione per la realtà dei Kafka, dei Beckett, dei Céline. Con Borges si viaggia nell'infinito a poco prezzo, e col biglietto di ritorno prepagato; si gusta la vertigine delle alte quote alzandosi di pochi metri da terra".
(13)
Scrittore o filosofo?
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Sonetto alla Luna |
Nel 1969 una rivista messicana chiese a Borges un testo sullo sbarco sulla Luna. Si dice che abbia inviato un sonetto (ma c'è chi mette in discussione l'attribuzione e pensa piuttosto a una beffa).
La riportiamo comunque, a mo' di curiosità, nell'originale, con una versione in prosa
Moonbeam
Ariosto la soñó. También Cyrano.
Y con Verne y con Wells sus arenales
abandonaron mapas y manuales
para adentrarse en el afán humano.
Yo la he visto en Palermo y el lejano
mar de reflejos sobrenaturales.
Gallina de los campos celestiales,
dijo Gracián en rudo castellano.
Quien la mira la ve por vez primera.
Algún secreto horrible hay en la luna:
causa un horror sagrado que se aúna
a su cara de sombra verdadera.
Alta la dejo en su épico universo
y casi no tocada por mi verso.
Ariosto la sognò. Anche Cyrano. E con Verne e Wells le sue sabbie abbandonarono mappe e manuali per addentrarsi nell'inquietudine umana. Io l'ho vista a Palermo*, e il lontano mare di riflessi soprannaturali. Gallina dei campi celestiali, disse Gracián** in rude castigliano. Chi la guarda la vede per la prima volta. C'è qualche orribile segreto nella luna: provoca un orrore sacro che aderisce alla sua faccia di vera ombra. La lascio lassù in alto nel suo epico universo, quasi non toccata dal mio verso.
* Nome di un quartiere di Buenos Aires.
** Baltasar Gracían, scrittore spagnolo del Seicento.
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A metà strada fra gli estimatori incondizionati e i critici al vetriolo si è sempre situato
Antonio Tabucchi. La sua difesa, però, in qualche punto mi pare sollevare più dubbi di quanti non ne sciolga: "Non so se Borges sia un
vero scrittore o piuttosto un filosofo che ha usato la letteratura: ma questa è ovviamente una questione irrilevante e forse un sofisma. Certo è che i suoi racconti, alcuni dei quali oggi possono perfino risultare eccessivamente accademici ed eruditi, appesantiti come sono da una chincaglieria di simbologie barocche, teorie esoteriche vere o presunte, specchi deformanti e vecchi libri apocrifi rilegati in marocchino, mantengono (anzi, acquistano sempre di più) l'ambigua e allarmante forza di apologhi. Pensiamo per esempio all'Aleph. Ci sarà mai un punto dell'universo dal quale l'universo stesso (che poi siamo noi stessi) può essere abbracciato nella sua totalità? E' un'ubbìa umana che matematici strambi, filosofi metafisici, ragionatori capziosi e teologi eretici coltivarono con accurata maniacalità e con patetici sillogismi"
(14). Ohibò, già dubitare se Borges sia un vero scrittore o un filosofo mi pare comporti avventure in terreni paludosi... Per esempio, Ernesto Sabato, l'altro grande cieco della letteratura argentina contemporanea, la patente di filosofo a Borges gliela nega recisamente. D'accordo che mette il suo giudizio in bocca al personaggio di un romanzo, un prete perdipiù, ma la critica non per questo è meno affilata e devastante. Ecco un dialogo di
Sopra eroi e tombe:
"Quelli che non tollero sono i suoi divertimenti filosofici, anche se sarebbe meglio dire pseudofilosofici. (...)" "Eppure, padre, in una rivista francese si parla della profondità filosofica di Borges." Rinaldini offrì delle sigarette mentre sorrideva mefistofelicamente. "Ma davvero?..." Accese la sigaretta e aggiunse: "Vede, prenda uno qualsiasi di questi divertimenti.
La biblioteca di Babele, per esempio. Lì sofistica intorno al concetto di infinito, che confonde con quello di indefinito. Una distinzione elementare, si trova in qualsiasi trattato da almeno venticinque secoli. Naturalmente, da un'assurdità si può inferire qualsiasi cosa. Ex absurdo sequitur quodlibet. E da questa puerile confusione trae la suggestione di un universo incomprensibile, una specie di parabola empia. Qualunque studente sa mi arrischierei persino a congetturare, come direbbe Borges che la realizzazione contemporanea di tutti i possibili è impossibile. Posso stare in piedi e posso stare seduto, ma non nello stesso tempo." "E il racconto su Giuda?" "Un sacerdote irlandese un giorno mi ha detto: Borges è uno scrittore inglese che va a bestemmiare in periferia. Bisognerebbe aggiungere: nella periferia di Buenos Aires e della filosofia. Il ragionamento teologico che ci presenta il signor Borges-Sörensen, questa specie di centauro scandinavo-portegno, del ragionamento non ha quasi nemmeno l'apparenza. E' teologia di cartapesta. Anch'io, se fossi un pittore della scuola astratta, potrei raffigurare una gallina con un triangolo e qualche puntino, ma non potrei tirarci fuori del brodo di gallina (...)"
Per uno scrittore come Sabato, che dell'identificazione arte-vita ha sempre fatto una bandiera, rimaneva indigeribile l'approccio di Borges, in bilico fra i grandi quesiti esistenziali e il gioco disimpegnato. Con sentimenti analoghi il poeta italiano Mario Luzi, che condivide se non altro con Borges il ruolo di eterno candidato al Nobel, si è chiesto se Borges abbia davvero sofferto l'"assenza di Dio" o se si limitasse a "esprimere una sorta di poetica meraviglia di fronte al modello labirintico del mondo". Senza aver la pretesa di rispondere a questa domanda, per chiudere, voglio ricordare che secondo il suo traduttore francese, Jean Pierre Bernés, prima di morire Borges recitò il Padre Nostro. Lo fece nell'antico sassone, poi in inglese, in francese e per tre volte in spagnolo, prima di cadere in coma, nella speranza di morire con la preghiera sulle labbra. Amen.
NOTE
(1) Fra le altre Esplendor y derrota, di María Esther Vázquez Ñamiga, che contiene questo lapidario giudizio: "Borges trionfò e si vide avvolto dallo splendore della fama, e questo lo rese felice. Tuttavia, non fu mai capace di vivere un vero amore al momento giusto. Per me, questa è la sua grande sconfitta".
(2) C'è chi le rimprovera di dare alle stampe anche testi che Borges avrebbe voluto vedere nel dimenticatoio, e chi di averlo strappato controvoglia alla sua Buenos Aires per portarlo a morire a Ginevra. Preferisco pensare che abbia potuto almeno addolcire gli ultimi anni della vita dello scrittore, quando si lamentava che era stufo di essere Borges.
(3) Autore fra l'altro di Sopra eroi e tombe, un romanzo imperdibile per tutti gli amanti della letteratura fantastica che non disdegna l'indagine psicologico-esistenziale e il confronto con la Storia. Un romanzo percorso da una visione allucinata del mondo in balìa della Setta dei Ciechi al servizio del Principe delle Tenebre, le cui atmosfere hanno ispirato di recente un pezzo del gruppo rock argentino Los Cadillacs. Il suo libro di memorie Antes del fin, uscito quest'estate, ha già venduto più di 150.000 copie.
(4) "Nel 1976, quando i militari fecero il colpo di Stato, io pensai: infine avremo un governo di galantuomini. Poi furono loro stessi a farmi cambiare opinione, anche se mi giunsero tardi le notizie a proposito dei desaparecidos, dei crimini e delle atrocità che commisero." Da un'intervista concessa a Carlos Ares, "El País", 3 novembre 1985.
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| Borges con Adolfo Bioy Casarés |
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(5) Il Cervantes è un premio internazionale nato nel 1976 che premia la carriera di un autore; in questo senso è un po' il "Nobel della lingua spagnola" e viene assegnato ogni anno alternativamente a uno scrittore spagnolo e a uno di lingua spagnola del Centro o Sud America. Fra gli altri lo hanno ricevuto i messicani Octavio Paz e Carlos Fuentes, gli argentini Ernesto Sabato e Adolfo Bioy Casarés, i cubani Alejo Carpentier e Guillermo Cabrera Infante. Nel 1999 è andato allo scrittore cileno Jorge Edwards.
(6) La cosa curiosa è che Asturias era convinto che non avrebbe mai ricevuto il Nobel per le sue posizioni antimperialiste e confidava agli amici: "Lo saranno a Borges perché è di destra. A Neruda e a me mai, perché siamo di sinistra". Ah! gente di poca fede!...
(7) Roberto Paoli, Borges e gli scrittori italiani, Liguori editore, 1997.
(8) Da noi è pressoché sconosciuto è stato tradotto soltanto il suo romanzo Ema la prigioniera, pubblicato da Bollati Boringhieri, ma in patria è diventato un autore di culto e di recente ha ricevuto riconoscimenti anche in Spagna. Nel romanzo Los misterios de Rosario, dove uno scienziato pazzo provoca sconvolgimenti microclimatici con conseguenti bufere di neve in una città dal clima semitropicale, affibbia ai personaggi nomi e cognomi dei suoi critici.
(9) Víctor Hurtado Oviedo, Padre nuestro, A diez años de la muerte de Borges, 1996.
(10) Come ha scritto Manuel Varga Llosas, un altro dei dinosauri della letteratura ispanoamericana: "Lo stile borgesiano è uno dei miracoli estetici del secolo che si chiude, uno stile che ha sgonfiato la lingua spagnola dall'elefantiasi retorica, dall'enfasi e dalla reiterazione che l'asfissiavano, e l'ha depurata fin quasi all'anoressia, obbligandola a essere luminosamente intelligente".
(11) "Dieci anni dopo la sua morte Borges emerge chiaramente come l'unico autore del XX secolo emblematico dei valori estetici ancora essenziali per la sopravvivenza della letteratura universale." Parole di Harold Bloom del 1996.
(12) E nel Prologo all'edizione del 1954 della Historia universal de la infamia, quasi vent'anni dopo la sua prima pubblicazione, scriveva: "Si tratta del gioco irresponsabile di un timido che non aveva il coraggio di scrivere racconti e che si divertiva a falsificare e a parafrasare (a volte senza alcuna giustificazione estetica) storie altrui".
(13) Giovanni Raboni, I bei tempi andati dei brutti libri, Transeuropa, 1988.
(14) Antonio Tabucchi, Borges veggente cieco. Appunti per un centenario, "Corriere della Sera" 18 agosto 1999.