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di Dario Tonani

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racconto

Grogg


La manina fece cigolare la porta sui cardini, aprendola quel tanto da permettere al pugno di aprirsi e lasciare cadere nella tromba buia un mattoncino di Duplo. Il bimbo rimase ad ascoltare il pezzetto di plastica che rotolava sui gradini, poi chiuse la porta e vi si appoggiò con tutto il peso. Il respiro ansimante e il cuoricino che batteva forte. Si girò lasciandosi scivolare a terra, le spalle contro la massiccia porta di legno.
Grogg sarebbe venuto a prenderselo. Non gli piaceva avventurarsi su per i gradini, ma Tommy non dubitava che lo avrebbe fatto... magari di notte, quando la televisione era spenta e tutta la casa immersa nel silenzio. La plastica gli piaceva. Aveva un buon odore. Ed era abbastanza solida da poter essere piazzata ovunque: in faccia, alle estremità o dove faticosamente stava cercando di fabbricarsi un apparato digestivo. In più era colorata e al tenue bagliore sotto la porta si accendeva di una luce pallida...
-- Vieni, Grogg -- sussurrò Tommy di spalle alla tromba buia della cantina. Quel richiamo era l'ultima parte del rituale e sebbene non fosse strettamente indispensabile il bimbo vi si abbandonava con trasporto, sapendo in cuor suo che laggiù Grogg era acquattato in ascolto, che sentiva il suo cuoricino battere e la sua voce saltare disinvoltamente da una tonalità all'altra quando, terminato di fare la mamma, passava a imitare papà. Per sentirsi meno solo.
Tommy si sollevò e con una capriola rotolò via della porta della cantina.
In fondo alle scale, Grogg masticava adagio la tenebra umida e marcescente.

* * *

-- Vieni subito qui, Tommy, e pulisci questo macello. -- Il bimbo rise (la voce della mamma gli faceva sempre quell'effetto e lui doveva sempre comporre frasi brevi, il cui tono era alterato da un comando) e trotterellò rumorosamente verso la cucina. Aprì il frigo e pescò quello che gli serviva per mettere in pratica ai fornelli quanto aveva imparato dalla mamma. Ormai era diventato piuttosto bravo e si era spinto abbondantemente oltre le minestrine e la ciccia in padella. La televisione era una maestra costante e gli forniva quotidianamente gli insegnamenti utili per tirare avanti giorno dopo giorno. Quanto ad alimentazione, aveva imparato che un bimbo di ventinove mesi doveva assimilare una dieta molto varia, ricca di carne, pesce, verdura e frutta fresca. Ovviamente c'erano moltissime cose che lui non sapeva fare (scrivere, per esempio, o leggere i numeri sulla tastiera del telefono) e altre in cui la sua manualità era ancora immatura (come sbucciare una mela o stappare una bottiglia); ma lui, con un rigore e un'autodisciplina encomiabili, si prodigava ad apprendere in fretta, dedicando alla televisione il tempo necessario per colmare le lacune e affinare quanto aveva già incamerato nella sua testolina. Il piccolo schermo era finito col diventare la sua istitutrice privata e lui la lasciava fare, con passione e un severo senso del dovere.
Erano passate settimane da quando si era sentito di fare quella cosa brutta, nessuno era mai venuto a bussare alla porta del villino isolato, e Tommy aveva generosamente attinto alla dispensa invernale, dando fondo solo ai pannolini e alla carta igienica... che però aveva presto bollato come non indispensabili. Sedeva davanti alla Tv per almeno sei ore al giorno, sperando di imparare abbastanza in fretta da sapere in che modo far fronte a un'emergenza, come un black out della corrente o a un attacco di varicella. Per il resto della giornata, imitava le voci di mammy e papi, giocava (anche se ne aveva sempre meno il tempo) e badava sbrigativamante alla propria igiene e a disporre gli oggetti di uso più frequente alla sua portata, adattando i locali nei quali si era ritirato a vivere alle sue esigenze e alla sua statura. Sopravviveva, in un modo che i grandi avrebbero giudicato abominevole e un po' macchinoso... Ma indubbiamente efficace.
Grogg lo aiutava a sentirsi meno solo, anche se a dire il vero, non si fidava ancora a incontrarlo e il loro rapporto si limitava a un travaso unilaterale di mattoncini di Duplo, pezzi di giocattoli rotti, vecchi tappi di sughero e di tutto quanto riteneva superfluo alla sua esistenza solitaria. Tommy non maneggiava ancora bene le chiavi per potere aprire e chiudere le porte a proprio piacimento; del resto la sua statura non gli permetteva di ruotare le chiavi nella toppa. Perciò non aveva dovuto affrontare il problema di mettere tra sé e Grogg un paio di scatti di serratura, per quando la creatura giù in cantina avesse cominciato a reclamare da lui qualcosa di più. Ciò nonostante, non capitava di rado che vagando da una stanza all'altra della casa sentisse il bisogno di mormorare a bassa voce "Grogg stai giù, no vieni tutto ancoa". Voleva almeno che la televisione arrivasse a dirgli come affrontarlo e con quali argomenti farsi valere.
Per quando non si fosse più accontentato del suo Duplo, dei rasoi Bic di papà o degli anelli della mamma...

* * *

Grogg si sentiva quasi pronto. Sebbene fossero stati i due cadaveri con cui condivideva il buio a fornirgli la struttura portante del corpo, era stato il piccolo lassù a buttargli di sotto le cose più utili, i dettagli che avevano finito per dargli forma e consistenza. Dai tessuti molli di mamma e papà non aveva preso che una precaria elasticità, un palato umido e gommoso e un attrezzo che teneva in mano e che batteva spesso contro la parete per sentire il liquido che gorgogliava al suo interno. Il bambino gli aveva dato artigli, zanne e lame (come palpebre), quattro vertebre cervicali di plastica multicolore e un rostro affilato, sul quale tintinnavano sinistramente cinque anelli d'oro.
Grogg era pronto. Le voci che sentiva abitualmente di sopra non sembravano particolarmente minacciose, anche se assumevano spesso toni di rimprovero. Ma c'erano altre voci e altri rumori, suoni strani, scoppi, scrosci e colpi che lasciavano il posto a lunghe pause di silenzio. Anche la striscia di luce che filtrava da sotto lo stipite della porta in cima alle scale era un susseguirsi di lampi e guizzi di luce pallidamente colorata. Per individuare meglio quei suoni Grogg aveva bisogno di un apparto uditivo più affinato e di membrane più elastiche dei cocci di una vecchia tazza con i quali si era costruito un paio di padiglioni auricolari. Per il resto poteva dirsi pronto, anche se c'era ancora bisogno di molta polpa fresca e di parecchia plastica fragrante e robusta per sentirsi in forze e solido sulle gambe.

* * *

Quando aveva fatto la cosa brutta e buttato giù dalle scale mamma e papà, Tommy non sapeva che ne avrebbe fatto Grogg, ma dentro di sé era sicuro di averne ritardato di qualche tempo la salita. Ora però cominciava di nuovo a sentirsi inquieto e a temere che Grogg si preparasse ad affrontare la scala fino in cima. Non sapeva che cosa avrebbe fatto una volta di fronte a lui se la Tv non gli avesse dato una dritta e non voleva neppure separarsi dalla televisione e gettarla là sotto, anche se era sicuro che fosse l'unica cosa che avrebbe fermato Grogg per un po'.
Girò nervosamente per le stanze imitando la voce roca di papà e finì dapprima davanti alla televisione e poi di fronte al frigorifero nella cucina: lo aprì e afferrò un pezzo di formaggio abbondantemente sbocconcellato. Sbatté lo sportello e si arrampicò su una sedia per osservare il tavolo ingombro di bucce, pezzi di Duplo e cartacce. Un ponte di mattoncini rossi si allungava sopra il cesto della frutta con la campata che si interrompeva a tre quarti. Nel soggiorno il televisore mandava lampi di luce fioca che si stampavano muti sulla parete di fronte alla porta scorrevole della cucina. Da quando aveva gettato mamma e papà in cantina, non aveva mai tolto l'audio all'apparecchio. Adesso però era diverso. Non gli serviva più. A malincuore stava abituandosi a farne senza. Finì il pezzetto di formaggio, completò il ponte con una mezza dozzina di mattoni blu, smontò dalla seggiola, salì su un'altra che gli permise di raggiungere il lavandino e si versò un bicchiere d'acqua. Aveva smesso da tempo di bere dal biberon. Saltò giù e trangugiò la poca acqua che non si era versata. Andò in soggiorno con l'intenzione di lanciare un'ultima occhiata al televisore, ma finì per guardarla per oltre due ora di fila... le immagini mute che si susseguivano rapide a mano a mano che nella stanza scendeva la penombra e poi il primo buio della sera. Poi si alzò. Sapeva ciò che doveva fare. Si mosse adagio, con la sua vocina salutò mamma e papà e aprì piano la porta che dava sulle scale della cantina.
L'oscurità era come un guanto umido e appiccicaticcio che gli tappava naso e bocca. Scese lentamente il primo gradino. Poi si girò a chiudere la porta dietro di sé e continuò a scendere. Separarsi dalla televisore era stata l'unica soluzione possibile, anche se in un senso un po' diverso da come aveva pensato in un primo momento. Non sapeva quando aveva capito, ma quei lampi di luce muta gli avevano parlato di lui e di Grogg. E del fatto che ormai erano entrambi pronti...
Scese un secondo gradino e poi un terzo...
Erano ancora troppo alti per lui, se solo avesse avuto voglia di procedere spedito. Ma non lo voleva affatto.
Scalciò qualcosa che rotolò rumorosamente sotto di lui rimbalzando nel buio.
Che cosa aveva detto la tele? I mostri si - una parola difficile - "attaggoono". Sì, i mostri si "attaggoono" sempe...
Un quinto...
Nell'oscurità fetida e calda.
Un sesto...
-- Tommy viene, Grogg. No fai male, peffavooe.

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