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a cura di Marco Spagnoli

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Recensioni Film

Recensioni: Blade - La nona porta - Il gigante di ferro - 007 Il mondo non basta - existenZ - Il mistero di Sleepy Hollow - Toy Story 2

Toy Story 2

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Titolo Toy Story 2

Titolo originale Toy Story 2

Produzione Disney/Pixar, USA, 1999

Regia John Lasseter, Ash Brannon

Sceneggiatura John Lasseter, Peter Docter

Cast animazione

Distribuzione Buena Vista International

Durata 94 minuti

eccellente 
Divertente ed emozionante, la seconda avventura del manipolo di giocattoli guidati dal cowboy Woody e dall'astronauta Buzz supera la prima per grazia e simpatia. Non tanto, perché il film racconta una storia commovente, simile a quella delle fiabe di una volta, bensì perché gli elementi già collaudati fanno sì che in Toy Story 2 tutto funzioni al meglio e il gusto del ridicolo e della citazione vengano portati alle loro massime conseguenze. Guerre Stellari, ma anche altri film nonché il collezionismo collegato ai memorabilia vengono presi in giro in cui è sempre l'elemento umano a rivestire un ruolo centrale.


Ed è forse proprio questa la sfida riuscita: raccontare gli uomini, i bambini e la loro crescita attraverso gli occhi dei loro compagni di giochi, dona una patina agrodolce a una pellicola spensierata e priva di quella freddezza che sulla carta tutti si attenderebbero da un film interamente generato dal computer. In più - ed è forse proprio questa la sua grande forza.

Blade

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Titolo Blade

Titolo originale Blade

Produzione USA, 1998

Regia Stephen Norrington

Sceneggiatura David S. Goyer

Cast Wesley Snipes, Stephen Dorff, Kris Kristofferson

Distribuzione Warner Bros.

Durata 120 minuti

ottimo 
Metaforicamente figlio di un Matrix minore (in effetti è anteriore al film dei fratelli Wachovski) , Blade è una pellicola che nasce dalla contaminazione tra il fumetto e il cinema. Se del primo conosce l'andamento senza troppi virtuosismi legati alla sceneggiatura, del secondo esalta i punti di contatto tra il cinema d'azione, quello di Hong Kong e l'horror kitsch e sexy degli anni Novanta. La forza di Blade paradossalmente sta proprio nel suo essere un filmetto semplice, semplice che senza nulla a pretendere diverte gli spettatori con immagini emozionanti, pompate da una colonna sonora ad hoc. Inoltre, c'è l'interessante rivisitazione del mondo dei vampiri (diventati una sorta di setta segreta con tanto di governo autonomo, caste e sottocaste) in cui si vive l'interessante battaglia per il controllo del potere tra i 'sangue puro' (figli di madre e padre vampiro) e quelli che sono diventati 'non morti' solo in seguito a un morso. In più degli effetti speciali divertenti e un granitico Wesley Snipes fanno il resto, con tanto di finale nel più puro stile Marvel.

La nona porta

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Titolo La nona porta

Titolo originale The ninth gate

Produzione USA, 1999

Regia Roman Polanski

Sceneggiatura Enrique Urbizu, John Brownjohn, Roman Polanski

Cast Johnny Depp, Lena Olin, Emmanuelle Seigner

Distribuzione Cecchi Gori

Durata 132 minuti

buono 
Grazie a La nona porta, la letteratura e in particolare la bibliofilia assurgono a grandi passi alla dignità di un film che ne consacra il devastante potenziale narrativo. Era, infatti, molto tempo che non si vedeva un'opera tratta da un romanzo di successo che fosse sufficientemente riuscita. Soprattutto, quello che colpisce del film diretto da Roman Polanski è come il regista abbia saputo rendere le atmosfere gotiche della storia, senza quegli eccessi e quelle esagerazioni in cui spesso gli autori di cultura americana amano indulgere. Il cacciatore di libri interpretato da Johnny Depp, pagato per verificare l'autenticità della copia di un antico testo scritto - pare - con l'aiuto di Satana in persona, è probabilmente uno dei più interessanti personaggi che il cinema fantastico conosca. Un colto mercenario letterario che trova a confrontarsi con sette segrete e il cui scetticismo inizia a confrontarsi con il culto del demonio che - si sa - non è brutto come lo si dipinge, visto che l'affascinante signora Polanski Emanuelle Seigner, ci seduce con le sue splendide forme e il suo fascino davvero diabolico.
Purtroppo - e questo è davvero l'unico limite della pellicola - verso il finale La nona porta inizia ad andare in pezzi e la storia prende la piega di un raffinato cliché. Del resto questo accade forse per non essere riusciti a trovare un'alternativa valida alla conclusione tipica di questo genere di film, con le ultime immagini che sembrano avvicinarlo straordinariamente agli sceneggiati in bianco e nero degli anni Settanta come Il segno del comando o La maledizione dell'etrusco. Di cui - ahimé - La nona porta non conosce né lo spessore, né tantomeno il brivido dell'inaspettato.

Il gigante di ferro

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Titolo Il gigante di ferro

Titolo originale The Iron Giant

Produzione USA, 1999

Regia Brad Bird

Sceneggiatura Tim McCanlies

Cast animazione

Distribuzione Warner Bros.

Durata 86 minuti

ottimo 
E chi l'ha detto che i cartoni animati non possono arrivare a commuovere anche più dei film con attori in carne e ossa. Il gigante di ferro ultima pellicola d'animazione targata Warner Bros. ridiscute questa affermazione regalandoci il più originale cartone animato dell'anno da associare allo straordinario A bug's life e a Il principe d'Egitto. Esaltato dai colori nitidi e affascinanti, di disegni straordinariamente moderni e luminosi, Il gigante di ferro è uno straordinario film d'animazione sulla paranoia tutta americana nei confronti dei marziani e di possibili attacchi improvvisi da parte dei sovietici, sviluppatasi nel 1957 all'indomani del lancio in orbita del primo Sputnik. In un'ambientazione molto simile a quella di Cielo d'Ottobre di Joe Johnston,Il gigante di ferro racconta la storia molto tenera e significativa di un ragazzo di una piccola cittadina del Maine che trova per caso un enorme robot smemorato proveniente dallo spazio. Nonostante un fastidioso emissario del governo americano sia sulle tracce del cosiddetto mostro, Hogarth (questo il nome del ragazzino) fa amicizia con il gigante di ferro, un'arma proveniente da un pianeta remoto che anziché seguire il suo destino di morte, sceglie, invece, di diventare come il Superman dei fumetti mostratigli dal suo giovane amico terreste. Un cartone animato gradevole e spettacolare dal punto di vista dei disegni luccicanti, anche se non particolarmente emozionante o coinvolgente se si eccettua il momento molto doloroso ed edificante in cui Il gigante di ferro scopre che le creature abitanti sulla Terra sono mortali. Un cerbiatto ucciso da crudeli cacciatori è la risposta di fine millennio al Bambi disneyano e al suo giustamente deflagrante messaggio contro l'insensatezza di quella crudele pratica che è ancora oggi la caccia. Un film d'animazione molto gradevole e riuscito Il gigante di ferro, pellicola profondamente antimilitarista e non convenzionale nel suo parlare dei sentimenti degli esseri umani, come viene anche sottolineato dal finale veramente a sorpresa nel più puro stile legato al mondo dei supereroi.

007 Il mondo non basta

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Titolo 007 Il mondo non basta

Titolo originale The world is not enough

Produzione GB, 1999

Regia Michael Apted

Sceneggiatura Neil Purvis & Robert Wade

Cast Pierce Brosnan, Sophie Marceau, Robert Carlyle, Maria Grazia Cucinotta

Distribuzione UIP

Durata 120 minuti

ottimo 
James Bond torna in una storia che continua il percorso virtuoso iniziato dai film di 007 con l'arrivo di Pierce Brosnan. Innanzitutto, perché niente risulta scontato sin dall'inizio e poi perché finalmente oltre al personaggio principale troviamo una serie di attori in grado di tenergli il confronto. A partire dallo straordinario Robert Carlyle, in grado di dare vita a un personaggio diabolico e contemporaneamente dalle grandi suggestioni tragiche. Per non parlare delle donne come Sophie Marceau o la conturbante Denise Richards, in grado di cancellare Maria Grazia Cucinotta dallo schermo, facendoci dimenticare la sua partecipazione semplicemente ridicola al film.
Del resto la Cucinotta muore prima dei titoli di testa, autorizzandoci a pensare che se non si fosse fatta fuori da sola ci avrebbe pensato proprio il pubblico a eliminarla. I bondologi poi soffriranno in particolare la scena - ancora più densa di emozione visto che è morto solo pochi giorni fa - in cui Q dà addio alla serie di cui fino adesso era stato l'unico a partecipare a tutti i film. Scena agrodolce rischiarata, però, dall'arrivo scoppiettante di John Cleese a sostituirlo. Un buon film questo Il mondo non basta che segna il cammino di Bond nel prossimo millennio. Pellicola divertente e convincente in cui Brosnan è pienamente a suo agio nei panni di Bond, rendendolo in maniera adeguata all'arrivo del nuovo secolo. Continuando inoltre a tentare di raccontare il personaggio di 007 in maniera più dark e quindi più vicina alle origini dei romanzi di Fleming. Anche se non beve troppo e non fuma mai, il James Bond di Brosnan non è eccessivamente 'politicamente corretto'. Ama, uccide e combatte come sempre per la regina e l'Inghilterra, ma anche per la pioggia di miliardi che arriverà nei botteghini di tutto il mondo.

eXistenZ

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Titolo eXistenZ

Titolo originale eXistenZ

Produzione USA, 1999

Regia David Cronenberg

Cast Jennifer Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Christopher Eccleston, Willem Dafoe

Distribuzione Cecchi Gori

Durata 97 minuti

discreto 
Dopo The Matrix risulta molto difficile potere affrontare i piani di sviluppo narrativo offerti dalla realtà virtuale con un sufficiente distacco. Il film dei fratelli Wachovski ha, infatti, influenzato a tal punto il nostro immaginario collettivo, da farci apparire qualsiasi riflessione sul cinema legato al mondo multimediale come un necessario termine di paragone per l'avventura spirituale di natura mistico tecnologica affrontata dal Neo alias Keanu Reeves. Un po' perché il background filosofico del film con Lawrence Fishburne è solidamente e insolitamente ancorato al pensiero occidentale e alla cinematografia fantascientifica, un po' per la grande originalità della fusione di effetti speciali e narrazione ad alto livello adrenalinico Matrix è nel Bene o nel Male un film da cui è imprescindibile fare i conti quando si ha a che fare con mondi virtuali. Riprova ne è che dopo il successo nelle sale (uno dei venticinque film che hanno più incassato nella storia del cinema) il DVD del film è in assoluto quello che ha venduto di più. Questo lungo preambolo per giustificare il fatto che anche un regista straordinario come David Cronenberg deve sottostare all'inevitabile per quanto sconsigliabile paragone con la pellicola dei Wachovski Bros. Purtroppo, però, eXistenZ non solo non regge il confronto, ma ispira di per sé anche una serie di notevoli dubbi di carattere narrativo nello spettatore. Pellicola interamente costruita su un andamento ellittico, con tanto di finale ad effetto, eXistenZ prende il nome da un videogioco della nuova generazione dove un gruppo di giocatori si trova a essere collegato a una rete neurale. Una simulazione virtuale interattiva che permette a un numero elevato di persone di giocare insieme interagendo. La sfortuna vuole che un gruppo realista (cioé una fazione estremista, sostenitrice della realtà contro i giochi dell'ultima generazione) miri a uccidere la sua ideatrice interpretata da una svaccata Jennifer Jason Leigh. Questa rimasta chiusa al di fuori del suo stesso gioco da un gruppo di terroristi, vuole rientrarci grazie all'aiuto di un'improvvisata guardia del corpo che ha il volto e la classe del grande Jude Law (Gattaca, Wilde). Ovviamente - e piange il cuore dirlo - la realtà non è quella che sembra...
Ed è proprio questo il problema che mina il risultato del film: nonostante un grande humour, un'inconsueta quanto riuscita ambientazione rurale lontana dalla tecnologia non basta a rendere eXistenZ un film originale. A dispetto della contemporanea ispirazione a quella dei Fratelli Wachovski (il film arriva, infatti, con grande ritardo in Italia) l'angolazione presa dal regista canadese è quella di una pellicola che pure ispirata visivamente alla straordinaria fantascienza di François Truffaut (Fahrenheit 451) e alla grande letteratura SFX si perde in un andamento e in un finale sfilacciato e prevedibile. EXistenZ è, infatti, una pellicola fredda che non decolla mai ed è incapace di offrire quell'alzata di scudi necessaria per sfuggire all'assai troppo facile gioco di scatole cinesi che si offre dinanzi a qualsiasi autore si occupi di realtà virtuale. Il problema è che l'immaginario di Cronenberg seppure denso di colpi di scena e di scambi di ruoli fa parte comunque di un universo virtuale senza troppe spiegazioni e calibrato su un'eccessiva dose di dogmatismo. Un film non banale quindi e pieno di spunti intriganti. Soltanto che quando un genio affronta una materia magmatica e ricca di possibilità come il mondo del multimediale, ci aspetteremmo qualcosa di più di schifose playstation di carne, costruite con i corpi di anfibi mutanti. Il disgusto polposo e 'pappettoso' tipico dei film di Cronenberg in questo caso non fa altro che tentare di distrarre lo spettatore da una trama eccessivamente letteraria, non supportata però dall'inventiva propria dei grandi geni del cinema fantastico e non arricchita da una lungimiranza di fondo che può solo portare a grandi risultati. Senza dialoghi ispirati, senza una trama che si stacchi dal gioco di specchi di reale e virtuale, eXistenZ sembra essere solo un mero esercizio di stile. Curatissimo, convincente e riuscito in molti punti. Ma anche irrimediabilmente scontato con un andamento finale che appartiene a molte altre storie e a tanti altri film.

Il mistero di Sleepy Hollow

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Titolo Il mistero di Sleepy Hollow

Titolo originale Sleepy Hollow

Produzione USA, 1999

Regia Tim Burton

Sceneggiatura Kevin Yagher & Andrew Kevin Walker tratta dal racconto di Washington Irving

Cast Johnny Depp, Christina Ricci

Distribuzione Cecchi Gori

Durata 105 minuti

buono 
E' una virata vagamente splatter (ancora più di Mars Attacks!) quella che Tim Burton offre nel suo ultimo film ispirato al romanzo gotico di Washington Irving. Trasformato rispetto all'originale il maestro di scuola Ichabod Crane in un poliziotto che fa un po' il verso agli X files, Burton esplora il territorio di confine tra un cinema di atmosfera come quello espressionista tedesco e la cinematografia hollywoodiana degli effetti speciali. L'ibrido che viene fuori, situato nel terreno di confine tra Frankestein e Edward Mani di Forbice è un omaggio al cinema fantastico e una piccola perla di ironia e umorismo. Mandato nei primi mesi del 1799 a investigare sulle misteriose morti di alcuni abitanti di Sleepy Hollow, Ichabod Crane scopre di avere a che fare con un cavaliere senza testa, un'anima dannata che miete vittime per vendicarsi dei terribili torti subiti. Ma non tutto ha un'origine soprannaturale. Nato dall'interessante contrasto tra la razionalità di un uomo che rifiuta (per timore o per superficialità) tutto quello che non riesce a spiegare e un fantasma senza testa, Il mistero di Sleepy Hollow soffre di un'inspiegabile tensione verso un macabro inutile e francamente ridondante. Del resto, però, la cosa più spiacevole è un finto non politicamente corretto fa sì che il genio di Burton, in molti momenti sembri appannato e non del tutto credibile. Pecche peraltro facilmente dimenticabili grazie al talento di un Johnny Depp al suo meglio e a una carismatica Christina Ricci in stato di grazia e quasi irriconoscibile.

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