Delos: Mr. Stamp, lei ha sempre voluto interpretare ruoli estremi di buono o di cattivo. Ma lei come attore partecipa anche a un cinema estremo: o mega produzioni hollywoodiane o piccoli e raffinati film indipendenti. qual è la differenza principale tra questi due tipi di cinematografia?
Terence Stamp: Credo che la grande differenza stia nel fatto che nel cinema indipendente uno avverte un forte input artistico e creativo. Inoltre, nei film indipendenti tu non hai cinque produttori diversi che ti dicono quali cambiamenti pretendono nella sceneggiatura. I registi non sono tutti come Steve Soderbergh che ha assolutamente i pieni poteri e si è scelto uno dopo l'altro i migliori collaboratori con i quali potesse lavorare. Il cinema indipendente consente di fare delle forti esperienze artistiche. Nelle grandi produzioni hollywoodiane, invece, molti non sanno nulla del cinema in quanto tale, ma ne parlano solo in termini di budget. Ti comunicano le loro strampalate idee creative e tu poiché ti pagano sei costretto a starli a sentire. Questa è la vera differenza!
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| Cancelliere Finis Valorum in Epidosio I |
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Delos: E' sempre così?
Terence Stamp: No, affatto. Uno può fare anche dei film interessanti come Bowfinger scritti da Steve Martin e diretti da Frank Oz. Così abbiamo artisti importantissimi anche in pellicole hollywoodiane.
Delos: Cosa pensa di Steve Soderbergh?
Terence Stamp: Nel suo cuore è un cineasta indipendente, ma sa anche bene che deve fare film all'interno dello Studio System se vuole andare avanti. Del resto lui è uno che pur lavorando per Hollywood non ha mai compromesso l'integrità del suo lavoro.
Delos: Come si è trovato a lavorare con Peter Fonda?
Terence Stamp: Avevamo fatto lo stesso film a episodi Tre passi nel delirio, ma non ci eravamo mai incontrati se non di sfuggita a Taormina nel 1968.
Delos: L'inglese è un film per molti versi affascinante. Lei si è trovato a riprendere lo stesso ruolo che aveva in Poor Cow di Ken Loach da cui sono stati estratti pezzi in bianco e nero per rendere cinematograficamente il background del suo personaggio. Quasi un sequel di una vita, ma non di un film...
Terence Stamp: E' stato molto inusuale. Ho dovuto rivedere Poor Cow e ricordarmi tutto il lavoro che avevo fatto per quel personaggio e riviverlo dentro di me. Ho dovuto cucirlo, invecchiato, all'uomo che sono ora e immaginare per lui come il trascorrere del tempo l'avesse cambiato. Potevo immaginare quello che era rimasto immutato, ma dovevo soprattutto sforzarmi di capire in che cosa sarebbe stato differente.
Delos: Un inglese in America. Un killer in cerca della vendetta della morte della figlia. Un ruolo quasi da siciliano e non britannico...
Terence Stamp: La migliore vendetta è quella servita fredda. Lui ha avuto tanto tempo per pensare a questo. E' in prigione, solo, non sa a chi parlare, ma sa anche che non appena uscirà da lì si vendicherà. E' anche un uomo colpevole di quello che ha fatto a sua figlia. La sua coscienza è repressa. Un sentimento molto britannico o giapponese. Quando Wilson arriva a Los Angeles deve continuare a reprimersi per non esplodere. La cosa più divertente degli americani e degli inglesi è che come diceva George Bernard Show questi sono due popoli divisi dalla stessa lingua. Nessuno capisce quello che Wilson dice a Los Angeles, urla più forte cercando di farsi capire. Un personaggio tragicomico. Per fare questo mi sono ispirato a molti inglesi che ho incontrato in tutto il mondo.
Delos: Quali sono le differenze tra il cinema europeo e quello americano. Lei crede che la cinematografia del Vecchio Continente dovrebbe ergersi a difesa di un certo modo di fare film?
Terence Stamp: No, sarebbe sbagliato. In Europa o in America i set non cambiano. Non importa dove sono o quello che faccio io mi comporto sempre alla stessa maniera. Se, però, vuoi fare film con grossi budgets non hai scelta e devi andare a Hollywood. Almeno per trovare i soldi e poi tornare come ha fatto Besson per Giovanna d'Arco. Luc Besson è sempre stato un grande cineasta europeo, ma non si faccia troppe illusioni: tutto quello che Besson ha sempre voluto era diventare un grande cineasta hollywoodiano.
Pochi registi sanno tornare a piccoli film dopo avere assaggiato i soldi delle major. Questa è stata la tragedia che ha colpito il cinema di David Lean o di Stanley Kubrick. Non sapevano tornare a lavorare con piccoli budgets. Per questo rispetto moltissimo cineasti come Sodebergh o Stephen Frears. Non hanno nessun timore di tornare al passato.
Delos: A cosa è legato tutto questo?
Terence Stamp: All'idea di libertà di esprimere la propria visione delle cose. Quando ho girato Priscilla per esempio le cose sono andate in una maniera molto strana. Un giorno viene da me Stephan Elliott e mi chiede di girare quel film. Io gli dico che la sceneggiatura mi piace, ma che ho molta paura. Lui mi domanda come farmi passare questo timore. E io gli chiedo quanto mi può pagare e Elliott mi dice: "Molto poco..." Così, irritato gli domando: "Tu vuoi che io vada in Australia per settimane? Vuoi che mi vesta da donna? E non vuoi pagarmi...?!". Il regista mi guarda e mi risponde: "Vuoi più soldi? Allora vado alla Polygram, glieli chiedo, ma se il film supera i tre milioni di dollari loro mi diranno cosa devo metterci e io non posso permetterlo..." In altre parole non avrebbe potuto fare un piccolo film gay e divertente. Avrebbe dovuto fare alla fine quello prodotto da Spielberg To Wong Fu ed è questa la differenza. Il nostro intero budget per il guardaroba del film Priscilla, talmente di qualità che ha vinto un Oscar, costava di meno che un solo vestito indossato da Wesley Snipes in To Wong Fu!!! Ma quale film volete vedere? Quello dove non puoi dire parolacce, dove non puoi fare nulla di politicamente non corretto o volete vedere Priscilla? Un cineasta indipendente è come Van Gogh. Sanno mettere la loro visione in un film e non sono come quei quadri costruiti di Andy Wahrol... Non è come George Lucas che fa film solo per vendere dei giocattoli.
Delos: Qual è il suo sogno, adesso?
Terence Stamp: Lavorare con Steven Spielberg per il resto della mia vita. Sarei felicissimo...ma non è così. Ho fatto tre minuti in Guerre Stellari che mi sono valsi un sacco di soldi e che mi consentono di stare ad aspettare Spielberg ben vestito e con la pancia piena.
Delos: La sua vita è divisa tra Steve e Steven, quindi...
Terence Stamp: Spielberg non mi chiederà mai di fare un film con lui. Ma ci sono molti altri giovani autori come Soderbergh che potrebbero chiedermi di lavorare con loro...
Delos: Come sarà il suo prossimo film Red Planet?
Terence Stamp: Il mio personaggio come si dice nella sceneggiatura - è la voce della ragione. La storia è quella di un programma di addestramento per astronauti diretti su Marte. Questo viaggio dura sei mesi e gli uomini sono preparati a vivere a gruppi di sei dentro delle capsule. Non possono telefonare alla famiglia, non possono mandare lettere, devono vivere come se fossero nello spazio. Se uno rinuncia o perde la vita durante l'addestramento, gli altri cinque saranno esclusi dalla missione verso Marte. E' una procedura molto seria che in questo film di finzione, sebbene basato sulla vita vera viene mostrata da tutti attori molto motivati. Carrie Ann Moss è il comandante della missione, ci sono anche Benjamin Bratt, Val Kilmer, Simon Baker, Tom Sizemore e poi ci sono io in un ruolo un po'alla John Glenn. Sono un personaggio incredibile, un premio Nobel e uno scienziato interessato a una sorta di filosofia mistica. Una specie di Socrate o di Seneca per tutti gli astronauti.
Delos: In qualche maniera lei è sempre stato legato alla fantascienza e al fantastico. E' un genere che la appassiona?
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Filmografia |
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(in grassetto i film attinenti al genere fantastico)
Red Planet (2000) di Antony Hoffmann
Bowfinger (1999) di Frank Oz
Guerre stellari: Episodio I (1999) di George Lucas
L'Inglese (2000) di Steve Soderbergh
Love Walked In (1998) di Juan José Campanella
Kiss the Sky (1998/) di Robert Young
Hunger, The (1997) Serie TV di Jean Beuadin
Delitto tra le righe (1997) di Bernard Rapp
Oltre la mente (1995) di Ken Russell
Beltenebros (1991) di Pilar Mirò
Rischio assoluto (1990) di Kurt Ross
Alien Nation (1988) di Graham Baker
Young guns - giovani pistole (1988) di Christopher Cain
Vendetta (1984) di Stephen Frears
In compagnia dei lupi (1984) di Neil Jordan
Monster Island (1981) di Jean Piquér Simon
Superman II (1980) di Richard Lester
Superman (1978) di Richard Donner
Il Ladro di Bagdad (1978) di Clive Donner
Hu-Man (1975) di Jerome Laperrousaz
Il Cervello di Mr. Soames (1970) di Alan Cook
Tre passi nel delirio (1968) di Federico Fellini
Via dalla pazza folla (1967) di John Schlesinger
Poor Cow (1967) di Ken Loach
Modesty Blaise. La bellissima che uccide (1966) di Joseph Losey
Il Collezionista (1965) di William Wyler
Billy Budd (1962) di Peter Ustinov
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Terence Stamp: Quando ero un ragazzo adoravo la fantascienza. Era una maniera molto moderna per affrontare la realtà. Ero interessatissimo a come vedere raccontato la vita che vivevamo secondo un'altra prospettiva e adoravo i grandi scrittori di fantascienza e le cose che provenivano da altri mondi. La fantascienza era molto importante per me e non ho mai amato film che non ne mettessero correttamente in risalto il valore. Del resto conservo religiosamente sei libri di fantascienza che possedevo quando ero giovane come parte integrante della mia memoria come uomo. Non credo che me ne potrei mai separare.
Delos: Quali sono i titoli?
Terence Stamp: Preferisco non dirglieli, perché considero tutto questo come un fatto personale.
Delos: Le piace la fantascienza di oggi?
Terence Stamp: Quale? Quella di Guerre Stellari, senza filosofia e senza niente dietro se non una disperata voglia di fare soldi vendendo giocattoli? Credo che la 'mia' fantascienza sia un'altra e io non farò mai un vero film di questo genere come Il pianeta proibito o Dune che tra l'altro mi ha fatto molto arrabbiare. I film oggi sono troppo tecnologici. Si possono fare film senza gli attori, senza valori umani, ma possiamo davvero considerare questa ancora fantascienza?
Delos: Cosa pensa, invece, del genere noir?
Terence Stamp: Adoro la black comedy e il film che mi viene in mente è La grande abbuffata. Amo quel film e non mi sorprende che i francesi l'abbiano trattato tanto male. Parla di loro, della loro voglia smodata di mangiare...
Delos: Anche Angelica Huston dice di amare molto quel film...
Terence Stamp: Beh, ha vissuto tanti anni con Jack. Un pezzo mobile della black comedy...
Delos: Perché le piace tanto questo genere?
Terence Stamp: Perché è una sfida continua per l'attore. Sono orgoglioso di film come L'inglese o Vendetta di Stephen Frears. Rimpiango solo di non avere mai lavorato con Luis Bunuel. Anche Bowfinger è una black comedy sulla vita a Hollywood. E'stato molto divertente essere un guru New Age disgustoso...
Delos: Una critica serrata a Scientology...
Terence Stamp: Non solo. C'era una scena che poi è stata tagliata dove mi si vedeva tra i nomi dei produttori del film e io apparivo con un sorriso idiota. Una cosa che a Hollywood capita spesso di vedere nomi di gente che non sai chi sia e che sembra abbia fatto tutto nel film...
Delos: Come è capitato a Tim Burton quando ha visto il nome di Francis Ford Coppola tra quelli dei produttori di Sleepy Hollow e lui non ne sapeva nulla...
Terence Stamp: Esattamente.