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| Isaac Asimov nel 1940 | |
"[...] un robot -- soprattutto nelle prime fasi della sua evoluzione -- sarebbe costruito in modo da non ribellarsi al suo costruttore; sarebbe dotato di meccanismo interni di sicurezza, come del resto le altre macchine. Quando si installa una sega elettrica, la si munisce di una ringhiera di protezione. Se in una fabbrica automatica si usano liquidi infiammabili, vi sono anche estintori automatici. Se si costruisce un impianto atomico, lo si dota degli schermi protettivi che sono necessari, quindi se si costruisce un robot, indubbiamente nella sua programmazione debbono essere inclusi dispositivi di sicurezza..." (1)
Il percorso logico che condusse Asimov alla formulazione delle Tre leggi della Robotica, seguì però una strada meno lineare e immediata di quello che si è comunemente portati a pensare, giacché lo scrittore partì dal presupposto di scardinare semplicemente il luogo comune della tradizione narrativa robotica dell'epoca. Tuttavia, non ci fu solo questo. La strada che portò Asimov alla concezione dei suoi robot non poteva prescindere da un'altra considerazione che faceva strettamente parte della sua cultura, e per la quale dobbiamo fare un passo indietro.
"Sulla fronte dell'uomo artificiale va incisa la parola aemeth, che significa 'verità'; ogni venerdì sera si deve cancellare dalla fronte della creatura la sillaba ae, proponendosi di non riscriverla fino alla domenica seguente. Le lettere che rimangono formano la parola meth, cioè 'morte', e rappresentano il comando rivolto al golem di rimanere inerte per tutta la giornata del sabato.
Asimov ha rispettato questa tradizione: il miracoloso Schemhamphotos e gli alfabeti delle centoventun porte sono diventati nei suoi racconti la 'teoria di base' del golem positronico; le parole sacre aemeth e meth, con la procedura che le accompagna, sono diventate le Tre Leggi della Golemica, ben note a tutti i lettori.
[...] Ma, come si è detto, soltanto un rabbino può animare il golem: Asimov laicizza di poco questo particolare inventando la U.S. Golems & Mechanical Men Corp. Misteriosa società dai poteri quasi divini i cui officianti sono gl'incomprensibili (per il resto del genere umano) golemisti e golem-psicologi, gli ingegneri che si sono dedicati al compito di sollevare l'uomo dalle fatiche del lavoro materiale". (2)
E con tutta probabilità sarà davvero così, in quell'universo alternativo in cui Karel _apek non ha mai messo in scena la sua commedia R.U.R., e dove quindi la parola robot non esiste, ma esiste solo la parola golem. Tuttavia, anche nel nostro universo, il golem che Asimov aveva comunque dentro di sé grazie al substrato culturale in cui crebbe e si formò, contribuì certamente a fertilizzare il terreno dal quale alla fine degli anni '30 germogliarono i suoi robot.
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| John W. Campbell | |
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"Nella fantascienza si pensa sempre ai robot come a creature metalliche antropomorfe, ma in realtà qualunque macchina computerizzata è un robot. E ad oggi abbiamo robot industriali che non assomigliano neanche un po' agli essere umani e che fanno cose che fino a una ventina d'anni fa solo gli esseri umani erano in grado di fare. E vivremo in un futuro in cui avremo pure dei robot personali. Robot che avranno l'aspetto di esseri umani e che rimpiazzeranno (per la prima volta) quelli che noi eravamo abituati a chiamare schiavi e servi, e serve, e ci renderanno del tutto liberi". (3)
Il robot è quindi prima d'ogni altra cosa un elettrodomestico, come un frigorifero o una lavatrice, che l'uomo deve imparare ad usare e con il quale l'uomo deve imparare a convivere. Il robot asimoviano dunque non ha diritti, se non quello di preservarsi in mancanza di altre priorità più importanti grazie alla Terza legge; esso non è una vera e propria creatura, ma un oggetto, un utensile poco più evoluto del nostro PC e così, in buona sostanza, vi rimarrà almeno fino all'avvento de L'uomo bicentenario, racconto che farà salire al robot un altro gradino nella scala della sua evoluzione.
Quello che risulta chiaro fin dai primi racconti, è dunque che l'intelligenza artificiale del robot non è comunque sufficiente a renderlo a tutti gli effetti un essere vivente, bensì è proprio la sua intelligenza retta dalla ferrea logica delle Tre leggi della Robotica, ad accendere la maggior parte delle trame che, dai varchi imperscrutabili lasciati dalle leggi robotiche, mostrano all'uomo la difficoltà di adattarsi e confrontarsi con il comportamento della macchina, spesso incomprensibile e bizzarro, ma che alla fine risulta perfettamente logico. E tutto questo ha origine all'interno del mirabile cervello positronico.
"Quando cominciai a scrivere le mie storie di robot, nel 1939, non li associai alla computerizzazione e io non lo previdi. Previdi però che il cervello doveva essere elettronico, in qualche maniera. Però 'elettronico' non mi pareva abbastanza futuristico. Il positrone, una particella subatomica esattamente uguale all'elettrone ma con carica opposta, era stato scoperto solo quattro anni prima che io scrivessi la mia prima storia di robot. Pareva davvero molto fantascientifico, così detti ai miei robot un 'cervello positronico' e immaginai che i loro pensieri consistessero in fulminei flussi di positroni che acquisivano esistenza, per poi scomparire quasi subito. Perciò le storie che scrissi vennero definite 'serie dei robot positronici', ma l'uso dei positroni al posto degli elettroni non aveva nessun altro significato se non quello che ho illustrato". (4)
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"Fu mentre Campbell e io discutevamo di questa storia [...] che vennero messe a punto le Tre Leggi della Robotica. (Io dico che fu Campbell a svilupparle, lui dice che sono stato io: ma io so di avere ragione. E' stato lui.)" (5)
Le Tre leggi tuttavia non ebbero il tempo di comparire nella loro compiutezza in quel terzo racconto che Asimov quel giorno era andato a raccontare a Campbell, che peraltro l'editore accettò senza riserve alla fine di gennaio del 1941. Liar! (1941, Bugiardo!) tuttavia è un racconto fondamentale soprattutto perché è in esso che fa il suo debutto un nuovo importante personaggio che avrebbe accompagnato i robot asimoviani in numerose altre avventure.
"Via via che il tempo passava, mi innamorai della dottoressa Calvin. E' un personaggio scostante, tanto per intenderci, simile alla concezione popolare del robot molto più delle mie creazioni positroniche, ma io l'amavo lo stesso". (6)
Secondo le informazioni fornite da Asimov nelle sue storie, Susan Calvin adesso avrebbe diciott'anni. Ella infatti è nata nel 1982, e, dopo aver frequentato la Columbia University, si laureerà nel 2003 e si specializzerà in robotica. A partire dal 2010, poi, lavorerà alla U.S. Robots and Mechanical Men come robopsicologa, ruolo nel quale la Calvin diverrà il maggior esperto mondiale. Ma quello che forse non tutti sanno, è che Susan Calvin era basata su una donna con cui Asimov a quel tempo era a stretto contatto accademico guarda caso proprio alla Columbia University, la Professoressa Mary Caldwell. Il carattere della donna non era come quello della dottoressa Calvin, ma non si può negare che Asimov non l'avesse in mente quando scrisse il racconto, visto che nella prima stesura il personaggio della robopsicologa si chiamava Susan Caldwell! Ma pochi giorni prima che il pezzo andasse in stampa, ad Asimov venne qualche timore all'idea di usare il nome di uno dei suoi professori in un suo racconto, per cui si recò da Campbell per chiedergli se poteva cambiarlo. Campbell però quel giorno non c'era poiché era malato, e allora Asimov chiese alla sua segretaria, Katherine Terrant, se si poteva fare.
"- Suppongo che tu voglia che io scorra l'intero manoscritto per cambiare il nome, vero? - dichiarò la donna con un sorriso. Al garbato 'per favore' di Asimov, ella replicò: - Bè, in cosa lo cambio?
Cercando di pensare un nome che avrebbe richiesto il minor cambiamento possibile, Asimov se ne uscì con 'Calvin', e così rimase." (7)
Alcuni considerano Liar! come la miglior storia robotica di Asimov e di certo è un racconto inusuale dove in primo piano ci sono i problemi umani dei personaggi coinvolti in una storia costruita soprattutto sulle loro emozioni, piuttosto che su divertenti esercizi intellettuali spesso basati sulla risoluzione di un enigma tecnico della maggior parte degli altri racconti robotici.
Il robot protagonista di Liar! si chiama Herbie (RB-34) e, come Asimov aveva già detto a Campbell, per un guasto durante la costruzione, è in grado di leggere nella mente. Questa facoltà tuttavia va facilmente a collidere con le Tre leggi, poiché Herbie è strutturalmente obbligato a dire ai suoi padroni ciò che essi vogliono sentirsi dire. In particolare, durante una ricerca del problema di Herbie, la squadra di investigazione si trova coinvolta in una serie di equivoci causati dall'innocente interferenza del robot che scatena le loro debolezze. E la debolezza di Susan Calvin è il suo interesse segreto per un collega, Milton Ashe, il quale è, secondo l'opinione di Herbie, ugualmente interessato a lei. Ovviamente il robot sta mentendo per cercare di assecondare i desideri della Calvin e non ferirla, e quando la dottoressa lo scopre, la sua reazione esplode in tutta la sua amarezza, il suo dolore e la sua frustrazione tipicamente umane che, quasi in una sorta di vendetta personale, portano il robot alla pazzia.
Mai in nessun altro racconto robotico come in Bugiardo!, Susan Calvin ci mostra una gamma così varia di emozioni, dalla vulnerabilità, alla rabbia, alla disperazione, che fanno da contraltare alla freddezza della logica robotica, così distorcente e perversa eppure, allo stesso tempo, ingenua e innocente, ciononostante, Asimov la preferiva in Galley Slave (1957, Lo schiavo, conosciuto anche come Il correttore di bozze), che era il suo racconto preferito con Susan Calvin.
Ma in Liar! compaiono per la prima volta anche altri due comprimari della U.S. Robots and Mechanical Men che Asimov riutilizzerà in alcuni altri racconti. Parliamo del dr. Peter Bogert, Matematico Capo ed esperto di robotica, che comparirà anche in Little Lost Robot (1947, Il piccolo robot perduto), Feminine Intuition (1969, Intuito femminile), e del dr. Alfred Lanning, Direttore delle Ricerche dai lunghi capelli bianchi che gli conferiscono un'aria da patriarca biblico, che sarà protagonista delle storie Evidence (1945, La prova), il già citato Galley Slave (1957) e Lenny (1957, idem), quest'ultimo insieme al suddetto Bogert.
Si diceva che, benché Asimov avesse ormai abbastanza chiara la questione delle Tre leggi, in Liar! esse non sono ancora espressamente citate. Anzi, per la verità, si fa riferimento solo alla Prima senza soffermarcisi troppo. Il primo vero ingresso delle Tre leggi nella loro forma esplicita, quella rimasta invariata fino ad oggi, avvenne nel successivo racconto robotico.
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"- Adesso stammi a sentire. Cominciamo con le tre Leggi fondamentali della Robotica. Le tre Leggi che sono impresse più profondamente nel cervello positronico di un robot -. Nell'oscurità, le sue dita guantate batterono sulla roccia per sottolineare ogni punto.
- Dunque. Uno: Un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
- Esatto!
- Due, - continuò Powell. -- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti da un essere umano purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
- Esatto.
- Tre: un robot deve proteggere la propria esistenza purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge." (8)
Il racconto in questione è Runaround (1942, Girotondo, conosciuto anche come Circolo vizioso) e, in realtà, non è cronologicamente il quarto racconto robotico, che, per un solo mese, è invece l'atipico Source of Power, tentativo di unire umorismo e robotica che Asimov non teneva in grande considerazione giacché non ebbe neppure il coraggio di farlo leggere a Campbell, preferendo dirigersi prima a Thrilling Wonder Stories e poi, dopo un rifiuto, ad Amazing Stories dove apparve nel febbraio del 1942 con il titolo Robot AL-76 Goes Astray (1942, Il robot scomparso, conosciuto anche come AL-76).
Runaround non tradisce invece la linea ormai consolidata dei primi tre racconti e in questo senso si può considerare a buon diritto il vero e proprio quarto racconto robotico, che fu proposto a Campbell il 20 ottobre del '41 e accettato istantaneamente, per apparire tra le pagine di Astounding nel marzo dell'anno successivo.
In questo racconto SPD-13, ovvero Speedy, è un sofisticato robot che Poweel e Donovan hanno portato su Mercurio per impiegare nella rimessa in funzione di una Stazione Mineraria installata sul lato illuminato del pianeta, dopo che una missione precedente era fallita. I due inviano Speedy a recuperare del selenio sulla superficie, elemento fondamentale per la loro sopravvivenza, ma il robot si mette a muoversi in cerchio recitando filastrocche senza senso come un ubriaco. Dopo l'analisi delle Tre leggi, applicate alla situazione, i due tecnici capiscono che Speedy è in equilibrio tra un potenziale di Seconda legge basso ma prioritario, ovvero l'ordine impartitogli, e un potenziale di Terza legge, più alto perché il robot è molto costoso e quindi dotato di un maggiore istinto di autoconservazione, ma con priorità minore, scatenato dal pericolo di effluvi di ossido di carbonio che intaccano il ferro, principale materiale di cui è fatto il robot. Quest'anomala situazione di equilibrio causa non solo il movimento a girotondo del robot, ma anche questo suo andare "fuori di testa" che Powell risolverà imprimendo al robot un potenziale di Prima legge più forte degli altri due, mettendo la propria vita a repentaglio, e spezzando così finalmente il ciclo indefinito dentro il quale era caduta la macchina.
"In origine, aveva il titolo preliminare Mind and Iron. Verso le fasi finali del lavoro di revisione del manoscritto, Martin Greenberg [...] suggerì il titolo I, Robot. Ad Asimov l'idea piaceva ma obiettò che l'omonima storia di Eando Binder apparsa sul numero di gennaio 1939 di Amazing ne precludeva l'uso. - Fuck Eando Binder! (lett. 'Fanculo Eando Binder!) - fu la replica di Greenberg." (9)
Fu in questo modo assai colorito che fu tenuto a battesimo uno dei testi maggiormente letti e famosi della fantascienza di questo secolo, il cui titolo divenne molto famoso (assai più grazie ad Asimov che a Binder!), facendo conoscere Asimov a un pubblico maggiormente eterogeneo, composto non solo dagli appassionati di fantascienza, e contribuendo a creare quel falso binomio Asimov = Fantascienza che ancor oggi è ritenuto vero da più d'uno. Ma questo era solo, si fa per dire, l'inizio.
Dopo un gran numero di racconti pubblicati nell'arco di poco più di un decennio, e subito dopo l'uscita nel 1950 del suo primo romanzo Pebble in the sky (Paria dei cieli), Asimov, che fino ad allora non aveva preso in grande considerazione l'idea del romanzo, non poteva non affidare prima o poi alla narrazione lunga i personaggi con cui era maggiormente in debito.
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"Il 9 aprile 1952 Horace Gold e io ci mettemmo a discutere sul progetto di un nuovo romanzo da pubblicare su Galaxy, la rivista da lui diretta. Gold lanciò l'idea di una storia di robot, ma io scossi fermamente la testa: i miei automi erano apparsi solo in racconti brevi e non ero affatto sicuro di poter reggere un intero libro sull'argomento.
- Ma certo che puoi -- mi disse Gold. -- Che ne dici di un mondo sovrappopolato in cui i robot stanno soffiando il lavoro agli uomini?
- Deprimente -- risposi. -- Non sono affatto sicuro di voler scrivere un pesante romanzo sociologico.
- E allora fallo a modo tuo. Ti piacciono i gialli: metti un delitto nel mondo che ti ho descritto e fallo risolvere da un detective umano aiutato da un robot. Il detective sa che, se non risolverà il caso, il robot gli soffierà il posto.
Questo mi entusiasmò: John Campbell aveva detto spesso che un giallo fantascientifico era una contraddizione in termini, che le invenzioni tecnologiche care alla fantascienza avrebbero permesso al detective di risolvere il mistero con mezzi sleali, e che quindi i lettori sarebbero stati ingannati.
Io decisi di scrivere un romanzo che rispettasse le regole classiche del giallo e non ingannasse i lettori e che, al tempo stesso, avesse un perfetto svolgimento fantascientifico." (10)
Nacquero così i famosi The Caves of Steel (1954, Abissi d'acciaio) e The Naked Sun (1957, Il sole nudo), seguiti poi, molto più tardi, da The Robots of Dawn (1983, I robot dell'alba) che chiude idealmente la trilogia e da Robots and Empire (1985, I robot e l'Impero), i quali, questi ultimi due, contribuiscono a tessere l'ordito necessario a ottenere un'unica visione di storia futura insieme al ciclo della Fondazione.
Dunque, il primo elemento che spicca di questi nuovi romanzi (almeno i primi tre) è il fatto che essi siano costruiti come detective story e in quest'ottica, la contaminazione tra fantascienza e giallo è palese. C'è un omicidio, ci sono i detective e ci sono le indagini: moventi, armi del delitto ecc. ecc. Ma sopra ogni altra cosa ci sono il contesto in cui si muovono i personaggi, nonché i due indimenticabili protagonisti.
"Eppure a un certo punto del romanzo Lije Baley pensa esattamente il contrario: di essere lui la creatura misteriosa inarrivabile, dotata di un cervello che nessuno conosce a fondo; mentre un robot è solo un robot, il cui cervello è noto nei minimi dettagli o non potrebbe essere costruito" (11)
E anche sotto l'aspetto morale, la distinzione non è così netta e le contraddizioni tra l'etica umana supportata dall'educazione, dalla legge della società civile o dalla religione, e quella robotica integrata nelle sue Tre leggi, sono spesso uno spunto interessante poiché, considerando ad esempio l'aspetto religioso:
"[...] i robot ignorano il senso della morale cristiana, anzi della morale in genere, perché capaci soltanto di un'interpretazione letterale della realtà, a cui sono estranei i principi astratti. Eppure è Daneel quello che, schiaffeggiato, porge l'altra guancia; ed è sempre Daneel a dar prova di come un essere capace di reagire soltanto alla lettera dei fatti progredisca verso uno stadio intellettuale (morale?) superiore". (12)
Cosa che peraltro diverrà più che più che evidente con lo sviluppo sfrenato del suo personaggio che Asimov intraprenderà a partire dalla metà degli anni '80, con l'intreccio multiplo delle sue serie, che condurranno il robot ad agire in favore di Hari Seldon, aiutandolo, spronandolo e proteggendolo dalle forze ostili dell'Impero affinché il matematico possa sviluppare la sua Psicostoria, fondamentale per limitare il periodo buio tra la caduta dell'Impero e la rinascita della civiltà.
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"In senso stretto, le Leggi dell'Umanica dovrebbero essere una descrizione, in forma concisa, di come si comportano effettivamente gli esseri umani. Naturalmente non esistono categorie così precise. Persino gli psicologi, che studiano la materia scientificamente (per lo meno spero che lo facciano) non possono presentare nessuna 'legge', ma soltanto descrivere con ricchezza di particolari quello che la gente sembra fare. E niente di ciò che affermano è assoluto. Quando uno psicologo dice che la gente reagisce in un certo modo a uno stimolo di un certo tipo, intende dire soltanto che qualcuno lo fa in certi momenti. Altri potrebbero farlo in altri momenti, o potrebbero non farlo affatto. Se dovremo aspettare delle leggi vere e proprie sul comportamento umano per poter fondare la psicostoria (e di certo dovremo farlo), allora suppongo che dovremo aspettare ancora a lungo.
[...] in I robot e l'Impero, è un robot, Giskard, che solleva il problema delle Leggi dell'Umanica. Essendo un robot, deve vedere ogni cosa dal punto di vista delle Tre Leggi della Robotica, dal momento che i robot sono costretti a seguirle.
[...] Dunque, a me pare che un robot non possa far altro che pensare che gli essere umani debbano comportarsi in maniera tale da facilitare ai robot l'obbedienza a queste leggi. [...] Se un uomo ha il diritto di dare a un robot qualsiasi ordine che non comporti un danno a un altro essere umano, allora deve avere la decenza di non impartire mai a un robot un ordine che comporti un danno a un altro robot, a meno che ciò non venga dettato dal bisogno di salvare la vita umana. Un grande potere impone grandi responsabilità, e se i robot hanno le Tre Leggi che proteggono l'uomo, vi sembra troppo chiedere agli uomini di attenersi a una o due leggi che proteggano i robot?
[...] cosa accadrebbe se un essere umano fosse minacciato dall'azione di un altro essere umano? Qui un robot deve prendere una decisione. Può salvare il primo senza far del male all'altro? Oppure, se si trovasse costretto a fare del male, quale linea di azione dovrebbe seguire per ridurlo al minimo?
Sarebbe assai più facile per il robot, se gli esseri umani si preoccupassero del benessere degli esseri umani, così come ci si aspetta che facciano i robot. E, in effetti, qualsiasi codice dell'etica umana impone agli esseri umani di prendersi cura gli uni degli altri e di non farsi del male reciprocamente. Il che è, dopotutto, il mandato che gli esseri umani hanno dato ai robot. Perciò la Prima Legge dell'Umanica dal punto di vista del robot dovrebbe essere la seguente:
1. Un essere umano non può recare danno a un altro essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno." (13)
Analogamente si ricavano abbastanza facilmente anche le altre due leggi, che sono:
"2. Un essere umano deve impartire ai robot ordini che non turbino la loro l'esistenza robotica, a meno che tali ordini non causino danno o dolore ad altri esseri umani.
3. Un essere umano non deve recare danno a un robot, o permettere che, a causa del suo mancato intervento, i robot subiscano danni, a meno che tali danni siano necessari per impedire che venga recato danno a un essere umano, o per permettere che un ordine vitale venga eseguito". (13)
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"Le idee può usarle chiunque, ma le parole sono mie". (14)
E così fu finché la Byron Preiss fece ad Asimov la proposta giusta, affinché lo scrittore cedesse ad altri il privilegio di confrontarsi con i suoi robot. Il progetto era di affidare a diversi giovani scrittori la stesura di una serie di romanzi raggruppati sotto il titolo Robot City. I concetti asimoviani avrebbero potuto essere utilizzati nella più completa libertà, in compenso Asimov avrebbe svolto il ruolo di consulente, avrebbe dato consigli, eliminato le cose improprie e creato le premesse per lo svilupparsi del ciclo, offrendo nel contempo ad alcuni giovani autori la possibilità di mettersi in mostra e di sfondare. Del resto Asimov, allora vicino ai settant'anni cominciava a sentirsi vecchio, e decise di cogliere quell'occasione anche per cercare di perpetrare e rinvigorire alcuni prodotti della sua fantasia. Il primo dei sei romanzi, che si sviluppavano su una storia unitaria, fu Robot City -- Book 1: Odissey, (1987, Robot City -- Libro primo: Odissea) di Michael P. Kube-Mc Dowell, unico autore del gruppo poco conosciuto in Italia, ma comunque in grado di raggiungere una considerevole notorietà in campo internazionale anche grazie a tre romanzi ambientati nell'universo di Star Wars (La trilogia della crisi della flotta nera) e altri romanzi apprezzati tra cui Progetto Diaspora (1990, The Quiet Pools) di prossima pubblicazione nella nuova collana Solaria di Fanucci (a dicembre 2000), e il recente The Trigger (1999), firmato in coppia con Arthur C. Clarke. Gli altri episodi furono Robot City -- Book 2: Suspicion (1987, Robot City -- Libro secondo: Sospetto) di Mike McQuay, Robot City -- Book 3: Cyborg (1987, Robot City -- Libro terzo: Cyborg) di William F. Wu, Robot City -- Book 4: Prodigio (1988, Robot City -- Libro quarto: Prodigio) di Arthur Byron Cover, Robot City -- Book 5: Refuge (1988) di Rob Chilson e Robot City -- Book 6: Perihelion (1988) di William F. Wu. La serie racconta le vicende di Derec, un uomo che, avendo perso la memoria, si ritrova dapprima su uno sconosciuto asteroide di ghiaccio e successivamente in una misteriosa città abitata esclusivamente da robot. Di questo primo ciclo in Italia furono pubblicati solo i primi quattro volumi nella collana Edgar Fantascienza dell'editrice Interno Giallo, mentre della altre due serie che seguirono, Robots in Time and Robots and Aliens, composte ciascuna da sei romanzi (ved. cronologia sottostante), in Italia non n'è mai stato pubblicato alcuno.
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"La mia non-apparizione sullo schermo non mi ha mai preoccupato. Io sono essenzialmente uno scrittore da carta stampata. Scrivo materiale destinato a comparire su una pagina e non su uno schermo, sia esso grande o piccolo. Sono stato invitato in svariate occasioni a scrivere una sceneggiatura per un lungometraggio o un telefilm, sia qualcosa di originale sia un adattamento di una mia storia o di quella di qualcun altro, e ogni volta mi sono rifiutato. Per quanto io possa essere eclettico, non ho il talento di saper scrivere per gli occhi, ma sono una persona sufficientemente fortunata da riconoscere quello che so fare." (15)
Già a metà degli anni '50, Hollywood aveva manifestato interesse per I, Robot, nella persona del produttore John Mantley, il quale alla fine si era accordato con Asimov e aveva opzionato il romanzo per trarne una pellicola cinematografica. Le opere opzionate sono tuttavia sempre un numero assai maggiore di quelle che alla fine raggiungono le sale, e infatti per più di dodici anni di I, Robot non si fece nulla. Malgrado ciò, l'opzione venne rinnovata e rinnovata ancora, finché ad un certo punto la macchina del cinema decise di mettersi in moto e ad Asimov venne chiesto di scriverne il relativo adattamento per il grande schermo. Lo scrittore, ovviamente, rifiutò, e allora:
"A quel punto hanno fatto una cosa estremamente intelligente. Sono riusciti a ingaggiare Harlan Ellison." (16)
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"nuove e sbalorditive sfaccettature. La sua sceneggiatura sarebbe diventata un film meraviglioso, secondo me" (17).
Asimov ne era addirittura entusiasta, come scrisse in una lettera che inviò all'amico il 18 agosto 1978:
"E' magnifico, Harlan. Ti avevo chiesto nella mia lettera del 9 marzo di farne ' il primo film di fantascienza realmente adulto, complesso e valido mai realizzato' e tu ce l'hai fatta. Hai apposto una cornice attorno quattro dei miei racconti, hai mantenuto le storie mie nell'essenza e in gran parte dei dettagli, hai creato una struttura tutta tua (con un'abilità e un'immaginazione che io non mi potrei mai nemmeno sognare di eguagliare) e tuttavia ti sei anche attenuto allo spirito di I, Robot. In particolare, hai mantenuto Susan Calvin la mia Susan Calvin, e questo è meraviglioso." (18)
Purtroppo, però, una molteplice serie di ragioni, non fece mai entrare il film in produzione (come invece è purtroppo successo con il recente L'uomo bicentenario, che per fortuna Asimov non ha potuto vedere, e sul quale preferiamo sorvolare...). Innanzitutto i soldi di cui la visione di Ellison aveva bisogno e che si aggiravano intorno ai trenta milioni di dollari, cifra che la compagnia che deteneva i diritti sul film, non era certa di riuscire a recuperare con gli incassi.
"In secondo luogo la sceneggiatura di Harlan fu scritta dopo l'apparizione del lungometraggio Star Wars e quelli di Hollywood non sono precisamente noti per la loro abilità nel distruggere una macchina da soldi. Visto che Star Wars aveva fruttato milioni di dollari, a Harlan fu chiesto di creare robot 'graziosi' come R2-D2 e di rendere Susan Calvin graziosa come la Principessa Leia." (19)
Infine pare che Ellison non sia il tipo che scende facilmente a compromessi. E di cose, quando si deve realizzare un film, ce ne sono parecchie con le quali si deve scendere a patti.
Insomma, il film rimase per una decina d'anni nel limbo, dopodiché, quando i diritti scaddero ed Ellison tornò in possesso della sceneggiatura, propose che venisse pubblicata a puntate sulle pagine dell'Asimov Science Fiction Magazine. Asimov ovviamente accettò e Gardner Dozois non si fece certo pregare, e così la sceneggiatura apparve sulla rivista in tre puntate successive nell'autunno del 1987. Ellison però non l'abbandonò, e ci lavorò ancora sopra in vista della sua pubblicazione in volume che avvenne nel 1994 e che in Italia sarebbe giunta nel maggio 1996, un'edizione impreziosita da una serie di tavole e di disegni di Mark Zug, che purtroppo Asimov non avrebbe mai avuto la possibilità di vedere.
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| I robot approdano anche su CD-ROM. Nel 1993 la Microsoft ha dedicato un prodotto della linea "Microsoft Home" ai robot positronici. | |
"Gli affari non sono notoriamente interessati agli aspetti fondamentali della sicurezza... specialmente quelli filosofici. (Alcuni esempi: l'industria del tabacco, dell'automobile, del nucleare. Nessuna di queste ha detto dall'inizio che c'erano delle salvaguardie fondamentali necessarie, tutte quante hanno resistito alle protezioni e alle restrizioni imposte dall'esterno e nessuna ha accettato alcuna disposizione assoluta contro il causare danno agli umani. In verità, dato che la stragrande maggioranza della ricerca sull'intelligenza artificiale e la robotica è sottoscritta dai militari, sembra che difficilmente ci sarà mai una 'legge' generale contro il causare danno agli esseri umani.
[...] Viviamo già in un mondo in cui le Tre leggi della Robotica di Asimov non hanno alcuna validità..." (20)
E probabilmente Sawyer ha ragione, forse tra un tempo non troppo lungo ci toccherà guardarci le spalle dalla Playstation 3000, o stare ben attenti a non urtare la suscettibilità della nostra sveglia con sberle troppo forti al lunedì mattina.
I dispositivi elettronici odierni presentano delle protezioni intrinseche, ma non possono ancora essere paragonate alle Tre Leggi, giacché gli oggetti non sono ancora dotati di intelligenza artificiale. Quando arriveranno, vedremo... Ma, intanto, se davvero sarà così come dice Sawyer, è difficile pensare che il mondo sarà un bel posto dove vivere, un posto dove aspetteremo con ansia la domenica mattina, per lasciare a casa il nostro proiettore di libri elettronici, e andare nel luogo più lontano possibile da qualsiasi macchina esistente, tirare fuori dal nostro zaino le pagine ingiallite e impolverate di Io, Robot e, appoggiati al tronco di un albero finto, sognare un mondo migliore.
| Legenda |
| opere di Isaac Asimov |
| opere di altri autori professionisti, postume alla morte di Asimov, e approvate dai detentori dei diritti sulle sue opere |
| opere di altri autori professionisti, non necessariamente autorizzate |
| Riferimenti temporali: d.C. = Anno Domini E.G. = dall'inizio dell'Era Galattica E.F. = dell'inizio dell'Era della Fondazione |
| Data | Data prima edizione, titolo originale, autore (se diverso da Asimov) | Titolo italiano | Contenuto in |
| 1995 d.C. | 1975, A Boy's Best Friend | Il fedele amico dell'uomo | Tutti i miei robot |
| 1998 d.C. | 1940, Robbie | Robbie | Io, Robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2006 d.C. | 1942, Robot AL-76 Goes Astray | Il robot scomparso, anche come AL-76 | Il secondo libro dei robot; Tutti i miei robot |
| 2010 d.C. | 1957, Insert Knob A in Hold B | Inserire il lato A nell'incastro B | Tutti i racconti |
| 2015 d.C. | 1942, Runaround | Girotondo, anche come Circolo vizioso | Io, Robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2015 d.C. | 1941, Reason | Secondo Ragione, anche come Essere razionale | Io, Robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2016 d.C. | 1944, Catch that rabbit | Iniziativa personale | Tutti i miei robot |
| 2021 d.C. | 1941, Liar! | Bugiardo! | Io, Robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2023 d.C. | 1951, Satisfaction Guaranteed | Soddisfazione garantita | Il secondo libro dei robot; Tutti i miei robot; La Terra è abbastanza grande |
| 2024 d.C. | 1989, Balance, di Mike Resnick | Equilibrio | Gli amici di Fondazione |
| 2025 d.C. | 1957, Lenny | Lenny | Il secondo libro dei robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2026 d.C. | 1989, Blot, di Hal Clement | Macchia | Gli amici di Fondazione |
| 2029 d.C. | 1947, Little Lost Robot | Il piccolo robot perduto | Io, Robot |
| 2030 d.C. | 1945, Escape! | Evasione | Io, Robot |
| 2031 d.C. | 1990, Cal | Cal | Gold |
| 2032 d.C. | 1945, Evidence | La prova | Io, Robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2032 d.C. | 1989, PAPPI, di Sheila Finch | PAPPI | Gli amici di Fondazione |
| 2033 d.C. | 1955, Risk | Rischio | Il secondo libro dei robot; Tutti i miei robot |
| 2034 d.C. | 1957, Galley Slave | Lo schiavo, anche come Il correttore di bozze | Il secondo libro dei robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2035 d.C. | 1956, First Law | La prima legge | Il secondo libro dei robot; Tutti i miei robot |
| 2036 d.C. | 1989, Plato's Cave, di Poul Anderson | La caverna di Platone | Gli amici di Fondazione |
| 2052 d.C. | 1950, The Evitable Conflict | Il conflitto evitabile | Io, robot; Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 2055 d.C. | 1986, Robot dreams | Sogni di robot | Sogni di robot |
| 2058 d.C. | 1950, Io, Robot | Io, robot | |
| 2063 d.C. | 1969, Feminine Intuition | Intuito femminile | Il secondo libro dei robot; Visioni di robot |
| 2065 d.C. | 1989, The Fourth Law of Robotics, di Harry Harrison | La quarta legge della robotica | Gli amici di Fondazione |
| 2070 d.C. | 1993-1994, Isaac Asimov's Robots in Time, di William F. Wu (6 vol.):
|
||
| 2090 d.C. | 1988, Christmas Without Rodney | Natale senza Rodney | Visioni di robot |
| 2120 d.C. | 1990, Kid Brother | Il fratellino | Gold |
| 2150 d.C. | 1973, Light Verse | Luciscultura | Tutti i miei robot; Sogni di robot |
| 2170 d.C. | 1989, Too Bad! | Così non va | Visioni di robot |
| 2180 d.C. | 1974, ...That Thou Art Mindful of Him | Che tu te ne prenda cura | Tutti i miei robot |
| 2200 d.C. | 1989, Carhunters of the Concrete Prairie, di Robert Sheckley | Cacciamacchine della prateria di cemento | Gli amici di Fondazione |
| 2160-2360 d.C. | 1976, The Bicentennial Man | L'uomo (del) bicentenario | L'uomo bicentenario e altre storie; Visioni di robot; Tutti i miei robot |
| 2425 d.C. | 1949, Mother Earth | Madre Terra | Tutti i racconti |
| 3421 d.C. | 1953, The Caves of Steel | Abissi d'acciaio | |
| 3422 d.C. | 1956, The Naked Sun | Il sole nudo | |
| 3423 d.C. | 1972, Mirror Image | Immagine speculare | Tutti i miei robot; Visioni di robot |
| 3424 d.C. | 1989, Strip-Runner, di Pamela Sargent | L'ultima sfida | Gli amici di Fondazione |
| 3424 d.C. | 1983, The Robots of Dawn | I robot dell'alba | |
| 3624 d.C. | 1985, Robots and Empire | I robot e l'Impero | |
| 3626 d.C. | 1987-1988, Isaac Asimov's Robot City (6 vol.):
|
Robot City (solo quattro volumi nell'edizione italiana):
|
|
| 3627 d.C. | 1989-1990, Isaac Asimov's Robot City: Robots and Aliens (6 vol.):
|
||
| 3730 d.C. | 1993, Isaac Asimov's Caliban, di Roger MacBride Allen | Il Calibano di Asimov | |
| 3731 d.C. | 1994, Isaac Asimov's Inferno, di Roger MacBride Allen | L'Inferno di Asimov | |
| 3736 d.C. | 1996, Isaac Asimov's Utopia, di Roger MacBride Allen | L'Utopia di Asimov | |
| 4850 d.C. | 1951, The Stars, Like Dust | Il tiranno dei mondi, anche come Stelle come polvere | |
| 11129 d.C. | 1952, The Currents of Space | Le correnti dello spazio | |
| 827 E.G. (12411 d.C.) | 1950, Pebble in the Sky | Paria dei cieli | |
| 977-978 E.G. | 1945, Blind Alley | Vicolo cieco | Tutti i racconti |
| 12020 E.G. | 1988, Prelude to Foundation | Preludio alla Fondazione | |
| 12028 E.G. | 1993, Forward the Foundation: part 1. Eto Demerzel | Fondazione anno zero: Parte prima: Eto Demerzel | |
| 12028 E.G. | 1997, Foundation's Fear, di Gregory Benford | Fondazione La paura | |
| 12038 E.G. | 1993, Forward the Foundation: part 2. Cleon I | Fondazione anno zero: Parte seconda: Cleon I | |
| 12048 E.G. | 1993, Forward the Foundation: Part 3. Dors Venabili | Fondazione anno zero: Parte terza: Dors Venabili | |
| 12058 E.G. | 1993, Forward the Foundation: 4. Wanda Seldon | Fondazione anno zero: Parte quarta: Wanda Seldon | |
| 12067 E.G. | 1998, Foundation and Chaos, di Greg Bear | ||
| 12067 E.G. | 1951, Foundation: 1. The Psychohistorians | Cronache della Galassia: Parte prima | |
| 12068 E.G. | 1999, Foundation's Triumph, di David Brin | ||
| 12069 E.G. | 1993, Forward the Foundation: Epilogue | Fondazione anno zero: Epilogo | |
| 12067-12070 E.G. | 1989, The Originist, di Orson Scott Card | Il paleoantropologo | Gli amici di Fondazione |
| 49-160 E.F. (12117-12228 E.G.) | 1951, Foundation: 2. The Encyclopedists 3. The Mayors 4. The Traders 5. The Merchant Princes |
Cronache della Galassia: Parte seconda, terza, quarta, quinta | |
| 195-196 E.F. (12263-12264 E.G.) | 1952, Foundation and Empire: 1. The General | Il crollo della Galassia centrale: Parte prima | |
| 270 E.F. (12338 E.G.) | 1989, Trantor Falls, di Harry Turtledove | La caduta di Trantor | Gli amici di Fondazione |
| 310-311 E.F. (12378-12379 E.G.) | 1952, Foundation and Empire: 2. The Mule | Il crollo della Galassia centrale: Parte seconda | |
| 316-377 E.F. (12384-12445 E.G.) | 1953, Second Foundation | L'altra faccia della spirale | |
| 498 E.F. (12566 E.G.) | 1982, Foundation's Edge | L'orlo della Fondazione | |
| 498 E.F. (12566 E.G.) | 1986, Foundation and Earth | Fondazione e Terra | |
| 1056 E.F. (13124 E.G.) | 1989, Foundation's Conscience, di George Zebrowski | La coscienza della Fondazione | Gli amici di Fondazione |
| 1302 E.F. (13370 E.G.) | 1958, No Connections, di Randall Garrett | The Best of Randall Garrett; Takeoff (entrambe antologie di R. Garrett) | |
| n.d. | 1942, Victory Unintentional | Vittoria involontaria | |
| n.d. | 1945, Paradoxical Escape | Meccanismo di fuga | |
| n.d. | 1953, Sally | Sally | |
| n.d. | 1956, Let's Get Together | Se saremo uniti | |
| n.d. | 1956, Someday | Un giorno... | |
| n.d. | 1968, Segregationist | Il segregazionista | |
| n.d. | 1974, Stranger in Paradise | Straniero in Paradiso | |
| n.d. | 1975, Point of view | Certezza di esperto | |
| n.d. | 1976, The Tercentenary Incident | Tricentenario | |
| n.d. | 1977, Think! | Finalmente! | |
| n.d. | 1977, True love | Vero amore |
(1), (8) Io, Robot, di Isaac Asimov - Tascabili Bompiani (1989)
(2), (11), (12) Asimov e l'uomo d'acciaio, di Giuseppe Lippi (in Abissi d'acciaio, di Isaac Asimov - Oscar Fantascienza, Mondadori 1988)
(3) Interview with Isaac Asimov, di Richard Diercks (1992)
(4) I miei robot, di Isaac Asimov, in Visioni di Robot, di Isaac Asimov - Interno Giallo (1991)
(5) Asimov Story, di Isaac Asimov - Oscar Fantascienza, Mondadori (1987)
(6) Il secondo libro dei robot, di Isaac Asimov - Tascabili Bompiani (1990)
(7), (9) Asimov: The Unauthorized Life, di Michael White, Millenium - Orion Books (1994)
(10) The Story Behind the Robot Novels di Isaac Asimov, in Introduzione di Giuseppe Lippi a Il sole nudo, di Isaac Asimov - Oscar Fantascienza, Mondadori (1986)
(13) Le leggi dell'umanica, di Isaac Asimov, in Visioni di Robot, di Isaac Asimov - Interno Giallo (1991)
(14) Introduzione a Robot City Libro Primo (Odissea, di Michael P. Kube-McDowell), di Isaac Asimov
(15), (16), (17), (19) Io, Robot secondo Harlan Ellison, di Isaac Asimov, in Io, Robot di Harlan Ellison e Isaac Asimov (Super Blues Mondadori, 1996)
(18) Io e Isaac al cinema - Breve memoriale della Cittadina Calvin, di Harlan Ellison, in Io, Robot di Harlan Ellison e Isaac Asimov (Super Blues Mondadori, 1996)
(20) On Asimov's three Laws of Robotics, di Robert J. Sawyer (www.sfwriter.com/rmasilaw.html)