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a cura di Marco Spagnoli

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Recensioni

Recensioni Film

Recensioni: Mission to mars - Stigmate - Il mistero della casa sulla collina

MISSION TO MARS

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Mission to Mars
Titolo Mission to Mars

Titolo originale Mission to Mars

Produzione USA, 2000

Regia Brian De Palma

Sceneggiatura Jim Thomas & John Thomas, Graham Yost

Cast Gary Sinise, Woody Blake, Luke Graham, Connie Nielsen

Distribuzione Buena Vista

Durata 113 minuti

discreto 
La monolitica fantascienza cinematografica degli anni Cinquanta, Kubrick e la Nasa sono i veri grandi nemici di questo film di Brian De Palma comunque interessante nonostante un'incosistenza di fondo - a tratti - abbastanza irritante. Tre elementi 'bollenti' e difficili con cui il regista di pellicole come Scarface o Gli intoccabili non ha voluto o non ha saputo confrontarsi in maniera adeguata alle aspettative smaliziate del pubblico. I personaggi di questo film sono, infatti, tutti eroi duri e puri come nelle pellicole di cinquanta anni fa, modelli quasi archetipici dalla fede incrollabile privi di dubbi e animati da un coraggio intellettuale ancora prima che morale, in grado di connotare le loro azioni ammantandole di un pudore tipico dei film di casa Disney. Uomini e donne che nonostante qualche vago accenno pecoreccio (ma è un finto provincialismo cowboy che possiamo ritrovare nei film western e che mira in realtà a fare sorridere il pubblico americano) hanno in mente soltanto le loro missioni spaziali per cui sacrificherebbero tutto (principalmente la vita). Appena arrivati su Marte per un'azione di soccorso dopo sei mesi di viaggio, due astronavi distrutte per salvare quattro astronauti probabilmente morti, si sentono addirittura in dovere - prima di ogni altra cosa - di sollevare la bandiera americana dalla polvere del pianeta rosso... Comportamenti tipici di un drammone d'epoca traslato nel duemila con protagonisti degli eroi che parlano per slogan da duri sullo stile di John Wayne. Uomini che hanno lasciato i cavalli delle praterie per saltare in groppa ad astronavi che li portano nei deserti di un pianeta a duecento milioni di chilometri, che per la verità ricordano (a causa delle ambientazioni delle riprese) quelli dei classici come Ombre Rosse o Colorado. E la NASA con il suo stile lineare e realista non aiuta una pellicola in cui quattro astronauti (tre uomini e una donna moglie del capo missione) vanno a salvare i loro amici (anche lì tre uomini ed una donna) creduti tutti morti per colpa di una misteriosa tempesta di sabbia. Rispetto ai viaggi di prima classe di Star Trek o alle atmosfere rarefatte di Kubrick, questi viaggiatori siderali sembrano pendolari di seconda classe su trappole con tanto di ruota gravitazionale, messa in bella mostra per sostituire il Danubio Blu alle note dei Van Halen che De Palma predice rimanere in vetta alle classifiche anche nel 2020. La navetta spaziale, lontana perfino dai grintosi shuttle di Armageddon sembra in realtà una lattina mal riuscita epoco funzionale agli intenti di una pellicola spettacolare. E al realismo deprimente della tecnologia spaziale della nostra epoca fa da sponda un pietoso commento musicale scritto da Ennio Morricone, ennesimo clone di se stesso, incapace di cimentarsi con una storia il cui vero punto di forza sta nell'ultima mezz'ora di fantascienza pura in stile Contact in grado di riscattare la maggior parte dei cliché e delle ingenuità più o meno voluti. Il vero tarlo di questo film è il paragone (ma era davvero inevitabile?) con Kubrick. De Palma affronta il maestro con le stesse situazioni e inquadrature di 2001. Il gusto discutibile delle sue scelte registiche (dopo Snake Eyes il piano sequenza è un must ossessivo) perde il confronto soprattutto per quanto riguarda le atmosfere. Il rarefatto mistero di Hal si scontra con uno spirito quasi da boy scouts dello spazio che lascia il tempo che trova. Mission to Mars si rivela dunque essere un film di genere su cui gli intenti commerciali pesano come un macigno, riscattato parzialmente, però, da un messaggio filosofico carico di ottimismo in grado solo di riecheggiare quella fantascienza con la F maiuscola che per quanto riguarda le storie ambientate nello spazio, negli ultimi anni non ha prodotto un numero eccessivamente alto di capolavori. Non resta altro se non sperare nella prossima missione spaziale di Red Planet in cui Carrie Ann Moss, Terence Stamp e - ahimé - Val Kilmer toccheranno nuovamente le rosse sabbie di Marte. Forse lì la retorica da figli dell'impero lascerà il posto alla vera Fantascienza.

STIGMATE

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Titolo Stigmate

Titolo originale

Produzione USA, 1999

Regia Rupert Wainwright

Sceneggiatura Tom Lazarus e Rick Ramage

Cast Gabriel Byrne, Patricia Arquette

Distribuzione UIP

Durata 100 minuti

ottimo 
E' raro trovare film interessanti come Stigmate in grado di offrire tanti piani di lettura differenti. Innanzitutto l'aspetto meramente visivo della pellicola è a dir poco emozionante. Uno stile da videoclip è lo spartiacque narrativo ideale tra la serietà austera del Vaticano e la vita da single emancipata di una ventitreenne newyorchese, atea, disinibita e vagamente ignorantella. Eh già, perché se non fosse stata Patricia Arquette con la sua sensualità languida come si sarebbero altrimenti potuti perdonare altrimenti sviste e svarioni religiosi che la portano a confondere un rosario con una catenina e a non sapere nulla se non di Padre Pio, nemmeno delle stigmate di San Francesco o del modo in cui era stato crocefisso Gesù Cristo? E' vero siamo in America, la nazione dell'ignoranza enciclopedica, ma alcune lacune sembrano motivate principalmente dal copione per consentire al sacerdote "strafico" interpretato da un tenebroso e straordinario Gabriel Byrne di potere spiegare che cosa sono quegli strani accadimenti che martoriano il corpo della giovane. Fortunatamente Stigmate perde la strada della falsariga dell'Esorcista per seguire una trama molto più avvincente e intrigante. La strana possessione di cui è vittima la ragazza la costringe suo malgrado ad essere un messaggero che porta con sé un mistero in grado di destabilizzare la Chiesa fin nel profondo delle sue radici. Ed è proprio grazie a questo intrigo a metà tra mistica e fantapolitica che Stigmate decolla. L'intreccio di musica e immagini è in grado - sorprendentemente - di spiegarci cos'è la santità attraverso il suo contrario. Sebbene gli effetti speciali che riecheggiano un po' Carrie di De Palma lascino leggermente a desiderare, Stigmate è un film originale ed emozionante in cui il gotico post - moderno conquista una dimensione visiva e spirituale nuova e dove ansie escatologiche e dubbi metafisici e politici si scontrano contro il muro del dogma.

IL MISTERO DELLA CASA SULLA COLLINA

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Titolo Il mistero della casa sulla collina

Titolo originale The house on the haunted hill

Produzione USA, 2000

Regia William Malone

Sceneggiatura Dick Beebe e Robb White

Cast Geoffrey Rush, Famke Janssen

Distribuzione Buena Vista

Durata 91 minuti

mediocre 
Nonostante sia prodotto da professionisti di chiara fama come Joel Silver (Arma Letale, Matrix) e Robert Zemeckis, Il mistero della casa sulla collina si presenta come una pellicola altamente deludente, incapace di ricreare i fasti oggi un po'datati dell'originale diretto nel 1958 da William Castle. Mentre l'altra pellicola del filone horror claustrofobico Haunting diretto da Jan De Bont almeno aveva la motivazione più o meno discutibile di volere catturare l'attenzione di un pubblico di giovanissimi, Il mistero della casa sulla collina soffre di ben altri problemi. Paradossalmente perfino più seri, per una mancanza di omogeneità di intenti sottesa all'intera storia. Nonostante il fascino quasi perverso dei suoi protagonisti (particolarmente "interessanti" le interpreti femminili) Il mistero della casa sulla collina è una pellicola confusionaria in cui tutti i personaggi sono caricati e in cui una previdibilità di fondo domina le azioni di tutti. Indecisi se puntare all'horror splatter o - magari - alle atmosfere infantili e raffinate del cinema di Tim Burton, gli autori di questo film propendono per enfatizzare gli elementi più rivoltanti, perdendo l'occasione di tirare le fila di un possibile thriller in cui quello che si vede non è esattamente quello che è. Ma la strada facile dove tutto è proprio come appare viene seguita praticamente sin da subito dalla produzione che si affretta ad avvisarci subito riguardo il fatto che la casa è infestata dai fantasmi. Spiriti cattivi capaci di coalizzarsi - chissà poi perché - in un'unica entità crudele e dall'aspetto di ragno. Gli effetti speciali non commuovono, il finale è irritante, l'andamento - nonostante un unico momento di speranza - precipita attimo dopo attimo e le buone cose nella storia vengono ignorate o si lasciano mandare a benedire.

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