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di Marco Spagnoli

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interviste

Ridley Scott contro Hannibal

Hannibal
E' stato senza dubbio uno dei più grandi registi del ventesimo secolo. Ha lasciato un'impronta fortissima nel mondo degli spot pubblicitari, e ha influenzato vent'anni di cinema e di narrativa col film Blade Runner. Oggi Ridley Scott affronta un'impresa difficile: dirigere il seguito di uno dei film di maggiore impatto degli ultimi anni.

Sono passati dieci anni da quando il capolavoro diretto da Jonathan Demme fece inaspettatamente man bassa agli Oscar. Un successo imprevisto e clamoroso che portò Il silenzio degli innocenti ad entrare di diritto nella storia del cinema. Un decennio di rinvii, indiscrezioni e rimandi fino all'uscita di Hannibal , il discusso romanzo che a metà del 1999 ripropose al pubblico l'ambiguo rapporto tra il dotto cannibale e l'affascinante agente dell'FBI Clarice Sterling. Un romanzo ambientato in parte a Firenze, figlio anche delle suggestioni della cronaca nera legata al mostro di Firenze di cui lo scrittore Thomas Harris seguì alcune udienze. Dino De Laurentis -- dopo avere pagato dieci milioni di dollari di diritti d'autore -- ha deciso di girare non solo il sequel de Il silenzio..., ma di realizzare anche il remake di Manhunter una sorta di prequel che aveva già prodotto tredici anni fa per la regia di Michael Mann e che all'epoca non ebbe quasi successo.
Dieci anni dopo i personaggi sono cambiati non solo spiritualmente. Ridley Scott si è seduto sulla sedia più in alto e Julianne Moore ha sostituito una Jodie Foster che in un recente incontro a Roma durante la promozione di Anna e il re rispose con un sorriso dall'aria furbetta al nostro commento favorevole in merito alla sua decisione di non essere più l'agente Clarice Sterling. Il film uscirà nell'inverno del 2001 e costerà circa ottanta milioni di dollari.

Delos: Mr. Scott, quali sono i cambiamenti che apporterà alla storia di Hannibal Lecter?

Ridley Scott: Considero Il silenzio degli innocenti come un thriller psicologico e credo che sarà interessante insistere su questo aspetto della storia.

Delos: Cosa pensa della cornice fiorentina di Hannibal. Non è un po'inusuale?

Ridley Scott: Un cannibale a Firenze è certamente bizzarro, ma il film non sarà ambientato solo in Italia. Del resto abbiamo condensato una storia di seicento pagine in poco più di un centinaio di sceneggiatura e i tagli e le modifiche sono stati inevitabili. Steve Zaillan -- lo sceneggiatore -- è riuscito a rendere perfettamente lo spirito del libro con una grande adattazione distillata in una perfetta la sceneggiatura.

Delos: Si dice che lei avesse alcuni problemi con il finale del libro...

Ridley Scott: E' vero, ma Zaillan è riuscito a costruire un finale che mi piaceva e con cui anche l'autore Thomas Harris si è trovato d'accordo. Harris ha fatto tutto questo alla condizione che non venisse modificato l'intero senso della storia.

Delos: Cosa la ha spinta ad accettare di dirigere un progetto tanto complesso e tanto esposto alle critiche dei fans del primo film?

Ridley Scott: Una delle mie regole principali è quella di non avere paura di niente. Sono un cacciatore di soggetti interessanti che mi diano l'opportunità di lavorare con persone straordinarie. Dai produttori agli attori, dagli sceneggiatori alla troupe. Alien per me non era un film horror. Io non l'ho mai considerato tale, ma adoravo le dinamiche e i motori della storia che stavo raccontando. In più era un film terrorizzante. Il mio approccio ad Hannibal è lo stesso: una storia interessantissima che è in più un film dell'orrore. Personalmente credo che in un film ciò che rimane nascosto sia sempre più pauroso di quello che vedi. Gran parte delle decisioni prese riguardo ai miei film le rimando alla sala di montaggio. E' lì quello che decido quello che ritengo troppo o troppo poco importante. Dal punto di vista narrativo è decisamente il buon gusto a dirti dove fermarti nel rendere le scene dell'orrore.

Ridley Scott e Philip K. Dick
Ridley Scott e Philip K. Dick

Delos: Da Alien a Hannibal, che cosa è cambiato in Ridley Scott?

Ridley Scott: Guardarsi alle spalle, al proprio passato è un po' come guardare al futuro, perchè entrambi passato e futuro, hanno una natura speculativa; in realtà, noi non ci siamo, il nostro è un eterno presente.In Blade Runner ho toccato un futuro immediato ed ho cercato di raccogliere insieme i fatti che apparentemente accadranno presto.Lo stesso ho fatto ne Il gladiatore, ho fatto ricerche, messo insieme fatti ed alla fine è venuto fuori il film. L'unico mezzo per realizzare storie del genere di quella di Hannibal e della maggior parte dei film che ho fatto è la fantasia, l'immaginare di proiettarsi in questi momenti vicini o lontani, futuri o passati.

Delos: Cosa pensa della defezione di Jodie Foster?

Ridley Scott: Jodie è una donna interessante che sta cercando di portare avanti una carriera come regista. Sfortunatamente ha avuto soltanto adesso i fondi per dirigere il suo nuovo film Flora Plum e dovendo scegliere ha voluto portare sullo schermo la sua pellicola.
In più credo che non volesse più tornare indietro al suo personaggio, per continuare a guardare avanti. Semplicemente questo.

Delos: I suoi rapporti con la critica non sono sempre facili: Blade Runner è l'esempio principale di questa sua difficoltà di relazione...

Ridley Scott: Ogni paese ha il proprio senso della dinamica e di ciò che si attende, configurato nelle strutture sociali, culturali e nel proprio background storico; quindi come regista, l'unica soluzione è fare un film per se stesso e sperare di poter comunicare qualcosa agli altri. Quando ho fatto Blade Runner, la critica statunitense mi ha letteralmente massacrato, perchè inconsciamente avevo realizzato un film "opprimente" per loro. Col tempo, con l'aiuto di videocassette, laserdisc e oggi DVD, hanno avuto modo di meditare e quando sette anni fa, Blade Runner è stato ridato in molte sale degli U.S.A. ha realizzato ottimi incassi.
Come regista non cerco un punto di vista, ma un approccio nuovo, e quindi realizzando un film storico, il problema è quello di affrontare un pubblico che la storia la vive tramite i grossi media ed è per questo che nei miei film, delle dinamiche insolite possano "sconvolgere" a tal punto da rendere il giudizio sul film negativo.

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