A volte si rimane stupiti dal dove si può trovare la fantascienza, o per essere più corretti degli elementi fantascientifici; infatti spesso, del tutto erroneamente si ritiene che la fantascienza sia un fenomeno esclusivamente di lingua anglosassone, spesso ancora più erroneamente non si immagina che elementi o tematiche fantascientifiche si possano trovare anche nel cosiddetto
mainstream ed ancora più spesso si tende a limitare la loro esistenza nel campo della narrativa o della narrativa. In questo caso però, volendo trattare di viaggio nel tempo, può capitare di imbatterci in qualcosa che nega contemporaneamente tutte queste erronee assunzioni. E stiamo parlando di Russia prima ed Unione Sovietica poi, del poeta
Vladimir Vladimirovich Majakovskij, che sicuramente nessuno assocerebbe a cuor leggero alla fantascienza, e di un lavoro teatrale:
Banja (tr. It.
Il Bagno) del 1930.
Naturalmente non sfuggirà che abbiamo parlato di elementi fantascientifici, sicuramente Majakovskij non intendeva scrivere fantascienza, ma ha piegato alle sue finalità delle idee fantascientifiche che dovevano essere nell'aria.
E' dubbio che Majakovskij conoscesse la fantascienza di lingua russa, non vi sono prove di questo fatto, otre tutto, secondo diverse testimonianze il poeta leggeva pochissimo e molte suggestioni gli venivano dalle conversazioni con gli amici, ma converrà comunque dare un veloce panoramica della nascita della fantascienza in Russia.
Secondo
The Grolier Multimedia Encyclopedia of Science Fiction, gli antesignani della fantascienza russa possono essere rintracciati nella letteratura utopistica del diciottesimo secolo e fa riferimento all'opera del Principe
Mikhail Shcherbatov:
Puteshestvie v zemlyu Ofirskuyu (
Journey to the Land of Ophir) scritta all'incirca nel 1785. Altre utopie, di segno prima liberale, poi socialista vennero scritte nel corso del diciannovesimo secolo. Accanto all'utopia, suo specchio deformante, si presenta quasi immediatamente il ghigno della distopia, ed oltre al nome di Nikolay Gogol possiamo trovare più concretamente il nome di
Mikhail Saltykov-Schedrin con il suo
Istoriya odnogo goroda (
Chronicles of a City) (1869-70).
Persino il viaggio interplanetario, sempre secondo la Grolier si affaccia precocemente nella letteratura russa, già nel 1784 con il romanzo
Noveisheye puteshestviye (
The Newest Voyage) di Vassily Lyovshin. Quindi abbiamo un'origine, vista la precocità, che potremmo definire con una certa cautela autoctona. In un paese tecnicamente arretrato come la Russia del diciannovesimo secolo immediatamente si sviluppò un forte interesse per le conquiste scientifiche e si generò una consistente fetta di fantascienza nell'età pre--rivoluzionaria, basti pensare che nel 1899 già cominciava la traduzione in russo dei romanzi di
H. G. Wells.
Con la rivoluzione marxista che sembrava dare pieno sfogo alle idee di progresso e liberazione la fantascienza non poteva non trovare un fertile suolo su cui attecchire e già nel 1922 scoppiava il successo di
Aelita di
Alexei Tolstoi, un romanzo interplanetario ispirato dalle storie di
E. R. Burroughs; le utopie e le narrazioni, spesso basate sull'esportazione interplanetaria del marxismo, proliferarono con grande rapidità. Al tempo stesso quasi immediatamente, ma in sordina, a volte clandestinamente come è il caso di
My (
Noi, di
E. Zamiatin, pubblicato nel '22 in cecoslovacco e proibito in URSS sino al 1980, continuarono le distopie.
Sarebbe troppo lunga e fuorviante una compiuta trattazione della storia della fantascienza russa e sovietica, in questo luogo ci premeva più che altro di fissare alcune coordinate riguardo i suoi inizi.
Come dicevamo è dubbio che Majakovskij conoscesse approfonditamente la fantascienza russa, probabilmente essa era estranea al suo orizzonte di poeta, ma per ciò che gli serviva bastava certamente la traduzione delle opere di H. G. Wells.
Vladimir Majakovskij (1894, morto suicida 1930) nacque in un piccolo villaggio in Georgia, dove visse sino al 1906 quando la famiglia si trasferì a Mosca. Già nel 1908 si unì alla fazione Bolscevica del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori dove venne eletto al comitato di Mosca. Venne arrestato per propaganda sovversiva tre volte e la terza volta, nel 1909, quindi all'età di quindici anni, gli fruttò una condanna a sei mesi, parte dei quali in isolamento. Dopo la condanna abbandonò per qualche tempo la politica, dedicandosi agli studi, inizialmente di pittura, ma l'incontro con il pittore David Burlyuk si rivelò decisivo. Burlyuk era un noto pittore dell'avanguardia e il fondatore del "futurismo" russo. Quindi, nel 1912 Majakovskij sotto l'influenza di Burlyuk si diede alla poesia, divenendo rapidamente un portavoce del movimento futurista.
Già nel '12 pubblicava due brevi liriche nel volume
Uno schiaffo in faccia al gusto del pubblico, titolo che richiamava quello del manifesto firmato da Mayakosky, Burlyuk ed altri in cui si indicava la volontà di buttare tutta l'arte passata e quasi tutta quella contemporanea fuori bordo del "piroscafo della modernità", con una grande consonanza con il futurismo europeo. Sono note le loro spedizioni, quando travestiti o con degli aereoplani dipinti sui volti, declamavano poesie agli angoli delle strade. Nel 1913, Majakovskij ed altri cominciarono un giro nelle province, ottenendo un buon successo.
Nel 1917 Majakovskij si schierò apertamente e senza riserve a fianco della rivoluzione d'ottobre, che sembrava incarnare gli ideali del cubofuturismo ed i suoi personali. Poeta declamatorio di grande efficacia e irruenza cantò le lodi della rivoluzione con grande convinzione. Lavorò per il giornale pubblicato dal Commissariato per l'Educazione e più tardi con altri futuristi fondò il LEF (Fronte degli artisti di sinistra) il cui scopo era rendere disponibili le conquiste formali dell'avanguardia allo stato rivoluzionario. Gran parte delle sue energie negli anni '20 vennero impiegate in discorsi propagandistici e nella creazione, come pittore, di manifesti e slogan rivoluzionari per la ROSTA, l'azienda telegrafica russa, principale veicolo di propaganda.
Majakovskij contribuì alla ridefinizione del ruolo dell'artista nella società, attribuendogli la responsabilità di ricostruire la nuova cultura socialista, anche in senso formale. In questo senso la coincidenza di intenti, almeno inizialmente, tra il movimento cubo--futurista e la rivoluzione furono totali; come in Italia, il futurismo tendeva allo svecchiamento della cultura ancora ancorata al vecchio, in nome del progresso scientifico-tecnologico, e dell'industrializzazione, cosa sicuramente in perfetta consonanza con il tentativo dello stato socialista di bruciare le tappe dell'ammodernamento produttivo del paese. E' singolare, che anche se, ripetiamo, probabilmente ignota a Majakovskij, questo in un certo senso fosse anche l'intento della fantascienza, sia mondiale in un senso più ampio, che specificatamente di quella russa prima, sovietica poi. Il mondo stava evolvendo rapidamente, e con la cesura storica della rivoluzione d'ottobre, in URSS c'era il bisogno di inventare e prevedere il nuovo, in senso formale, attività dei cubo--futuristi, in senso concettuale attività della fantascienza.
Oltre all'intensa attività poetica e propagandistica, Majakovskij produsse anche tredici sceneggiature per film non tutte realizzate, di alcune delle quali rimangono solamente alcuni frammenti e due lavori teatrali,
Klop 1928 (
La Cimice) e
Banya 1930 (
Il bagno) (entrambi rappresentati e diretti da Vsevolod Meyerhold nel suo teatro), in cui vengono messi alla berlina la burocrazia, che passò quasi indenne dallo stato zarista a quello sovietico ed il filisteismo rivoluzionario.
Le idee de
Il Bagno, vennero sviluppate da Majakovskij ripetutamente in articoli di giornali in cui attaccava pesantemente la burocrazia rea di frenare l'impeto rivoluzionario e di immobilizzare le energie dei veri creatori incarnati nella figura del compagno Ciudakov, l'inventore. Accanto al nemico principale, il burocrate Pobiedonisikov, Capo Ufficio per il coordinamento ed il collegamento, abbiamo una serie di profittatori che vivono all'ombra di esso.
La trama: Ciudakov, all'inizio dell'opera ha appena inventato la macchina del tempo, lo troviamo mentre discute con l'amico Velocipedkin che alle grandi finalità dell'inventore oppone un uso della macchina bassamente pratico, entra un gruppo di persone, che accompagna Pont Kitch, la caricatura del capitalista straniero, estremamente interessato all'invenzione di Ciudakov, che ingenuamente gli rivela dei particolari, fortunatamente Velocipedkin borseggia lo straniero rubandogli il taccuino su cui questi ha preso nota. Il punto è che scarseggiano i soldi, fortunatamente arrivano 200 rubli pagati sottobanco da Nosckin un ragioniere dell'Ufficio per il Collegamento ed il Coordinamento.
Si prova la macchina, e con un gran botto su di essa si ritrova una lettera scritta cinquanta anni nel futuro con cui si preannuncia il prossimo arrivo di un emissario ma la lettera è mezza bruciata e strappata, segno che nel tragitto temporale ha incontrato un ostacolo. La macchina va quindi spostata in una posizione maggiormente elevata, dove difficilmente si troveranno degli ostacoli.
Il secondo atto comincia con la scena nell'ufficio del burocrate Pobiedonosikov dove il segretario Optimistenko sta ricevendo dei postulanti che lo interpellano per le questioni più disparate. Entrano Ciudakov e Velocipedkin che tentano di vedere Pobiedonosikov ma Optimistenko comunica a Ciudakov che la sua pratica è stata respinta. La scena cambia, spostandosi nell'interno dell'ufficio di Pobiedonosikov, dove il burocrate è intento a dettare alla dattilografa un discorso retorico e sconclusionato, saltando di palo in frasca. Si ritorna fuori dell'ufficio dove Ciudakov e Velocipedkin stanno disperatamente tentando di convincere Optimistenko dell'importanza dell'invenzione ma si scontrano con la visione gretta e stolida del segretario del burocrate. All'interno Pobiedonosikov è occupato a discutere con il pittore Belvedosnky riguardo all'acquisto del mobilio del suo ufficio in stile Luigi XIV e alla pittura di un suo ritratto a cavallo.
Entra Nosckin che ammette di fronte al capoufficio di aver perso 240 rubli al gioco ma forse si tratta dei rubli inviati a Ciudakov, e viene cacciato in quanto dissipatore, assieme alla dattilografa che ha simpatizzato con lui. Rimasto solo Pobiedonosikov telefona ad un amico ed in cambio di un favore ottiene due biglietti di prima classe per un viaggio assieme ad una stenografa a 240 rubli da mettere sul conto dello stato.
Il terzo atto comincia con il teatro nel teatro, una compagnia di attori sta mettendo in scena il dramma, e Pobiedonosikov che qui incarna il burocrate nel suo senso più ampio viene chiamato a dare la propria opinione sui due atti precedenti. L'opinione è naturalmente negativa, l'ufficio ne esce troppo male, la raffigurazione è sbagliata. Il regista si scusa, dicendo che il teatro è stato messo al servizio della lotta e dell'edificazione socialista, i lavoratori saranno turbati da quanto vedranno e smaschereranno i colpevoli. La risposta è che il compito del teatro per l'appunto non è il turbare, quanto l'accarezzare lo sguardo. I lavoratori, ed in questo caso i burocrati, dopo il lavoro non vogliono altro che rilassarsi. Questo scontro, ricorda molti di quelli che Majakovskij dovette ingaggiare in prima persona: il conflitto tra l'arte come mezzo al servizio della società e l'arte vista come puro e semplice godimento, avulsa dalla società in cui vive. E la scena prosegue trasformandosi in una satira di certe rappresentazioni trionfalistiche del comunismo, che il regista propone per migliorare lo spettacolo. Satira che il burocrate non capisce e approva incondizionatamente. A questo punto entra in scena Velocipedkin che tenta di parlare con Pobiedonosikov. E' interessante notare la confusione dei piani, da una parte c'è la recita, poi la recita nella recita, poi dei personaggi che nella scena ambientata nel teatro si muovono come se stessero recitando, sino a che il regista li manda in scena per proseguire l'azione teatrale.
Nell'atto IV assistiamo ai preparativi di Pobiedonosikov che sta per partire per il Caucaso con l'amante, lasciando la moglie a casa, è in questo momento che entrano in scena Ciudakov e Velocipedkin, che stanno arrampicandosi per le scale portando in spalla la macchina del tempo, cercando di portarla più in alto proprio mentre questa si sta preparando ad entrare in azione.
Proprio mentre Pobiedonosikov esce di casa, sulla macchina, posta sul pianerettolo si materializza una donna fosforescente che si proclama delegata dell'anno 2030. La donna è venuta per scegliere i migliori e portarli nel mondo del comunismo realizzato.
L'atto V comincia nell'ufficio di Pobiedonosikov, ribattezzato in "Ufficio per la selezione e il trasferimento nel secolo comunista"; Pobiedonosikov è diventato un qualsiasi postulante che non vuole fare la fila, vantando la propria anzianità di partito, mentre il suo segretario Optimistenko si è riconvertito in segretario della donna fosforescente, che essendosi raffreddata nel frattempo ha assunto un aspetto normale. La donna sta effettuando la selezione di chi dovrà andare verso il tempo del comunismo realizzato e tra gli altri si presentano Polia, la moglie infelice di Pobiedonosikov e la Underton, la dattilografa licenziata nel secondo atto a causa del falso moralismo rivoluzionario di Pobiedonosikov, la sua colpa infatti era quella di mettersi il rossetto. Immediatamente Pobiedonosikov fa le sue rimostranze perché la selezione viene fatta senza il suo prezioso contributo.
Atto VI: Sotto la direzione della donna fosforescente vengono effettuati gli ultimi controlli sulla macchina del tempo ed i passeggeri iniziano a salire, Pobiedonosikov inizia a protestare perché la macchina non ha scompartimenti e non ci sono riguardi per una persona della sua levatura e della sua anzianità di partito e subito comincia a sistemare i suoi innumerevoli bagagli. Dopo uno scoppio la macchina parte lasciandosi dietro Pobiedonosikov, il suo segretario ed il codazzo di leccapiedi e profittatori. E l'ultima parola è del burocrate Pobiedonosikov: "Che volete dire con questo -- lei, voi e l'autore -- forse che io e i tipi come me non sono necessari al comunismo?"
Il frettoloso riassunto non rende certo merito ai dialoghi scoppiettanti, ai tic linguistici dei vari personaggi, in grado di delinerare alla perfezione un carattere con due parole. E' chiaro come la commedia non sia piaciuta alla sua uscita: Majakovskij non ha peli sulla lingua nel denunciare i mali della burocrazia e della pletora di profittatori e leccapiedi che essa genera. D'altronde soprattutto a causa del terzo atto, il dramma poteva risultare negli anni '30 non facilmente comprensibile a tutti, e l'effetto estraniante deve essere stato sin troppo evidente. Erano quelli gli anni della delusione di Majakovskij, che vedeva la sua figura di artista militante sostituita e messa in subordine dietro agli artisti che trattavano della rivoluzione con il vecchio linguaggio del secolo precedente. Generalmente i motivi del suo suicidio vengono ascritti ad un rifiuto amoroso, ma non è da escludere che accanto a questo, la delusione poetica non abbia contribuito ad accentuare un clima di depressione fatale per un poeta istintivo e dal forte temperamento come Majakovskij.
Queste poche righe sicuramente non rendono giustizia né a lui né al lavoro di cui ci siamo occupati, volevano infatti essere esclusivamente un'introduzione ad un lavoro cui tutti gli appassionati di fantascienza dovrebbero dare almeno un'occhiata. Ed è interessante notare alla fine, come, pur essendo stato scritto in un momento storico ben preciso, il ritratto della società, ma soprattutto dei tipi umani che esce dalle pagine di Majakovskij è quanto mai attuale.