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di Marco Spagnoli

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interviste

Non chiamatemi Fox

David Duchovny
Incontrare David Duchovny non è come incontrare un qualsiasi altro attore. Ci sono ruoli che ti finiscono cuciti addosso e altri che ti scivolano via velocemente. E - a questa seconda categoria - non appartengono di certo le parti avute quando eri un attore sconosciuto quelle che - per inciso - ti consentono di dare un imprinting all'immaginario collettivo del pubblico. Lui sa sin troppo bene che nonostante tutte la buona volontà o il tempo che potrà passare la gente che incontra sugli aerei o per strada continuerà a chiamarlo Fox e questo sta diventando un'ossessione. E' successo per Sean Connery, per William Shatner, per Leonard Nimoy e succederà anche per lui e Gillian Anderson.


In Italia per presentare Return to me commedia romantica interpretata al fianco di Minnie Driver, Jim Beloushi, Robert Loggia e della regista attrice Bonnie Hunt (la moglie di Tom Hanks ne Il miglio verde) David Duchovny sa bene che le domande delle poche interviste private concesse dovranno prima o poi riguardare gli X files. Del resto come potrebbe essere diversamente: Fox Mulder è il personaggio che lo ha fatto considerare universalmente come un sex symbol e sebbene oggi possa seriamente interpretare qualsiasi ruolo grazie al successo avuto come lui, d'altro canto sa bene che la gente andrà a vedere film diversissimi solo perché c'è "quello che fa X files." Così, ogni volta che David ti guarda leggermente sospettoso mentre gli formuli una domanda, non puoi toglierti dalla mente l'idea che in cuor suo dica: "Ecco, questa è a proposito di X files...". Ma facciamo un passo indietro: esattamente dopo che ci siamo fatti largo tra una selva di ragazzine armate di macchina fotografica. Mentre cerchiamo l'efficientissimo ufficio stampa della UIP la casa di distribuzione di Return to me per sapere se l'orario del nostro appuntamento è confermato, ecco che entrando in una stanza ci scontriamo quasi in maniera fatale con l'agente più intelligente che l'FBI televisiva abbia mai avuto. Prima dell'impatto fatale Duchonvny ci schiva e mentre risponde al rapido saluto, con passo spedito attraversa la lussuosa sala dell'albergo romano dove abbiamo appuntamento. Ed è questa un po' una sua caratteristica. E' alto, veloce, affabile, ma con qualche sospetto o ritrosia di natura caratteriale. Ma la domanda giusta riesce a farlo un po' rilassare. La voce è simile a quella del suo doppiatore italiano, ma Fox Mulder è decisamente un personaggio molto diverso. Duchovny è un uomo pratico, paradossalmente molto meno tenero del suo alter ego televisivo.

Delos: Mr. Duchovny cosa pensa del suo ultimo film Return to me?


David Duchovny: Ho atteso di vederlo fino al momento in cui è arrivato nelle sale. Mi è piaciuto trasferirmi per due ore in un mondo quasi da fiaba. Mi ero quasi dimenticato di esserne io il protagonista. Mi è piaciuto molto stare per due ore al cinema e vedermi questo film.

Delos: Ha mai fatto follie per amore?

David Duchovny: Sì, ma quello che mi ha convinto a fare un film romantico è stata l'idea di potere lavorare con la mia amica Bonnie Hunt di cui conosco l'abilità nello smussare gli spigoli e a creare un misto di commedia e di sentimenti agrodolci.

Delos: Non è mai stato spaventato dal dovere scoppiare a piangere disperato in una delle scene iniziali del film. Non crede che questo avrebbe potuto danneggiare la sua immagine di macho e sex symbol agli occhi di un pubblico più vasto che non è necessariamente da confondere con quello degli X files?

David Duchovny: Come attore interpreti molti ruoli nella tua carriera e nella tua vita. La bellezza sta nel potere cambiare. Gli X files stanno in una scatola con le loro storie. C'è un personaggio è quello che è, fa quello che fa, ma io devo fare altre cose che non sono necessariamente in relazione. Cosa dovrei dire del fatto che ho recitato vestito da donna in televisione?

Denise
David Duchovny, Denise in Twin Peeks

Delos: Beh, ma lì il regista era David Lynch...

David Duchovny: Questo vuol dire che quando c'è un regista bravo ad un attore è concesso fare di tutto.

Delos: Cosa pensa dei suoi film precedenti come Kalifornia, Beethoven, Rapture o Playing God? Spesso ha messo in mostra un aspetto ironico...

David Duchovny: Sono film che non ha visto quasi nessuno. Soprattutto Playing God in cui ero con Angelina Jolie e Timothy Hutton che hanno entrambi vinto un Oscar. Non è colpa mia se io sto ancora aspettando...Ad ogni modo la commedia fa parte della mia natura e io sto tentando di migliorarmi su questo versante. Gli X files hanno dato un'immagine un po' distorta del mio modo di recitare. Non voglio fare necessariamente una commedia qualsiasi. Amo una commedia vecchio stile, in cui le situazioni contano più delle battute e la comicità nasce dall'interazione dei personaggi, non solo da dei caratteri dominanti. Adesso devo solo fare degli ulteriori progressi in questo genere e trovare la mia strada.

Delos: Qual è il suo rapporto con la popolarità?

David Duchovny: Ambivalente. E' la chiave per fare quello che vuoi, ma paradossalmente è anche quella che ti può portare via le stesse opportunità.

DDD Dossier David Duchovny

Delos: E sul piano personale?

David Duchovny: Il fatto di non potere uscire per strada e camminare per i fatti miei. Ci sarà sempre qualcuno che ti fermerà per seccarti e ti ricorderà quello cui non stai pensando. Fatti molto semplici di cui non si lamenta mai, ma che alla fine ti cambiano la vita.

Delos: Lei ha avuto un sacco di problemi con la produzione di X files. Perché?

David Duchovny: E' difficile parlarne, perché le cose vanno sempre bene se quello che fai porta soldi e tu accetti tutto. All'inizio della mia carriera accettavo dei lavori allo scopo di pagare l'affitto, ma adesso le cose sono cambiate. All'epoca non sceglievo, ma accettavo tutto. Non voglio assumermi nessun credito riguardo l'avere dato una certa forma alla mia carriera. Di certo, quello che ho ottenuto adesso non è di lasciare X files, ma di potermi dedicare anche ad altro. Fino adesso giravo la serie per dieci mesi all'anno ed era praticamente impossibile fare qualsiasi altro film. Se non fosse stato per Bonnie avrei avuto dei problemi anche per Return to me. I miei problemi con la produzione non riguardavano né la serie, né i soldi, né altro. Ma solo la possibilità di avere più spazio per la mia carriera artistica oltre gli X files.

Chaplin
Chaplin (1992)

Delos: E' considerato al tempo stesso un sex symbol e un'icona di un certo tipo di cinema. Come considera questa condizione? Una gabbia, forse?

David Duchovny: E' una gabbia nel momento in cui la gente non accetta di vederti cambiare e ti vuole riportare sempre indietro a ciò che sei stato. Del resto sa anche per attori come De Niro, che sono noti per avere fatto decine di ruoli, capita sempre che le persone si rivolgano a loro citando sempre un ruolo rispetto agli altri. Le posso garantire che so per certo che a Bob decine di persone si presentano citando Taxi driver e urlandogli: "Stai parlando con me? Stai parlando con me?". Non so se questo gli dia fastidio o meno, ma è certo che il pubblico non dimentica mai il personaggio che gli ha procurato un'emozione forte e un'altrettanto grande impressione. Dipende solo dall'attore il riuscire a costringere il pubblico a dimenticare?

Delos: In X files lei ha scoperto però anche la regia. Dirigerà altri episodi in questa ottava stagione?

David Duchovny: Dirigerò altri episodi solo a patto di poterli anche scrivere. Per il momento non ho nessuna idea se questo accadrà o meno. Sui prossimi ventidue episodi dell'ottava stagione io sarò in sole otto puntate. Devo dire che è stata una grande esperienza quella di potere dirigere X files, perché è stato come fare un film in solo due settimane.

Delos: Farebbe film per il grande schermo?

David Duchovny: Non credo che nessun produttore -- al momento -- mi affiderebbe la regia di una sceneggiatura, quindi -- proprio come per X files -- la mia unica possibilità sta nello scrivermi un film da solo, cosa che non è detto non accada prima o poi. Mi piacerebbe molto, ma aspetto solo l'idea giusta.

Delos: Quanto il personaggio di Fox Mulder la ha cambiata nella sua percezione della realtà e della fantascienza?

David Duchovny: E' difficile spiegare cosa passa nella stessa di un attore, mentre lavora. Posso assicurarle che ha ben poco a che fare con quella che è la materia della storia che sta raccontando. Io cerco di fare sembrare vero quello che faccio, e posso dire che le mie preoccupazioni hanno ben poco a che fare con le domande ultime di scienza, filosofia e fantascienza. Tutto quello che faccio è cercare di essere credibile mentre un povero disgraziato, tutto sudato sotto un pesantissimo trucco da extraterrestre, cerca di afferrare la mia gamba. Quello che faccio in X files ha più a che fare con l'idea classica di un mestiere qualsiasi, piuttosto che con un viaggio spirituale e di apprendimento personale.

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