Raccomandato a Travolta da George Lucas, Roger Christian è un uomo simpatico e disponibile che non si schermisce quando gli facciamo notare tutte le incongruenze stilistiche di
Battaglia per la Terra, film fantascientifico basato sull'opera di Ron Hubbard e interpretato dal divo de
La febbre del sabato sera. Christina che ha iniziato a lavorare a Hollywood come decoratore del set di
Guerre Stellari ha una lunghissima esperienza nel campo della fantascienza cinematografica come
Art director di
Alien e regista di una serie di film tra cui spunta il titolo del recente
Masterminds.
Delos: Come è stato lavorare con un John Travolta irriconoscibile?
Roger Christian: Riconoscibile attraverso gli occhi, però, che sono lo specchio dell'anima e questo è il segreto di tutto il film. Non è stato un lavoro facile avere a che fare con questi alieni durissimi. Gli Psychos sono dei criminali immorali. Degli enormi nazisti dello spazio che terrorizzano gli esseri umani. Lavorare con John è come avere a che fare con una miniera d'oro che viene fuori pezzo dopo pezzo. Un'esperienza straordinaria.
Delos: A proposito degli occhi di Travolta, John Woo ha detto che l'attore è un magnifico cattivo perché ha uno sguardo freddo e l'espressione ingenua di un bambino...
Roger Christian: E' vero, John è un attore molto capace in grado di trasmettere un vasto raggio di emozioni solo con l'intonazione della voce o con un'espressione del volto. Quello che mi ha sempre sorpreso di C'era una volta il West di Sergio Leone è che Henry Fonda era stato trasformato in un cattivo incredibile solo aiutando a modificare il suo sguardo. Credo che quello di John in Battaglia per la Terra il suo personaggio sia uno dei cattivi più interessanti del cinema contemporaneo, proprio perché ha la stessa qualità di Fonda. Sin dalla prima sera in cui ci siamo conosciuti sapevamo bene entrambi che cosa volevamo ottenere da questo film. Lavorare con lui è stato molto facile, perché è lui che ti rende più semplice la vita.
Delos: Era preoccupato di dovere lavorare con un mostro sacro come Travolta?
Roger Christian: Certamente, moltissimo. La serie da cui è tratto il film è un bestseller gigantesco ed ero preoccupato che la mia trasposizione non gli rendesse giustizia attirandomi addosso la collera di milioni di fans inferociti. John è anche molto attaccato a questo progetto e questo complicava ancora di più le cose. Io stesso penso che questo sia il migliore romanzo di fantascienza mai scritto. Considerato tutto questo -- come ogni buon inglese -- mi sono rimboccato le maniche facendo appello al mio stoicismo britannico.
Delos: I paragoni con Star Trek sono evidenti...
Roger Christian: Alcuni aspetti assomigliano molto a quelli di Star Trek, ma io ho cercato di essere maggiormente realista e più terrestre. Ovviamente i dilemmi morali dell'umanità e i rapporti tra uomini e altre creature sono gli stessi. Soprattutto verso la fine, però, le differenze sono notevoli.
Delos: Però, la fantascienza del film non è proprio nuova...
Roger Christian: Ha avuto questa impressione? Francamente io credo che gli unici riferimenti concreti possono essere a Il pianeta delle scimmie. Quello di Battaglia per la Terra è un medioevo ambientato nel futuro. E' un testo originale e diverso, che abbiamo reso alla grande grazie al genio di Patrick Tatopoulos. Il nostro è un film con una visione unica, simile a quella dei fumetti di fantascienza. Quello che proprio volevamo.
Delos: Ma i paragoni con altri film del genere SFX la inquietano?
Roger Christian: Certo, là fuori è pieno di giganti. 2001, Guerre Stellari, Alien, Blade Runner sono dei modelli inestimabili, copiati malamente dozzine di volte.
Delos: Come in Indipendence Day lei ha cercato più volte l'immedesimazione del pubblico nei terrestri...
Roger Christian: E' vero e quando sono entrato in un cinema dove il pubblico tifava in maniera spontanea per i nostri eroi sono stato davvero felice e soprattutto molto orgoglioso.
Delos: Cosa pensa delle critiche riguardo ai presunti messaggi subliminali in chiave Scientology nascosti all'interno del film?
Roger Christian: Semplicemente non esistono e sono tutte assurdità.
Delos: Qual è il messaggio di questo film?
Roger Christian: Che la materialità -- come in Deliverance o ne Il signore delle mosche -- non porta a nulla.
Delos: Possiamo dire che il senso del film è: tutto l'oro del mondo non salva nessuno, mentre la conoscenza rende liberi?
Roger Christian: L'oro del film ha un valore metaforico. Solo quello della luce dorata dell'illuminazione interiore può salvare la vita. In questo senso, sì.
Delos: Pensa di potere fare un sequel?
Roger Christian: Molto probabilmente sì, perché John e io siamo interessati a sviluppare altri elementi della saga. Vogliamo anche dedicarci allo sviluppo per il grande schermo di Fear un altro testo di Hubbard che Stephen King ha definito come un classico.