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di Rodolfo Ciottoni e Susanna Ricci

Rodolfo Ciottoni è direttore della rivista online Star Trek Italia Magazine. Susanna Ricci cura, sulla stessa rivista, la sezione dedicata a Deep Space Nine.

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Star Trek Deep Space Nine - Il dio nel tubo


Quello della religione è un territorio che la fantascienza ha visitato abbastanza spesso, quasi sempre però limitandosi ad esplorazioni superficiali e addomesticate. Il tema è, per sua stessa natura, delicato e difficile al tempo stesso: la sensibilità religiosa è un nervo perennemente scoperto e le possibili reazioni polemiche degli spettatori e dei lettori non sono certo in cima alla lista dei desideri di produttori cinematografici ed editori. In questo quadro, Deep Space Nine rappresenta una felice doppia eccezione: da un lato infatti, si distacca dalle precedenti serie Trek, accettando la sfida di affrontare finalmente anche tematiche religiose "forti"; dall'altro non si accontenta di offrire allo spettatore uno scenario superficiale, ma si inserisce a pieno titolo in quell'esiguo numero di opere narrative, televisive e cinematografiche, che hanno realmente rischiato nel voler raccontare il rapporto tra l'uomo e il proprio dio.

Breve Storia del Panteismo Trek

Fin dalla prima serie, è emersa in modo evidente la scelta dei produttori di Star Trek (Roddenberry in primis), di voler presentare un futuro all'interno del quale non c'è più posto per gli dei del nostro presente e del nostro passato.
Gli esempi forse più evidenti di questa tendenza, sono stati l'episodio della Serie Classica Dominati da Apollo (nel quale ci viene mostrato un alieno capriccioso e tipicamente illogico, ex-dio terrestre tristemente costretto ad una vita da pensionato), il film Star Trek 5: L'ultima Frontiera (nel quale un altro alieno è stato imprigionato al centro della Galassia e si riduce a tentare, per poter fuggire, il vecchio trucco del Mago di Oz), ma soprattutto l'incredibile Q e l'allegra brigata del Q-Continuum, che in The Next Generation prima e in Voyager successivamente, mostrano tutta la loro aliena umanità più e più volte: quasi sempre infatti, nonostante i loro poteri e la loro eternità, gli dei difettosi che non possono mettere il proprio nome sulla cassetta della posta (immaginate un po' che stress per il portalettere consegnare al Q giusto la bolletta del telefono ogni due mesi...), sono mostrati in tutta la loro imbarazzante nudità.
In Star Trek non sembra quindi esserci mai posto per un dio "vero": dove non arriva la sfacciata fortuna di Kirk, dove il sapere di Spock o le conoscenze scientifiche di Data mostrano i propri limiti, dove il coraggio di Worf o il piglio fallicamente materno della Janeway nulla possono... c'è il vuoto, c'è un buco nero, c'è un tunnel spaziale...
Ma a volte neanche i tunnel spaziali sono così vuoti come sembrano.


DS9: una serie davvero diversa

Di Deep Space Nine è stato detto e scritto spesso che la scelta di una base spaziale fissa, al posto del consueto vascello esplorativo, ha dato un senso di staticità anche alle trame più avventurose, che il popolo Bajoriano è il più noioso dell'intera Galassia, che senza la presenza di Quark/Shimerman il fallimento della serie sarebbe stato inevitabile... o molto più semplicemente che è la serie meno riuscita delle quattro finora realizzate.
Ma forse, sarebbe più corretto tenere conto del fatto che DS9 è talmente diversa dal resto di Star Trek, da aver bisogno di parametri ad hoc per poter essere valutata correttamente.
Un primo elemento da considerare è sicuramente quello della serialità.
In Deep Space Nine infatti, gli sceneggiatori hanno volutamente cercato di sviluppare trame e intrecci psicologici a lungo termine, senza limitarsi al classico meccanismo del doppio episodio già sperimentato in TNG: molti rapporti e molte storie si svelano pienamente solo nell'arco di più puntate, con meccanismi per certi versi simili a quelli delle soap-operas.
Questa ricerca di serialità è un qualcosa di più complesso, rispetto alla normale evoluzione dei rapporti tra i personaggi presentati nelle altre serie, è un tentativo di legare strettamente lo spettatore di Star Trek al mondo di Terok Nor, quasi di obbligarlo a seguire fedelmente la serie per poter apprezzare a fondo lo sviluppo narrativo delle situazioni raccontate.
Un'altra delle particolarità di Deep Space Nine è quella di aver scelto dei temi di fondo diversi rispetto al solito.
Se nelle prime due serie, l'esplorazione della Galassia e la difesa dei valori che stanno alla base dell'idea della Federazione Unita dei Pianeti, erano le colonne portanti dell'umanesimo Roddenberriano, con DS9 (pur senza rinunciare a questi temi) si è voluto fare un passo avanti.
Religione, Politica e Guerra: niente più espedienti clowneschi né cavalcate verso la nuova frontiera, ma uno scenario nel quale le tensioni sociali e politiche sono estremamente forti e sentite.
Da una parte c'è Bajor, che dopo un recente passato di dominazione Cardassiana sta faticosamente cercando di recuperare la propria identità politica e religiosa, dall'altra il popolo dei Mutaforma, col suo spietato progetto di conquista e la sua invincibile armata Jem'Hadar.
Ma la più importante innovazione, presentata durante le sette stagioni di DS9, è proprio il sistema religioso Bajoriano, un modo nuovo per Star Trek di raccontare il rapporto tra un popolo e i suoi dei.
Apparentemente, all'inizio, il "mistero" dei Profeti viene spiegato come di consueto in modo scientifico: ancora una volta si tratta di alieni, che vivono all'interno del Tunnel Spaziale e che hanno scelto i Bajoriani come loro popolo eletto.
Nel corso delle puntate però, ciò che sembrava facilmente comprensibile e classificabile, sfugge sempre più ad ogni tentativo di razionalizzazione: attraverso i Cristalli (inviati dai Profeti) vengono inviate delle "visioni", chiunque abbia fede può confrontarsi con quest'esperienza e lo stesso Sisko verrà dapprima coinvolto suo malgrado e successivamente addirittura investito del ruolo di Emissario.
Il capitano, degno rappresentante del proprio tempo e della propria cultura, sulle prime si dimostrerà scettico e restio nell'accettare questo ruolo, ma col tempo finirà col mettere completamente in discussione tutte le proprie certezze (scosse dall'evidenza dei fatti) e con l'accettare il rischio di diventare un uomo di fede.
E' questo l'unico caso in cui, nella lunga storia di Star Trek, la fede si dimostra più forte e potente della ragione: l'uomo è costretto a sentirsi piccolo e non più al centro, né della propria vita e né del proprio universo.
La domanda di McCoy ("Cosa se ne fa dio di un'astronave") suona, di fronte al mistero dei Profeti e all'incrollabile fede del popolo Bajoriano, irrispettosa e ridicola.
In un certo senso permeato di religiosità è anche il popolo dei Mutaforma: vengono descritti come entità superiori, hanno modi e atteggiamenti quasi sacerdotali, vivono nel loro pianeta-santuario e spezzano insieme il pane della loro individualità all'interno del "Grande Legame".
Sacerdoti guerrieri che combattono spietatamente la loro guerra santa, i Mutaforma ricordano (senza imitarli) il Collettivo Borg: il loro scopo dichiarato non è però l'evoluzione della specie ma il puro dominio su tutto e tutti, ciò li rende ancora più alieni e incomprensibili degli stessi Borg, che per quanto terrificanti si limitano pur sempre ad essere semplicemente ciò che sono.
I Mutaforma invece, hanno scelto il loro destino coscientemente, e la loro crudeltà è quindi, se possibile, ancora più pericolosa della fredda tenacia con la quale il Collettivo distrugge e assimila tutto ciò che si trova sul suo cammino.
Anche nel raccontare il conflitto tra la Federazione e il Dominio, DS9 dimostra la sua unicità.
Vengono infatti usati toni cupi, a volte profondamente drammatici, nel descrivere una guerra "sporca", nella quale le perdite non vengono più descritte in termini neutri (tot navi, tot uomini) ma come assenze reali e dolorose di amici e colleghi.
Si esce dalla dimensione del videogioco, in DS9 la morte ha davvero lo sgradevole sapore... della morte e non è più un semplice "game over" che appare sullo schermo al termine della partita.
La Fantascienza spesso è frettolosamente giudicata "roba da bambini": chi volesse dare un'etichetta a Deep Space Nine, sarà suo malgrado sempre costretto ad applicare quella di "giocattolo per adulti".


Provaci ancora RAI

DS9 è una serie difficile da inserire nei palinsesti, come si può far passare un programma del genere come prodotto per ragazzi quando i temi, i toni, le storie sono evidentemente adatti a un pubblico adulto?
Probabilmente è soprattutto per questo motivo che Deep Space Nine ha avuto molte difficoltà di decollo e in Italia rimane ancora la serie Trek meno conosciuta e amata.
Sicuramente la programmazione discontinua (quasi schizofrenica) e il fatto che non siano mai stati trasmessi episodi appartenenti alla seconda metà della serie, ha avuto molto peso nel creare questa situazione; addirittura la versione italiana del pilot è stata compressa e mutilata: troppo cerebrale, poca azione, troppo lenta e noiosa... le stesse cose che furono dette per The Cage (il pilot della Serie Classica) più di trenta anni fa.
Ma anche se il prodotto Deep Space Nine è indubbiamente di difficile consumo, non bisognerebbe dimenticare che romanzi come Dune o Straniero in Terra Straniera sono riusciti a vendere milioni di copie affrontando in modo adulto problematiche religiose (per Dune a tanti anni di distanza dal film di Linch si parla addirittura di una possibile serie a puntate), e che quindi forse anche DS9 meriterebbe maggior fiducia da parte della TV di Stato.
E' una serie difficile da digerire, ma una volta conosciuta a fondo è anche una serie difficile da dimenticare: provaci ancora RAI, la buona fantascienza resiste nel tempo e chi la trasmette, in un modo o nell'altro, finisce sempre per fare un buon affare.

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