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di Gabriele Guerra

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racconto

Nello specchio della mente

1.

Il buio nero dello spazio profondo si colorò di bianco, più luminoso di tutte le stelle di tutte le galassie di tutti gli universi messe insieme.
- Siamo nel Vortice ! - urlò Brant. - E' finita !
Lo si intuiva dal labiale, dallo spasmo dei muscoli del collo, ma in effetti non si sentiva quasi nulla.
- Tutta l'energia ai deflettori !
- Rapporto danni... Taylor, ci sei ?
- Integrità scafo esterno... siamo quasi al collasso, quaranta secondi al cedimento strutturale...
- Ricomporre l'allineamento dei tutori ! Resettare tutt...
Una violenta accelerazione verso il basso gli rubò il fiato, insieme alle ultime disperate indicazioni ai suoi.

mai sentito parlare del Vortice ?

Un ricordo lo colse di sorpresa facendosi largo nel caos, rimbalzando tra i neuroni sconquassati dalle vibrazioni. Riconobbe subito quella voce.

vi spediscono dritti nel cuore del Vortice

- Stiamo precipitando... nel nulla !
- Il computer... - cercò di farsi sentire Brant, ma aveva lo stomaco dritto in gola.
- Il computer è partito in automatico...

abbiamo perso sei navi nel Vortice, duecentoventi e passa uomini

- Temperatura esterna fuori scala...
- Trenta secondi ancora !

sono convinto che tornerete, ti giuro che tornerai a casa

Prima. La fine giunse prima di quei trenta secondi, e non sotto forma di uno schianto assordante. Fu piuttosto silenzio troppo improvviso, immobilità e oscurità, quiete inaspettata per quegli occhi già straziati. Per contrasto con quanto avevano vissuto nei minuti precedenti, fu la cosa più stridente che si potesse immaginare. Niente si mosse, neanche un pensiero. Tranne quella voce che gli attraversava il cervello.

c'è un nuovo sistema di comunicazione, resteremo sempre in contatto

... e sarà tutto sotto il controllo del nuovo elaboratore. L'interfaccia mentale è stata implementata, intere operazioni di bordo potrete completarle senza sfiorare un solo tasto, e c'è un piano di recupero molto valido. Non chiedermi come, ma funzionerà : è il motivo che alla fine mi ha fatto decidere per il tuo incarico.
- Hai deciso tu...
- Solo per quanto riguarda l'ufficiale pilota. Ho dovuto agire in coscienza, rispettare gli ordini e scegliere per il bene della missione. Forse non ci sarà tempo per altri tentativi, purtroppo il Vortice esiste, e dobbiamo assolutamente sapere cosa è.
L'ufficiale pilota Pato Jimenez restò pensieroso. Le mille domande che gli balenavano per la testa continuarono ad essere sovrastate dalla leggenda, non più tale, del Vortice. Tutto aveva immaginato mentre si recava al quartier generale di Thinedge City, tranne che il comandante in capo delle forze armate nel Settore Osiris gli sbattesse in faccia quel mito ormai confuso nei ricordi di bambino, perso tra i racconti, i disegni e le mille avventure immaginate con i compagni di giochi in tempi oramai più che lontani. E per giunta il tutto risultava classificato al Comando Centrale come Priorità Alfa. Da non credersi.
- E' alle porte del sistema tk/1108, lontano dalla zona di guerra e dalle rotte commerciali - provò ad obiettare - e c'è da giurare che ci resterà, se questi sono i suoi effetti. Non capisco l'interesse del Comando.
- Hanno scoperto dei documenti archeologici sul secondo pianeta di quel sistema. Circa duemila anni fa ci fu una guerra fra civiltà ormai estinte, e qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il Vortice sia l'arma che l'ha decisa, ancora perfettamente in funzione. Ora, questa teoria è più o meno condivisibile, ma siccome ci risulta che anche il nemico ha avuto le sue perdite per cercare di scoprirlo, bisogna indagare, e nel caso appropriarsi di questa tecnologia.
- Assolutamente incontrollabile, ammesso che sia una tecnologia.
- Mi spiace, so che non stai contestando l'assegnazione alla missione. I tuoi sono dubbi confidati a un amico, e da amico posso solo cercare di risponderti nel modo più esauriente possibile. Abbiamo perso sei navi nel Vortice, duecentoventi e passa uomini, dunque non ti posso certo rassicurare, ma credimi, questa volta siamo in regola. Sono stato tenuto informato sull'intera vicenda sin dall'inizio e ho seguito da vicino la preparazione di questo ultimo progetto ; i rischi sono stati ridotti al minimo, e in assoluta buona fede ti dico che sono convinto che tornerete. Ti giuro che tornerai a casa.
Il generale Aureliano Brennero era un vecchio compagno d'armi. Avevano operato insieme per otto anni sui bombardieri def'36 durante la Terza Scissione, tirandosi vicendevolmente fuori dai guai così tante volte da perderne il conto. Anche se in seguito solo uno aveva scelto la carriera, mentre l'altro non aveva voluto abbandonare l'azione, non c'erano state promozioni, medaglie o obblighi formali che avessero potuto arrugginire la vecchia intesa. Proprio per non pesare sulla scelta dell'amico, Jimenez cominciò ad interessarsi all'aspetto tecnico della missione, superando di slancio sia l'istintiva incredulità iniziale, che il fondato scetticismo successivo.
Il generale lo assecondò : - Viaggerete su un def'39 modificato, con armamento minimo e personale ridotto all'essenziale. I tuoi compagni saranno il tenente Stewart Brant, esperto di ingegneria e trasmissioni, e il tenente Neil Taylor, specializzato in biotecnologia e sistemi, quindi sarai anche il più alto in grado, capitano della missione a tutti gli effetti. Verrai istruito su tutto il resto durante la prima parte del viaggio, cioè fra non molto : la partenza è per le 73.
Non si preoccupò di guardare l'orologio. Probabilmente non aveva bisogno di preparare alcun bagaglio, sicuramente non ne aveva il tempo.
Comunque Brennero si premurò di avvertirlo : - E' fra meno di un'ora, Pato.
Poi decisero tacitamente di non aggiungere altro.

2.

L'ultima flebile corrente vitale, forse l'unico rimasuglio avanzato dalla distruzione dell'intera nave e del suo equipaggio, riprese forza. Da semplice reminiscenza passiva che era, parve trasformarsi in pensiero conscio, e dove c'è una speculazione deve esserci un neurone in grado di eccitarsi, quindi un organo ancora vivo e funzionale, e nello spazio questo è possibile solo in un guscio chiuso capace di preservare la vita al suo interno.
Pato Jimenez non era morto, ma non poteva ancora saperlo. Quel suo pensiero prese la forma di una domanda non banale, e quando sentì parole non sue che la ricalcavano fedelmente, ebbe addirittura un sussulto.
- Siamo... ancora vivi ? - chiese infatti la debole voce di Taylor.
Una pupilla tornò a filtrare con prudenza il minimo quantitativo di luce possibile. Tutti i monitor di bordo brillavano di un confuso effetto neve.
- Sì - gli fece eco Brant. - La nave è ancora intera, non so come, ma ha resistito. Stabilizzatori, propulsori, e direzionalizzatori... tutti danneggiati e inservibili. Computer centrale apparentemente fuori uso.
Anche Taylor fu subito a rapporto : - Abbiamo il condizionamento ambientale. Sensori esterni tutti disallineati. E' come essere ciechi, dove saremo ?
L'equipaggio era già tornato operativo, così in fretta che proprio Jimenez non aveva ancora avuto il tempo per chiedere ragguagli.
Brant continuò : - Appena il computer ci dà un segno di vita... Ecco, come pensavo era in "coma" controllato, stava solo preservando il nucleo centrale da danni maggiori. Analizzo gli ultimi rilevamenti sulla nostra velocità e rotta, immetto le modifiche registrate sulle correnti del Vortice e cerco di estrapolare le possibili destinazioni.
Il responso si fece attendere più del solito, ma ad una prima scansione molti sottosistemi risultavano irrimediabilmente persi.
- Questi possiamo toglierli - fece Taylor, e si levò dalla testa un leggero caschetto che lasciava scoperte le orecchie. - Purtroppo anche l'interfaccia telepatica non risponde.
Brant nel frattempo aveva il suo risultato : - L'ipotesi più probabile ci colloca alla deriva nella Cintura di Antonov. Nessun pericolo immediato, sempre che i deflettori tengano.
Al capitano restò solo l'ultimo scontato invito : - Mettiamoci al lavoro.

Seguirono ore e ore di febbrili analisi, rese più estenuanti soprattutto dalla perdita dell'interfaccia a onde cerebrali, un modello di ultima generazione che alleggeriva notevolmente le operazioni. Una volta fatta l'abitudine a un tale strumento risultava poi difficile riconsiderare l'idea che il computer non potesse più "anticipare" le intenzioni dell'operatore. Spesso era proprio questa la sensazione che gli uomini dell'equipaggio avevano, cioè che l'elaboratore fosse capace di materializzare sul monitor pensieri ancora inconsci, un attimo prima che questi si riflettessero manifesti nello specchio della mente. In realtà questo tipo di dotazione era solo in grado di riconoscere diversi schemi di onde mentali e di condurre, attraverso una serie di scelte dicotomiche, all'esecuzione immediata di blocchi di comando standard, col risultato di velocizzare ogni routine.
Analizzarono comunque tutti i dati raccolti sul conto del Vortice, cercarono di capire come avevano fatto a cavarsela, e se c'era la possibilità di comunicare con il Comando per assicurarsi un aiuto, dato che il primo responso sicuro diceva che non sarebbero mai tornati indietro con la loro nave.
Diversi giorni di calcoli ininterrotti e verifiche avevano infine portato ad una scoperta fondamentale : il Vortice non era che un incredibile fenomeno naturale, sicuramente più unico che improbabile. Le cause : una serie di anomalie gravitazionali, forse una sottile stringa cosmica che nessuno aveva mai individuato, unite alla massa abnorme del quarto pianeta del sistema, dall'orbita irregolare. L'effetto : un punto critico, una specie di voragine nello spazio.
- Ma perché si apre ? - chiese Jimenez. - Sembra davvero una trappola che scatta solo in presenza di una preda da inghiottire.
Brant spiegò : - Siamo come il catalizzatore di una reazione chimica, ed è la nostra tecnologia di propulsione ad innescare tutto.
- Vuol dire che se avessimo raggiunto la stessa zona di spazio con la sola forza d'inerzia non sarebbe successo niente ?
- Infatti, e così deve essere stato per molto tempo. Anche la semplice spinta a repulsioni non basta a innescare il processo, ci vogliono le bolle dimensionali e tutto il resto.
- I tutori magnetici, il drift di calore. D'altronde non ci sarebbe da stupirsi, le prime leggende sul Vortice ci sono state tramandate da civiltà a noi anteriori e molto più sviluppate, e il nostro tipo di propulsione avanzata si sviluppò ricalcando proprio i loro modelli.
- E quando abbiamo raggiunto quel grado di tecnologia, anche le nostre navi hanno cominciato a sparire nel Vortice.
Per il capitano poteva bastare.
- Non dobbiamo tirare fuori un rapporto storiografico. L'unica cosa che conta è che qui ci sono condizioni naturali che nessuno potrà mai riprodurre artificialmente. Il Vortice non è un'arma, e non lo diventerà mai. Questo bisognerà far sapere al Comando. Brant, pensi che sia possibile ?
- Il trasmettitore in dotazione a questa nave è di tipo nuovo, molto più potente dei precedenti, ma proprio per questo ha richieste energetiche particolari. Allo stato attuale potremo adoperarlo solo una volta, al massimo due. Le coordinate di trasmissione sono fondamentali affinché il segnale giunga solo alla destinazione che ci interessa, e considerate che la memoria di informazione ci permette di comprimere un codice a livello di criptazione 4, non oltre.
- Quindi un qualsiasi errore e non solo il Comando resterà disinformato, ma corriamo anche il rischio di favorire il nemico - osservò Taylor.
Jimenez non aveva molti dubbi : - Per quanto riguarda la nostra esatta posizione possiamo solo sperare di recuperare l'uso dei sensori esterni. In mancanza d'altro rischieremo, ma a ragion veduta. Brant, prepara il trasmettitore. Taylor, voglio un codice nuovo. Accontentiamoci del livello 4, ma mischiamo ulteriormente le carte.
- E il Comando ?
- Non preoccuparti, ti darò una mano, e Brennero conosce un paio dei miei trucchi.

Erano ancora impegnati nelle operazioni quando tutt'a un tratto Jimenez sentì il proprio corpo perdersi in un altro luogo. Avrebbe voluto guardarsi attorno, cercare un improbabile appiglio, ma gli fu subito chiaro che non aveva alcun modo di opporsi a quella che percepiva come una surreale traslazione. Un bagliore gli arroventò la faccia. Sembrava che volesse bruciargli le palpebre per poi strappargli le retine dal fondo stesso degli occhi.
- Sto meglio - li rassicurò di lì a poco. - Va già molto meglio.
Taylor aveva un reclamo da fare ma nessuno a cui presentarlo : - Non riposiamo da troppo tempo ormai, logico che saremo soggetti alle allucinazioni tipiche da deprivazione di sonno.
- Se vi può interessare io ho appena incominciato - lo corresse il capitano - ma forse è meglio che non vi dico cosa vi aspetta.
Attese che i due si scambiassero un'occhiata interrogativa, poi ritrovò la forza di scherzare amaramente : - Ho fatto un giro nel Vortice.

3.

Il nuovo codice era quasi completato, la strumentazione per il trasferimento del segnale pienamente operativa, ma purtroppo c'erano stati pochi progressi sul fronte dei sensori esterni. Così la loro posizione all'interno della Cintura di Antonov era stata corretta entro termini perfino accettabili per un'ipotetica trasmissione, ma solo attraverso altre estrapolazioni teoriche.
- Il computer è stato lentissimo anche negli algoritmi di criptazione - si lamentò Taylor. - A momenti mi conveniva procedere a mano libera.
- E' lento su tutte le operazioni - gli fece eco Brant, quasi indispettito.
- Perde perfino agli scacchi : regina mangia cavallo, scacco matto.
Se il capitano stava cercando un modo per sorprendere i suoi uomini e farli dubitare della sua sanità mentale, allora ci era riuscito in pieno, anche se non sembrava ancora del tutto soddisfatto.
Disse ancora : - Conosco bene questi parametri di gioco, ed è la prima volta che riesco a batterlo.
I due tenenti si scambiarono uno sguardo preoccupato, come se fosse chiaro che da ora dovevano fronteggiare una nuova emergenza, o peggio, come se nell'esaurimento delle energie nervose del superiore si prefigurasse imminente anche il loro. Eppure Jimenez non era impazzito. Era pensieroso, disorientato forse, ma ancora lucido.
- Ma non è il computer che gioca piano e perde... - fu interrotto da una paurosa intuizione, ma solo per un secondo. - Siamo noi che giochiamo veloce e vinciamo.
Poi, con risolutezza aggiunse : - Lanciamo subito il segnale. Ora.
- Ma è una pazzia ! - obiettò Brant, in modo molto poco formale. - Da quali coordinate ? Se non aspettiamo, le probabilità che arrivi a destinazione...
- Siamo spacciati, non lo avete capito ? Pochi secondi ancora e saremo cenere. Se volete un sogno da vivere va bene, ma io non ci sto a farmi prendere in giro. Posso ancora portare a termine la missione ed è proprio quello che intendo fare.
Preso dalla foga di chi sta risolvendo un personale enigma, Jimenez aveva tralasciato la possibilità di esprimersi in modo più chiaro, quasi come se per il momento si accontentasse solo di ragionare a voce alta, ripassare uno schema per poi darsi ragione.
- Siamo dentro il computer - continuò - tutti e tre insieme, collegati telepaticamente. Brennero me lo disse che avevano implementato le capacità dell'interfaccia mentale. Deve essere così da quando siamo entrati nel Vortice, da quando era evidente che non c'era più nessuna alternativa.
- Ma se neanche indossiamo i caschetti - fece notare Brant.
- In questa simulazione dovevano per forza essere esclusi - ribatté prontamente il capitano. - Stiamo già interagendo col computer alla velocità del pensiero, quindi dovevamo credere di non poterlo più fare, all'interno di questa realtà. E il piano di recupero ? Chissà fino a che punto...
Si era soffermato sulla sua ultima domanda con lo sguardo perso nel vuoto. Poi, forse dopo essersi dato un'altra risposta, tornò ai suoi uomini, questa volta intenzionato a farsi capire.
- Il computer aveva i dati a disposizione, ma doveva darci il tempo di correlarli tra loro, di mettere a frutto la nostra preparazione, il nostro intuito, cioè quello che lui non potrà mai avere. E soprattutto doveva darci il tempo di trasmetterli. Non capite ? Ha incanalato i nostri pensieri nello scenario più semplice, cioè una nave alla deriva completamente cieca, e poi li ha accelerati, portandoli alla sua velocità di elaborazione. Taylor, ti risulta possibile, non è vero ? Sei al corrente di questo genere di ricerche ?
- Certo, conosco benissimo tutta la sperimentazione svolta in passato, al Centro eravamo fra i pochi autorizzati, e a pensarci questa è proprio una delle poche occasioni in cui si potrebbe indurre l'accelerazione senza remore, in quanto dal punto di vista metabolico il cervello non può sostenerla per più di una trentina di secondi. Che poi il tutto possa essere controllato all'interno del computer...
- No, non ci credo. Non posso crederci ! - Brant scagliò un pugno contro un pannello di secondaria importanza, qualche scintilla ed era fuori uso, ma forse solo nella loro immaginazione.
- Dopotutto neanche io posso accettarlo così, su due piedi - ammise Taylor.
Il capitano cercò l'esempio migliore per convincerli.
- Prendete la mia allucinazione.
- Siamo tra i soggetti più giustificati ad averne in tutta la galassia, non bisogna avere la mia specializzazione per capire che...
- Ma quanto è durata ?
Gli altri forse cominciavano ad orientarsi, ma Jimenez non voleva lasciargli il tempo di arrivarci da soli. Incalzò : - Per me si è trattato dell'istante più infinitesimale, voi avete parlato addirittura di minuti. Io mi sono solo ritrovato per una frazione di secondo all'interno della nostra vera nave, ho davvero rivisto il Vortice là fuori, non era un illusione... - si era interrotto, ma solo per far risaltare la sua conclusione. - Mi dispiace, ragazzi, ma tutto questo lo è. Se ho ragione non abbiamo più speranze, lanciamo il segnale, almeno eviteremo altre vittime inutili in questo dannato Vortice.
Taylor non voleva arrendersi, o almeno voleva esserci costretto dopo aver lottato fino alla fine.
- Perché l'abbiamo scoperto ? - suggerì, dopo aver riflettuto.
Poi continuò : - Il computer poteva evitare la sfida a scacchi, tanti sottosistemi sono fuori uso, non ci saremmo insospettiti più di tanto. Ma forse è fuori uso, ha subìto gravi danni, ecco perché è lento. E poi come saresti sfuggito al suo controllo mentale ? Perché lasciare tanti indizi, sembrerebbe che l'abbiano fatto di proposito. Mettono in piedi questa recita, e poi...
- Immetto le coordinate di puntamento del trasmettitore - disse Brant. - Prendo come riferimento la nostra ultima posizione certa.
Scambiò un cenno col capitano, poi concluse a mezza bocca : - Quella in un cui dovremmo trovarci ancora adesso.
Jimenez aveva ascoltato le riserve di Taylor senza avere fretta di rispondergli, forse studiando il modo per non disilluderlo ancora una volta troppo bruscamente, poi era stato Brant, adesso pienamente convinto, a rispondere indirettamente al suo compagno. In un momento del genere non c'era soddisfazione a vedere riconosciuta la propria ragione, infatti il capitano ebbe ancora una parola per Taylor.
- Se avessimo trasmesso il nostro messaggio dalle coordinate sbagliate - gli spiegò - sarebbe stato tutto inutile, ecco perché dovevamo scoprirlo. A pensarci era anche l'unico limite del "piano di recupero".
Ma forse era un limite flessibile, studiato per assecondare una delle più potenti prerogative umane, se fu vero che sempre Taylor ebbe un'ultima significativa richiesta.
- Ancora un attimo, Pato - non a caso si rivolse al capitano chiamandolo per nome, una scelta che ormai nessuno poteva trovare criticabile.
- Se hai ragione sarà inutile - continuò a fatica - ma considera solo la possibilità. Sdoppiamo il nostro messaggio : se è vero che siamo condannati nel Vortice ci basterà informarli della nostra scoperta, il segnale di soccorso invece trasmettiamolo dalla Cintura di Antonov.
Probabilmente Neil Taylor aveva fatto centro. Jimenez capiva il momento : lui non si illudeva affatto, ma forse era importante non spegnere del tutto quella tenue fiammella.
Il tenente proseguì : - Se questa non è solo un'illusione potrebbero salvarci, se invece lo è, almeno fammela vivere fino in fondo.
- Sì, hai ragione - ammise il capitano, e respirò profondamente. E mentre Taylor raggiungeva la sua postazione, aggiunse : - Separare i due messaggi, aggiornare la seconda trasmissione dalla posizione alternativa.
Poi si lasciò andare ad una constatazione per niente tecnica : - Io non so esattamente cosa succederà; forse ci hanno lasciato apposta con questo dubbio, liberi ognuno di fare una specie di scelta.
Aveva di sicuro qualcosa di preciso in mente, ma non la volontà di farlo trapelare in modo poi così chiaro.
- Tutta l'energia al trasmettitore - ordinò. - Pronti a deviare al condizionamento ambientale fra dieci secondi.
- Inizio trasmissioni in parallelo...tre...due...uno... trasmissioni completate.
- Sistemi ambientali di nuovo a pieno regime. E' fatta.
- Capitano... Pato... - si corresse anche Brant. - Chiedo di potermi ritirare nel mio alloggio.
Jimenez rispose con un cenno affermativo.
- E riposo per tutto l'equipaggio - aggiunse con una specie di sorriso, ricolmo di agrodolce gratitudine.

Era rimasto solo in cabina di pilotaggio, in attesa che la sua allucinazione, cioè la realtà, tornasse a rapirlo, questa volta per sempre.
Si sentiva soddisfatto e inquieto allo stesso tempo. Soddisfatto per aver portato a termine la missione cui era stato assegnato, e questo forse per la prima volta lo appagava come soldato e come uomo. Che le sue due anime potessero provare lo stesso pieno sollievo era evento quanto mai raro, in guerra, dove aveva imparato molto bene che ad ogni suo successo corrispondeva il fallimento peggiore di altri, cioè la morte, spesso persino evitabile. In questa occasione invece aveva potuto eseguire tutti gli ordini senza problemi, riconoscendo la validità dell'intero piano, sotto tutti gli aspetti. In un certo senso perfino il suo amico Brennero era stato di parola.
D'altro canto era inquieto, perché gli era toccato l'ingrato compito di scoprire la verità, di prendere a calci sui denti i suoi uomini per risvegliarli, disilludendoli su ogni residua speranza di potercela fare.
Poi, proprio come durante la sua presunta allucinazione, cominciò a sentirsi altrove, come se una forza demoniaca fosse riemersa dalle tenebre per strapparlo alla realtà, trascinandolo nell'oblio di un regno oscuro e infernale. Tutto accadde rapidamente, in modo così violento da fargli quasi desiderare di potersi pentire, ma razionalmente sapeva troppo bene cosa gli stesse succedendo. Ora si trattava solo di riuscire a riaprire gli occhi...
Intravide i monitor davanti a sé, impossibili da distinguere con chiarezza, intuì il conto alla rovescia del computer, meno ventotto secondi alla fine, e le sue mani strette come morse sui braccioli della postazione. Uno sguardo a destra e uno a sinistra, Taylor e Brant ancora incastrati nei loro sedili, quasi inermi, e là fuori, su tutto, il maledetto Vortice.
Alla realtà, l'unica possibile, ci era tornato. Ma perché il suo cuore continuava a soffrire proprio come se fosse avvenuto il contrario ? Perché il Vortice sembrava davvero il crudele demone nero venuto a rapirlo ancora bambino dal suo letto con le sbarre di legno ?

meno ventisei

Ripensò ai suoi fratelli, era da tanto che non gli capitava. Se solo avesse potuto raccontargli anche questo incubo...
Poi il tempo e lo spazio si annullarono in una dimensione sconosciuta, persa oltre i confini di ogni possibile sapere.

4.

- Signor Jimenez, i suoi amici sono venuti a prenderla - lo avvisò dolcemente l'infermiera, mentre modulava i controlli della sedia a rotelle per farlo stare più comodo.
Lui aveva già scorto le loro sagome scure riflesse nel vetro della finestra. Avevano seguito la giovane donna per tutta la lunghezza del corridoio, poi finalmente si fecero avanti.
- Pato... - riuscì solo a dire Taylor, per l'emozione.
- Ti trovo bene - aggiunse Brant. - Dopo tutto quello che...
L'infermiera si premurò di allentare la tensione del momento, dilungandosi su dettagli che nessuno aveva richiesto. Sempre con un bel sorriso sulle labbra.
- E' stato tenuto in coma controllato, ma muscolarmente l'abbiamo conservato in forma. La riabilitazione sarà questione di una settimana.
Taylor riuscì a completare il suo pensiero : - Pato, è una gioia.
Brant disse : - Avevi ragione su tutto, capitano : il computer, l'accelerazione mentale, la nostra posizione; però il nostro def'39 era la nave più piccola, veloce e resistente che fosse mai capitata nel Vortice, ed è riuscita a venirne fuori. Sei rimasto ferito, ti abbiamo messo subito in stasi.
Jimenez, il capitano Pato Jimenez, che li aveva guidati nell'ultima e più pericolosa missione della loro vita, non distoglieva lo sguardo dal panorama della sua finestra. Sembrava sereno, ma non aveva voluto o saputo ancora incrociare i loro sguardi, al punto che anche gli altri si interessarono alla vista sui prati e i boschi che circondavano la clinica.
- E' magnifico in autunno, non è vero ? - disse.
Poi finalmente li guardò.
- Quanto tempo...
- Cinque giorni, prima di essere recuperati, e per te ancora un mese di coma farmacologico per...
- No, Stewart. Intendevo dire : quanti secondi...
- Pato. Sei salvo. Ce l'abbiamo fatta - lo rassicurò Taylor.
E Brant concluse : - Andiamo, amico. Siamo venuti per riportarti a casa.

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