![]()
|
|
|||||||||||||
|
||||||||||||||
![]() |
Delos: Mr. Deaver, molti suoi colleghi la accusano di sfruttare eccessivamente le pulsioni del pubblico nei confronti dei serial killer...
Jeffery Deaver: Credo che i serial killer siano davvero irrilevanti, nel senso che quando scrivo un libro desidero raggiungere in pieno un certo livello di risposta emozionale da parte dei lettori. Questo significa che in tutta la storia deve esserci un continuo sentimento di pericolo. Personalmente non sono affezionato a questo tipo di personaggi. Li ho usati una volta, li userò una volta ancora per il mio prossimo libro che sto scrivendo The blue nowhere ambientato nel mondo dei computer e che uscirà in America nel 2001, e credo che il mio rapporto con loro finisca lì. Del resto trovo lecito ogni strumento narrativo tale da consentirmi di anticipare la risposta emotiva dei miei lettori: i serial killer semplicemente mi danno questa possibilità.
Delos: Anche i diritti cinematografici de La sedia vuota sono stati già venduti. In un certo senso lei finisce per scrivere per il cinema...
Jeffery Deaver: Per quanto riguarda La sedia vuota l'Universal ha già acquisito i diritti del libro. Non so dire quando potrebbe diventare un film. Pensi che ho scoperto che Il collezionista di ossa era in lavorazione quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi: "Ehi Jeff hai forse una qualche idea sul motivo per il quale ci hanno mandato un assegno con tutti questi soldi?" Per quello che mi riguarda, poi, Hollywood mi ha sempre influenzato, così come lo hanno fatto molti romanzieri. Un film è di successo quando la sua trama è ben equilibrata e strutturata, quando è coinciso e quando la storia è pensata per dare emozioni agli spettatori. Io scrivo in maniera molto cinematografica. Non scriverei mai per il cinema, perché non mi piace avere un committente. Voglio avere il controllo di tutto quello che scrivo in ogni momento. Fare film è difficile e così preferisco scrivere romanzi che tendono -- quasi sempre -- a venire adattati per il grande schermo. Non mi piacerebbe affatto sentirmi dire da qualcuno come trasformare i personaggi che ho creato.
Delos: Cosa prova a vedere trasformato un suo libro in film?
Jeffery Deaver: E' una strana esperienza che ti sorprende per alcuni punti e ti delude per altri. Ne Il collezionista di ossa non mi sono piaciute una serie di incertezze narrative, ma mi hanno colpito molto Denzel Washington e Angelina Jolie con il loro modo molto sexy di raccontare il rapporto corporeo che si instaura tra i due personaggi. Personalmente preferisco storie in crescendo in cui la logica porta tutti gli elementi a rivelarsi insieme e dove tutto -- alla fine -- acquista un senso. Il regista Philip Noyce e lo sceneggiatore hanno mancato di fare questo lavoro nella maniera migliore possibile emulando il mio stile. Per me c'erano troppi buchi nella storia...
Delos: Resta il fatto che i film -- come dei giganteschi spot - spesso convincono molte persone a leggere i libri da cui sono tratti...
Jeffery Deaver: E' vero, e questo è un dato molto interessante...
Delos: Un altro potrebbe essere che nei suoi libri, il leggere, lo studiare salva la vita... Del resto Lincoln Rhyme è un uomo colto.
Jeffery Deaver: Per me è sempre stato molto importante seguire un modo molto classico di narrare delle storie. Essenzialmente il Bene prevale, ma con qualche perdita...un po' come capita nella vita e questa è la mia filosofia. Noi tutti combattiamo contro il Male fino a quando non incontriamo degli antagonisti migliori di noi che ci portano a soffrire e magari a patire le pene dell'inferno. Ad ogni modo il Bene prevale. Io non sono né un nichilista, né un pessimista. Non scrivo libri didascalici e non ho alcuna intenzione di diventare un predicatore. Penso che i lettori si divertano di più se io non li abbandono a loro stessi e cerchi di tenerli sempre sù.
Delos: Il suo è un pubblico molto vasto e non è settario...
![]() |
Jeffery Deaver: Vede io non mi considero in nessuna maniera un artista, quanto piuttosto ritengo di essere un semplice ed onesto artigiano. Così quando scrivo, insisto principalmente su un punto del mio mestiere: l'essere accessibile a tutti. Mi chiedo: "Cosa mi piacerebbe leggere?". Mi metto nei panni del pubblico e divento così una sorta di intrattenitore. Non sono né Hemingway, né Umberto Eco. Come intrattenitore ho l'obbligo, però, di decidere autonomamente che cosa piace ai miei lettori. Quando leggo in pubblico i miei libri, presto sempre grande ascolto a quello che mi consigliano i fans. Certo, non seguo proprio tutti i consigli, ma cerco di stare a sentire tutti quanti. Ho la fortuna di scrivere libri per vivere. E' un onore e un piacere il fatto che le persone paghino tanti soldi per leggere le storie che scrivo. Così lavoro duramente per pubblicare libri che siano leggibili da tutti quanti e che possano piacere ai teen agers, ai pensionati, agli operai, ai ricchi, ai poveri, ai manager.
Delos: Il suo modo di scrivere sembra proporre degli echi di fantastico. Ha mai pensato di scrivere libri di fantascienza?
Jeffery Deaver: Francamente no, ma è curioso il fatto che lei mi faccia questa domanda perché uno dei più grandi influssi che io abbia mai ricevuto è quello dei racconti brevi scritti da Ray Bradbury. Quando ero un ragazzo, questo libro è stato per me una sorta di Bibbia. Che tipo di fantascienza era quella? Per me erano storie di uomini in conflitto che -- per caso -- erano ambientate nel futuro. I miei libri raccontano, invece, storie di uomini in conflitto -- per caso -- ambientate nel mondo del crimine e della suspence psicologica.
Delos: Perché non vorrebbe scrivere un libro di fantascienza?
Jeffery Deaver: Perché ci sono così tante convenzioni tecnologiche che sinceramente non mi fanno sentire a mio agio e dunque all'altezza di scrivere libri di questo genere. Onestamente poi io sono anche diventato un po' un uomo d'affari e so bene che il mercato della letteratura di fantascienza è davvero saturo. Mentre quello del thriller psicologico offre ancora numerosi spazi.
Delos: Che cosa l'ha spinta a diventare uno scrittore?
Jeffery Deaver: Sono fermamente convinto che tutti gli scrittori sono dei voyeurs, ovvero amano scrutare il comportamento delle persone. Scrivere libri legati al crimine mi consente di osservare un numero elevatissimo di persone comportarsi nelle maniere più diverse e distanti possibili. Questo genere di storie, poi, spinge i miei personaggi a comportarsi in maniera estrema, costringendoli a mettersi continuamente alla prova.
Mi piace raccontare storie in cui l'anima delle persone venga messa a fuoco. Come intrattenitore desidero scatenare nel pubblico una risposta molto intensa a quello che scrivo. Questo può essere ottenuto soprattutto grazie alle storie legate al crimine, perché consentono una reazione immediata che altri generi letterari non hanno. La mia letteratura è fatta di complesse montagne russe dove il pericolo è continuo fino alla fine. E i lettori amano essere terrorizzati...
| ||||
Delos: Nel cinema e nella letteratura dei primi anni del secolo scorso il Male veniva sempre dall'alto. Dracula, Frankestein e perfino il Fantasma dell'Opera si avventano sulle loro prede scendendo dall'alto. Oggi, agli inizi del nuovo millennio, in film come Mimic, in alcuni episodi di X files e in libri come Il collezionista di ossa, il Male sembra emergere dalle profondità della terra. Perché questo cambio di prospettiva?
Jeffery Deaver: Non voglio essere troppo filosofico e nei miei libri tento di non esserlo mai, ma era inevitabile che un certo tipo di nichilismo, di cinismo e di scoraggiamento generale si impadronisse di una società che nel ventesimo secolo è sopravvissuta a catastrofi come la Seconda Guerra Mondiale e a tragedie collettive come l'Olocausto. Il Male non può più essere considerato qualcosa di soprannaturale che scende dall'alto, ma un elemento che cresce e attecchisce nel giardino di fronte casa nostra, dietro la porta del nostro vicino, nei discorsi dei nostri politici, in individui che sembrano affabili e simpatici, ma che in realtà nascondono dentro di sé un lato oscuro molto pericoloso ed enigmatico.