departments


a cura della redazione

Avanti Sommario Indietro

Recensioni

Recensioni Libri

Il libro dell'Impero - Gli esclusi - La sfera del nulla - Piano meccanico - Altrove

Il libro dell'Impero

di Vittorio Catani
Departments

Autore Adalberto Cersosimo

Titolo Il libro dell'Impero

Edizione 2000 Editrice Nord , Fantacollana

Pagine 253

Prezzo L. L. 24.000

ottimo 
L'Impero cui si riferisce il titolo di questo volume (con nota Introduttiva di Piergiorgio Nicolazzini e illustrazioni di Alessandro Bani;) non ha nulla a che vedere con l'Impero di Star Wars, né con quello del ciclo Foundation di Isaac Asimov; e a ben vedere esso ha scarse attinenze anche con i numerosi imperi stellari divenuti - fin dagli anni Trenta - un luogo tipico di molta fantascienza avventurosa. Inoltre non si tratta di un romanzo vero e proprio, ma di una raccolta organica di storie (sette, una delle quali occupa metà volume) indipendenti fra loro ma legate da uno scenario comune - la Terra di un lontanissimo futuro - e dal fatto che esse vengono narrate da Majno, leggendario creatore di ballate nonché acuto cronista di un'epoca ricca di meraviglie, splendori e orrori. Questo volume è quindi un "falso romanzo", similmente alle celebri Cronache marziane di Ray Bradbury, o a City di Clifford Simak. Infine, quanto al contenuto dovremmo parlare di science fantasy: una di quelle classificazioni necessarie ma di comodo (come sono in fondo tutte le definizioni dei generi narrativi), cioè storie dove elementi fantascientifici si innestano sull'ambientazione tipicamente fantasy. Ma in definitiva, di cosa scrive Adalberto Cersosimo in questa sua singolare opera? Siamo in uno dei momenti più confusi della storia dell'Impero, ormai travagliato da profonde crisi: una ambientazione crepuscolare che ben si adatta alla personalità di Majno, Cantore vagabondo e ribelle, più osservatore disincantato che uomo di azione o di armi, oggi richiesto alle corti fastose di principi ma domani costretto a fuggire per lande desolate. La sua prima "testimonianza" è intitolata La ballata selvaggia, e in essa Majno racconta i tempi della sua fanciullezza, fino alla maturità: periodo turbolento ma determinante per la sua formazione. Egli diviene aiutante di Garnier, un liutaio che oltre alla musica gli insegnerà molte cose: soprattutto a essere curioso e a porsi domande. Garnier stesso emerge come figura misteriosa, giunta chissà da dove: forse addirittura dalle stelle. Si dice infatti che in tempi remotissimi, quando l'Impero neanche esisteva, l'umanità possedesse una scienza simile a quella degli dèi; e molti uomini lasciarono il nostro pianeta per volare verso i mondi di altri soli, "in cerca di tesori e di avventure". Fuggito drammaticamente dalla bottega di Garnier, il futuro Cantastorie si unirà a un gruppo di amici (fra i quali c'è Teia, una diversa), e andrà incontro a numerose vicissitudini. Nella storia seguente, La battaglia di Gola di Vento, il Cantore rievoca gli eventi che impedirono la distruzione dell'Impero da parte delle barbare tribù dei Lupi: per vincere il nero Guntar, Livian - il Signore Guerriero - non esiterà ad usare lo Specchio del Demonio. Si tratta di un ordigno devastante, forse eredità della mitica scienza del passato. Dove sono le nevi cambia ancora registro. Un giovane ama Leila, ma costei scopre di essere una Eterea, cioè una diversa capace di volare: perché "un giorno tutti gli uomini sapevano volare e costruivano macchine adatte allo scopo", e gli Eterei sono "le farfalle dell'uomo". Poiché Leila vorrà unirsi ad altri Eterei, il giovane impiegherà anni nel tentativo di costruirsi un paio di ali e raggiungerla, ma dovrà fare i conti con il Braccio Tutelare dell'Impero, ostile a qualunque "diversità" in quanto pericolosa al regime (abbiamo presentato questo racconto su Delos di luglio 2000, come anteprima del volume, nella rubrica Quando le radici). Ne I giardini del tempo si narra di un luogo incantato in cui il tempo resta immobile, di un uomo in fuga ingiustamente accusato di omicidio, di Corinna - donna bellissima che ha tramato contro di lui - e del Guardiano, essere "mostruoso" ma di infinita saggezza giunto da altri mondi. Siamo ad uno dei vertici narrativi di Cersosimo, sia per le valenze etiche del racconto, improntato a una visione di profonda umanità, sia perché la scrittura, sempre di particolarmente ricercata, si fa ancora più trasparente, ricca, evocativa. Vale la pena di riportare l'incipit: "Giacevano i giardini del tempo congelati dal lume lunare. Non c'erano canti notturni di uccelli, né brezze che facessero tremare le foglie. Gelide lucciole immobili, senza pulsare, schiarivano l'ombra dei pergolati e dei cespugli. Nell'asciutta, fredda luce mattutina, i boccioli non si schiudevano; corone d'onice e d'opale venato non vibravano in cima ai verdi steli di cristallo. L'aria tiepida, nel pomeriggio, non risvegliava frinire di cicale; mai il silenzio era increspato dai suoni..." Il pittore delle nuvole ci presenta un'altra diversa: Alhena. E' un tassello dell'"Impero" dalle accese tinte weird, fra miraggi diurni e incubi notturni nei quali si mescolano un amore trasgressivo, sesso e orrore. Larrabee è il nome di una giovanissima Menestrella che gira il mondo con Glinka, il Saltimbanco. Larrabee ha insospettati poteri, e quando ella tramuterà in persona normale Ragno, un giovane nato storpio, da parte del Braccio Tutelare si scatenerà la caccia alla strega e ai suoi due amici. Il volume si chiude con I giocatori dell'Impero: dove si racconta allusivamente come il potere, dapprima ostile ai "diversi", alla fine cerchi di asservirli al suo scopo, cioè la salvezza di un organismo di governo in disfacimento. La trama si impernia su una mortale partita a dadi giocata da Jan e dal suo inseparabile compare Filosofo, contro Lazlo - Signore Guerriero usurpatore - e Kata, bellissima strega raccolta da Lazlo in un postribolo. La particolarità è data dal fatto che sia Kata, sia Filosofo, hanno la capacità di influenzare mentalmente il gioco a proprio vantaggio. Per la costruzione della suspence e per la sua atmosfera, questa storia conclude degnamente la raccolta (occorre sottolineare, se non si era già intuito, che molte figure femminili hanno un rilievo particolare nella scrittura di Cersosimo). Come giustamente scrive Nicolazzini nella sua Nota Introduttiva, si possono agevolmente individuare in questa raccolta alcuni riferimenti stilistici e tematici: ad esempio Jack Vance, Fritz Leiber (Jan e il Filosofo hanno una lontana parentela con Fafhrd e Grey Mouser), Catherine L. Moore, e altri autori. Personalmente aggiungerei Clark Ashton Smith, e anche Simak; ad ogni modo i temi e soprattutto la scrittura restano decisamente personali. D'altronde l'Autore non è certo l'ultimo arrivato: il suo primo racconto pubblicato risale al 1962, ed egli ha continuato a produrre anche nei peggiori momenti di chiusura editoriale agli italiani. La maggior parte dei suoi lavori (in gran numero tuttora inediti) rientra nel ciclo dell'Impero, un cui primo tassello apparve sulla rivista Nova Sf all'inizio degli anni Settanta. Cersosimo è soprattutto uno scrittore di storie non lunghe: e questo purtroppo penalizza, dal momento che il Dio Mercato esige quasi esclusivamente romanzi. L'iniziativa della Nord di dare alle stampe Il Libro dell'Impero, il quale può anche essere visto come un'antologia personale di racconti italiani, è dunque una novità importante. Chissà che le cose non cambino, prima o poi! Resta da accennare ad alcuni significati più immediati che ci sembra emergano da queste storie (individuare significati è anche un gioco perché, entro certi limiti, ciascuno può vederci ciò che vuole). Questo Impero invisibile, ovvero continuamente evocato ma solitamente assente, ai limiti del disfacimento, somiglia in realtà molto al nostro Duemila: entrambi mondi che sembrano avere (anzi, hanno) perso certezze millenarie e nei quali può apparire consolante ancorarsi a illusioni; per esempio, vagheggiare di una un'età mitica in cui gli uomini avevano il potere di dèi ed erano saliti alle stelle. In uno dei racconti della raccolta il protagonista va nella favolosa città imperiale, sale i gradini marmorei del Palazzo, riesce a entrare nella sala dell'Imperatore... e con grande stupore la trova deserta: ma è necessario "che nessuno mai sappia". Un mondo inoltre, quello dell'Impero (e nostro), nel quale a volte dilaga la superstizione, e dove i "diversi" (coloro che per qualunque motivo non si adeguano alla norma) sono da emarginare, o bruciare sul rogo; ma ciò non turba l'animo del Cantore. Ecco infatti come si esprime un personaggio: "Da allora ho cercato i differenti, li ho tolti dai loro rifugi per insegnargli il gusto del coraggio. Sotto la tenda di un saltimbanco, tra i giullari di una corte, in una misera capanna tra i monti, nelle affollate strade di una città con la ciotola tesa alla benevolenza dei passanti: in questo modo li ho trovati". Insomma solidarietà per i diseredati, astio verso i gendarmi di un potere disposto a tutto pur di perpetuarsi. Ma anche, a volte, rinuncia alla vendetta, in nome di una visione più ampia che ha momenti simakiani: "Adesso sapeva dov'era, e quale amore sconfinato verso le cose che vivono nell'immensità di tutti i cieli aveva spinto il Guardiano alla sua missione". E, fra altre, troviamo questa citazione: "La polvere, il sangue, le mosche, l'odore / per la strada e fra i campi la gente che muore / e tu, tu la chiami guerra e non sai cos'è / e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi perché". Da Fabrizio de André, ovviamente.

Gli esclusi

di Elisabetta Vernier
Departments

Autore Tim LaHaye, Jerry B. Jenkins

Titolo Gli esclusi

Titolo originale Left Behind

Edizione 1995 Armenia

Pagine 380

Prezzo L. L. 25.000

buono 
Edito dalla Armenia Editore, di recente è uscito in Italia Gli Esclusi (Left Behind, 1995 - due milioni di copie vendute in America), il primo volume della serie omonima scritta da Jerry B. Jenkins e dal reverendo Tim LaHaye, che in America è stata definita la serie di fiction teologico-cristiana di maggior successo nella storia. Ambientato al giorno d'oggi, Gli Esclusi presenta in modo abbastanza originale l'avverarsi delle profezie cristiane sulla fine del mondo e in particolare quelle contenute nel Libro dell'Apocalisse di San Giovanni. Un giorno, all'improvviso, in tutto il mondo svaniscono istantaneamente un numero incredibile di persone, lasciandosi dietro solo i vestiti e una ridda di supposizioni sulla loro fine. C'è chi grida al miracolo, sostenendo che il popolo di Dio è stato assunto in cielo come promesso. Ma c'è anche chi sostiene che si tratti di un rapimento alieno di massa e chi invece dà la colpa a qualche inspiegabile fenomeno naturale. A seguito di questo avvenimento misterioso il mondo vive giorni di caos, mentre dai Balcani sorge un giovane leader, umile ma carismatico, che incanta l'ONU con le sue parole di pace. Di questo libro il New York Times ha detto: "La sua formula unisce una suspense alla Tom Clancy a tocchi di romanticismo, alta tecnologia e riferimenti biblici.", e dobbiamo ammettere che questo cocktail abbastanza insolito regala dei momenti di piacevole lettura. I riferimenti alla Bibbia infatti sono sapientemente dosati, in modo tale che la narrazione non ne risulta mai appesantita, ma piuttosto irrobustita, soprattutto quando si tratta di supportare le spiegazioni proposte dai protagonisti. A parte il chiaro messaggio cristiano (che in America, a sentire gli autori, ha convertito moltissimi lettori), Gli Esclusi regala numerosi spunti interessanti, proponendo un prossimo futuro estremamente verosimile e per questo sottilmente inquietante. La serie completa conta al momento sette volumi, i cui titoli originali sono, in ordine di pubblicazione: Left Behind (1995), Tribulation Force (1996), Nicolae (1997), Soul Harvest (1998), Apollyon (1999), Assassins (1999), The Indwelling (2000). Chi fosse interessato ad avere ulteriori informazioni sulla serie, può consultare il sito www.leftbehind.com.

La sfera del nulla

di Franco Frezza
Departments
Autore Roland C. Wagner

Titolo La Sfera del Nulla

Edizione 2000 Mondadori , Urania 1392

Pagine 232

Prezzo L. 6900

buono 
Innanzitutto è bene dire che il libro contiene due miniromanzi dello stesso autore, ed è una strana scoperta che incorre nel mezzo della lettura perché la copertina non lo dice. Detto di questo piccolo contrattempo, osserviamo che la prima delle due storie è l'episodio numero uno di una serie che in Francia ha goduto di un discreto successo, I futuri misteri di Parigi. Come suggerisce il titolo si tratta di una collana di finora sei romanzi, ambientati in una Parigi futuribile dominata (ovviamente) dalla tecnologia e da una relativa stabilità sociale, invasa di sette e personaggi dotati di poteri parapsicologici bizzarri. All'interno di questa realtà spesso di non immediata comprensione (per il lettore) si muove il detective privato Tempio Sacro dell'Alba Radiosa, per gli amici Tem, il protagonista del ciclo. E' un investigatore privato del tutto anomalo, un po' per il suo talento della trasparenza, ovverosia la facoltà di non rimanere mai impresso nella memoria degli esseri umani o dei computer, un po' per gli strani mezzi dei quali si avvale nelle sue indagini, in primis l'elaboratore cerebrale Gloria (praticamente un programma dotato di una propria identità, in grado di utilizzare come hardware qualsiasi supporto materiale). La storia non è memorabile, così come non lo sembrano i personaggi ed i loro intrecci; nel complesso si tratta di giallo fantascientifico che non si propone di inchiodare alla poltrona ma semmai di divertire di tanto in tanto, forse di ammiccare ironicamente al genere di cui erano maestri Agatha Christie o George Simenon. Con quali risultati starà al lettore giudicare. Nettamente migliore il secondo romanzo, e di tutt'altro genere. E' la storia del gruppo rock (i Losers) condannato a vivere nei tumultuosi anni '13 dell'America del futuro, un epoca di divisionismo e caos politico e di episodici ritorni al più bigotto integralismo religioso, cui riescono solamente ad opporre la passione per la loro musica. Proprio dopo la fine di un concerto tenutosi in uno stato particolarmente conservatore, l'apparizione del misterioso spirito del Rock riesce a salvarli dal linciaggio, ed è l'inizio della loro strampalata ed originale avventura psichedelica. Si affacceranno su di un mondo distorto da droghe pesanti e leggere, animato dalla musica, continuamente manipolato dalla fantasia, che funge da sfondo al vasto assortimento di mitologia a stelle strisce che sfilerà, pagina dopo pagina, sotto i colpi del rock'n roll. Collocherei l'autore Roland Wagner (classe '60) nella schiera dei dignitosi discepoli di Dick, o almeno dei suoi meno indegni plagiatori. Spesso si percepisce la stessa ansia nei confronti della trama del reale, lo stesso interesse verso i mondi onirici chimicamente riprodotti, e talvolta la stessa forza evocatrice in qualche immagine ben riuscita. Si parla di Psicosfera, di talenti parapsicologici, di inconscio collettivo e di molto altro che nel complesso sembra un richiamo preciso alle atmosfere del miglior Dick (in Ubik, ad esempio); tuttavia non si può non osservare come qui la convinzione sia assai meno profonda rispetto all'illustre predecessore, e meno allucinatoriamente connotata. Non una minestra riscaldata, quindi, e neppure un plagio mal riuscito: piuttosto il rapportarsi ad un preciso (e glorioso!) genere di sf tramite un'ispirazione non sempre eccezionale, e qualche tocco di originalità.

Piano meccanico

di Gianlorenzo Barollo
Departments
Autore Kurt Vonnegut jr.

Titolo Piano Meccanico

Titolo originale Player Piano

Edizione 1952 Mondadori , Urania 1393

Pagine

Prezzo L. 6900

ottimo 
Piano meccanico è stato scritto nel '52 immaginando un futuro che poteva essere il nostro, un mondo popolato di torni, tagliatrici, nastri scorrevoli, valvole e resistenze. Strumenti obsoleti, anche per un libro di fantascienza. Potrebbe quindi sfuggirci un sorriso di compatimento: "Buon Vonnegut, stavolta hai mirato troppo in basso". Una considerazione che non mi sento di condividere, così come sarebbe riduttivo pensare a questo romanzo come a una semplice speculazione sulla società industriale post bellica. E' una storia ancora attuale: tolti i lustrini dell'informatica, del digitale e della new economy si realizza velocemente che il nostro tempo è saldamente ancorato al tondino d'acciaio e al lurido barile di greggio. Attuale è anche il rapporto macchine e occupazione. Tutti ricordano i robot ballerini del reparto di montaggio della Fiat, un'atmosfera degna di Odissea nello spazio; anche se molti ignorano "l'atmosfera" che ancora oggi respirano gli operai del reparto vernici lì a fianco. L'automazione selvaggia non fa ancora parte dei nostri scenari. Non c'è da stupirsi, finché si troveranno bambini disposti a cucire palloni tutto il giorno per pochi centesimi. Vonnegut racconta come dopo la guerra (non specifica quale) negli Stati Uniti abbia preso il sopravvento la cultura tecnica, riuscendo con la sua efficienza e precisione a scalzare le elités dirigenziali dei militari e dei politici. La manodopera elementare infatti è stata sostituita da macchine e da processi automatizzati, le tute blu sopravvivono in un bislacco servizio di manutenzione detto "Puzzi e Rottami", oppure nell'Esercito, che ha il compito di vigilare sullo status quo. Due servizi che in realtà servono a tenere occupate masse di sfaccendati colpevoli solo di non essere abbastanza intelligenti, o meglio di non superato un rigido test attitudinale. Chi si attende la cronaca di una rivolta selvaggia contro il dispotismo razionale delle macchine, dovrà ben presto ricredersi: l'azione stile Ned Ludd non arriva che dopo pagina 200. A Vonnegut serve tempo per descrivere una società imprigionata nell'immagine del proprio progresso, una società dove l'automazione (niente androidi... per il momento) ha cambiato radicalmente i sogni e le aspirazioni dell'uomo. Il mondo lo vediamo attraverso gli occhi di Paul Proteus (forse una contrazione di Prometeus? Mah!), un giovane e promettente ingegnere ad un passo dalla promozione che lo consacrerà nell'olimpo dei dirigenti. Per i colleghi è già un piccolo mito, la bellissima moglie lo asseconda e lo sostiene, i superiori lo stimano, che altro desiderare? Proteus infatti è inquieto, percepisce una zona d'ombra nel suo luminoso destino, qualcosa che è assolutamente distante dalla sua linda esistenza nel paradiso degli uomini e delle macchine. Fuori dall'ordine degli stabilimenti e dalla pace di casa sua c'è la città dei reietti, ossia la gente prima costretta a guadagnarsi il pane con le mani e ora costretta in un limbo di inattività rancorosa. Di fronte al loro scontento il disagio del giovane ingegnere è palpabile, poiché rappresentano una crepa evidente nel suo sogno di una nuova età dell'oro. Gradualmente Proteus si rende conto di vivere in una gabbia dorata e in lui matura il desiderio di cambiare. Non è semplice però uscire dall'ingranaggio, abbandonare i binari di un'esistenza già calcolata. Alcuni amici e alcuni eventi inaspettati faranno maturare in lui l'estrema decisione: rivoltarsi, spezzare l'incipiente dittatura delle macchine. Come Neo per Matrix, Proteus è l'eletto, la figura che può riscattare l'umanità dall'oblio. In questo scenario Vonnegut ci offre un bel campionario di paradossi (imperdibile il dirigente che perde il posto dopo aver suggerito un sistema che rende inutile il suo lavoro) e satiriche stilettate. Episodi in buona parte legati alla visita di uno scià, dispotico sovrano d'uno staterello oltre i confini del modello meccanocratico statunitense. Ebbene questo rozzo individuo dal vocabolario limitato riesce in più occasioni a mettere in difficoltà le sue guide impegnate a magnificare i risultati della democrazia alla luce della seconda rivoluzione industriale. La sua miopia non viene fuorviata dai lustrini del progresso e colpisce nel segno quando vede una società di schiavi, abbruttiti da un crescente complesso di inferiorità per le macchine. Dall'altra parte ci sono gli ingegneri che ormai costituiscono una casta a sé, hanno loro le leve del potere, e pur continuando a magnificare l'impegno per la salute e benessere per l'umanità, di fatto non tollerano interferenze nel "sistema". Il raduno dei dirigenti ai Meadows ha il tono tragicomico di un concilio di sacerdoti con tanto di rappresentazioni rituali e simboliche (lo spettacolo, le regole, i giochi, la quercia). L'atmosfera che si vive è un continuo incitamento alla competizione fisica e mentale, ad un obiettivo irraggiungibile che sta sempre più in alto. Machiavelli sosteneva che il fine giustifica i mezzi, la prospettiva del "Piano" sembra essere quella di un eterno mezzo senza alcun fine. Proteus se ne accorge e cerca con la sua ribellione di dare un anima alla macchina, o meglio un fantasma, perché, suo malgrado, deve accettare che il vecchio spirito del pioniere, dell'uomo intraprendente e indipendente, è morto. Se mai c'è stato. Il finale, con l'attesa e auspicata rivolta, non si risolve in un tripudio di fanfare, ma lascia aperte diverse prospettive. Cosa attende l'umanità? Un futuro stile Borg, con una interazione sempre più stretta fra uomo e macchina, quasi simbiontica? O forse la schiavitù, modello Matrix per intenderci, con l'avvento di una nuova forma di intelligenza? Vonnegut non indica soluzioni, ma segnala rischi e contraddizioni, alla maniera dell'oracolo, che non dice, ma suggerisce. Occorre forse guardare alla totalità del suo racconto per cogliere il suo messaggio e leggere una speranza affidata alla fallibilità, alle debolezze, all'istinto, insomma una fede nella naturale anarchia che è salda componente del genere umano.

Altrove

di a cura di Silvio Sosio
Departments
Autore Marco Vallarino

Titolo Altrove

Edizione 2000 GHoST , Nebulosa

Pagine 152

Prezzo L. 6000

buono 
L'attivissimo club torinese GhoST ha inondato il mercato del fandom con tantissime pubblicazioni, periodiche e no, dedicate all'horror e al fantastico in generale. Tutte caratterizzate da una buona cura, tanto entusiasmo e un formato particolare, l'"A6" (un foglio A4 piegato in quattro), che dà forma a volumetti agili, comodi e, perché no, simpatici. Con la collana "Nebulosa" ora entra anche nel campo della fantascienza, esordendo con l'interessante antologia dal titolo Altrove. Curata, almeno in parte, da Marco Vallarino, che ha scritto l'introduzione e scelto buona parte dei racconti, la raccolta presenta una sfilata di molti fra gli autori attualmente più in vista nel fandom, come Lukha Kremonij Baroncinj, curatore della fanzine Avatar, Miki Hollywood, creatore di !Kung, Gordiano Lupi, direttore del Foglio letterario, e poi Riccardo Coltri, Massimo Perissinotto, Gaetano Mistretta, Adriano Emaldi, tutti nomi abbastanza noti a chi legge le pubblicazioni dell'ambiente. L'antologia presenta una scelta di racconti molto diversi fra loro ma che testimoniano bene la fusione dei generi che domina la narrativa italiana negli ultimi anni. Nessuno di questi racconti può essere considerato pura fantascienza, come non può essere considerato puro horror o puro noir. La qualità, pur con qualche brusca caduta, è in media molto buona. Fra i racconti che ci sono piaciuti di più Dossier Qonk di Franc'O'Brain (pseudonimo di Peter Patti, psudonimo di...?), una storia ambientata nell'est europeo durante la guerra fredda e inframmezzata da ritaglio di giornale; La danza della sconfitta di Riccardo Coltri, una crudele e sanguinaria rivisitazione della fiaba del lupo e dei tre porcellini; e Ruggine di Niccolò Basilico, che ricorda i film di Cronenberg. In tutto quindici racconti per oltre 140 pagine che si leggono rapidamente e che valgono senz'altro le 6000 del prezzo di copertina.

Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto.


Avanti Sommario Indietro Inizio pagina Puntata precedente Indice rubrica