Prima dei computer e degli effetti speciali digitali, creare mostri, dinosauri e ragni giganti per il cinema richiedeva l'uso di tecniche al confine fra la tecnologia e l'artigianato. Lo stop motion ha dato vita sullo schermo a famose creature fantastiche come King Kong e ha accompagnato il cinema di fantascienza dalle origini fino ad oggi, portato avanti da nomi come George Pal, Ray Harryhausen, Merian C. Cooper. Ecco la sua storia.
Cosa sia questa tecnica che tanto ha rivoluzionato il cinema in generale e quello fantastico e pubblicitario in particolare è scopo di questo articolo. La Stop Motion è nata con il cinema perché lo stesso George Mèliés la utilizzò nelle sue produzioni ma i due veri iniziatori, in luoghi diversi, furono Willis O'Brien e George Pal che la perfezionarono e ne fecero la base del loro lavoro.
George Pal nacque il primo Febbraio del 1908 a Ceglad, in Ungheria e all'età di dieci anni il futuro regista e produttore aveva già acquisito una buona educazione e il suo interesse per l'arte e per il disegno l'avevano spinto a studiare per diventare architetto.
Così, nel 1925, a diciassette anni, egli venne ammesso al Liceo Artistico di Budapest e, a causa di un errore di trascrizione si trovò iscritto alla facoltà di Belle Arti.
Fu un errore dettato dal destino perché in questo modo Pal si trovò a frequentare i corsi di anatomia, composizione e colore e apprese tutti i principi basilari dell'arte del disegno e quando la svista fu scoperta e fu quindi spedito in gran fretta a studiare geometria e architettura, il nostro aveva già potuto rilevare la sua naturale predisposizione per le materie artistiche e creative e questo gli fece nascere il desiderio di scoprire come venivano realizzati i cartoni animati, la sua maggior passione.
Conseguì la laurea nel 1928 ma, fortunatamente per noi, l'Ungheria era in piena crisi depressiva e non vi era la possibilità economica di costruire palazzi o case per cui Pal non poté applicare alla pratica lavorativa ciò che aveva imparato e fu quindi costretto a trovare un lavoro come apprendista nella creazione di cartoni animati alla Hunnia Film Studio di Budapest. Trovato il lavoro pensò anche a sposarsi con Szoka Grandjean, la sua ragazza da sempre. Dopo tre anni di lavoro sottopagato e senza che le sue idee creative potessero avere uno sbocco, George Pal e la moglie decisero di trasferirsi a Berlino dove egli trovò lavoro come animatore nei famosi studi dell'UFA, la casa di produzione tedesca alla quale si debbono capolavori come
Metropolis e
Una donna sulla Luna di Fritz Lang. Dopo solo due mesi di lavoro Pal riuscì a entusiasmare i suoi superiori a tal punto che gli venne affidata la direzione di tutto il settore UFA dei cartoni animati.
Ma due anni dopo le cose cominciarono a cambiare con la salita al potere di Adolf Hitler. Nel 1933 la Gestapo cominciò a indagare sul suo passato, interrogando i suoi amici e spiandolo nel suo lavoro solo per il fatto che era ungherese, così Pal diede le dimissioni e si trasferì a Praga dove aprì uno studio per conto proprio cominciando a realizzare i disegni e cercando disperatamente una cinepresa a passo uno per poter mettere su pellicola ciò che andava raffigurando ma sembrava che in Cecoslovacchia questa tecnica fosse assolutamente sconosciuta. Fu anche per questo che George Pal pensò di portare la tecnica di animazione dei cartoni agli oggetti tridimensionali animandoli fotogramma per fotogramma. Questa tecnica fu dapprima conosciuta come
Passo Uno o come
Stop Motion, in seguito come
Dynamation, e ancora oggi è usata, con il nome di
Go Motion, anche se non è più effettuata a mano ma direttamente filtrata con estrema precisione dal computer.
Nel 1934 George Pal si trasferì a Parigi e cominciò a realizzare i suoi filmati pubblicitari dapprima con una fabbrica di sigarette, animandole sullo schermo a passo uno e poi, spostatosi in Olanda, a Eindhoven, per un industriale olandese ed anche per la Philips. Cominciò così a realizzare dei brevi filmati animati completamente autonomi e avulsi da pubblicità come
Ship of the Ether e
Philips Cavalcade del 1934 o
The Sleepeng Beauty del 1935, o
Simbad e
Alladin del 1936. Nel 1937 realizzò, sempre con successo,
What Ho, She Bumps conosciuto anche come
Captain Kidding, nel 1938
Sky Pirates e
Love on the Range nel 1939.
Rendendosi conto che la macchina da guerra tedesca con i suoi orrori e i suoi massacri si stava avvicinando sempre di più, Pal prese una decisione che avrebbe influenzato il resto della sua vita: abbandonò tutto e si trasferì con moglie e figlio negli Stati Uniti. Fortunatamente per lui la sua fama di "burattinaio" lo aveva preceduto ed il presidente della Paramount,
Barney Balaban, il quale aveva casualmente visto uno dei prodotti di Pal ed era rimasto colpito dalla sua tecnica di animazione e dal suo senso dell'umorismo, lo fece trasferire da New York a Los Angeles facendogli firmare un contratto con la Paramount garantendogli assoluta libertà nel lavoro e la diffusione ampia e capillare dei suoi
Puppetoons. E così, in un garage di West McCadden Place, trasformato in un piccolo studio cinematografico, nacque la leggendaria
George Pal Productions of Hollywood, California. Era il 1940. Con uno studio che s'ingrandiva sempre di più Pal produsse
Western Daze e
Rhythm in the Ranks nel 1941,
Tulips Shall Grow, nel 1942 e, negli anni successivi, altre opere deliziose come
500 Hats of Bartholomew Cubbins (1943) o
Jasper and the Beanstalk (1945). Alcuni di essi, come
Tulips Shall Grow erano chiaramente antinazisti. Nel 1944 l'Accademy of Motion Picture Ars and Science, gli aveva attribuito un Oscar Speciale "
per aver saputo creare e sviluppare nuove tecniche di ripresa con la sua serie dei Puppetoons" (in questo modo egli aveva chiamato i suoi pupazzi animati fotogramma per fotogramma), ma già nel 1947 i costi di produzione di questi filmati erano saliti a prezzi vertiginosi e per celebrare il suo diciannovesimo anno della sua attività come animatore, l'artista ungherese era apparso nel film di George Marshall
Variety Girl intitolato da noi
Rivista di Stelle. Resosi conto per primo che i tempi stavano cambiando George Pal si dedicò anima e corpo ad un suo progetto per un lungometraggio dal titolo
Pollicino, convinto di poterlo realizzare ma il tentativo naufragò e poté essere realizzato solo dieci anni più tardi.
Nel 1949, grazie alle coperture finanziarie della Eagle Lion, egli riuscì a realizzare
The Great Rupert, le imprese di un piccolo scoiattolo ammaestrato, realizzato a pupazzi animati, che però interagiva perfettamente con i protagonisti umani della pellicola. Mentre Pal stava ancora completando
The Great Rupert, la Eagle Lion decise di concedergli i finanziamenti per realizzare un altro film, il primo di una serie che avrebbe consegnato l'artista ungherese alla storia del cinema di fantascienza. Tratto da un romanzo di Robert Heinlein, la pellicola si intitolò
Destination Moon da noi fu conosciuta dapprima come
Uomini sulla Luna e poi, in riedizione, come
Destinazione Luna. Il film, la storia di un viaggio sulla superficie di Selene secondo le conoscenze di allora, fu un successo strepitoso premiato con un Oscar per gli effetti speciali e spianò la strada per i futuri viaggi fantastici di George Pal.
Solo in una brevissima sequenza ambientata nello spazio ed un breve istante sulla superficie lunare, Pal ricorre all'animazione passo uno ma durante tutta la sua lunga carriera vi ricorrerà almeno ancora una volta ed in maniera molto più evidente nel film del 1960
L'Uomo che visse nel Futuro (The Time Machine) diretto proprio da George Pal.
Tutte le sequenze degli spostamenti spazio temporali sono infatti state realizzate con questa tecnica ed hanno contribuito a conferire al film un Oscar per gli effetti speciali.
Willis O'Brien (1886-1962) ha continuato, invece, durante la sua lunga carriera ad occuparsi di animazione a passo uno. Già nel 1920 aveva realizzato gli effetti di
The Ghost of Slumber Mountain ma, circa cinque anni dopo, aveva firmato quelli di
Un Mondo Perduto (
The Lost World) che trattava di una landa deserta nella quale i dinosauri erano sopravvissuti. Il soggetto, tratto da un romanzo di Sir
Arthur Conan Doyle, sarà ripreso e manipolato più volte nel corso degli anni ma, per l'epoca, queste animazioni passo uno di animali preistorici erano quanto mai spettacolari.
Il film terminava con un dinosauro, catturato e portato a Londra, che riesce a fuggire dopo aver devastato la città gettandosi nelle acque del Tamigi per ritornare alla sua lontana terra.
Nel 1933 O'Brien si cimenta nella sua realizzazione più importante, quella di un gigantesco scimmione che imperversa per le strade di New York. Il film oggi è un mito, il suo nome:
King Kong.
La vera anima di
King Kong fu il co-regista e produttore
Merian C. Cooper, il quale fu anche produttore di film di John Ford e dei primi spettacoli in Cinerama. Cooper concepì la storia dello scimmione gigantesco libero per le strade di New York nel 1929 mentre girava un documentario in Africa. Propose questa sua idea a
David Selznick (1902-1965), produttore per la RKO e che fonderà nel 1936 la Selznick International Pictures. La sua carriera ebbe degli alti e bassi e non fu certo ostacolata dall'aver sposato Irene Mayer, figlia del ben più famoso Louis B.Mayer, il che permise al nostro Selznick di lavorare anche per la Metro Goldwin Mayer. Dopo aver divorziato sposò, nel 1949, l'attrice Jennifer Jones.
L'idea di Cooper piacque a Selznick ed egli invitò il collega a lavorare sopra il progetto ma le difficoltà tecniche sembravano insormontabili e Cooper fu sul punto di lasciar cadere l'idea quando, vagliando per conto di Selznick
del materiale d'archivio della RKO, s'imbatté nello schema di un soggetto proposto da Willis O'Brien intitolato
Creation dedicato alla vita nell'epoca dei dinosauri. O'Brien sosteneva che grazie alla sua tecnica dei modellini mossi a mano fotogramma per fotogramma detta anche
animazione perché ricorda molto da vicino il sistema con cui si realizzano i cartoni animati, si potevano portare sullo schermo senza difficoltà dinosauri e altre creature incredibili contenendo i costi. Per dimostrarlo, O'Brien citava proprio il suo precedente
Mondo Perduto.
Cooper capì subito che l'uomo che poteva rendere davvero realizzabile la sua vecchia idea era proprio O'Brien e, ottenuta l'autorizzazione di Selznick, si misero assieme al lavoro per realizzare una bobina di prova che dimostrasse agli azionisti della RKO che
King Kong non era un'utopia ma una pellicola effettivamente realizzabile.
Quando, all'assemblea dei dirigenti, venne proiettata la scena di King Kong che scaglia in un burrone gli uomini aggrappati a un tronco e la sua successiva lotta con il dinosauro, il progetto ottenne l'autorizzazione necessaria, il film entrò in lavorazione e quando uscì fu un successo mondiale.
Come era ovvio il film ebbe un seguito chiamato
Il Figlio di King Kong (
Son of Kong) del 1934 ma è nel 1949 che O'Brien riceve un meritato Oscar per gli effetti speciali de
Il Re dell'Africa (
Mighty Joe Young). L'evento è importante anche per un'altra ragione perché tra coloro che lavorano per O'Brien c'è anche un giovane allievo di nome
Ray Harryhausen che realizza la scena del gorilla chiuso dentro la prigione.
Nel 1942 O'Brien ha in mente un altro progetto che la RKO gli fece iniziare ma che poi sospese, la storia s'intitola provvisoriamente
Gwangi ed è la vicenda di alcuni cow boys i quali trovano in una valle del Texas un gigantesco e feroce scorpione preistorico ancora vivo. Non avendo avuto la possibilità di portarlo sullo schermo O'Brien vendette il copione ad una società messicana che, nel 1956, lo ha realizzato con il titolo
La Valle dei Disperati (
The Beast from Hollow Mountain) sostituendo allo scorpione un dinosauro e chiamandolo in altro modo. Per rifarsi da questa mezza delusione O'Brien ha allora realizzato, nel 1957 e sempre in Messico, una versione
abusiva del suo stesso soggetto del quale non deteneva più i diritti, nota come
Lo Scorpione Nero (
The Black Scorpion) dove infatti un gigantesco scorpione preistorico esce da una caverna sotterranea ed impazza per le vie di New Mexico. Poiché, per ovvie ragioni di
copyright, questo mostro non può chiamarsi Gwangi, la feroce creatura resta senza nome.
Ma la faccenda è destinata a complicarsi ulteriormente quando, nel 1969, Ray Harryhausen realizza finalmente il progetto del suo Maestro acquistandone il copione dalla società messicana, girandolo in Spagna ed intitolandolo
La Vendetta di Gwangi (
The Valley of Gwangi) solo che anche lui preferisce sostituire il dinosauro allo scorpione e non cita nemmeno il nome di O'Brien nei titoli, fatto che gli ha procurato non poche accuse di ingratitudine. La ragione di questa irriconoscenza sta forse nel fatto che, nel 1958, era stato lo stesso maestro a plagiare il discepolo ricopiando di sana pianta il primo e fortunatissimo film di Ray Harryhausen
Il risveglio del Dinosauro (
The Beast from 20000 Fathoms) con il suo
Il Drago degli Abissi (
Behemoth, the sea Monster), limitandosi a spostare l'ambientazione della vicenda in Inghilterra.
O'Brien ci ha lasciato anche parecchi progetti mai realizzati e dai titoli quantomai inquietanti:
The Valley of the Mist,
King Kong versus Frankenstein, El Toro Estrella, e
Giant Frankenstein il quale sembrava stesse per essere realizzato da Ray Harryhausen. La morte lo ha colto nel 1962 mentre realizzava la sequenza della scala impazzita del film
Quel pazzo, pazzo, pazzo mondo.
Ray Harryhausen è nato nel 1920 a Los Angeles. Ha studiato alla facoltà di cinema dell'Università della California e già da ragazzo, influenzato dalla visione di
King Kong, ha cominciato ad effettuare i primi tentativi di riprese a passo uno riprendendo dei modellini di mostri ed animali modellati da lui stesso. In seguito ha studiato pittura e scultura in una scuola di Hollywood prima e di New York poi. Ormai maggiorenne, si è visto assegnare il primo lavoro cinematografico e ad assumerlo fu George Pal che inserì Harryhausen nell'equipe tecnica che realizzava i suoi
Puppetoons.
Lo scoppio della guerra lo costrinse ad abbandonare il lavoro e alla fine del conflitto riprese la propria attività mettendosi però in proprio realizzando dei filmati a pupazzi animati aventi come soggetto le favole dell'infanzia.
Nel 1946 gli giunse l'offerta di unirsi alla equipe tecnica di Willis O'Brien e con lui Harryhausen debutta, come abbiamo detto nel
Il Re dell'Africa.
Una versione accreditata parla di un 85% del lavoro di effetti speciali del film realizzato da Harryhausen con la sola supervisione di O'Brien ma anche se l'oscar è andato nelle mani di O'Brien lo si può considerare un riconoscimento tardivo per il suo ottimo lavoro svolto in
King Kong.
Dopo
Il Re dell'Africa Harryhausen rimase con O'Brien collaborando a preparare il nuovo progetto del Maestro che doveva inizialmente intitolarsi
Emilio and Goluso e che poi divenne prima
El Toro Estrella e quindi
The Valley of the Mist, un tema caro ad O'Brien e che ricalca molto da vicino quello che sarà
Gwangi.
Nel 1951 dopo aver atteso inutilmente che
The Valley of Mist si trasformasse in un film, Harryhausen decise di staccarsi da O'Brien che stentava ormai di trovare lavoro a Hollywood per l'eccessivo costo delle sue prestazioni e si mise in proprio. Fu indiscutibilmente fortunato perché trovò subito dei produttori che decisero di affidargli la realizzazione di un film che stavano finendo di approntare.
Nacque così l'ormai storico
Il Risveglio del Dinosauro a cui seguì
Il Mostro dei Mari (
It Came from Beneath the Sea) dove Ray Harryhausen animava una gigantesca piovra dotata di soli quattro tentacoli al posto dei canonici sei per mere ragioni di budget.
Il sodalizio con il produttore
Charles H. Schneer (1920), iniziato proprio con questo film, è destinato a durare nel tempo e i due realizzeranno ancora parecchi film assieme.
E' del 1956
La Terra contro i dischi volanti (
Earth versus the Flyng Saucers) ma solo un anno prima Ray Harryhausen si ritrova con Willis O'Brien ed il produttore regista
Irwin Allen (1905-1987) il quale scrittura entrambi per realizzare i trucchi e l'animazione dei dinosauri per il suo documentario
Il Mondo è Meraviglioso (
The Animal World), una pellicola che descrive la nascita della vita sulla Terra rifacendosi in parte ad un vecchio progetto di Willis O'Brien il quale cura solo la supervisione. Le scene con i dinosauri, animate quindi da Harryhausen, sono state poi riprese, virate e inserite nel film di Freddie Francis
Trog del 1970.
Nel 1957 Harryhausen ritorna a lavorare con Schneer ed assieme portano sullo schermo
A Trenta milioni di chilometri dalla Terra (
Twenty Million Miles to Earth) a cui seguirà, nel 1958
Il Settimo Viaggio di Simbad (
The Seventh Voyage of Simbad), un incasso commerciale notevolissimo nel quale appare per la prima volta il termine:
Dynamation, il miracolo dello schermo.
Il Dynamation è una tecnica di Stop Motion combinata con la
Live Action, capace di rendere più veloce il lavoro del tecnico degli effetti speciali. Non ci stancheremo mai infatti di ripetere che tutto questo lavoro di animazione passo uno svolto oggi dal computer veniva fatto a mano fotogramma per fotogramma.
I modellini da animare erano alti, normalmente una cinquantina di centimetri al massimo e venivano spostati a mano, essendo completamente snodabili perché costruiti in lattice e gommapiuma sopra uno scheletro in legno o in alluminio completamente articolato, con una pazienza ed una precisione infinita. In altre parole e per chiarire con un esempio, Harryhausen prendeva l'animale (o il mostro, o il disco volante) e lo poneva in mezzo allo scenario in miniatura appositamente creato e poi, con la cinepresa, scattava un fotogramma. Ottenuta questa singola immagine Harryhausen si accostava all'animale (o al mostro o al disco volante) e gli spostava di quel minimo indispensabile gli arti, dalla bocca, alle zampe, alla coda quindi tornava vicino alla cinepresa e di nuovo impressionava un fotogramma quindi ritornava dal modellino e lo spostava di un'altra frazione di millimetro e lo fotografava nuovamente andando avanti così fino a che la scena non era completa. Ora si calcoli che ogni secondo di proiezione è pari a ventiquattro fotogrammi, questo vuole dire che per fare un secondo di movimento c'è bisogno di fotografare ventiquattro frazioni di movimento. All'epoca voleva dire metterci dai due ai quattro anni per poter realizzare un film. Se poi il copione prevedeva una scena in cui un mostro, diciamo un dinosauro cercava di afferrare degli attori che si affacciavano alle finestre degli edifici, la cosa diventava più complicata. In primo luogo bisognava riprendere davanti ad un fondale vuoto (e di colore blu perché il blu era per il colore quello che il nero era per il bianco e nero: cioè non impressiona la pellicola ed allora in seguito ci si può sovrapporre qualunque cosa) gli attori che reagiscono come se davanti o dietro la scena ci fosse davvero questo mostro. (In realtà quando si gira la scena lì non c'è proprio nulla). Successivamente Harryhausen allestiva nel suo laboratorio un particolare schermo di proiezione dove proiettava, singolarmente, i fotogrammi girati dagli attori, come se si trattasse di una serie di diapositive. Harryhausen sistemava poi davanti allo schermo un vero e proprio set in miniatura e quindi ecco che davanti agli sguardi terrorizzati degli attori, Harryhausen collocava il suo pupazzo. Con un'altra cinepresa Harryhausen scattava un fotogramma poi, subito dopo, proiettava sullo schermo il fotogramma successivo del film con gli attori e, contemporaneamente, spostava il suo mostro di una frazione di millimetro e via di seguito fino a che non si otteneva la sequenza completa di un mostro che attcca o insegue gli attori in fuga. Quando poi era necessario si dovevano cancellare dalla scena fili o quant'altro non aveva nulla a che a fare con la scena stessa o ne avrebbe rivelato il trucco.
La carriera di Ray Harryhausen proseguì con altre pellicole tra le quali dobbiamo citare:
L'Isola Misteriosa,
Gli Argonauti, Base Luna chiama Terra, Un Milione di anni fa, La Vendetta di Gwangi, il Viaggio Fantastico di Simbad e
Scontro di Titani.
Ma i tempi cambiarono, il lavoro con la Stop Motion era sempre più costoso ed il computer diede a questi artigiani il colpo di grazia. Oggi esiste la
Go Motion la quale, anche se parte dalle stesse premesse della Stop Motion, viene invece realizzata in un modo completamente diverso e la strada verso questi risultati fu aperta da un allievo di Ray Harryhausen,
Jim Danforth, quando realizzò gli effetti speciali di
Quando i Dinosauri si mordevano la Coda (
When Dinosaurs ruled the Earth) del 1970. Infatti questo film può benissimo essere considerato una sorta di test per l'animazione avanzata in modo da poter superare i movimenti definiti
strobing che toglievano realismo alla scena perchè i modellini in qualunque modo si muovessero erano sempre perfettamente a fuoco senza una minima idea di realismo nei movimenti veloci che su pellicola creano invece quella leggera sfuocatura che rende il tutto estremamente reale. Danforth introdusse l'effetto del
mosso sulle parti dei modelli che dovevano essere animate con il metodo dell'esposizione multipla dei fotogrammi. Ogni cinque fotogrammi che venivano scattati ne veniva introdotto uno che era stato impressionato più volte muovendo il modello in diverse posizioni. Il risultato era un movimento più fluido e simile, cinematograficamente parlando, a quello di una normale ripresa.
Ma Danforth andò anche oltre pensando che l'uso della vaselina, applicata ad una lastra di vetro che veniva
messa davanti al modello nei punti dove erano le parti da animare avrebbe potuto dare dei risultati soddisfacenti per simulare il
blurring, cioè il mosso nei singoli fotogrammi con maggiore fluidità di movimenti.
A questo interregno fece seguito il prepotente ingresso del computer il quale permette ora di realizzare immagini tridimensionali computerizzate. Per creare un dinosauro al computer si deve innanzitutto creare un'immagine tridimensionale detta
wire frame (Reticolo) che si ottiene collegando delle specifiche linee digitali ai punti chiave del corpo per poter così formare uno scheletro digitale. Grazie ad uno speciale software vengono poi costruiti i muscoli e quindi un'altra tecnica, detta
Viewpaint, consente la colorazione della nostra creatura.
E' indubbio che le tecniche moderne permettono, con sconcertante perfezione, delle realizzazioni una volta impensabili ma quanto impegno, quanto amore, quanta inventiva c'era nelle mani di questi vecchi, onesti artigiani.