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di Silvio Sosio

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interviste

Franco Forte... dalla cina con furore

Franco Forte
Franco Forte. Foto: Roberto Quaglia
Franco Forte invade le librerie e le edicole con tre nuovi romanzi: il noir China Killer e le due puntate della saga di Gengis Khan. Un'ottima occasione per fare una chiacchierata con uno degli autori più apprezzati in Italia, non solo nel settore del fantastico, e non solo come scrittore ma anche come antologista. E che, guarda caso, è il nostro editor della narrativa.

Delos: Be', caro Franco, in un certo senso è un po' imbarazzante questa intervista: si presume che l'intervistatore faccia domande di cui non conosce già la risposta, ma noi ci conosciamo da così tanto tempo che questo risulterebbe poco credibile. Facciamo così: io ti faccio le domande facendo finta di non sapere nulla...

Franco Forte: Ma scusa, tu chi diavolo saresti? Vabbè, scherzo. Ormai lo sanno tutti che ci conosciamo da tempo immemorabile, ma non è mica colpa nostra se i romanzi di Franco Forte escono in libreria e edicola e il direttore di Delos, per dovere nei confronti dei lettori, pianifica un'interessantissima rivista. Anzi, guardiamo ai vantaggi: nessun problema a ottenere l'esclusiva e niente strani sottintesi dietro alle domande o alle risposte. Magari potessero essere sempre così, le interviste!

Delos: Da giugno a ottobre sono usciti ben tre tuoi romanzi: un ritmo che neanche Liala riuscirebbe a reggere...

Franco Forte: in realtà si tratta di una serie di oscure coincidenze che, rimesta e rimesta nel paiolo del destino, hanno portato a questa strana minestra. Il sottoscritto non ne è particolarmente felice, perché sarebbe stato molto meglio diluire nel tempo le uscite, giusto per potermi godere un po' più a lungo il sapore della presenza in libreria/edicola, ma che ci vuoi fare: per il momento non sono ancora padrone del mio destino. Comunque, immagino che vorrai una specie di spiegazione. China Killer era in lavorazione da anni, passava da una casa editrice all'altra inseguendo gli spostamenti di Marco Tropea, quindi prima a Interno Giallo, poi a Mondadori, poi da Longanesi e infine, cara grazia, alla sua nuova e omonima casa editrice, che fa parte del gruppo Il Saggiatore. Sono rimasto con lui perché credevo (e credo tutt'ora) che fosse il migliore editor sulla piazza, e dunque non volevo perdere l'occasione di fare uscire al meglio il mio romanzo. Il Gengis Khan, invece, ha avuto una storia più travagliata. Nato come progetto per la collana I Faraoni della Mondadori (quella del Ramses di Christin Jacq, tanto per intenderci), è cresciuto con esigenze di puro mercato, quindi linguaggio leggero e accessibile a tutti, una trama movimentata, un personaggio storico autentico ma con un corposo contorno di ingredienti da feuilletton popolare. Il risultato non mi è mai piaciuto granché, ma il contratto che il mio agente è riuscito a strappare alla Mondadori era così succulento, che nessuno avrebbe puntato i piedi, al mio posto. Fatto sta che per strani casini interni alla stessa Mondadori, il libro (inizialmente previsto in tre volumi), è stato sempre rimandato, fino a quando la collana non ha definitivamente chiuso i battenti. Ma ormai, dato che il romanzo era stato pagato, Mondadori ha pensato bene di farlo uscire ugualmente. Così, dopo avermi concesso di ridurlo notevolmente, estirpando parecchie delle cose che non mi piacevano della prima versione e rendendolo sicuramente un romanzo più solido e autentico, è uscito nelle collane paperback da edicola, con una programmazione che per un semplice caso è andata a sovrapporsi alla recente uscita di China Killer nelle librerie. Ma per fortuna, appunto, i sentieri distributivi dei due libri non si intersecano, e il sottoscritto è presente sia in libreria che in edicola, seppure con due romanzi diversi.


Delos: Parliamo di China Killer. Alla presentazione che hai tenuto a giugno hai detto che il progetto è nato parecchi anni fa, praticamente come raccolta di comunicati stampa.

Franco Forte: quel romanzo è un compendio di realtà e immaginazione narrativa che ha attraversato così tante riscritture e ripensamenti che non ormai non è più possibile distinguere che cosa è realtà quotidiana e cosa finzione. Certamente, il motore principale che mi ha convinto a scrivere una storia di questo genere, che indaga nella corruzione negli ambienti di polizia, è stata la possibilità da parte mia di mettere le mani su carte scottanti, denunce interne da parte di poliziotti nei confronti dei colleghi, e materiale di cronaca raccolto per strada. Oltre a questo, il mio interesse per la comunità cinese a Milano si è rafforzato grazie ai contatti che ho potuto sviluppare dal giornale in cui lavoravo in quel periodo, e alla fine il romanzo è cresciuto da solo, in parte come germinazione delle mie ricerche, in parte come desiderio di dare sostanza a una storia che avevo in mente da tempo.

Delos: Quanto sono stati determinanti l'aiuto e i consigli di un editor di grande esperienza come Marco Tropea?

Franco Forte: come ho già detto, l'aiuto di Marco è stato essenziale. Lui ha messo mano direttamente nel romanzo, e mi ha elargito consigli che custodisco ancora gelosamente nei file di memoria del mio povero cervello modello 486. Senza di lui China Killer sarebbe stato certamente un romanzo molto diverso, forse non così crudo, così vero e così... mio, come lo è adesso.

Delos: Al momento della presentazione di China Killer è stato aperto un apposito sito con la possibilità di ricevere il libro in omaggio in formato elettronico per i primi cento: cento copie che si sono esaurite subito in un paio di giorni. Cosa ne pensi di questa esperienza, e cosa ne ha detto l'editore?

Franco Forte: l'esperimento, voluto da me e da Mattia Formenton del gruppo Il Saggiatore, voleva sostanzialmente dare uno spunto pubblicitario all'uscita del libro, e verificare se il tanto decantato libro eletronico potesse riscuotere qualche interesse da parte dei lettori italiani. Il successo è stato superiore alle attese, e sia io che l'editore abbiamo capito che lo strumento Internet non è affatto da prendere sottogamba.

Delos: Avrai senz'altro avuto commenti su China Killer, critiche, recensioni. Chi ne ha parlato meglio? Chi ne ha parlato peggio? E soprattutto, quanto ne hanno parlato?

Franco Forte: per una volta, da quando scrivo e mi interesso di narrativa/editoria, devo dire di avere ricevuto solo pareri positivi. E questo in realtà è strano, soprattutto perché China Killer non è un romanzo che finisce bene, non ha personaggi buoni e cattivi in contraopposizione da cui il più simpatico esce vincitore. Tutt'altro. La morale è che nella vita di tutti i giorni non solo la sfiga ma anche la cruda realtà ci vede benissimo, e tutti noi dobbiamo farci i conti. Ma un particolare divertente me lo ricordo: sono stato intervistato da una televisione privata piuttosto popolare al nord Italia in qualità di esperto di mafia cinese. La tizia col microfono, tutta polpa e niente sostanza, lasciava intendere che avessi scritto decine di libri sull'argomento, e che fossi il massimo esperto nazionale. Quando ho detto che in realtà ne sapevo poco di mafia cinese, più che altro perché si tratta di una realtà sconosciuta e sotterranea delle nostre città, la tizia ha glissato e ha continuato a fare domande. Allora ho detto: vabbè, accontentiamola. E mi sono inventato un sacco di boiate che quella ha bevuto come acqua fresca. L'ho fatto perché sapevo che era una registrazione, e al termine dell'intervista ho esclamato: ma naturalmente queste sono tutte invenzioni di un narratore. Non lo sa che nei romanzi realtà e fantasia si confondono? Il sorriso della bellona ha traballato un po', ma poi qualcosa dev'essere scattato nel suo cervello, e quando ho poi visto il servizio mi sono accoro che la mia intervista era stata tagliata e montata in modo da eliminare le cose che (secondo lei) dovevano essere meno realistiche. Sapete cose ne è venuto fuori? Tutte le boiate di fantasia sono rimaste, e le uniche cose vere che ho detto sono state cassate.


Delos: Passiamo a Gengis Khan. Anche qui lavoro di vari anni... raccontaci come è cominciata la storia.

Franco Forte: quando avevo circa dieci anni mio padre mi ha regalato un libro su questo formidabile condottiero mongolo, e da allora ho sempre avuto una sviscerata passione per le sue imprese. Con il tempo ho accumulato materiale vario per passione, libri, foto e quant'altro, fino a quando ho deciso di provare a scriverci una storia. Mi sono presentato dal mio agente con il progetto, e lui ha detto: fantastico. C'è anche la collana adatta per pubblicarlo. Intendeva i Faraoni, naturalmente, e con il mio progetto è andato subito in Mondadori. Là lo hanno accettato subito, e per assicurarsene i diritti mi hanno sottoposto un contratto principesco. Io ho firmato, e il resto lo sai.

Delos: Perché ti piace il personaggio di Gengis Khan?

Franco Forte: perché è puro, incontaminato, un po' come Alien, questo mostro che non uccide per bramosia, etica o ideologia, ma solo per sopravvivere e per imporre la perpetuazione della sua specie. Gengis era così, un personaggio primitivo eppure di un'intelligenza sconcertante, il primo ad avere introdotto su grande scala il concetto dell'ecumenismo. Quando ero ragazzino sono rimasto affascinato dalle sue imprese di guerra, ma crescendo ho imparato ad apprezzarne la saggezza e la forza di spirito. Spero di essere riuscito, nel mio libro, a far risaltare almeno un po' queste sue grandi qualità.


Delos: Non si tratta certo di un romanzo di fantascienza, né vuole essere presentato come tale; però penso che possa piacere a chi è abituato a leggere letteratura fantastica, sia perché descrive una società molto diversa dalla nostra, sia perché, se non sbaglio, qualche elemento fantastico c'è, che ne pensi?

Franco Forte: io nasco come autore di fs, quindi è ovvio che l'immaginario rivesta una parte importante nei miei scritti. Inoltre, il personaggio di Gengis Khan ben si presta alla fascinazione del magico, con quell'aurea di mistero che circonda molti aspetti della sua personalità e delle vicende che l'hanno visto protagonista. Io non ho fatto altro che accentuare un po' questo aspetto, quando la storia ufficiale non offriva spiegazioni o documenti provati, e l'effetto credo che sia gradevole, che contribuisca a tenere viva l'attenzione e a rendere più intrigante la storia. Magari qualche purista storcerà il naso, ma insomma... chi se ne frega.

Delos: Sei soddisfatto della collocazione editoriale che alla fine il libro ha avuto?

Franco Forte: come dice il proverbio? Questo passa il convento. Ecco che cosa è successo. Ma a me non importa più di tanto. Volevo che il Gengis uscisse perché credo sia un romanzo interessante, e in fondo avere evitato di pubblicarlo nei Faraoni è stato solo un vantaggio: ma avete letto le altre cose uscite in quella collana? In questa versione, grazie anche all'aiuto di Giuseppe Lippi, che si è fatto carico in corsa dell'uscita del libro, ho potuto apportare delle significative modifiche che l'hanno reso molto più vicino a come avevo sempre sognato di poter descrivere la storia del grande Gengis Khan. L'edizione in sè, dunque, non è il massimo, ma il contenuto mi soddisfa perfettamente. E questo, forse, è veramente l'importante.

Delos: Mi sono arrivate delle voci secondo le quali i tuoi due romanzi di Gengis Khan sarebbero stati scritti, in realtà, da un tale Jon Qas. Cosa rispondi a queste malelingue?

Franco Forte: Che hanno ragione. Ebbene sì, lo ammetto, il romanzo è stato scritto da Jon Qaas (con due "a"), che però non è altro che lo pseudonimo di un altro grande scrittore, per la precisione Claretta Bellisari, affermata autrice di racconti e romanzi rosa che comunque, a sua volta, si dice non sia nient'altro che l'alter ego di un certo Ubik, saggista, curatore di antologie, giornalista e non so quante altre cose. E sapete chi è Ubik? Mio cugino di secondo grado. Insomma, un gran casino.

Gli eretici di Zlatos

Delos: Cosa ricordi riguardo al tuo primo romanzo uscito... quand'è stato? Dieci anni fa?

Franco Forte: Esatto, febbraio 1990. Si trattava di Gli eretici di Zlatos, uscito per le edizioni Nord, nella collana Cosmo Argento, che all'epoca era una delle più prestigiose e seguite nel panorama nazionale. Per me fu un'emozione incredibile, non solo perché era il mio primo romanzo, ma perché uscivo presso il mio editore preferito, nella mia collana preferita, con la copertina illustrata da Michael Whelan, il mio disegnatore preferito. Insomma, un'apoteosi della libidine. Ricordo distintamente il giorno in cui sono uscito dalla sede della Nord, in via Rubens, con in mano una copia di stampa della copertina del libro. Continuavo a guardarla, a divorarla con gli occhi, per strada e sui mezzi pubblici, esplodendo di tanto in tanto in salti di gioia, e la gente deve avermi scambiato per pazzo. Quella del primo libro è un'esperienza che non si scorda più, e un'emozione che difficilmente può essere eguagliata da altre esperienze analoghe. Purtroppo si fa l'abitudine a tutto, anche a pubblicare romanzi, e adesso che ne ho visti stampare cinque dei miei, posso affermare che è proprio così. L'uscita di un romanzo da Mondadori non ha minimamente eguagliato le sensazioni che ho provato con la pubblicazione di Gli eretici di Zlatos.

Delos: Oltre ai romanzi, naturalmente hai scritto un sacco di racconti brevi. Con i quali hai vinto una quantità di premi che definirei, vediamo se trovo la parola, sì, diciamo: sfacciata. Quali ti hanno dato più soddisfazione?

Franco Forte: Quella dei premi letterari è un'avventura interessante, che secondo me serve a formare un autore. Non essendoci palestre di altro tipo, in Italia, come per esempio riviste professionali a cui rivolgersi, non resta che partecipare ai premi letterari. Io l'ho fatto decine di volte, e con il tempo mi sono reso conto di un fatto molto interessante. Partecipare ai premi letterari del fantastico è molto più difficile e impegnativo che farlo con quelli mainstream. E soprattutto è molto più difficile affermarsi, arrivare in finale o addirittura vincere. Un concorso di fantascienza o fantasy, infatti, prevede che i partecipanti, oltre a scrivere correttamente, siano in grado di imbastire storie interessanti, con trame complesse e intriganti. I personaggi devono essere profondi, ben caratterizzati, e l'originalità è un elemento che a volte è considerato essenziale. Nei premi del mainstream, tutto questo è relativo. Interessa molto la scrittura, il modo in cui si affronta la sintassi di una frase, ma il resto non viene tenuto in nessun conto dagli autori partecipanti. Ecco dunque centinaia di racconti sulle proprie (noiosissime) esperienze di vita: amori falliti, la mamma, viaggi esotici. Argomenti magari anche interessanti, ma senza idee, senza trama, senza spessore. Tutte autobiografie pallosissime. Ecco dunque che quando un autore come me, con un minimo di conoscenze grammaticali e l'abitudine a costruire storie solide, interessanti, piene di colpi di scena e di idee, partecipa a questi premi, vince con una facilità impressionante. E lo stesso hanno fatto altri autori di genere che si sono cimentati. Per cui, vista la facilità di arrivare tra i primi tre, e visti i lauti premi in denaro messi a disposizione da molti premi... è facile capire perché tanto interesse da parte mia e di altri autori fs. Oltre, naturalmente, alla soddisfazione di dimostrare che un autore di genere può tranquillamente avere la meglio di tanti autori più considerati, appartenenti alla cosiddetta narrativa alta.

Delos: Ma è vero che da un po' non scrivi più fantascienza? Come mai?

Franco Forte: E' così ma al tempo stesso non lo è. La fs resta la mia passione, ma più che non scriverla ormai non riesco più a leggerla. Confesso che le nuove leve del fantastico non mi dicono molto, e se devo immergermi in una lettura piacevole di fs devo ripescare qualche vecchio classico. Dopo China Killer e il Gengis Khan, che sono andati/stanno andando molto bene, gli editori mi stanno spingendo a seguire queste strade, e dunque credo che la fs dovrà attendere ancora un po', prima di uscire dalla mia penna. A parte un romanzo di genere catastrofico che ho appena consegnato al mio agente e che spero vedrà la luce al più presto (difficilmente in una collana specializzata).


Delos: Credo che se oggi la fantascienza italiana è più o meno uscita dal "ghetto" il merito vada diviso alla pari fra Valerio Evangelisti con il suo Eymerich e te con le tue antologie. Fantasia, Cyberpunk, Terzo Millennio, Strani giorni, fino a I mondi di Delos: tutti notevoli successi editoriali, tantopiù inaspettati se si pensa che coniugavano un genere obiettivamente poco venduto come la fantascienza, la nazionalità più ostile al lettore italiano - proprio quella italiana, appunto - e il tipo di libro che tradizionalmente vende di meno nella narrativa, l'antologia di racconti. Come spieghi questo successo, al di là della tua abilità?

Franco Forte: Lo spiego molto semplicemente: quando anche in Italia si è cominciato a pubblicare romanzi e racconti interessanti, scritti bene, con tecniche narrative adeguate, il successo è arrivato anche per i nostri autori. Prima la tendenza era di pubblicare le storie degli amici, dei compagni di club o di ghetto, fregandosene della qualità e puntando al clientelarismo interno, allo scambio di favori, al cheek to cheek tra amichetti dilettanti. E poi ci si lamentava se i lettori non leggevano gli italiani, se li snobbavano. Ovvio che lo facessero. I lettori non sono stupidi, diversamente da quanto pensa qualcuno. Sanno scegliere, sanno selezionare, e se devono spendere dei soldi lo fanno solo quando sanno che non acquisteranno la ciofeca di turno. Io ho introdotto un principio nelle mie scelte editoriali: la qualità prima di tutto. Niente amicizie, favoritismi, leccate di culo. Solo la qualità del prodotto. Credo sia semplicemente questo il segreto della svolta degli ultimi anni.

Delos: E' vero che sei stato minacciato di morte da un autore al quale hai rifiutato un racconto?

Franco Forte: Ovviamente, uscire dagli schemi clientelari comporta dei rischi. C'è gente, nell'ambiente del fantastico, che pretende di dover entrare nelle antologie solo perché ha pubblicato sulle fanzine o sulle pubblicazioni curate dai loro amici. Durante le mie selezioni ho rifiutato parecchi racconti di autori che conosco bene, anche di amici, e da tutto questo, purtroppo, ne sono derivati risentimenti, gelosie e stupide ritorsioni. Ma tutto questo ha un pregio: ora conosco meglio chi mi circonda, l'ambiente della fs per cui ho lavorato tanto. Ora so chi sono i personaggi da evitare.

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Delos: Comunque il tuo rapporto con gli autori di fantascienza continua anche con i due concorsi che curi, il premio Alien e il premio Lovecraft. Sono già finite cinque edizioni... anche questa è stata un'esperienza utile per te, penso.

Franco Forte: Utilissima. La mia attività di curatore di narrativa per Delos e per le varie antologie che ho messo in piedi richiedeva un costante apporto di materiale serio da leggere e valutare. Non è facile recuperare racconti di qualità tale da superare le severe selezioni che compiamo per la narrativa di Delos, e se non ci fossero i premi Alien e Lovecraft sarei molto preoccupato. Inoltre, come ho già detto, per gli autori esordienti non ci sono molte alternative di farsi leggere e giudicare. Io ho cominciato con i premi letterari, mi sono formato con essi e ho raggiunto dei risultati. Credo che possano farlo anche altri, e da parte mia do il massimo per garantire serietà e obiettività a tutti coloro che partecipano ai nostri premi.

Delos: Un nostro comune amico, Angelo De Ceglie, sosteneva che non c'è miglior modo per imparare a scrivere che leggere i racconti di chi non sa scrivere: in pratica scegliere e criticare i racconti altru, imparare a riconoscere i loro errori aiuta a migliorare la propria scrittura. Che ne pensi?

Franco Forte: In parte è vero, ma attenzione, perché alla lunga ci si potrebbe abituare alle ciofeche e iniziare a scrivere nello stesso modo... ;-)

Delos: A questo proposito che giudizio daresti della tua esperienza di curatore dell narrativa di Delos?

Franco Forte: Al momento credo che Delos sia l'unica rivista italiana (su carta o in formato elettronico) che offra una reale possibilità di pubblicazione che non sia fine a se stessa. I racconti che appaiono sulla nostra rivista sono letti da centinaia di lettori, sono giudicati, sono apprezzati. E gli autori che hanno il privilegio di comparire sulle nostre pagine cessano all'istante di essere oscuri sconosciuti. Stiamo creando un parco autori davvero notevole, che poi si riversa sulle altre pubblicazioni del settore o anche al di fuori del genere, e di questo non si può che essere orgogliosi.

Delos: Per finire, al più classica delle domande: progetti futuri? Quanti nuovi romanzi usciranno nei prossimi mesi...?

Franco Forte: Ehi, calma, sono ancora in piena sbornia. Non è da tutti pubblicare tre romanzi in cinque mesi. Adesso voglio godermi un po' queste uscite, poi ne riparleremo. Al momento non sto scrivendo nessun romanzo, sono impegnato in un progetto per la tv, una nuova serie che dovrebbe andare in onda il prossimo anno sulla RAI. Ma qualche cartuccia, almeno a livello di idee, ce l'ho, e prima o poi mi metterò per farvi sentire i botti.

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