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di Mauro A. Miglieruolo

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racconto

Come ladro di notte
(Tre estratti dal romanzo)

Nota riassuntiva dell'autore


Venti di guerra percorrono la Galassia, dove ormai la specie umana si è capillarmente diffusa. Un vastissimo gruppo di uomini, la Congrega degli Inumani, si è assegnata il compito di cancellare la vita intelligente dal cosmo: solo il fluire della materia inerte potrà riportare nell'universo la primordiale innocenza. Intanto una grande coalizione inizia a formarsi per abbattere la Congrega. Ma questa dispone di milioni di astronavi da battaglia, segretamente costruite e accumulate nella periferia galattica, in prossimità di una stella nera, in attesa di essere scatenate per dar luogo all'immane Olocausto. Si tratta di realizzare un Piano Secolare, denominato Parusìa (dalla Parusia di Paolo, interpretazione non ortodossa dell'Avvento dello Spirito Santo): la Fine del Mondo, secondo i primi cristiani. Zanzotto, un Coordinatore Affiliato alla Congrega e ad essa fedele, nell'imminenza dell'attuazione del Piano viene incaricato di darne una prova generale. Da questa prova, tuttavia, egli scopre che il Piano è inattuabile: occorreranno molte più astronavi, e molti decenni di indugio per raggiungere l'agognato sogno di distruzione totale. Inoltra allora alle istanze superiori un rapporto circostanziato che incontra immediata ostilità. Viene invitato a ritirarlo. Zanzotto comprende che il corpo della Congrega si è irrimediabilmente corrotto, gli obiettivi pervertiti, e che i suoi superiori sapevano, o quanto meno sospettavano di questa impraticabilità. Essi hanno abbandonato gli scopi originari e perseguono ben altri fini: un sogno di potenza, la conquista della Galassia.
Diffidato a tacere sui risultati, che potrebbero far sospettare l'Organizzazione degli scopi reconditi dei suoi dirigenti, Zanzotto rifiuta i tenere segreto quanto emerge dalla prova. Ma non sono solo Generali e Discepoli a deluderlo: anche la donna di cui si è invaghito, Silvena, spia degli Imperi Centrali, manifesta un inammissibile cinismo rispetto ai valori in cui egli crede. (Silvena sarà la protagonista del fallito tentativo di neutralizzare la flotta Congregazionista, facendo esplodere il sole del sistema all'interno del quale la flotta stessa è nascosta).
La resistenza di Zanzotto mette in difficoltà le Gerarchie. Ove si diffondesse il dubbio che il piano Parusia non ha ormai altro scopo che un delirante sogno di dominio universale, e perciò di perpetuazione della malattia uomo, sarebbe probabile una sollevazione da parte degli Affiliati. Messo alle strette, l'apparato reagisce con un colpo di stato. La manovra riesce e dà avvio a una serie di eventi che porteranno a una guerra di aggressione agli Imperi Centrali. E' la rovina totale, anche per Zanzotto e per i suoi, ma soprattutto per la Causa in cui egli ha creduto.

I brani che seguono sono tratti dall'inizio del romanzo ("estratto” ALFA, nel quale è riportato il Glossario premesso al romanzo, nonché l'incipit dell'opera, dove assistiamo al primo scontro di Zanzotto con la Nomenclatura); dal capitolo X (BETA, con la descrizione di una battaglia nello spazio); dai capitoli XXVI e XXVII (GAMMA, in cui Zanzotto è sottoposto a violenze per piegarne la volontà); e dalla parte conclusiva (DELTA, in cui si arriva allo scatenamento della Guerra Galattica).]

* * *

(ALFA)

Glossario

a) Principali Stati Galattici:

Ascensione Retta
Centauria
Coalizione Assiale
Collesto (Repubblica di)
Confederazione Lattea
Confederazione Odi
Congrega degli Inumani
Eta-7
Eta-l0
Eta-33
Etologia (La)
Lega Austrina
Lega del Braccio Superiore
Lega Satiagraha
Protocollo Scriniario Aulico
Ribel
Spotamo
Sublime Coalizione
Tribunalato Corvense
Ulpia
XXIII Quadrante
Zalina

b) Gerarchie della Congrega

Prima Triade:
1) Affiliato
2) Caposquadra (Commissario)
3) Cadetto (Comandante di Distruttore)

Seconda Triade:
4) Comandante di Disco
5) Comandante di Caccia
6) Comandante d'Incrociatore

Terza Triade:
7) Capitano (Commodoro)
8) Ufficiale (Governatore)
9) Coordinatore

Quarta Triade:
10) Generale (Ammiraglio)
11) Ministro
12) Discepolo

c) Personaggi

Afnia, Ministro, Comandante del Cubo Hiroshima, Affiliato.
Agostino, Eresiarca Affiliato, convinto all'abiura da Cottero.
Andrio, Ministro, Comandante del Cubo Terra, Affiliato.
Bibulo, Ministro, Comandante del Cubo Cassino, Affiliato.
Brunico, Eresiarca Affiliato.
Calogero, Filosofo Affiliato, Ideatore della Parusia.
Ceno, Ministro, Comandante del Cubo Ur, Affiliato.
Cobarco, Capo del Servizio Segreto Sublimane.
Cossa, Generale, Comandante della Sfera Caligola, Affiliato.
Còttero, Profeta Affiliato, fondatore della Congrega.
Covarribia, Ufficiale di Zanzotto, Affiliato.
Dal Molin. Ministro, Comandante del Cubo Dachau, Affiliato.
Gallio, Ministro, Comandante del Cubo Quadrante, Affiliato.
Ignazio, Comandante d'Incrociatore di Zanzotto, Affiliato.
Indio, Generale, Comandante della Sfera Geserac, Affiliato.
Infanta, Ministro, Comandante del Cubo Lipsia, Affiliato.
Làtero Ammiraglio della Lega Austrina.
Lilla, moglie di Seele e figlia di Lillo.
Lillo, Gran Conferenziere della Lega Austrina.
Livio Sforza, Ufficiale di Zanzotto, Affiliato.
Logoteta, Capo della Sublime Coalizione.
Luciano, Ufficiale di Zanzotto, Affiliato.
Medina, Ministro, Comandante del Cubo Testa di Cavallo, Affiliato.
Mercado, Ministro, Comandante del Cubo Atlantide, Affiliato.
Merulo, Ministro, Comandante del Cubo, Calogero, Affiliato.
Métilo, Primicerio del XXIII Quadrante.
Michela. Capitano di Zanzotto, Affiliato.
Nikol, Consigliere del XXIII Quadrante, Capo dei Servizi di Sicurezza.
Olga, Cardinale Legato della Sublime Coalizione.
Pàngolo, Discepolo, Capo di tutta la Congrega.
Rino, Grand'Ammiraglio della Sublime Coalizione.
See le, Cartulario dell'Ascensione Retta.
Senese, (Raffaele, detto Rudy) seduttore di Lilla.
Sifna, Ministro, Comandante del Cubo Agostino, Affiliato.
Silvena, Cadetta di Zanzotto, spia sublimane, non-Affiliata.
Sosa, Ufficiale di Zanzotto, Affiliato.
Tessa, Comandante Affiliato.
Teta, Ministro, Comandante del Cubo Andromeda, Affiliato.
Zanni, Commodoro di Zanzotto, Affiliato.
Zanzotto, Coordinatore, Comandante della Ruota Schio, Affiliato.

* * *

Verrà la Parusia, come ladro di notte

Il ronzio dei relais si spense lentamente mentre l'elevatore s'adeguava al livello prescelto.
- Preparate i vostri documenti - avvisò la Voce del Centro Servizi.
Zanzotto, pieno di nervi, sussultò sorpreso; subito si morse le labbra irritato per l'irrazionale reazione alle prevedibili parole della Voce Interna.
M'avranno visto, pensò, avranno notato la tensione nascosta. Ho scoperto le mie carte.
- Livello Zero - lo informò soavemente l'elevatore. Poi: - Fate tre passi in avanti e attendete l'esito dei controlli. Vi preghiamo di dichiarare i mezzi d'offesa che portate. Avvisateci se la vostra cartella sanitaria non è stata stilata di recente. L'incartamento che desiderate sottoporre alla nostra attenzione deve essere collocato sul ripiano alla vostra destra. Esso sporge a un metro circa del pavimento.
Eseguì la richiesta innervosendosi sempre più. Sospettava molto per il manrovescio irragionevole ricevuto poco prima da una ragazza in vena di nevrastenie. La ragazza portava un anello con una gran pietra e l'aveva graffiato leggermente.
- Ritengo di essere portatore di un'Arma Metabolica - mormorò pigramente.
- Esatto, - lo confortò la Voce del Centro Servizi. - Si tratta di un veleno a azione fulminante immesso nel sangue ventitré minuti or sono. Si libererà attraverso le cavità orali mescolato all'anidride carbonica fra un quarto d'ora circa. Il veleno in questione diventa attivo non appena reingerito attraverso le vie respiratorie da qualsiasi soggetto diverso dal portatore, reso temporaneamente immune. L'individuo che lo ha somministrato sta per essere identificato dalla polizia personale del Generale. - Pausa. - Cinque metri più avanti c'è una cella d'isolamento; vi preghiamo di raggiungerla. Nella stessa potrete cambiare il vostro abito con la tuta che vi sarà fornita.
Un baluginare ammiccante di luci attraverso la barriera lattescente che gli impediva la vista in ogni direzione lo guidò verso la cella d'isolamento.
La sua tenebrosa divisa nera da Affiliato fu sostituita da una ridicolissima tuta a sacco, da puerpera, fatta di fibra bianca e morbida, lunga e inadeguata per qualsiasi altra funzione diversa da quella di mettere a disagio il portatore.
Vogliono mettermi in difficoltà, pensò ancora, e sorrise per quell'apparente manifestazione di debolezza nel suo superiore.
Si pose a ascoltare il silenzio totale che rintronava nella cella. Udiva rumori nelle orecchie, ma provenivano da dentro. Un uomo tenuto a lungo in così perfetto isolamento sarebbe rapidamente impazzito.
Uno scatto. Una scritta luminosa.
- Potete uscire. Prendete il decimo corridoio a sinistra. Contate le porte nello stesso senso e alla venticinquesima arrestatevi per dieci secondi. Se non riceverete segnali tornate indietro e provate con i corridoi precedenti fino al primo. Se l'uomo che cercate non si manifesterà riceverete ulteriori istruzioni.
Perplessità sulle esagerazioni di Cossa: possibile che gli fosse necessario tenere nascosto il luogo ove si trovava anche allo stesso Centro Servizi? Non era un voler sopravvalutare i pericoli a cui lo esponeva la carica? Oppure c'era dell'altro sottinteso in quell'eccesso di cautele, elementi non conosciuti da Zanzotto? Già si parlava di lotte per il potere, sicari; non dicerie, non ne usavano gli Affiliati, ma deduzioni individuali e induzioni collettive, piccoli fatti inquietanti, vaghezze, alla fin fine il nulla, l'Assurdo.
Si incamminò lungo il corridoio di raccordo contando mentalmente quelli secondari che oltrepassava. A tratti immerso nel buio più completo, insondabile agli infrarossi, a tratti abbagliato dallo splendore delle lampade riflesse sul luccicante metallo, Zanzotto si convinse che qualsiasi sicario non avrebbe saputo conservare l'orientamento anche se fornito di ampie cognizioni caligrafiche.
Sorprendentemente, sebbene fosse chiaro che il Centro Servizi aveva suggerito un indirizzo sistematico di ricerche nell'invitarlo a cominciare col decimo corridoio, fu alla prima sosta che udì la fatidica parola avanti!
Una lieve mutazione nella tonalità di colore della porta gli indicò che era stato tolto lo schermo. Effettuato un rapido passo in avanti si ritrovò oltre la soglia con lo sguardo fisso in terra, lievemente chinato, in atteggiamento rispettoso, schiacciato dal ghigno ironico di Cossa.
- Comodo, comodo.
Zanzotto si distese in attesa che il Generale parlasse ancora.
- Mio caro Coordinatore, ma siedi, siedi pure! Qual buon vento? - Parlava allungando enfaticamente le vocali accentate, secondo l'uso siriaco.
- Sa benissimo che sono qui contro la mia volontà. Non sia ipocrita.
- Parole grosse, Coordinatore, parole molto grosse, per un giovane ambizioso.
- L'unica mia ambizione è servire la Congrega. Nessuna velata minaccia mi potrà distogliere da questo proposito.
- Giovane idiota! A terra, inginocchiati, con la faccia per terra!
Zanzotto si precipitò ad appoggiare la fronte sul tiepido metallo incessantemente percorso da infinitesimali vibrazioni. Cossa abbandonò il riparo del tavolo e lo colpì col piede più volte nel posteriore, mormorando rabbiosi “Cretino! cretino!”
Risatine gentili rimbalzarono sulle pareti.
- Queste son le cose che feriscono i giovani. Rialzati, stupido presuntuoso.
Rosso rosso il Coordinatore si rialzò non osando volgersi verso la fonte dei ridacchiamenti.
- Vedete quant'è ridicolo?
Zanzotto si ricompose in una monumentale immobilità.
Un'intensa emozione gli si rivelò attraverso il fremito insistente delle ciglia. Intuiva di essere stato abusivamente privato del condizionamento sessuale durante la permanenza nella cella d'isolamento.
- Vedete quant'è ridicolo? Ecco un giovane ostinato che per non saper vivere farà piangere la madre. Guardatelo: potreste averne bisogno un giorno che sentiste la necessità di soddisfarvi a poco prezzo: un individuo senza giudizio che per guadagnarsi da vivere finirà tra gli Umani in una casa del Piacere.
Ora le due giovani ridevano apertamente e ammiccavano tra di loro in modo maligno. Zanzotto si sentì trasportare da un desiderio e da una furia sconfinata. Avrebbe voluto assalirle, dilaniarle, con le unghie e coi denti, riempirsi le mani della loro carne e ucciderle d'amore, e uccidersi. Privato d'un tratto dal condizionamento, gli ultimi sei anni d'astinenza totale lo sollecitavano in basso meglio che lo stimolo indiscreto d'una lasciva mano femminile.
- Non gli leggete nelle contrazioni del volto le emozioni che lo fanno ansimare? Pare tutto bello pulito di fuori, di dentro è marcio più d'un Cattolico. La sua coscienza l'ha rivelata ora; è là che gli ingobbisce il saio. Non crediate che sia niente di più o d'altro che una bestiolina ostinata piena di foia.
Zanzotto desiderò di sparire, materializzarsi lontano, fuori dalla portata dello sguardo ironico delle due donne.
- Ah! Zanzotto, Zanzotto mio, che ne è della tua ambizione! Dove hai scialacquato le qualità che ti hanno fatto giovanissimo Coordinatore della gloriosa Schio? Col tuo carattere, certamente in qualche Casa satiagraha, con le donne più compiacenti e più rapaci.
- La smetta, - esplose Zanzotto con voce sorda. - Non serve.
Il Generale strinse i pugni e glieli agitò sotto il naso.
- Uscite. - Ordinò alle due donne.
- Mulo, pazzo, incosciente. - (A Zanzotto).
Zanzotto scosse il capo e mostrò di volersi arroccare nel suo tetro silenzio.
- Rispondi a questo: hai riflettuto sulle conseguenze del tuo gesto?
- Sì, Signore.
- Hai riflettuto abbastanza?
- Per me sì, Signore. Abbastanza.
- No! Non hai riflettuto. Forse non hai neanche riletto la relazione. L'hai buttata giù d'impeto senza riflettere e l'hai spedita, infischiandotene delle conseguenze.
- Non è vero. Ne conosco le varie parti a memoria.
- E sei sempre convinto che il Discepolo ne debba venire a conoscenza?
- Sì, Signore.
- E i suoi politici, e i Ministri delle Forze Spaziali?
- Sì, Signore.
- Non sono d'accordo. - Asciutto.
- Spiacente, Signore.
- Né l'Ufficio politico, né il Discepolo devono ricevere copia della relazione.
- Lo devono; è suo dovere procurare che la ricevano.
- Non la riceveranno, ti dico. Non la riceveranno. Tu la ritirerai.
Ma Zanzotto rispondeva con la negazione del silenzio. - Tu la ritirerai. - Insistette Cossa.
La punta della lingua fece capolino tra le labbra al Coordinatore, ma i suoi occhi parlavano di ferma decisione.
- Non posso. - Affermò con durezza ed era quasi rincrescimento.
- Lo sai bene: metti in pericolo la Parusia.
Zanzotto chinò il capo e strinse ostinatamente le labbra. Cossa allargò le braccia in un gesto di sconforto:
- Ho tentato, non mi si può rimproverare di non aver tentato - disse. - Però, mai ho conosciuto individuo ugualmente testardo.
- Non ritengo esatta la sua valutazione, Generale. La relazione non potrà avere sugli Affiliati l'effetto che crede.
- Ah! No? E, dimmi, cosa penseresti di chi ti chiedesse la dedizione a una missione inutile?
- Se l'Operazione Parusia è inutile, non è bene che continui a essere l'oggetto delle nostre speranze.
Cossa fissò Zanzotto come se lo volesse fulminare, poi affermò con voce irosa:
- La Parusia e la Congrega sono ormai tutt'uno; l'uno è lo strumento, l'altro il mezzo; il secondo ha consumate tutte le energie nella realizzazione del primo e oggi vive tutto sulla sua creatura; se la Parusia sparisce, sparirà anche la Congrega. Per abitudine, diventata in un secolo condizionamento sociale, pensiamo ormai al Piano come all'unica via agibile per raggiungere la vittoria finale; al Piano conduce il cammino della nostra economia; al Piano guardano le nostre strutture sociali. Denuncialo, questo Piano e vedrai di riflesso la sfiducia colpire, abbattere le nostre istituzioni, travolgerle; gli Affiliati dubiteranno, aperte le porte dello scetticismo rifiuteranno l'ideologia, si faranno cinici, egoisti, vili; franerà il Sublime Edificio; e sulle sue macerie trionferà il cachinno dell'Uomo Medio.
- Il fine non giustifica i mezzi.
- Non si tratta d'un fine qualunque, sebbene della Fine.
Zanzotto si inchinò rispettosamente. Replicò:
- Noi siamo idealisti e rifiutiamo l'utilitarismo borghese, soprattutto lo vanifichiamo. Se la Congrega è vera, giusta, e io lo credo fermamente, contiene in sé la forza ineluttabile capace di farle scavalcare qualsiasi ostacolo, superare qualsiasi crisi, confortare qualsiasi delusione; non sarà la Politica a salvarla; troverà da sola la salvezza; ma, se veramente ne abbisognasse, ebbene, non potrei che abbassarla nella mia stima all'altezza d'una qualsiasi Organizzazione Umana, cieca e retriva, con obiettivi limitati; nessuna politica la potrebbe salvare una volta che fosse giunto il suo momento; a una simile struttura non mi sentirei di dedicare neanche un giorno della mia vita.
Cossa ebbe una risata fragorosa, scostante, antipatica.
- Lezione di Dottrina, mio caro Generale, Catechismo per Neo-Affiliati. Di', sciocco ragazzo, hai pensato alla situazione galattica in questo particolare momento? Ignori che ci spiano, che ci sospettano, che anche domani ci potremmo trovare contro una Lega Totale? E cosa faremmo noi in quel caso, senza Parusia, in piena crisi, senza fiducia?
Zanzotto parve colpito, un attimo, subito immobilizzò il viso nell'espressione di ferma determinazione che aveva assunto all'inizio del colloquio. Disse:
- La Congrega è salda nave da superare qualsiasi tempesta. Se non lo fosse, non avrebbe ragione di vivere. A noi rimarrebbe la Dottrina di Cottero, Invincibile, e sarebbe tutto. Infine, ammettendo le sue ragioni, ci pensi il Discepolo a tenere calme le acque. Io mi rifiuto, non mi fido di tacere. Ritengo, per principio, blasfemo ogni tentativo di evadere il diritto d'informazione degli Affiliati. Quanti, tanti, sforzi meglio utilizzabili!
- Il Discepolo non può tenere segreta nessuna delle relazioni che riceve: lo sai. Legge fondamentale di Cottero contro l'immobilismo e la parzialità; doveva essere lo scudo dei giovani entusiasti ed ecco quello che diventa: le forche caudine dell'Organizzazione. Tu puoi differire la rovina; a te la legge non vieta ripensamenti.
- Cottero sapeva quel che diceva. Lei no.
Il Generale lo fissò fiammeggiando con gli occhi.
- Vattene - sibilò - vattene. Non ho più voglia di parlarti. Ti offro una settimana di tempo per riflettere. Guai a te se non metti giudizio.
Zanzotto si inchinò profondamente cercando di contrarre i muscoli del volto in una maschera d'impassibilità sul sorriso ironico. Troppo facilmente gli anziani dimenticavano i loro motivi iniziali di scelta, rinnegando il fine per il mezzo. Così il modello operativo scelto per realizzare l'ideale Apostatico fagocitava l'importanza d'ogni altra cosa. Blasfemo. Atrocità del perbenismo, doppiezza di motivi secondari, spesso inconsci, della borghesia. Indegno. No, anche se opportuno, non era il metodo di Cottero.

* * *

Il ronzio dell'elevatore salì di tono e divenne urlo lacerante, punta dolorosa ficcata nel cervello; si diffondeva la particolare lucentezza azzurrina dell'emergenza.
Si ritrovò a terra, schiacciato dall'improvviso arresto; scorse visi agitati che si affacciavano dall'alto, circa quattro metri di dislivello, e corpi che dondolavano prima di lasciarsi cadere nel corpo dell'elevatore, dal pavimento che tenevano con le mani.
- Pieno carico, pieno carico. Attendete la prossima discesa - biascicò la Voce del Centro Servizi; parole incomplete, smozzicate da improvvise alterazioni nel Circuito Generale.
Gli uomini, invece, continuavano a affluire, ora aiutati nel cadere dai compagni. Si erano posti in modo da saturare con i loro corpi ogni centimetro cubo di spazio. Zanzotto ne aveva uno sopra la testa che lo soffocava.
- Quarantatreesimo Livello - ordinò uno per tutti.
- Presto. - Un coro di voci.
L'elevatore si mosse a scatti, fermandosi bruscamente ogni tre-quattro secondi.
- Non arriveremo mai in questo modo - si lamentò qualcuno nel mucchio.
- Balordo! Arriveremo, ma in poltiglia.
In effetti gli arresti davano delle belle assestate al carico umano e alle sue ossa.
- Sembra che tutta la Sfera voglia recarsi ai Livelli Superiori - notò una voce umana dal Centro Servizi. - Sono in movimento oltre ventimila uomini.
L'immensa Sfera era stata colpita nella parte centrale. Mani nemiche avevano posto l'ordigno in un condotto d'aria del Quattordicesimo Livello, profittando d'occasionali riparazioni che venivano effettuate. Ottima l'occasione in se stessa, non risultava altrettanto buona per gli scopi dei suoi beneficiati. La bomba aveva contenuto l'effetto distruttivo tra il Settimo e il Quarantunesimo Livello Positivo, creando il vuoto nel Ventiduesimo, Ventitreesimo, Ventiquattresimo, Venticinquesimo e Ventiseiesimo Livello, aprendosi la strada con la distruzione attraverso vari altri Livelli, tra paratie di metallo speciale, macchine di delicatissima costruzione, perforando e fondendo 29 piani, per uno spessore complessivo di 58 metri di acciaio e salsina. L'esplosione prodottasi avrebbe fatto uscire dall'orbita un piccolo pianeta, ma alla Sfera Caligola aveva inflitto danni relativamente insignificanti; non più dello 0,0001% della cubatura totale. Era probabile, però, che l'obiettivo dei sabotatori non fosse la distruzione della Cosmonave; piuttosto il Livello Zero, sede abituale del Generale Cossa, detto brillantissimo membro della Congrega. Ma i responsabili, ignorando le reali dimensioni di Caligola e la sua straordinaria robustezza, non vi si erano avvicinati a sufficienza. Tra Cossa e la morte dieci Livelli di troppo.
Un'ondata improvvisa di calore colpì Zanzotto penetrando attraverso i corpi degli Affiliati. Aspirò aria ardente, densa di aromi, caratteristiche sostanze plastiche bruciate o liquefatte, combustione di carne umana, salsina sottoposta a sollecitazione termica. Starnutì seccamente, tossì, si portò le mani alla bocca per creare un debole filtro. Gli Affiliati si gettarono fuori dall'elevatore gemendo, cercando di combattere con le braccia il fumo che i condizionatori d'aria non riuscivano a eliminare.
Attraverso i densi vapori di combustione apparve una figura spettrale senza ciglia né capelli; Mamma mia! gemeva, esplorando a tentoni l'ingresso dell'elevatore.
- ... radiazioni, radiazioni, radiazioni... - urlava la voce autonoma d'un contatore Geiger.
Alcune unità dei Servizi Logistici portarono maschere e tute e li aiutarono a indossarle.
Zanzotto si ritrovò affidato a un gigantesco assorbitore termico, sollecitato dalla voce impaziente del Caposquadra che fissava con occhi arrossati la preoccupante ascesa dell'indicatore termico. - Presto, presto! - balbettava di continuo. Il Coordinatore lo valutò freddamente. Un uomo di cui fidarsi poco nei momenti di crisi. Certe manifestazioni di nervosismo erano degne solo d'una macchina logora. Da uno dei corridoi di destra il pavimento prese fuoco, comunicando l'incendio al corridoio principale. Ormai nessun impianto automatico funzionava più. Per arrestare l'avanzata del fuoco occorreva affidarsi agli uomini e ai pochi strumenti che si erano frettolosamente trascinati dietro.
- Bisogna arrestare le fiamme - affermò il Caposquadra. - Il tempo per apprestare l'assorbitore.
Una trentina di Affiliati si gettarono sulle fiamme nel tentativo di soffocarle. Nonostante le tute non reggevano dieci secondi: pochi attimi e erano parte dell'incendio: intanto altri uomini arrivavano e nel momento del sacrificio il Caposquadra li colpiva a morte per evitare che negli spasimi dell'agonia si allontanassero dal punto in cui serviva la loro massa. Per un minuto il fuoco avanzò lentissimo consumando soltanto carne umana, poi l'assorbitore entrò in azione e riuscì a averne ragione.
Il Caposquadra in un angolo vomitava come un ubriaco e si faceva guardare con disprezzo.
- Coordinatore Zanzotto? Ordine da parte del Generale Cossa d'allontanarsi dai Piani Alti.
Zanzotto arrossì fino alle orecchie, soffocò dalla rabbia. Il Generale si preoccupava della sua incolumità. Temeva la sua morte prima che riuscisse a convincerlo a ritirare la relazione e subire, quindi, l'inevitabile costrizione d'un inoltro.
- Che hai da ridere, scemo? - urlò inferocito al messaggero. Ottenne soltanto l'aperta derisione.
L'elevatore lo sprofondò nella confusione del maestoso Duecentesimo Livello, unico in tutta la Sfera con i suoi venticinque metri d'altezza e le sue celle di 100 chilometri cubici di spazio, con intere sale di 40 metri di larghezza per 100 di lunghezza, sospese senza altro sostegno che le quattro pareti. In tutta la Flotta non esistevano ambienti più vasti, se si escludevano le metropoli delle dodici supernavi cubiche Cassino, Atlantide, Dachau, Testa di Cavallo, Andromeda, Terra, Agostino, Calogero, Ur, Hiroshima, Lipsia e Quadrante; la città della Cosmonave Sferica Ate con 5/4 di cubatura standard. Anche Caligola aveva i suoi centri abitati; erano però dislocati in zone della Sfera molto lontani uno dall'altro.
Michela lo attendeva impaziente, appoggiata alla galleria trasversale degli elevatori. Appena lo vide gli corse incontro, ansiosa di notizie.
Lo sguardo del Coordinatore si fissò sul seno sobbalzante, seno d'atleta-madre. Michela dovette cogliere il significato di quello sguardo perché parve abbandonarsi al panico, si portò le mani nei capelli, s'assestò la divisa e lo fissò con occhi di animale ferito in attesa del colpo di grazia. Zanzotto arrossì e cominciò a tremare.
- Capitano - mormorò una voce robusta - ti farai immediatamente condizionare.

(BETA)

Si vedevano prodezze inaudite nel combattimento. Si vedevano piccole navi colpite a morte sfracellarsi contro le più grandi; uomini avvampanti, con gli arti bruciati, in mezzo a metalli semifusi, continuare a lottare fino al termine della conoscenza; le grandi navi autodistruggersi per evitare il pericolo dell'abbordaggio.
Più di tutti gli equipaggi dell'Ascensione si distinguevano per ardimento e furore bellico.
Sin dall'inizio fu chiaro che i Dischi venivano usati quasi esclusivamente per compiti suicidi. Nelle prime due ore di scontro la Lega perse settemila Incrociatori e altrettanti sub-Incrociatori, con venticinquemila Caccia, ad opera delle azioni eroiche delle piccole navi; altri diecimila Incrociatori e dodicimila sub-Incrociatori, complessivamente il 20% delle unità di grande cubatura, furono disintegrati dal tiro intensivo dei Medi. Disordinatamente le formazioni Austrine furono costrette a ritirarsi. Scornate al primo assalto. Ma, ormai, i piloti più arditi e capaci s'erano immolati e tre ore più tardi, nel corso del secondo attacco, l'impeto e la superiorità di numero convinsero il Cartulario all'arretramento. Per sei ore, soccorsi dal tiro lungo della Fortezza, i Medi resistettero strenuamente. Infine sessanta Stormi concentrati su un unico minuscolo quadrato di spazio riuscirono ad aprirsi un varco. Irruppero bombardando Rimmhel. Seele tentò con dieci Squadre di manovra di coprire la falla. Inutilmente. Duecentomila astronavi di riserva erano state lanciate nel varco e solo con l'ausilio delle restanti undici Squadre Seele riuscì a contenerne l'avanzata. Due ore durò l'argine delle centonovantamila navi; poi Làtero ebbe ragione della resistenza e mezzo milione di navi Austrine cominciarono a sfasciare il poliedro di difesa creato da Seele intorno a Rimmhel. La Fortezza si difendeva con colpi formidabili che frantumavano anche i Più grossi Incrociatori. In meno di dieci minuti lanciò nello spazio sessantacinquemila missili a testata nucleare. Seele ordinò alla flotta di abbandonare la formazione a poliedro, ormai inutile, e di raggrupparsi intorno alla Fortezza per fruire della sua protezione, per proteggerla. Nello spazio di appena sei minuti luce cubici si trovarono ammassate oltre due milioni di astronavi in un caos indescrivibile di duelli individuali, esplosioni più di ferocia, d'odio primordiale compresso per secoli, che necessità tattica. Tutta la zona brillava come un sole mentre le singole navi si illuminavano a intermittenza come segnali di boa spaziali; l'ultima luce la emettevano esplodendo.
Alla lotta, fin dall'inizio, era stato impresso un andamento irrazionale, atattico; la guerra stessa non si giustificava se non come fenomeno di paranoia collettiva.
Moltitudini di uomini perdevano la vita in ogni secondo di quell'insana lotta. Nel disordine della battaglia, se era favorito l'atteggiamento autodistruttivo dei Medi, la superiorità numerica degli Austrini non poteva, a lungo andare, non imporre i suoi diritti. Molte navi del Cartulario erano costrette ad affrontarne due nemiche contemporaneamente, spesso di cubatura più rilevante. In quel groviglio spaventoso neanche i sistemi di guida più avanzati potevano orizzontare i missili automatici i quali, più che altro, se ne stavano immobili in attesa della buona occasione per scattare con la loro tremenda accelerazione di duemila chilometri al secondo.

(GAMMA)

Il Generale accompagnò Zanzotto con atti d'estrema gentilezza fino in cima alla scala. Subito, rude, deciso, lo spinse verso il basso, assumendo un'espressione seccata. Colpi duri, dati con lunghi bastoni nella discesa.
Mani gentili sotto le ascelle lo reggevano. Caduto in ginocchio, delicatezza nelle stesse mani, lo aiutarono a fare a ritroso la scala in mezzo a silenziosi Affiliati.
Per sei volte discese squassato dai colpi, espressioni virili contratte, tra i volti bianchi che fuoriuscivano dal nero delle uniformi.
Cossa, fino a quel momento immobile sulle gambe divaricate, osservando, ordinando con cenni, le mani allacciate dietro la schiena: - Basta! - ordinò seccamente. Basta far sudare sangue.
Lo raccolsero come si coglie un fiore, con riguardo. Pareva disossato.
- Non ha gridato - commentarono.
- E' un ostinato che si crede valoroso. -- (Cossa).
Lo portarono nel bianco di una infermeria, affidato alle cure di un'infermiera fredda, dura, spietatamente parca d'ogni femminile vezzo; buona Affiliata. Guardava con odio e disprezzo; era della nuova leva, fanatica, in antitesi col pensiero Cotteriano. Continenza. Ne aveva molta. Fede. Nel Generale Cossa, uomo superiore. Rabbia. Un'impotente, colma di foia insoddisfatta; e perciò si giustificava, rendeva possibile se stessa, nel suo attuale modo. E però quale esistenza più vana d'una vita interamente casta? Con fantasmi di sabotatori, pericoli, nemici e odio dietro ogni pur innocente interrogarsi? Tutta orgasmi d'odio e d'intolleranza la donna era diventata; trovava in essi un piacere surrogato che però in cambio pretendeva l'annichilimento delle facoltà intellettive. Eppure l'anima sua addormentata si manteneva capace di sentire.
- Non ha gridato - diceva a se stessa e lo vedeva cadere e soffrire in silenzio. E si scioglieva il suo vergineo ghiaccio e si voleva donna.
Rimaneva seduta a guardarlo con asprezza (astio) trattenendosi per periodi sempre più lunghi. A volte sussurrava insulti ma non gli rivolgeva mai parola che non riguardasse direttamente le sue funzioni. Solo quando glielo sottrassero gli dette un colpetto sulla spalla e lo guardò con occhi grandi di disperazione.
Zanzotto, atterrito da quello sguardo, volle immergersi in un mare di misericordia, ma non capì di essere passato vicino all'amore.

* * *

Impossibile uccidersi in una cella cilindrica rivestita di sostanze morbide a isolanti. Niente giaciglio, sedia, o specchio. Per potervisi sdraiare interamente era necessario indovinare il diametro esatto del pavimento.
La grande paura era il soffitto. In piedi lo sfiorava con i capelli. A terrorizzarlo era il non poterlo vedere. Buio, buio totale, insondabile, silenzio totale, insondabile, nessuna eco.
Paura del soffitto. Di morire schiacciato, soffocato nella cella. Paura di misurare il fenomeno con la testa. Se ne accorse il terzo giorno: non poteva più stare in piedi; e poco dopo neppure sdraiato di lungo. Ora sì, ecco che si era alla tortura e prima solo preparazione. Un ammorbidirlo... volerlo debole e caduco. Angoscia: morti i sensi ed esaltata la paura. Né occhi né orecchie servivano, il tatto sfuggiva viscido sulle superfici di velluto. Dopo una settimana non poteva che vivere seduto e mai il vero sonno, incubi e rivoli di sudore in tutto il corpo nudo. Sudore e febbre di debolezza; il nutrimento nell'aria che respirava tenuto sempre in percentuale insufficiente e i vapori che lo dovevano liberare dai residui fisiologici introdotti a intermittenza; e così lo umiliavano.
Un'altra settimana in un liquido stordimento, un vedere scintille e luci fantasma, spettri che l'afferravano. Zanzotto, povero sciocco!
Si trattava di verificare se sarebbe crollato prima il fisico o prima la volontà.
Si ritrovò infine seduto col soffitto che premeva e le pareti che s'apprestavano adunche a soffocarlo. Immobile per giorni, dolorante, galleggiando nell'abulia, il grido del pazzo gli salì acuto dentro, aiutò le mani e la testa nello sforzo di allargare la prigione invadente.
Era il gatto nel sacco.

* * *

- E' crollato.
Cossa chino sconfortato sullo schermo che gli mostrava il furore di Zanzotto, pareva dispiaciuto.
- Interrompete, liberatelo, subito. Prima che diventi irrecuperabile.
Pazzo sarebbe stato come morto.
Esausto nella nuova penombra discreta le cure di mani affannate.
Era stata più forte la volontà.

* * *

- Silvena!
La folla s'intromise prepotente.
- Silvena!
La cascata di capelli rossi danzò nell'aria, s'allontanò veloce tra le schiene e i volti impassibili.
Silvena!
Neanche la disperazione valeva a fermarla. Zanzotto diede alcune gomitate, a testa bassa come un bufalo si fece largo suscitando cori di protesta. Si slanciò, estrinsecandosi nell'urlo:
- Silvena!
Ma ella già imboccava la galleria trasversale degli elevatori. Zanzotto ebbe uno scatto da tigre e la raggiunse.
- Non comprendo - disse la donna, poi che non poté più evitare di parlargli.
- Silvena...
Un rifiuto e un'invocazione, l'essere della comprensione e l'essere della forza, il primo cede alla forza, il secondo alla comprensione, ma in fondo non sono cattivi, non troppo. Solo bestiali.
- Silvena!
- Mi chiamo Celino e non ti conosco.
- No, sei tu, Silvena.
Era un appello incondizionato, fiducia, una richiesta e una affermazione nello stesso tempo, desiderio e fede. La donna gli lesse negli occhi la fissità della pazzia, quasi il desiderio di salvezza, la redenzione e l'orrore. Se fosse stato per il suo cuore l'avrebbe allontanato, ma c'era il pericolo d'uno scandalo, l'innamorato che piange, un probabile suicida mancato. Silvena sorrise, allacciò le braccia intorno al collo dell'infelice e...:
- Taci! - disse - taci se ti sono cara...
...e lo baciò.
Tradiva per la vita di pochi miserabili, giocava con i sentimenti di un uomo, peggio di Giuda. Neanche il rimorso e il pentimento. Esente dalla disperazione.
Si è mai vista infamia più grande in una donna?

* * *

Ultime ricerche interiori dell'Affiliato Zanzotto: rifiuti.
Ho piena coscienza del mio esistere; non mi rimangono dubbi sui perché, quando, percome. Invano s'affaticano a confondermi: l'asino è già caduto, da quel luogo non ripasserà più, Zanzotto è tetragono agli inganni, viva.
Zanzotto viva.
Ho piena coscienza del mio stato: una sola incertezza: di che morte morire e anche quando morire (irrilevante!). Bando alle fanciullaggini. Ab inizio, cominciamo dal principio, il creatore, non ne posso dir male, ha fatto tante cose, belle cose, frane, maremoti, terremoti, novae, supernovae, scontri di galassie. il prossimo, soprattutto ama il prossimo tuo come te stesso (ora, ora vado a tagliargli la gola) e se pensate che il prossimo, a sua volta, ha dato del suo, persone per bene, ammodo, benpensanti, donne oneste, immagino che lo meriti, immagino; se non altro è stato bandito il dovere della sincerità. Adesso qualcuno se ne esce fuori con stranezze... qui penso male, c'è in me qualcosa che non funziona, mi piace guardarmi allo specchio, sono bello, mi sento, sono pieno di me.
Un grand'uomo, ecco! Un giovane di belle speranze, una fede fervente, poco altro; l'amaro in bocca; l'ex-crisalide, farfalla, gran confusionario, scettico della domenica, si sfoga come può. Ci sarà altro? Sì, un cadavere, un perfetto, immoto cadavere, sconsiderata materia.
Appunto scrivevo, ha fatto tante belle cose, ma che intrigante, un vero padre, e il libero arbitrio? (m'attrae la predestinazione) pretese da bisbetico (adoramus te -- perdono) interviene in tutte le faccende dell'uomo, Dio ti punisce, l'ira di Dio, aiutati che Dio t'aiuta, faccenduole, faccendone (piano, non t'arrabbiare, ho roba cattiva dentro. Tu comprendi, comprenderai, hai compreso?) sta sempre in mezzo, come i cavoli a merenda, persino nel piacere, lo chiamano le donne, invocano gozzovigliando, fai questo e quello, e quell'altro e quell'altro ancora, Ohé! regole, manie, ire, considerazioni, rimbrotti, rimorsi, anatemi, preghiere, funzioni, oboli, molti oboli, preti, scisma, inquisizioni. Sant'Uffizio, Curie, santoni, eremiti, eserciti, guaritori, idoli, santi, sante, pazze, stigmate, miracoli, santuari, pellegrinaggi e chi più ne ha più ne metta.
Ma perché non si fa i fatti suoi?

* * *

Che dicevo, vediamo, sempre più difficile seguire un filo, distratto, sbalestrando, vediamo, rileggiamo, sì, cosa diavolo? Sì, rileggiamo: credo fermamente che il suicidio sia privilegio dei buoni. Calogero ha fatto male i suoi calcoli: la Parusia è inattuabile.
E poi, obiettivamente, cosa valgono questi settantuno chili di carne?
Obiettivamente: sensazioni sa darne, piacere, sesso, donna, amore, bocca, mani, occhi, lingua, donna, gusto, cose che contano, danno il senso della vita, il resto è sconforto.
Per questo rifiuto l'amore, la bontà, la fede, Dio, le parole; io, Zanzotto, il Figlio Unigenito.

(DELTA)

Discorso del Ministro Mercado tenuto nel Senato degli Affiliati riunito in seduta plenaria nella Sala Principale delle Conferenze della Cosmonave Cubica Lipsia, Anno 287/278 della Congrega.
- Si apprestò Pàngolo a soffocare la parola di Còttero. Ciò che da tempo non conoscevamo è ora contro di noi. Sordidi cervelli meditano nascostamente contro l'Ortodossia. Da Quadrante, da Hiroshima, da Dachau, da Calogero il peso del tradimento vorrebbe schiacciare l'Affiliazione. Gallio, Afnia, Dal Molin, Merulo, assenti da questo consesso, sono responsabili, col Discepolo, dell'orrendo tumore che minaccia di annientare sforzi secolari. L'incredibile è avvenuto: lo strumento della Redenzione Universale usato quale mezzo sconsiderato di conquista. La Congrega, spinta da intelligenze corrotte, si è lasciata coinvolgere in una guerra di religione. (Forte) Una Crociata nella Galassia! (Fermenti tra i Decani) Quando il Coordinatore Zanzotto iniziò l'esperimento bellico, noi eravamo già pieni di dubbi, ma non pensavamo a risultati tanto sconfortanti. Qualche ignaro: che esperimento? Cancelliere? Fate distribuire copie del rapporto Zanzotto... Non pensavamo a risultati tanto sconfortanti. Eppure, chi di noi si scoraggiò o perse fiducia? Nessuno tra i buoni Affiliati. Altri, gli ambiziosi, i pusillanimi, dimenticarono ogni dignità di condizione e disperarono; o finsero di disperare; o finsero di temere la disperazione altrui; perché pensarono di giustificarsi con l'inevitabilità del Piano Parusia, come se la Congrega fosse una qualsiasi Associazione Cattolica e l'Affiliazione un qualunque Popolo Umano. C'era malafede negli iniqui; malafede, dico. Perché, il problema, volendo ammettere le loro finte paure, non stava nel mezzo, ma nel tempo. Altri duecento anni di cauta attesa e avremmo raccolte le forze sufficienti a annullare la vita intelligente nella Via Lattea (mormorii). Mancanza di sincerità e buona volontà, ecco il problema. Divorati dall'ambizione gli eretici vogliono sfruttare i nostri sforzi per signoreggiare sui Domini Centrali, tradendo lo spirito della Causa. Gli ipocriti sostengono di volere, con questo, realizzare l'ideale di Calogero. Menzogna! (Fortissimo) Menzogna! (Isterico) Menzogna! (Più calmo) Quando avranno assaggiato il dolce liquore del potere, quando domineranno incontrastati l'Universo, deboli come si sono dimostrati, cosa li potrà far desistere dal prolungare l'ebbrezza? Nulla! Nulla, Affiliati. Perché non esiste forza più corruttrice del potere, antico assioma. A infatti, Affiliati, questo Scisma è partito dall'Alto, Pàngolo e Cossa in collusione hanno trascinato Gallio, Afnia, Dal Molin e Merulo, grandi Gerarchi (Pausa). Non vi nascondo che il pericolo è grave. Ci attende dura lotta. La parola di Pàngolo scuoterà molti. Perciò occorre squalificarlo. Il 65% dell'Affiliazione non ha ancora preso posizione; noi dobbiamo conquistarne la fiducia. Molti di voi fanno parte dell'Ufficio Politico; una mozione di censura votata da quest'Ente ci darebbe il vantaggio sugli scismatici che cerchiamo. Ma questo a forte rischio della vita. (Mormorii) Io spero che la paura non vi arresti (risatine); a chi potrebbe spiacere, se buon Affiliato, il privilegio d'una morte fruttuosa? (Applausi) Ma cercate di non morire, perché abbiamo bisogno di tutti. (Animazione. Un Decano si alza gridando): - A chi l'incarico di Discepolo? Io proporrei Infanta; non mi pare che esistano Affiliati più degni di lui.
Il Decano: - Perché non Calogero?
(L'oratore si mostra profondamente scosso. Egli sta in cima a una gradinata che sovrasta la Tribuna Presidenziale. Intorno l'alto emiciclo dei Decani. Mercado discende la scalinata e si consulta con persone nella Tribuna Presidenziale. Riceve cenni affermativi. Mercado risale pensoso. Grande agitazione nella sala.)
Mercado: - Devo farvi una rivelazione.
(L'agitazione aumenta. Una cinquantina di Senatori si riuniscono intorno alla Tribuna Presidenziale e schiamazzano).
Il Presidente: - Cosa c'è? Cosa succede? Fate parlare l'oratore.
(Le Porte della Sala vengono aperte. Centinaia di uomini armati si introducono. I Senatori riuniti intorno alla tribuna si slanciano sulla gradinata e circondano Mercado con pugnali elettrici sguainati. La sala è raggelata dall'orrore. Le lame balenano sotto le luci artificiali scintillano e si nascondono nel corpo dell'infelice Ministro).
Mercado (dibattendosi): - Fuggite! Salvate la Congrega.
(Nessuno osa reagire. Gli armati intimidiscono. Il presidente che fa atto di voler protestare viene sgozzato. Quasi in silenzio viene consumato l'assassinio. Sifna, Bibulo, Cerio e Teta imprigionati assistono impotenti all'uccisione di Andrio che aveva tentato di raggiungere Mercado. Infanta, Medina e pochi altri riescono a sgusciare fuori dalla sala nascostamente.)
Mercado (agonizzante): - Siamo stati traditi.
(Cade insanguinato all'inizio della scalinata. Con un calcio viene fatto rotolare in basso; Mercado rimane immobile, supino, con le braccia aperte. Sui gradini, sulla sàlsina ha lasciato una traccia rossa. I decani, in silenzio, sgomberano l'aula.)

* * *

Noi ci gettiamo ai tuoi piedi, tollerante Discepolo; ti onoriamo e ti santifichiamo.
Ti ricordiamo l'errore e il pentimento di Agostino. Non è tanto grave il peccato quando il peccatore si ravvede. Corrotti da bassi desideri; dalle parole che uomini malvagi, cattivi Affiliati, ci avevano detto, ci siamo lasciati trascinare in decisioni e atti inconsulti; riconosciamo di aver provocato funeste conseguenze.
Ma eccoci ai tuoi piedi, misericordioso Discepolo. Non fare di noi quello che la giustizia vorrebbe. Noi fummo solo docili strumenti. Prosperano ancora e seminano discordie i veri colpevoli.
Essi sono: Medina, Infanta, Ministri; Indio, Generale: e tutti gli altri che ti abbiamo già detto e che tu ricordi.
Abbi pietà di noi.
Sifna, Bibulo, Cerio e Teta, Ministri

* * *

Infanta lo fissava con l'orbita vuota del volto scarnificato. Attaccati brandelli sanguinolenti al teschio e il grigio dei capelli. Peggio: sparita ogni traccia di bonomia. Morte, malignità, orrore.
Erano entrati lanciando grida, insultando; e la cabina li aveva accolti placida; l'innocenza che si veste di sé, la contegnosità; la resa al flusso degli accadimenti.
Avevano coltelli e oggetti contundenti, forza bruta contro carne fragile; poiché all'interno di Lipsia non si poteva usare alcuna arma a energia. Avevano le facce dell'odio di chi è toccato nell'oscuro delle proprie idee, di coloro che tremano per i propri interessi. Facce livide, contorte, facce dell'animale quando si risveglia.
Si, l'uomo è l'essere meraviglioso della natura. E la l'incoraggia sorridendo; ma guai a sgarrare; niente abbracci per l'infingardo; guai a uscire dal centro della corrente; guai penuria, sincerità, tolleranza, rispetto; guai sensibilità. Domine, non sum dignus...
Con la coscienza, soffocavano gli uomini di coscienza. Nobili Maccabei, ignobili sacerdoti, pasta d'una pasta, dalla stessa mano, dal re che ride. Non si conoscono uomini dabbene che non siano anche un pochino Giuda, Messalina, Torquemada; preti, preti, in abiti talari di metallo a più cilindri.
Intorno al Ministro parevano monaci in vista d'un apostata: meglio la morte dell'Unigenito che la sopravvivenza d'un eretico. Questo intendono per redenzione.
Poi per i corridoi: trascinato il furfante reticente. Sulla cresta dell'onda sta chi sa cambiare di piede; meno obiettivamente: chi ha Santi che l'aiutino.
Al centro di Lipsia, la grande città, l'assurdo mostro con l'architettura d'alveare. Al centro della città la piazza fatta luogo di supplizi. Alte forche a croce, appesi cadaveri a due a due. Impiccato il cadavere assurdo d'Infanta lo fissava sanguinolento; gocce di sangue raggrumato.
E poi Michela sospesa per i capelli con sguardo fisso, vitreo; pareva scomposta.
Due belle poppe, due belle cosce andate perdute. Anche questa responsabilità di Zanzotto: a portata di mano e non sfruttate.
Zanzotto senza responsabilità: evviva!

* * *

Infanta lo fissava spento.
Che bello spettacolo gli concedevano prima della morte! Raffinato sadismo, Cossa, raffinato tormentatore!
- Il Coordinatore Zanzotto?
Zanzotto li fissò tetro. Due soli? Ridicolo! Bravi ragazzi, certamente; sinceri, convinti, ingannati. Gli spiaceva, perché avrebbero potuto servire. Pecorelle per il sacrificio; due giovani senza esperienza; forse un modo di indurlo a essere cortese. Un più efficace pretesto per incriminarlo. Ma sì! Coerenza: adesso ch'era inutile, conveniva accordarsi col disprezzo della morte. A essere cortese, spietato. Ma sì! Gustiamo il clamoroso! Colpì.
Zanzotto, anche assassino, fuggiva precipitoso percorrendo corridoi ostili.
Urlio di voci concitate per Lipsia; connotati trasmessi di continuo, incitamenti, esaltazione per la caccia all'uomo, evocazione dell'odio. Portelli che gli si chiudevano in faccia, tubi che scaricavano gas mortali; alterazioni improvvise di gravità; tutto il Cubo chiuso intorno all'individuo che fuggiva.
Un Coordinatore non era un Affiliato qualunque; addestramento e cognizioni lo facevano padrone di ogni macchina, anche la più grande e complessa. Senza necessità di imboccare i corridoi di raccordo, eccessivamente controllati, Zanzotto si trovò fuori su una velocissima Lanciamissili; aveva beffato i persecutori, lasciati a miagolare la rabbia impotente che li consumava. Rabbia meritata: gente che aveva disimparato a esporsi personalmente e non certo un semplice Affiliato poteva arrestare un Coordinatore in movimento! Occorrevano gli Alti Ufficiali che decidevano le sorti della Congrega, ridotti ormai come lupi che attaccano solo protetti dal branco, spinti dalla fame o dall'egoismo.
Che l'ora li colga o li lasci storditi a grattarsi la rogna, caratteri sleali di femmine, civili senza pudore, infami!

* * *

Giaceva enorme Schio nello spazio indifferente. Migliaia dl uomini s'affannavano intorno a essa per cancellare il ricordo della lotta recente. Intelaiature metalliche, sintetizzatori di sàlsina, pannelli di metallo contro i sottoprodotti scintillanti della scienza: le armi.
Zanzotto segnalò la sua presenza. Notò il ruotare delle torrette che venivano puntate sul Lanciamissili. L'aspettavano, dunque; l'aspettavano con sospetto.
- Procedere attraverso il boccaporto n. 63.
Una larga sezione dell'involucro di Schio scorse lentamente con moto contrario a quello di rotazione, rivelando un budello nero e angusto. Appena vi si fu infilato si accesero le luci di segnalazione che lo guidarono fino alla piazzola di parcheggio.
Nel picchetto che l'attendeva c'erano Luciano e Calmandrai. Sguardi freddi; nessuna simpatia; nessun interesse. Un arresto? - Devo parlare a tutta la ruota - disse.
Luciano - Ti presentiamo una mozione di censura, Coordinatore. L'equipaggio proclama la sua sfiducia nella tua ortodossia.
Zanzotto (con gesto annoiato) - Non è ancora scaduto il periodo d'immunità legale dopo la riabilitazione. Potevate risparmiarvelo.
Luciano - Desideravamo farti conoscere la nostra posizione.
Zanzotto - A priori? Prima d'avermi udito? Dovete essere ben vigliacchi per sminuirvi fino a questo punto! Davvero Cossa è tanto terribile?
Luciano - Per conto mio non ho dubbi.
Zanzotto (sprezzante) - Ipocrita! Di' che ti sei voluto salvare.
E' proprio vero che non si conoscono mai gli uomini. Ma non gli importava nulla; voleva solo rotolarsi un'ultima volta sul lettino dove aveva posseduto Silvena; e lasciar scorrere il tempo.

* * *

- Mi senti? - Silenzio.
- Agente, mi senti?
Nessuno rispondeva, l'etere non restituiva impulsi.
- Aumenta l'intensità di risposta, fatti captare.
Il messaggio attraversava lo spazio impellente, quasi angosciato.
- Mi senti?
Silvena tremò intimamente. Se l'Agente aveva errato i calcoli era la fine, per loro due e per la Via Lattea. Da lontano giunse un leggero impulso, un lieve lieve, un moribondo sussurro.
- Ti puoi avvicinare?
Passarono secondi d'ansia prima di decifrare la risposta.
- Sì. Sto correggendo l'iperbole di caduta.
- Invia un altro segnale. Non ti ho ancora individuato.
Giunsero, intervallati da secondi di paura, otto impulsi mentali.
- Ci sono. Sei distante ottomila chilometri. Ma stiamo tracciando rotte d'incontro. Abbiamo duecentomila chilometri di caduta e dovremmo fare in tempo a giungere tanto vicini da realizzare uno scambio di corrente psionica diretto. Ci servirà per individuare esattamente la posizione dei Cervelli Elettronici.
La massa di Canadis incombeva paurosa, nera, occupando tutto l'arco di spazio visibile. Solo volgendogli le spalle si potevano vedere altre stelle. Fioche e belle, rade, brillavano nella solitudine della Periferia. A occhio nudo se ne potevano scorgere una dozzina. La loro stessa rarefazione testimoniava le distanze che separavano i corpi celesti nel margine galattico.
La superficie di Canadis si protendeva verso Silvena a conca, quasi per abbracciarla, volerla soffocare con la sua massa immensa.
- Silvena?
- Sì?
- Mi si è guastata la bussola cosmica. Non posso più modificare la mia rotta.
- Hai appreso l'esercizio di telecinesi?
- Non troppo bene.
- Attendimi; cercherò di manovrare io.
Silvena azionò il motore gravitazionale a pieno regime, effettuando successive deviazioni di 1/4 di grado l'una. Appena furono a cento chilometri di distanza, annullò l'angolo di deviazione e continuò la discesa sulla medesima curva precedente. Nella rettifica di rotta bruciò l'intera distanza che la separava dal compagno e anzi lo sopravanzò di duemila metri. A quella distanza riuscivano a individuarsi con il semplice uso di lenti a raggi infrarossi.
- Senti distintamente, ora?
Silvena fluttuava verso un puntolino parlante.
- Perfettamente. Hai scoperto la causa del guasto?
- No.
- Non importa, farai a meno della bussola. Ti potrai regolare sui miei spostamenti.
- Siamo molto lontani dalla rotta d'atterraggio prestabilita?
- Settemila chilometri.
- Otto gradi di deviazione?
- Di più: quasi nove.
All'orizzonte di Canadis spuntarono, quasi contemporaneamente, tre dei dodici satelliti artificiali posti in orbita dagli Affiliati. Formavano un sistema triplo e si illuminavano reciprocamente con fasci di luce accelerata.
- Ho individuato, il guasto; esaurimento della carica.
- Nei hai di riserva?
- No.
- Desolazione!
- Faremo come hai proposto: mi orienterò prendendo a riferimento i tuoi spostamenti. Consumeremo una gran quantità d'energia ma riusciremo a centrare l'obiettivo...
Procedettero lentamente per centomila chilometri operando deviazioni di rotta alternate, con quelle di Silvena che anticipava le mosse dell'Agente; poi la discesa snervante e l'atterraggio.

* * *

Rimase incantata a fissare il grande fiume di lubrificante che scorreva lentamente sotto l'altissima volta di sàlsina. Tra le due sponde del fiume correvano almeno cinquanta metri. Innumerevoli scorie venivano trascinate; a volte interi frammenti di macchinario scartato dai Robot di Servizio perché inutilizzabile. Il fiume si perdeva in un grande condotto verticale di sàlsina dove, probabilmente, andava convogliato in un raccoglitore che lo purificava e rimetteva in circolazione.
Silvena si mosse cautamente lungo lo stretto marciapiede che costeggiava il condotto. Al suo passaggio, sorgenti misteriose, emettevano luce purpurea che illuminava tutto l'ambiente per centinaia di metri.
- Nulla di nuovo? - trasmise.
Una voce amica, preoccupata:
- Anch'io ho dovuto abbandonare la tuta rigida. Una strettoia imprevista.
- Quanto ti manca? - Piena di apprensione, Silvena.
Senza la tuta rigida era molto difficile muoversi su Canadis. Voluminosa e piena di apparecchiature, la tuta rigida poteva neutralizzare fino a 19 gravità d'accelerazione; sui pianeti pesanti era strumento essenziale per coloro che dovevano svolgervi attività. Privarsene equivaleva a sottoporsi a una fatica improba negli spostamenti. Avendo dovuto rinunciarvi Silvena e l'inviato di Nikol erano gravati dai terribili 6 gravità di Canadis che solo in parte la tuta semirigida riusciva a compensare. Disdetta, Silvena doveva rinunciare anche al conforto di sapere il compagno in migliore situazione.
- Quanto ti manca? - chiese nuovamente Silvena.
- Seicento metri di condotto orizzontale e settanta dl verticale.
Quasi la metà di Silvena.
- Io sono al limite delle forze.
Ventuno ore di cammino ininterrotto e le ore che passavano inavvertite sotto l'influsso delle droghe; ma poi i muscoli finivano col ribellarsi. Ormai compiva sforzi sunnambolici nel procedere.
- Sono arrivato - trasmise a un certo punto trionfante l'Agente del XXIII Quadrante.
Una gran gioia riempì il cuore dell'ex-Cadetta, ricercata in tutta la Congrega, spia e divoratrice d'uomini.
Mancavano cento metri alla fine del condotto orizzontale quando scorse la luce ammiccante. Oltre la zona illuminata una luce verde discontinua. Un Robot addetto alla Manutenzione e Sorveglianza. Silvena si avvicinò cautamente.
Tra mille echi nella sàlsina gocciolante di liquidi liquamosi, una voce ordinò:
- Identificatevi!
Silvena si arrestò spaventata.
- Chi siete? Identificatevi!
- La Cadetta Silvena, assegnata alla IV Regione del Generale Cossa.
- Non è segnalata la vostra presenza in questo luogo. Giustificatevi!
La macchina procedeva inesorabile nella sua indagine.
Silvena finse una caduta e scivolò in ginocchio. Lasciò libero sfogo al dolore con un grido acuto. Il Robot ebbe uno scatto in avanti per precipitarsi al soccorso. La donna lo fece avanzare, poi, quando lo ebbe a tre metri di distanza, staccò la mano dalla coscia e lasciò partire quattro lampi, in rapida successione. Colpito al cranio e tre volte al torace il Robot barcollò, mancò la presa del marciapiede con un rullo e crollò con fragore finendo nel fiume di lubrificante. Subito Silvena fu in piedi e iniziò una corsa disperata verso il fondo del condotto.
- No, no! Fermati! - sentì nella mente. - Non bruciare le energie residue.
- Sono stata costretta a eliminare un loro Robot. Appena si accorgeranno che non invia il segnale di presenza, faranno indagini e ci scopriranno. Questione di minuti.
- Basteranno. Ma se ti ostini a correre rimarrai senza flato per la risalita.
La donna, convinta, rallentò il ritmo del piede, perché già si sentiva mancare il fiato.
Giunta all'inizio del budello verticale che immetteva al piano dei calcolatori fu presa da un capogiro, sentì di non poter fare più neanche un passo.
- Non ce la faccio più - trasmise.
- Sdraiati alcuni secondi con i piedi in alto per permettere al sangue di affluire al cervello...
Sconsideratezza di consiglio. Silvena eseguì mollemente. La caligine del sonno tentava il suo primo decisivo attacco. Una placida sonnolenza la vinse, spinse lontano i pensieri.
- Calma! - udì il compagno che gli diceva. - Abbiamo ancora cento minuti di tempo per effettuare il sabotaggio, ritrovarci e neutralizzare col contatto le reciproche cariche opposte di energia psionica. Poi, recuperate le tute rigide, sarà uno scherzo fuggire.
Silvena era già fuggita nel sonno...

* * *

Silvena tentava di scacciare una fastidiosa voce che la incitava all'opera.
- Alzati, Silvena! Ora hai riposato. - Sonno.
- Sveglia! Sveglia! Silvena! - Stanchezza. Dissoluzione.
- Non lasciarti andare, sveglia!
Incosciente, per tacitare quella voce, Silvena si alzò, barcollando verso un appiglio.
- Coraggio, coraggio; un ultimo sforzo.
Scuotendo la testa, incerta sui ginocchi doloranti, Silvena iniziò la scalata sui gradini di ferro. Irraggiungibile vetta, sessanta metri! Dieci metri in alto il budello si interrompeva, si allargava in un piano quasi orizzontale e poi riprendeva a salire con una sfasatura laterale di ottanta centimetri. Ancora dieci metri e un nuovo piano. Il tunnel ascendente era così equamente suddiviso in cinque uguali sezioni. I primi venti me furono superati abbastanza rapidamente; ma alla terza decina un vuoto di forze si insinuò nuovamente in Silvena. S'aggrappò agli scalini con energia disperata. Una caduta da quella posizione, con quella gravità, avrebbe significato la fine. Stringendo i denti, sforzo pietoso, Silvena raggiunse la terza sezione. Giacque come morta invocando ossigeno.
- Silvena, ancora dieci metri, - piagnucolava qualcuno nella sua mente. - Dieci metri ancora e poi proveremo il flusso di corrente.
Con venti metri di dislivello? Non sarebbe servito a nulla.
- Silvena, prova!
La donna aprì del tutto la valvola d'ossigeno e fece un ultimo sforzo per issarsi. Aveva appena salito tre o quattro scalini che udì uno scatto. Di sopra, una botola di metallo aveva chiuso il pozzo. Una lontana, sconosciuta mano, crudele, aveva fatto scattare la serratura automatica.
- E' finita -- trasmise. - Ci hanno individuato.
Le sue mani lasciarono la presa, gli occhi vollero ignorare il creato e si chiusero, le orecchie accettarono solo ronzii. A ondate la stanchezza e il sonno l'assalivano per vincerla. Immensamente distante giunse una voce mentale, beffarda voce di condanna. Diceva:
- Povera, povera piccola cagna in calore. Non hai avuto fortuna!
Peccato.
Una così bella donna.

* * *

Si mossero per prime le piccole astronavi biposto d'esplorazione, sciami e nubi di cavallette, avanguardia dell'avanguardia; poi le Flotte da Combattimento, le agili forze d'urto, la potenza pieghevole delle Squadre di Manovra; infine le mostruose architetture metalliche delle Cosmonavi Giganti, veri e propri asteroidi artificiali.
Oscurarono la luce dei soli al passaggio; ma poi che si diradarono nell'immensità dello spazio galattico si confusero nel buio circostante, morte maligna e inavvertita.
La stella nera fu illuminata dalla scie brillanti di scorie dei propulsori e sotto la pioggia dei materiali di fissione parve ritornata incandescente; nuova giovinezza a Canadis; balenio di raggi direzionali e fiammate dei segnalatori di movimento: oltre ventidue miliardi di astronavi s'avviarono, quasi contemporaneamente, ad abbracciare la Via Lattea in un olocausto di fuoco, un diluvio di fiamma, per seppellirla dopo morta nella notte e nelle tenebre.
Ratto, l'attacco, sconvolgente: il ladro della notte. Era il Giorno Grande e Terribile del Signore.
(...)

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