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di Luigi Pachì

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Grande Fratello: quello vero!

In pieno boom da Grande Fratello, trasmesso quotidianamente da Canale 5 e Stream, prima che questo evento televisivo si trasformi nell'immaginario collettivo come l'unico Grande Fratello della storia dell'umanità, vi vogliamo ricordare la storia di quello vero: il Grande Fratello di Orwell.

Fratellini grandi e piccini

Chissà se, anche per un solo istante, il Taricone nazionale abbia mai pensato che si stava comportando come il personaggio di George Orwell, Winston Smith? Dopotutto, quella sua affannata ricerca di privacy con Cristina, lontano da telecamere indiscrete, se così possiamo ancora dire davanti a un gioco che ti sbatte sul video di tutti per regola prima, è in perfetta sintonia con quanto accade in 1984 tra Winston e Julia, appartenenti con mansioni secondarie al Partito.
Jim Carrey in The Truman Show
Muscoli di Pietro, fragilità di Marina e specialità culinarie di Lorenzo a parte, se dovessimo tornare indietro nel tempo verso il Grande Fratello originale, ci troveremmo a incontrare almeno due altri grandi esempi che meritano una citazione doverosa. Il primo si riferisce a The Truman Show, il film culto con Jim Carrey (in una delle sue rare intrusioni nel cinema serio) che ci ha regalato grandi emozioni e che racconta la storia di un uomo che vive, a sua insaputa, ripreso dalle telecamere e trasmesso in diretta 24 ore su 24 sugli schermi televisivi di tutto il mondo. Truman Burbank, è la star inconsapevole del programma di maggior successo di tutti i tempi, appunto The Truman Show. Ovviamente, la linea drammatica portante del film è quella della progressiva scoperta da parte di Truman della propria condizione di recluso; la presa di coscienza del protagonista sfocia così in ripetuti tentativi di fuga. All'inizio di The Truman Show il nostro sguardo è affidato soprattutto a punti di vista eccentrici, ad obiettivi grandangolari e situati in posizioni tanto inconsuete per il linguaggio cinematografico da far scrivere a Nicolas Saada, critico di Cahiers du cinéma: "L'intelligenza di Peter Weir in questa prima parte consiste nel mettere da parte il proprio stile scegliendo, giustamente, un non-stile, quello delle telecamere di sorveglianza che scrutano ogni angolo dell'universo fittizio di Truman". Per questa ragione Truman viene così ripreso dal basso (dal cruscotto della sua auto), o dall'alto (da un chiosco dei giornali), all'interno di inquadrature sbilanciate e vignettate (ossia, contornate di nero), con campi troppo stretti o troppo larghi, comunque imprecisi rispetto alle immagini che siamo abituati a vedere al cinema. In definitiva possiamo affermare che The Truman Show elabora in immagini filmiche sia le paure orwelliane, che le ambizioni di onnipotenza di chi è a capo del controllo, cioè dei media.

Il secondo esempio, che deve essere assolutamente menzionato, riguarda invece un'opera affascinante di Philip K. Dick intitolata L'uomo dei giochi a premio (Time out of joint, 1959), nella quale un uomo si trova a vivere in un falso mondo tranquillo, adattato per lui dalla società che ne vuole sfruttare i suoi poteri latenti di chiaroveggenza, mentre all'esterno di questo involucro utopistico infuria la guerra. Il romanzo viene scritto da Dick ancora sotto una blanda influenza di Van Vogt e Vonnegut, riscontrabile nella sua produzione durante gli Anni Cinquanta, e a cavallo del suo divorzio dalla moglie Kleo e il nuovo matrimonio con Anne. L'opera di Dick racconta, a volte anticipando, le atmosfere della Guerra Fredda, dei doppiogiochi, delle droghe psichedeliche, della fantascienza sociologica-antiutopistica e, in definitiva, del desiderio di libertà e anticonformismo. Sono evidenti le influenze di libri come I Persuasori Occulti di Vance Packard (The Hidden Persuaders, 1954), dove l'autore denominava i pubblicitari americani persuasori occulti, poiché utilizzavano tecniche che tendevano a influenzare il consumatore agendo sul suo subconscio; a questa si è poi aggiunta la categoria dell'investigatore occulto, colui cioè che colleziona informazioni sui potenziali clienti per predisporre campagne pubblicitarie mirate. Ma oltre alle influenze vi sono anche le anticipazioni, come quelle sui mass media che acquistano sempre più potere, o sui film e telefilm di spionaggio amati dai cultori di genere: The Avengers, I Spy, UNCLE, The Prisoner, quest'ultima ottima antiutopia nel segno di 1984, dove a differenza di Orwell si ritiene che la dittatura è più subdola, più dolce: non ricorre alle armi per affermarsi, non siede esplicitamente sul trono; resta invece nell'ombra, ineffabile come il Numero Uno. Dick affronta in L'uomo dei giochi a premio uno dei temi che saranno poi centrali nella sua narrativa, forse uno dei più importanti, quello della realtà fittizia, vissuta come non reale, in cui ci sia un po' ancora del concetto platonico del mondo come proiezione di un mondo altro, quello reale.
Come vedete si tratta di situazioni antitetiche a quelle del gioco tv che siamo abituati a vedere, in quanto, nei due esempi citati, i personaggi principali coinvolti nell'esperienza sono totalmente all'oscuro dell'esistenza delle telecamere. Non ci può venire neppure un dubbio, se quello che stanno facendo è perché si comportano naturalmente o se perché pretendono di mettersi in mostra, come spesso potrebbe accadere quando sai di essere ripreso in diretta nazionale.
Poi, da questi due fulgidi capolavori, si corre indietro nel tempo fino ad arrivare all'originale... Ed è principalmente questo che vorremmo rimanesse costantemente nei pensieri di tutti, non quello in onda su Canale 5 e Stream.

Diffidate dalle imitazioni

George Orwell
Il vero Grande Fratello, quello per intenderci del “Big Brother is watching you!”, quello antiutopico che descrive un mondo kafkiano in cui regna il totalitarismo più estremo, è stato scritto dieci anni prima l'opera che abbiamo citato di Dick. Nel 1949 George Orwell, affermato romanziere e saggista, presenta il suo romanzo 1984, ritenuto dalla critica il miglior esempio di fantascienza mainstream. Il titolo nasce dall'anno in cui è stato scritto, il 1948, quando l'autore decide di invertire le ultime due cifre, divenendo così 1984. Orwell (nato nel 1903 e morto nel 1950) è stato in realtà lo pseudonimo di Eric Arthur Blair, nato in India e figlio di un funzionario britannico. 1984 viene pubblicato un solo anno prima della sua morte per tubercolosi. Un'opera che si può definire utopia negativa, un genere conosciuto anche con i termini di antiutopia o distopia.
Va dato atto all'autore di aver definito, con il suo stile pessimista, i confini di una vera e propria scuola britannica della letteratura d'anticipazione. Indubbiamente una scuola di altissimo livello alla quale alcuni autori attingeranno per lungo tempo. Intelletto ed emozione in 1984 si fondono. L'onnipotenza del potere prende il possesso dell'uomo ed estirpa la sua volontà e la sua anima, così come ben evedenzia questo passaggio del romanzo:


“Che cosa avete fatto di Julie?” disse Winston... “L'avete torturata?”
O'Brien lasciò cadere queste parole senza risposta. “La prossima domanda,” disse.
“Esiste il Grande Fratello?”
“Certamente, esiste. Il Partito esiste. Il Grande Fratello è l'incarnazione del Partito.”
“Esiste nello stesso modo in cui io esisto?”
“Voi non esistete,” disse O'Brien”.

La storia vede il protagonista Winston iniziare ad opporsi alla dittatura del Grande Fratello, spinto dai sentimenti d'amore verso una donna, Julia. Sentimenti vietati dalla società di 1984. L'incontro amoroso avviene in un luogo opaco, dove le telecamere del Grande Fratello non riescono a riprendere i loro corpi (qui Pietro e Cristina del Grande Fratello televisivo potrebbero essere, come dicevo inizialmente, un bell'esempio concreto). Scoperti i due personaggi vengono torturati e annullati, così come il Partito ha già fatto con il passato, falsificandone la storia. I due sono così accusati di pericoloso individualismo. Su questo angosciante scenario si muove la Psicopolizia che “vigila” sui pensieri. Carestia, guerra, povertà, tutti ingredienti classici della distopia ai quali Orwell ha dato un concreto contributo letterario. Per alcuni critici Orwell volle trasmettere tutte le cose sgradevole incontrate nella vita, estendendole fino all'agonia e non vi è un mostro in quell'odiosa apocalisse che non esista embrionalmente nel mondo d'oggi.
Se volete un esempio cinematografico agghiacciante, perché faticate a staccarvi dalla tv, potete vedervi 1984 in videocassetta nell'edizione con Richard Burton e John Hurt, scritto e diretto da Michael Radford. 1984 ebbe anche una versione per il piccolo schermo, della durata di due ore e girata in bianco e nero, interpretata nel 1954 per la televisione inglese da Peter Cushing nei panni di Winston Smith e diretta da Christopher Morahan.

L'epoca del Grande Fratello

Pubblicità per Apple Macintosh trasmessa durante il Superbowl del 1984, diretta da Ridley Scott e ispirata al romanzo di Orwell.
Se analizziamo il contesto storico notiamo come la fantasia speculativa britannica, al termine della Prima Guerra Mondiale, si limita a fornire risposte di tipo didattico alle utopie socialistiche e pur sempre didattiche di H. G Wells. Romanzi distopici come Il mondo nuovo di Huxley (1932), 1984 di Orwell, Giustizia facciale (1960) di Hartley, sono tutte risposte all'autore di The Time Machine. George Orwell resta uno dei pochi scrittori che hanno influenzato dall'esterno lo sviluppo del genere fantascientifico. In effetti, come ricordato da Kingsley Amis, la preistoria della fantascienza , fino al 1914 o anche dopo, è per generale ammissione tanto inglese quanto americana e il fenomeno di autori seri che compiono un'occasionale incursione nella fantascienza, tra cui appunto Orwell, è stato piuttosto inglese che americano. Ma la tendenza generale è così decisamente americana che vedremo in seguito molti autori inglesi creare romanzi su sfondi e su forme idiomatiche tipicamente americane.
Il 1984 di Orwell ebbe un grande successo nei circoli di fantascienza ed è stato un successo editoriale fantastico, stampato in moltissime edizioni, sia in versione rilegata che tascabile. E' probabile che l'autore abbia però inteso scrivere più che un romanzo di science fiction un pamphlet politico in cui l'utopia ha il solo fine di illustrare le convinzioni dell'autore. Orwell, ricorda Michael Glenny in occasione della sua introduzione ad un'altra antiutopia (We di Zamjàtin, che condivideva la revulsione per la tirannia ideologica), vide sotto i suoi occhi la realizzazione dello stalinismo e, proiettandolo un po' avanti nel tempo, predisse la sua evoluzione in termini che lo rendevano spaventosamente evidente anche agli isolani e politicamente compiacenti inglesi. E' certo che la nostra attuale coscienza dei due pericoli che minacciano l'umanità civile -- la scienza e l'ideologia fini a se stesse - la dobbiamo assai più alla bravura artistica di Huxley (vedi Il Mondo Nuovo) e Orwell che non alle critiche degli uomini politici.

Fantascienza o no

Winston e Julia...
Il saggista Kingsley Amis, nel suo saggio Nuove mappe per l'inferno (Bompiani, 1962) ci ricorda che per molti anni la fantascienza ha vissuto come letteratura di Serie B. E per questa ragione “il termine "fantascienza" viene spesso usato come valore di giudizio negativo, per cui si può sentir dire, ad esempio, che 1984 non è fantascienza; e se questo punto viene contrastato dall'osservazione che l'innovazione tecnologica della televisione in due sensi viene chiaramente presentata da Orwell come l'unico mezzo mediante il quale il Grande Fratello è in grado di sorvegliarvi, si rischia di sentirsi dire che tutto questo è solo un simbolo, come se un simbolo non potesse essere anche vero o come se, quanto a questo, tutti i viaggi nello spazio e nel tempo non fossero anch'essi simboloci”: mainstream o science fiction, 1984 parla con il linguaggio di chi tratta i problemi del mondo con originalità, con la mentalità aperta che abbiamo spesso riscontrato in molti autori di genere, quali Dick, o Ballard. Anche Orwell riesce perfettamente a parlare con serietà e originalità della natura della realtà e dei molti terrori del potere.

Dicono i critici

...come Pietro e marina
Sadoul nel suo saggio La storia della fantascienza (Garzanti, 1975) sottolinea come il totalitarismo più estremo “può derivare sia dal fascismo che dal comunismo. Uno degli slogan di base di questa società è:
La libertà è schiavitù, e la vita dei cittadini è governata principalmente da tre Ministeri: quello dell'Amore, il cui obiettivo principale è quello di impedire che lo si faccia; quello della Verità, che ha la funzione di nascondere tutte le menzogne del Partito Unico; e quello dell'Abbondanza, che si propone come compito quello il razionamento ai cittadini”. E in questo contesto ci accorgiamo come la moralità, il mezzo grazie al quale l'uomo controlla se stesso, diventi, di fatto, un'altra arma nell'arsenale dello stato, che attraverso di essa controlla i cittadini. Si legga, ad esempio, gli altri due slogan sulla facciata del ministero della Verità, che si aggiungono a quello già menzionato da Sadoul: La guerra è pace, l'ignoranza è forza.
Giovannini e Minicangeli in Storia del romanzo di fantascienza (Castelvecchi, 1998) ricordano come l'autore fu militante e combattente in una formazione di sinistra durante la Guerra Civile Spagnola. “Orwell scrisse questo romanzo con la speranza che potesse servire alle discussioni sulla democrazia”,
Tra le edizioni storiche tascabili più note in america il saggista Kingsley Amis ricorda ancora la fascetta che riportava la scritta: “Il tirannico, terrificante mondo del 1984, il prodotto finale di forze che sono già all'opera.” Secondo Amis gli editori cominciano a credere che la gran parte delle idee di Orwell e la nomenclatura “Grande Fratello” e “Polizia del pensiero o Psicopolizia” siano gli “ingredienti indispensabili delle utopie sinistre.” Ma quando O'Brien dice a Winston: “Se vuoi un'immagine del futuro immagina uno stivale che calpesti la faccia di un uomo -- per sempre” riassumendo così il libro, si raggiunge una conclusione che, plausibile o meno, isterica o meno, quasi nessun scrittore ortodosso di fantascienza accetterebbe.
Per Brian W. Aldiss, nel suo Un miliardo di anni (SugarCo, 1974) afferma che “Orwell, con il suo amore per gli argomenti fuorilegge in letteratura, abbia letto una quantità di opere di science fiction.” Aldiss prosegue così: “Il suo 1984 ci appare piuttosto come un van Vogt lobotomizzato... La polizia del pensiero e l'intera trama psicopatica del buon ragazzo solitario contro l'universo è puro van Vogt, con la differenza che nel caso di Orwell l'universo, rappresentato dal Big Brother, nel finale ha la meglio”. Del resto, trattandosi di antiutopia non avrebbe potuto finere diversamente, aggiungiamo noi. La disamina di Aldiss prosegue con un certo fervore: “Il romanzo possiede... due virtù fondamentali, una intellettuale e l'altra emotiva che, prese insieme, forniscono un originale contributo al dibattito. In primo luogo, Orwell stabilisce chiaramente che l'obiettivo che un partito al potere si prefigge è quello di conservare tale potere. Il suo Partito contiene in sé potere e gloria; di qui il detto già accennato in precedenza: ‘Se volete una descrizione del futuro, pensate ad uno stivale che lascia un'impronta esterna sul volto umano'”. Nella teoria di Aldiss con 1984 Orwell si identifica con le classi inferiori, anche quando le trova repellenti e da questo punto di osservazione, comprende lucidamente che coloro che sono in basso vengono mantenuti in basso. La virtù emotiva di 1984 è costituita dal fatto che i desideri utopistici di Orwell sono molto più umani di quelli dei suoi grandi predecessori, di Platone, di Tommaso Moro.
Nell'accezione presentata dal testo Nei labirinti della fantascienza (Universale Economica Feltrinelli, 1979) gli autori affermano: “... la rapidità con cui l'URSS costituì la sua rete di paesi satelliti lo fece divenire una questione di politica internazionale, tanto più preoccupante quanto i paesi vicini alla cortina erano usciti prostrati dalla guerra, come nel caso dell'Inghilterra... (Orwell) scelse i modi dell'utopia: o meglio dell'anti-utopia, secondo gli schemi gia collaudati da Huxley il decennio precedente”.
Infine, per Richard Rees “il nucleo del messaggio di Orwell in 1984, spogliato della tragedia di Winston e di tutto il sadismo, è costitito semplicemente dalla constatazione che la nostra civiltà industriale delle macchine tende a sradicarci e a debilitarci e, infine a distruggerci.” A diversi anni di distanza questa posizione, riportata alla civiltà dell'immagine e della televisione rischia di avverarsi ancor di più: l'esperimento del Grande Fratello televisivo sradica e debilita i concorrenti, sconvolge e distrugge le certezze della privacy. Primi lenti passi verso la realizzazione di uno scenario da incubo.


Conclusione

Come avete avuto modo di leggere la storia del Grande Fratello “originale” non è certo quella di Salvo, Rocco e i suoi compari trasmessa da Canale 5 e da Stream. Il loro esperimento/gioco tv è un primo tentativo che ci permette da un lato di farci sentire a tutti gli effetti i veri controllori della vita altrui, ma al contempo ci rende succubi di logiche perverse, facendoci assistere passivamente a talk show senza senso, pubblicità a fiumi, votazioni. E' persino bello credere di stare analizzando le psicologie altrui dal nostro divano, ma alla fine siamo noi stessi che, forse, siamo già stati pre-analizzati e abbiamo lasciato intendere che avremo fatto parte anche noi del grande gioco del Grande Fratello, rinchiusi non nei muri di Cinecittà, ma in quelli del nostro appartamento.
Il forzato ambiente che ospita i concorrenti per cento giorni non ha nulla a che fare con il mondo esterno fatto dalla sempre più caotica velocità che la società ci impone quotidianamente. A questo punto capire chi è più succube del Grande Fratello, se loro rinchiusi in quattro mura, o noi che viviamo fuori dagli studi televisivi, diventa davvero improbo. Saranno succubi i concorrenti alla ricerca di 250 milioni ad ogni costo, o lo siamo noi che stiamo dimenticando gli insegnamenti della grande antiutopia orwelliana, finendoci lentamente dentro striturati e senza accorgercene?
E se questi meccanismi perversi si fossero già impadroniti di molti di noi, che non aspettano altro che il giovedì sera per vedere le nomination e chi sarà votato?

A tutti un semplice consiglio, ricordatevi sempre quello che Orwell scrisse nel 1948: “big brother is watching you!”. Oggi, nell'era dell'informazione e dell'immagine è meglio tenerlo sempre presente... non si sa mai!

Schede:

The Truman Show, Regia: Peter Weir. Soggetto e sceneggiatura: Andrew Nicoll. Interpreti principali: Jim Carrey (Truman Burbank), Ed Harris (Kristof), Laura Linney (Meryl), Noah Emmerich (Marlon), Natasha McElhone (Sylvia). Distribuzione: UIP - Durata: 103'. Questo film, uscito nelle sale cinematografiche nel 1998, è ora disponibile in videocassetta.
L'uomo dei giochi a premio di P.K. Dick (Time Out Of Joint, 1959) . Edito il 30 giugno 1968 nella collana Urania n. 491 e Classici Urania n. 72, Arnoldo Mondadori Editore.

1984 di George Orwell (Nineteen Eighty-Four, 1949), pubblicato nella versione più recente nel 1984 nella collana Omnibus,da Arnoldo Mondadori Editore, Milano.

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