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di Silvio Sosio

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L'uomo che vinse due volte

Francesco Grasso
Francesco Grasso nel 1999
Abbiamo sempre pensato che fosse uno dei migliori scrittori italiani dell'ultima generazione. Il premio Urania, assegnato quest'anno per la seconda volta a un suo romanzo, conferma la nostra opinione. Scrittore aggressivo e profondo, trascinante e divertente, Grasso è senza dubbio uno dei personaggi più simpatici della fantascienza italiana... e dalla lingua più tagliente!

Delos: Allora, cosa si prova ad aver vinto non una ma due volte il Premio Urania?

Il primo premio Urania di Grasso: Ai due lati del muro

Francesco Grasso: Ti dirò, ricordo con molta più soddisfazione il primo premio che l'attuale. All'epoca lo considerai un evento (per dirla alla Homer Simpson) "mitico": ero ancora un ragazzino, in fondo, avevo tanto entusiasmo quanti capelli in testa, e quando uscì Ai due lati del muro mi sentii capace di camminare sulle acque.
Questo secondo premio mi vede più disincantato, forse più cinico. Inoltre, devo dirlo, i rapporti con la Casa Editrice, allora, furono molto migliori. Otto anni fa in redazione c'erano Marzio Tosello e Stefano Di Marino, due persone solari e positive, che mi trattarono coi guanti bianchi e si fecero in quattro per me.
Tosello e Di Marino, ricordo, mi fecero avere il contratto e la copertina del romanzo con grande anticipo, in modo che potessi commentarli, e mi inviarono inoltre (contemporaneamente all'uscita in edicola) una ventina di copie omaggio per promozioni/presentazioni. Quest'anno ho potuto vedere la copertina solo dieci giorni prima dell'uscita, e soltanto dopo ripetute richieste e telefonate in redazione.
Inutile dire che a oggi non ho avuto nessuna copia omaggio, nonostante abbia insistito.
Soprattutto, quest'anno non ho digerito il cambiamento del titolo del romanzo. Oltre a essere stato gestito dall'editore in maniera fastidiosamente autoritaria, il cambiamento del titolo è stato compiuto all'ultimo momento possibile, quando già erano uscite le presentazioni (col titolo originale) sul precedente numero (Urania di Novembre). Ora, senza entrare nel merito della questione (magari ci tornerò dopo), ero sempre stato convinto che, nell'editoria, presentare un libro con un titolo e poi pubblicarlo con un altro fosse un danno oggettivo e uno strafalcione da evitare. Il fatto che Urania commetta con soave tranquillità questi harakiri editoriali mi ha francamente sorpreso e deluso.

Francesco Grasso nel 1992. Oggi è senza dubbio un autore di maggior peso...

Delos: Ha richiesto molto tempo la lavorazione del romanzo? In altre parole, sei uno di quegli scrittori che impiegano anni a scrivere e riscrivere un romanzo, o viaggi tranquillo a trenta cartelle al giorno?

Francesco Grasso: La tua domanda mi ha fatto venire in mente un commento che ho sentito l'altro ieri, dalla bocca di un collega cui avevo mostrato il romanzo. E' stato uno di quei commenti che ti riempiono di gioia, che veramente ti fanno capire quanto sia utile, apprezzata e gratificante l'attività dello scrittore.
Il mio collega, tenendo in mano il volume come fosse un campione d'analisi coprologica, ha detto: "Caspita, ma sono tutti così grossi, i libri?" rivelando così l'alto grado di alfabetizzazione imperante. Ha poi aggiunto, con aria ancora più stupita, dimostrando la straordinaria rappresentatività sociale dei ragazzi del Grande Fratello: "Ma... ci vorrà tantissimo tempo per leggere tutte queste parole!"
Per chiarire, si trattava di un laureato, affermato ricercatore di apprezzata professionalità. E la sua posizione non è affatto fuori dalla norma. Anzi, direi che è la norma.
Sempre più spesso, Silvio, mi fermo a riflettere se davvero ne valga la pena. Io sono uno scrittore piuttosto prolifico, non sono il tipo che si strappa i capelli (i pochi che mi rimangono) alle tre di notte davanti al word processor alla ricerca del termine più congruo o della metafora più efficace. Scrivo quando mi va, per divertirmi, e vivaddio sono capace di tirare parecchie cartelle al giorno senza problemi e senza ulcere. Ugualmente, a che pro affannarsi per mettere insieme le 200 e più pagine di un romanzo? Che poi la gente non leggerà perché (testuale) "è scritto troppo piccolo" oppure "mancano le figure"? Che poi l'editore pubblicherà con un altro titolo investendoci in promozione (se va bene) il costo di un lecca-lecca?
Anche lasciando perdere l'aspetto economico della faccenda (lasciamolo perdere, che c'è ancor più da deprimersi) mi sembra proprio che il gioco non valga la candela. Dunque cosa mi (ci) spinge?
Alessandro Baricco (uno scrittore cui invidio molte doti, soprattutto la straordinaria capacità di far eccitare qualunque individuo di sesso femminile di età compresa tra i dodici e i sessant'anni semplicemente arrotolandosi le maniche della camicia) diceva che narrare non è un vezzo da dandy colti, ma una necessità civile, che salva il reale dall'anestesia.
Per lungo tempo mi sono chiesto cosa cazzo volesse dire. Oggi l'interpreto come spinta, nonostante tutto, a insistere. Forse non ne vale la pena, Silvio, ma bisogna farlo. Per non far vincere la cultura del Grande Fratello.


Delos: Come definiresti il tuo genere di narrativa?

Francesco Grasso: Una domanda cattivissima, Silvio! Mi metti davvero in crisi, non so come interpretarla. Se mi stai chiedendo di definirti la fantascienza, non posso che essere d'accordo con Ballard (un grande, Jimmie) e dirti che amo scrivere di SF perché è lo strumento con cui si permette all'immaginazione di ricostruire il mondo, di dare libertà alle verità che sono dentro di noi, di fermare l'avanzata della notte, di superare la morte, di farci prendere in simpatia dagli uccelli, di arruolare le confidenze dei pazzi.
Ma forse, Silvio, tu mi stai chiedendo di descrivere la mia narrativa. Il che è ancora più difficile. Vediamo un po'... Per lo stile, io ho sempre cercato di essere il più lineare possibile. Marquez diceva che la scrittura deve essere trasparente, in modo che dietro possa vedersi la poesia. Nel mio caso, forse si può vedere la cattiveria, ma va bene così.
Per quanto riguarda i miei temi, cerco se possibile di raccontare storie, di divertire, di interessare. Non mi interessa lanciare messaggi morali, né indottrinare nessuno. Mi piace tenere il lettore sulla corda, amo i colpi di scena e i ribaltamenti di fronte. Detesto le introspezioni e i melodrammi. La mia narrativa, credo e spero, si può definire immediata.

Delos: Quali sono i tuoi autori preferiti, e quelli che ti ispirano maggiormente?

Francesco Grasso: Be', professandomi per lo stile trasparente, non posso che dichiararmi discepolo della scuola heinleiniana. E non solo per lo stile. 2038: la rivolta, a pensarci bene, ha una struttura che deve molto all'insegnamento di R.A.H. In molte scene richiama al capolavoro heinleiniano La luna è una severa maestra, basti pensare all'organizzazione della rivolta e alla disamina "cinica" della nascita di una rivoluzione.
Chiaro: gli autori cui devo qualcosa sono molti di più: in campo SF, cito Clarke, Herbert, Gerrold. E mettiamoci anche Evangelisti, maestro anche se forse non sa di esserlo. Fuori dalla nostra "parrocchia", sono un attento lettore di Stefano Benni e di Stephen King, ma divoro un po' di tutto, da Chatwin a Sepulveda, da Marquez a Hemingway. Tra i nuovi autori italiani, apprezzo Andrea De Carlo, Brizzi, Starnone e Ammaniti.
Chi mi ispira di più? Non so, esiste un "imprinting" tra gli scrittori? Inutile negarlo: io amo citare i miei autori preferiti tra le righe delle mie opere. In fondo la narrativa è anche questo, un ipertesto fatto di ammirazione e rimandi reciproci.

Delos: Molti nostri lettori, come puoi immaginare, sono aspiranti autori di fantascienza. Che consigli daresti loro per intraprendere questa attività?

Francesco Grasso: Be', non credo di poter aggiungere altro rispetto a quanto già ho scritto, su Delos, nella rubrica che tenevo qualche tempo fa (www.delos.fantascienza.com/indice/servizi.html) proprio su questo argomento. Ho riletto recentemente la postilla al Manuale per l'aspirante scrittore (www.delos.fantascienza.com/delos45/spirito.html) e l'ho trovata estremamente calzante. Se dovessi riscriverla oggi non cambierei una virgola.
O forse sì. Aggiungerei di tenersi alla larga dagli editor che cambiano i titoli dei romanzi una settimana prima della pubblicazione.

Francesco con la moglie Itala. "Incombe" su di loro Elisabetta Vernier.

Delos: Facciamo una breve storia di Francesco Grasso. A quanto ricordo, tu sei comparso nel mondo della fantascienza nel 1991, quando hai vinto il primo premio Urania con Ai due lati del muro. Quello era stato davvero il tuo primo contatto con la fantascienza?

Francesco Grasso: Prima di Ai due lati del muro avevo scritto qualche racconto breve. Li avevo proposti alla rivista Mc-Microcomputer, che all'epoca aveva una rubrica dedicata alla fantascienza, la mitica Storyware. Naturalmente non ne venne accettato neppure uno. Ammetto che non si trattava di capolavori. Anzi, dovevano essere delle mezze ciofeche.
Dopo l'uscita di Ai due lati del muro, però, mi rifeci vivo con i tipi di Mc: il nuovo curatore di Storyware (il grande Marco Calvo) mi pubblicò, nell'arco di qualche mese, ben tre racconti (nuovi, intendiamoci, non le ciofeche di cui sopra). E lo fece non solo pagandomi, ma finanche subissandomi di ringraziamenti! Ahimè, ci fossero curatori come Marco Calvo, a Segrate...
In effetti, ragionandoci a posteriori, come scrittore ho fatto una gavetta ben strana, certo molto diversa dal classico iter dell'autore di SF italiano, che prima pubblica racconti su fanzine, poi crea la sua fanzine, e solo alla fine tenta la strada di mamma Mondadori o di zia Nord.
Però, attenzione, non sono un marziano: non è mica detto che la palestra del fandom sia l'unica possibile. Per dire un nome, il percorso di Massimo Mongai è stato in fin dei conti paragonabile al mio. E ci sono stati altri casi. Il fandom è un mondo a suo modo interessante, probabilmente fertile e creativo, ma non è l'universo.

Delos: A quell'epoca, se non sbaglio, abitavi già a Napoli. Tu però sei calabrese: la tua vita – e la tua carriera lavorativa – sono caratterizzate da un'ascesa verso il Nord; ora infatti abiti a Roma.

Francesco Grasso: Veramente io sono nato a Messina. Sono cresciuto in Calabria, è vero, ma ho studiato in Toscana (sette anni a Pisa). Ho poi vissuto quattro anni a Napoli (dal '93 al '96, quindi dopo il premio Urania), e infine sono approdato sui sette colli. Come risultato, quando oggi qualcuno mi chiede "di dove sei?" sento che mi si attorcigliano i neuroni, impallidisco e vengo colpito da attacchi di afasia.

Il Delos Book da scaricare

Delos: Mi sembra di capire, però, che Napoli per te è stata la maggior fonte di ispirazione. Ricordo anche il bellissimo racconto "Nel ventre di Napoli".

Francesco Grasso: Sono convinto che Napoli sia una città letterariamente straordinaria. E' uno di quei luoghi dove la vita non ti prende mai di striscio, ma ti colpisce dritto al cuore. Si potrebbe vivere un solo giorno tra i suoi vicoli e poi scriverci sopra migliaia di libri.
Nel mio piccolo, oltre a Nel ventre di Napoli, ho scritto almeno un altro paio di racconti ambientati nella metropoli partenopea. Continuando a fare auto-propaganda, potete trovare questi racconti nell'antologia L'uomo dei mosaici (www.delos.fantascienza.com/books/).
2038: la rivolta è un romanzo "napoletano" sotto molti aspetti. La vicenda, naturalmente, è ambientata all'ombra del Vesuvio. Ma l'impostazione partenopea è visibile anche nella mentalità dei personaggi, nei richiami storici (vedi la figura di Masaniello) e soprattutto nelle citazioni musicali (il debito che la musica italiana, come il teatro, ha nei confronti di Napoli è immenso): l'intero romanzo, in definitiva, scorre al ritmo dei testi dei 99 Posse, di Pino Daniele, di Edoardo Bennato.
Avrei voluto che Napoli caratterizzasse anche la copertina del romanzo. Anche il titolo originario (Masaniello è tornato) rientrava in questa logica. A Segrate, però, avevano altre idee, ragion per cui copertina e titolo sono stati resi quanto più anonimi possibile.
Quando chiesi perché "Masaniello è tornato" non andasse bene, dalla redazione mi risposero che il pubblico non sapeva chi fosse Masaniello (il che non denota propriamente un'alta considerazione per i lettori di Urania). Io proposi allora un altro titolo, che però ugualmente richiamasse Napoli. Mi fu ribattuto che era proprio quello il punto. "Ai lettori di Busto Arsizio non frega niente di un romanzo ambientato a Napoli" mi dissero.
Può darsi che avessero ragione. Non so. Qualcuno però mi deve spiegare:
a) che senso ha oscurare nel titolo e nella copertina la trama di un romanzo: se la trama è censurabile, il romanzo non doveva essere pubblicato; se non lo è, impedire che il lettore sappia cosa sta comprando (o lo scopra quando è troppo tardi) si configura quasi come una truffa.
b) perché il lettore di Busto Arsizio deve prediligere (e acquistare) il classico romanzo ambientato nel Maine o nel New Mexico, ove i soliti Jack e Bob si mangiano il loro fottuto tacchino e si scolano il loro fottuto whiskey, e deve invece rifiutare indignato una storia che si svolge a due passi da casa sua, con temi e inquietudini in cui si può riconoscere.
Mah! Va bene, le ragioni del marketing sfuggono alla mente limitata dei miseri scrittori come me. Forse devo già ritenermi fortunato che il mio romanzo non sia stato ribattezzato (affinché interessasse di più al lettore di Busto Arsizio) "Sesso, sesso e ancora sesso" e in copertina non sia stata messa una foto di Marina del Grande Fratello a chiappe nude.
Ops, spero che a Segrate non leggano questa intervista: non vorrei aver dato loro delle idee per i prossimi numeri di Urania...

Delos: Oltre ai due romanzi del premio Urania, ne hai scritti altri? E ne hai altri in programmazione per il futuro?

Francesco Grasso: Oltre ai due premi Urania, ho pubblicato un terzo romanzo su Futuro Europa della Perseo Libri. Il romanzo (titolo: Il Baratto) era risultato finalista di un'edizione (non ricordo l'anno) del premio Urania... Lo ammetto, sono un fautore del riciclaggio.
Ho scritto anche un romanzo umoristico, che in questi anni ha collezionato una serie impressionante di lettere di rifiuto dal tono sconcertante. Ne cito qualcuna: "E' divertentissimo quindi non possiamo pubblicarlo", "Ottima opera ne avrebbe un'altra?", "Mai riso tanto spero che trovi un editore".
D'altra parte, era un romanzo così folle e paradossale che non poteva meritare altro.
Ho poi scritto un romanzo a quattro mani con mio fratello Paolo. Passo veloce, questo il titolo, è stato un esperimento che non ripeterò, viste le litigate mostruose (al limite della rissa, e oltre) che ha provocato. Il risultato, però, non mi sembra da buttare: dovrò tentare di pubblicarlo, un giorno o l'altro.

Delos: Stanno riscuotendo grande successo le tue brillantissime imitazioni dei grandi autori di fantascienza nella rubrica "Sotto Spirito" di Delos. Di' un po': a parte Vance, per il quale sapevi che incombeva la minaccia di morte da parte del sottoscritto se l'avessi trattato troppo male, quale ti è costato di più sbeffeggiare? O l'hai fatto sempre a cuor leggero?

Francesco Grasso: Che devo dirti? Le imitazioni mi sono sempre piaciute; così, per evitare l'accusa di plagio (che comunque ogni tanto arriva) cosa c'è di meglio che imitare platealmente, alla luce del sole? Tornando ai consigli per i giovani autori, ho sempre creduto che imitare i grandi scrittori sia costruttivo, perché l'imitazione presuppone lo studio dello stile e l'identificazione dei costrutti narrativi, i quali poi, una volta assimilati, diventano patrimonio dell'imitatore.
Chiaro, le mie imitazioni sono spesso perfide, ma cosa ci volete fare? Mi disegnano così.
Comunque, cosa c'è di male nella satira? Io penso che chi ha gridato troppo ha la necessità, e quindi il diritto, di ridere. La risata è una forma di espressione più alta e più complessa delle lacrime. E una più complessa dimensione d'esperienza a di emozione richiede una più complessa forma d'espressione. Quindi... caspita, ma che stronzate sto dicendo?

Delos: Cosa ti ha detto Evangelisti di "Eymerich in tutù"?

Francesco Grasso: L'aspetto di Evangelisti che mi ha sempre colpito è che, a dispetto dei suoi perversi personaggi, delle sue trame fosche e dei suoi scenari implacabili, Valerio è una persona tranquilla, serena e buona come la Nutella. Non solo si è divertito a leggere "Eymerich in tutù" (www.delos.fantascienza.com/delos49/spirito.html), ma ne ha anche parlato sulla sua mailing-list. E sì che ero stato cattivissimo nei suoi riguardi! Da allora credo di non essere stato mai altrettanto cattivo. Ne mai lo sarò. Come dice Pennac: "Non bisogna esagerare il male che si fa agli altri: meglio lasciare a loro questo piacere."

Alice legge già i libri del papà!

Delos: Che autori cadranno sotto la tua scure in futuro?

Francesco Grasso: Per un po' credo che lascerò perdere gli americani e colpirò qui in Italia. Vorrei scrivere un falso Nathan Never, ad esempio. Mi piacerebbe anche imitare lo stile dell'amico (lo è per il momento, dopo non so) Franco Forte, scrivere un falso Ricciardiello e un falso Genovesi. Prima però devo rinnovare la mia assicurazione sulla vita. Non si sa mai.

Delos: Concludiamo facendoti i complimenti sia per il premio che per l'altra grande novità della famiglia Grasso, tua figlia Alice appena nata. Di' un po', verso che età comincerai a imbottirla di fantascienza?

Francesco Grasso: Guarda, ti rispondo con una fotografia.

Nella sezione narrativa potete leggere un estratto dal romanzo 2038: la rivolta

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