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di Pierdomenico Baccalario e Stefano Lingeri
grazie all'aiuto di John Vance II, figlio di Jack Vance

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Jack Vance


Con una manovra degna dei più intraprendenti cronisti d'assalto, Baccalario e Lingeri sono riusciti in un'impresa quasi senza precedenti: hanno intervistato uno dei più grandi - e più schivi - scrittori di fantascienza di tutti i tempi, per molti (inclusi noi) un vero mito vivente: Jack Vance.

John Vance II: Ieri sera ho condotto la vostra intervista. La scena: Mio padre ed io eravamo seduti al tavolo della nostra sala da pranzo. Un fuoco ardeva nel camino. I miei figli (una bimba di tre anni e mezzo ed un bimbo di un anno e mezzo) correvano intorno a noi gridando e giocando. Papà sorseggiava un bourbon whiskey mentre io bevevo un bicchiere di vino. Mia moglie e mia madre erano in cucina a preparare la paella per la cena.


Delos: Cosa pensa dell'Italia? Abbiamo trovato molte parole che sembravano italiane nelle sue storie! E' mai stato in Italia o le piacerebbe visitare il nostro paese con la sua famiglia?

Jack Vance: Mia moglie ed io abbiamo visitato l'Italia nel 1950. La campagna ci è piaciuta ma non ci siamo interessati molto alle città. Siamo stati a Positano per tre o quattro mesi. Ci sono posti che ci piacerebbe ancora visitare, come la Sicilia e Ischia. Mi piace la lingua italiana, le parole hanno un bel suono.

Delos: Leggendo alcuni dei suoi libri (in particolare I segreti di Cadwal e Lyonesse), ci è sembrato di trovare una sorta di ironico disgusto per le organizzazioni religiose. E' vero? Lei crede in Dio?

Jack Vance: Non sono assolutamente religioso.

Delos: Qual è il segreto dei suoi magnifici nomi?

Jack Vance: Lavoro accuratamente per essere sicuro che i nomi risuonino con le situazioni particolari o l'ambientazione della storia. La nomenclatura del racconto deve essere conforme alla struttura, o allo stato d'animo dell'intreccio narrativo.


Delos: Si ritiene un tradizionalista? Abbiamo letto alcuni dei suoi manoscritti vergati con tre differenti penne colorate (!). Cosa pensa dei computer e della tecnologia?

Jack Vance: Non mi considero un tradizionalista, o in altro modo. Io sono me stesso! Sono solito scrivere con inchiostri colorati perché lo trovo divertente. Piuttosto stranamente, mi tiene concentrato su quello che sto scrivendo. Mi piaceva decorare le pagine con disegni in inchiostri colorati. Era solo un ghiribizzo, ma mi è sempre piaciuto. Per quanto riguarda i computer, ora ne uso uno. Lo trovo estremamente conveniente. La tecnologia ha il suo spazio. Non dovrebbe soverchiare gli altri aspetti dell'esistenza. Trovo la tecnologia ed il progresso della conoscenza affascinanti.


Delos: Quando pianifica un nuovo libro qual è il suo primo obiettivo: la psicologia del protagonista, la trama generale o lo sfondo della storia? Le sue ambientazioni sembrano così reali che noi pensiamo debbano essere studiate a lungo prima di iniziare a scrivere. Ci sbagliamo?

Jack Vance: Non ho un particolare metodo di scrittura. Spesso inizio una nuova storia seguendo un mio particolare stato d'animo. Inizio solo a pensare una situazione e presto emerge il racconto. Wyst, per esempio, è nato mentre cercavo di creare un ambiente che fosse la definizione assoluta dello stato assistenziale. La storia si è sviluppata da quest'idea. In Lyonesse, la storia ha avuto inizio dall'idea delle isole Elder, un posto in cui storie come le leggende Arturiane fossero reali, e dove la magia non fosse ancora morta.


Delos: Da cinque anni noi ci dedichiamo allo sviluppo della fantascienza e del gioco di ruolo, ci siamo accorti che, in Italia, la prima cosa che un autore alle prime armi deve fare è essere politicamente schierato. Avete lo stesso problema negli Stati Uniti? I vostri politici cercano di interferire con il mondo Fantasy e fantascientifico?

Jack Vance: Assolutamente no.

Delos: Tutti i suoi personaggi, tranne Suldrun, non si fermano mai a lungo nello stesso posto. Quanto sono importanti per lei la libertà ed i viaggi?

Jack Vance: Per fornire una varietà di cambi di scena, i personaggi si muovono da un posto all'altro. È divertente andare da un luogo ad un altro! Non ho mai sentito l'esigenza di fare un racconto che rimanesse statico in un solo ambiente.

Delos: Quando e perché ha deciso di diventare uno scrittore?


Jack Vance: L'idea è cresciuta dentro di me. Avevo diverse idee. Pensavo che avrei potuto essere uno scienziato, ma trovai che fosse troppo limitativo. Quando frequentavo l'università, tutte le persone che studiavano scienze non erano esattamente noiosi, ma pensavano in modo troppo rigido e lineare. Gli scienziati che io conobbi, almeno, erano estremamente esperti nel loro campo, ma avevano mentalità limitate. Non avrei mai voluto passare tutta la mia vita con loro. Inoltre non volevo lavorare per nessun altro, volevo essere indipendente e mantenermi da solo, così decisi che avrei voluto essere uno scrittore.

Delos: Ed ora... com'è la responsabilità di essere uno dei maestri dei sogni e della fantascienza?

Jack Vance: Non ci ho mai pensato.

Delos: Preferisce essere considerato uno scrittore per giovani o per adulti?

Jack Vance in una foto recente al festival Utopia, in Francia

Jack Vance: In generale io scrivo per persone intelligenti. Io non scrivo per ragazzi o adolescenti. Io scrivo per persone con intelligenza sviluppata, non importa l'età.

Delos: Ha mai ricevuto contatti cinematografici o qualche produttore di Hollywood ha mai voluto realizzare una sceneggiatura basata su un suo libro?

Jack Vance: Una volta, agli inizi - intorno al 1949 o 1950 - ho venduto una storia di Magnus Ridolph alla Twentieth Century Fox e ci ho lavorato per un po', circa quattro mesi, sviluppando la trama. Allora il produttore divenne produttore esecutivo dell'intero studio e mise il mio progetto su uno scaffale. Mi dissero "non ci chiamare, ti chiameremo noi", la cosa non mi diede per niente fastidio. Non stavo funzionando bene nello studio; non mi sentivo di appartenere a quel posto e fui felice di essere "rilasciato". Immediatamente dopo questo lavoro Norma (sua moglie ndt) e io facemmo il nostro primo viaggio in Europa. I soldi erano meravigliosi, naturalmente.

Delos: Leggendo Stazione Araminta abbiamo riscontrato il suo amore per la natura (grande!). Vivete in una grande città o in un paese di campagna? Possedete degli animali?

Jack Vance: Io non possiedo alcun animale, mentre mia moglie ha qualche gatto. Noi viviamo nella periferia di Oakland, in un'atmosfera semi-suburbana. Avrei preferito vivere in campagna, ma ci abbiamo provato e non ha funzionato.

Delos: Il primo gioco di ruolo di Gary Gygax, D&D, ha preso tutti i suoi spunti dal ciclo della Terra Morente. Cosa pensa del GdR e dei giochi in generale?

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Jack Vance: Non ci ho mai giocato. Non ho opinioni.

Delos: Qualcosa riguardo ai suoi nuovi progetti?

Jack Vance: Ora sto lavorando al seguito di Fuga nei mondi perduti. La storia, Intitolata Lurulù, sta procedendo molto lentamente, ma mi piace moltissimo. Dopo Lurulù non ho alcuna idea su cosa lavorerò.

Delos: C'è un personaggio delle sue storie che assomigli più di altri a Jack Vance?

Jack Vance: Sono particolarmente affezionato a Cugel!

Delos: Questa è l'ultima domanda: ci dica qualcosa che non ha mai detto prima!

Jack Vance: (Silenzio).

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