L'occasione è importante, e noi non ci sentiamo di trascurarla: il tradizionale numero doppio di Natale di Delos, che resterà in linea per tutte le feste e per il mese di gennaio, dando l'opportunità agli autori pubblicati di poter essere letti e riletti con calma. Dato l'evento, anche quest'anno abbiamo deciso di dare ampio spazio alla narrativa, presentando tre racconti di ottimo livello.
L'esordio di questo numero è per Maurizio Del Santo, con un racconto lungo inconsueto, miscela di stilemi tradizionali e di idee innovative, che danno un sapore unico e indissolubile all'arcana storia della Donna con l'ombrello di rame. Personalmente sono contento di pubblicare Maurizio in pompa magna, dando in pasto ai lettori un'opera per certi versi difficile, complessa e, come richiede la mole, intensa e ben costruita. Nelle 60 cartelle dattiloscritte di questo racconto c'è tutto Maurizio, autore che ho aiutato a crescere fino ai livelli attuali, e che credo sia ormai maturo per intraprendere da solo, senza tutori di sorta, la strada verso il difficile mondo della scrittura professionale. Il lato più interessante di Maurizio è la sua dedizione al lavoro, la sua tenacia e il suo desiderio di applicarsi fino in fondo, consapevole che scrivere non è solo il risultato di un guizzo di talento, ma un lavoro duro e impegnativo, che costringe un autore a mettere in campo tutte le sue risorse, le sue capacità e la sua forza di volontà. Maurizio non si è mai tirato indietro, ha costruito passo dopo passo la sua archiettura narrativa, adornandola con orpelli personali e le luci svavillanti di uno stile tutto suo, che io ho visto crescere e migliorare senza soluzione di continuità. E il racconto che pubblichiamo su Delos è il risultato finale delle sue fatiche e del suo impegno, ma anche il primo passo verso tanta ottima narrativa che, ne siamo sicuri, Maurizio produrrà ancora. Ma veniamo alle note biografiche. Nato a Capua il 20 luglio 1966, da sempre vive a Genova, dove lavora presso un ente pubblico e si sta laureando in Economia e Commercio. Esperto di informatica fin da ragazzo, ha lavorato per quasi nove anni come tecnico in campo ambientale, specializzandosi nella misurazione dell'inquinamento atmosferico. Attualmente si occupa di controllo interno presso un'amministrazione pubblica. Da sempre appassionato di fantascienza, che ha iniziato a leggere da bambino (primo romanzo letto Gli orrori di Omega di Sheckley), è passato da Asimov a Van Vogt, per arrivare a Bester, Lem, Dick, Sterling, Ballard, che rimangono i suoi preferiti. Ama comunque spaziare nella letteratura, da Benni a Mishima, da Eco a Borges a Pynchon, senza porsi particolari limiti. Per il resto, ama la musica a 360°, dal rock alla classica, dal jazz ai cantautori, ma è un patito totale di Sting (tanto che in ogni racconto che scrive cerca sempre di infilarci una citazione), il cinema, il teatro, l'informatica, la cucina cinese e un sacco di altra roba. Ha iniziato a scrivere ancora sui banchi di scuola, e da allora ha continuato a fasi intermittenti. Il primo assaggio con il mondo delle pubblicazioni lo ha avuto partecipanto alla stesura di un romanzo interattivo dal titolo Scrambler, curato da me per Fanucci. Ha partecipato a diverse edizioni del premio Alien, entrando nei segnalati nelle edizioni del 1994 con due racconti e nel 1995 con uno, e classificandosi al 7° posto nell'edizione del 1998 con il racconto Sacri Spiriti. Ha pubblicato il racconto Irae! sull'ultimo numero della fanzine Terminus, e lo stesso è poi uscito nel n. 21 della rivista antologica Futuro Europa, edita da Perseo Libri, oltre a un racconto mainstream sul mensile Inchiostro. Attualmente sta lavorando alla stesura di altri racconti, e sul progetto per un possibile romanzo.
Marcello Vicchio è autore eclettico, a volte capace di prove narrative di elevata qualità, come conferma questo Ritorno a Dalibour, racconto delicato e struggente scritto con il piglio di un narratore professionista, a volte di risultati più discontinui, frettolosi, che per l'urgenza di dare volto a un'idea originale (e Marcello, da questo punto di vista, non è secondo a nessuno) hanno trascurato il lavoro di cesello sullo stile. Con Ritorno a Dalibour, Vicchio ha dato il meglio di sé, e noi siamo lieti di averlo ancora tra noi. Nato a Spezzano Albanese 1957, un paese in provincia di Cosenza, di professione è dermatologo e medico di base, lavoro che esercita dividendosi tra Lungro (CS) e Acquaformosa, dove risiede. Ha due figlie , una di dieci e una di cinque anni. Oltre alle pubblicazioni sulle riviste Delos e Terzo Millennio e i piazzamenti ai concorsi Lovecraft e Alien, un suo racconto è stato pubblicato dalla casa editrice Literalia per la collana Lampi di genio (settembre 200). Il volume porta il titolo Se un giorno una e-mail e contiene un racconto suo (Pietro Navigante, profeta) e uno di Matteo Galiazzo. Sempre per la stessa casa editrice è in uscita il volume Racconti rubati, al cui interno è inserito anche un suo racconto, riscritto su un originale di Julio Cartazar (Il movente). A febbraio, invece, è prevista l'uscita in libreria del romanzo La coscia di Pitagora, sempre per la stessa casa editrice. Vicchio ha da poco terminato un altro romanzo, ma non ha ancora deciso a quale casa editrice sottoporlo in visione. Probabilmente aspetterà un po' per vedere come è andato il primo.
Dopo Arpanet, Internet, Intranet e Usernet, un'altra sigla arriverà a scaldare i desideri pruriginosi dei navigatori meno affidabili (hacker, cracker, delinquenti e poliziotti): Undernet. La Rete sotterranea, clandestina, fatta di linee a bassa velocità e protocolli obsoleti . E' questo lo scenario efficace costruito da Michele Catozzi nel suo racconto, Undernet, rapido, conciso, quasi fulmineo nonostante la dimensione non certo da racconto flash. Catozzi è nato nel 1960 a Mestre (Venezia) dove ha vissuto per vent'anni. Ne ha trascorsi altri 16 a Treviso e attualmente vive e lavora a Pesaro. Ama la buona cucina e il buon bere, nutre una passione sviscerata per i libri (primaria fonte di passivi nel suo bilancio) e si porta dietro da anni un dubbio amletico: come sarebbe stata la sua vita se anziché in ingegneria si fossei laurato in archeologia o filologia romanza? Mah. Prima della laurea si è occupato di molte cose, ma il lavoro a cui è più debitore è quello di barista, che gli ha insegnato moltissimo sulle persone (oltreché sui vini e sui liquori). Di professione è ingegnere informatico e da alcuni anni si occupa di reti e, manco a dirlo, di Internet. Ma essendo stato da sempre attratto dal mondo delle parole, soprattutto scritte, dopo la laurea ha preferito tuffarsi nel mondo del giornalismo e dell'editoria periodica, dov'è rimasto per dieci anni, fino a giungere alla direzione di un mensile automobilistico. Poi è prevalsa la sua sopita passione per l'informatica e la voglia di nuove sfide... Ha iniziato a scrivere narrativa nel 1994. L'intenzione era di dare vita a racconti di fantascienza, altra grande passione, ma più spesso ha sconfinato nel giallo e nel mainstream. Solo da un paio d'anni a questa parte ha intensificato gli sforzi, partecipando a numerosi concorsi letterari per inediti e collezionando varie segnalazioni e piazzamenti. I quattro di cui va maggiormente fiero sono un secondo posto al Premio Courmayeur per la narrativa di fantascienza nel 1998 e, nel 2000, una segnalazione al Premio Gran Giallo Città di Cattolica con un thriller, un posto in finale con un racconto (sempre poliziesco) al Premio Esperienze in Giallo che gli è valso la pubblicazione in antologia e il sesto posto (su 304 concorrenti) con un racconto ambientato nella seconda Guerra Mondiale al concorso Storie del Novecento. Il suo sogno nel cassetto è, manco a dirlo, pubblicare un romanzo. Però, per il momento, nel cassetto ha solo le bozze...
Nei prossimi numeri leggerete (in ordine sparso) racconti di: Coltri, Montecamozzo, Fiocco, Perliti, Verde, Lamarca, Nicotra, Zunic, Fantelli, Nardini, Ubezio, Carignani.