di Valerio Evangelisti


Mariano Equizzi, artigiano cyberpunk

 

SPECIALE EQUIZZI

Al Future Film Festival di Bologna, fra tanti produttori grandi e piccoli, ha avuto un momento di gloria Mariano Equizzi, regista indipendente d'avanguardia al quale il festival ha dedicato un'intera serata. Equizzi ha presentato tutti i suoi lavori passati e i progetti futuri. E' stato introdotto dal famoso scrittore - ma anche attore in un film di Equizzi - Valerio Evangelisti. Vi proponiamo la presentazione di Evangelisti e, a seguire, un'intervista con Mariano Equizzi stesso.

Valerio Evangelisti
Valerio Evangelisti in AgentZ
Il cinema italiano di fantascienza ha vissuto le traversie di tutto il nostro cinema di genere, seppure in posizione minoritaria anche nell'ambito di quest'ultimo. L'apogeo è stato negli anni Sessanta, con l'apparizione quasi simultanea di pellicole certo non memorabili, ma nemmeno troppo scadenti. Basti pensare a Terrore nello spazio di Mario Bava, il film più riuscito di tutti, o ai prodotti artigianali sfornati in serie da Antonio Margheriti: I diafanoidi vengono da Marte, I criminali della galassia, Il pianeta degli uomini spenti, Il pianeta morto. Va detto che, quasi sempre, il titolo era più suggestivo della pellicola. Però era evidente lo sforzo di costruire con mezzi scarsissimi film godibili e in qualche caso dignitosi.
Simile tentativo fu poi azzerato da due eventi per certi versi calamitosi. 2001 odissea nello spazio elevò a tal punto la qualità degli effetti speciali da rendere improponibili quelli a basso costo che, fino a quel momento, avevano dominato la serie B. D'altro canto, la concentrazione produttiva e, soprattutto, distributiva tolsero ogni spazio all'artigianato, sia negli Stati Uniti che in Italia, e fecero del cinema un'industria accessibile solo a chi fosse provvisto di capitali ingenti.
Dopo la svolta, i film italiani di fantascienza sono stati pochissimi. Un pugno di imitazioni di Guerre stellari, qualche raro tentativo sperimentale e, unico esempio recente di film di fantascienza dotato di ambizioni, Nirvana di Gabriele Salvatores. Che però è soprattutto un film di Salvatores, con spunti geniali ma con strascichi di commedia all'italiana.
Per fortuna, dopo tanto digiuno, è arrivato Mariano Equizzi. Inizialmente nessuno lo ha notato: i suoi film (due mediometraggi e un cortometraggio) non erano, fin dal formato, destinati alle sale. Proiettati in qualche festival, fatti circolare su supporti insoliti (videocassette amatoriali, o anche CD-ROM), sembravano destinati a una fruizione marginale e poco significativa. Ma Equizzi, nella sua ostinazione, contava sull'effetto tam-tam, e faceva bene; perché la cassa di risonanza del suo richiamo era la più grande esistente al mondo, e cioè Internet.

Mariano Equizzi
Oggi Equizzi comincia a essere riconosciuto e stimato quasi quanto merita. Influenzato dalla narrativa cyberpunk, non si è limitato a realizzare film ispirati al filone, sulla scia delle produzioni anglosassoni talora pessime (Tron, Il tagliaerbe) e talora eccellenti (Blade Runner, Hardware e, alla faccia di Nanni Moretti, Strange Days). Ha invece reso cyberpunk l'intero processo artistico, dalla confezione (effetti speciali interamente realizzati al computer, con pazienza infinita), alla divulgazione (mailing lists, newsgroups, e-zines), alla distribuzione (siti Internet consacrati al cinema indipendente concepito per il web).
Syrena, Jubilaeum, Agent Z sono i frutti coerentissimi di questo progetto: veri film, quale che sia la loro durata, pensati per tecnologie d'avanguardia, e realizzati con l'uso delle stesse. Con il recupero, dunque, di un artigianato che si fa immediatamente arte, perché dà corpo a un sogno attraverso la laboriosità. In ciò, il cinema di Equizzi ricorda, per fattura e per intensità, le botteghe dei pittori rinascimentali. Dove l'artista e i suoi aiutanti sudavano sulla tela a colpi di pennello (oggi sostituito da una tastiera), quindi vendevano in proprio, senza intermediari, il frutto delle loro fatiche.
Certo, nel caso di Equizzi manca il committente, e questo è segno di una purezza d'intenti persino superiore a quella dell'esempio che ho azzardato. Il valore artistico delle sue opere (deliranti, imbrogliate, perturbanti, poetiche, violente, inquiete: in una parola, deliziosamente eccessive) ne esce esaltato. Alla fine un committente si farà vivo, ma da un certo punto di vista è un problema secondario. Equizzi si è rivolto direttamente, con strumenti adeguati ed efficaci, al pubblico capace di comprenderlo, perché immerso nello stesso contesto tecnologico in cui vive il suo cinema. Che è poi il nostro presente, anche se tanti faticano a rendersene conto.
Quando questa realtà diverrà palese e scontata, nessuno potrà negare che Equizzi, almeno in Italia, sia stato il primo a percepirla, e a immaginare il cinema di domani.

Tratto dal catalogo del Future Film Festival per gentile concessione




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