|
|
I ghetti di domani
Come Philip Dick è capace di smontare la realtà e di far crollare tutte le certezze. Come Robert Sheckley è capace di riderci sopra. Ma per quanti paragoni si possano cercare, l'unica cosa certa è che Roberto Quaglia è unico. E forse è una fortuna.Nel numero scorso di pensiero stocastico ho divagato un po' in merito alle assurdità dei festeggiamenti per il passaggio al cosiddetto Terzo Millennio. C'erano varie cose che non mi quadravano in questa faccenda, a partire dalla faccenda che un millennio esista oppure no. Riflettendoci un po' di più, mi sono reso conto di una verità banale, lampante e piuttosto umiliante per l'intelligenza umana. Ovvero che in realtà anziché il nuovo millennio ciò che si è appena festeggiato è il sistema metrico decimale. E' infatti solo in virtù del sistema metrico decimale che un millennio appare per ciò che appare, ovvero una cifra tonda di anni. Un millennio quindi - come si sospettava - non esiste affatto, se non per le mere apparenze indotte dall'uso del sistema metrico decimale. L'unica cosa che quindi effettivamente esiste in questa storia dei festeggiamenti millenari è il sistema metrico decimale, ed è questo che parte dell'umanità si è appena compiaciuta di festeggiare, senza ovviamente accorgersi di cosa stesse esattamente facendo. Come si fa infatti a festeggiare con una tale enfasi, solennità, spreco di mezzi, fuochi d'artificio e di emozioni, il sistema metrico decimale, senza doversi immediatamente sentire del tutto cretini?Mettendosi a parlare di umanità, ti viene inevitabilmente da pensare a questo inquietante blob che a rapidità impressionante sta dilagando in tutte le nicchie ecologiche del mondo facendo piazza pulita di ciò che c'era prima. Parlo della specie umana che in virtù del fenomeno della globalizzazione si sta sempre di più fondendo in un'entità unica, magmatica, colossale e come tale affascinante, ma inevitabilmente inquietante. Ho affrontato in altri pensieri stocastici il tema della globalizzazione e quello della dislocazione della schiavitù (la ricca e opulenta minoranza del mondo ipocritamente ostenta una bontà ed una civiltà che non possiede per nulla; finge di aborrire la schiavitù, ma poi di fatto la instaura ed alimenta nei paesi del terzo mondo per sostenere il proprio benessere materiale). Naturalmente, le mie speculazioni lasciano il tempo che trovano. Tuttavia, quello che si può fare è continuare a speculare, non perché ciò serva a qualcosa, ma perché se non altro così il tempo passa in modo leggermente più interessante. Tutti sappiamo cos'è un ghetto. In ogni grande città, prima o poi, inevitabilmente sorge un ghetto ove proprio malgrado si ammassa la parte meno abbiente della popolazione. Più la ricchezza della città aumenta, infatti, più il costo degli alloggi nelle zone eleganti si fa insostenibile per i poveri della città, i quali finiscono per raggrupparsi nelle zone meno ambite della metropoli. Dato che i poveri per coerenza sono spesso poveri, di solito essi non hanno i soldi per ristrutturare e mantenere in buone condizioni gli stabili nei quali vivono. Altrimenti che poveri sarebbero? Come conseguenza, i ghetti dei poveri diventano nel tempo sempre più brutti in paragone ai bei quartieri eleganti dei ricchi. Questa nozione non è davvero nulla di speciale, è semplicemente quanto accade da sempre ovunque, o almeno da quando esistono i soldi. Adesso, tuttavia, con la globalizzazione ci troviamo di fronte ad una novità: il villaggio è globale. Il mondo è ogni giorno che passa sempre di più una unica immensa metropoli. Ci sono ancora le distanze a separare i luoghi, è vero, ma l'efficienza e velocità dei sistemi di trasporto e l'istantaneità della circolazione dell'informazione consentita dallo sviluppo dei sistemi di telecomunicazione (Internet in testa) rende tali distanze spaziali sempre meno rilevanti. E se il mondo è sempre di più un'unica colossale metropoli, quale strada prenderà la meccanica della formazione ed evoluzione dei ghetti? Ovvero: il cambio di paradigma (la globalizzazione) avrà influenza anche sulla forma e dislocazione dei ghetti? Se il mondo è un'unica metropoli, possiamo considerare le singole città come i suoi quartieri. I ghetti cittadini odierni diventano quindi ghetti di quartiere. In futuro, rimarrà invariato questo pattern, questo schema di distribuzione delle aree di povertà, o coerentemente finirà per modificarsi anch'esso? Possiamo ragionevolmente (o irragionevolmente - fate un po' voi) ipotizzare che nella Metropoli Unica del Mondo Definitivamente Globalizzato non ci sarà più posto per inestetici ghetti di povertà nei quartieri ricchi dei paesi più abbienti. Analogamente a come si è dislocata (e nascosta agli occhi dei cittadini opulenti) la schiavitù, gli esperimenti farmacologici vietati su cavie umane, il furto di organi e tanti altri mali convenienti ai paesi ricchi, spostandoli nel terzo mondo, potrà essere che in futuro non ci sia proprio fisicamente più spazio per i poveri nelle città delle poche nazioni ricche del mondo. I cittadini che non saranno più in grado di sostenere le spese di affitto, luce, gas, acqua, telefono, tassa spazzatura e canone RAI saranno come oggi costretti a spostarsi in una zona meno agiata della città, ovvero in un ghetto. Solo che allora la città sarà il mondo, ed il ghetto di Roma non sarà più la periferia di Roma, ma - per esempio - Tulcea (una piccola città ai confini della Romania). O semplicemente l'Albania. Può sembrare un'ipotesi irrealistica oggi, ma è del tutto coerente con la logica e le dinamiche della globalizzazione. Semplicemente, chi non potrà permettersi gli elevati costi che comporta risiedere nei quartieri eleganti del mondo, per non dormire sotto i ponti dovrà migrare altrove. Naturalmente, ci sarà sempre un flusso in senso contrario, che dai paesi poveri porterà fiumi di speranzosi che ambiscono ad una vita migliore nei paesi ricchi. Questo è eventualmente il punto debole di questa speculazione: dove si accamperà questa gente, se nei paesi ricchi non ci saranno più ghetti? Forse nei cunicoli del sistema fognario? A meno che da un certo momento in poi i paesi ricchi semplicemente riescano a non fare più entrare entro i loro confini immigranti privi di contratto di lavoro. D'altra parte, trovare un lavoro nelle nazioni ricche non sarà impossibile neanche per chi vive in un paese povero. La ricerca del posto di lavoro avverrà via Internet, ed i colloqui di assunzione in videoconferenza avranno poco da invidiare ai colloqui di persona. Questa opportunità renderà agli occhi dell'opinione pubblica dei paesi ricchi perfettamente politically correct il severissimo divieto di ingresso in paese a chi non abbia saputo preventivamente procurarsi un lavoro sicuro. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto. |