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CINEMA |
La prima, grande opera avveniristica ambientata sul nostro satellite la si deve al genio creativo di Fritz Lang nel 1928 con Una Donna sulla Luna (Die Frau im Mond). Il film si avvalse della consulenza tecnica di uno dei padri della missilistica, Hermann Hobert che, affiancatosi a Willy Ley, cercò persino di costruire un razzo di prova che doveva servire come lancio pubblicitario della pellicola. Il film, preciso e quasi didattico nella sua prima parte, diventava avventuroso ma ingenuo nella seconda dove gli astronauti trovavano aria ed oro sulla Luna e questo scatenava la brama di ricchezza di uno dei membri. Ancora oggi, a più di settant'anni dalla realizzazione della pellicola, tutte le fasi di partenza del gigantesco razzo, stupiscono per la loro imponenza.
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Ma il più spettacolare volo sul suolo selenita è compiuto, nel 1950, da George Pal, con il film da lui prodotto Uomini sulla Luna (Destination Moon). Fu, come abbiamo detto, un successo internazionale e la dimostrazione di come il film di fantascienza, al di là della indubbia spettacolarità della pellicola diretta da Irving Pichel, potesse anche portare un messaggio alla portata di ogni tipo di pubblico. Il film, un viaggio sulla Luna secondo le conoscenze dell'epoca, fu realizzato non senza fatica da George Pal che dovette combattere strenuamente contro i produttori i quali, ad un certo punto, volevano farne un musical e non capivano l'intenzione del regista e del genio ungherese i quali, al contrario, volevano realizzare una pellicola credibile, il più tecnicamente esatta possibile pur non avendo a disposizione i mezzi sofisticati dei tecnici di oggi. Eppure, nonostante le mille difficoltà, il film non solo affascinò pubblico e critica ma vinse, meritatamente, un Oscar per gli effetti speciali. Poi, come spesso succede specialmente nel nostro paese, la pellicola scomparve dai circuiti cinematografici pur rimanendo viva nei ricordi di coloro che avevano avuto la fortuna di vederlo. Nel 1976 Luigi Cozzi reimportò il film in Italia dandogli il titolo originale Destinazione Luna ed aggiungendo, all'inizio ed alla fine, ma senza toccare il nucleo della storia, una premessa, come se la storia fosse il racconto di un fantastico cantore, Rhysling, il quale altri non è che un personaggio dello scrittore Robert A. Heinlein, lo stesso che con il suo romanzo Razzo G.2 ispirò il film di Pal e Pichel. Grazie a questa operazione tornarono in Italia films scomparsi che conobbero nuova gloria nelle rassegne cinematografiche organizzate da Luigi Cozzi, dal sottoscritto e da Ugo Malaguti scrittore e editore di quella che all'epoca si chiamava "Libra Editrice".
I films ispirati alla bianca Selene continuarono ad imperversare sui nostri schermi ed ecco quindi, nel 1951, apparire sugli schermi italiani I Conquistatori della Luna (Radar Man from the Moon) di Fred C. Brannon, il quale però non è altri che un condensato del serial "Radar Man", le avventure di un uomo dotato di una particolare tuta di sua invenzione che gli permette di volare.
Il nostro supereroe giunge sul suolo lunare per combattere i seleniti bramosi di conquistare il nostro pianeta e per fare questo si avvalgono anche di terrestri traditori. Ma nulla da fare, il capo dei lunari verràdistrutto con il suo razzo mentre sta compiendo un'ignominiosa fuga strategica. Opera infinitamente minore rispetto a quella di Pal, ci permette di osservare una città lunare sospettosamente simile alla Roma antica e dotata, per di più, di un bel braciere ardente. La cosa, in un mondo notoriamente senz'aria, è tecnologicamente interessante...
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