di Luigi Pachì

All'amico Angelo De Ceglie che fece della fantascienza e del gioco degli scacchi parte fondamentale della sua vita, pur perdendo troppo presto la partita più importante...


Delos 64... caselle: scacchi e fantascienza

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SPECIALE

I sogni di Albert Moreland
Sempre eccellente, ma di tutt'altra pasta, è I Sogni di Albert Moreland. Il racconto è decisamente più metafisico, ricco di una atmosfera angosciante tipica del superbo solitario di Providence, Howard P. Lovecraft.
Questa volta Leiber presenta uno scacchista che per sopravvivere deve guadagnare giocando monotone partite a scacchi. Si può affermare che capitiamo davanti ad un'idea pressoché inedita e tutt'altro che malvagia, per quanto angosciante. Il talento oppresso, prenderà forma in ricorrenti incubi che durante la notte porteranno il personaggio di Leiber ha giocare contro una perversa e antichissima intelligenza. Di notte in notte il gioco si complicherà enormemente e tutti i pezzi, via via più numerosi e seguenti regole diverse, slitteranno nel sogno su una enorme scacchiera. Albert Moreland è conscio delle regole di questo complicatissimo gioco-meccanismo soltanto durante il sonno. Alla fine Moreland perderà, come era inevitabile. La posta in gioco, soltanto percepita lievemente durante i suoi incubi, è più alta di quanto si possa pensare: la sconfitta causerà l'eliminazione di Albert Moreland e con esso verrà coinvolto l'intero genere Umano. Il bene e il male, nell'eterno scontro allegorico raccontato dal gioco delle fazioni bianche e nere della scacchiera, si ripropone con classe e maestria.
Come abbiamo appurato, dunque, Fritz Leiber merita un posto d'onore riguardo la tematica
trattata: egli è riuscito a presentare due idee originali ben congegnate e sviluppate, mostrando inoltre una sufficiente conoscenza teorica del gioco e dei personaggi che hanno fatto la storia del nobil gioco. Un appunto negativo potrebbe venirgli mosso per la sua descrizione della macchina nel primo racconto. Oggi in piena era informatica tale sfidante meccanico pare soltanto un rozzo ammasso di tolla... ma forse è proprio questo che l'autore vuole sottolineare! Mettere a confronto la complessità dell'essere umano, davanti ad una delle sue tante invenzioni ben lontane dalla perfezione di un qualsiasi dio.
"Che io sappia, non c'è nulla al mondo che rappresenti prova più sicura di intelletto puro del gioco degli scacchi.", dice il protagonista di un racconto di Lord Dunsany, Il Nuovo Padrone, nel quale a malincuore ammette che l'automa scacchista dell'amico Methik possiede un'intelligenza superiore a quella umana. Lo scritto può essere preso come modello paradigmatico delle storie d'automi, in cui i costruttori non si riconoscono più nelle loro invenzioni e provano sentimenti d'odio, inferiorità e terrore. Il robot descritto da Dunsany è dotato sia di intelligenza che di sentimenti umani (come del resto tanti altri automi immaginati dagli scrittori di fantascienza). Proprio i sentimenti porteranno il robot ad eliminare il suo proprietario, perché si sente trascurato ed inoltre invidia le possibilità di impiegare la propria intelligenza anche in altre attività diverse da quella scacchistica. Un classico esempio, questo, di quel fenomeno comunemente chiamato "sindrome di Frankenstein", nel quale la rivolta della propria "creatura" determina lo svilupparsi della narrazione. Una "creatura" che può essere vista in maniera più allargata come qualsiasi macchina che l'uomo costruisce (talvolta anche per giocare a scacchi) e che serve come monito, attraverso la narrazione degli autori di fantascienza. La macchina nasce per servire l'uomo, ma spesso finisce per dominarlo. Possiamo quindi affermare che la macchina è in realtà la creatura di Frankenstein di fine secolo, un mostro la cui ribellione è spesso più vicina a noi di quanto sembri e che si può celare dietro anche ad una banale apertura Siciliana del vostro laptop (magari, insaputamente, l'inizio di un virus "mafioso" che formatta l'hard-disk?)...

Welcome to the monkey house
Tra i racconti da segnalare figura senz'altro anche quello di Kurt Vonnegut jr. intitolato All the king's horses (apparso nell'antologia "Welcome to the Monkey House", Dell 1970). La storia narra di un gruppo di militari americani, più moglie e figli del comandante, caduti nelle mani di un guerrigliero estasiatico. Questi, fanatico degli scacchi fino ai limiti della sanità mentale, offre al comandante americano di giocarsi la libertà sua e della sua gente in una partita a scacchi. Con una regola particolare, però: mentre l'asiatico giocherà con normali "pezzi", l'americano dovrà usare i suoi stessi uomini e i due figli. Ogni volta che un pezzo viene "mangiato", la persona ad esso associata viene uccisa a sangue freddo. Centro del racconto diventa il conflitto tremendo che si troverà ad affrontare l'americano, quando, a un punto della partita, scoprirà di poter vincere sacrificando un cavallo, ossia uno dei suoi figli.

Scacco alla regina
Esiste anche un esempio nel quale il gioco degli scacchi costituisce la struttura della società. Si parla di abitanti che sono vere e proprie personificazioni del gioco, ed ogni volta che sulla Terra viene giocata una partita, la cattura di un pezzo corrisponde esattamente allo stesso pezzo dell'altro Universo. E' questa la stravolgente scoperta che fanno accidentalmente Burnham e Peterson, due accaniti giocatori, nel racconto intitolato Scacco alla Regina, ad opera di un sadico Jean Janis. Questa terrificante scoperta costerà loro la ragione e la vita: un eccellente racconto che fa certamente meditare sul delirio che scaturisce dalla febbre e sulle ipotetiche teorie degli Universi paralleli.

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